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sabato 7 settembre 2019

Inadeguatezza diffusa


Come altri italiani presenti su Facebook, anch’io ho sorriso di qualche post in cui si ironizzava a proposito degli strafalcioni di Luigi Di Maio in inglese, storia e geografia, materie nelle quali un Ministro degli Esteri dovrebbe possedere una preparazione superiore alla sua. Un sorriso che, tuttavia, non mi impediva di riflettere sul fatto che, come accade (troppo) spesso nella nostra epoca, si colpisce una persona sfruttando i suoi difetti o le sue mancanze, un atteggiamento che, oggettivamente, non si può considerare impeccabile, al contrario.

sabato 31 dicembre 2016

Non cerchiamo nemici di comodo. Piuttosto arruoliamo un alleato indispensabile

Il 2016 si conclude senza che si sia fatta chiarezza sull’effettiva capacità del governo di risolvere in modo definitivo e soddisfacente i problemi del sistema bancario italiano. Non solo molti, anzi sono pochi, gli osservatori disposti a sostenere che le misure varate nei giorni scorsi allontaneranno definitivamente tutti gli spettri che si muovono da troppo tempo attorno agli istituti di credito nazionali.

lunedì 7 novembre 2016

Le sentenze del mercato

Su Internazionale potete leggere un’interessante ricostruzione delle vicende di Elizabeth Holmes, una giovane donna americana che, per qualche anno, è riuscita a conquistarsi, con discreta disinvoltura, celebrità e ricchezza, peraltro, in dissolvimento.
Buona stampa. Delle recenti vicissitudini della società fondata da Holmes, Theranos, avevo letto su alcuni giornali americani, ma in maniera frettolosa e superficiale. Dopo la lettura dell’articolo di Internazionale, ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato altri pezzi che mi sembra opportuno segnalarvi.

sabato 2 luglio 2016

Identità di una banca

Nel maggio scorso, non sorprendentemente, Federico Ghizzoni aveva comunicato la disponibilità a lasciare la carica di consigliere delegato di Unicredit (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-05-24/unicredit-ghizzoni-lascia-si-stringe-successione--233106.shtml?uuid=ADHVfqO&fromSearch), ossia la maggiore banca italiana (anche se le dimensioni devono molto alla rete internazionale, assai presente nei paesi dell’Europa centro-orientale). In base alle sole dimensioni nazionali, Intesa SanPaolo risulta più grande, ma considerata nel suo insieme, Unicredit è superiore, tanto da essere l’unica banca italiana a far parte del gruppo delle G-Sifi (Global Systemically Important Financial Institution, ossia le istituzioni finanziarie sistemiche di rilevanza internazionale), soggette a particolari controlli da parte delle autorità di vigilanza e tenute a rispettare normative più stringenti di quelle in vigore per gli istituti più piccoli. 

lunedì 23 maggio 2016

Malattie non curate

Da alcuni mesi, negli editoriali sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia ci offre una visione di alcuni mali istituzionali dell’Italia, di quelle situazioni di natura, origine e gravità diverse che rendono sempre più fragile e incerto il nostro Stato di diritto.

martedì 8 marzo 2016

E se poi ci stupisse? Meglio non correre rischi!

Si fatica a trovare un organo d’informazione internazionale che esprima un parere positivo sulla possibilità che Donald Trump sia il candidato dei Repubblicani alla presidenza degli USA. Per quel poco che conta, neppure a me piace l’idea che quel personaggio arrivi anche solo a qualche centinaio di metri dal 1600 di Pennsylvania Avenue.

domenica 6 dicembre 2015

Le seconde domande se le dimenticano sempre

Grazie a una condivisione su Facebook della mia amica Barbara, ho scoperto questo articolo di Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana: http://m.famigliacristiana.it/articolo/blair.htm.
Buona stampa. Anch’io penso, e non da ieri, che la decisione di invadere l’Iraq di Saddam Hussein sia stata un drammatico errore per le popolazioni locali e anche per noi occidentali. Quella guerra, ingiustificata e iniziata senza nessuna visione a medio e lungo termine e nessun piano per il dopoguerra, ha aperto un periodo di instabilità per tutto il Medio Oriente e di terrore per le popolazioni di molti paesi dell’area e anche per larga parte del mondo.

