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venerdì 29 maggio 2015

Anche contro l'ignoranza gli dei combattono invano


Prometto che non lo farò più. Due post in un giorno sono troppi, lo so. E anche una settimana in cui ci sono stati due giorni con due post è troppo. Vi chiedo scusa, ma non posso farne a meno, devo segnalarvi un articolo che merita senz’altro di essere letto.

sabato 9 maggio 2015

I segnaposti della Casa Bianca


Oggi poche parole e molta musica. Non che non ci siano argomenti di politica italiana o internazionale di cui potremmo occuparci, ma prendiamoci un giorno di libertà. Un solo articolo, tratto da The Washington Post, che si occupa di un argomento abbastanza frivolo: i furti che avvengono alla Casa Bianca in occasione di feste o cerimonie. Ecco il link: http://www.washingtonpost.com/politics/are-white-house-guests-who-take-souvenirs-patriots-or-petty-thieves/2015/05/08/796fafb4-f59f-11e4-bcc4-e8141e5eb0c9_story.html.
Buona stampa. Anche divertente. L’unica osservazione che mi viene da fare è questa, più precisamente si tratta di una domanda: in Italia un giornalista si azzarderebbe a scrivere nome e cognome di una persona che ha sottratto qualcosa al Quirinale o a Palazzo Chigi? Ne dubito. Con l’attitudine degli italiani ad ammettere le proprie colpe…

sabato 4 aprile 2015

Chi di traditore ferisce...


Ah, gli amori che finiscono male… Ho spesso ironizzato su Sandro Bondi e sulla sua devozione esagerata per il tizio decrepito. Ora, però, non posso non provare un breve, molto breve, moto di umana solidarietà per lui, alla luce del trattamento che gli viene riservato per aver deciso di pensare (un pochino) con la propria testa e di non asservirsi ai lacchè che hanno preso il suo posto nel cuore di Berlusconi negli ultimi tempi, gente accanto alla quale Bondi assume la statura di un politico di rango (il che, con tutta evidenza, non è e non può essere). Ho detto breve, perché poi vado a leggere un articolo di Maurizio Belpietro su Libero nel quale si analizza bene il comportamento di Bondi e si riportano i dati del suo assenteismo da Palazzo Madama, già evidenziati da altri quotidiani nei mesi scorsi: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11775230/Belpietro---Bondi-molla-Forza.html.
Stampa così così. Perché Belpietro fa lavorare la memoria in maniera incompleta, rinunciando a ripercorrere un po’ più estesamente la storia dei tanti parlamentari che hanno cambiato casacca, forse per non andare a ripescare i casi di De Gregorio, Razzi, Scilipoti, ecc.

venerdì 3 aprile 2015

I bambini e la guerra


Qualche giorno fa, la foto (scattata dal fotografo turco Osman Sağırlı) di una bambina siriana che alza le mani di fronte alla macchina fotografica ha trovato spazio nei siti di tutto il mondo. L’avrete senz’altro vista, ma ve la ripropongo da quello della BBC (http://www.bbc.com/news/blogs-trending-32121732). Io ho ripensato alle parole di Domenico Quirico che avevo citato appena una settimana fa (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2015/03/un-galleria-degli-orrori.html).
Difficile non restare sgomenti di fronte a immagini che documentano fino a che punto la guerra sconvolge la vita dei bambini. E difficile non provare gratitudine per i fotografi che hanno saputo documentare con straordinario tempismo momenti che, se l’uomo non passasse attraverso la Storia senza capire granché, avrebbero dovuto insegnarci a non infliggere ai bambini i tormenti che, ogni giorno e in innumerevoli parti del mondo, infliggiamo loro.
Penso, tra le tante, ad altre due immagini di rara forza. Due foto che, credo, voi tre ricorderete benissimo, ma che, a ogni buon conto, vi suggerisco di rivedere.
La prima, la più recente, è quella di una bambina vietnamita ustionata dal napalm: la ritroviamo su Yahoo (http://news.yahoo.com/ap-napalm-girl-photo-vietnam-war-turns-40-210339788.html).
La seconda, meno cruenta, ma non meno drammatica, anzi, risale al 1943 e ritrae un bambino ebreo nel ghetto di Varsavia mentre viene catturato per essere deportato. La troviamo su un blog del New York Times dedicato alla fotografia (http://lens.blogs.nytimes.com/2010/10/12/the-ghetto-the-nazis-and-one-small-boy/?_r=0).
Come di consueto, concludo con la musica, per continuare la guerra che, oggi, è contro tutti i nemici della cultura e della civiltà, quelli del presente e quelli del passato. Il pezzo è tratto da Rites, eccellente album realizzato nel 1998 da Jan Garbarek (http://en.wikipedia.org/wiki/Rites_%28album%29). Il brano è We Are the Stars, se vorrete ascoltarlo, capirete senz'altro perché l'ho scelto.


