martedì 23 dicembre 2014

Ah se ci mancherai, Joe


Ho l’impressione che la guerra sul prezzo del petrolio, cui ho già accennato, non sia ancora finita e, quando sarà finita, sul campo ci saranno alcune vittime sia tra le nazioni produttrici sia tra le aziende petrolifere.
La situazione odierna sul mercato del greggio, infatti, non ha quasi nulla a che vedere con i momenti in cui, in passato, il prezzo aveva subito oscillazioni importanti e turbolenze prolungate.
La portata e le implicazioni del cambiamento lo spiega molto bene questo articolo dal Financial Times di oggi: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/63c7786c-89bc-11e4-8daa-00144feabdc0.html?siteedition=intl#axzz3MdHYow5D.
Buona stampa. E’ evidente l’intenzione dei Paesi appartenenti all’Opec di mettere a dura prova le capacità di sopravvivenza di alcuni produttori esterni all’organizzazione o non allineati sulle posizioni dell’Arabia Saudita. Mi auguro che questo confronto aspro non produca ulteriore instabilità del quadro politico internazionale, già provato dall’atteggiamento ondivago degli Stati Uniti, dalla prepotenza della Russia, dal proliferare dei movimenti terroristici che si dicono ispirati all’Islam, dalle derive autoritarie di Paesi finora retti nel rispetto dei principi delle democrazie occidentali e, ultimo, ma non meno importante, dalla sostanziale inesistenza dell’Europa. Staremo a vedere.
Venendo alle questioni domestiche, mi pare che l’inchiesta che va sotto il nome di Mafia Capitale offra l’ennesimo ritratto impietoso della classe dirigente italiana. E le vicende, per così dire, collaterali offrono dettagli desolanti della pochezza di uomini ai vertici dello Stato.
Cronaca. Come sempre, attendiamo che la Magistratura faccia il suo lavoro per dare giudizi sul piano della legalità. Possiamo, però, fin da adesso osservare che si fatica a comprendere perché l’uomo considerato più vicino al tizio decrepito non trovi di meglio da fare che fissare appuntamenti con il Prefetto di Roma. E si fatica anche a comprendere perché al Prefetto di Roma garbi che Gianni Letta gli gestisca l’agenda. Non mi pare che, così facendo, contribuiscano a migliorare la qualità dell’aria che si respira ai piani alti, ma anche a quelli bassi, del potere. Ripeto: non sarà illegale, ma certamente è inopportuno. E, ovviamente, Letta e Pecoraro non sono neppure sfiorati dal sospetto di essersi comportati in maniera poco adeguata ai loro ruoli. Come sempre, in Italia, nessuno sbaglia mai.
Passiamo ad altro, ma ci allontaniamo soltanto temporaneamente da Roma. Ieri, il Corriere della Sera, nelle pagine culturali, ospitava un articolo assai interessante di Marco Missiroli dedicato al libro in cui Martin Amis descrive i suoi incontri con alcuni leggendari scrittori del secolo scorso: http://archiviostorico.corriere.it/2014/dicembre/22/Pugni_devozione_Martin_Amis_incontra_co_0_20141222_b76a57fe-89a4-11e4-beac-aaaf4fbe2524.shtml.
Buona stampa. Il ritratto che conclude il pezzo di Missiroli, quello di Truman Capote, è esilarante, tanto da meritarsi di essere riportato nella parte finale (eliminando i caratteri sbagliati): All’improvviso arriva questa donna con una camicetta attillata, se la tira su e mi porge una matita per sopracciglia. E poi mi dice: “Voglio che mi autografi l’ombelico”. Così scrivo il mio nome T-R-U-M-A-N C-A-P-O-T-E. Il marito era ubriaco fradicio, guardandomi con odio profondo le prende la matita e me la dà, poi si sbottona i pantaloni e tira fuori l’affare. Ci guardavano tutti. “Visto che autografi qualsiasi cosa, che ne dici di autografare questo?”. C’è una pausa e poi io dico “Beh, non so se riesco ad autografarlo, ma forse riesco a metterci le iniziali”.
Niente è per caso. Cito questa splendida battuta di Capote per provare a trasferirla nella nostra realtà. Sta per concludersi il 2014: Matteo Renzi ha sfrattato Enrico Letta da Palazzo Chigi il 22 febbraio, quindi ha guidato il Governo per oltre dieci mesi. Può senz’altro mettere la firma sull’infinita serie di proclami che, grazie alla compiacenza di una stampa mediocre, ha diffuso a piene mani. Sui risultati concreti, non ci stanno le iniziali.
Per tutti (e ne cito solo uno per non nuocere ancora una volta ai nostri quattro fegati stremati), vi propongo un articolo di Luigi Ferrarella dal Corriere di ieri: http://archiviostorico.corriere.it/2014/dicembre/22/norme_confuse_pasticci_troppi_errori_co_0_20141222_a6b1e210-89a4-11e4-beac-aaaf4fbe2524.shtml.
Buona stampa. E questo è solo l’esempio della Giustizia. Il resto va esattamente da così a peggio. Niente di che stupirsi.
Parliamo di cose serie: è morto Joe Cocker. Vi suggerisco soltanto il ricordo breve dell’edizione italiana della rivista Rolling Stone: http://www.rollingstone.it/musica/news-musica/e-morto-joe-cocker/2014-12-22/.
Buona stampa. Il resto potete andare a cercarlo voi dove volete, c’è tanto su questa straordinaria voce che ha impresso con semplicità un segno indelebile nella musica dagli anni Sessanta del secolo scorso.
Un paio di ascolti. Il primo è Unchain My Heart (http://it.wikipedia.org/wiki/Unchain_My_Heart_%28singolo%29).


Il secondo è Night Calls.


Torneremo a parlare, anzi ad ascoltare, di lui.

