Visualizzazione post con etichetta Giuliano Amato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giuliano Amato. Mostra tutti i post

lunedì 8 febbraio 2016

Non cedere all'inganno della memoria

Su Facebook leggo numerosi post nei quali si attribuiscono all’euro molti dei mali del nostro paese. A manifestare simili opinioni non sono soltanto persone che non conosco o politici dei quali ho una cattiva opinione. Tra loro ci sono, purtroppo, anche persone che stimo e che ritengo intelligenti e informate. Ciò mi stupisce e, più ancora, mi preoccupa. Come spesso accade si confondono le cause con gli effetti e si dimenticano aspetti cruciali di una vicenda che si è svolta in un arco temporale lungo e che ha visto coinvolte responsabilità politiche diverse.

sabato 31 gennaio 2015

Se non altro non è Amato


Per prima cosa, gioiamo: non è Giuliano Amato!
Poi, però, vediamo, con Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi, chi pregustava quella che era ancora la potenziale elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica: http://www.corriere.it/politica/speciali/2015/elezioni-presidente-repubblica/notizie/quirinale-mattarella-dc-e1159412-a914-11e4-96d4-6a68544c2eeb.shtml.
Buona stampa. Più per stima che per reale apprezzamento dell’articolo nella sua interezza, come spiegherò dopo. Non posso dire che mi renda felice vedere che a ridere soddisfatti per l’imminente successo di un (ex)democristiano erano personaggi come Paolo Cirino Pomicino e Rosy Bindi. Mi auguro che il Presidente della Repubblica vorrà smentire le considerazioni di questi personaggi i quali, diversamente da lui, rappresentano il peggiore legame con la cosiddetta Prima Repubblica. Per quel che ho letto, Sergio Mattarella mi sembra una persona adatta al compito e capace di interpretare il ruolo in modo adeguato ai tempi, senza farsi sedurre dal presunto fascino del passato. In realtà, se è vero che il nuovo Presidente ha iniziato la sua carriera politica negli anni 80, è anche vero che ha occupato posizioni di rilievo anche successivamente e che è stato autore della legge elettorale che, purtroppo, è stata sostituita dalla porcata di Calderoli. Bindi e Pomicino hanno poco da ridere sotto i baffi: se la cosiddetta Seconda Repubblica non ha saputo offrire un possibile candidato alla più alta carica dello Stato è certo per la mediocrità della classe politica emersa negli ultimi vent’anni (e anche prima). Una classe politica che si è formata principalmente in tre modi diversi: le scuole di partito del PCI-PDS, i seminari aziendali del tizio decrepito e i bassi commerci di potere che avevano riempito lo stomaco della Balena bianca. Niente di buono direi. E lo dimostrano le condizioni in cui versa il nostro Paese sotto il profilo della corruzione, dell’inefficienza delle istituzioni, della penetrazione della malavita, delle posizioni di rendita di molte imprese favorite dalla mancanza di reale concorrenza e via dicendo.
Invece di perdersi in chiacchiere inutili e grottesche, Bindi e Pomicino potrebbero fare la cosa che la maggior parte degli italiani sarebbero ben felici di veder loro fare: si togliessero di torno. Ne abbiamo avuto abbastanza di loro e abbiamo dato loro abbastanza, anzi troppo per quel che valgono. E anche Gian Antonio Stella potrebbe metterci del suo, smettendo di andare a chiedere quel che pensano.
Per chiudere, vi suggerisco la lettura del ritratto di Sergio Mattarella tracciato da Gramellini nel Buongiorno di ieri su La Stampa (http://www.lastampa.it/2015/01/30/cultura/opinioni/buongiorno/papa-sergio-zero-tituli-Jj7NC284q9D7c1BPzTyHZJ/pagina.html) e la valutazione di chi esce vincitore o sconfitto dal voto di oggi, sempre da La Stampa, a firma di Amedeo La Mattina (http://www.lastampa.it/2015/01/31/italia/speciali/la-partita-del-colle-chi-ha-vinto-e-chi-ha-perso-BZzJOlgJ4WlTbSP9dVSdoJ/pagina.html).
Buona stampa. Per entrambi. Vale la pena di vedere il video dell’intervista (è un monologo per la verità) a Mattarella disponibile sul sito de La Stampa (http://www.lastampa.it/2015/01/30/multimedia/italia/ecco-lintervista-a-sergio-mattarella-dellottobre-7sTPrmZHyz1Te4ZAsm5mUJ/pagina.html), se non altro per ascoltare la voce del nuovo Presidente della Repubblica. Non credo che la sentiremo spesso, ma questo potrebbe essere un bene.

