Visualizzazione post con etichetta Roberto Napoletano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roberto Napoletano. Mostra tutti i post

sabato 31 dicembre 2016

Non cerchiamo nemici di comodo. Piuttosto arruoliamo un alleato indispensabile

Il 2016 si conclude senza che si sia fatta chiarezza sull’effettiva capacità del governo di risolvere in modo definitivo e soddisfacente i problemi del sistema bancario italiano. Non solo molti, anzi sono pochi, gli osservatori disposti a sostenere che le misure varate nei giorni scorsi allontaneranno definitivamente tutti gli spettri che si muovono da troppo tempo attorno agli istituti di credito nazionali.

martedì 25 agosto 2015

La liquidità c'è, manca altro

Dal 2007, anno in cui affonda le sue radici la crisi economico-finanziaria che ancora il mondo sta vivendo, le borse mondiali hanno “annerito” parecchi giorni, senza preoccuparsi che si trattasse di martedì o giovedì, trascurando, ovviamente, i sabati e le domeniche. O, quantomeno, questo dicono i titoli dei quotidiani che, un po’ ovunque, hanno definito anche il 24 Agosto 2015, in base ai bruschi cali generalizzati degli indici, “lunedì nero”.
Sarebbe meglio se la stampa, in Italia in particolare, ma anche altrove, evitasse di (ab)usare queste definizioni. Non c’è nulla di peggio che circondare di clamore eventi che meriterebbero di essere considerati con attenzione e con prudenza, moderando i toni e presentando valutazioni pacate e serie. Ma tant’è…
Storicamente, il primo giorno a diventare nero fu un giovedì d’Ottobre del 1929, per la precisione il 24, quello del crollo di Wall Street. In realtà, le cose andarono male anche nei giorni successivi, tanto che il 29 Ottobre viene ricordato come “martedì nero”. 
C’è già stato un "lunedì nero" nel 2015, il 6 Luglio, quando ancora non si vedeva la soluzione alla crisi greca. A onor del vero non la si vede bene neppure adesso, ma tutti fanno finta che non sia così.
Nel 1987 ci fu quello che, a ben vedere, si deve ancora considerare l’autentico “lunedì nero”: il 19 Ottobre (https://en.wikipedia.org/wiki/Black_Monday_%281987%29), quando gli indici subirono flessioni ben più decise di quelli di ieri.
Tutto questo per dire cosa? Per dire quasi nulla: non sono tanto sventato da andare appena un po’ oltre questo piccolo sfoggio di conoscenza delle crisi dei mercati finanziari. Se mi azzardassi a fare ipotesi su quel che succederà metterei, scusate la scarsa eleganza, il culo nelle pedate, prospettiva che preferisco senz’altro evitare.
Sull’andamento dei mercati di ieri, sulle cause e sulle possibili misure di intervento, come di consueto, mi limiterò a suggerirvi qualche lettura. Volendo, potrei esagerare con i suggerimenti, ma preferisco concentrarmi su un quotidiano e su due soli articoli per consentirvi di confrontare punti di vista assai diversi. Il Sole 24 Ore di oggi ospita un editoriale del direttore, Roberto Napoletano, (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/un-qe-pechino-065732.shtml?uuid=AC52FOm) e uno di Donato Masciandaro, economista e docente universitario, (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/quella-cura-svedese-la-bolla-071048.shtml?uuid=ACAbMOm).
Evito di dare il mio consueto giudizio, dirò solo che sono piuttosto sconcertato dalla distanza tra le due posizioni, che ci starebbe bene se non fosse coinvolto il direttore, la cui opinione schiera il giornale e finisce per smentire quella di Masciandaro. Non esprimo valutazioni, ma farò qualche osservazione che, credo, farà capire quale dei due mi convinca di più.
Se c’è un punto sul quale concordano la maggior parte degli osservatori che ho letto anche nelle scorse settimane (la questione non è di ieri) è che i problemi economici e finanziari della Cina sono affrontati in maniera abbastanza inadeguata dalle autorità del Paese. Quello che politici e funzionari cinesi non sembrano capire è che le forze dei mercati (di cui hanno largamente beneficiato sul versante del commercio estero e anche degli investimenti di partner stranieri) non obbediscono alle direttive del partito e non si possono controllare con i carri armati. E che, in un Paese che aspira, comprensibilmente, a un ruolo di primo piano come potenza industriale e finanziaria, le decisioni di natura economica, riguardino la valuta o la borsa poco importa, devono essere coerenti e trasparenti.
In altre parole, è indispensabile che governanti e burocrati di Pechino capiscano che la scelta, operata da Deng Xiaoping quasi trent’anni fa, di innestare la libertà economica nel regime politico comunista non può più essere gestita come è stato fatto sino ad oggi, e questo sia per ragioni interne che internazionali.
Ultima osservazione: i mercati finanziari non hanno bisogno di altre iniezioni di liquidità. Potrebbe apparire vero il contrario, come sostiene Roberto Napoletano, ma non è così. In realtà, la liquidità si sarebbe dovuta ridurre già da tempo, ma non è stato possibile farlo perché, soprattutto in Europa, ma non solo, sono mancate le risposte politiche ai problemi economici e le banche centrali hanno dovuto sopperire, anche troppo, al deficit di incisività e di autorevolezza della politica.
Per fortuna, almeno per oggi, le borse europee si sono riprese quasi completamente. Un "martedì bianco"?
Per la musica, oggi torniamo al jazz. Ascoltiamo il trio di Brad Mehldau nel brano di Nick Drake: Time Has Told Me.