giovedì 22 ottobre 2015

Queste non sono le cose che piacciono a me

Come forse saprete, il Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, è indagato in relazione al commissariaménto della Banca Popolare di Spoleto. Su Il Sole 24 Ore di ieri c’erano alcuni articoli che schieravano il quotidiano a fianco di Visco, difendendone senza incertezze l’operato. 

mercoledì 5 agosto 2015

No, proprio non è la Bbc

Stamattina mi sono alzato con le migliori intenzioni. Mentre, come accade tutti i giorni da quasi tredici anni, Doc e io festeggiavamo l’inizio della giornata con reciproche dimostrazioni di affetto, mi sono ripromesso di non criticare quel che accade in Italia, di non insistere nel giudicare negativamente l’operato di Renzi e degli altri politici, di vedere il bicchiere mezzo pieno, ecc. ecc.

domenica 5 luglio 2015

Opportunismo


Avevo promesso di non parlare della Grecia sino a dopo l’esito del referendum a meno che non avessi letto qualcosa di non omologato rispetto alle gran mole di articoli e commenti rovesciati su di noi dai media.

venerdì 3 luglio 2015

La seconda domanda 2


Ieri avevo già iniziato a riflettere sul testo che intendevo scrivere, quando, ad altri impegni, se n’è aggiunto uno imprevisto. Nel primo pomeriggio, parcheggiando la macchina nel cortile, ho visto un piccolo di rondine moribondo. Incapace di volare e di muoversi, era sfinito dal caldo, disidratato e affamato.

martedì 30 giugno 2015

La seconda domanda


Difficile non parlare anche oggi della situazione greca. Le notizie si accavallano e non è facile capire se si apre uno spiraglio per definire un’intesa oppure si consumerà la rottura definitiva che, con ogni probabilità, comporterebbe l’uscita della Grecia sia dall’eurozona sia dall’Unione Europea.
Sugli aspetti legali della questione, ho trovato un articolo in inglese del sito Politico.eu: http://www.politico.eu/article/eu-confronts-greek-legal-puzzle-grexit-eurozone/.
Buona stampa. La situazione non è, in realtà, incontrovertibile, ma pare prevalere l’opinione di chi considera, nel caso non si trovasse una soluzione al problema del debito ellenico, l’uscita sia dalla moneta unica che dall’Europa (più che mai) cosiddetta unita.

domenica 31 maggio 2015

E già, la solita bufala


Oggi non ci spostiamo dall’Italia.
Cominciamo con una storia che mi sembra emblematica (e voi tre non avete bisogno che vi spieghi perché). Venerdì sera, il tizio decrepito ha partecipato, a Segrate, al comizio del candidato sindaco sbagliato, invitando a votare quello dello schieramento opposto al suo. Perché non ci siano dubbi, vi propongo ben due fonti: La Repubblica (http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/05/30/news/berlusconi-115649107/?ref=HREC1-6) e Libero (http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11795379/Segrate--Silvio-Berlusconi-arriva-alla.html).

domenica 26 aprile 2015

Senza dignità, senza onore e, quel che è peggio, senza vergogna


Appunto: un eminente (dal suo punto vista) parlamentare, il vice capogruppo del Pd a Montecitorio (il nome non lo faccio) non ha trovato niente di meglio da fare che difendere l’assenza dei suoi squallidi colleghi.
Buona stampa. Anche se Monica Guerzoni poteva essere anche più pressante, ma capisco che gestire certi personaggi sia difficile: un giornalista non è necessariamente tenuto a condividere le conoscenze di un erpetologo o di un entomologo.

sabato 11 aprile 2015

Sarebbe l'ennesimo oltraggio


Partiamo da lontano. Ieri il Corriere della Sera e giovedì The Guardian hanno dato una notizia che non mi piace per niente. Scelgo il quotidiano inglese per ragioni di primogenitura e anche per qualità dell’articolo, che mi sembra superiore: http://www.theguardian.com/world/2015/apr/09/china-may-build-rail-tunnel-under-mount-everest-state-media-reports.
Buona stampa. L’idea, come ho scritto anche su Facebook, non mi sembra gran che.
Credo che l’Everest, in particolare, e tutto l’Himalaya in generale stiano già subendo un assalto anche troppo violento da parte dell’uomo. Penso, per esempio, al fatto che oggi anch’io potrei arrivare in cima a un “ottomila”, portato in spalla da qualche sherpa ben pagato (dal suo punto vista) e lascerei, come qualche migliaio di altri ridicoli turisti delle vette, la mia abbondante dose di rifiuti nei campi base (ecco un articolo tra i tanti, preso da Il Messaggero: http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/everest_rifiuti_inquinamento/notizie/1216161.shtml).

sabato 4 aprile 2015

Chi di traditore ferisce...


