Ah, gli amori che finiscono male… Ho spesso ironizzato su
Sandro Bondi e sulla sua devozione esagerata per il tizio decrepito. Ora, però,
non posso non provare un breve, molto breve, moto di umana solidarietà per lui,
alla luce del trattamento che gli viene riservato per aver deciso di pensare (un
pochino) con la propria testa e di non asservirsi ai lacchè che hanno preso il
suo posto nel cuore di Berlusconi negli ultimi tempi, gente accanto alla quale
Bondi assume la statura di un politico di rango (il che, con tutta evidenza,
non è e non può essere). Ho detto breve, perché poi vado a leggere un articolo
di Maurizio Belpietro su Libero nel quale si analizza bene il comportamento di
Bondi e si riportano i dati del suo assenteismo da Palazzo Madama, già evidenziati
da altri quotidiani nei mesi scorsi: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11775230/Belpietro---Bondi-molla-Forza.html.
Stampa così così. Perché Belpietro fa lavorare la memoria in
maniera incompleta, rinunciando a ripercorrere un po’ più estesamente la storia
dei tanti parlamentari che hanno cambiato casacca, forse per non andare a
ripescare i casi di De Gregorio, Razzi, Scilipoti, ecc.
Guardo poco o nulla la televisione. E se proprio mi capita
di accenderla, non accade mai quando va in onda la trasmissione di Bruno Vespa.
Considero Vespa la quintessenza del giornalismo asservito, un club che in
Italia, purtroppo, conta un numero molto cospicuo d’iscritti. Poiché non
abbiamo il monopolio dell’opportunismo e della piaggeria, si trovano analoghi
circoli anche in altri paesi, ma quelli con tanti soci, in generale, si trovano
in nazioni che non possono vantare sistemi politici e stampa degni di vere
democrazie moderne.
Ieri sera, guarda un po’, Vespa ha ospitato il tizio
decrepito, offrendogli spazio per tentare di rilanciarsi e di dare consistenza
alla sua ormai effimera credibilità politica.
Intendiamoci, un po’ di capacità di seduzione rimane, così
come l’indiscutibile combattività, quindi non mi sogno affatto di darlo per
morto, tuttavia le sue potenzialità sono senz’altro ridotte. Soprattutto
perché, come non sa accettare le stagioni della vita umana, così non vede che
la presa sull’elettorato e anche sui fedelissimi, dopo vent’anni di obiettivi
mancati, si attenua giorno dopo giorno.
Posso immaginare che l’editoriale del Corriere di ieri,
firmato da Galli della Loggia, non fosse scritto per piacergli, visto che
metteva in luce tutte le contraddizioni di un’esperienza politica che, a voler
essere davvero buoni, appare quantomeno deludente. Forse, però, farebbe bene a
mettersi il cuore in pace. Gli storici, almeno quelli che non seguono l’esempio
di Vespa, difficilmente si scosteranno dalla linea di Galli della Loggia.
Questo è il link al suo articolo di fondo: http://www.corriere.it/editoriali/14_aprile_24/diaspora-destra-f75b104a-cb6a-11e3-b768-8b37958dddda.shtml.
Buona stampa.
Come dicevo, l’editoriale di Galli della Loggia non sarà
parso degno di attenzione né di riflessione autocritica al tizio decrepito,
abituato a dare ascolto solo a chi gli da ragione e lo incensa. Non stupisce,
allora, che abbia accolto con gelo sprezzante la lettera inviata a La Stampa da
colui che, per anni, è stato il suo lacchè prediletto, Sandro Bondi. Dire che,
pur cercando di non andare contropelo, Bondi arriva a conclusioni non troppo diverse da quelle dell’editorialista del Corriere della Sera non mi sembra azzardato. Ecco il
link: http://www.lastampa.it/2014/04/23/cultura/opinioni/editoriali/fi-ha-fallito-sosteniamo-renzi-lKfjfDuU6yxSmrsVb68lyM/pagina.html.
Cambiamo argomento, anche se ci spostiamo su una storia che
non offre sollievo dal senso di disgusto prodotto dalle vicende politiche. La
questione del cosiddetto metodo di cura Stamina è una di quelle che dimostra
come, in Italia, il diritto sia diventato un elastico che ognuno tira come e
dove vuole, deformandolo a proprio uso e consumo, così che si lascia il campo
aperto a ciarlatani e profittatori vari. Una situazione tanto più grave quando
è coinvolta la salute. La lettura dell’articolo di Gilberto Corbellini sul Sole
24 Ore di oggi vi dirà molto più di quanto saprei fare io: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-04-25/stamina-quando-e-offesa-dignita-malati--094250.shtml?uuid=AB6Y8dDB.
