Nel primo pomeriggio, la Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI ha nominato sette membri del Consiglio di Amministrazione. Ecco l’articolo dedicato alla notizia da Lettera 43: http://www.lettera43.it/economia/aziende/rai-chi-sono-i-nuovi-membri-del-cda-lottizzato_43675182070.htm.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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martedì 4 agosto 2015
Il verso è sempre quello
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sabato 14 marzo 2015
Eppure è così evidente...
I giorni di silenzio si fanno sentire, nel senso che si
accumulano gli argomenti e verrebbe voglia di scrivere un post lunghissimo.
Tranquilli, non abuserò della vostra pazienza. E cercherò di segnalarvi i temi, le fonti di informazioni e gli articoli di giornale, riducendo al minimo il superfluo, ossia le mie
opinioni.
Partiamo dall’andamento del prezzo del petrolio, che
continua a restare molto basso e, con ogni probabilità, resterà tale ancora per
un po’ di tempo. Lo fa intuire un rapporto dell’Agenzia Internazionale per
l’Energia (AIE o IEA in inglese) di cui da conto Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-03-13/aie-gli-usa-non-sanno-piu-dove-mettere-petrolio-barile-nuovo-picchiata-213441.shtml?uuid=AByOc48C.
Cronaca. Questo andamento dei prezzi sul mercato del
petrolio e del gas comincia a fare vittime tra le società petrolifere, nel
senso che, come si dice nell’articolo, molte di quelle attive nell’estrazione
di gas da argille (si chiama così in italiano, non è necessario usare l’inglese
e parlare di shale gas) hanno
iniziato a chiudere, ma anche nel senso che calano sensibilmente i profitti delle
maggiori aziende mondiali del settore, come Eni. Anche qui vi suggerisco un
articolo da Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/eni-presenta-piano-2015-18-dismissioni-8-miliardi-dividendi-calo-titolo-crolla-borsa-154825.shtml?uuid=AB6Ilv8C.
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giovedì 27 novembre 2014
Solo stracci che volano
Ieri il Corriere della Sera ha dato spazio a una lunga
intervista a Rosy Bindi, una delle principali esponenti della minoranza interna
del PD, quel raggruppamento di politici (piuttosto datati) che, in un modo o
nell’altro, sta cercando di boicottare dall’interno il lavoro di Renzi.
Siccome ho già detto apertamente cosa penso del Presidente
del Consiglio e del suo modo di agire, non credo che mi si potrà accusare di
prenderne le difese, che è proprio l’ultima delle mie aspirazioni. Quindi quel
che dirò di Rosy Bindi e degli altri oppositori interni non va mal
interpretato. Non difendo Renzi, attacco Bindi & Co., gente che non sa
vincere (come hanno scritto infinite volte i commentatori di quasi tutti i
quotidiani), ma che non sa neppure perdere, visto che pretende d’imporre la
propria linea al partito pur avendo subito una sconfitta nelle primarie per il
segretario, e non con pochi voti di scarto (http://www.partitodemocratico.it/doc/263318/primarie-pd-2013-risultati-definitivi.htm).
Parlano di democrazia, ma ne dimenticano (o forse li hanno
sempre ignorati) i principi fondamentali. E sono anche piuttosto vili, perché
si muovono a mezz’acqua, un po’ dicono un po’ no, si barcamenano, più presi
dalla loro sopravvivenza politica che dal destino del Paese.
Se avete voglia (e stomaco, a questo punto bisogna parlare
fuori dai denti) leggete l’intervista di Monica Guerzoni a Rosy Bindi: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_26/bindi-si-torni-all-ulivo-o-noi-usciamo-matteo-ha-deluso-gia-caduta-cd832bb6-7530-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml#.
Stampa così e così. Approfittando della “distrazione” della
giornalista, Bindi non fa altro che criticare l’operato di Renzi e vagheggiare
il ritorno a un meraviglioso passato, che sarebbe quello in cui Bersani,
D’Alema, Prodi, Veltroni e altri hanno dato così gran prova di sé, ossia non
solo realizzando poco o nulla e beccandosi come galli, ma anche favorendo la
sopravvivenza politica del tipo decrepito e, più grave, ignorando (esattamente
come Berlusconi) le reali necessità degli italiani, in particolare dei giovani.
