Buona stampa. Osservate come, al momento, non ci sia nessun segno che da Francoforte arriverà il nulla osta necessario per mettere in sicurezza Banca MPS. Al contrario, il silenzio delle autorità di vigilanza indurrebbe a pensare che permangano dubbi sul progetto presentato dai vertici della banca italiana.
Ieri, forse tardivamente, si è deciso di richiamare il nostro ambasciatore a Il Cairo come segno d’insoddisfazione per come l’Egitto ha, finora, cercato di (non) fare chiarezza sul sequestro e sull’uccisione di Giulio Regeni.
La settimana appena trascorsa ha avuto un andamento relativamente tranquillo sui mercati finanziari.
I principali indici mondiali venerdì 19 si trovavano a un livello più alto rispetto a venerdì 12, pur in presenza di una volatilità ancora elevata. Vediamo un grafico che raffronta l’andamento negli ultimi trenta giorni dei maggiori mercati borsistici. L’ho generato su Bloomberg considerando le borse di Wall Street, Tokyo, Parigi, Londra, Francoforte, Zurigo e Milano.
Su Facebook leggo numerosi post nei quali si attribuiscono all’euro molti dei mali del nostro paese. A manifestare simili opinioni non sono soltanto persone che non conosco o politici dei quali ho una cattiva opinione. Tra loro ci sono, purtroppo, anche persone che stimo e che ritengo intelligenti e informate. Ciò mi stupisce e, più ancora, mi preoccupa. Come spesso accade si confondono le cause con gli effetti e si dimenticano aspetti cruciali di una vicenda che si è svolta in un arco temporale lungo e che ha visto coinvolte responsabilità politiche diverse.
La spiegazione del titolo la troverete più avanti.
Inizialmente il post avrebbe dovuto intitolarsi La stupidità nella rete, in riferimento al fatto che oggi, nel collegarmi a Facebook verso le due di pomeriggio, ho trovato due condivisioni, con un punto in comune, che hanno suscitato in me reazioni diametralmente opposte.
Il tema del giorno, se volessi essere scontato, sarebbe l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve Bank. Un evento che, ripeto, considero scontato, poiché non sarebbe stato possibile per Mrs. Yellen e gli altri membri del Federal Open Market Committee (http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/fomc.htm) rinviare ancora una volta una manovra indispensabile più per riaffermare il proprio ruolo e la propria autonomia decisionale che per modificare realmente la politica monetaria corrente degli USA.
Riallacciamo il filo interrotto mercoledì e torniamo a parlare di banche. E’ l’argomento del giorno, purtroppo anche perché c’è stato il suicidio di Luigino D’Angelo, un fatto tragico che, tuttavia, non dovrebbe interferire con una corretta valutazione della vicenda, soprattutto se la si vuole collocare, com’è necessario, al giusto posto nel quadro delle relazioni assai opache tra politica e mondo bancario. E anche se si vuole comprendere e valutare in modo corretto il comportamento delle autorità italiane, dal governo agli enti tenuti a controllare l’agire delle banche e, più in generale, quello degli emittenti titoli di credito e azioni.
La notizia del giorno, per quel che riguarda l’Italia politica, non è inattesa, al contrario: da molto tempo si parlava delle possibili dimissioni di Roberto Perotti da co-commissario alla revisione della spesa pubblica. Le dimissioni sono arrivate e, purtroppo, mi sembrano l’ennesimo segnale negativo riguardo alle reali intenzioni di Renzi rispetto a uno dei problemi più gravi dell’economia italiana.
Come sempre riluttante a farsi fotografare, il presidente del consiglio, durante il soggiorno a La Avana, ha scelto di fare jogging lungo un percorso appartato e discreto: una stradina lungomare chiamata Avenida de Maceo, meglio nota in tutto il mondo con il nome di Malecon.
