Buona stampa. L’idea, come ho scritto anche su Facebook, non
mi sembra gran che.
Credo che l’Everest, in particolare, e tutto l’Himalaya in
generale stiano già subendo un assalto anche troppo violento da parte
dell’uomo. Penso, per esempio, al fatto che oggi anch’io potrei arrivare in
cima a un “ottomila”, portato in spalla da qualche sherpa ben pagato (dal suo
punto vista) e lascerei, come qualche migliaio di altri ridicoli turisti delle
vette, la mia abbondante dose di rifiuti nei campi base (ecco un articolo tra i
tanti, preso da Il Messaggero: http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/everest_rifiuti_inquinamento/notizie/1216161.shtml).
Nella sua abissale insensatezza, lo psiconano+barba-Mediaset
ha ritenuto di andare a ispezionare i Genovesi che stanno faticosamente
rimuovendo tonnellate di fango e detriti dalla loro città.
Potrà negarlo fino alla morte, ma la sua apparizione a Genova
non ha nulla a che fare con la solidarietà o la volontà di individuare azioni
da proporre per dare un po’ di sollievo alla città e ai suoi valorosi
cittadini. Si tratta dell’ennesimo squallido show di un mediocre comico
inspiegabilmente assurto a ruolo di leader (apparente) di un movimento
tragicamente inconcludente, dominato da servilismo persino peggiore di quello
che abbiamo imparato a conoscere nei partiti del tizio decrepito. Sono
trascorsi non so quanti mesi da quando ho scritto che Grillo non era una
risorsa per il Paese. Sono stato facile profeta. Ovviamente grazie al
formidabile contributo di Ca((zz)sal)eggio e del suo patetico pupo.
Vorrei poter dire: passiamo alle cose serie, ma, purtroppo,
che Ca((zz)sal)eggio e Grillo abbiano un ruolo importante nella vita pubblica
italiana è un fatto drammatico, quindi maledettamente serio.
Passiamo, quindi, ad altro. A una vicenda piuttosto
sconcertante e anche preoccupante, ossia quella del caos (come altro
chiamarlo?) al vertice di una delle maggiori aziende italiane, considerata a
ragione per anni un esempio straordinario del genio imprenditoriale che riesce
a esprimersi nel nostro Paese. Avrete già capito che si tratta di Luxottica. I
giornali dedicano da giorni ampio spazio a quel che accade nel colosso della
produzione e distribuzione di occhiali, fin dall’estromissione di
Guerra dalla carica di Amministratore Delegato. Personalmente, proprio per
l’ammirazione e per la stima che Leonardo Del Vecchio ha saputo meritarsi, mi
dispiace che stia prendendo decisioni discutibili, capaci di sconcertare il
mercato e, soprattutto, gli investitori esteri, i quali hanno iniziato a
vendere senza esitazioni il titolo dell’azienda di Agordo, voltando le spalle
proprio all’uomo che, forse più di ogni altro, ha rappresentato, anche (o
soprattutto) fuori dai nostri confini, un formidabile esempio del talento
imprenditoriale italiano.
Buona stampa. Ciò che temo, e la cosa sarebbe veramente gravissima, è che questa situazione possa far percorrere a Luxottica la strada compiuta da altre eccellenti aziende italiane, finite in mani straniere. Non si tratta di nazionalismo o di campanilismo. Si tratta semplicemente di avvilimento nel vedere che noi sappiamo buttarci via meglio di chiunque altro...
Buona stampa. Se non si metterà realmente mano a modifiche
radicali del rapporto di lavoro nella Pubblica Amministrazione, ci ritroveremo
a leggere ancora innumerevoli volte altri articoli che fanno male al fegato, ma
anche ad altri organi…
Musica sia. La prima The Nearness of You che ascoltiamo oggi è eseguita da Ella Fitzgerald con Louis Armstrong. Quasi un obbligo dare spazio alla versione di questi due straordinari interpreti del jazz.
Con un bel salto, sia nel tempo sia nello stile, passiamo alla versione, piuttosto lunga, ma assai bella di Paul Bley al piano, con Ron McClure al basso e Billy Hart alla batteria.
E per oggi mi fermo qui, non voglio sparare troppo in fretta tutti i miei colpi.
Questo paese è afflitto da una conflittualità politica devastante
(non credo di esagerare, al contrario), le cui origini non sarò certo io a
indicare. Ognuno di noi quattro ha la propria opinione e, visto l’esordio di
questo post, l’ultima cosa che intendo fare è discutere l’argomento. Quello che,
al contrario, sono convinto di poter dire è che mi sconcerta profondamente la
presenza di alcuni personaggi nel Governo presieduto da Enrico Letta.
Per essere più chiaro e, giusto per fare un paio di nomi e
basta, mi chiedo come potrà lavorare in maniera positiva un gruppo del quale
fanno parte Biancofiore e Fassina. E come potrà lavorare in maniera positiva
se, dentro e fuori dal Governo, c’è gente che continua a preoccuparsi di
comunicare ai propri potenziali elettorali esattamente come se fossimo in prossimità
del voto (e probabilmente lo siamo).
E sbagliano i giornali a inseguire le dichiarazioni di
ministri, viceministri, sottosegretari e politici di qualsiasi livello. Abbiamo
bisogno di tutto, fuorché di mezzi che amplificano le affermazioni, spesso inutilmente
aggressive e palesemente mistificatorie, pronunciate al solo scopo di ottenere
attenzione e di conquistare un breve attimo di illusoria importanza, il cui
prezzo è il progressivo imbarbarimento del clima politico al quale siamo
costretti ad assistere da anni.
Mi auguro, anche se non lo credo, che Letta, protetto da
Napolitano, possa controllare la situazione e arrivare ad approvare quel
pacchetto minimo di riforme di cui il paese ha disperato bisogno.