giovedì 26 febbraio 2015

Ferite quotidiane


Anche oggi non vi suggerirò nessuna lettura dai quotidiani. L’argomento non richiede il supporto di un articolo di giornale, ma che abbiate la discutibile fortuna di abitare in una città italiana e di frequentarne, la sera e la mattina presto, le zone maggiormente frequentate.
Abito in una via centrale di Padova e portare Doc a fare ripetute passeggiate comporta che io transiti in punti dove ci sono bar e ristoranti che, come ovunque, sono prevalentemente affollati di giovani e giovanissimi. E’ facile vederli sostare per strada a bere da bottiglie e bicchieri che finiscono inevitabilmente per terra, magari in pezzi, anche se c’è un cestino a pochi passi. Oppure scoprire gruppetti che utilizzano la soglia di una casa come una panchina e un tavolo, sul quale, quando se ne vanno, lasciano i resti dei loro aperitivi, delle loro cene o di qualsiasi cosa abbiamo consumato, mai neppure sfiorati dal dubbio che ci sia assai poco di umano nel compiere simili gesti. Anche nel primo pomeriggio capita di incrociare ragazzi che si muovono con il passo malfermo di chi ha già bevuto troppo e si accinge a lasciare sulla strada le tracce rivoltanti del proprio malessere. Passando accanto a un monumento, accade di scoprirlo imbrattato da scritte prive di senso come i muri di molti edifici. Finisco qui, credo sia sufficiente.
Giusto lamentarsi delle devastazioni dei tifosi del calcio (non soltanto quelli olandesi), ci mancherebbe, ma non sarebbe male cominciare sul serio a contrastare il piccolo vandalismo quotidiano, quello che non danneggia irrimediabilmente un monumento, ma infligge innumerevoli lievi ferite ogni giorno, trasformando le nostre città in luoghi disgustosi, che ovviamente sempre meno turisti decidono di visitare. Non servono proclami e nuove inutili norme promulgate da sindaci preoccupati solo di ottenere l’attenzione della stampa. Basterebbe far rispettare le regole esistenti, quindi far lavorare sul serio gli agenti della Polizia Locale in modo da poter punire chi si comporta in maniera incivile. Forse i genitori inizierebbero a preoccuparsi dell’educazione dei loro figli se dovessero pagare il costo dei loro comportamenti.
Naturalmente m’illudo. E non mi risolleva la consapevolezza che il problema, ovviamente, non è solo nostro, come prova questa vignetta, pubblicata da un sito spagnolo che si occupa di maternità ed educazione: https://www.facebook.com/sanayhermosa/photos/a.133685723460065.27201.131102267051744/243091999186103/?type=1&theater.
Torniamo a chi non sa far di meglio che imbrattare monumenti. Ecco un paio di immagini della Casa di Giulietta a Verona, il cui androne è letteralmente coperto da firme e varie scritte di migliaia di deficienti: http://www.juzaphoto.com/me.php?pg=8768&l=en#fot83747 e http://www.juzaphoto.com/me.php?pg=8768&l=en#fot83746. 
Mi piace pensare (illudermi?) che non sarebbe così se gli artefici di questo disastro conoscessero il vecchio proverbio veneziano secondo il quale il nome dei coglioni sta scritto in tutti i cantoni.
La musica non può mancare. Vi propongo nuovamente un musicista norvegese che mi piace particolarmente per la capacità di fondere tradizioni diverse e creare atmosfere di rara bellezza. Parlo di Jan Garbarek (http://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Garbarek) di cui vi propongo un lungo brano a mio giudizio molto suggestivo: Rites.