Cercate queste parole nelle chiacchiere patetiche della Bindi: giovani e
futuro. Se le trovate, fatemelo sapere. Grazie.
Non abbiamo bisogno di gente come lei. Non abbiamo bisogno di
chi non sa far altro che guardare al passato e nutrirsi di una presunzione
arrogante. E se non vi basta la mia opinione, e avreste anche ragione, leggete
l’editoriale odierno di Ernesto Galli della Loggia, sempre dal Corriere: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_27/vocazione-minoritaria-certo-pd-36c2b962-7607-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml.
Buona stampa. Della Loggia non ha neppure bisogno di
scrivere tanto. Gli basta circa la metà dello spazio che occupano solitamente i
suoi editoriali. Che sia perché è tutto così chiaro da non richiedere complesse
spiegazioni?
Chiuderò su questo sgradevole argomento con la menzione di
uno dei peggiori dello schieramento di cui la Bindi è una pedina fondamentale.
Parlo di Stefano Fassina, uno che non sorride mai e che ha una faccia torva e uno
sguardo sbieco assai poco rassicuranti. Anche Fassina, come un Salvini o un
Grillo qualsiasi, non ha trovato di meglio da fare che chiedere la fine dell’euro.
Ovvio, non l’ha fatto con la volgare semplicità dei due brillanti politici che
ho citato, ma da uomo di raffinata cultura in un’intervista di qualche
settimana fa a Il Manifesto: http://ilmanifesto.info/fassina-renzi-va-a-destra-e-leuro-va-superato/.
Stampa così e così. Da un giornalista de Il Manifesto non ci
si aspetta certo che contesti le posizioni di un compagno della caratura di
Fassina. Ecco le parole su cui riflettere:
Senza una correzione
di rotta l’Europa andrà a sbattere, ma le condizioni per questa correzione non
ci sono. Quindi dobbiamo preparare una soluzione cooperativa per il superamento
dell’euro.
Una soluzione cooperativa per il superamento dell’euro… Ci
voleva l’ex consulente economico di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi per
escogitare una formula del genere. Mi piacerebbe che spiegasse che cosa
intende… Dubito che lo farà, anche perché è inutile: la formula ha avuto il
benestare di niente meno che Pierluigi Bersani, lo smacchiatore di giaguari. Non
c’è niente da spiegare. La Ditta approva. Come aveva approvato, nel 1999,
Presidente del Consiglio D’Alema e Fassina al Dipartimento Economico di Palazzo
Chigi, la scalata di Colanninno e soci alla Telecom. Ricordate i “capitani
coraggiosi”? Definizione non molto fortunata, visto come è andata a finire la
Telecom… Chissà se anche questa fu frutto della fertile mente di Fassina?
Lasciamo stare.
Le beghe del PD, tutto sommato, sono quasi ridicole di
fronte a quel che accade dentro il M5S e Forza Italia, ai cui leader e
parlamentari delle vicende italiane, ormai, non interessa più nulla, presi come
sono dal lanciarsi stracci ventiquattro ore al giorno cercando disperatamente il modo per non essere sbattuti fuori dalla politica (soprattutto dal piacevole mondo di ricchi privilegi che garantisce). Verrebbe da dire che si
tratta di scene pietose se non fosse che, comunque, si tratta di organizzazioni
politiche ancora di qualche rilievo e partecipi di decisioni importanti per la
vita degli italiani.
Chiudo con Gramellini e il suo Buongiorno di oggi, che è
in tema: http://www.lastampa.it/2014/11/27/cultura/opinioni/buongiorno/na-bce-MTf2tdfz9nFG9zcELysC6J/pagina.html.
Buona stampa.
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venerdì 19 aprile 2013
Numeri
80, 80, 74. No, non si tratta delle misure della ragazza del
mese di Playboy, perché, tra l’altro, la forma che risulta è, quasi, quella di
un cubo, generalmente considerata poco attraente in una donna...
Avete già capito che non si tratta di centimetri, ma di
anni. E sono, rispettivamente, l’età di Stefano Rodotà, Franco Marini e Romano
Prodi, calcolate, arrotondando (ossia senza badare al mese), in base alle date
di nascita riportate da Wikipedia.