domenica 14 dicembre 2014

Ottusità devastante


Il 31 dicembre del 2013 un barile di petrolio WTI (West Texas Intermediate, con il Brent del Mare del Nord riferimento sui mercati internazionali) costava 98,42 dollari. Venerdì 12 dicembre di quest’anno, l’altro ieri, la quotazione è stata di 57,81 dollari. In percentuale, il prezzo di questa qualità di petrolio in circa dodici mesi è calato del 41,26%.
Temo che ben pochi italiani se ne siano accorti direttamente acquistando derivati del petrolio o prodotti il cui prezzo è legato a quello del petrolio (come il gas per uso domestico e l’elettricità). I prezzi alla pompa del gasolio e della benzina, infatti, mostrano la consueta vischiosità e, mentre salgono immediatamente quando il barile diventa anche leggermente più costoso, sembrano non riuscire mai ad adeguarsi rapidamente quando avviene il contrario.
In parte tale vischiosità è conseguenza della quantità e delle modalità di calcolo dei prelievi di natura fiscale che lo Stato ha accumulato nel tempo. Non so quanti di voi tre lo ricordino, ma ancora oggi, quando facciamo il pieno alle nostre auto, contribuiamo con qualche centesimo di euro alla ricostruzione della zona del Belice terremotata nel 1968 (sic).
Pesa, altresì, nel mancato rapido aggiornamento dei prezzi anche il comportamento delle aziende petrolifere, le quali traggono beneficio dalla condizione di oligopolio in cui operano, sfruttando, soprattutto nei periodi in cui i consumi s’impennano (ad esempio in corrispondenza di vacanze e di festività), una legislazione che consente loro di muoversi con tutta calma nell’adeguare i prezzi alle medie europee.
E questo la dice lunga a proposito delle liberalizzazioni e dello stimolo alla concorrenza che avrebbero posto in essere in governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni… Lasciamo stare. Sul tema c’è da farsi venire il mal di fegato.
Passiamo, invece, a valutare il contributo che il calo del prezzo del petrolio potrebbe dare alla ripresa della nostra economia gravemente sofferente.
Lo facciamo grazie a un articolo di Guido Tabellini apparso ieri su Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-13/le-due-facce-crollo-greggio-110816.shtml?uuid=ABarDKQC&fromSearch.
Buona stampa. Alcune considerazioni meritano di essere riprese per sottolinearle. In particolare copio e incollo un passaggio importante: Il calo di 50 dollari, rispetto ai 110 dollari su cui si era stabilizzato negli ultimi anni, rappresenta un risparmio, sui 4,2 miliardi di tonnellate di petrolio consumati all’anno, di 1700 miliardi di dollari, circa l’1,5% del Pil mondiale. Soldi questi che finiranno soprattutto nelle tasche degli automobilisti, nel mondo quasi un miliardo, e che saranno più bravi nel spenderli, per attivare l’economia globale, rispetto ai gestori dei ricchi fondi sovrani dei Paesi produttori.
Non c’è dubbio che, per consumatori provati dalla lunga crisi, ritrovarsi qualche soldo in tasca grazie al minor prezzo dei carburanti dovrebbe costituire uno stimolo all’acquisto di altri beni e, quindi, favorire una generale ripresa della domanda nel proprio Paese. Questo è tanto più vero quanto più il prezzo dei carburanti si adegua rapidamente e proporzionalmente alla diminuzione di quello del petrolio. Come ho osservato sopra, non è il caso dell’Italia. Quindi non potremo contare su questo stimolo nella stessa misura degli altri paesi.
Lo stesso ragionamento vale per i prezzi di quei beni e servizi che sono più o meno direttamente correlati con quello del petrolio, in particolare gas ed elettricità. Tabellini spiega che anche in questo caso, soprattutto per quel che riguarda l’elettricità, non potremo contare sui vantaggi che avranno altrove i consumatori perché la bolletta è da noi caricata di oneri impropri di varia natura.
Tutto questo per dire che abbiamo di fronte a noi un’opportunità che non dovremmo sprecare. Il prezzo del petrolio non resterà così basso in eterno. Io non sono certamente in grado di prevedere quanto durerà questo andamento (magari lo fossi, potrei farmi pagare un po’ la mia scienza). Immagino, tuttavia, che trattandosi di una situazione creatasi soprattutto per precisi intenti politici da parte di Arabia Saudita e USA, durerà ancora il tempo necessario per causare le conseguenze volute su Iran e Russia, principali obiettivi di questa manovra sul prezzo del greggio.
Dunque c’è una finestra abbastanza ampia a nostra disposizione per amplificare gli effetti dello stimolo all’economia che viene da questa condizione di vantaggio. Abbiamo la possibilità di recuperare somme significative in grado di favorire la ripresa della nostra economia fiaccata da troppi mesi di recessione. Servono misure incisive, azioni volte a far sì che i risparmi sul fronte della “bolletta energetica” fungano realmente da stimolo all’inversione di tendenza, attraverso la ripresa della domanda da parte delle famiglie e delle imprese, soprattutto quelle agricole e industriali. Incluse azioni volte a ridurre il prelievo fiscale sui derivati del petrolio e a premere sulle compagnie petrolifere affinché abbassino i prezzi quanto devono.
Come sarebbe consolante vedere che i politici italiani ne sono consapevoli e che stanno mettendo a punto gli interventi necessari per dar modo al Paese di trarre tutti i benefici possibili dall’andamento dei mercati petroliferi e di quelli che ne imitano le dinamiche.
Vi sembra che i politici siano impegnati in questo o che si dedichino ad altro?
Cronaca.
E lascio la risposta anche all’editoriale di oggi del direttore de La Stampa, Mario Calabresi: http://www.lastampa.it/2014/12/14/cultura/opinioni/editoriali/se-il-paese-non-si-libera-del-passato-5XPx0aIgjqpvNKeIjRZX2M/pagina.html.
Buona stampa. Calabresi dice tutto quel che andava detto e che va ripetuto finché, speriamo, verrà compreso.
E a Pippo Civati, uno di quelli che non sanno perdere e che pretendono di imporre la propria opinione alla maggioranza del partito (democraticamente eletta), suggerirei la lettura del pezzo di Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore di ieri: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-13/le-risposte-che-mancano-sinistra-110313.shtml?uuid=ABpr1JQC&fromSearch.
Buona stampa. Lina Palmerini contribuisce molto validamente alla rubrica Politica 2.0, che ha sostituito quella di Stefano Folli, passato a La Repubblica.
Che poi Civati e soci, anche leggendo quell’articolo, capiscano, beh… mi permetto di dubitare. Se non l’hanno fatto finora, evidentemente, non lo faranno mai. Loro hanno in mente altro. Se poi questo “altro” non ha nulla a che fare con il futuro degli italiani, poco importa. Loro si preoccupano soltanto del proprio futuro. Ebbene, a me del futuro di Civati non importa nulla, anzi no, m’importa che sparisca dalla vita politica italiana in compagnia dei tanti come lui. Gente che pretende di imporre la sua visione anche se è condivisa da meno dello 0,0… % della popolazione. Gente che continua a guardare la realtà con gli occhiali che andavano bene, forse, trent’anni fa. Gente che, se mai si sognasse di sporcarsi le mani, cercherebbe di aprire un pc portatile con la chiave del 26.
Sì, il destino politico di Civati m’interessa davvero: voglio che la sua carriera politica finisca. Finisca il più rapidamente possibile. E, con la sua, quella di D’Alema, Bersani, Camusso, Landini e via dicendo. Questi, se mai andassero al governo, affonderebbero l’Italia nel volgere di poche settimane. Non credo, però, che andranno mai al governo perché ben pochi condividono le loro idee e i loro progetti e loro non hanno ancora capito che per vincere bisogna convincere e non pontificare con la puzza sotto al naso, con la presunzione di essere i soli onesti e intelligenti.
Di solito, la Ditta e i suoi soci riescono bene a perdere o a far vincere l’avversario. Come giustamente osserva Palmerini.
Potremo mai perdonare chi sta cercando di favorire il tizio decrepito (per l’ennesima volta), Salvini, lo psiconano+barba-Mediaset?
La mia risposta, lo immaginate già, è un enorme e definitivo no.
Buona notte e buona fortuna.

giovedì 11 dicembre 2014

L'eredità


Lunedì scorso, 8 dicembre, Il Mattino di Padova ha pubblicato un editoriale di Mario Bertolissi, uno dei più autorevoli Costituzionalisti italiani, professore presso l’Università padovana. Purtroppo, il quotidiano non ha reso disponibile il pezzo sul proprio sito, ma il mio scanner funziona ancora.


Buona stampa. Voi tre che vi ostinate a frequentare il mio blog sapete che ho già contestato tempo fa la fondatezza dei cosiddetti diritti acquisiti. Sono ben felice di trovarmi oggi in ottima compagnia e di scoprire nell’articolo di Bertolissi opinioni che avevo espresso anch’io.
Ho, inoltre, molto apprezzato le parole di Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori e terzo presidente degli Stati Uniti d’America, principale estensore della Dichiarazione di Indipendenza nonché immagine sulla banconota da 2 dollari. Mi sono piaciute tanto da indurmi a riportarle. “Noi possiamo considerare ogni generazione come una distinta nazione con un diritto espresso dalla volontà della maggioranza di vincolare se stessi ma nessun diritto di vincolare la successiva generazione più che gli abitanti di un altro Stato”.
Se volete leggere la versione originale, eccola: “We may consider each generation as a distinct nation, with a right, by the will of its majority, to bind themselves, but none to bind the succeeding generation, more than the inhabitants of another country”.
In italiano o in inglese, temo che queste parole di una semplicità esemplare non verranno comprese da coloro (e sono tanti) che, nel nostro Paese, pretendono di conservare privilegi il cui onere viene scaricato sulle generazioni future.
Il nostro debito pubblico, come osserva Bertolissi e come mi pare di aver detto anche troppe volte, è in gran parte la conseguenza della disinvoltura con cui chi ha amministrato il Paese ha deciso di usare il pubblico denaro per “comperare” l’elettorato. Ciò, in certo senso, rende responsabili tutti noi dello stato in cui versa l’Italia. Ha fatto comodo a tutti che, indebitandosi sempre di più, lo Stato spargesse soldi qua e là.
(Una rapida digressione: l'Amato citato da Bertolissimi è Giuliano Amato, attuale membro della Corte Costituzionale (nominato da Napolitano) e titolare di più trattamenti pensionistici del tutto sproporzionati rispetto ai contributi versati). 
Certo, la distribuzione di pubblico denaro ha fatto comodo maggiormente ai politici e ai pubblici dipendenti, i quali si sono attribuiti retribuzioni e pensioni spropositate e ingiustificate, che non intendono veder ridimensionate, preoccupandosi ancora del proprio presente e non del futuro dei loro figli e dei loro nipoti e, soprattutto, di quello dei figli e dei nipoti dei cittadini.
E, come se non bastasse l’onere di dover far fronte a un debito pubblico spaventoso, alle generazioni future lasciamo un Paese che legifera e si amministra in maniera demenziale.
Buona stampa. Non credo esista un’altra nazione al mondo nella quale il diritto alla riservatezza venga invocato più a sproposito di quanto avviene in Italia. 
Il secondo caso è quello della città di Messina descritto da Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi. L’articolo non è disponibile on line, ma ho fatto lavorare ancora lo scanner.


