Visualizzazione post con etichetta Mala stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mala stampa. Mostra tutti i post

sabato 7 settembre 2019

Inadeguatezza diffusa


Come altri italiani presenti su Facebook, anch’io ho sorriso di qualche post in cui si ironizzava a proposito degli strafalcioni di Luigi Di Maio in inglese, storia e geografia, materie nelle quali un Ministro degli Esteri dovrebbe possedere una preparazione superiore alla sua. Un sorriso che, tuttavia, non mi impediva di riflettere sul fatto che, come accade (troppo) spesso nella nostra epoca, si colpisce una persona sfruttando i suoi difetti o le sue mancanze, un atteggiamento che, oggettivamente, non si può considerare impeccabile, al contrario.

domenica 9 ottobre 2016

Paragoni arbitrari e dimenticanze di comodo

Se andate sul sito di The Guardian adesso vedrete, tra i titoli in maggior rilievo, quello che porta a un articolo in cui si da conto di una votazione all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: https://www.theguardian.com/world/2016/oct/08/russia-vetoes-un-resolution-syria-bombing-aleppo.
Buona stampa. Se, sempre in questo istante, cercate la notizia sui siti dei maggiori quotidiani italiani, non la trovate (io ho fatto la prova sui seguenti: Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica e Il Sole 24 Ore; il Corriere cartaceo ha confinato la notizia in un trafiletto a pagina 16). Troverete, però, preziosi articoli che si occupano, ad esempio, del battesimo del figlio di Nichi Vendola o del ricco indiano che, a Dubai, ha pagato 8 milioni di euro per una targa automobilistica.

domenica 19 giugno 2016

Cane che non abbaia e che non morde

Inizio ancora occupandomi delle vicende delle banche venete in profonda crisi, in particolare di Veneto Banca.
Ieri i quotidiani riportavano una notizia assai grave, dalle implicazioni difficili da valutare interamente. Una notizia che dimostra come, purtroppo, nel nostro paese si trattino vicende complesse, come quelle relative alla solidità del sistema bancario, con deplorevole leggerezza.
Cronaca. A tre giorni lavorativi dalla chiusura (22 giugno) dell’operazione di aumento di capitale di Veneto Banca, questo risulta sottoscritto solo per lo 0,3% dell’importo complessivo di 1 miliardo.
Come sottolinea anche l’articolo di Luca Davi sul 24 Ore, a tutt’oggi non si è vista traccia delle massicce sottoscrizioni preannunciate dal presidente presidente dell’associazione Per Veneto Banca, Bruno Zago, che, per chi non lo ricordasse, aveva parlato di persone pronte a sottoscrivere oltre 500 milioni, fors’anche 600, così da acquisire la maggioranza della banca (il cui valore oggi è sostanzialmente nullo).
Spero non stiano aspettando l’ultimo giorno nella speranza di ottenere uno sconto o per ritardare il saldo degli importi sottoscritti. Non ci sono sconti in operazioni come queste e le scadenze sono eguali per tutti, in particolare quella del versamento del controvalore delle azioni sottoscritte, salvo che per eventuali salvatori (come sarà, con ogni probabilità, il Fondo Atlante).
Secondo cronache odierne, Zago ha sostenuto che i giornalisti lo avrebbero frainteso. Forse sarebbe stato opportuno, e più corretto, che lo avesse detto un po’ prima, anziché lasciare trascorrere giorni e giorni prima di sgomberare il campo da quello che, oggi, asserisce essere un equivoco…
Questa, purtroppo, è una vicenda che riporta ancora in primo piano sia l’immaturità e l’impreparazione del nostro paese in materia finanziaria e bancaria a livello individuale sia, e ovviamente è assai più grave, la poca severità e la scarsa tempestività dell’azione a livello istituzionale.
Scrivevo ieri su Facebook, commentando le parole della giornalista economica veneta Eleonora Vallin (https://www.facebook.com/eleonoravalliln/posts/1708430049408378), che sarebbe ora che cadessero un po’ di teste e che dal Veneto a Roma le responsabilità nel dissesto di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca sono tante, troppe.
A riguardo vi suggerisco la lettura di Banche: possiamo ancora fidarci?, libro scritto in modo chiaro e semplice da Federico Rampini, giornalista de La Repubblica (Mondadori 2016). Non è un manuale scientifico, ma tratta gli argomenti con profondità. Il settimo capitolo si intitola Il curioso incidente del cane che non abbaiò (titolo suggerito da un racconto di Conan Doyle) e analizza le responsabilità della Banca d’Italia nelle crisi bancarie esplose negli ultimi anni. Rampini ripercorre in estrema sintesi la storia della nostra banca centrale nel dopoguerra, sottolineandone l’autorevolezza nei primi decenni, cui ha fatto seguito un certo rilassamento. 
Una citazione mi sembra particolarmente incisiva: “Il peso di tutta questa storia passata ha creato attorno alla Banca d’Italia un’aureola di santità repubblicana, più che comprensibile. E’ pericoloso, però, se il rispetto per i meriti acquisiti si trasforma in immunità dalle critiche. Lo si è visto di recente, quando i risparmiatori hanno avuto tante ragioni per chiedersi perché il cane non abbia abbaiato”.
Stiamo pagando un prezzo altissimo per il modo inadeguato con cui la situazione del sistema bancario italiano è stata affrontata dai governi e dalle autorità di vigilanza, anche nei rapporti con le istituzioni e con gli altri stati europei. E possiamo solo sperare di aver già visto il peggio.
Passo ad altro, ma rapidamente. Vi segnalo le due pagine che il Corriere della Sera dedica oggi a una (pseudo) intervista a Donald Trump di Alan Friedman: http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_19/trump-pronto-invitare-putin-b14d45f6-358e-11e6-8ef0-3c2327086418.shtml.
Mala stampa. Friedman mi sembra aver trascorso troppo tempo in Italia, tanto da dimenticare come fa il suo lavoro un giornalista anglosassone…
Contro i nemici della cultura e della musica, due brevi ascolti di Max Richter, compositore inglese contemporaneo (https://en.wikipedia.org/wiki/Max_Richter).
Il primo, se finalmente il clima si metterà al bello, è adatto alla stagione e si intitola The Tree, The Beach, The Sea.


