sabato 9 giugno 2012

Assicurazioni e televisione


Come se fossi il Presidente del Senato o della Camera, vi ho mentito: non proseguiamo nel cammino per Siena, ma parliamo di altro.
Iniziamo da notizie finanziarie. Niente di cui stupirsi: i Ligresti hanno deciso di opporsi alla fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol perché, tra le clausole dell’operazione, non sono più previsti, per loro, il diritto di recesso e la manleva sulla disastrosa gestione. In altre parole, ancora una volta, hanno anteposto i loro interessi individuali e famigliari a quelli della società (quotata). Esattamente come fanno da anni, in maniera a dir poco sconcertante. Un’ottima sintesi la offre Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-08/tutticontrotutti-lascia-solo-vinti-231259.shtml?uuid=AbgE6XpF), ma potete trovare ampi resoconti anche in altri quotidiani.
Buona stampa.
Nella pagina dell’articolo della Olivieri sono presenti i collegamenti agli altri pezzi dedicati dal 24 Ore alla complessa e incerta operazione orchestrata da Mediobanca per cercare di evitare il tracollo di Fondiaria-Sai e, quindi, un bel po’ di perdite per sé e per le altre banche che, nel tempo, non hanno saputo far di meglio che concedere credito praticamente illimitato ai Ligresti. Interessanti letture per un fine settimana di tempo incerto, almeno dalle mie parti.
Cambiando argomento, ieri sera mi è capitato di vedere Otto e mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7. Ospiti della trasmissione erano due giornalisti, Giovanni Valentini di Repubblica e Alessandro Sallusti, il mitico direttore del Giornale. Quest’ultimo, quando si dice la determinazione, è riuscito a scendere ancora nella mia personale classifica, per quel che conta… Ha, infatti, sostenenuto che (1) è sbagliato pensare di perseguire il reato di corruzione tra privati e che (2), in considerazione della nomina di Anna Maria Tarantola alla presidenza della Rai, Monti è fissato con i bancari (sic). Potete convincervi che, pur riassumendo le sue parole, non ho alterato il pensiero di Sallusti, andando a recuperare la trasmissione qui: http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50269471. Non perdetevela!
Sallusti è uno dei tanti, troppi, che si proclamano liberali, ma poi, alla prova dei fatti, rivelano di esserlo assai poco. Opporsi al reato di corruzione tra privati, sostenendo che non abbia senso attribuire alla magistratura la possibilità di occuparsi di una questione che non rivestirebbe nessun interesse pubblico, è una ben strana posizione, che trascura come, ad esempio, un’azienda che corrompa un dirigente di un’altra per vendere qualcosa compia un’operazione di concorrenza sleale, il che a un liberale dovrebbe far prudere le mani e anche i piedi. Come accade a me.
Ricordo poi che esistono molte società, quindi enti soggetti alle norme del diritto privato, che appartengono interamente a soggetti pubblici (Stato, Regioni, Province e Comuni): personalmente mi piace l’idea che un fatto di corruzione che le riguarda possa essere perseguito con severità dalla magistratura e non resti “questione privata” (Fenoglio mi perdoni).
Quanto alla presidenza della Rai, Sallusti, che sembra ignorare chi sia la Signora (e anche che sia una Signora (ri-sic)), non è il solo a trovare da ridire sull’estrazione di Anna Maria Tarantola. L’edizione on-line del Corriere della Sera fornisce la posizione dei principali partiti, quelli che, negli anni, hanno saputo nominare formidabili esperti di cultura e di comunicazione nel consiglio di amministrazione della Rai, uomini e donne di così straordinaria caratura e così indifferenti alle pressioni di chi li aveva nominati da aver trasformato l’azienda pubblica radiotelevisiva nel peggiore baraccone clientelare del paese. Questo è il link: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_09/rai-nomine-reazioni_8084286a-b228-11e1-9647-65f4b2add31d.shtml.
Stampa così e così. Sempre perché, ormai, dell’opinione di questa gente possiamo tranquillamente fare a meno.
Allo scopo di non danneggiare troppo il vostro e il mio fegato, mi concentro soltanto su quella di Donadi, il capogruppo IDV alla Camera, che chiude la sua nota di commento con queste parole: “Cosa c'azzecca Bankitalia con la Rai, prima azienda culturale italiana?”
Considerazione che sfida quelle di Sallusti quanto a profondità e accettabilità. Uno potrebbe anche chiedersi cosa c’azzecca un magistrato ex poliziotto con la politica. Oppure cosa c’azzecca un avvocato veneziano con la politica. E, nel farlo, si porrebbe domande anche meno stupide di quella di Donadi. L’esperienza lavorativa di Anna Maria Tarantola non ci garantisce che sarà un buon presidente della Rai. E’, tuttavia, ipotizzabile che quanto ha appreso nella sua carriera all’interno di Banca d’Italia possa servire a mettere in ordine un’azienda che è certamente la maggiore azienda culturale del paese, ma, prima di tutto, è un’azienda e come tale deve essere gestita. E’ più facile che ci riesca lei o una persona carica di debiti di riconoscenza verso i partiti?
Buona notte e buona fortuna.

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