Buona stampa. Non sia mai che una pubblica amministrazione svolga il proprio lavoro come si deve! Il futuro dei ragazzi italiani prevede anche questo: un Paese nel quale si ripeteranno, forse anche con frequenza maggiore, le morti per inondazioni o crolli che una decente gestione del territorio consentirebbe di evitare. Non c’è soltanto Messina, purtroppo.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 7 dicembre 2014

Bisogna anche ridere di se stessi


Sergio Staino (http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Staino) è uno dei nostri vignettisti più popolari. Le sue vignette sono state e sono pubblicate su numerosi quotidiani e periodici. Ha creato alcuni personaggi diventati quasi leggendari, come Bobo e Molotov.
Non ha mai nascosto il suo orientamento politico e, anzi, come altri vignettisti, ha usato il proprio lavoro anche per esprimere le proprie opinioni, oltre che per far sorridere.
Come ogni sabato, il Corriere della Sera ha pubblicato anche ieri la vignetta settimanale di Staino, che non è disponibile sul sito, quindi l’ho acquisita con lo scanner. Eccola.


Mala stampa. Se e quanto faccia ridere o sorridere, ovviamente, ognuno ha la propria idea. Il senso dell’umorismo non è uniformemente distribuito nella popolazione, sia dal punto di vista quantitativo sia, se così posso dire, dal punto di vista qualitativo. Sotto questo profilo, dunque, il mio giudizio è più che irrilevante. Non vi dirò se ho riso o meno, ma vi dirò che ho provato piacere nel vederla e ho ripensato al mio ultimo post: Staino mi ha dato ragione e, voi tre sapete, io provo un particolare piacere quando posso sottolineare di aver visto giusto. Da bravo componente della Ditta, Staino sostiene che, avendo Renzi raccolto molti voti alle europee, ha, conseguentemente, aperto le porte del PD alla “robaccia”. Peccato che Renzi (che, come sapete, non gode della mia stima né della mia simpatia) non abbia avuto alcun ruolo nel selezionare la classe dirigente del PD fino alla fine del 2013, quando cioè è diventato Segretario del partito.
Non si fa il bene degli italiani e, credo, ma la cosa non m’interessa poi tanto, quello del PD a continuare, come fanno gli esponenti della Ditta, Staino incluso, a rifiutarsi di guardare in faccia la realtà e di riconoscere le proprie responsabilità. Con gente del genere, che ha l’elasticità mentale di un paracarro, hai voglia di cambiare verso all’Italia. D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina e soci metteranno i bastoni fra le ruote di chiunque non la pensi come loro, che, purtroppo per noi, usano categorie politiche vecchie di trent'anni. Si considerano unti da qualche sorta di divinità della sinistra (non saprei dire quale, visto che persino loro non fanno più i nomi neppure di Marx e Engels, non parliamo di Stalin o di Mao) quasi quanto il tizio decrepito si sente l’unto del Signore.
E lasciamo perdere di chi si crede l’unto il puparo dello psiconano+barba-Mediaset… I guru della rete sono i fondatori di Google, Facebook, Paypal, Instagram, Wikipedia, ecc. Che io sappia, Ca((zz)sal)eggio non trova spazio nel gruppo, nemmeno tra i gregari di riserva.
Un brano musicale. Qualcosa di allegro e di diverso dal solito. La musica Klezmer (http://it.wikipedia.org/wiki/Klezmer), oltre a trarre origine da culture musicali diverse, si presta molto bene all’incontro con altri generi, producendo risultati interessanti.
Vi propongo una registrazione dal vivo del 2004 di David Krakauer, uno straordinario clarinettista, e del suo gruppo. Il video è stato registrato a Cracovia e racchiude i brani conclusivi del concerto. Un'esplosione di vitalità e di divertimento.


giovedì 4 dicembre 2014

Questione morale?