Il secondo pezzo è Horizon Variations.


martedì 31 maggio 2016

Quanti faranno come lei?

Solo il Corriere della Sera, fino a questo momento (31.05.2016 ore 21:09 GMT+1), ha dedicato ampio spazio alla sconcertante vicenda di cui è stata vittima Ilaria Capua, virologa (nota soprattutto per le ricerche sull’influenza aviaria e per la scelta di rendere disponibili agli altri ricercatori i risultati del suo lavoro) e membro della Camera dei Deputati dal 2013. 

martedì 10 maggio 2016

Se Londra è fallita, Roma come sta?

Le metropoli e, più ancora, la capitale difficilmente sono rappresentative di una nazione. New York, Los Angeles e Washington, ad esempio, non sono gli Stati Uniti, così come Parigi non è la Francia, Toronto e Montreal non sono il Canada, Roma e Milano non sono l’Italia.

giovedì 26 novembre 2015

I nemici dell'Italia migliore


In vita mia mi è accaduto di partecipare soltanto a funerali celebrati con rito cattolico o ebraico. Non ho esperienza di altre religioni o di cerimonie laiche. Sia nelle chiese che nei cimiteri ebraici mi sono ovviamente adeguato alle regole di comportamento (per capirci: scoprendo il capo in un caso, coprendolo nell’altro), ma non ho preso parte alle preghiere e non ho replicato i gesti dei fedeli presenti. Lo stesso è accaduto quando ho partecipato a matrimoni celebrati in chiese cattoliche. Si tratta di una forma di rispetto: penso che sarebbe ingiusto, ipocrita e offensivo manifestare adesione a una fede cui non appartengo. Compiendo quei gesti e pronunciando quelle preghiere credo che svilirei gli uni e le altre agli occhi di coloro per i quali hanno un significato e un valore profondo che io, lo dico con sincero rammarico, non ho la fortuna di condividere.

sabato 3 ottobre 2015

Anche i migliori sbagliano

Riprendiamo l’argomento Alitalia, tornato d’attualità per la condanna in primo grado di amministratori e dirigenti in carica nel periodo 2001-2007. Nel post di mercoledì avevo soltanto accennato alla sentenza, mettendola in relazione con le interferenze politiche nei confronti della RAI.

lunedì 28 settembre 2015

Cronache da un pollaio

Un fatto locale, strettamente padovano, occupa lo spazio iniziale di questo post. E non certo per motivi dei quali gli abitanti della città veneta possano andare fieri, tutt’altro. Si è avuto, infatti, l’ennesimo scontro via Twitter tra il sindaco in carica, Massimo Bitonci già senatore della Lega, e un esponente dell’opposizione, Flavio Zanonato, sindaco per molti anni, poi ministro e attualmente parlamentare europeo del PD.