martedì 30 giugno 2015

La seconda domanda


Difficile non parlare anche oggi della situazione greca. Le notizie si accavallano e non è facile capire se si apre uno spiraglio per definire un’intesa oppure si consumerà la rottura definitiva che, con ogni probabilità, comporterebbe l’uscita della Grecia sia dall’eurozona sia dall’Unione Europea.
Sugli aspetti legali della questione, ho trovato un articolo in inglese del sito Politico.eu: http://www.politico.eu/article/eu-confronts-greek-legal-puzzle-grexit-eurozone/.
Buona stampa. La situazione non è, in realtà, incontrovertibile, ma pare prevalere l’opinione di chi considera, nel caso non si trovasse una soluzione al problema del debito ellenico, l’uscita sia dalla moneta unica che dall’Europa (più che mai) cosiddetta unita.

martedì 5 maggio 2015

La famosa acqua di Cologna


No, non sto farneticando, capirete dopo perché questo titolo. Prima, però, parliamo di un altro argomento.
Ieri, sul Corriere della Sera, ho letto un eccellente (come di consueto) articolo di Claudio Magris il cui argomento erano le violenze e i vandalismi di Milano. Purtroppo non era disponibile in rete e sono riuscito a reperirlo solo adesso sul sito Ristretti orizzonti (http://www.ristretti.org/). Questo è il link all’articolo: http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/giustizia-piazze-e-stadi-la-balbuzie-ideologica-dei-violenti.
Buona stampa. E buon lavoro di Ristretti orizzonti che sopperisce alla politica non molto comprensibile della redazione on line del Corriere. Magris possiede un’intelligenza lucidissima e una scrittura nitida, senza fronzoli, che porta al cuore delle questioni e le illumina perfettamente.
Nel corso delle mie inutili ricerche di ieri, avevo trovato nell’archivio del Corriere un articolo del 2 Settembre 2008, sempre scritto da Magris e sempre dedicato al tema della violenza e del vandalismo, in questo caso dei tifosi. Non ricordo a quale evento si riferisca l’articolo, ma questo importa poco o nulla. Quello che lascia sconcertati è che, a distanza di oltre sei anni, le problematiche siano rimaste sostanzialmente le stesse, senza che, da parte delle autorità competenti e delle società di calcio, fosse fatto alcunché per modificare le cose, come dimostrano anche gli eventi recenti di Torino e di altre città.
Buona stampa. Credo che anche lui sia andato a rileggerlo prima di scrivere quello pubblicato ieri. Che altro doveva fare? Non ci sono stati cambiamenti, non in senso positivo, anzi. Le parole del 2008 sono ancora valide, tutt’al più rese maggiormente fondate dall’aggravarsi del problema.
E torniamo alla qualità dei nostri giornalisti. Qualche ora fa ho letto questo articolo su Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-05-05/germanwings-brand-sparira-autunno--081511.shtml?uuid=ABrGodaD&fromSearch.
Adesso lo hanno corretto, ma al momento della pubblicazione on line, come di quella sul cartaceo, la Signora Mara Monti aveva scritto Cologna, non Colonia. Ecco il testo acquisito con lo scanner. E ho anche la copia della prima versione apparsa sul sito.