Non ho avuto molto tempo negli ultimi giorni per leggere, quindi
non ho visto un adeguato numero di quotidiani, tuttavia mi sembra che nessuno
abbia puntato l’attenzione sul fattore età. Anche Beppe Grillo, con quella
selezione fatta tra pochi intimi, alla fine ha tirato fuori dal cappello niente
meno che un signore (degno della massima stima, sia chiaro) ottantenne.
Io non ho nulla contro le persone in età avanzata. Ritengo
di far parte, sia pure da poco, della categoria. Il punto non è, ovviamente,
questo. Il punto è che non mi sembra possibile e, men che meno, tollerabile che
un paese non sappia esprimere un candidato alla Presidenza della Repubblica di
quaranta o cinquant’anni. Noi ci proponiamo di sostituire un grande uomo quasi
ottantottenne con uno appena più giovane. E la proposta di questi nomi viene
niente popò di meno che da lo psiconano+barba-Mediaset, ossia l’uomo che, come
gli ha detto il suo guru, rappresenta la potente ventata d’aria fresca capace
di rinnovare l’Italia dalle fondamenta e da Viavà, colui che ancora si
considera destinato a guidare il “governo del cambiamento”, che è come dire andare
in sella all’araba fenice (giusto per adeguarmi al linguaggio di Viavà stesso).
In realtà, potrebbe anche riuscire a questo punto, perché se Prodi diventasse
Presidente della Repubblica avrebbe verso Bersani un piccolo debito, o no?
Anche questo, però, ormai conta poco. A mio giudizio due
sono i temi che emergono forti dalle vicende delle settimane seguite
all’elezioni del 24 e 25 febbraio (ve le ricordate? Sì, sono proprio passati
quasi due mesi!). Il primo è che non si trova in nessuno schieramento
un’autentica capacità di farsi carico dei problemi enormi che abbiamo di
fronte, come dimostra lo scorrere dei giorni da quello del voto senza che
venisse presa alcuna misura adeguata alla crisi che ci sta affossando. Il
secondo punto è che tutti, incluso il pupo (e per suo pappagallesco tramite il
puparo) non sanno far altro che perseguire le proprie mire personali e
architettare strategie volte unicamente ad acquisire veri o presunti vantaggi
nel gioco di potere assurdo che continua da anni.
E non riescono neppure lontanamente a favorire quel ricambio
generazionale che, forse, potrebbe dare una mano a migliorare le cose.
Barak Obama: 51, François Hollande: 59, Angela Merkel: 59,
David Cameron: 47.
Ho detto abbastanza, credo.
Chiudo restando nel campo dei numeri, con un ottimo articolo
di Morya Longo dal Sole 24 Ore di oggi, nel quale si analizzano le diverse modalità
di finanziamento delle imprese italiane rispetto a quelle degli altri
principali paesi industrializzati: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-19/finanziarsi-solo-banca-063732.shtml?uuid=AbzgmVoH.
Buona stampa. Lo avete già capito, anche qui i numeri ci
danno torto. E, soprattutto, mettono in grande evidenza la vergognosa inettitudine
della classe politica (sedicente nuova inclusa), che si preoccupa di
sopravvivere mentre il paese si sta spegnendo.
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venerdì 1 marzo 2013
Alla fiera del Senato, per tre soldi...
Sono numerose le pagine dei giornali e delle agenzie on line
che si occupano della questione dei soldi che il tizio decrepito avrebbe versato a Sergio De Gregorio (allora senatore (sic!) dell’Idv) perché cambiasse casacca
e facesse, insieme ad altri, mancare la fiducia al governo Prodi.
Questa vicenda mi sembra un monumento al degrado cui è
arrivato il nostro paese. Un degrado al quale hanno contribuito in tanti, ma il
tizio decrepito mi pare aver lavorato più sodo di altri.
Per la verità, da tempo si sospettava qualcosa, però io sono
tanto tonto da non aver immaginato che la faccenda fosse così… così...
Ci sono indagini in corso e il quadro è probabilmente
destinato a cambiare, quindi cerco di limitarmi ai fatti certi.
Scelgo la cronaca de La Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2013/03/01/news/berlusconi_indagato_parla_de_gregorio_mi_pagava_in_nero_con_mazzette_a_rate-53628960/?ref=HREC1-1.