martedì 18 agosto 2015

Da che pulpito

Prendiamo avvio da un articolo di Piero Ostellino, pubblicato oggi da Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/politica/papa-predica-mondo-che-non-c-1160729.html.
Mala stampa. Ostellino è stato un ottimo corrispondente del Corriere della Sera da Mosca e da Pechino, poi, da editorialista (al Corriere, di cui è stato anche direttore, e, da qualche mese, al quotidiano della famiglia Berlusconi), la sua autorevolezza mi sembra si sia pian piano dissolta, fagocitata dalla volontà di accreditarsi come unico vero esegeta del pensiero liberale in Italia e dalla propensione alla polemica, non di rado gratuita. Così è per l’articolo di oggi, nel quale ripete varie volte che la politica risponde all’etica della responsabilità e, sulla base di questo assunto, nega validità all’approccio che il Papa suggerisce per la questione dei migranti.
Come i politici che vuole difendere, Ostellino non sa offrire nulla di concreto, ma solo la sua personale (e piuttosto fuorviante) interpretazione del pensiero di Max Weber, invocato per sostenere che gli argomenti del Pontefice nulla hanno a che vedere con quel che fanno o che dicono i politici di governo e di opposizione e per ridurre la questione esclusivamente a materia di finanza pubblica, come se non vi fossero altri aspetti cruciali nel quotidiano arrivo di migranti, anche estremamente pratici e urgenti (e dei quali ho parlato anche troppo).
Tra l’altro, Ostellino impartisce questa lezioncina dalle pagine de Il Giornale, che appartiene alla famiglia di un signore il quale, nella sua esperienza come uomo politico, si è dimostrato abbastanza poco pratico di etica della responsabilità e che certo non ha, con i propri atteggiamenti e con provvedimenti dei suoi governi, rallentato il declino del senso di legalità nel Paese. Mi fermo qui su Ostellino, ma restiamo, almeno parzialmente, in tema di critiche alle posizioni ecclesiastiche.
Su Il Sole 24 Ore di sabato, in un articolo abbastanza lungo, Luca Ricolfi aveva valutato negativamente la posizione della Chiesa che si preoccupa dell’accoglienza dei migranti, ma sembra dimenticarsi del fatto che a causare il fenomeno sono i governi delle nazioni, sempre più numerose, da cui fuggono le migliaia di persone che cercano accoglienza in Europa e altrove.
Quella di Ricolfi, a mio parere, è una contestazione assai più fondata di quelle di Ostellino e, soprattutto, si inserisce nell’analisi di un tema di grande interesse, quello della propensione a traslare su altri le nostre responsabilità. Ecco il collegamento al suo articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-15/lo-spostamento-responsabilita-093706.shtml?uuid=ACw04Ai.
Buona stampa. Chi di voi tre mi segue da un po’ di tempo può immaginare la soddisfazione che ho provato nel leggere il pezzo di Ricolfi. Ne riprendo un periodo che precede la conclusione: “E' questo, talora, l'esito non previsto delle grandi campagne “pedagogiche”, in cui l'élite al potere prova ad educare la massa, giudicata rozza, incolta e bisognosa di essere illuminata. Così come gli eccessi del politicamente corretto, portati oltre una certa soglia, possono sortire una reazione uguale e contraria (vedi, in questi giorni, il successo dello scorrettissimo Donald Trump negli Stati Uniti)…”
Parole che condivido senza riserve e che dovrebbero essere mandate a memoria non soltanto dai politici (che un po’ ovunque nel mondo sembrano volersi occupare di ogni aspetto della vita dei cittadini, anche oltre i limiti del lecito), ma anche dai giornalisti, non solo italiani.
Sempre sabato, sul suo blog, Roberto Plaja ha considerato il caso di Donald Trump e la possibile decisione di escluderlo dai prossimi confronti televisivi tra i candidati repubblicani alle elezioni presidenziali del 2016. E’ un prezioso piccolo saggio sulla logica che dovrebbe guidare le scelte dei mezzi di comunicazione in casi simili: http://www.theboxisthereforareason.com/2015/08/15/the-problem-with-trump/. Come di consueto, Roberto affronta il problema in modo semplice e diretto: un ottimo lavoro. Già che visitate il suo blog per il pezzo su Trump, date un occhiata anche a questo, pubblicato ieri: http://www.theboxisthereforareason.com/2015/08/16/cracks-on-the-dam/. Roberto torna a occuparsi della sua materia di elezione, la finanza, e lo fa offrendoci utili spunti di riflessione sulla situazione assai complessa che si sta determinando sui mercati.
Passiamo alla musica. Come primo pezzo, ecco un classico del jazz, Body and Soul, nell’esecuzione di Donald Byrd e Kenny Burrell.