Buona stampa.
E, prima di qualche buona nota, torniamo all’inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi
di Siena, il che ci darà modo di fare qualche riflessione sull’attualità
dell’istituto senese. I Pubblici Ministeri incaricati dell’indagine scrivono
che il Presidente Mussari e il Direttore Generale Vigni avevano (riprendo i
virgolettati dal Corriere cartaceo) “un
modus operandi autoreferenziale, verticistico e asservito al soddisfacimento di
interessi in generale distonici da quelli dell’ente.” In conseguenza di
questi “interessi e sollecitazioni
esterne, ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”
Mussari e Vigni decisero di comprare Antonveneta, in modo doppiamente sventato:
in primo luogo perché non si accertarono del reale valore di ciò che acquistavano
(rinunciando a guardare bene i conti, ossia a effettuare quella che si chiama due diligence) e, secondo, perché
comunque stavano facendo un passo ben più lungo di quel che consentivano le
fragili gambe di MPS e ne erano consapevoli.
Mussari e Vigni, tra un bel po’ di anni, saranno forse
chiamati a rispondere definitivamente delle loro decisioni e dei loro
comportamenti. Mi chiedo se accadrà altrettanto per coloro che, alla guida
della Fondazione Monte dei Paschi, costituivano lo strumento principale
attraverso il quale la politica, soprattutto locale, esercitava il proprio
potere sulla Banca Monte dei Paschi.
Quello di cui sono certo, invece, è che la politica, sempre attraverso la Fondazione, non ha
affatto rinunciato a esercitare influenza sulla Banca, come hanno dimostrato due
fatti: il rinvio dell’aumento di capitale da dicembre 2013 a maggio 2014 e la
costituzione, per il momento non ancora autorizzata, di un patto di sindacato con
due società finanziarie estere, una brasiliana e una messicana, volto a
mantenere, con il 9% complessivo del capitale, un peso decisivo nella nomina
dei dirigenti di BMPS.
Non mi dilungo, dirò solo che il rinvio dell’aumento di
capitale ha comportato un aggravio di costi per la banca e la necessità di
effettuare un’operazione di maggiore entità (l'aumento sarà di 5 miliardi contro i 3 previsti in dicembre) che, si dice, potrebbe trarre
vantaggio dalle migliorate condizioni generali dell’economia e dalla maggiore
disponibilità degli investitori internazionali verso l’Italia e le sue aziende.
Chiudiamo con due brani musicali. Il primo, eseguito da The Bill Evans Trio, è Waltz for Debby.
Oggi lo si può definire un classico, ma allora (1961) era espressione di uno
straordinario spirito innovativo.
Non avrei nessuna voglia di occuparmi di politica. La
situazione mi sembra difficile da comprendere, torbida come una palude, e l'unico elemento certo è che i politici italiani continuano a preoccuparsi del proprio
misero orticello. Solo il tizio decrepito si distingue, perché il suo orticello
non è misero e perché ha grane piuttosto serie con la giustizia. Il verdetto
della Cassazione, secondo me, è l’ultima delle sue preoccupazioni giudiziarie
e, quindi, tanto vale prepararsi al peggio: lui, come dice, non molla e non
mollerà, ha in ballo una posta troppo alta perché possa preoccuparsi degli
italiani. Non l’ha fatto in passato, perché mai dovrebbe farlo oggi, mentre contempla la smisurata ampiezza del suo fallimento politico e, come di consueto, studia come scaricare sugli altri i propri errori e le proprie colpe?
Sul tema, e così celebriamo la "riapertura" della rubrica dopo le ferie,
ecco il Buongiorno di Gramellini: http://www.lastampa.it/2013/08/23/cultura/opinioni/buongiorno/punto-e-non-a-capo-qXBMCkx48f3bR7YYD7g1xO/pagina.html.
Buona stampa. Vedete qualche attenzione per i problemi reali del paese da parte dello Stalinuccio di Gallipoli? No, lui parla soltanto di chi occuperà questa o quella poltrona e di cosa deve fare Tizio e cosa Caio. Ossia continua nei suoi patetici giochetti di potere, disegna i castelli in aria che sono la sua specialità. D'Alema, però, su un punto ha ragione: lui e i colleghi che ha imposto alla guida del Pd sono bravissimi a perdere o, se si preferisce, a far vincere il tizio decrepito.
