In queste ore un aereo della compagnia australiana Qantas ha compiuto il primo volo senza scalo da New York a Sydney: un volo di oltre 19 ore effettuato a scopo conoscitivo, per valutare gli effetti su passeggeri ed equipaggio.
Cronaca. Nella quale manca un dettaglio che, onestamente, faccio fatica a considerare trascurabile: il carburante costituiva poco meno della metà del peso al decollo del Boeing 787, si parla di circa 100.000 chilogrammi.
Non posso negare di provare un pur tenue piacere nel vedere che, finalmente, Donald Trump potrebbe essere chiamato a rispondere della propria condotta come Presidente degli Stati Uniti, carica per la quale, voi tre ne siete informati, lo considero da tempo del tutto inadeguato. E nella quale sta creando condizioni di instabilità e di tensione internazionali non prive di rischi, anche bellici.
Come voi tre sapete, la mia voglia di scrivere si era inaridita alcuni mesi fa (l’ultimo post risale al 2 settembre dello scorso anno).
A ben vedere, la voglia di scrivere c’era ancora, ma la trattenevo perché affrontare i temi della politica e dell’economia italiane mi procurava più fastidio e più irritazione che piacere intellettuale. A ciò si aggiunga che, nel tempo, mi ero sempre più convinto dell’inutilità di questo blog: delle mie riflessioni non si sentiva certo il bisogno e quel che dicevo trovava assai modesto ascolto.
Oggi, tuttavia, ho deciso di superare le ragioni del silenzio e di scrivere di nuovo.
Cronaca. Difficile non restare impressionati e non chiedersi come sia possibile che si sia arrivati alla decisione di concentrare su base nazionale gli acquisti di siringhe soltanto ora. Siamo di fronte a un provvedimento che credo si sarebbe potuto assumere anni fa. E, penso, siamo di fronte a un provvedimento che potrebbe essere replicato per altri prodotti consumati in considerevoli quantità all’interno delle strutture sanitarie, ma anche in ambiti diversi della pubblica amministrazione.
Gli editoriali di Angelo Panebianco, in generale, mi sembrano piuttosto convincenti. Quello di oggi (http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_17/illusione-salvare-confini-03798f2c-93ce-11e6-b6f7-636834b27d39.shtml#), però, mi convince poco. Non esprimo un giudizio, perché in sé l’articolo è ben scritto e sostiene tesi condivisibili, cui, tuttavia, pare mancare la componente del realismo (che, per onestà, anche Panebianco ammette in parte). Pensare di ridisegnare i confini di un bel pezzo di Medio Oriente e di Nord Africa in base ad accordi tra grandi potenze e potenze regionali, francamente, mi sembra azzardato.
Il governo ha varato la legge di bilancio per il 2017. Si tratta, ovviamente, solo del progetto di legge di bilancio, che dovrà essere approvata dal Parlamento e si sa come vanno queste cose…
Gli sciacalli godono di pessima fama tra noi umani, tanto che accostiamo a questi animali alcuni dei nostri peggiori esponenti, ad esempio coloro che cercano di trarre vantaggio da una tragedia come un terremoto e che vanno a rubare nelle case abbandonate.
Aggiungo le mie banalità alle tante chiacchiere seguite alla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea. Temo non sarò breve e, forse, neppure troppo lineare, mi scuso fin d’ora.
Venerdì sera, su Facebook, ho scritto quanto segue (errori inclusi): “A coloro che in Italia esultano per Brexit e propongono una replica dalle nostre parti con l'obiettivo di uscire dalla UE o dall'euro, suggerirei, tra le altre cose, di valutare le condizioni di salute delle maggiori banche del paese. Unicredit è priva di guida per le beghe tra grandi soci e probabilmente ha bisogno di nuovo capitale. Di Mps non si parla, come accade dei malati gravi, difficili da curare. Due sono alle prese con una difficile fusione, segnata da conflitti di potere. Due sono state temporaneamente tenute in vita da aumenti di capitale sottoscritti da Atlante, che in parte conta su fondi statali (Cdp). Nessuna di queste storie ha origine esterne. Tutte sono riconducibili a fatti domestici, nei quali pesano molto interessi politici di vario colore e cattiva gestione non sanzionata dalle autorità di vigilanza. Tutte le banche sono state sostenute da risorse della Bce attraverso le diverse operazioni poste in essere da quando Draghi è Presidente. Abbiamo la vaga idea di cosa accadrebbe se seguissimo i disegni di Grillo o di Salvini? Dove troveremmo le risorse per sostenere e risanare le nostre banche?