Ah, gli amori che finiscono male… Ho spesso ironizzato su Sandro Bondi e sulla sua devozione esagerata per il tizio decrepito. Ora, però, non posso non provare un breve, molto breve, moto di umana solidarietà per lui, alla luce del trattamento che gli viene riservato per aver deciso di pensare (un pochino) con la propria testa e di non asservirsi ai lacchè che hanno preso il suo posto nel cuore di Berlusconi negli ultimi tempi, gente accanto alla quale Bondi assume la statura di un politico di rango (il che, con tutta evidenza, non è e non può essere). Ho detto breve, perché poi vado a leggere un articolo di Maurizio Belpietro su Libero nel quale si analizza bene il comportamento di Bondi e si riportano i dati del suo assenteismo da Palazzo Madama, già evidenziati da altri quotidiani nei mesi scorsi: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11775230/Belpietro---Bondi-molla-Forza.html.
Stampa così così. Perché Belpietro fa lavorare la memoria in maniera incompleta, rinunciando a ripercorrere un po’ più estesamente la storia dei tanti parlamentari che hanno cambiato casacca, forse per non andare a ripescare i casi di De Gregorio, Razzi, Scilipoti, ecc.

martedì 27 gennaio 2015

Non lui, per carità!


Qualche anno fa, all’alba di questo blog che voi tre ancora vi ostinate a leggere, ho scritto per ben due volte che Angela Merkel era la continuazione di Hitler con altri mezzi (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2011/12/andiamo-male-anche-in-europa.html e http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2012/06/cento-giorni.html). E avevo anche dedicato alcuni post alle conseguenze della brutale austerità imposta alla Grecia dalla Troika (se avete voglia, cercateli voi, mi sono già citato anche troppo).
Questo per dire che mi sento autorizzato a criticare Tsipras e la scelta dei compagni di strada che ha voluto per la sua esperienza di Presidente del Consiglio greco.
Buona stampa. Gramellini è buona stampa anche quando sbaglia… Meglio: anche quando scrive cose che non condivido, il che non equivale a sbagliare, tutt’altro. La sua interpretazione dell’alleanza tra Tsipras e Kammenos, però, non mi convince. A me puzza di tatticismo. E’ proprio una questione di fiuto, non razionale e meditata, però… però… mi viene in mente quando, alle elementari, mi hanno insegnato a non sommare le mele con le pere.
Dopo di che, come ho letto dappertutto, ormai è probabile che la Grecia non sia il siluro che affonda la malandata corazzata europea.
Venendo alle cose di casa, mancano poche ore alla prima votazione per eleggere il Presidente della Repubblica. Sempre affidandomi al fiuto (per ragioni di età, forse, il mio senso migliore), ho l’impressione che si parta con il piede sbagliato. Vedremo. Sul tema, quindi, vi suggerisco una lettura in chiave diversa, quella di Alessandro Sala sul Corriere di oggi: http://seigradi.corriere.it/2015/01/27/vorrei-un-presidente-che-sappia-usare-twitter/.
Stampa così e così. Capisco che possa volere un Presidente al passo con in tempi, ma credo sarebbe meglio auspicare una popolazione giovane capace anche di non servirsi solo dei social network per apprendere e comunicare.
Quanto ai nomi che circolano, io mi auguro ardentemente che cancellino subito quello di Giuliano Amato. Non posso immaginare un Presidente della Repubblica peggiore di lui, che rappresenta tutti i difetti della politica italiana degli ultimi decenni e che è stato l’artefice della più spudorata, tra le tante, operazione con cui l’apparato dello Stato e la classe politica hanno imposto ai cittadini di sostenere il costo dei suoi errori (http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Amato_I). Parliamo di un prelievo forzoso che si è applicato anche, ad esempio, ai conti che le imprese avevano per gli “effetti al buon fine”, ossia per somme che non erano e, in molti casi, non sono mai entrate nelle casse delle aziende stesse. E non dimentichiamo che Amato è, probabilmente, l’italiano che maggiormente costa ai suoi concittadini, potendo vantare pensioni e vitalizi per oltre 30.000,00 (Trentamila//00) euro al mese! Amato proprio no!
Chiudiamo con la musica, ma con spirito diverso dal solito. Anche oggi si celebra un anniversario. Sapete tutti di quale avvenimento si tratta. Ascoltiamo una canzone di Francesco Guccini. Per quel che vale il mio giudizio, la più bella canzone italiana sull’Olocausto: La Canzone del Bambino nel Vento. La ascoltiamo nella versione, credo, più famosa, quella de I Nomadi.