Il secondo ascolto è sempre un brano di jazz, eseguito da Ellis Marsalis (https://en.wikipedia.org/wiki/Ellis_Marsalis,_Jr.), padre di Wynton e Brandford. Il brano che vi propongo si intitola Never Let Me Go.



giovedì 4 giugno 2015

Doge proprio no!


Dal Financial Times, con il consueto dubbio sulla possibilità di accedere in mancanza di abbonamento, vi suggerisco la lettura di un articolo che parla del costo di alcuni nuovi farmaci antitumorali: http://next.ft.com/9033f5fc-09d6-11e5-b6bd-00144feabdc0.
Buona stampa. Argomento delicato, sul quale non mi pronuncio, salvo osservare che la lettura del pezzo di John Gapper non mette certo il buon umore.

venerdì 17 aprile 2015

Una vignetta ignobile


The Times pubblica oggi una vignetta di Peter Brookes che considero semplicemente schifosa. Credo di aver dimostrato ampiamente di essere critico verso il nostro Paese, ma se c’è una vicenda nella quale abbiamo dato una prova straordinaria di generosità e umanità è quella dei migranti che cercano rifugio nella nostra terra. Vero che Brookes scrive “Unione Europea”, ma la sola idea che sia l’Italia a scalciare via il barcone è intollerabile. Neppure il clima elettorale, così vergognosamente italiano, che si respira nel Regno Unito può giustificare una mistificazione della realtà come quella del vignettista del quotidiano di Murdoch (ma guarda un po’, proprio lui, il paladino della democrazia liberale e della privacy). La vignetta potete vederla qui: http://www.thetimes.co.uk/tto/opinion/article4380226.ece#tab-4.
Mala stampa. Ci sta, ma ci starebbe anche di molto peggio. Spero che si scusino.
Non perdo occasione per combattere i nemici della musica e della cultura. Una cantante che ha procurato nuova vitalità al Fado, lo splendido canto tradizionale portoghese: Ana Moura (http://en.wikipedia.org/wiki/Ana_Moura), che, tra l'altro, è anche una donna di raro fascino, il che non guasta per nulla. Ascoltiamo due brani, entrambi eseguiti dal vivo. Il primo s’intitola Casa de Mariquinhas.


Il secondo Havemos de Acordar.


giovedì 5 marzo 2015

Rabdomanti e medium?


Oggi, verso metà pomeriggio (più tardi del solito), come accade quasi ogni giorno, sono andato sul sito di Bloomberg. E ho trovato un link a questa pagina: http://www.moneynews.com/MKTNewsIntl/stock-market-crash-warren-buffett-indicator/2014/10/03/id/598461/?dkt_nbr=ufos34vz&utm_source=taboola&utm_medium=referral.
Mala stampa. Al momento non so nulla di questo moneynews, vedrò di trovare informazioni; ci sono “cascato” perché viene citato “l’indicatore di Warren Buffett” e, onestamente, quando si parla di Warren Buffett io vado a leggere, perché si tratta di una delle persone che, a mio modestissimo avviso, rappresenta un esempio nel mondo della finanza. Se non mi credete, cercate da soli argomenti per darmi torto. Non c’è dubbio che nel suo atteggiamento modesto, quasi dimesso, ci sia autocompiacimento, però sa investire bene e lo fa non solo per sé, ma anche per gli altri.
Se vi piace la materia o se solo siete curiosi e già non lo conoscete, andate a vedere il sito della sua società, la Berkshire Hathaway: http://www.berkshirehathaway.com/. Dice tutto. Soprattutto quello che deve sapere chi decide di affidare i propri risparmi a Warren Buffett. Ci trovate semplicità e chiarezza. E nessuna promessa.
Torniamo all’origine. Nel pezzo che vi ho indicato sopra, si parla di un signore che suggerisce di investire comperando i titoli in certi determinati giorni e vendendoli in certi determinati altri. Magari ci ha anche azzeccato qualche volta, ma, per quel poco che so di matematica e statistica (e ne so davvero pochissimo, però quanto basta), stiamo parlando di qualcuno che si muove più o meno a livello di lotteria.
Per certi aspetti, la questione sarebbe divertente: mi fa pensare ai rabdomanti che cercano l’acqua con forcelle di legno e alle sedute spiritiche con il bicchiere. Purtroppo, però, non è divertente, perché si parla di persone alle quali vengono affidati risparmi da gestire. E poi, quando ci si ritrova con un pugno di mosche?
Non c’è niente di più semplice che investire il proprio denaro. Scherzo soltanto in parte. Investire è molto difficile, ma lo è soprattutto se non si sa quel che si vuole e se si vuole più di quel che si può ottenere. E ci s’informa in modo inadeguato.
E torniamo in battaglia. Vi propongo un brano in argomento, una scelta facile, quasi banale. I Pink Floyd di Money.