La correzione on line è seguita a una mail che ho inviato al Direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, il quale si è affrettato a far modificare il testo, ma si è guardato bene dal rispondermi. E si è anche ben guardato dal far apporre due righe di scusa per l'errore. Detto altrimenti: ha messo la polvere sotto il tappeto ed è sgattaiolato via. Non mi pare l’atteggiamento giusto per chi guida un quotidiano che, giustamente, aspira a essere, ed è, uno dei più autorevoli anche in ambito internazionale. Ammettere un errore è prova di forza, non di debolezza. E di rispetto per i lettori.
Mala stampa.
Oggi cade un anniversario che mi pare giusto ricordare. Il 5 Maggio 1981 moriva Bobby Sands, uno dei più famosi esponenti dell'IRA, Irish Republican Army. Non ricordo la morte di Sands perché io abbia una qualsiasi valutazione personale su di lui e su ciò che rappresenta. La guerra civile irlandese è stata, con i conflitti arabo-israeliani e la fase conclusiva della guerra del Vietnam, parte della vita delle persone della mia età, resa una presenza costante dalla televisione e dai giornali che la documentavano, giorno dopo giorno.
Non commemoro, dunque, la morte di Bobby Sands, intendo ricordare una delle vicende più tragiche del XX° secolo, durante la quale, da entrambe le parti, sono stati commessi crimini brutali e spietati.
Restiamo in Irlanda, e nell'area politica in cui militava Sands, per il primo ascolto musicale. Nella seconda metà degli anni Settanta, infatti, il cantante Christy Moore era schierato accanto ai prigionieri dell'IRA detenuti a Maze (http://en.wikipedia.org/wiki/Christy_Moore). Il brano che vi propongo è Back Home in Derry.


Il secondo brano, che ha condiviso sulla sua pagina Facebook il mio amico Stefano e quindi il merito è suo, ci riporta al Jazz. Siamo alla fine degli anni 30 con alcuni tra i più apprezzati strumentisti dell’epoca, a cominciare dal leader, Django Reinhart, per passare a Coleman Hawkins e a tutti gli altri. Il titolo è Out of Nowhere.