La Federal Reserve Bank ha deciso, ancora una volta, di non aumentare i tassi di interesse americani. A prima vista, la maggior parte dei commentatori individua nella paura il motivo principale della decisione: il timore che sul quarto di punto percentuale di mancato incremento del tasso di riferimento (attualmente, se ricordo bene, allo 0,13%) si reggano i non pochi castelli di carta (finanziaria creata da banche e società finanziarie, imprese e stati) sparsi in giro per il mondo. In particolare, quelli cinesi, forse i più fragili e, comunque, quelli che cadendo provocherebbero i maggiori danni.
Il titolo non è farina del mio sacco. Sono parole di un economista, Alberto Gallo di Royal Bank of Scotland, che ha voluto parafrasare quelle famose impiegate da Mario Draghi nel 2012 per descrivere l’impegno della Bce nella difesa dell’euro: whatever it takes.
La scelta del titolo oggi non è stata immediata. Ero incerto tra “Smentite e conferme” e quello che vedete: poche parole in tedesco (lingua che ignoro pressoché totalmente) con le quali, ieri, avevo accompagnato su Facebook la condivisione di questo video della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-34162844.
Per una volta, inizio dando spazio a un fatto di cronaca locale: ieri il Corriere del Veneto ha dato conto di una diatriba via Facebook tra il sindaco di Padova Bitonci e un consigliere regionale del Pd, Piero Ruzzante, padovano.
Cronaca. Dalla quale sembra emergere che la struttura gerarchicamente sottoposta al Prefetto Gabrielli avrebbe commesso errori gravi. In qualsiasi Paese civile del mondo, la persona alla guida di una struttura pubblica che ha mancato ai propri compiti così gravemente da causare il discredito della nazione, si dimette nel volgere di poche ore, se non di pochi minuti. Di certo non resta al suo posto imperturbabile, cercando di scaricare le proprie responsabilità sui sottoposti.
Anche il parrocco della chiesa che ha ospitato i funerali dovrebbe sentire il dovere di togliere il disturbo. Soprattutto dopo aver sostenuto di essere pronto a celebrare nuovamente le esequie: errare è umano, perseverare è diabolico. E questo, per un sacerdote, mi pare peccato tutt’altro che veniale…
Buona stampa. Dall’articolo riprendo alcune righe: “…Il celebrante se n’è lavato le mani asserendo di aver fatto solo il proprio mestiere. Può la Chiesa negare un funerale? Eppure fu solerte, a suo tempo, quando negò la benedizione e il rito funebre a Piergiorgio Welby”. Per ora, sul diverso modo in cui la Chiesa ha trattato Casamonica e Welby, bastino le parole di La Licata, ma presto o tardi, come ho detto ieri, ne riparleremo.
Passiamo ora alla questione dei migranti, che giorno dopo giorno si fa più grave e più complessa, mostrando tutta l’inadeguatezza delle misure poste in essere dai singoli Paesi e dalle organizzazioni sovranazionali, Unione Europea in testa.
Rebus sic stantibus, non credo che la situazione possa cambiare. Se le soluzioni sono come quelle che propone il Felpo Matteo Salvini, possiamo stare tranquilli che il problema resterà irrisolto, aggravandosi, per anni e anni. L’ultima, lo ammetto, fantasiosa e, ovviamente, irrealistica, è quella di usare come centri di accoglienza per i migranti le piattaforme petrolifere. La notizia, e i commenti, li prendiamo da un articolo di Lettera 43: http://www.lettera43.it/capire-notizie/migranti-sulle-piattaforme-eni-l-idea-di-salvini-non-funziona_43675183920.htm.
Buona stampa. Se fossi Salvini, che parole userei per qualificare chi propone soluzioni assurde come fa lui? Qui, però, non le usiamo quelle parole…
Sul tema dell’immigrazione, visto che siamo ancora in un fine settimana estivo e, presumibilmente, avrete un po’ di tempo per leggere, vi suggerisco anch’io, come ha già fatto Roberto Plaja, la lettura di uno stupendo articolo di Anders Fjellberg tratto dal quotidiano norvegese Dagbladet (https://en.wikipedia.org/wiki/Dagbladet):
Buona stampa. Anzi di più: un esempio eccellente di quello che dovrebbe essere il giornalismo. Prendetevi un po’ di tempo per leggerlo, non vi pentirete.