domenica 3 marzo 2013

Buone letture e buoni ascolti


Oggi, tanto per non sbagliare, dedico lo spazio dell’informazione a tre giornalisti che sono lo zoccolo duro del piccolo gruppo di quelli che apprezzo maggiormente.
Cominciamo dal Buongiorno di Gramellini, più lungo del consueto e meno ironico, ma non per questo meno degno di attenta lettura, anzi: http://www.lastampa.it/2013/03/02/cultura/opinioni/buongiorno/le-virtu-del-buon-politico-pKekhgWD3FLbt51STLzrtN/pagina.html.
Buona stampa. E, voi lo sapete già, facilmente il giudizio positivo si associa al compiacimento perché trovo conferme alle mie opinioni nel testo di un commentatore che stimo. Fa piacere trovarsi in compagnia di Gramellini a considerare pericolosa la scarsa trasparenza del movimento di Beppe Grillo. Nel pezzo, però, c'è molto altro.
Il secondo articolo che vi propongo è l’editoriale odierno del Corriere della Sera, firmato dai Mastini, Rizzo&Stella: http://www.corriere.it/editoriali/13_marzo_02/un-taglio-serio_1c5507b6-82fb-11e2-839d-17a05d1096bb.shtml.
Buona stampa. Anche qui perché mi viene data ragione… Riporto testualmente: Ancora: va spezzato quel rapporto anomalo costruito da una classe politica mediocre con la burocrazia. Più gli eletti sono scadenti, più devono affidarsi a burocrati (spesso strapagati) che diventano gli unici in grado di fare e poi interpretare gli atti. E dunque hanno interesse a rallentare ogni svolta vera che li renda meno indispensabili. Lo dicono certamente meglio di me, ma si tratta di tema non estraneo a molti miei post degli ultimi tempi. Anche qui, tuttavia, ci sono altre considerazioni importanti.
E veniamo alla musica. Questa sera vi propongo ascolti un po’ fuori dagli schemi più tradizionali, in quella terra di confine vasta e fertilissima tra la classica, il jazz, le musiche etniche in cui molto hanno seminato i musicisti scandinavi, tra i quali un ruolo di primo piano ha avuto il sassofonista norvegese Jan Garbarek, che amo particolarmente.
Iniziamo con due brani del duo formato da Ketil Bjørnstad al pianoforte (http://en.wikipedia.org/wiki/Ketil_Bjørnstad) e David Darling al violoncello (http://en.wikipedia.org/wiki/David_Darling_%28musician%29). Sono pezzi tratti da due diversi dischi, non troppo distanti nel tempo l’uno dall’altro.
Il primo pezzo, intitolato The River II, è tratto dall’album The River I-XII del 1997.


Il secondo, Gothic, è tratto da Epigraphs del 1998.


E chiudiamo con un brano da un album di Garbarek che costituisce un meraviglioso esempio della capacità di questo musicista di esprimersi nelle forme più diverse, traendo dal proprio sassofono suoni che sanno combinarsi in maniera stupenda con quelli dei più diversi strumenti e, come in questo caso, con le voci, non meno straordinarie, di un coro.
Il disco, del 1994, s’intitola Officium (http://en.wikipedia.org/wiki/Officium_%28album%29) ed è frutto del magico incontro tra il soprano di Garbarek e The Hilliard Ensemble. Il brano che vi suggerisco di ascoltare è Parce Mihi Domine.


martedì 4 dicembre 2012

Chi viola i diritti di chi?


Una notizia “collaterale”. Un po’ come gli effetti dei bombardamenti o, meglio e più in generale, delle guerre. Potrebbe sembrare un piccolo dettaglio nel quadro attuale del nostro paese, ma, secondo me, non è così (per quel niente che conta la mia opinione).
Cronaca, certo, quindi niente voto, ma bene, benissimo che ci sia chi ci racconta queste vicende.
Ora mi lascio un po’ andare… esito moltissimo a farlo, ma su vicende simili sono intransigente e penso sia lecito superare anche certi limiti.
Quel che penso lo scrivo: vorrei ritrovare l’abusivo al posto del padre. Possibile che il contrappasso debba restare un ricordo dantesco? No. Non deve essere così. Da qualche parte, credo, c’è la vecchia signora Giustizia. Visto che quella umana, purtroppo, da queste parti latita, anche nel senso di Polizia Municipale, allora che ci pensi quella divina a dare un contrassegno di portatore di handicap all’abusivo dell’articolo. Più precisamente: che gli dia un handicap e che poi lui debba procurarsi il contrassegno. E, possibilmente, a fatica, con tanti sgradevoli e umilianti intoppi burocratici.
Chiuderei con un po’ di musica, giusto perché non esiste altro conforto alla stupidità dei nostri simili e di coloro le cui leggi producono effetti così assurdi. Prima, però, cerchiamo di capirci: il padre è stato multato perché ha impedito all’abusivo di andarsene. L’abusivo, invece, non impediva nulla al padre e alla sua bambina? Chi ha limitato per primo la libertà dell’altro?
Musica sia. Straordinaria fonte di sollievo.
Ragas and Sagas è uno splendido album realizzato dal sassofonista norvegese Jan Garbarek e da alcuni eccellenti musicisti pakistani e di altra nazionalità, tra il quali Ustad Fateh Ali Khan, padre di Nusrat Fateh Ali Khan, del quale vi ho fatto ascoltare un pezzo tempo fa.
Il brano s'intitola Saga. Bellissimo è dir poco.