Visualizzazione post con etichetta Brad Mehldau. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brad Mehldau. Mostra tutti i post

domenica 6 dicembre 2015

Le seconde domande se le dimenticano sempre

Grazie a una condivisione su Facebook della mia amica Barbara, ho scoperto questo articolo di Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana: http://m.famigliacristiana.it/articolo/blair.htm.
Buona stampa. Anch’io penso, e non da ieri, che la decisione di invadere l’Iraq di Saddam Hussein sia stata un drammatico errore per le popolazioni locali e anche per noi occidentali. Quella guerra, ingiustificata e iniziata senza nessuna visione a medio e lungo termine e nessun piano per il dopoguerra, ha aperto un periodo di instabilità per tutto il Medio Oriente e di terrore per le popolazioni di molti paesi dell’area e anche per larga parte del mondo.

domenica 29 novembre 2015

500 euro oggi e un buco da coprire domani?

Le persone della mia generazione sanno che il Natale come lo conosciamo oggi, sia nella vistosa componente consumistica sia in alcuni simboli, è il frutto della stagione di benessere seguita al boom economico del dopoguerra.

sabato 19 settembre 2015

Wolfsburg, Italia?

In questi giorni sembra che non ci si possa allontanare dagli Stati Uniti.
L’ente federale per la protezione ambientale EPA (Environmental Protection Agency) ritiene che la Volkswagen abbia fraudolentemente programmato le centraline di circa 500.000 auto perché rispettassero i limiti di emissioni inquinanti soltanto al momento dei test periodici effettuati per verificare l’effettiva rispondenza alle norme. Se gli USA decidessero di infliggere la massima sanzione possibile, la Volkswagen sarebbe chiamata a pagare 18 miliardi di dollari. La notizia la prendiamo da The New York Times: http://www.nytimes.com/2015/09/19/business/volkswagen-is-ordered-to-recall-nearly-500000-vehicles-over-emissions-software.html?_r=0.
Buona stampa. Si tratta di quel genere di notizia che, a prima vista, sembra incredibile. Almeno a me: fatico a credere che i dirigenti di una delle maggiori aziende automobilistiche mondiali decidano di mettere deliberatamente sul mercato auto che non rispettano la normativa del paese in cui sono immatricolate. Qui non stiamo parlando del caso di un componente che si rivela alla lunga inadeguato o di un errore di progettazione che viene evidenziato dall’uso regolare del veicolo. In questo caso, se le accuse si riveleranno fondate, abbiamo un dispositivo installato appositamente per consentire alle auto di superare le verifiche periodiche e di violare la legge nell’uso quotidiano.
Sono sicuro che se venisse effettuato un sondaggio su un campione della popolazione mondiale chiedendo da che nazione vengano le auto con questo dispositivo, l’Italia se la vedrebbe con la Cina per il primo posto… E, invece, guarda un po’, se le cose stanno davvero come si dice, questa pensata degna del miglior Totò l’hanno fatta a Wolfsburg, Bassa Sassonia, Germania.
Chissà se Marchionne si è già seduto sulla sponda del fiume ad aspettare che passi il cadavere? Una multa da 18 miliardi di dollari metterebbe al tappeto anche un colosso, rendendolo preda abbordabile…
Torniamo in Italia per l’ennesima pessima prova della nostra classe politica, dalla quale, purtroppo, si traggono ragioni per dubitare che possa mai diventare anche soltanto decente e, quel che è peggio, che vi siano differenze sostanziali tra i vari partiti.
Si tratta dell’ordine del giorno della seduta del Senato prevista per ieri mattina: si trattava di iniziare la discussione sul testo della legge di riforma del Senato. 
Alla vigilia del voto alcuni esponenti del M5S pubblicano la foto di un corridoio ingombro di valige (ripresa da La Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2015/09/17/foto/riforme_m5s_senatori_in_fuga_trolley_gia_pronti_-123065880/1/#1). Peccato che, alla prova dei fatti, ossia ieri mattina, l’aula fosse quasi completamente vuota (prendo sempre le immagini da La Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2015/09/18/foto/riforme_pd_replica_a_m5s_altro_che_fuga_con_i_trolley_voi_non_siete_neanche_in_aula_-123145676/1/?ref=nrct-3#1). Credo si possa dire che non si salva nessuno, la mediocrità è l’unico vero elemento unificante dei nostri politici. Semplicemente vergognosi.
Oggi vi propongo un brano di jazz. Brad Mehldau in trio esegue No Moon At All.