domenica 25 gennaio 2015

Il verso, per ora, non è affatto cambiato


Mi vedo costretto a ripartire dal fango in cui vi avevo condotto giovedì. Sull’argomento, infatti, mi è rimasto qualcosa da dire. Nell’articolo che vi ho segnalato, si parla di fan (sic) presenti in tribunale per dare sostegno allo squallido figuro. Giusto per sgomberare il campo da equivoci, ricordiamo che costui è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a 14 anni di reclusione, ridotti a 9 e ne deve scontare ancora più di 6 per reati che, se ricordo bene (grazie al cielo non è che dedichi molto tempo a questioni del genere, anzi), sono l’estorsione aggravata, lo spaccio di banconote false, la guida senza patente e simili.
Ora a me piacerebbe capire che cosa c’è nella testa di questi fan. Me lo chiedo perché mi rifiuto di pensare che una persona dotata di normale intelligenza possa anche soltanto farsi sfiorare dall’idea di apprezzare lo squallido figuro al punto di diventarne sostenitore. Non c’è niente da apprezzare in lui e, ripeto, merita di stare dov’è e di restarci fino all’ultimo giorno di condanna.
Restando ancora per un attimo sull’argomento, sono andato a ripescare il Buongiorno che Gramellini dedicò allo squallido figuro giusto due anni fa, quando fu arrestato al termine della fuga all’estero. Ecco il pezzo: http://www.lastampa.it/2013/01/24/cultura/opinioni/buongiorno/corona-lo-specchio-deformato-del-materialismo-vLd6f3psOofrEUkcOhBC6J/pagina.html.
Stampa così e così. Mi dispiace, Gramellini è quasi sempre impeccabile, ma qui mi sembra aver preso una strada sbagliata. In particolare non condivido affatto l’opinione che la pena inflitta allo squallido figuro sia eccessiva. Se esistono casi in cui la sentenza dovrebbe essere esemplare, questo è uno. E, purtroppo, non lo è stata, come dimostra l’esistenza dei fan.
In generale, poi, come sa bene anche Gramellini, c’è una ragione perché nel nostro Paese non pochi reati vengono puniti in maniera assai diversa da come accade altrove: negli ultimi decenni i ministri della Giustizia si sono occupati dei problemi giudiziari di una parte della popolazione, eccezionalmente esigua tra l’altro, dando vita a una gerarchia dei reati e delle pene piuttosto strampalata.
Saliamo un po’, ma non tanto da uscire completamente dalla melma.
Più di due anni fa, occupandomi di un tema che mi sta molto a cuore, ossia la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, vi avevo segnalato il FOIA, Freedom of Information Act, un’organizzazione che proprio di questo argomento ha fatto la propria ragione di vita (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2012/06/un-appello-da-sottoscrivere.html).