Mentre inizio a scrivere non posso fare a meno di domandarmi, per l’ennesima volta, se faccio bene a farlo. La storia della commistione tra politica, criminalità e malaffare a Roma ha già un paio di giorni e mi sono trattenuto dal parlarne sino a ora. Non riesco a non dire nulla, ma temo che, nell’esprimere la mia opinione, difficilmente rispetterò le mie regole e, soprattutto, eviterò di dire qualcosa di cui potrei magari pentirmi.
Siamo ancora in fase d’indagine, non c’è stato nessun processo, nessuna condanna, nessuna sentenza passata in giudicato, quindi, come detta la Costituzione, sono tutti innocenti sino a che, nell’ultimo livello di giudizio, saranno stati considerati colpevoli. Però… Cosa ne pensa Gramellini? Il suo Buongiorno di ieri lo leggete qui: http://www.lastampa.it/2014/12/03/cultura/opinioni/buongiorno/luomo-nero-95aAqRYVTQbtnkY2dgmTdP/pagina.html.
Buona stampa. E già… fino a l’altro ieri dove stava? Questo signore non era ospite della patrie galere che, però, sono sovraffollate? E da chi, di grazia?
Poi possiamo leggere l’editoriale di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/14_dicembre_04/complicita-sradicare-partiti-a34e55de-7b7d-11e4-b47e-625f49797245.shtml#), che mette l’accento sulla distrazione della politica.
Buona stampa.
Oppure possiamo leggere quello di Guido Gentili su Il Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-04/nel-mondo-mezzo-ne-stato-ne-mercato-080130.shtml?uuid=ABga1vLC), nel quale si esorta a sfoltire radicalmente la foresta delle aziende partecipate dagli Enti Locali.
Buona stampa. L’argomento, voi tre lo sapete, mi è caro e ne ho già parlato.
Eppure, stavolta, anche questi buoni editoriali non possono bastare. Sono scritti bene e dicono cose condivisibili, ma non possono bastare.
Tutta la vicenda romana, a mio avviso, riporta a temi che mi sembrano trascurati nei quotidiani (non ho letto tutti i commenti, quindi posso sbagliare, me ne scuso).
Il primo punto è che il sistema politico italiano, anche grazie a meccanismi elettorali sbagliati, ma soprattutto perché è importante conquistare “il potere”, si caratterizza ormai come una continua lotta per vincere le prossime elezioni. Questo comporta che non esistono veri disegni politici (parlo d’idee, di progetti, di soluzioni dei problemi che ci affliggono), ma solo chiacchiere o proclami volti a conquistare la maggioranza pro tempore e, con quella, posizioni di governo, locale o nazionale poco importa. E per vincere, non si guarda per il sottile quando si scelgono i candidati, perché non conta la capacità di proposta, ma solo il potenziale di voti. E questo spiega come, solo in Italia, ci siano decine e decine di politici che transitano da un partito all’altro portandosi appresso il proprio sostegno elettorale, ovviamente per sfruttarlo.
E qui veniamo al secondo punto. La politica, con le retribuzioni smisurate che i politici stessi si sono attribuite, è diventato il terreno ideale in cui s’insediano quelli che aspirano a prosperità e privilegi preclusi alla quasi totalità dei cittadini. E chi sceglie la politica per accrescere il proprio benessere (potrei dire diversamente, ma voglio ancora essere prudente), di certo non si fa troppi scrupoli, non si preoccupa di quel che fanno i burocrati, nella misura in cui trova con loro un modus operandi che soddisfa entrambi, e intrattiene facilmente rapporti con chi guarda al pubblico denaro con la medesima attenzione (penso di essermi spiegato adeguatamente).
La “questione morale”, di cui molto parlò Berlinguer (arrivando buon ultimo dopo GENTILUOMINI che si chiamavano La Malfa, Malagodi, Valiani e altri), è stata dimenticata da tutti, grazie anche all’avvento di una seconda repubblica (le maiuscole usiamole dove hanno valore) nella quale gli interessi privati e personali hanno prevalso su tutto. Concetti come moralità e legalità sbiadiscono inevitabilmente in chiunque abbia poco saldi principi se gli esempi sono pessimi e se i mezzi di comunicazione privilegiano modelli di vita in cui moralità e legalità sono assenti.
Prendiamo il caso di Poletti, che è certamente uomo probo e serio, ma, al dunque, rivela una sostanziale disattenzione verso il problema. Leggiamo la sua difesa rispetto alla frequentazione con Buzzi: http://www.corriere.it/politica/14_dicembre_04/mafia-poletti-sto-male-quando-vedo-mio-nome-coinvolto-3fcdaa68-7bc9-11e4-b47e-625f49797245.shtml.
Cronaca. Riprendo alcune frasi.
 «L’ho visto qualche volta – ha detto «perché era un dirigente di una cooperativa sociale che si occupava dell’inserimento delle persone disabili nel posto di lavoro. Ma non avrei mai immaginato», ha concluso, «che da un contesto come questo potessero uscire le cose che vediamo in questi giorni».
«Come presidente di Legacoop», ha detto Giuliano Poletti, «partecipo a migliaia di assemblee di bilancio e ho partecipato anche a quella della cooperativa sociale di Buzzi. Mi sento tradito dopo aver corso per tutta l’Italia per 40 anni per aiutare le cooperative sociali. La reputazione è una delle cose più difficili da costruire ed è la più facile da perdere. È intollerabile sentirsela mettere in discussione per dei comportamenti inimmaginabili».
Ecco, io credo che il Presidente di Legacoop dovrebbe partecipare a qualche centinaia di assemblee in meno e dedicare qualche ora in più alla valutazione di quelle che meritano effettivamente la sua presenza. Ciò di cui Poletti non si rende conto neppure adesso è che, in una posizione come quella che aveva prima di diventare Ministro, si dovrebbe scegliere chi frequentare, anche casualmente, e non andare ovunque proprio perché “La reputazione è una delle cose più difficili da costruire ed è la più facile da perdere”.
Terzo punto: il contante. L’ho già scritto, mi ripeto. Il fatto che in Italia, grazie a una legislazione lacunosa e sostanzialmente inefficace, il denaro contante sia ancora libero di circolare con grande facilità (magari anche dopo più o meno brevi viaggi all’estero) costituisce il brodo di coltura della corruzione. E, purtroppo, nella corruzione siamo ancora molto davanti agli altri paesi cosiddetti più avanzati (http://www.transparency.org/cpi2014).
Quarto punto: la Ditta. E’ stato lo Smacchiatore di giaguari a scegliere gran parte delle persone che il PD ha candidato alle elezioni fino al 2013. Forse è arrivato il momento che lui e gli altri membri della Ditta la smettano di spacciarsi per i difensori della morale pubblica e inizino a fare un serio esame di coscienza. Sono sicuro che Berlinguer, a questo punto, si rigiri nella tomba quando vede gente come Bersani o D’Alema proporsi come paladini della “questione morale”.
Che poi Renzi abbia realmente voglia di dare il buon esempio, mi pare difficile crederlo dopo aver letto questo pezzo da Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/04/mafia-capitale-renzi-promette-daspo-corrotti-pd-salva-azzollini-papania/1250499/.
Cronaca. Non vedo una linea coerente tra il commissariamento del PD di Roma e la scelta di non lasciare che i giudici svolgano il loro compito in casi come quello di Azzolini e Papania. Erano in ottima e numerosa compagnia i parlamentari del PD, visto che anche FI, Lega e Ncd si sono espressi allo stesso modo. Niente di sorprendente, intendiamoci. La qualità è la stessa, ossia bassa assai.
Niente male Salvini… Che vada d’amore e d’accordo con la Le Pen, per quanto spiacevole, ci può anche stare. Ci sta già meno che chieda (come ha fatto il Front National francese, finanziato da banche russe) soldi a Putin, che, mia modesta opinione personale, costituisce una mina vagante nella politica internazionale. Andare in edicola a comperare i quotidiani e vedere il segretario della Lega mezzo nudo in copertina di uno dei settimanali pettegoli che tanto successo (sic) hanno in Italia, mi ha procurato sgomento e disgusto. Pronti a tutto pur di portare a casa qualche voto...
Come volevasi dimostrare.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 30 novembre 2014

Se parlassero alle nostre teste...


La Stampa è un ottimo quotidiano, senz’altro in grado di tenere (un po’) alto l’onore del giornalismo italiano a confronto di quello di altri paesi. Ieri, tuttavia, ha pubblicato un articolo (segnalazione di uno di voi tre, cui va il mio grazie) che è un monumento al pressapochismo: http://www.lastampa.it/2014/11/29/economia/crea-pi-fiducia-tra-la-gente-gli-stati-riportano-a-casa-loro-3MejLw9tXpiKe287lTIEnN/pagina.html.
Mala stampa. Che si trovino a Londra, New York, Mosca o Johannesburg, purché custodite in condizioni di sicurezza analoghe (e generalmente lo sono e sono buone e, in ogni caso, le banche centrali dei maggiori paesi scelgono oculatamente dove tenere i propri lingotti), le riserve auree detenute dalle banche centrali di qualsiasi paese svolgono la propria funzione in maniera ottimale. Non è che se le spostano di qua o di là aumentano il loro valore o garantiscono meglio la solidità dell’economia nazionale. Se poi le spostano per preoccupazioni “dettate dalla diffidenza verso i caveau internazionali dopo alcune denunce su lingotti d’oro «taroccati» con barre di tungsteno”, mi chiedo di che cosa stiamo parlando. Luca Fornovo sostiene forse che la Federal Reserve di New York (custode di grosse partite di oro appartenenti a banche centrali, a governi e a enti di tutto il mondo: http://www.newyorkfed.org/aboutthefed/goldvault.html) o un'altra istituzione simile si sia messo in tasca qualche lingotto d’oro puro sostituendolo con una patacca?
Andiamo… Ci sono tante cose serie di occuparsi e ci perdiamo in simili sciocchezze? Un articolo costruito sul nulla e, mi pare, conoscendo poco la materia. Dopo di che possiamo anche lamentarci dell’ignoranza degli italiani riguardo a economia e finanza…
C’è chi, comunque, fa anche peggio del giornalista de La Stampa. Il tizio decrepito ha pensato bene di unirsi al coro di Grillo, Salvini, Fassina e soci per dare, lui pure e a suo modo, qualche forma di benservito all’euro. Naturalmente, siccome Berlusconi è di quelli che si guardano bene dall’esagerare, ha prospettato l’idea che l’Italia emetta una nuova moneta, ma conservi anche l’euro (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-29/berlusconi-affianchiamo-all-euro-seconda-moneta-e-avverte-pronti-voto-anche-il-consultellum--134825.shtml). 
Cronaca. Quel che si legge di questa proposta è insufficiente a capire bene di che si tratti, ma che abbia anche un minimo fondamento logico, mi pare si possa escludere a priori. Quanto alla parità euro-dollaro, ha un’idea di quanto sia difficile e costosa da realizzare? E si rende conto di quali effetti avrebbe su un’economia come la nostra, che certo ha senz’altro bisogno di esportare, ma che importa materie prime pagate in dollari? Siamo di fronte all’ennesima farneticazione di mediocri politicanti che non sanno far altro che cercare facile consenso negli italiani, e purtroppo sembrano tanti, ai quali piace non guardare in faccia la realtà e pensare che i problemi della nostra economia siano causati esclusivamente da fattori esterni, come se l’aver vissuto per decenni, grazie a questi politici incapaci, sopra le nostre possibilità non sia la vera ragione dei mali di cui soffriamo.
Il tizio decrepito non è il solo a rappresentare i problemi e a prospettare le soluzioni senza alcun rispetto per lo stato delle cose.
Sempre ieri il Corriere della Sera ha deciso, dopo averci inflitto l’intervista a Rosy Bindi, di andare a porre le domande che voleva lui anche a Massimo D’Alema. Il quale non ha, ovviamente, perso l’occasione per cercare di rifilarci la sua visione della nostra storia recente, soprattutto per quel che riguarda le presunte privatizzazioni e liberalizzazioni a suo dire realizzate dai governi di centrosinistra.
E, come con la Bindi, anche con D’Alema, il giornalista del Corriere si è ben guardato dal fare obiezioni e, men che meno, dal contraddirlo (http://www.corriere.it/politica/14_novembre_29/d-alema-renzi-lasci-terza-via-bisogna-riscoprire-stato-dac59766-77b8-11e4-8006-31d326664f16.shtml).
Mala stampa.
Un buon giornalista non avrebbe dovuto lasciare senza replica queste parole: “Fu la sinistra al governo che, sulla base di quella visione, ridusse drasticamente la presenza statale nell’economia, avviò le grandi privatizzazioni, lanciò le liberalizzazioni poi continuate nel lavoro di Bersani, riformò le pensioni.” Di che cosa parla lo Stalinuccio di Gallipoli? Della Telecom lasciata in balia di scalatori ansiosi soltanto di trarre vantaggi immediati a scapito della capacità dell’azienda di realizzare le infrastrutture necessarie per il Paese? O delle Ferrovie dello Stato che, di fatto, controllano ancora la rete e, quindi, possono porre un freno alle aziende intenzionate a far loro concorrenza? O allude ai tassisti, che sono passati indenni attraverso il “lavoro di Bersani” esattamente come tante altre categorie privilegiate?
E quando sostiene che il vecchio centrosinistra ha ridotto il peso dello Stato, forse lo Stalinuccio di Gallipoli si scorda che proprio all’epoca del Governo presieduto da Amato le Regioni hanno avuto (con la legge di riforma costituzionale elaborata proprio dalla commissione bicamerale presieduta da D’Alema: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana#La_riforma_costituzionale_del_2001_confermata_dal_referendum_del_7_ottobre_2001) il via libera per diventare quei carrozzoni costosi e mal gestiti che sono.
In realtà, gli italiani hanno bisogno di tutto meno che di una maggiore presenza dello Stato e degli altri enti pubblici. A D’Alema, invece, come al tizio decrepito e a tutti i politici fa comodo che lo Stato, le Regioni e tutto il caravanserraglio restino come sono, così da mantenere intatto un sistema di potere essenziale per i loro interessi di bottega.
Oggi, a D’Alema, risponde Michele Salvati (che è di gran lunga più bravo di me) con un bel pezzo pubblicato dal Corriere della Sera, ma non disponibile on line. Non è un problema, eccovi il testo acquisito con lo scanner.