domenica 25 gennaio 2015

Il verso, per ora, non è affatto cambiato


Mi vedo costretto a ripartire dal fango in cui vi avevo condotto giovedì. Sull’argomento, infatti, mi è rimasto qualcosa da dire. Nell’articolo che vi ho segnalato, si parla di fan (sic) presenti in tribunale per dare sostegno allo squallido figuro. Giusto per sgomberare il campo da equivoci, ricordiamo che costui è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a 14 anni di reclusione, ridotti a 9 e ne deve scontare ancora più di 6 per reati che, se ricordo bene (grazie al cielo non è che dedichi molto tempo a questioni del genere, anzi), sono l’estorsione aggravata, lo spaccio di banconote false, la guida senza patente e simili.
Ora a me piacerebbe capire che cosa c’è nella testa di questi fan. Me lo chiedo perché mi rifiuto di pensare che una persona dotata di normale intelligenza possa anche soltanto farsi sfiorare dall’idea di apprezzare lo squallido figuro al punto di diventarne sostenitore. Non c’è niente da apprezzare in lui e, ripeto, merita di stare dov’è e di restarci fino all’ultimo giorno di condanna.
Restando ancora per un attimo sull’argomento, sono andato a ripescare il Buongiorno che Gramellini dedicò allo squallido figuro giusto due anni fa, quando fu arrestato al termine della fuga all’estero. Ecco il pezzo: http://www.lastampa.it/2013/01/24/cultura/opinioni/buongiorno/corona-lo-specchio-deformato-del-materialismo-vLd6f3psOofrEUkcOhBC6J/pagina.html.
Stampa così e così. Mi dispiace, Gramellini è quasi sempre impeccabile, ma qui mi sembra aver preso una strada sbagliata. In particolare non condivido affatto l’opinione che la pena inflitta allo squallido figuro sia eccessiva. Se esistono casi in cui la sentenza dovrebbe essere esemplare, questo è uno. E, purtroppo, non lo è stata, come dimostra l’esistenza dei fan.
In generale, poi, come sa bene anche Gramellini, c’è una ragione perché nel nostro Paese non pochi reati vengono puniti in maniera assai diversa da come accade altrove: negli ultimi decenni i ministri della Giustizia si sono occupati dei problemi giudiziari di una parte della popolazione, eccezionalmente esigua tra l’altro, dando vita a una gerarchia dei reati e delle pene piuttosto strampalata.
Saliamo un po’, ma non tanto da uscire completamente dalla melma.
Più di due anni fa, occupandomi di un tema che mi sta molto a cuore, ossia la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, vi avevo segnalato il FOIA, Freedom of Information Act, un’organizzazione che proprio di questo argomento ha fatto la propria ragione di vita (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2012/06/un-appello-da-sottoscrivere.html).
Nei primi giorni dello scorso dicembre, il FOIA aveva chiesto al Governo informazioni sullo studio effettuato da Cottarelli, che era stato incaricato da Letta e confermato da Renzi, per definire le misure da adottare per ridurre la spesa pubblica. Conoscere il contenuto del “dossier Cottarelli” sarebbe, ovviamente, di grande interesse per il Paese. Ebbene, il Governo ha eretto un muro di gomma respingendo la richiesta di chiarezza del FOIA. Il resoconto completo di questa vicenda la trovate sul sito dell’organizzazione (http://www.foia.it/). Una sintesi la potete leggere in questo pezzo del Corriere della Sera di giovedì: http://archiviostorico.corriere.it/2015/gennaio/22/perche_conti_Cottarelli_sono_segreti_co_0_20150122_78af9594-a202-11e4-b31a-4e54bb51023c.shtml.
Cronaca. Ho poco da dire. Già è sospetto, come mi pare di aver scritto in precedenza, che Cottarelli sia stato di fatto allontanato dal suo incarico. L’omertà, come altro potrei definirla?, riguardo al frutto del suo lavoro mi sembra giustificare il convincimento che ben poco stia cambiando in Italia, checché ne dica Renzi. Il quale certo non ha nessuna voglia di eliminare il brodo di coltura dei mali peggiori del Paese: corruzione, spreco di denaro pubblico, lungaggini burocratiche, tempi della giustizia abnormi, ecc. ecc. Lo dimostrano anche le misure sull’evasione fiscale (il famoso 3%) e quelle sull’autoriciclaggio. Niente di quel che sta facendo Renzi ci farà recuperare significative posizioni nella graduatoria delle nazioni meno corrotte e più trasparenti del mondo.
Quel che penso di Renzi, a questo punto, lo avete senz’altro capito. Quindi mi concentro su un altro punto che viene messo in luce dalla vicenda del “dossier Cottarelli”. Quel breve articolo di cronaca del Corriere è il solo che ho trovato nei principali quotidiani italiani (se sbaglio, sarò felice di essere smentito). Ecco, per me è intollerabile che i direttori di giornali come La Stampa o il Sole 24 Ore, il Corriere o La Repubblica, Il Giornale o Il Fatto Quotidiano abbiano rinunciato ad andare a fondo sulla questione e a mettere il Governo con le spalle al muro per ottenere il soddisfacimento della richiesta del FOIA.
Mala stampa. Quest’atteggiamento più connivente che rinunciatario mi sembra dimostrare, al di là di ogni dubbio, che non possiamo contare su giornalisti capaci di svolgere autenticamente il compito loro affidato nelle democrazie liberali. Con direttori come quelli dei quotidiani italiani, Richard Nixon sarebbe rimasto alla Casa Bianca sino alla scadenza del suo secondo mandato. Una volta di più posso solo rimpiangere che non ci sia un Ben Bradlee da queste parti. E neppure un suo modesto allievo.
E’ arrivato il momento di uscire dal pantano. E per compiere un salto che ci porta tra le stelle, non possiamo che affidarci alla musica.
Ieri è caduto il 40° anniversario di un evento che ha un posto speciale non soltanto nella storia del jazz, ma in quella di tutta la musica: il concerto eseguito a Colonia da Keith Jarrett il 24 gennaio del 1975. Possiamo non ascoltarne una parte? No, naturalmente. Eccovi il primo brano che non ha titolo. E’ un po’ lungo, ma sono 26 minuti di pura bellezza.