Buona stampa. L’esecuzione del brano di Marinuzzi è dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Croata diretta da Niksa Bareza e del soprano Adela Golac-Rilovic.
Mala stampa. Ostellino è stato un ottimo corrispondente del Corriere della Sera da Mosca e da Pechino, poi, da editorialista (al Corriere, di cui è stato anche direttore, e, da qualche mese, al quotidiano della famiglia Berlusconi), la sua autorevolezza mi sembra si sia pian piano dissolta, fagocitata dalla volontà di accreditarsi come unico vero esegeta del pensiero liberale in Italia e dalla propensione alla polemica, non di rado gratuita. Così è per l’articolo di oggi, nel quale ripete varie volte che la politica risponde all’etica della responsabilità e, sulla base di questo assunto, nega validità all’approccio che il Papa suggerisce per la questione dei migranti.
Come i politici che vuole difendere, Ostellino non sa offrire nulla di concreto, ma solo la sua personale (e piuttosto fuorviante) interpretazione del pensiero di Max Weber, invocato per sostenere che gli argomenti del Pontefice nulla hanno a che vedere con quel che fanno o che dicono i politici di governo e di opposizione e per ridurre la questione esclusivamente a materia di finanza pubblica, come se non vi fossero altri aspetti cruciali nel quotidiano arrivo di migranti, anche estremamente pratici e urgenti (e dei quali ho parlato anche troppo).
Tra l’altro, Ostellino impartisce questa lezioncina dalle pagine de Il Giornale, che appartiene alla famiglia di un signore il quale, nella sua esperienza come uomo politico, si è dimostrato abbastanza poco pratico di etica della responsabilità e che certo non ha, con i propri atteggiamenti e con provvedimenti dei suoi governi, rallentato il declino del senso di legalità nel Paese. Mi fermo qui su Ostellino, ma restiamo, almeno parzialmente, in tema di critiche alle posizioni ecclesiastiche.
Su Il Sole 24 Ore di sabato, in un articolo abbastanza lungo, Luca Ricolfi aveva valutato negativamente la posizione della Chiesa che si preoccupa dell’accoglienza dei migranti, ma sembra dimenticarsi del fatto che a causare il fenomeno sono i governi delle nazioni, sempre più numerose, da cui fuggono le migliaia di persone che cercano accoglienza in Europa e altrove.
Buona stampa. Chi di voi tre mi segue da un po’ di tempo può immaginare la soddisfazione che ho provato nel leggere il pezzo di Ricolfi. Ne riprendo un periodo che precede la conclusione: “E' questo, talora, l'esito non previsto delle grandi campagne “pedagogiche”, in cui l'élite al potere prova ad educare la massa, giudicata rozza, incolta e bisognosa di essere illuminata. Così come gli eccessi del politicamente corretto, portati oltre una certa soglia, possono sortire una reazione uguale e contraria (vedi, in questi giorni, il successo dello scorrettissimo Donald Trump negli Stati Uniti)…”
Parole che condivido senza riserve e che dovrebbero essere mandate a memoria non soltanto dai politici (che un po’ ovunque nel mondo sembrano volersi occupare di ogni aspetto della vita dei cittadini, anche oltre i limiti del lecito), ma anche dai giornalisti, non solo italiani.