Buona stampa. E meno male che al Corriere, oltre a intervistatori piuttosto distratti (si fa per dire), danno spazio a persone capaci di riflettere e di parlare chiaro come Salvati. Persone che, diversamente dai nostri politici, si rivolgono alle nostre teste e non alle nostre viscere.
Un po' di musica. Un brano di Dexter Gordon, che è uno dei miei (tanti) jazzisti preferiti. Il brano s'intitola Everybody's Somebody's Fool. La formazione che lo accompagna è eccellente: Bob Cranshaw al basso, Barry Harris al piano, Bobby Hutcherson al vibrafono e  Billy Higgins alla batteria.


venerdì 28 novembre 2014

Marginalità autoritaria


Buona stampa. La crisi del M5S descritta in poche, precise parole.
In realtà, mi pare che l’ironia prevalga nei commenti di tutte le testate. E forse non è poi così strano, visto come ha trattato e tratta ancora i giornalisti lo psiconano+barba-Mediaset.
Avevo detto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa per il Paese, sono stato facile profeta. La sua parabola professionale e umana garantiva velleitarismo e volgarità, non certo capacità di indicare percorsi credibili per risolvere i problemi italiani. Alla prova dei fatti, si è rivelato persino peggiore del previsto, grazie sicuramente alla presenza sopra di lui del puparo Ca((zz)sal)eggio, fonte inesauribile di teorie deliranti e ideologo di una democrazia diretta via rete che proprio le vicende del M5S dimostrano essere più che infondata. E vissuta contraddittoriamente anche da un'altra figura di punta del movimento, ossia Paolo Becchi, di cui potete ascoltare le opinioni in un’intervista al Direttore di Libero, Maurizio Belpietro: http://tv.liberoquotidiano.it/video/11727002/Paolo-Becchi-a-Maurizio-Belpietro-.html.
Buona stampa. Belpietro, quando vuole, ci sa fare. E Becchi dimostra di essere in grado di fornire al M5S ancora un contributo prezioso di contraddizioni e visioni non meno fumose di quelle di Ca((zz)sal)eggio.
Anche Francesco Merlo, nella sezione video de La Repubblica, non si fa sfuggire l’opportunità di dileggiare Grillo come merita: http://video.repubblica.it/rubriche/ora-basta/rnews-merlo-un-esorcista-per-grillo/184910/183770?ref=HREA-1.
Buona stampa.
Buona stampa.
Difficile resistere alla tentazione di scherzare su quanto sta accadendo nel M5S, ma non si deve dimenticare che il movimento, per quanto ridimensionato e, forse, destinato a sfaldarsi, ha ancora numeri importanti in Parlamento e non ha perso il suo fascino agli occhi di una parte non esigua di elettori. Gente che, evidentemente, non riesce a vedere le contraddizioni e i rischi della (pseudo) proposta politica di Grillo e del suo puparo. E gente alla quale piace pensare che qualche migliaio di voti espressi attraverso internet (tra l’altro in maniera non proprio trasparente sul piano tecnico) rappresenti la nuova forma della democrazia, in forza della quale imporre le proprie idee a decine di milioni di italiani.
Sarebbe bene che leggessero questo commento di Marco Imarisio, pubblicato dal Corriere della Sera di oggi, da cui ho tratto le parole per il titolo di questo post: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_28/m5s-l-utopia-frantumi-d36f807a-76ce-11e4-90d4-0eff89180b47.shtml.
Buona stampa. Appunto… marginalità autoritaria.