martedì 27 gennaio 2015

Non lui, per carità!


Qualche anno fa, all’alba di questo blog che voi tre ancora vi ostinate a leggere, ho scritto per ben due volte che Angela Merkel era la continuazione di Hitler con altri mezzi (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2011/12/andiamo-male-anche-in-europa.html e http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2012/06/cento-giorni.html). E avevo anche dedicato alcuni post alle conseguenze della brutale austerità imposta alla Grecia dalla Troika (se avete voglia, cercateli voi, mi sono già citato anche troppo).
Questo per dire che mi sento autorizzato a criticare Tsipras e la scelta dei compagni di strada che ha voluto per la sua esperienza di Presidente del Consiglio greco.
Buona stampa. Gramellini è buona stampa anche quando sbaglia… Meglio: anche quando scrive cose che non condivido, il che non equivale a sbagliare, tutt’altro. La sua interpretazione dell’alleanza tra Tsipras e Kammenos, però, non mi convince. A me puzza di tatticismo. E’ proprio una questione di fiuto, non razionale e meditata, però… però… mi viene in mente quando, alle elementari, mi hanno insegnato a non sommare le mele con le pere.
Dopo di che, come ho letto dappertutto, ormai è probabile che la Grecia non sia il siluro che affonda la malandata corazzata europea.
Venendo alle cose di casa, mancano poche ore alla prima votazione per eleggere il Presidente della Repubblica. Sempre affidandomi al fiuto (per ragioni di età, forse, il mio senso migliore), ho l’impressione che si parta con il piede sbagliato. Vedremo. Sul tema, quindi, vi suggerisco una lettura in chiave diversa, quella di Alessandro Sala sul Corriere di oggi: http://seigradi.corriere.it/2015/01/27/vorrei-un-presidente-che-sappia-usare-twitter/.
Stampa così e così. Capisco che possa volere un Presidente al passo con in tempi, ma credo sarebbe meglio auspicare una popolazione giovane capace anche di non servirsi solo dei social network per apprendere e comunicare.
Quanto ai nomi che circolano, io mi auguro ardentemente che cancellino subito quello di Giuliano Amato. Non posso immaginare un Presidente della Repubblica peggiore di lui, che rappresenta tutti i difetti della politica italiana degli ultimi decenni e che è stato l’artefice della più spudorata, tra le tante, operazione con cui l’apparato dello Stato e la classe politica hanno imposto ai cittadini di sostenere il costo dei suoi errori (http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Amato_I). Parliamo di un prelievo forzoso che si è applicato anche, ad esempio, ai conti che le imprese avevano per gli “effetti al buon fine”, ossia per somme che non erano e, in molti casi, non sono mai entrate nelle casse delle aziende stesse. E non dimentichiamo che Amato è, probabilmente, l’italiano che maggiormente costa ai suoi concittadini, potendo vantare pensioni e vitalizi per oltre 30.000,00 (Trentamila//00) euro al mese! Amato proprio no!
Chiudiamo con la musica, ma con spirito diverso dal solito. Anche oggi si celebra un anniversario. Sapete tutti di quale avvenimento si tratta. Ascoltiamo una canzone di Francesco Guccini. Per quel che vale il mio giudizio, la più bella canzone italiana sull’Olocausto: La Canzone del Bambino nel Vento. La ascoltiamo nella versione, credo, più famosa, quella de I Nomadi.