Buona stampa. Non mi comporto da tifoso quando si tratta di
sport, figuriamoci se mi sognerei di farlo in questo campo, nel quale ognuno ha
il dovere di maturare un’opinione liberamente, possibilmente senza influenze
esterne di qualsiasi genere. E’ un argomento di libertà individuale. E basta.
Nell’articolo ci sono dati che meritano di essere conosciuti e che possono far
riflettere e per questo ne ho suggerito la lettura: perché ognuno li valuti per
proprio conto, liberamente.
Il 30 Aprile era la giornata dedicata dall’Unesco alla
musica jazz. Non ho avuto modo di celebrarla martedì, ma possiamo farlo anche
oggi. E lo facciamo con una piccola selezione di grandi trombettisti, giusto
per darci un tema che leghi alcuni pezzi.
Partiamo da lontano, con un brano di Louis Armstrong della
fine degli Anni 20: When You’re Smiling.
Il passo successivo lo facciamo con Miles Davis, di cui
ascoltiamo Jeru, un pezzo composto da
Gerry Mulligan e tratto dall’album Birth
of the Cool la cui registrazione, se ricordo bene, avvenne a cavallo tra
gli Anni 40 e i 50.
Il brano successivo è la splendida I’ll Remember April eseguita nel 1956 dal gruppo di Clifford Brown
“Brownie” e Max Roach, nel quale militavano Sonny Rollins, Richie Powell e
George Morrow, degni sostegni per Roach e Brown, uno dei tanti jazzisti dalla
vita breve (http://en.wikipedia.org/wiki/Clifford_Brown).
Alla fine degli Anni 50 risale la collaborazione tra Bill
Evans e Chet Baker, due personaggi complicati, con tratti di carattere ed
esperienze di vita simili, ma anche assai diversi, il cui incontro ha prodotti
alcuni eccellenti risultati, come questa Alone
Together, disponibile in una raccolta intitolata The Complete Legendary Sessions.
Un altro grande trombettista, Freddie Hubbard, insieme a
un’altra mitica formazione, The Jazz
Messengers guidati da Art Blakey, nel 1984 celebrava dal vivo il ricordo
del grande Brownie.
La mia stima per Milena Gabanelli l’ho espressa in passato
più volte. Al giudizio positivo sulla giornalista e sulla “leader” del gruppo
che realizza Report posso oggi aggiungere una confidenza di carattere
strettamente personale: considero Milena Gabanelli anche una donna affascinante
sotto tutti i punti di vista che contano.
Questo per dire che mi considero un suo estimatore a pieno
titolo. Ciò, però, non basta a farmi ritenere ragionevole l’ipotesi di
candidarla alla Presidenza della Repubblica (sempre che lei sia d’accordo, ma questo non si sa).
A parte il fatto che, da tempo, penso sia inopportuno
candidare per qualsiasi incarico qualcuno senza aver prima verificato che
l’interessato intenda candidarsi, trovo sconcertante (per non dire di peggio)
il meccanismo ideato dallo psiconano+barba-Mediaset e, soprattutto, dal suo
puparo e dalle loro chiome più ordinate delle rare idee sottostanti. Dico
questo indipendentemente dalla qualità delle persone coinvolte.
I due geni della comunicazione e della politica hanno pensato
bene di scegliere la persona che il M5S vorrebbe occupasse per sette anni la più
alta carica della Repubblica Italiana (alla quale la Costituzione attribuisce
fondamentali compiti di garanzia e di tutela degli interessi collettivi e del
buon funzionamento dello stato) attraverso il voto, espresso via internet, di
poco più di 48.000 italiani, qualcosa come lo 0,08% della popolazione (di tutta
la popolazione, non dei cittadini aventi diritto al voto: in quel caso ci
avvicineremmo pericolosamente all’1%!).
Se questo è democrazia, io sono il fratello più giovane e
più bello di George Clooney…
Il puparo e il pupo farebbero meglio a riprendere in mano
qualche vecchio manuale di educazione civica (cose antidiluviane, ma loro
c’erano). Ho scritto riprendere, mi scuso dell’errore: devono PRENDERE in mano
qualche vecchio manuale di educazione civica, perché prima d’ora non l’hanno
mai fatto e ignorano i principi elementari della democrazia e la Costituzione
delle Repubblica Italiana.
Mi fermo qui, perché parlare di pupo e puparo mi fa salire
la pressione quasi quanto parlare di Viavà e del tizio decrepito.
Passando alla musica, visto che ho iniziato con una sorta di
dichiarazione d’amore per Milena Gabanelli, vado a farvi ascoltare un brano che
ha avuto un ruolo fondamentale nel farmi avvicinare al jazz circa quarant’anni
fa. Un mio zio acquisito (persona d’intelligenza e di cultura di gran lunga
superiori alla media) era un appassionato e straordinario cultore di jazz e, su
richiesta di mio padre, scelse tre album con i quali provare a farmi conoscere
la musica che amava. Fu così che, da quello che allora (primi anni 70 del
secolo sorso) era il maggior importatore di dischi in Italia, giunsero nella
mia stanzetta un 33 giri di Louis Armstrong, uno di Gato Barbieri e uno del
gruppo che vi faccio ascoltare questa sera: Weather
Report. L’album s’intitola Sweetnighter
e il brano è il primo: Boogie Woogie
Waltz. Il mio gusto, nel tempo, mi ha portato a prediligere altro
all’interno della smisurata famiglia espressiva di questa multiforme e
splendida musica. Ma Weather Report e
Boogie Woogie Waltz sono stati semi
preziosissimi e hanno un posto speciale (grazie a Elio e a Toni) nel mio amore
per il jazz.