Buona stampa. Un articolo che fa accapponare la pelle. Già basterebbe la patetica rivendicazione dell’assessore Scajola per farsi un’idea di cosa costui può avere per la testa (ammesso che queste mie parole abbiano senso, e non ne sono affatto sicuro). Riprendo una frase di Stella: “L’assessore ligure Marco Scajola, nipote di «A-Sua-Insaputa», ha compiuto un miracolo: neanche il tempo di promettere che avrebbe fatto «dichiarare le Cinque Terre patrimonio dell’Unesco» et voilà: fatto! Diciotto anni fa, però: nel ’97. Miracolo retrodatato.”
Cronaca. La sola osservazione è una previsione: questa
indagine arriverà a una conclusione, quale che sia, assai prima di buona parte
di quelle in corso in Italia sulle varie puntate del “Calcioscommesse”. E una
domanda: quanto ci vorrà prima che si cominci, anche a livello internazionale,
a fare un po’ di pulizia nel mondo dello sport, non solo del calcio?
Appunto: un eminente
(dal suo punto vista) parlamentare, il vice capogruppo del Pd a Montecitorio
(il nome non lo faccio) non ha trovato niente di meglio da fare che difendere
l’assenza dei suoi squallidi colleghi.
Buona stampa. Anche se Monica Guerzoni poteva essere anche
più pressante, ma capisco che gestire certi personaggi sia difficile: un
giornalista non è necessariamente tenuto a condividere le conoscenze di un
erpetologo o di un entomologo.
Per quelli della mia generazione, un certo cinema americano
degli anni 70 e 80 ha consentito di conoscere meglio una nazione cui guardavamo
con ammirazione anche quando, apparentemente, ne sottolineavamo i difetti senza
riconoscerne i pregi.
Registi come Lumet, Pollack, Pakula, Coppola, Lucas e altri
hanno scritto pagine cinematografiche memorabili, non di rado portando sullo
schermo storie che molto dovevano alla stampa americana, alla determinazione
con la quale cercava di svolgere il proprio ruolo di controllo della politica e
di studio e rappresentazione della società.
Tra questi film, uno di quelli che ricordo con maggior
precisione e che apprezzai fin dalla prima di molte visioni, è sicuramente Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s men) di Alan J.
Pakula (http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Pakula),
che descriveva l’inchiesta svolta sull’effrazione al Watergate da Bob Woodward
e Carl Bernstein per The Washington Post,
inchiesta che dette un contributo più che rilevante alle dimissioni di Richard
Nixon. Il cast vedeva Robert Redford (Woodward) e Dustin Hofmann (Bernstein)
nel ruolo dei protagonisti, con accanto alcuni altri eccellenti attori in ruoli
importanti. Tra questi Jason Robards, che interpretava Ben Bradlee, il
Direttore del quotidiano, che proprio per la sua interpretazione ottenne il
premio Oscar come attore non protagonista nel 1977, uno dei quattro attribuiti
alla pellicola di Pakula (http://it.wikipedia.org/wiki/Tutti_gli_uomini_del_presidente_%28film%29).
Perché vi racconto tutto questo? Perché il 21 Ottobre è
morto Ben Bradlee, che ho citato in un mio post dello scorso febbraio, considerandolo
un esempio del giornalismo al quale, purtroppo, i nostri quotidiani s’ispirano
sempre meno. Qualcosa di più su di lui potete scoprirla qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_C._Bradlee.
Come vedete, si tratta di un esponente di quella che possiamo considerare
l’aristocrazia americana, il che spiega anche la sua familiarità con i Kennedy.
Certamente un uomo di rilievo. Che Jason Robards ha interpretato in maniera
veramente impeccabile. Ve ne offro un piccolo esempio, dandovi la possibilità
di scelta fra la versione originale e quella doppiata della stessa scena (i
segmenti non sono proprio eguali, ma si tratta di dettagli secondari). Una
lezione di giornalismo e di recitazione. Godetevi anche Jack Warden, un
grandissimo attore.
Buona stampa. Comunque la pensiate, un PD che riesca
finalmente a liberarsi dei vincoli con un passato tutt’altro che glorioso
farebbe soltanto bene al Paese. Si tratta, ovviamente, di una condizione necessaria,
ma non sufficiente perché le cose possano andare meglio. Ce ne sono, purtroppo,
tante altre…
Pensate soltanto quanto ci sono costate e quanto ci
costeranno ancora le follie gestionali di alcune banche, piegate al volere
della politica e stremate dall’inettitudine e dalla disonestà di dirigenti saliti
al vertice proprio perché ben ammanicati con i politici. Ci torneremo sopra,
quando avrò guardato meglio i dati sulle verifiche effettuate dalla Banca
Centrale Europea.
Per chiudere, ecco l’ultima versione di TheNearness
of You. Un vero botto finale. Ascoltiamo un sassofonista eccellente, Michael Brecker (la cui vita, come ho già detto in passato, è stata davvero troppo breve), insieme a una grande voce, quella di James Taylor.