giovedì 11 dicembre 2014

L'eredità


Lunedì scorso, 8 dicembre, Il Mattino di Padova ha pubblicato un editoriale di Mario Bertolissi, uno dei più autorevoli Costituzionalisti italiani, professore presso l’Università padovana. Purtroppo, il quotidiano non ha reso disponibile il pezzo sul proprio sito, ma il mio scanner funziona ancora.


Buona stampa. Voi tre che vi ostinate a frequentare il mio blog sapete che ho già contestato tempo fa la fondatezza dei cosiddetti diritti acquisiti. Sono ben felice di trovarmi oggi in ottima compagnia e di scoprire nell’articolo di Bertolissi opinioni che avevo espresso anch’io.
Ho, inoltre, molto apprezzato le parole di Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori e terzo presidente degli Stati Uniti d’America, principale estensore della Dichiarazione di Indipendenza nonché immagine sulla banconota da 2 dollari. Mi sono piaciute tanto da indurmi a riportarle. “Noi possiamo considerare ogni generazione come una distinta nazione con un diritto espresso dalla volontà della maggioranza di vincolare se stessi ma nessun diritto di vincolare la successiva generazione più che gli abitanti di un altro Stato”.
Se volete leggere la versione originale, eccola: “We may consider each generation as a distinct nation, with a right, by the will of its majority, to bind themselves, but none to bind the succeeding generation, more than the inhabitants of another country”.
In italiano o in inglese, temo che queste parole di una semplicità esemplare non verranno comprese da coloro (e sono tanti) che, nel nostro Paese, pretendono di conservare privilegi il cui onere viene scaricato sulle generazioni future.
Il nostro debito pubblico, come osserva Bertolissi e come mi pare di aver detto anche troppe volte, è in gran parte la conseguenza della disinvoltura con cui chi ha amministrato il Paese ha deciso di usare il pubblico denaro per “comperare” l’elettorato. Ciò, in certo senso, rende responsabili tutti noi dello stato in cui versa l’Italia. Ha fatto comodo a tutti che, indebitandosi sempre di più, lo Stato spargesse soldi qua e là.
(Una rapida digressione: l'Amato citato da Bertolissimi è Giuliano Amato, attuale membro della Corte Costituzionale (nominato da Napolitano) e titolare di più trattamenti pensionistici del tutto sproporzionati rispetto ai contributi versati). 
Certo, la distribuzione di pubblico denaro ha fatto comodo maggiormente ai politici e ai pubblici dipendenti, i quali si sono attribuiti retribuzioni e pensioni spropositate e ingiustificate, che non intendono veder ridimensionate, preoccupandosi ancora del proprio presente e non del futuro dei loro figli e dei loro nipoti e, soprattutto, di quello dei figli e dei nipoti dei cittadini.
E, come se non bastasse l’onere di dover far fronte a un debito pubblico spaventoso, alle generazioni future lasciamo un Paese che legifera e si amministra in maniera demenziale.
Buona stampa. Non credo esista un’altra nazione al mondo nella quale il diritto alla riservatezza venga invocato più a sproposito di quanto avviene in Italia. 
Il secondo caso è quello della città di Messina descritto da Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi. L’articolo non è disponibile on line, ma ho fatto lavorare ancora lo scanner.


Buona stampa. Non sia mai che una pubblica amministrazione svolga il proprio lavoro come si deve! Il futuro dei ragazzi italiani prevede anche questo: un Paese nel quale si ripeteranno, forse anche con frequenza maggiore, le morti per inondazioni o crolli che una decente gestione del territorio consentirebbe di evitare. Non c’è soltanto Messina, purtroppo.
Buona notte e buona fortuna.