Quanto alla replica di Bondi, che dire? Lui sembra preoccupato esclusivamente di dare nuova prova di servilismo al padrone (di questi tempi dalle sue parti c'è grande competizione tra servette e lacchè, mai perdere un'occasione).
Di proposta politica, zero, da una parte come dall'altra.
Uno scambio di battute a distanza tra due
falliti come D’Alema e Bondi è un divertimento impagabile, ma non lascia un buon sapore in bocca, tutt'altro.
Lasciamo perdere questi buffoni, poco importa cheabbiano baffi sottili o crani lucidi o
capelli lunghi, folti e disordinati (meno delle idee sottostanti) o siano già
imbalsamati e con il lucido da scarpe in testa. Non valgono nulla. Si
preoccupano dei fatti loro e non sanno neppure da che parte iniziare a
risolvere i problemi italiani.
Ci sono giorni, oggi è uno di questi, nei quali vorrei svegliarmi in un
paese in cui il rispetto per la propria cultura, la propria storia e il proprio
futuro non fosse ormai quasi completamente dissolto.
La conferma, da parte della Cassazione, della condanna per frode fiscale
inflitta al tizio decrepito ha, prevedibilmente, ma non comprensibilmente,
scatenato reazioni a dir poco scomposte, desolante conferma di come la classe
politica italiana sia incapace di misurarsi con la realtà dei problemi e si
dedichi (e su questi si combatta aspramente) a temi che nulla importano agli
italiani e nulla hanno a che vedere con i loro bisogni e le loro aspirazioni.
Che poi, in questo frangente, emergano con particolare gravità le
implicazioni della natura del partito del tizio decrepito non stupisce.
E sui giornali si torna a parlare di un “cerchio magico”, alludendo
all’entourage del padrone del Pdl, a quel nucleo di personaggi che vivono per
compiacerlo. E, non credo di essere il solo, a leggere di questo cerchio
magico, torno a pensare al primo di cui si è occupata la stampa e mi verrebbe
da mettere le mani nei capelli (ah, se li avessi…) pensando a come si formano
questi gruppi di fedeli servitori, selezionati in base non già alle capacità,
ma alla totale e cieca devozione, ricompensata con l’indifferenza anche per la
disinvoltura morale di molti tra loro.
Nelle note affidate alle agenzie e nelle confidenze ai quotidiani si
sprecano le difese del capo, in una sorta di ridicola gara a chi la spara più
grossa per attirare l’attenzione su di sé e per conquistare qualche briciola di
apprezzamento da parte del tizio decrepito.
A riguardo, ammetto di essere sollevato nel vedere che Bondi, finalmente,
ha parlato e l’ha fatto come gli compete, ossia con saggezza, senso critico,
prudenza, rispetto per le istituzioni, virtù che gli sono ampiamente
riconosciute, non diversamente dall’eccellenza nel poetare e nell’amministrare
i beni culturali italiani.
Naturalmente si scherza: Bondi è una figura così patetica nel suo ardore
servile da stimolare soltanto umana pietà. Certo, in un paese nel quale la
classe politica si forma diversamente da come accade in Italia, per uno come
lui non si sarebbero mai aperte le porte del Parlamento e, men che meno, quelle
di un ufficio di Ministro. Lasciamo perdere.
Buona stampa. Anche se la mia preferenza va alla sintesi di Calabresi, che
non lascia spazio a qualche nota di ambiguità che traspare negli articoli dei
colleghi, forse un po’ preoccupati di apparire schierati.
Il problema è che, anche tra le nostre migliori firme, si è andato
diffondendo il virus che sta devastando la nostra classe dirigente, rendendola
incapace di assumersi sino in fondo le proprie responsabilità e di guardare la
realtà in faccia e di agire senza preoccuparsi, scusate la brutalità, di
salvarsi le chiappe.
Anche altrove, ho già avuto modo di sottolinearlo, la classe dirigente si è
screditata. Da noi, però, il fenomeno ha superato da tempo il livello di
tolleranza. E sta facendo pagare un prezzo insopportabile alla popolazione.
Anche in termini di rispetto.
Buona stampa. Dove si legge quello che sarebbe stato bello leggere anche
nei giornali italiani. Perché non si può fingere di non vedere quel che è
successo in questi vent’anni e non si può continuare nel “cerchiobottismo” che
contraddistingue anche alcuni dei nostri migliori quotidiani.
I difetti dello schieramento opposto al Pdl, e gli errori dei suoi (sedicenti)
leader, non sono un buon motivo per rifiutarsi di valutare la presenza in
politica del tizio decrepito come fa il Financial
Times.