Se smettiamo di credere nell'Europa e nelle sue capacità ci troveremo in un maledettissimo mare di guai. L'Europa deve cambiare, in parte tornare all'antico, ma essere forte e incisiva nei temi che contano veramente. Se non lo chiediamo noi, difficilmente lo faranno i politici mediocri che guidano anche i paesi maggiori. E serviranno lezioni di nuoto nella merda. Scusate la volgarità.”
Inizio ancora occupandomi delle vicende delle banche venete in profonda crisi, in particolare di Veneto Banca.
Ieri i quotidiani riportavano una notizia assai grave, dalle implicazioni difficili da valutare interamente. Una notizia che dimostra come, purtroppo, nel nostro paese si trattino vicende complesse, come quelle relative alla solidità del sistema bancario, con deplorevole leggerezza.
Cronaca. A tre giorni lavorativi dalla chiusura (22 giugno) dell’operazione di aumento di capitale di Veneto Banca, questo risulta sottoscritto solo per lo 0,3% dell’importo complessivo di 1 miliardo.
Come sottolinea anche l’articolo di Luca Davi sul 24 Ore, a tutt’oggi non si è vista traccia delle massicce sottoscrizioni preannunciate dal presidente presidente dell’associazione Per Veneto Banca, Bruno Zago, che, per chi non lo ricordasse, aveva parlato di persone pronte a sottoscrivere oltre 500 milioni, fors’anche 600, così da acquisire la maggioranza della banca (il cui valore oggi è sostanzialmente nullo).
Spero non stiano aspettando l’ultimo giorno nella speranza di ottenere uno sconto o per ritardare il saldo degli importi sottoscritti. Non ci sono sconti in operazioni come queste e le scadenze sono eguali per tutti, in particolare quella del versamento del controvalore delle azioni sottoscritte, salvo che per eventuali salvatori (come sarà, con ogni probabilità, il Fondo Atlante).
Secondo cronache odierne, Zago ha sostenuto che i giornalisti lo avrebbero frainteso. Forse sarebbe stato opportuno, e più corretto, che lo avesse detto un po’ prima, anziché lasciare trascorrere giorni e giorni prima di sgomberare il campo da quello che, oggi, asserisce essere un equivoco…
Questa, purtroppo, è una vicenda che riporta ancora in primo piano sia l’immaturità e l’impreparazione del nostro paese in materia finanziaria e bancaria a livello individuale sia, e ovviamente è assai più grave, la poca severità e la scarsa tempestività dell’azione a livello istituzionale.
Scrivevo ieri su Facebook, commentando le parole della giornalista economica veneta Eleonora Vallin (https://www.facebook.com/eleonoravalliln/posts/1708430049408378), che sarebbe ora che cadessero un po’ di teste e che dal Veneto a Roma le responsabilità nel dissesto di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca sono tante, troppe.
A riguardo vi suggerisco la lettura di Banche: possiamo ancora fidarci?, libro scritto in modo chiaro e semplice da Federico Rampini, giornalista de La Repubblica (Mondadori 2016). Non è un manuale scientifico, ma tratta gli argomenti con profondità. Il settimo capitolo si intitola Il curioso incidente del cane che non abbaiò (titolo suggerito da un racconto di Conan Doyle) e analizza le responsabilità della Banca d’Italia nelle crisi bancarie esplose negli ultimi anni. Rampini ripercorre in estrema sintesi la storia della nostra banca centrale nel dopoguerra, sottolineandone l’autorevolezza nei primi decenni, cui ha fatto seguito un certo rilassamento.