domenica 7 dicembre 2014

Bisogna anche ridere di se stessi


Sergio Staino (http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Staino) è uno dei nostri vignettisti più popolari. Le sue vignette sono state e sono pubblicate su numerosi quotidiani e periodici. Ha creato alcuni personaggi diventati quasi leggendari, come Bobo e Molotov.
Non ha mai nascosto il suo orientamento politico e, anzi, come altri vignettisti, ha usato il proprio lavoro anche per esprimere le proprie opinioni, oltre che per far sorridere.
Come ogni sabato, il Corriere della Sera ha pubblicato anche ieri la vignetta settimanale di Staino, che non è disponibile sul sito, quindi l’ho acquisita con lo scanner. Eccola.


Mala stampa. Se e quanto faccia ridere o sorridere, ovviamente, ognuno ha la propria idea. Il senso dell’umorismo non è uniformemente distribuito nella popolazione, sia dal punto di vista quantitativo sia, se così posso dire, dal punto di vista qualitativo. Sotto questo profilo, dunque, il mio giudizio è più che irrilevante. Non vi dirò se ho riso o meno, ma vi dirò che ho provato piacere nel vederla e ho ripensato al mio ultimo post: Staino mi ha dato ragione e, voi tre sapete, io provo un particolare piacere quando posso sottolineare di aver visto giusto. Da bravo componente della Ditta, Staino sostiene che, avendo Renzi raccolto molti voti alle europee, ha, conseguentemente, aperto le porte del PD alla “robaccia”. Peccato che Renzi (che, come sapete, non gode della mia stima né della mia simpatia) non abbia avuto alcun ruolo nel selezionare la classe dirigente del PD fino alla fine del 2013, quando cioè è diventato Segretario del partito.
Non si fa il bene degli italiani e, credo, ma la cosa non m’interessa poi tanto, quello del PD a continuare, come fanno gli esponenti della Ditta, Staino incluso, a rifiutarsi di guardare in faccia la realtà e di riconoscere le proprie responsabilità. Con gente del genere, che ha l’elasticità mentale di un paracarro, hai voglia di cambiare verso all’Italia. D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina e soci metteranno i bastoni fra le ruote di chiunque non la pensi come loro, che, purtroppo per noi, usano categorie politiche vecchie di trent'anni. Si considerano unti da qualche sorta di divinità della sinistra (non saprei dire quale, visto che persino loro non fanno più i nomi neppure di Marx e Engels, non parliamo di Stalin o di Mao) quasi quanto il tizio decrepito si sente l’unto del Signore.
E lasciamo perdere di chi si crede l’unto il puparo dello psiconano+barba-Mediaset… I guru della rete sono i fondatori di Google, Facebook, Paypal, Instagram, Wikipedia, ecc. Che io sappia, Ca((zz)sal)eggio non trova spazio nel gruppo, nemmeno tra i gregari di riserva.
Un brano musicale. Qualcosa di allegro e di diverso dal solito. La musica Klezmer (http://it.wikipedia.org/wiki/Klezmer), oltre a trarre origine da culture musicali diverse, si presta molto bene all’incontro con altri generi, producendo risultati interessanti.
Vi propongo una registrazione dal vivo del 2004 di David Krakauer, uno straordinario clarinettista, e del suo gruppo. Il video è stato registrato a Cracovia e racchiude i brani conclusivi del concerto. Un'esplosione di vitalità e di divertimento.


domenica 30 novembre 2014

Se parlassero alle nostre teste...