martedì 25 agosto 2015

La liquidità c'è, manca altro

Dal 2007, anno in cui affonda le sue radici la crisi economico-finanziaria che ancora il mondo sta vivendo, le borse mondiali hanno “annerito” parecchi giorni, senza preoccuparsi che si trattasse di martedì o giovedì, trascurando, ovviamente, i sabati e le domeniche. O, quantomeno, questo dicono i titoli dei quotidiani che, un po’ ovunque, hanno definito anche il 24 Agosto 2015, in base ai bruschi cali generalizzati degli indici, “lunedì nero”.
Sarebbe meglio se la stampa, in Italia in particolare, ma anche altrove, evitasse di (ab)usare queste definizioni. Non c’è nulla di peggio che circondare di clamore eventi che meriterebbero di essere considerati con attenzione e con prudenza, moderando i toni e presentando valutazioni pacate e serie. Ma tant’è…
Storicamente, il primo giorno a diventare nero fu un giovedì d’Ottobre del 1929, per la precisione il 24, quello del crollo di Wall Street. In realtà, le cose andarono male anche nei giorni successivi, tanto che il 29 Ottobre viene ricordato come “martedì nero”. 
C’è già stato un "lunedì nero" nel 2015, il 6 Luglio, quando ancora non si vedeva la soluzione alla crisi greca. A onor del vero non la si vede bene neppure adesso, ma tutti fanno finta che non sia così.
Nel 1987 ci fu quello che, a ben vedere, si deve ancora considerare l’autentico “lunedì nero”: il 19 Ottobre (https://en.wikipedia.org/wiki/Black_Monday_%281987%29), quando gli indici subirono flessioni ben più decise di quelli di ieri.
Tutto questo per dire cosa? Per dire quasi nulla: non sono tanto sventato da andare appena un po’ oltre questo piccolo sfoggio di conoscenza delle crisi dei mercati finanziari. Se mi azzardassi a fare ipotesi su quel che succederà metterei, scusate la scarsa eleganza, il culo nelle pedate, prospettiva che preferisco senz’altro evitare.
Sull’andamento dei mercati di ieri, sulle cause e sulle possibili misure di intervento, come di consueto, mi limiterò a suggerirvi qualche lettura. Volendo, potrei esagerare con i suggerimenti, ma preferisco concentrarmi su un quotidiano e su due soli articoli per consentirvi di confrontare punti di vista assai diversi. Il Sole 24 Ore di oggi ospita un editoriale del direttore, Roberto Napoletano, (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/un-qe-pechino-065732.shtml?uuid=AC52FOm) e uno di Donato Masciandaro, economista e docente universitario, (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/quella-cura-svedese-la-bolla-071048.shtml?uuid=ACAbMOm).
Evito di dare il mio consueto giudizio, dirò solo che sono piuttosto sconcertato dalla distanza tra le due posizioni, che ci starebbe bene se non fosse coinvolto il direttore, la cui opinione schiera il giornale e finisce per smentire quella di Masciandaro. Non esprimo valutazioni, ma farò qualche osservazione che, credo, farà capire quale dei due mi convinca di più.
Se c’è un punto sul quale concordano la maggior parte degli osservatori che ho letto anche nelle scorse settimane (la questione non è di ieri) è che i problemi economici e finanziari della Cina sono affrontati in maniera abbastanza inadeguata dalle autorità del Paese. Quello che politici e funzionari cinesi non sembrano capire è che le forze dei mercati (di cui hanno largamente beneficiato sul versante del commercio estero e anche degli investimenti di partner stranieri) non obbediscono alle direttive del partito e non si possono controllare con i carri armati. E che, in un Paese che aspira, comprensibilmente, a un ruolo di primo piano come potenza industriale e finanziaria, le decisioni di natura economica, riguardino la valuta o la borsa poco importa, devono essere coerenti e trasparenti.
In altre parole, è indispensabile che governanti e burocrati di Pechino capiscano che la scelta, operata da Deng Xiaoping quasi trent’anni fa, di innestare la libertà economica nel regime politico comunista non può più essere gestita come è stato fatto sino ad oggi, e questo sia per ragioni interne che internazionali.
Ultima osservazione: i mercati finanziari non hanno bisogno di altre iniezioni di liquidità. Potrebbe apparire vero il contrario, come sostiene Roberto Napoletano, ma non è così. In realtà, la liquidità si sarebbe dovuta ridurre già da tempo, ma non è stato possibile farlo perché, soprattutto in Europa, ma non solo, sono mancate le risposte politiche ai problemi economici e le banche centrali hanno dovuto sopperire, anche troppo, al deficit di incisività e di autorevolezza della politica.
Per fortuna, almeno per oggi, le borse europee si sono riprese quasi completamente. Un "martedì bianco"?
Per la musica, oggi torniamo al jazz. Ascoltiamo il trio di Brad Mehldau nel brano di Nick Drake: Time Has Told Me.