Una citazione mi sembra particolarmente incisiva: “Il peso di tutta questa storia passata ha creato attorno alla Banca d’Italia un’aureola di santità repubblicana, più che comprensibile. E’ pericoloso, però, se il rispetto per i meriti acquisiti si trasforma in immunità dalle critiche. Lo si è visto di recente, quando i risparmiatori hanno avuto tante ragioni per chiedersi perché il cane non abbia abbaiato”.
Stiamo pagando un prezzo altissimo per il modo inadeguato con cui la situazione del sistema bancario italiano è stata affrontata dai governi e dalle autorità di vigilanza, anche nei rapporti con le istituzioni e con gli altri stati europei. E possiamo solo sperare di aver già visto il peggio.
Da alcuni giorni, mentre si avvicina la data della possibile quotazione in borsa di Veneto Banca, si parla molto del progetto di un gruppo di imprenditori e cittadini dell’area di maggiore radicamento dell'istituto veneto, di cui erano già soci.
Cronaca. Isis ha una certa dimestichezza con gli stupefacenti. Li vende per procurarsi flussi di denaro con cui finanziarsi e li fornisce ai suoi combattenti, i quali, evidentemente, non sono poi tanto felici di battersi per il sedicente califfo e devono ricorrere a sostanze che li aiutino a trovare la voglia o, meglio, a rassegnarsi a diventare un martire.
Buona stampa. Come si vede, l’uso della fenetillina e di altre sostanze non è circoscritto alle sole forze dell’Isis.
Fin dai tempi più remoti si è affermata l’abitudine di fornire ai combattenti sostanze capaci di accrescerne la combattività o di attenuarne la riluttanza a combattere. Mentre rileggevo l’articolo di The Washington Post, come sarà accaduto anche a voi tre, ho ricordato i passi in cui Emilio Lussu descriveva la distribuzione della grappa ai nostri soldati prima degli assalti durante la Grande Guerra. Un anno sull’altipiano costituisce una pietra miliare nella descrizione della follia della guerra e del militarismo, non diversamente, per citare solo un altro grande libro sul tema, da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque. O, passando al mondo del cinema, oltre a Uomini Contro, la bella trasposizione del romanzo di Lussu compiuta da Francesco Rosi, bisogna ricordare una delle prime opere di Kubrick, Orizzonti di gloria (tratto da un romanzo di Humphrey Cobb), film che, a mio parere, risulta anche più incisivo di quello di Rosi nel mettere in scena l’assurdità della guerra e del comportamento dei vertici militari. Ricordo, inoltre, l’eccellente interpretazione di Kirk Douglas. Ve ne propongo una scena, quella maggiormente impressa nella mia mente, con la memorabile citazione delle parole di Samuel Johnson (https://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Johnson).
Buona stampa. Risulta evidente che i capi dell’Isis non hanno inventato un bel nulla neppure in materia. E, come documenta un ottimo articolo apparso nel 2002 sul quotidiano americano The Christian Science Monitor, nelle forze armate americane da tempo si favorisce il consumo di determinate droghe. Ecco il collegamento: http://www.csmonitor.com/2002/0809/p01s04-usmi.html.
Buona stampa. Anche se datato, questo pezzo spiega con chiarezza quanti “progressi” si siano compiuti per rendere ancora più efficaci le già terribili macchine di morte che abbiamo saputo inventare. E per farlo, si cerca di trasformare in macchine gli uomini. O di renderli superflui.
Le scelte musicali di oggi, a ben vedere, le dedico non solo ai nemici della cultura e della musica, ma anche a quelli che, tutt'oggi, la pensano come il generale di Orizzonti di gloria.
Andiamo in ordine cronologico. Il Concerto per Violoncello di Edward Elgar viene considerato l’opera attraverso la quale il compositore britannico, nel 1919, esprimeva i propri sentimenti riguardo alla guerra appena conclusa. Ne ascoltiamo il 1° Movimento nell’esecuzione della Chicago Symphony Orchestra, diretta da Daniel Barenboim, e di Yo-Yo Ma al violoncello.
Come secondo ascolto ho scelto una delle più famose canzoni di Bob Dylan, Blowin’ In The Wind, sulla quale non serve che vi dica nulla.