giovedì 27 novembre 2014

Solo stracci che volano


Ieri il Corriere della Sera ha dato spazio a una lunga intervista a Rosy Bindi, una delle principali esponenti della minoranza interna del PD, quel raggruppamento di politici (piuttosto datati) che, in un modo o nell’altro, sta cercando di boicottare dall’interno il lavoro di Renzi.
Siccome ho già detto apertamente cosa penso del Presidente del Consiglio e del suo modo di agire, non credo che mi si potrà accusare di prenderne le difese, che è proprio l’ultima delle mie aspirazioni. Quindi quel che dirò di Rosy Bindi e degli altri oppositori interni non va mal interpretato. Non difendo Renzi, attacco Bindi & Co., gente che non sa vincere (come hanno scritto infinite volte i commentatori di quasi tutti i quotidiani), ma che non sa neppure perdere, visto che pretende d’imporre la propria linea al partito pur avendo subito una sconfitta nelle primarie per il segretario, e non con pochi voti di scarto (http://www.partitodemocratico.it/doc/263318/primarie-pd-2013-risultati-definitivi.htm).
Parlano di democrazia, ma ne dimenticano (o forse li hanno sempre ignorati) i principi fondamentali. E sono anche piuttosto vili, perché si muovono a mezz’acqua, un po’ dicono un po’ no, si barcamenano, più presi dalla loro sopravvivenza politica che dal destino del Paese.
Se avete voglia (e stomaco, a questo punto bisogna parlare fuori dai denti) leggete l’intervista di Monica Guerzoni a Rosy Bindi: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_26/bindi-si-torni-all-ulivo-o-noi-usciamo-matteo-ha-deluso-gia-caduta-cd832bb6-7530-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml#.
Stampa così e così. Approfittando della “distrazione” della giornalista, Bindi non fa altro che criticare l’operato di Renzi e vagheggiare il ritorno a un meraviglioso passato, che sarebbe quello in cui Bersani, D’Alema, Prodi, Veltroni e altri hanno dato così gran prova di sé, ossia non solo realizzando poco o nulla e beccandosi come galli, ma anche favorendo la sopravvivenza politica del tipo decrepito e, più grave, ignorando (esattamente come Berlusconi) le reali necessità degli italiani, in particolare dei giovani. Cercate queste parole nelle chiacchiere patetiche della Bindi: giovani e futuro. Se le trovate, fatemelo sapere. Grazie.
Non abbiamo bisogno di gente come lei. Non abbiamo bisogno di chi non sa far altro che guardare al passato e nutrirsi di una presunzione arrogante. E se non vi basta la mia opinione, e avreste anche ragione, leggete l’editoriale odierno di Ernesto Galli della Loggia, sempre dal Corriere: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_27/vocazione-minoritaria-certo-pd-36c2b962-7607-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml.
Buona stampa. Della Loggia non ha neppure bisogno di scrivere tanto. Gli basta circa la metà dello spazio che occupano solitamente i suoi editoriali. Che sia perché è tutto così chiaro da non richiedere complesse spiegazioni?
Chiuderò su questo sgradevole argomento con la menzione di uno dei peggiori dello schieramento di cui la Bindi è una pedina fondamentale. Parlo di Stefano Fassina, uno che non sorride mai e che ha una faccia torva e uno sguardo sbieco assai poco rassicuranti. Anche Fassina, come un Salvini o un Grillo qualsiasi, non ha trovato di meglio da fare che chiedere la fine dell’euro. Ovvio, non l’ha fatto con la volgare semplicità dei due brillanti politici che ho citato, ma da uomo di raffinata cultura in un’intervista di qualche settimana fa a Il Manifesto: http://ilmanifesto.info/fassina-renzi-va-a-destra-e-leuro-va-superato/.
Stampa così e così. Da un giornalista de Il Manifesto non ci si aspetta certo che contesti le posizioni di un compagno della caratura di Fassina. Ecco le parole su cui riflettere:
Senza una correzione di rotta l’Europa andrà a sbattere, ma le condizioni per questa correzione non ci sono. Quindi dobbiamo preparare una soluzione cooperativa per il superamento dell’euro.
Una soluzione cooperativa per il superamento dell’euro… Ci voleva l’ex consulente economico di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi per escogitare una formula del genere. Mi piacerebbe che spiegasse che cosa intende… Dubito che lo farà, anche perché è inutile: la formula ha avuto il benestare di niente meno che Pierluigi Bersani, lo smacchiatore di giaguari. Non c’è niente da spiegare. La Ditta approva. Come aveva approvato, nel 1999, Presidente del Consiglio D’Alema e Fassina al Dipartimento Economico di Palazzo Chigi, la scalata di Colanninno e soci alla Telecom. Ricordate i “capitani coraggiosi”? Definizione non molto fortunata, visto come è andata a finire la Telecom… Chissà se anche questa fu frutto della fertile mente di Fassina?
Lasciamo stare.
Le beghe del PD, tutto sommato, sono quasi ridicole di fronte a quel che accade dentro il M5S e Forza Italia, ai cui leader e parlamentari delle vicende italiane, ormai, non interessa più nulla, presi come sono dal lanciarsi stracci ventiquattro ore al giorno cercando disperatamente il modo per non essere sbattuti fuori dalla politica (soprattutto dal piacevole mondo di ricchi privilegi che garantisce). Verrebbe da dire che si tratta di scene pietose se non fosse che, comunque, si tratta di organizzazioni politiche ancora di qualche rilievo e partecipi di decisioni importanti per la vita degli italiani.
Chiudo con Gramellini e il suo Buongiorno di oggi, che è in tema: http://www.lastampa.it/2014/11/27/cultura/opinioni/buongiorno/na-bce-MTf2tdfz9nFG9zcELysC6J/pagina.html.
Buona stampa. 

domenica 23 novembre 2014

Se lo lasciano lavorare...


Ieri, sul Corriere della Sera, Giovanni Belardelli ha analizzato, in maniera semplice e rapida, il rapporto tra cittadino e Stato in Italia. Ovvio, si tratta di un articolo di giornale e non può sviluppare l’argomento come un saggio di qualche centinaio di pagine, tuttavia il contenuto mi pare corretto e, come sempre quando si tratta di analisi corrette delle vicende italiane, non è che venga il buonumore a leggerle: http://archiviostorico.corriere.it/2014/novembre/22/stato_forte_piace_giorni_alterni_co_0_20141122_6400bbba-7213-11e4-8570-267cb425c191.shtml.
Buona stampa.
Con un atteggiamento come il nostro, intendo quello dei cittadini italiani indicato da Belardelli, la domanda con cui chiudevo il post di mercoledì scorso appare ancor più giustificata. Il che, ovviamente, non mi rallegra affatto.
Se l’Italia non fa ben sperare, mi sembra di cogliere qualche segnale positivo per quel che riguarda la gestione dell’economia europea e in particolare dell’eurozona. Sia pure a fatica e forse troppo lentamente, Mario Draghi sta facendo passare la sua linea e la BCE si prepara a  seguire la strada intrapresa dalle altre banche centrali occidentali, in particolare la FED e la Banca del Giappone.
Ecco un paio di articoli su questo argomento da Il Sole 24 Ore di ieri. Il primo del corrispondente da Bruxelles Alessandro Merli (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-22/draghi-stringe-tempi-qe-081216.shtml?uuid=ABmldvGC&fromSearch), il secondo dell’economista Marco Onado (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-22/il-bazooka-bce-vale-se-serve-ripartire-081114.shtml?uuid=ABxAcvGC&fromSearch).
Buona stampa. Per tutti e due. E un voto positivo anche a Mario Draghi, sebbene io tema che, a causa dei limiti che la politica impone ancora alla BCE, parte della moneta che intende iniettare nell’economia non venga utilizzata così da favorire effettivamente la crescita delle nazioni europee, in particolare quelle, come l’Italia, che hanno sofferto e soffrono ancora la recessione in maniera più drammatica. Detto altrimenti, l’enorme liquidità messa disposizione delle banche, non sempre trova la strada del mondo della produzione, ma va verso la speculazione finanziaria, che solo raramente produce effetti benefici sulla collettività, mentre quasi sempre accentua la distanza tra la fascia più ricca e quella più povera della popolazione.
Non sono certo il primo a dire che, purtroppo, spesso il denaro è impiegato male. Preciso, e qui forse ho un po’ di originalità, che il denaro talvolta è impiegato male sia perché non genera ricchezza collettiva sia perché non favorisce neppure un adeguato rendimento per chi lo investe.
Da qualche giorno uno dei miei tre lettori, uno che queste cose le conosce molto, ma molto meglio di me, ha deciso di mettere a disposizione di tutti le sue riflessioni in materia di finanza e di investimenti. Date un’occhiata al suo blog: http://www.whatsmoneyfor.com/.
Buona stampa. Buon lavoro, Roberto!
Chiudiamo con un brano musicale, come ormai accade quasi sempre. Ascoltiamo Skylark eseguito da Wynton Marsalis (http://en.wikipedia.org/wiki/Wynton_Marsalis), un grandissimo trombettista, forse un po' troppo perfetto.