Sempre sabato, sul suo blog, Roberto Plaja ha considerato il caso di Donald Trump e la possibile decisione di escluderlo dai prossimi confronti televisivi tra i candidati repubblicani alle elezioni presidenziali del 2016. E’ un prezioso piccolo saggio sulla logica che dovrebbe guidare le scelte dei mezzi di comunicazione in casi simili: http://www.theboxisthereforareason.com/2015/08/15/the-problem-with-trump/. Come di consueto, Roberto affronta il problema in modo semplice e diretto: un ottimo lavoro. Già che visitate il suo blog per il pezzo su Trump, date un occhiata anche a questo, pubblicato ieri: http://www.theboxisthereforareason.com/2015/08/16/cracks-on-the-dam/. Roberto torna a occuparsi della sua materia di elezione, la finanza, e lo fa offrendoci utili spunti di riflessione sulla situazione assai complessa che si sta determinando sui mercati.
Passiamo alla musica. Come primo pezzo, ecco un classico del jazz, Body and Soul, nell’esecuzione di Donald Byrd e Kenny Burrell.
Il secondo ascolto è sempre un brano di jazz, eseguito da Ellis Marsalis (https://en.wikipedia.org/wiki/Ellis_Marsalis,_Jr.), padre di Wynton e Brandford. Il brano che vi propongo si intitola Never Let Me Go.
L’attualità è la cessione del pacchetto di controllo di Italcementi S.p.a. alla tedesca HeidelbergCement. La famiglia Pesenti, che, tramite Italmobiliare, controllava l’azienda cementiera sin dalla fondazione, avvenuta nell’ultima parte del XIX° secolo, diventerà uno dei principali azionisti della società tedesca che nascerà dalla fusione di Italcementi e Heidelberg.
Le opinioni che prevalgono sulla stampa sono di amareggiata comprensione: il mercato del cemento vive un periodo difficile un po’ ovunque nel mondo, ma la situazione risulta particolarmente grave in Europa, dove si registra un considerevole eccesso di capacità produttiva.
Buona stampa. La famiglia Merkle, come raccontano Lops e Romano, è stata sul punto di perdere il controllo della società e ha pagato un prezzo elevatissimo con il suicidio dell’allora capofamiglia. Eppure, vendendo parte dei gioielli di famiglia e con il sostegno delle banche tedesche, i Merkle hanno conservato il controllo di HeidelbergCement che, superato il momento difficile, oggi, con linee di credito concesse da Deutsche Bank e da J.P.Morgan, ha potuto riprendere il percorso delle acquisizioni. Voi tre vi starete chiedendo: perché ci racconta tutto questo? Perché non posso non pensare che la vicenda avrebbe potuto svolgersi al contrario, ossia che la famiglia Pesenti, sostenuta dalle maggiori banche italiane e da qualche banca estera, avrebbe potuto trovarsi dalla parte del predatore anziché da quella della preda. E perché non posso non pensare che in Italia sia venuta a mancare la volontà e la capacità di organizzare operazioni come quella che HeidelbergCement ha posto in essere anche grazie all’attitudine tedesca a fare sistema per non essere prede, ma predatori.
Vero che le dimensioni giocavano a favore dei tedeschi, ma Italcementi aveva già dimostrato di sapere gestire acquisizioni “pesanti” già negli anni 90 del secolo scorso, quando aveva preso il controllo di Ciments Français. Insomma, ho l’amaro in bocca. Resto sempre deluso quando la classe imprenditoriale italiana mi sembra dimostrarsi rinunciataria, anche se ne capisco l’atteggiamento perché sa di non poter contare sul sostegno del sistema bancario e del Paese, perché alla politica non interessa l’economia quando non sono in gioco poltrone da occupare.
Buona stampa. La mia amarezza e le mie riserve, tuttavia, restano.
La cessione di Italcementi, forse forzando un po’, mi fa dire che il nostro Paese è afflitto da asimmetrie sconcertanti, da situazioni nelle quali la politica interviene anche al di là del lecito e altre delle quali si disinteressa completamente. Pensiamo, ad esempio, al modo in cui è stata gestito il cambio al vertice della Cassa Depositi e Prestiti. Oppure all’ostinazione con la quale si evita di intervenire con decisione sulle società di proprietà degli enti locali, nonostante l’evidenza dell'insostenibilità economica della maggior parte di esse.