P.S. Nella prima versione avevo scritto, erroneamente, che The Christian Science Monitor era una rivista. Si tratta, in realtà, di un quotidiano. Mi scuso dell'errore e ringrazio l'amico Roberto Plaja per avermelo segnalato.
Buona stampa. Dalla quale emerge il divario profondo che esiste tra le esigenze fondamentali di una nazione e la capacità dei politici attuali di soddisfarle in modo adeguato, esercitando in modo effettivo la propria (eventuale) leadership.
Oggi mi comporterò scorrettamente, me ne scuso, ma non posso evitarlo.
Il Corriere della Sera pubblica un’intervista alla madre del Ministro Boschi, che poi è la moglie del padre del Ministro Boschi, ossia il vicepresidente della Banca dell’Etruria, uno dei quattro istituti di credito insolventi al centro della cronaca di questi giorni.
La crescita dell’economia italiana, che è già insufficiente a raggiungere gli obiettivi di occupazione e di riduzione del debito persino nei valori previsti dal governo, risulta più bassa di un decimo di punto percentuale. Un’inezia, non c’è che dire, ma pur sempre oltre il 10% in meno di quanto stimato dal Ministero dell’Economia nelle sue valutazioni.
Nella storia della direzione del Corriere della Sera c’è una particolarità: il doppio passaggio di testimone tra Paolo Mieli e Ferruccio De Bortoli. Il primo, infatti, ha diretto il Corriere della Sera per due periodi, dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 (http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-mieli/) e il secondo lo ha sostituito in entrambi casi. Attualmente, non si sa ancora per quanto, è presidente della RCS Libri, la divisione della RCS Mediagroup che si occupa dell’editoria, di recente ceduta al Gruppo Mondadori.
La giornata si apre, in Italia, con un'ondata di arresti tra politici e funzionari della Regione Lombardia, incluso il vicepresidente Mario Mantovani. Come ricorda anche Angelo Mincuzzi su Il Sole 24 Ore, Mantovani era l’organizzatore della folla che acclamava il tizio decrepito quando si presentava in Tribunale a Milano in occasione dei suoi processi. Ecco il collegamento all’articolo di Mincuzzi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-13/tangenti-arrestato-vicepresidente-regione-lombardia-095624.shtml?uuid=ACob3HFB.
Cronaca. Non riesco a non pormi una domanda: quanto avrà pesato la capacità di organizzare la claque nel portare Mantovani alla vicepresidenza della Lombardia? Voi tre cosa ne pensate?
Non posso fare a meno di occuparmi ancora della vicenda del gruppo Volkswagen, le cui dimensioni rischiano di creare all’azienda problemi tali da richiedere al nuovo management capacità senz’altro eccezionali.
Sono numerosi i Paesi nei quali la casa tedesca ha fermato la vendita dei modelli coinvolti nello scandalo delle centraline. In qualche caso la decisione è stata imposta dalle autorità, altre volte (come in Italia) si è trattato di una scelta autonoma di Volkswagen. Ecco un articolo tra i tanti, preso da Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/volkswagen-blocca-vendite-italia-1175998.html.
Cronaca. Detto degli ultimi sviluppi, mi sembra assai più interessante riflettere sui significati più profondi di questa storia.
La Federal Reserve Bank ha deciso, ancora una volta, di non aumentare i tassi di interesse americani. A prima vista, la maggior parte dei commentatori individua nella paura il motivo principale della decisione: il timore che sul quarto di punto percentuale di mancato incremento del tasso di riferimento (attualmente, se ricordo bene, allo 0,13%) si reggano i non pochi castelli di carta (finanziaria creata da banche e società finanziarie, imprese e stati) sparsi in giro per il mondo. In particolare, quelli cinesi, forse i più fragili e, comunque, quelli che cadendo provocherebbero i maggiori danni.
La scelta del titolo oggi non è stata immediata. Ero incerto tra “Smentite e conferme” e quello che vedete: poche parole in tedesco (lingua che ignoro pressoché totalmente) con le quali, ieri, avevo accompagnato su Facebook la condivisione di questo video della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-34162844.