Nei primi giorni dello scorso dicembre, il FOIA aveva chiesto al Governo informazioni sullo studio effettuato da Cottarelli, che era stato incaricato da Letta e confermato da Renzi, per definire le misure da adottare per ridurre la spesa pubblica. Conoscere il contenuto del “dossier Cottarelli” sarebbe, ovviamente, di grande interesse per il Paese. Ebbene, il Governo ha eretto un muro di gomma respingendo la richiesta di chiarezza del FOIA. Il resoconto completo di questa vicenda la trovate sul sito dell’organizzazione (http://www.foia.it/). Una sintesi la potete leggere in questo pezzo del Corriere della Sera di giovedì: http://archiviostorico.corriere.it/2015/gennaio/22/perche_conti_Cottarelli_sono_segreti_co_0_20150122_78af9594-a202-11e4-b31a-4e54bb51023c.shtml.
Cronaca. Ho poco da dire. Già è sospetto, come mi pare di aver scritto in precedenza, che Cottarelli sia stato di fatto allontanato dal suo incarico. L’omertà, come altro potrei definirla?, riguardo al frutto del suo lavoro mi sembra giustificare il convincimento che ben poco stia cambiando in Italia, checché ne dica Renzi. Il quale certo non ha nessuna voglia di eliminare il brodo di coltura dei mali peggiori del Paese: corruzione, spreco di denaro pubblico, lungaggini burocratiche, tempi della giustizia abnormi, ecc. ecc. Lo dimostrano anche le misure sull’evasione fiscale (il famoso 3%) e quelle sull’autoriciclaggio. Niente di quel che sta facendo Renzi ci farà recuperare significative posizioni nella graduatoria delle nazioni meno corrotte e più trasparenti del mondo.
Quel che penso di Renzi, a questo punto, lo avete senz’altro capito. Quindi mi concentro su un altro punto che viene messo in luce dalla vicenda del “dossier Cottarelli”. Quel breve articolo di cronaca del Corriere è il solo che ho trovato nei principali quotidiani italiani (se sbaglio, sarò felice di essere smentito). Ecco, per me è intollerabile che i direttori di giornali come La Stampa o il Sole 24 Ore, il Corriere o La Repubblica, Il Giornale o Il Fatto Quotidiano abbiano rinunciato ad andare a fondo sulla questione e a mettere il Governo con le spalle al muro per ottenere il soddisfacimento della richiesta del FOIA.
Mala stampa. Quest’atteggiamento più connivente che rinunciatario mi sembra dimostrare, al di là di ogni dubbio, che non possiamo contare su giornalisti capaci di svolgere autenticamente il compito loro affidato nelle democrazie liberali. Con direttori come quelli dei quotidiani italiani, Richard Nixon sarebbe rimasto alla Casa Bianca sino alla scadenza del suo secondo mandato. Una volta di più posso solo rimpiangere che non ci sia un Ben Bradlee da queste parti. E neppure un suo modesto allievo.
E’ arrivato il momento di uscire dal pantano. E per compiere un salto che ci porta tra le stelle, non possiamo che affidarci alla musica.
Ieri è caduto il 40° anniversario di un evento che ha un posto speciale non soltanto nella storia del jazz, ma in quella di tutta la musica: il concerto eseguito a Colonia da Keith Jarrett il 24 gennaio del 1975. Possiamo non ascoltarne una parte? No, naturalmente. Eccovi il primo brano che non ha titolo. E’ un po’ lungo, ma sono 26 minuti di pura bellezza.