Sottolineo un passaggio: Dal
luglio 2006 fino al marzo 2008, il Cavaliere ha versato tre milioni a De
Gregorio. Un milione, "in chiaro", è giustificato da un accordo
federativo "tra Forza Italia e il mio movimento Italiani nel mondo".
Altri due versati "in nero" e depositati sui conti del senatore.
Sorvolo, sempre per restare ai fatti assodati, sui due
milioni versati in nero, però voi potete approfondire: la materia è
interessante e torna in scena la nostra vecchia conoscenza Valterino Lavitola. Ma vi domando e mi domando: è possibile che, in base a un accordo
federativo, un partito possa pagarne un altro così da farlo passare dalla
maggioranza all’opposizione? Io resto senza parole. Anzi no, vi e mi chiedo: in
quale altro paese (supposto) civile può accadere una cosa simile?
Che il milione (MILIONE) di euro sia passato da Forza Italia
al partito di De Gregorio è assodato, tant’è che lo stesso avvocato del tizio
decrepito, Niccolò Ghedini, lo conferma indirettamente sostenendo di non sapere
chi abbia versato gli altri due. Lo dice in un video del Corriere della Sera,
per la verità tanto disturbato da risultare poco comprensibile: http://video.corriere.it/ghedini-de-gregorio-bisogna-vedere-dove-arrivano-quei-due-milioni/f588bed8-8260-11e2-b4b6-da1dd6a709fc.
Sembrerebbe confermato, dunque, che anche Ghedini dia per scontato che il
milione di euro “in chiaro” sia stato versato. Non sa chi avrebbe pagato gli
altri due. Che dire? Mi sorprenderebbe se dicesse di saperlo…
Ripeto: questa storia è un monumento al degrado della
politica italiana.
E, forse, sarebbe il caso che il tizio decrepito ne parlasse
meno, visto che le sue affermazioni sono state smentite, direi anche con
sorprendente eleganza, da De Gregorio:
Ho il voltastomaco. Per la storia in sé e anche per altro.
Provo a essere (come da motto) estremamente conciso: questo squallido mercato
avveniva con passaggio di soldi pubblici mentre l’Italia già si avvitava in una
crisi della quale oggi si vedono le drammatiche conseguenze. E coinvolgeva
organizzazioni e persone che avrebbero dovuto preoccuparsi degli interessi dei
cittadini. Penso di aver detto tutto quel che serve…
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giovedì 24 gennaio 2013
Meglio tardi che mai?
Non posso, anche se forse lo vorrei, evitare di parlare
della vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Troverete da soli innumerevoli
articoli che illustrano come la banca senese, durante la gestione di Mussari e
Vigni, avrebbe posto in essere ripetute operazioni finanziarie altamente
rischiose, la cui esistenza si sarebbe cercato di tenere nascosta sia agli
organi sociali sia alle autorità di vigilanza e i cui effetti negativi si
sarebbe tentato di occultare con altri investimenti ad alto rischio, anch’essi apparentemente
non resi noti.
Quanto siano costati a Banca MPS questi investimenti non è ancora
del tutto certo; si sa, invece, che per fa fronte alle proprie esigenze
patrimoniali, l’istituto ha richiesto 3,9 miliardi di finanziamento allo Stato
attraverso emissione di cosiddetti “Monti bonds”,
strumenti assai costosi, versione riveduta di quelli inventati dal bleso della
Valtellina, Tremonti. Senza questo sostegno statale, la sopravvivenza della più
antica banca del mondo sarebbe a rischio.
Fine sulla questione tecnica, per approfondire la quale,
come ho detto, potete trovare decine e decine di articoli sulla stampa non solo
italiana.
Parliamo di aspetti che definirei collaterali, i quali però,
francamente, a me sembrano persino più intriganti. E qui vi segnalo un articolo
di oggi, tratto dalla costola toscana del Corriere della Sera:
Buona stampa. Anche perché mi piace l’ironia che percorre
tutto il pezzo di David Allegranti. Non che sia difficile fare dell’ironia su
questa vicenda, ma lui mi sembra farla bene.
