E’ ancora l’8 dicembre mentre comincio a scrivere, ma finirò sicuramente nel nuovo giorno e questo post porterà la data di domani.
Oggi ho potuto, dopo qualche settimana in cui non sono riuscito a farlo, dedicare tempo alla lettura dei quotidiani come mi piacerebbe fare sempre. E ho ho trovato molte cose interessanti, in particolare su Il Sole 24 Ore, che infatti sarà il solo giornale da cui vi proporrò articoli da leggere, cui aggiungerò pochissimo di mio.
Il Presidente degli Stati Uniti è, come si usa dire, l’uomo
più potente del mondo. Questa affermazione, senz’altro fondata se riferita alle
dimensioni della forza che, come capo militare della nazione, egli è in grado
di impiegare, appare meno convincente se valutata in relazione alla capacità di
imporre la propria visione politica attraverso provvedimenti di legge. Anche il
Presidente degli Stati Uniti, infatti, si misura con Senato e Camera dei
Rappresentanti, le cui maggioranze non sono necessariamente omogenee né
espressione del partito di estrazione del Presidente, il cui lavoro, quindi,
può risultare molto difficile e favorire in lui la propensione ad accettare
compromessi e a rinunciare ai propri obiettivi, non di rado quelli di maggior
rilievo.
Difficile non parlare anche oggi della situazione greca. Le
notizie si accavallano e non è facile capire se si apre uno spiraglio per
definire un’intesa oppure si consumerà la rottura definitiva che, con ogni
probabilità, comporterebbe l’uscita della Grecia sia dall’eurozona sia
dall’Unione Europea.
Buona stampa. La situazione non è, in realtà,
incontrovertibile, ma pare prevalere l’opinione di chi considera,
nel caso non si trovasse una soluzione al problema del debito ellenico,
l’uscita sia dalla moneta unica che dall’Europa (più che mai) cosiddetta unita.
Come non prendere avvio dalla prova d’intelligenza
(l’ennesima, non si riesce più a tenerne conto!) offerta ieri da Maurizio
Gasparri, una delle punte di diamante del partito del tizio decrepito (cosa
volete farci, questo, a quanto pare, ci meritiamo):
Cronaca. Il contenuto, ovviamente, si commenta da solo.
Sulla questione del riscatto (eventualmente) pagato per
liberare le due ragazze italiane rapite in Siria, la mia opinione, per quel
poco che vale, è la seguente: pagare riscatti, soprattutto a organizzazioni
terroristiche internazionali, è un errore per tante ragioni, prima tra tutte il
fatto che il denaro pagato alimenta l’azione di questi gruppi.
Detto questo, mi sento di aggiungere che l’Italia deve
prodigarsi per proteggere la vita dei suoi cittadini anche fuori dai propri
confini e, senza pagare riscatti, tentare ogni strada per ottenere lo scopo.
Deve, altresì, pretendere che tutte le organizzazioni attive in aree pericolose
adottino un dispositivo di sicurezza adeguato, che riduca al minimo anche il
rischio di sequestro di cittadini italiani. Il generoso impulso altruistico che
caratterizza molte missioni umanitarie non dovrebbe prescindere dalla prudenza.
La materia, dunque, mi sembra che dovrebbe essere valutata
con un po’ di attenzione, considerando tutte le implicazioni di un argomento
complesso.
Ciò oggi non accade. Se fossimo un paese serio, con una
classe dirigente degna di questo nome, anziché perdere tempo a scrivere stupidi
“cinguettii”, i politici dovrebbero dedicarsi alla definizione di un quadro
normativo in materia.
Buona stampa. Si tratta di un brano tratto da un libro
pubblicato da Brookings Institution Press
e intitolato Saving Europe: Anatomy of a
Dream. Credo valga la pena di procurarselo.
Proseguiamo con due pezzi, non freschi di giornata, ma utili perché aiutano a riflettere sul rapporto tra religione musulmana e
terrorismo.
Il primo, dal Corriere di giovedì, è l’intervista di Marco
Garzonio a Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa:
Copio e incollo alcune frasi che mi sembrano meritare
rilievo: “L’Occidente non ha compreso
molto la complessità del Medio Oriente. Prima l’ha visto sotto il profilo
dell’occupazione coloniale. Poi per soddisfare i propri bisogni economici ed
energetici. Risultato? In Iraq e Libia si son fatti errori. Si volevano fermare
dei dittatori, con i quali s’erano avuti rapporti di convenienza? Ci poteva
stare, ma le iniziative si prendono se si ha in mente cosa può accadere. Le
primavere arabe hanno espresso un cambiamento, ma quando s’è trattato di
definire il dopo movimenti spontanei sono stati sequestrati dai fanatismi. I
cambiamenti non sono finiti, ci aspetta un periodo di trasformazioni. Per
esempio l’Isis non proseguirà nel tempo. Dobbiamo sapere che non si può puntare
alla situazione precedente, che non ci saranno un Iraq o una Siria stati
nazionali come in passato”.
Chissà che anche i politici occidentali leggano queste
parole. Mi ripeto, ma lo faccio volentieri, sostenuto dalle parole di una
persona esperta di religione e di Medio Oriente come Padre Pizzaballa: il
terrorismo di matrice islamica trae origine anche da una grave serie di errori,
sia d’interpretazione sia di azione, da parte dei paesi occidentali. Ovviamente
questo non significa che dobbiamo rinunciare a difenderci, ci mancherebbe. Serve
solo a sottolineare che, in futuro, si dovranno prendere decisioni meno avventate e
frettolose di quelle prese negli scorsi anni.
Buona stampa. La visione stimolante di un personaggio non allineato e non ortodosso.
Per salutarvi ho scelto un brano musicale di un duo
formidabile, formato da Charlie Haden e Pat Metheny, due strumentisti che hanno
scritto (e soprattutto eseguito) pagine fondamentali del jazz. Il pezzo è di Ennio Moricone: il tema principale della colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso.