Come voi tre sapete, la mia voglia di scrivere si era inaridita alcuni mesi fa (l’ultimo post risale al 2 settembre dello scorso anno).
A ben vedere, la voglia di scrivere c’era ancora, ma la trattenevo perché affrontare i temi della politica e dell’economia italiane mi procurava più fastidio e più irritazione che piacere intellettuale. A ciò si aggiunga che, nel tempo, mi ero sempre più convinto dell’inutilità di questo blog: delle mie riflessioni non si sentiva certo il bisogno e quel che dicevo trovava assai modesto ascolto.
Oggi, tuttavia, ho deciso di superare le ragioni del silenzio e di scrivere di nuovo.
Il governo guidato da Giuseppe Conte è in carica da poco meno di tre mesi. Già da prima che prendesse vita, quelli che ne sarebbero diventati i personaggi chiave, ovvero Di Maio e Salvini, avevano iniziato una sorta di confronto su chi usava di più e con maggiore successo (e anche con maggiore spregiudicatezza) i nuovi mezzi di comunicazione. Tale esasperata abitudine a pubblicare testi e immagini su Facebook e Twitter non si è attenuata successivamente all’assunzione di importanti incarichi ministeriali, anzi, si è forse fatta persino più convulsa, soprattutto dopo la tragedia di Genova.
In questa estenuante crisi politica, che dura ormai da quasi tre mesi, abbiamo mostrato al mondo, peraltro assai poco interessato alla questione, quanto sia modesta la qualità della nostra classe dirigente. Verrebbe da dire che è adeguata alla popolazione, ma forse non è necessariamente così.
Il rapporto con la tecnologia non è facile, non tutti i nostri politici hanno la disinvoltura e la dimestichezza con Twitter o Facebook di Matteo Renzi o di Matteo Salvini (o, più probabilmente dei loro assistenti, da noi generosamente remunerati).
Oggi, non c’è da sorprendersi, molti editoriali sono dedicati alla questione libica, tornata di più pressante attualità per la morte dei due cittadini italiani rapiti, insieme ai colleghi rilasciati stamattina, nel luglio del 2015.
La giornata si apre, in Italia, con un'ondata di arresti tra politici e funzionari della Regione Lombardia, incluso il vicepresidente Mario Mantovani. Come ricorda anche Angelo Mincuzzi su Il Sole 24 Ore, Mantovani era l’organizzatore della folla che acclamava il tizio decrepito quando si presentava in Tribunale a Milano in occasione dei suoi processi. Ecco il collegamento all’articolo di Mincuzzi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-13/tangenti-arrestato-vicepresidente-regione-lombardia-095624.shtml?uuid=ACob3HFB.
Cronaca. Non riesco a non pormi una domanda: quanto avrà pesato la capacità di organizzare la claque nel portare Mantovani alla vicepresidenza della Lombardia? Voi tre cosa ne pensate?
La scelta del titolo oggi non è stata immediata. Ero incerto tra “Smentite e conferme” e quello che vedete: poche parole in tedesco (lingua che ignoro pressoché totalmente) con le quali, ieri, avevo accompagnato su Facebook la condivisione di questo video della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-34162844.
Per una volta, inizio dando spazio a un fatto di cronaca locale: ieri il Corriere del Veneto ha dato conto di una diatriba via Facebook tra il sindaco di Padova Bitonci e un consigliere regionale del Pd, Piero Ruzzante, padovano.
Cronaca. Dalla quale sembra emergere che la struttura gerarchicamente sottoposta al Prefetto Gabrielli avrebbe commesso errori gravi. In qualsiasi Paese civile del mondo, la persona alla guida di una struttura pubblica che ha mancato ai propri compiti così gravemente da causare il discredito della nazione, si dimette nel volgere di poche ore, se non di pochi minuti. Di certo non resta al suo posto imperturbabile, cercando di scaricare le proprie responsabilità sui sottoposti.