venerdì 12 settembre 2014

Twittare tutto per non cambiare nulla


Il Corriere della Sera di oggi, sia in versione cartacea sia sul sito, propone un’intervista realizzata da Michele Farina a Alison Deighton, una donna imprenditore immobiliare inglese, che era interessata a effettuare un secondo importante investimento in Italia. Ecco il collegamento: http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_12/super-manager-fuga-puglia-investirei-70-milioni-ma-non-si-puo-176fa44e-3a3e-11e4-8035-a6258e36319b.shtml#.
Buona stampa. Sempre che la signora dica la verità…  Scherzo ovviamente, non ho il minimo dubbio che la signora Deighton dica il vero e che qualche stupido burocrate (o più d’uno, probabilmente) abbia pensato bene di tergiversare sino al punto di mandare all’aria il suo progetto imprenditoriale. Non verremo mai a capo di nulla finché si ripetono vicende simili (e si ripetono, certo che si ripetono!). E c’è un’unica strada per modificare le cose: si deve cambiare radicalmente la filosofia fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Si deve cancellare una volta per tutte il principio che tante attività dei cittadini e delle imprese debbano essere autorizzate da uno o più uffici pubblici. Finché questo principio varrà, il nostro paese sarà condannato perché in questo principio si annida il germe della corruzione e dell’inefficienza, dell’arbitrio e dell’irresponsabilità, delle estenuanti lentezze e delle decisioni autolesionistiche. E anche della spropositata dimensione della pubblica amministrazione, centrale e periferica, con le ovvie conseguenze in termini di spesa. Potrei continuare, ma mi fermo qui. Credo di aver già detto abbastanza.
Quando poi si pensa che, mentre la signora Deighton non ha potuto portare avanti il suo progetto perché stanca di confrontarsi con un muro di gomma, in giro per la penisola si svolgono innumerevoli attività abusive o, addirittura, illegali senza che nessuno faccia nulla…
Che l’attuale Presidente del Consiglio e i suoi collaboratori possano modificare questo stato di cose mi sembra assai improbabile. Direi, anzi, impossibile. Ho tenuto in sospeso a lungo il giudizio su Matteo Renzi. Si parva licet componere magnis, mi sono adeguato a quanto hanno fatto la maggior parte dei commentatori politici: per qualche mese sono rimasto a guardare, in attesa fiduciosa di vedere qualche segno concreto di autentico cambiamento. Non ne ho visti.
Renzi, purtroppo, marca una continuità sconcertante con il tizio decrepito: Berlusconi sottoscriveva contratti che valevano meno della carta su cui erano scritti, Renzi ogni secondo minuto annuncia su Twitter che farà questo e farà quello, ma a tutt’oggi, la sola misura rilevante adottata è quella dei famosi 80 euro di minor prelievo sulle buste paga più basse, una misura che è stata più che compensata da incrementi delle imposte (non tutti, per la verità, decisi dal suo governo).
E siccome non posso pretendere che crediate a me, vi suggerisco di leggere l’intervista al Presidente del Consiglio pubblicata dal Sole 24 Ore qualche giorno fa: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-03/renzi-subito-tagli-20-miliardi-e-bonus-non-torno-indietro-063516.shtml?uuid=ABjklspB.
Buona stampa. Roberto Napoletano, il mio (ottimo) omonimo direttore del quotidiano ci prova a condurre la conversazione sul piano del realismo, ma è tutto inutile.
Quel che lascia l’amaro in bocca è che gli italiani, pur consapevoli del fatto che Renzi sta facendo poco o nulla per portare il paese fuori dalle secche in cui sta arenato da quel dì, continuano ad apprezzarlo. I sondaggi dicono che piace: non fa nulla o quasi, ma può contare ancora sul sostegno della larga maggioranza degli italiani. Nella quale, sia chiaro, io non voglio essere annoverato.
Quella capacità di cambiamento che Renzi va cercando di accreditare viene smentita, tra i tanti, da due fatti, tra loro, plausibilmente, collegati. Il primo è l’imminente abbandono, da parte di Carlo Cottarelli, del ruolo di Commissario alla Revisione della spesa (Spending review per quelli che non sopravvivono senza ricorrere, senza ragione, all’inglese). Il secondo il rinvio sine die di ogni misura volta a costringere gli enti locali a chiudere una parte delle innumerevoli società partecipate, così come, tra le altre cose, suggeriva di fare Cottarelli.
E mentre, passo dopo passo, Renzi non ci porta da nessuna parte dove valga la pena di andare, alcuni eminenti (si fa assolutamente per dire) esponenti della classe dirigente italiana discutono di argomenti cruciali.
Penso a Rosy Bindi che si concentra sul ruolo della bellezza delle sue colleghe ministre, dando vita a un dialogo a distanza di eccelso livello.  O a Diego Della Valle che contesta a Marchionne la decisione di sostituire Montezemolo alla guida della Ferrari. Il futuro del paese sarà radicalmente modificato dal dibattito su questi temi fondamentali? Mah…
Buona notte e buona fortuna.