giovedì 27 novembre 2014

Solo stracci che volano


Ieri il Corriere della Sera ha dato spazio a una lunga intervista a Rosy Bindi, una delle principali esponenti della minoranza interna del PD, quel raggruppamento di politici (piuttosto datati) che, in un modo o nell’altro, sta cercando di boicottare dall’interno il lavoro di Renzi.
Siccome ho già detto apertamente cosa penso del Presidente del Consiglio e del suo modo di agire, non credo che mi si potrà accusare di prenderne le difese, che è proprio l’ultima delle mie aspirazioni. Quindi quel che dirò di Rosy Bindi e degli altri oppositori interni non va mal interpretato. Non difendo Renzi, attacco Bindi & Co., gente che non sa vincere (come hanno scritto infinite volte i commentatori di quasi tutti i quotidiani), ma che non sa neppure perdere, visto che pretende d’imporre la propria linea al partito pur avendo subito una sconfitta nelle primarie per il segretario, e non con pochi voti di scarto (http://www.partitodemocratico.it/doc/263318/primarie-pd-2013-risultati-definitivi.htm).
Parlano di democrazia, ma ne dimenticano (o forse li hanno sempre ignorati) i principi fondamentali. E sono anche piuttosto vili, perché si muovono a mezz’acqua, un po’ dicono un po’ no, si barcamenano, più presi dalla loro sopravvivenza politica che dal destino del Paese.
Se avete voglia (e stomaco, a questo punto bisogna parlare fuori dai denti) leggete l’intervista di Monica Guerzoni a Rosy Bindi: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_26/bindi-si-torni-all-ulivo-o-noi-usciamo-matteo-ha-deluso-gia-caduta-cd832bb6-7530-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml#.
Stampa così e così. Approfittando della “distrazione” della giornalista, Bindi non fa altro che criticare l’operato di Renzi e vagheggiare il ritorno a un meraviglioso passato, che sarebbe quello in cui Bersani, D’Alema, Prodi, Veltroni e altri hanno dato così gran prova di sé, ossia non solo realizzando poco o nulla e beccandosi come galli, ma anche favorendo la sopravvivenza politica del tipo decrepito e, più grave, ignorando (esattamente come Berlusconi) le reali necessità degli italiani, in particolare dei giovani. Cercate queste parole nelle chiacchiere patetiche della Bindi: giovani e futuro. Se le trovate, fatemelo sapere. Grazie.
Non abbiamo bisogno di gente come lei. Non abbiamo bisogno di chi non sa far altro che guardare al passato e nutrirsi di una presunzione arrogante. E se non vi basta la mia opinione, e avreste anche ragione, leggete l’editoriale odierno di Ernesto Galli della Loggia, sempre dal Corriere: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_27/vocazione-minoritaria-certo-pd-36c2b962-7607-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml.
Buona stampa. Della Loggia non ha neppure bisogno di scrivere tanto. Gli basta circa la metà dello spazio che occupano solitamente i suoi editoriali. Che sia perché è tutto così chiaro da non richiedere complesse spiegazioni?
Chiuderò su questo sgradevole argomento con la menzione di uno dei peggiori dello schieramento di cui la Bindi è una pedina fondamentale. Parlo di Stefano Fassina, uno che non sorride mai e che ha una faccia torva e uno sguardo sbieco assai poco rassicuranti. Anche Fassina, come un Salvini o un Grillo qualsiasi, non ha trovato di meglio da fare che chiedere la fine dell’euro. Ovvio, non l’ha fatto con la volgare semplicità dei due brillanti politici che ho citato, ma da uomo di raffinata cultura in un’intervista di qualche settimana fa a Il Manifesto: http://ilmanifesto.info/fassina-renzi-va-a-destra-e-leuro-va-superato/.
Stampa così e così. Da un giornalista de Il Manifesto non ci si aspetta certo che contesti le posizioni di un compagno della caratura di Fassina. Ecco le parole su cui riflettere:
Senza una correzione di rotta l’Europa andrà a sbattere, ma le condizioni per questa correzione non ci sono. Quindi dobbiamo preparare una soluzione cooperativa per il superamento dell’euro.
Una soluzione cooperativa per il superamento dell’euro… Ci voleva l’ex consulente economico di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi per escogitare una formula del genere. Mi piacerebbe che spiegasse che cosa intende… Dubito che lo farà, anche perché è inutile: la formula ha avuto il benestare di niente meno che Pierluigi Bersani, lo smacchiatore di giaguari. Non c’è niente da spiegare. La Ditta approva. Come aveva approvato, nel 1999, Presidente del Consiglio D’Alema e Fassina al Dipartimento Economico di Palazzo Chigi, la scalata di Colanninno e soci alla Telecom. Ricordate i “capitani coraggiosi”? Definizione non molto fortunata, visto come è andata a finire la Telecom… Chissà se anche questa fu frutto della fertile mente di Fassina?
Lasciamo stare.
Le beghe del PD, tutto sommato, sono quasi ridicole di fronte a quel che accade dentro il M5S e Forza Italia, ai cui leader e parlamentari delle vicende italiane, ormai, non interessa più nulla, presi come sono dal lanciarsi stracci ventiquattro ore al giorno cercando disperatamente il modo per non essere sbattuti fuori dalla politica (soprattutto dal piacevole mondo di ricchi privilegi che garantisce). Verrebbe da dire che si tratta di scene pietose se non fosse che, comunque, si tratta di organizzazioni politiche ancora di qualche rilievo e partecipi di decisioni importanti per la vita degli italiani.
Chiudo con Gramellini e il suo Buongiorno di oggi, che è in tema: http://www.lastampa.it/2014/11/27/cultura/opinioni/buongiorno/na-bce-MTf2tdfz9nFG9zcELysC6J/pagina.html.
Buona stampa.