venerdì 3 ottobre 2014

Se tre Buongiorno non fanno un buon giorno


Il primo pezzo che vi propongo oggi è tratto dal Financial Times (di ieri) e riguarda l’industria automobilistica. Più precisamente l’eventualità che le auto possano essere dotate di una sorta di pilota automatico: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/d52b5210-4a35-11e4-bc07-00144feab7de.html#axzz3EyfBPP12.
Cronaca. Ben venga il progresso tecnologico, ma c’è da rabbrividire al pensiero che si debbano sviluppare sistemi capaci di sostituirsi al pilota per ridurre i pericoli causati dall’uso del telefonino mentre si è al volante. Lo dico senza giri di parole: solo un deficiente può mandare messaggi o leggere social network o dedicarsi ad altre stupidaggini del genere finché guida un’auto. E nelle stupidaggini del genere è incluso il conversare al telefono senza auricolare o senza un vero sistema di viva voce, ossia un sistema installato sull’auto e controllabile tenendo le mani sul volante. Quindi è una stupidaggine anche parlare usando il viva voce del cellulare. Anzi, è la stupidaggine più assurda perché solo un deficiente totale può pensare che non sia pericoloso (e che non si violi il codice della strada) semplicemente perché si tiene il telefonino staccato dall’orecchio e sospeso a metà strada tra la tempia e la bocca… E ce ne sono di deficienti del genere. Troppi.
Procediamo. Da Londra, ieri Renzi ha colto al volo l’occasione per marcare la distanza dalla Germania e per mettersi parzialmente al fianco della Francia:
Cronaca.
Allora, sempre senza far giri di parole e senza ricorrere a linguaggi sofisticati: Angela Merkel la sta tirando decisamente troppo per le lunghe e sta anche andando ben oltre il limite della buona educazione. La Germania è grande, ma non è l’Europa. L’Europa ha pagato il conto della riunificazione tedesca e sarebbe il caso che non se ne dimenticassero dalle parti di Berlino, ma anche altrove. C’è un’ostinazione del tutto incomprensibile nell’atteggiamento tedesco e dei (pochi) Paesi che sostengono il rigore senza se e senza ma. E c’è un’invadenza preoccupante nelle istituzioni europee che rischia, prima o poi, di scatenare una generale ripulsa verso la Germania. Basti quest’ articolo di Adriana Cerretelli dal Sole 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-02/berlino-vince-anche-ue-063640.shtml?uuid=ABLazDzB.
Buona stampa. Un pezzo prezioso per rinfrescare la nostra memoria, ma sarebbe bene che lo leggessero anche in Germania…
Detto questo, a proposito di Renzi, ammetto che vorrei un Presidente del Consiglio più prudente e più attento a quel che accade intorno a noi e meno preoccupato del numero di follower (scusate) raggiunto su Twitter (scusate ancora). Perché su un punto la Signora Merkel ha ragione: noi dobbiamo fare un bel po’ di compiti a casa. Li dobbiamo fare, però, non perché ce lo dice lei (o non solo perché ce lo dice lei), ma perché senza quel cambiamento radicale che Renzi propone (ma del quale si vedono solo timidissimi accenni) il nostro Paese scivolerà inesorabilmente nell’abisso.
E la prova di quanto sia debole la posizione italiana e di come i mercati siano pronti a colpire, nel caso in cui le riforme non vengano fatte o siano insufficienti, l’hanno fornita ieri le borse. E’ bastato che Draghi, il quale ha le mani legate piuttosto strette, non annunciasse le iniezioni di liquidità che alcuni vorrebbero perché arrivasse un crollo delle quotazioni, in particolare quelle italiane. Non ci possiamo permettere il lusso di twittare bene e razzolare male.
Non amo almanaccare sui provvedimenti ancora in discussione, quindi non parlo del DEF in elaborazione. Se, però, alcune delle misure di cui si parla, saranno effettivamente approvate, allora si avrà la conferma di come Renzi sia ben lontano dal realizzare ciò che promette. Come un qualsiasi tizio decrepito.
Buona stampa. Per come sono scritti, non certo per la qualità dei comportamenti sui quali Gramellini, da maestro, si sforza di farci riflettere sorridendo, sia pure a stento.
Musica ho promesso e musica sia.
Un tuffo nel passato con un gruppo di cui abbiamo già parlato, quello di Clifford Brown e Max Roach. Il pezzo s’intitola Joy Spring, e chiaramente la scelta non è ispirata dalla lettura dei giornali, al contrario!


Per finire Brad Mehldau e Joshua Redman, dal vivo, interpretano magistralmente uno standard che, prima o poi, vi proporrò in varie versioni: The Nearness of You (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Nearness_of_You). Preparatevi a un ascolto lungo e appassionante, stiamo parlando di due esponenti eccellenti delle nuove generazioni del Jazz.