sabato 30 agosto 2014

Tre articoli e due pianiste


Ricominciamo dal Gramellini di oggi: amaro, non lontano dallo scoramento, forse addirittura dalla disperazione. Ecco il link: http://www.lastampa.it/2014/08/30/cultura/opinioni/buongiorno/i-giardini-di-renzi-g9P1yqips8pYpTupeS3w6J/pagina.html.
Buona stampa. Come di consueto.
Sul nostro Presidente del Consiglio mi limito ad aggiungere un paio di collegamenti. Il primo all’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 14 Luglio (la data riportata dal sito del giornale non mi convince, a me pare sia più recente, comunque mi adeguo): http://www.corriere.it/opinioni/14_luglio_14/dirsi-faccia-po-verita-ce395f0c-0b14-11e4-9c81-35b5f1c1d8ab.shtml.
Buona stampa. E anche in questo caso il voto è ricorrente.
Il secondo è un commento fulmineo, anch’esso intriso di amarezza e delusione, di ansia e di impazienza, firmato oggi dal direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-30/la-scossa-e-investimenti-081110.shtml?uuid=ABaY3joB&fromSearch.
Buona stampa.
Sono trascorsi quasi due mesi dall’ultimo post. Un silenzio che non nasce dal calo di attenzione per ciò che accade intorno a noi, ma da sentimenti non diversi da quelli espressi dalle firme importanti di cui vi ho segnalato i pezzi. E’ difficile continuare a riflettere sul nostro paese senza provare sconforto e disillusione. Ho preferito non trasmettere anche a voi tre questo mio stato d’animo.
Se poi spostiamo lo sguardo dall’orizzonte angusto dell’Italia a quelli più ampi del mondo, onestamente, non scorgo nulla che possa scalfire il mio pessimismo.
Non si può certo provare ottimismo osservando l’agire dei banditi che si spacciano per uomini di fede o quello della spia alla guida di una nazione frettolosamente, ed erroneamente, accolta nel novero delle democrazie. E, altrettanto desolante, è il non agire dei governanti occidentali, schiacciati dalla sindrome così ben illustrata dall’articolo di Galli della Loggia. La maggior parte di loro non sa neppure da che parte si comincia a guidare una nazione. Si limitano a cercar di capire in quale verso vada accarezzato il pelo dei loro concittadini, cercando sempre un facile consenso, quasi mai le linee di un’azione politica capace di fronteggiare adeguatamente i problemi economici e i focolai di guerra e di ribellione che gettano pesanti ombre sul nostro futuro.
Siamo alle soglie dell’autunno e nessuno sembra rendersi conto che, uno dopo l’altro, alcuni dei fornitori essenziali di energia all’Europa vengono a trovarsi al centro di vicende che potrebbero facilmente comportare un crollo della disponibilità di petrolio e di gas. Mentre questo accade, i cosiddetti leader europei bisticciano per la nomina di qualche brillante (si fa per dire) membro della cricca a questa o a quella importante carica della Ue… E il Presidente degli USA ci informa che non ha la più pallida idea di cosa fare per la situazione siriana, come se ne avesse per quella irachena, quella afgana, quella ucraina, quella egiziana, quella palestinese…
Però twittano. E fanno i pagliacci in favore delle telecamere. Mentre l’amico del tizio decrepito, imperterrito, fa i comodi suoi e dei suoi amici con cui controlla, in senso societario, la Russia. E continuerà a farli, anche se questo ci portasse al di là del punto di non ritorno, perché uno come lui non torna sui suoi passi e non si cura certo dei soldati russi mandati a morire senza neppure che sappiano dove e perché (e se e come verranno restituiti alle famiglie: leggete le cronache da Mosca di questi giorni). Come non si cura dei missili messi in mano a fanatici irresponsabili che se ne servono per abbattere aerei di linea.
Nei quasi due mesi trascorsi dall’ultimo post non ho smesso di cercare di informarmi ogni giorno. Solo che quel che ho letto e leggo mi piace sempre meno. E ho pensato fosse meglio non trasmettere anche a voi tre il mio disagio. Adesso, forse sbagliando, ho cambiato opinione e ho deciso di tornare a scrivere. E di farlo, come d'abitudine, senza pormi troppi problemi, dicendo quel che penso anche se, lo ammetto facilmente, magari non è gran cosa.
E, anche questa è un'abitudine, per cercare di risollevare il vostro e anche il mio animo, concludo con un po' musica, indispensabile genere di conforto.
Il primo brano è di Jessica Williams (http://www.jessicawilliams.com/), il cui pianismo percussivo e molto dinamico ben si presta all’interpretazione del tema da lei stessa composto, I Remember Dexter, dedicato a Dexter Gordon.



Il secondo pezzo è eseguito da Lisa Hilton, lei pure pianista e compositrice americana (http://en.wikipedia.org/wiki/Lisa_Hilton_%28musician%29), e s’intitola Warm Summer Night, certamente non ispirato al clima di questa piovosa e fredda estate italiana.