Le asimmetrie, purtroppo, caratterizzano anche altri aspetti della vita italiana. Pensiamo alla capacità che alcune categorie di lavoratori hanno di danneggiare fasce vastissime della popolazione, sia direttamente sia indirettamente, come dimostrano gli eventi dello scorso venerdì, di cui sarete sicuramente al corrente. I lavoratori pubblici, in particolare, godono di una serie di privilegi, molti auto-concessi o auto-acquisiti, che non esistono per i lavoratori privati. E i politici e sindacalisti si guardano bene dal modificare uno stato di cose che procura danni gravissimi al Paese e agli italiani.
In Italia, insisto, esiste un problema di asimmetria nei rapporti tra i cittadini e le controparti, siano essi dipendenti pubblici, politici, sindacati e anche imprese. I primi, sebbene a parole dovrebbero essere tutelati, nella realtà pagano il prezzo della cattiva gestione, dei privilegi, dell’arroganza. E del declino del diritto, anzi del Diritto. I politici sono i primi a disattendere le leggi e la volontà popolare. Non è certo il caso che mi metta a elencare le situazioni in cui ciò è accaduto e accade ancora.
Non mancano, giusto sottolinearlo, situazioni nelle quali sono le imprese a sfruttare il proprio maggior potere nei rapporti contrattuali, non di rado avvantaggiandosi della scarsa preparazione del consumatore. Questo accade in particolare in un settore, quello della finanza, nel quale, pur i presenza di una legislazione che apparentemente lo tutela, il risparmiatore si trova di fronte interlocutori troppo spesso interessati esclusivamente a raggiungere gli obiettivi dell'istituto per cui lavorano. Ne ha parlato, con la consueta chiarezza, il mio amico Roberto Plaja lunedì sul suo blog: http://www.theboxisthereforareason.com/2015/07/27/realta-e-manipolazione/. E io non ho nulla da aggiungere alle sue parole.
Nella battaglia contro i nemici della musica ecco un brando di musica classica italiana, un ascolto facile e scontato in questi giorni nel cuore della stagione estiva: un brano da Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. Ovviamente parliamo di Estate: ne ascoltiamo il secondo movimento eseguito, come violino solista, da Anne-Sophie Mutter.
Avevo promesso di non parlare della Grecia sino a dopo
l’esito del referendum a meno che non avessi letto qualcosa di non omologato
rispetto alle gran mole di articoli e commenti rovesciati su di noi dai media.
A quanto pare si avvicina il momento del ricambio dei
vertici di Cassa Depositi e Prestiti (CDP). La notizia la riportano tutti i
quotidiani, alcuni dei quali danno anche spazio ai risultati del bilancio
dell’esercizio 2014 di CDP, in cui si possono cogliere alcune significative
variazioni rispetto al passato.
Buona stampa. Il miglior Gramellini, così amabilmente
graffiante… Cosa sarà, un gerundio o un participio? Pensate che fortunato
Salvini, fosse nato nell'antica Grecia avrebbe avuto anche a che fare con l’aoristo… Pover’uomo,
mica possiamo pretendere che conosca i tempi dei verbi, ha tante altre cose di
cui preoccuparsi. Non tanto a Strasburgo, dove, a quanto pare, non lo vedono
così spesso (ecco il prospetto delle presenze per tutti gli eurodeputati
italiani predisposto dal sito Mepranking: http://www.mepranking.eu/state.php?st=IT&order=RCVOT#ranking).
Salvini non è il peggiore, va sottolineato: peggio di lui, ad esempio, fanno
Cofferati e Toti, Cesa e Alessandra Mussolini, Fitto e Renato Soru. Il
Segretario della Lega, però, non è certamente molto presente.
Il problema dei migranti non si concentra soltanto nel
Mediterraneo, com’è purtroppo ovvio in considerazione delle molteplici
situazioni che spingono intere popolazioni a fuggire dalla nazione in cui
vivono.