E, visto che Skylark è un altro standard tra i più eseguiti, ci concediamo una seconda versione, quella di Dexter Gordon al sassofono insieme al suo quartetto, nel quale, in questo brano, primeggia Barry Harris al piano.



mercoledì 19 novembre 2014

Difficile non dire parolacce


Non ho più alcun dubbio sulla volontà di Renzi di porre in essere neanche la metà di quello che ciancia di voler fare. Non esiste. Non vuole fare nulla perché non è altro che la prosecuzione della sfilza di inetti opportunisti che ci siamo inflitti (purtroppo li votiamo noi) da anni.
E’ solo l’ultimo, imbarazzante e deleterio frutto della trasformazione della nostra democrazia per effetto del dilagare degli strumenti di comunicazione. In realtà non è solo la democrazia italiana a essere mutata negli ultimi vent’anni, anche quelle di tutte le maggiori nazioni occidentali sono cambiate. Tuttavia, siccome noi vogliamo sempre primeggiare, abbiamo voluto che il cambiamento producesse i peggiori risultati possibile. E ci siamo riusciti. Affidando il Paese a un branco di personaggi a dir poco mediocri che intendono la politica come lo strumento per appagare ambizioni del tutto esagerate e, soprattutto, come un mezzo di arricchimento. Se sono onesti, si accontentano delle retribuzioni scandalose che loro stessi stabiliscono, se non sono onesti, a quelle aggiungono tangenti e altri benefici oscuri.
Per un’analisi interessante, e di gran lunga meglio e più argomentata della mia, riguardo al cambiamento dei sistemi democratici, vi rimando a un articolo apparso su La Lettura di domenica scorsa, a firma di Michele Salvati: http://lettura.corriere.it/debates/la-democrazia-e-in-crisi-niente-di-nuovo/
Buona stampa.
Sul Corriere di oggi troviamo una conferma del fatto che Renzi è lungi dal cambiare verso al Paese come ha tante volte annunciato. E’ Gian Antonio Stella a spiegare come Renzi non riesca, o più probabilmente non voglia, realizzare il cambiamento proprio là dove, a parole, vorrebbe essere particolarmente efficace, ossia nella burocrazia pubblica. Questo il collegamento all’articolo: http://www.corriere.it/opinioni/14_novembre_19/resa-ministro-ai-burocrati-60b760f0-6fc3-11e4-921c-2aaad98d1bf7.shtml#.
Buona stampa. A me che al governo ci siano tante donne mi sta benissimo. Discettare sul fatto che debbano essere meno o più o quante gli uomini mi pare una forma di onanismo mentale. Il punto, nella valutazione di un governo, non è il sesso dei ministri. Per me, potrebbero essere ministri anche degli armadilli o dei facoceri, purché sapessero cosa fare e come farlo. Come diceva Mao, non importa di che colore è il gatto, l’importante è che prenda i topi. Francamente Madia e Boschi, cioè due punte di diamante del governo Renzi, mi sembra che non sappiano cosa fare né, men che meno, come farlo. Loro, tuttavia, non si preoccupano: si autodefiniscono intelligenti e brave e, aggiungono, pure belle. Vedremo cosa diranno di loro gli storici. In mezzo ai nostri politici non vedo persone con capacità autocritiche tali da farmi condividere il giudizio che danno di sé.
Sempre in tema di cambiamenti mancati, eccovi un piccolo ritratto della RAI e di come, dopo pochi mesi, anche i vertici dell’azienda televisiva pubblica abbiano deciso di gettare nel cestino la revisione di spesa. L’articolo è dal Corriere di oggi e firmato da Paolo Conti: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_19/renzi-australia-quei-5-inviati-rai-f8372590-6fd3-11e4-921c-2aaad98d1bf7.shtml.
Buona stampa.
E, a proposito di sicurezza e di come in Italia sia svanita ogni forma di efficienza e di ragionevolezza in questo campo, il Buongiorno odierno di Massimo Gramellini è come bere un bicchiere di aceto: http://www.lastampa.it/2014/11/19/cultura/opinioni/buongiorno/quelli-che-il-tappo-z3HGQLjFzgvWgUK2QL6VgJ/pagina.html.
Buona stampa. Mica è colpa di Gramellini…
Come possiamo sperare di uscire da un simile pantano?
Buona notte e buona fortuna.

martedì 18 novembre 2014

Che lungimiranza!


Ieri, nell’inserto del Corriere della Sera dedicato all’economia, c’era un articolo sulla distribuzione dei dividendi da parte delle aziende in cui lo Stato è socio. Parliamo di società quotate, come Eni e Enel, di società non quotate, come Poste e Enav, e di un moloch come la Cassa Depositi e Prestiti, che sta poco per volta trasformandosi in un nuovo IRI (e dubito che ce ne sia bisogno). L’articolo era firmato da Alessandra Puato e lo potete leggere qui: http://www.corriere.it/economia/finanza_e_risparmio/notizie/aziende-stato-tesoro-cerca-soldi-pronti-4-miliardi-e9cb4ce0-6f04-11e4-a038-d659db30b64c.shtml#.
Buona stampa. L’atteggiamento dello Stato nei confronti di queste aziende, che, giustamente, Puato associa al verbo “spremere”, è particolarmente grave perché, soprattutto nei casi di Eni e di Enel, la pressione esercitata per far affluire alle casse pubbliche quanto più denaro possibile può comportare gravi conseguenze sulla capacità delle aziende stesse di stare sul mercato.
Eni ed Enel svolgono attività nelle quali risulta indispensabile avere risorse per nuovi investimenti e mantenere un buon voto da parte delle società di rating (sì, valgono quel che valgono, ma il loro giudizio ha ancora importanza). La politica di dividendo imposta dal Tesoro, riducendo di molto la quota di utili non distribuiti, comporta una minore capacità di investimento e/o di riduzione del debito. Quindi, si privilegia l’uovo oggi a scapito della gallina domani. Lo stesso vale, in misura diversa, anche per tutte le altre aziende considerate nell’articolo. E questo dovrebbe farci riflettere attentamente sul modo di procedere del Governo Renzi. La spregiudicata serie di promesse del Presidente del Consiglio (ormai quasi superiore a quella del tizio decrepito, uno che non scherzava su questo fronte!), non sostenuta dalla reale capacità di incidere effettivamente sui problemi del Paese, sta spingendo a scelte che, ancora una volta, scaricheranno sulle generazioni future l’inettitudine e la voracità della classe dirigente alla guida del Paese dagli anni 80.
Quello che, mi dispiace ammetterlo, trovo sorprendente e deludente è che il Ministro dell’Economia Padoan si appiattisca sulla linea di Renzi senza far sentire una pur flebile voce di dissenso. Pensavo fosse uomo di altra caratura, invece si sta dimostrando piuttosto debole, soprattutto perché, nel cancan mediatico del Presidente del Consiglio, Padoan ha consentito non solo che Cottarelli lasciasse il suo incarico, ma anche che del suo lavoro si perdesse ogni traccia. Che si chiami revisione di spesa o spending review, questo governo non ha nessuna intenzione di farla seriamente. I costi della politica, a livello centrale e ancor più a livello periferico, servono tuttora a tenere in vita il sistema di potere dei leader di partito. Renzi blatera tanto di rottamazione, ma di imporre agli Enti Locali una seria dieta (non quella dei tagli lineari), basata su standard di spesa ragionevoli e applicati realmente, non si sogna nemmeno. Così come non si sogna di usare non solo il lanciafiamme, ma neppure un'accetta per sfoltire la foresta della pletora di società possedute da Stato, Regioni e Comuni.
Mi pare di aver detto abbastanza.
Veniamo ad un altro articolo del Corriere, edizione di oggi. Si tratta dell’editoriale del Vicedirettore Giangiacomo Schiavi dedicato allo sgombero delle case popolari occupate abusivamente avvenuto a Milano: http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_18/periferie-trincea-legalita-66a00916-6f07-11e4-a038-d659db30b64c.shtml.
Stampa così e così. Nel senso che Schiavi scrive cose di buon senso e rappresenta correttamente la realtà della pessima gestione del vasto patrimonio immobiliare pubblico, eppure a me rimane un po’ di amaro in bocca… Com’è che siamo arrivati a questo punto? Non è che anche i giornali si preoccupano della legalità  sempre troppo tardi? Non è che le forze destinate a sanzionare le infrazioni, dalle più lievi alle più gravi poco importa, abbiano ormai rinunciato a farsi valere?
Io temo che sia difficile modificare il destino di degrado irreversibile del nostro Paese. Viviamo in un clima di lassismo e di senso d’impunità che difficilmente si può modificare, salvo rimettere sul serio sulle strade le forze dell’ordine e non chiacchierarne inutilmente ogni giorno, come fanno soprattutto certi sindaci, che, appunto, sanno solo parlarne, ma non agiscono in nessun modo. Per inettitudine certo, ma anche perché non è il caso di disturbare i membri delle polizie locali, i cui voti, uniti a quelli di familiari e parenti, possono essere importanti alle elezioni successive. Si chiacchiera, tanto le chiacchiere finiscono sui giornali, mentre i fatti, quelli, possono anche non arrivare mai.
Mi sarebbe piaciuto che Schiavi avesse provato a andare oltre il temino formalmente corretto che ha scritto. Ho il timore, tuttavia, di sbagliare ad avere certe aspettative.
Voi, invece, non sbagliate se vi aspettate un pezzo musicale che potrebbe piacervi. Oggi ascoltiamo una formazione abbastanza insolita: piano e chitarra, rispettivamente suonati da Bill Mays e da Ed Bickert. Il brano si intitola Quietly e, tutto sommato, mi sembra una giusta esortazione sullo stato d'animo con cui chiudere questo post, che vi ha senz'altro messo un po' di malumore addosso.