  
Due donne, due pianiste, due modi assai diversi di interpretare il jazz, ma entrambi stimolanti e non banali.

domenica 29 settembre 2013

Conto fino a dieci


L’ultimo post si chiudeva con queste parole, suggerite dalla patetica vicenda delle dimissioni dei parlamentari del Pdl:
“Ecco, vi ho annoiato con queste trascurabili storielle e, intanto, c’è qualcuno che si preoccupa per le sue faccende personali e la servitù si adegua. E Letta twitta e suona la campanella di Wall Street…”
Non mi cito per gratificare la mia vanità, ma per ricordare quanto fosse già stato grave che il tizio decrepito imponesse ai parlamentari del suo partito di consegnare le lettere di dimissioni ai capigruppo, pretendendo da loro uno strumento per esercitare ulteriore pressione sul Presidente della Repubblica e sul Presidente del Consiglio, dai quali lui vorrebbe che cancellassero le conseguenze legali dei suoi comportamenti.
E poi è arrivato sabato…
Per il momento non dico nulla di quel che penso riguardo a quanto accaduto ieri. Mi limiterò a suggerirvi la lettura dei due editoriali nei quali mi riconosco maggiormente tra quelli letti nei quotidiani di oggi.
Il primo è del direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-29/dignita-081331.shtml.
Buona stampa. Per entrambi. La sola riserva è che, anche in questa occasione, usano nei confronti del tizio decrepito un tono che ormai non è più giustificato in alcun modo. Il tizio decrepito, con il sostegno dei suoi più volgari scherani e dei suoi più viscidi servi (i nomi li conoscete certamente), ha dimostrato che nulla gli interessa oltre la sua persona, che non ha rispetto per nulla che non sia sé stesso e, forse, i suoi familiari. Non gli dobbiamo, dunque, più nessun rispetto e mi piacerebbe che ne tenessero conto anche Napoletano e Calabresi, sebbene il loro atteggiamento “morbido” nasca da intenti strumentali che posso intuire e, in minima parte, arrivare a condividere.
Fine. Per ora meglio non aggiungere altro.

domenica 4 agosto 2013

Un quotidiano comunista inglese


Ci sono giorni, oggi è uno di questi, nei quali vorrei svegliarmi in un paese in cui il rispetto per la propria cultura, la propria storia e il proprio futuro non fosse ormai quasi completamente dissolto.
La conferma, da parte della Cassazione, della condanna per frode fiscale inflitta al tizio decrepito ha, prevedibilmente, ma non comprensibilmente, scatenato reazioni a dir poco scomposte, desolante conferma di come la classe politica italiana sia incapace di misurarsi con la realtà dei problemi e si dedichi (e su questi si combatta aspramente) a temi che nulla importano agli italiani e nulla hanno a che vedere con i loro bisogni e le loro aspirazioni.
Che poi, in questo frangente, emergano con particolare gravità le implicazioni della natura del partito del tizio decrepito non stupisce.
E sui giornali si torna a parlare di un “cerchio magico”, alludendo all’entourage del padrone del Pdl, a quel nucleo di personaggi che vivono per compiacerlo. E, non credo di essere il solo, a leggere di questo cerchio magico, torno a pensare al primo di cui si è occupata la stampa e mi verrebbe da mettere le mani nei capelli (ah, se li avessi…) pensando a come si formano questi gruppi di fedeli servitori, selezionati in base non già alle capacità, ma alla totale e cieca devozione, ricompensata con l’indifferenza anche per la disinvoltura morale di molti tra loro.