Partiamo da Bersani. Mi vien da dire che la realtà supera la
fantasia. Nemmeno agli autori di Crozza sarebbe venuta in mente una battuta
come: “Il Pd fa il Pd, e le banche fanno le banche.” Una battuta che s’inserisce meritatamente nella scia delle
affermazioni sulle parentele di Ruby, per via della credibilità, e su quella
delle domande del tipo “E allora siamo padroni di una banca?”, per quel che
riguarda l’estraneità della politica alla gestione delle banche e in particolare di quelle maggiori (e sono
quasi tutte) che, di fatto, sono in parte pubbliche poiché le Fondazioni ne possiedono quote molto importanti.
Mi sa che Bersani, informato che Prodi è stato il miglior
leader del centrosinistra, sta cercando di imitarlo e di arrivare al 26 di
Febbraio con la stessa solida maggioranza con cui il suo Maestro è arrivato
alla guida del Governo nel 2006. Non credo che il tizio decrepito ringrazierà.
Si fregherà le mani, questo è certo, ma non ringrazierà. Anche perché, se ho
sentito bene una notizia data dal GR3 delle 13:45 di oggi, il tizio decrepito
non intenderebbe dir nulla sulla vicenda del Monte Paschi perché nutrirebbe un
particolare affetto per la banca senese. Immagino che, se vera la notizia e se
la ricordo bene, si tratterebbe di un sentimento condiviso dalle ospiti delle
cene eleganti, le quali sembra venissero pagate con i fondi personali del tizio
decrepito presso una filiale dell’area milanese di MPS, gestiti dal suo uomo di
fiducia (http://www.corriere.it/politica/11_marzo_19/altri-bonifici-auto-regalo-dal-premier-15-guastella-ferrarella_19d92d7c-51fd-11e0-a034-1db210fa1eaf.shtml).
In realtà lascia parlare i suoi lacchè e Bersani, tranquillo perché lavorano per lo stesso risultato.
Lasciamo perdere e parliamo di Mussari e del sistema
bancario.
Avvocato di nemmeno quarant’anni (se ricordo bene era il
2001), pur non avendo particolare esperienza di banche e di finanza, fu
insediato alla guida della Fondazione Monte dei Paschi, che controllava oltre
il 50% della banca. Successivamente, forse perché insoddisfatto del modesto
raggio d’azione consentitogli da quel ruolo, trovò modo di arrivare alla
presidenza della banca, che già aveva nel proprio carniere catture sanguinarie
(per il cacciatore, non per la preda) come la Banca del Salento (1999, prima dell'arrivo di Mussari), e dopo aver
atteso il momento ideale, decise l’acquisto di Antonveneta dal Santander del
quale vi ho già parlato e del quale trovate comunque molti resoconti nei
quotidiani di questi giorni.
Sembra abbastanza evidente che Mussari non sarebbe stato
all’altezza del compito, ma di questo si occuperanno la Magistratura e la storia, anzi la Storia.
Io, però, qualcosa mi sento già di dire.
Il Mussari che si è dimesso due giorni fa dalla presidenza
dell’Associazione Bancaria Italiana è esattamente lo stesso che aveva assunto
l’incarico nel 2010 e che era stato confermato nel giugno dello scorso anno.
Non sembrerebbe aver fatto gran che di nocivo tra il 2010 e l’altro ieri. Le
sue presunte colpe (i comportamenti per i quali sarebbe oggetto di indagine e
che lo avrebbero spinto alle dimissioni per evitare di danneggiare le
istituzioni che rappresentava) risalirebbero in gran parte ad anni precedenti. Questo per
pormi e porvi alcune domande. Mussari è diventato inadeguato a presiedere l’ABI
il 22 Gennaio 2013 o lo era già nel 2010 e nel 2012? I suoi scrupoli morali, a
quanto pare emersi improvvisamente due giorni fa, erano in vacanza nel 2010 e
nel 2012? Ultima, e secondo me assai più grave, visto che mi sono già dato
risposta alle due precedenti: è venuto a mancare qualche cosa in questo paese
se una persona, che sembrerebbe avere sulla coscienza qualche bel macigno, ha
ritenuto di continuare imperterrito la sua scalata al potere?
Anche a questa domanda io mi sono già dato una risposta. Voi
trovate la vostra.
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