Anche il parrocco della chiesa che ha ospitato i funerali dovrebbe sentire il dovere di togliere il disturbo. Soprattutto dopo aver sostenuto di essere pronto a celebrare nuovamente le esequie: errare è umano, perseverare è diabolico. E questo, per un sacerdote, mi pare peccato tutt’altro che veniale…
Buona stampa. Dall’articolo riprendo alcune righe: “…Il celebrante se n’è lavato le mani asserendo di aver fatto solo il proprio mestiere. Può la Chiesa negare un funerale? Eppure fu solerte, a suo tempo, quando negò la benedizione e il rito funebre a Piergiorgio Welby”. Per ora, sul diverso modo in cui la Chiesa ha trattato Casamonica e Welby, bastino le parole di La Licata, ma presto o tardi, come ho detto ieri, ne riparleremo.
Passiamo ora alla questione dei migranti, che giorno dopo giorno si fa più grave e più complessa, mostrando tutta l’inadeguatezza delle misure poste in essere dai singoli Paesi e dalle organizzazioni sovranazionali, Unione Europea in testa.
Rebus sic stantibus, non credo che la situazione possa cambiare. Se le soluzioni sono come quelle che propone il Felpo Matteo Salvini, possiamo stare tranquilli che il problema resterà irrisolto, aggravandosi, per anni e anni. L’ultima, lo ammetto, fantasiosa e, ovviamente, irrealistica, è quella di usare come centri di accoglienza per i migranti le piattaforme petrolifere. La notizia, e i commenti, li prendiamo da un articolo di Lettera 43: http://www.lettera43.it/capire-notizie/migranti-sulle-piattaforme-eni-l-idea-di-salvini-non-funziona_43675183920.htm.
Buona stampa. Se fossi Salvini, che parole userei per qualificare chi propone soluzioni assurde come fa lui? Qui, però, non le usiamo quelle parole…
Sul tema dell’immigrazione, visto che siamo ancora in un fine settimana estivo e, presumibilmente, avrete un po’ di tempo per leggere, vi suggerisco anch’io, come ha già fatto Roberto Plaja, la lettura di uno stupendo articolo di Anders Fjellberg tratto dal quotidiano norvegese Dagbladet (https://en.wikipedia.org/wiki/Dagbladet):
Buona stampa. Anzi di più: un esempio eccellente di quello che dovrebbe essere il giornalismo. Prendetevi un po’ di tempo per leggerlo, non vi pentirete.
Buona stampa. L’esecuzione del brano di Marinuzzi è dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Croata diretta da Niksa Bareza e del soprano Adela Golac-Rilovic.
Continua lo scontro politico sulla questione dei migranti e, a quanto pare, neppure il Papa può permettersi di esprimere la propria opinione senza essere oggetto di risposte beffarde da parte del Felpo o di altri, i quali pretenderebbero che il Pontefice la pensasse come loro e non ammettono che la pensi diversamente. Ecco un rapido punto della situazione da Il Sole 24 Ore di ieri:
Ieri avevo già iniziato a riflettere sul testo che intendevo
scrivere, quando, ad altri impegni, se n’è aggiunto uno imprevisto. Nel primo
pomeriggio, parcheggiando la macchina nel cortile, ho visto un piccolo di rondine
moribondo. Incapace di volare e di muoversi, era sfinito dal caldo, disidratato
e affamato.
Generalmente impiego poco a scrivere un post. Quando ho
identificato il tema o i temi che voglio trattare, comincio e nel giro di un’ora
al massimo è tutto finito: letto, corretto e completo di scelta musicale, che
richiede il suo tempo.
Oggi torniamo a parlare di Italia. Non che ieri l’argomento
fosse assente, ma oggi ci occupiamo esclusivamente di politica italiana.
Voi tre siete senz’altro stanchi di sentirmi ripetere quanto
mi piaccia vedere le mie opinioni confermate da qualcuno più capace di me.
Perdonatemi, ma non posso evitare di farlo ancora. Giovedì Massimo Gramellini
si era occupato delle considerazioni (sì, lo so, non si possono definire
realmente tali) di Matteo Salvini su Papa Francesco. Ecco il Buongiorno del 18:
http://www.lastampa.it/2015/06/18/cultura/opinioni/buongiorno/bergoglio-e-pregiudizio-bLaui9x7E4mEDJR3jh19qO/pagina.html.