Nelle note affidate alle agenzie e nelle confidenze ai quotidiani si sprecano le difese del capo, in una sorta di ridicola gara a chi la spara più grossa per attirare l’attenzione su di sé e per conquistare qualche briciola di apprezzamento da parte del tizio decrepito.
A riguardo, ammetto di essere sollevato nel vedere che Bondi, finalmente, ha parlato e l’ha fatto come gli compete, ossia con saggezza, senso critico, prudenza, rispetto per le istituzioni, virtù che gli sono ampiamente riconosciute, non diversamente dall’eccellenza nel poetare e nell’amministrare i beni culturali italiani.
Naturalmente si scherza: Bondi è una figura così patetica nel suo ardore servile da stimolare soltanto umana pietà. Certo, in un paese nel quale la classe politica si forma diversamente da come accade in Italia, per uno come lui non si sarebbero mai aperte le porte del Parlamento e, men che meno, quelle di un ufficio di Ministro. Lasciamo perdere.
Veniamo alla stampa. Quasi tutti i direttori dei principali quotidiani italiani si sono occupati della situazione creata dalla sentenza della Cassazione e dalle reazioni del tizio decrepito e dei suoi valletti. Lo hanno fatto, per citare tre degni di attenzione, De Bortoli sul Corriere (http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_03/prima-di-tutto-paese-de-bortoli_8556ccf8-fbfb-11e2-a7f2-259c2a3938e8.shtml), Calabresi su La Stampa (http://www.lastampa.it/2013/08/04/cultura/opinioni/editoriali/labbaglio-dello-scontro-totale-H9iaDME9cF4Q0bzGMQ1HpM/pagina.html) e Roberto Napoletano sul 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-04/malattia-italiana-massimo-governo-081221.shtml?uuid=AbLHy9JI&fromSearch).
Buona stampa. Anche se la mia preferenza va alla sintesi di Calabresi, che non lascia spazio a qualche nota di ambiguità che traspare negli articoli dei colleghi, forse un po’ preoccupati di apparire schierati.
Il problema è che, anche tra le nostre migliori firme, si è andato diffondendo il virus che sta devastando la nostra classe dirigente, rendendola incapace di assumersi sino in fondo le proprie responsabilità e di guardare la realtà in faccia e di agire senza preoccuparsi, scusate la brutalità, di salvarsi le chiappe.
Anche altrove, ho già avuto modo di sottolinearlo, la classe dirigente si è screditata. Da noi, però, il fenomeno ha superato da tempo il livello di tolleranza. E sta facendo pagare un prezzo insopportabile alla popolazione. Anche in termini di rispetto.
Buona stampa.
E, giusto per tornare alla valutazione della sentenza della Cassazione, andiamo oltre il titolo dell’articolo del Financial Times citato anche da Severgnini. Lo potete leggere qui: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/88151c2a-fb78-11e2-a641-00144feabdc0.html#axzz2awfjCAfu.
Buona stampa. Dove si legge quello che sarebbe stato bello leggere anche nei giornali italiani. Perché non si può fingere di non vedere quel che è successo in questi vent’anni e non si può continuare nel “cerchiobottismo” che contraddistingue anche alcuni dei nostri migliori quotidiani.
I difetti dello schieramento opposto al Pdl, e gli errori dei suoi (sedicenti) leader, non sono un buon motivo per rifiutarsi di valutare la presenza in politica del tizio decrepito come fa il Financial Times.