La Stampa è un ottimo quotidiano, senz’altro in grado di tenere (un po’) alto l’onore del giornalismo italiano a confronto di quello di altri paesi. Ieri, tuttavia, ha pubblicato un articolo (segnalazione di uno di voi tre, cui va il mio grazie) che è un monumento al pressapochismo: http://www.lastampa.it/2014/11/29/economia/crea-pi-fiducia-tra-la-gente-gli-stati-riportano-a-casa-loro-3MejLw9tXpiKe287lTIEnN/pagina.html.
Mala stampa. Che si trovino a Londra, New York, Mosca o Johannesburg, purché custodite in condizioni di sicurezza analoghe (e generalmente lo sono e sono buone e, in ogni caso, le banche centrali dei maggiori paesi scelgono oculatamente dove tenere i propri lingotti), le riserve auree detenute dalle banche centrali di qualsiasi paese svolgono la propria funzione in maniera ottimale. Non è che se le spostano di qua o di là aumentano il loro valore o garantiscono meglio la solidità dell’economia nazionale. Se poi le spostano per preoccupazioni “dettate dalla diffidenza verso i caveau internazionali dopo alcune denunce su lingotti d’oro «taroccati» con barre di tungsteno”, mi chiedo di che cosa stiamo parlando. Luca Fornovo sostiene forse che la Federal Reserve di New York (custode di grosse partite di oro appartenenti a banche centrali, a governi e a enti di tutto il mondo: http://www.newyorkfed.org/aboutthefed/goldvault.html) o un'altra istituzione simile si sia messo in tasca qualche lingotto d’oro puro sostituendolo con una patacca?
Andiamo… Ci sono tante cose serie di occuparsi e ci perdiamo in simili sciocchezze? Un articolo costruito sul nulla e, mi pare, conoscendo poco la materia. Dopo di che possiamo anche lamentarci dell’ignoranza degli italiani riguardo a economia e finanza…
C’è chi, comunque, fa anche peggio del giornalista de La Stampa. Il tizio decrepito ha pensato bene di unirsi al coro di Grillo, Salvini, Fassina e soci per dare, lui pure e a suo modo, qualche forma di benservito all’euro. Naturalmente, siccome Berlusconi è di quelli che si guardano bene dall’esagerare, ha prospettato l’idea che l’Italia emetta una nuova moneta, ma conservi anche l’euro (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-29/berlusconi-affianchiamo-all-euro-seconda-moneta-e-avverte-pronti-voto-anche-il-consultellum--134825.shtml). 
Cronaca. Quel che si legge di questa proposta è insufficiente a capire bene di che si tratti, ma che abbia anche un minimo fondamento logico, mi pare si possa escludere a priori. Quanto alla parità euro-dollaro, ha un’idea di quanto sia difficile e costosa da realizzare? E si rende conto di quali effetti avrebbe su un’economia come la nostra, che certo ha senz’altro bisogno di esportare, ma che importa materie prime pagate in dollari? Siamo di fronte all’ennesima farneticazione di mediocri politicanti che non sanno far altro che cercare facile consenso negli italiani, e purtroppo sembrano tanti, ai quali piace non guardare in faccia la realtà e pensare che i problemi della nostra economia siano causati esclusivamente da fattori esterni, come se l’aver vissuto per decenni, grazie a questi politici incapaci, sopra le nostre possibilità non sia la vera ragione dei mali di cui soffriamo.
Il tizio decrepito non è il solo a rappresentare i problemi e a prospettare le soluzioni senza alcun rispetto per lo stato delle cose.