Buona stampa. Speriamo che il Parlamento dia infine prova di
saper produrre le norme di cui il Paese ha bisogno. Sono anni che si parla di
questo provvedimento, ma di risultati concreti, per ora, non se ne sono visti.
L’argomento è di quelli che non appassionano i politici.
Nessuno ne parla. Neppure i (sedicenti) campioni della battaglia contro la
casta sembrano preoccuparsene. Non ho letto nessun appello di un dirigente di
rilievo affinché la legge fosse promulgata in fretta.
Evidentemente hanno altro cui pensare.
Un esempio: lo psiconano+barba-Mediaset, preso dalle
celebrazioni del Circo Massimo, si accinge a lanciare un referendum per far
uscire l’Italia dall’Euro. Certo, questo è un tema sul quale c’è più attenzione
rispetto all’autoriciclaggio. Che poi abbandonare la moneta unica sia un
percorso realistico importa poco. L’importante, soprattutto per uno come
Grillo, è spararla grossa, generare clamore, altro non sa fare. Come altro non
sanno fare i servetti che indossano la sua casacca nel Parlamento italiano, in
quello europeo e nelle amministrazioni locali. E quelli che fanno perché
sentono il bisogno di svolgere il compito affidatogli dagli elettori, siccome
devono necessariamente pensare con la propria testa e non come stabilisce il
puparo di Grillo, vengono emarginati se non espulsi. Per fortuna che Grillo
sostiene di essere l’ultimo baluardo della democrazia.
Buona stampa. Anche se io, con un ottimismo che sorprende
anche me, non sono così sicuro che Renzi intenda sovvertire la nostra
democrazia. Credo che si muova con grande spregiudicatezza per approfittare di
ogni spazio nel quale può inserirsi e consolidare il suo governo. Spero di non
sbagliare.
Da Roma ci spostiamo a Milano e Venezia, dove due punte di
diamante della Lega, il Segretario Salvini e il Presidente della Regione Veneto
Zaia, hanno deciso che le sanzioni contro la Russia (e le contro sanzioni russe)
danneggiano i loro concittadini e quindi intendono andare a negoziare con
Putin. I giornali locali ne hanno parlato spesso nei giorni scorsi, vi segnalo
un pezzo dal Gazzettino di lunedì: http://www.gazzettino.it/NORDEST/PRIMOPIANO/veneto_embargo_russia_zaia_putin_giunta/notizie/941291.shtml.
Cronaca. Però venata di discreta ironia. Forse qualcuno
dovrebbe ricordare a Salvini e Zaia che, quando gli esponenti del loro partito
hanno deciso di “fare politica estera”, non è che abbiano proprio scelto
cavalli vincenti e men che meno tipi raccomandabili. Umberto Bossi preferiva Milosevic
e Saddam a Blair e Kohl... Lo stesso Salvini, di recente, non ha trovato di
meglio da fare che esprimere apprezzamento per la Corea del Nord, nientemeno
che in accordo con Razzi, non so se mi spiego (http://www.lastampa.it/2014/09/03/italia/politica/salvini-ha-ragione-razzi-la-corea-come-la-svizzera-wpeHYaAbaESfFUe2maXrvI/pagina.html). Si occupassero seriamente di cose italiane, ammesso che lo vogliano e ne siano capaci.
Per rinfrancarci, cominciamo con un vecchio video registrato
dal vivo nel 1971 dalla BBC. Carole King e James Taylor, due che non hanno
bisogno delle mie presentazioni, interpretano So Far Away.
E li riascoltiamo, nello stesso brano, a distanza di qualche
decina di anni. Questa registrazione è del 2013 a Boston. Gli anni si vedono e
si sentono, ma sono sempre Carole King e James Taylor.
E chiudiamo con un trio tedesco, Triosence (http://en.wikipedia.org/wiki/Triosence), che esegue Together, un brano allegro e ritmato, adatto a sollevare lo spirito.
Uno, invece, decisamente meno serio, è un breve estratto da un film di Mel Brooks. Breve, ma direi calzante.
Meglio Le Petomane o i nostri?
Poi, per risollevare il morale e, con tutto l’affetto per
Mel Brooks, per risalire di qualche scalino dalla sua comicità non sempre, come
dire?, composta, un po’ di musica. Ci sto prendendo gusto alle versioni di due
musicisti. Magari mi monterò la testa e andrò oltre, ma per questo post mi
fermo ancora a due. Il brano s’intitola The
water is wide e il testo risale, in parte, addirittura al 1600 (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Water_Is_Wide_%28song%29).
Prima versione, cantata, di James Taylor. Direi che non servono
presentazioni, comunque potete leggere di lui su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/James_Taylor).
La seconda, strumentale, di un sassofonista jazz che ho
imparato ad amare profondamente negli ultimi anni e di cui vi ho già fatto
ascoltare un pezzo qualche mese fa, Charles Lloyd (http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Lloyd_%28musicista%29) qui con un gruppo di
strumentisti fantastici da un album che si intitola come il brano.
Meglio ascoltare grandi musicisti che pensare ai nostri "governatori".