domenica 14 aprile 2013

Abbiamo bisogno di ben altro che capponi!


Com’è naturale, il Sole 24 Ore garantisce ampio spazio alle opinioni dei principali esponenti di Confindustria e agli eventi dell’associazione. Oggi, tra i molti articoli dedicati alla manifestazione torinese dell’organizzazione degli imprenditori, mi pare ben scritto l’editoriale del direttore Roberto Napoletano: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-14/salviamo-almeno-salvabile-081029.shtml?uuid=AbMJ10mH.
Buona stampa. Vengono i brividi nel leggere le parole di uno dei miei migliori omonimi (per fortuna, non tutti i Roberto vengono per nuocere!). Il tessuto produttivo del nostro paese si va pian piano disfacendo, in parte anche per colpa di un modello fragile (in sintesi: basato sulla famiglia e, conseguentemente, rigido sia sul piano organizzativo che sul piano finanziario), ma soprattutto perché, più che mai, pesano gli errori di chi ha retto il governo negli ultimi vent’anni.
Mancano infrastrutture essenziali, dai trasporti alle reti informatiche. Abbiamo costi energetici tra i più alti della Ue. L’incidenza delle imposte ha superato il livello non solo della tollerabilità, ma anche quello della legittimità. Il divario tra costo sostenuto dalle imprese e salario percepito dai lavoratori ha anch’esso raggiunto dimensioni insostenibili. E continuate voi...
Tutto questo è accaduto senza che la classe politica facesse alcunché di realmente incisivo per cambiare le cose e per porre un freno al deterioramento del sistema, anzi. Dalle farneticazioni sul ponte sullo Stretto alle “lenzuolate” ridicolmente inutili, giusto per riferirmi ai leader attuali dei due maggiori partiti politici, il campionario delle parole in libertà e dei provvedimenti effimeri o nocivi comprende di tutto.
Anche il Governo Monti, mi spiace dirlo perché lo avevo ritenuto meritevole di fiducia, ha mancato largamente. Un po’ perché non ha saputo sottrarsi alle influenze dei partiti che lo sostenevano (non con la necessaria convinzione e coerenza, per la verità), ancor di più perché era formato da persone che non avevano la cultura necessaria per avviare un processo riformatore profondo e vario come quello di cui l’Italia ha bisogno. L’ho scritto sino alla noia (di voi tre e mia): gente come Patroni Griffi o Catricalà non saprebbe mai metter mano a provvedimenti che incidano realmente, ad esempio, sul funzionamento della pubblica amministrazione. Hanno alle spalle due encomiabili (dal loro punto di vista) carriere nell’apparato amministrativo dello Stato: sono espressione di quella stessa burocrazia che, indifferente a tutto, sta uccidendo il paese in accordo con la politica. Inutile che mi dilunghi, ne ho già parlato.
Anzi, no: sta uccidendo l’energia vitale, la creatività, la tenacia, la serietà con cui gli italiani avevano saputo sfuggire al proprio destino nel secondo dopoguerra. Quegli stessi valori che, ancora, resistono tra la gente comune, anche se con difficoltà sempre maggiori, in particolare per le generazioni più giovani. La gente comune non si arrende e cerca di sottrarsi al declino. Ma c’è un ma. E lo affido alle parole di Guido Gentili, sempre dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-14/dovere-rispondere-152655.shtml?uuid=AbUfV7mH&fromSearch.
“Ma ogni sforzo potrebbe risultare alla fine inutile in presenza di un sistema lasciato politicamente alla deriva, senza un governo credibile che governi e con un Parlamento non in grado di lavorare in modo efficace. E con una burocrazia amministrativa che si chiude ulteriormente su se stessa a difesa del proprio potere di interdizione. Il tutto, in un'atmosfera da campagna elettorale permanente”.
Pensavo di fermarmi qui, però non posso proprio. Nei polpastrelli ho un rancore che non so trattenere. Il mio disgusto per Viavà, per il tizio decrepito e per il pupo (e per i loro collaboratori e/o pupari) non può trattenersi. I primi due continuano nella patetica battaglia come i capponi di Renzo (capponi in tutti sensi). Il pupo, invece, parla come se lui avesse offerto qualche realistica alternativa, il che, com’è evidente, non è accaduto. E ha dimostrato non solo che il M5S non ha la visione necessaria per dare un futuro decente all’Italia, ma anche che il metodo ideato da lui e dal puparo per selezionare i quadri del movimento è semplicemente inadeguato (eufemismo). E non sono nemmeno capaci di proteggersi dai pirati informatici!
Sappiamo che non ci salveremo grazie a Viavà e al tizio decrepito, ma avrei seri dubbi sul possesso, da parte mia, di facoltà intellettive (che riconosco modeste, ma presenti) se mi facessi sfiorare dall’idea che saranno gente del calibro di Lombardi e Crimi a portare l’Italia fuori dalla crisi in cui versa.
Godetevi il ritratto che di Lombardi offre Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_14/roberta-la-vertigine-del-potere-grasso_06ae3f22-a4ca-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml.
Buona stampa.
Se poi, dopo il sorriso a denti stretti provocato da Grasso, volete tornare a guardare alle tante ragioni di pessimismo che, giorno dopo giorno, i cosiddetti leader politici ci offrono, andate a studiarvi i nomi dei candidati alla Presidenza della Repubblica proposti da Pd, Pdl e M5S.
Anche se qualcuno dei dieci selezionati dal M5S è personaggio d’indubbio prestigio e meritevole di rispetto, non mi pare che nessuno possegga i requisiti necessari nella contingenza che viviamo. Se poi andiamo a vedere chi propone Viavà, quello ancora convinto di essere destinato a guidare il “governo del cambiamento”, viene il sospetto che le sue poche idee confuse siano state smacchiate… Gente come Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) rappresenta il cambiamento come… come il candidato premier del Pdl per le prossime elezioni.
Oltre a non rappresentare il cambiamento, Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) hanno parecchie macchie sulla pelliccia (non quante il tizio decrepito, ma non certo poche). E sono espressione del medesimo sistema di potere che danni tormenta questo povero paese, quello di cui parlano Roberto Napoletano e Guido Gentili. Un sistema di potere che qualcuno ancora promette di cambiare con una rivoluzione liberale…
Ecco, vi ho rifilato una pagina e mezza per raccontarvi quello che sapevate già…
Buona notte e buona fortuna.