domenica 16 novembre 2014

Un'intervista non si nega a nessuno


Poco tempo per leggere a sufficienza i giornali e troppa insofferenza per quello che ho letto sono le ragioni di queste due settimane di silenzio.
In Italia, come in Europa e nel mondo, mi sembrano mancare eventi capaci di suscitare non già entusiasmo, ma neppure una tenue fiducia.
Certo, qualche piccolo segno positivo si può vedere. Ad esempio i dati sull’economia della Grecia indicano che il nostro vicino sta cogliendo i primi, fragili frutti della spietata austerità imposta da FMI, BCE e Unione Europea. Che cosa preoccupa nel quadro di miglioramento della situazione greca? Guarda un po’: la politica. Ecco un pezzo dal Financial Times che vi dice meglio quel che ho banalmente riassunto: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/b1d24fde-6c0f-11e4-b1e6-00144feabdc0.html?siteedition=intl#axzz3JDkG5T4q.
Buona stampa.
A Brisbane si è appena concluso il vertice del G20 e, come di consueto, i comunicati finali cercano di accreditare l’immagine di intese cruciali per il miglioramento della vita nel nostro maltrattato pianeta. Andassimo a riprendere tutti comunicati dalla prima di queste riunioni di leader mondiali, scopriremmo che le piaghe della Terra dovrebbero essere state già tutte estirpate, mentre sono ancora tutte là, magari incancrenite. Quanto a Brisbane, il vero argomento sembra essere stato l’Ucraina e la disinvoltura russa nel giocare con le armi e i soldati. E, infatti, Putin se n’è andato via prima della fine dei lavori: un segno per niente positivo, che dimostra come il Presidente russo fatichi a riconoscere di essersi cacciato in una strada senza uscita e non voglia perdere la faccia, anche se la sua politica estera arrogante e spregiudicata sta causando gravi conseguenze economiche al suo paese. Ecco una sintesi sulla conclusione del G20 dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-16/g20-si-ad-azioni-forti-evasione-fiscale-e-cambiamenti-climatici-putin-lascia-vertice-anticipo-095213.shtml?uuid=ABpllWEC.
Cronaca.
E veniamo all’Italia. Non parlerò di politica, o almeno non tanto o non direttamente.
La situazione del Nord Ovest del Paese, in particolare quella di Genova, lascia sgomenti. Non c’è dubbio che perturbazioni del tipo e della frequenza di quelle che si stanno abbattendo su di noi sono una “novità”. Ma non c’è dubbio che, comunque, si sia fatto ben poco per predisporre difese adeguate. E sembra quasi una beffa leggere che il sindaco di Genova invita i suoi concittadini a salire ai piani alti delle case, mentre i dirigenti pubblici preposti al riordino idrogeologico della città ricevono premi senza aver prodotto il benché minimo risultato. Non è facile, ma Doria potrebbe provare a cacciarli. E, forse, anche a cacciare se stesso e convincere Burlando a fare altrettanto (se tornate al post del 12 ottobre trovate i riferimenti).
Anche il sindaco di Roma farebbe meglio a togliere il disturbo. La vergognosa vicenda delle violazioni del codice della strada da parte della sua auto dimostra come anche Marino, come quasi tutti i colleghi, presupponga di non dover dare il buon esempio e intenda il pubblico incarico come una condizione che libera dal dovere di rispettare la legge.
Mi fermo qui sui politici. Se proseguissi, lo ammetto, il tono cambierebbe e finirei per violare il patto con me stesso sullo stile del blog…
Veniamo, piuttosto, a un caso che ha, almeno per me, dell’incredibile. Venerdì il Corriere della Sera non ha trovato niente di meglio da fare che celebrare l’ottantesimo compleanno del proprietario del suo principale concorrente: Carlo De Benedetti, l’uomo che possiede il gruppo editoriale L’Espresso.
Il regalo di compleanno del quotidiano milanese è stato un’intervista realizzata niente meno che da Aldo Cazzullo, una firma di punta del Corriere, del quale, onestamente, io fatico a vedere il valore: http://archiviostorico.corriere.it/2014/novembre/14/Renzi_energico_spregiudicato_ricorda_Fanfani_co_0_20141114_15fe274e-6bca-11e4-88ab-5f9ad988ed19.shtml.
Mala stampa. La sola spiegazione che mi do per l’intervista è che sia stata sollecitata. Il fatto che a farla sia stato Cazzullo, che mi ricorda un juke-box, pare confermarlo. E pare confermare anche che il direttore a termine (sic!) De Bortoli ha deciso di uscire di scena ancor peggio di quanto già stia facendo avendo accettato la ridicola permanenza fino alla prossima primavera.
Venendo a Carlo De Benedetti, che è il fratello di Franco Debenedetti (chi avrà ragione nello scrivere il proprio cognome?), è un personaggio quanto meno controverso e, in tutta onestà, mi pare difficile additarlo come simbolo dell’imprenditoria di successo del nostro paese. Non vedo molto in comune tra lui e personaggi come Del Vecchio o Bombassei, tanto per fare due nomi.
Alle sue spalle, accanto a pochi successi, De Benedetti ha anche più di un insuccesso, qualche grana con la Giustizia, operazioni oscure (i cento giorni in Fiat e, più oscura di tutte, la breve permanenza nel Banco Ambrosiano, da cui uscì con un utile abbastanza sorprendente) o incredibilmente velleitarie (la scalata, si fa per dire, al gruppo bancario belga Societè Generale). E, come molti dei suoi colleghi, nel tempo non ha resistito al fascino dei settori a bassa intensità concorrenziale, ottenendo anche qui risultati non proprio lusinghieri, come dimostra la fine ingloriosa di Sorgenia.
No, proprio non capisco perché Cazzullo sia andato a intervistare De Benedetti, anzi, lo capisco e capisco anche perché abbia lasciato a casa anche la minima traccia di coraggio, così che si è trattato più di un monologo che di un dialogo.
La storia ha un’appendice che sarebbe divertente se non fosse la rappresentazione drammatica che il nostro Paese è ancora lontano dall’essere una vera economia industriale moderna. La figlia del tizio decrepito non ha trovato niente di meglio da fare che dire la sua, a fronte delle considerazioni di De Benedetti sul gruppo Fininvest. E qui, come si dice, il bue ha dato del cornuto all’asino. Perche Marina Berlusconi può far tutto, ma non certo impartire lezioni di libera impresa, visto che la principale azienda della sua famiglia è nata e si è sviluppata prima in (gradita) assenza di legge, poi in presenza di normative piuttosto favorevoli. E anche considerando che il padre nell’occuparsi delle vicende italiane non ha trascurato di occuparsi, e anche abbastanza, delle sue personali e di quelle delle sue aziende.
Lasciamo perdere. Un paio di ascolti musicali di grande livello sono quel che ci serve. Allora ecco due pianisti, due straordinari talenti, Bill Evans e Michel Petrucciani, dei quali vi ho già proposto altri brani. Oggi li mettiamo a confronto con un famoso pezzo di Henry Mancini, autore di moltissime colonne sonore, in particolare dei film del grande Blake Edwards (http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Mancini): Days of Wine and Roses.
Cominciamo con Bill Evans e il suo trio.


 E finiamo con Petrucciani.