Sempre ieri il Corriere della Sera ha deciso, dopo averci inflitto l’intervista a Rosy Bindi, di andare a porre le domande che voleva lui anche a Massimo D’Alema. Il quale non ha, ovviamente, perso l’occasione per cercare di rifilarci la sua visione della nostra storia recente, soprattutto per quel che riguarda le presunte privatizzazioni e liberalizzazioni a suo dire realizzate dai governi di centrosinistra.
E, come con la Bindi, anche con D’Alema, il giornalista del Corriere si è ben guardato dal fare obiezioni e, men che meno, dal contraddirlo (http://www.corriere.it/politica/14_novembre_29/d-alema-renzi-lasci-terza-via-bisogna-riscoprire-stato-dac59766-77b8-11e4-8006-31d326664f16.shtml).
Mala stampa.
Un buon giornalista non avrebbe dovuto lasciare senza replica queste parole: “Fu la sinistra al governo che, sulla base di quella visione, ridusse drasticamente la presenza statale nell’economia, avviò le grandi privatizzazioni, lanciò le liberalizzazioni poi continuate nel lavoro di Bersani, riformò le pensioni.” Di che cosa parla lo Stalinuccio di Gallipoli? Della Telecom lasciata in balia di scalatori ansiosi soltanto di trarre vantaggi immediati a scapito della capacità dell’azienda di realizzare le infrastrutture necessarie per il Paese? O delle Ferrovie dello Stato che, di fatto, controllano ancora la rete e, quindi, possono porre un freno alle aziende intenzionate a far loro concorrenza? O allude ai tassisti, che sono passati indenni attraverso il “lavoro di Bersani” esattamente come tante altre categorie privilegiate?
E quando sostiene che il vecchio centrosinistra ha ridotto il peso dello Stato, forse lo Stalinuccio di Gallipoli si scorda che proprio all’epoca del Governo presieduto da Amato le Regioni hanno avuto (con la legge di riforma costituzionale elaborata proprio dalla commissione bicamerale presieduta da D’Alema: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana#La_riforma_costituzionale_del_2001_confermata_dal_referendum_del_7_ottobre_2001) il via libera per diventare quei carrozzoni costosi e mal gestiti che sono.
In realtà, gli italiani hanno bisogno di tutto meno che di una maggiore presenza dello Stato e degli altri enti pubblici. A D’Alema, invece, come al tizio decrepito e a tutti i politici fa comodo che lo Stato, le Regioni e tutto il caravanserraglio restino come sono, così da mantenere intatto un sistema di potere essenziale per i loro interessi di bottega.
Oggi, a D’Alema, risponde Michele Salvati (che è di gran lunga più bravo di me) con un bel pezzo pubblicato dal Corriere della Sera, ma non disponibile on line. Non è un problema, eccovi il testo acquisito con lo scanner.


Buona stampa. E meno male che al Corriere, oltre a intervistatori piuttosto distratti (si fa per dire), danno spazio a persone capaci di riflettere e di parlare chiaro come Salvati. Persone che, diversamente dai nostri politici, si rivolgono alle nostre teste e non alle nostre viscere.
Un po' di musica. Un brano di Dexter Gordon, che è uno dei miei (tanti) jazzisti preferiti. Il brano s'intitola Everybody's Somebody's Fool. La formazione che lo accompagna è eccellente: Bob Cranshaw al basso, Barry Harris al piano, Bobby Hutcherson al vibrafono e  Billy Higgins alla batteria.


mercoledì 28 maggio 2014

Povero Kipling


Oggi prendiamo avvio dal Buongiorno di ieri, in cui Gramellini legge da par suo i risultati elettorali (tracciando un delizioso ritratto delle precedenti gestioni del partito di Renzi): http://www.lastampa.it/2014/05/27/cultura/opinioni/buongiorno/come-rubare-i-voti-agli-avversari-DoDagBt8xFLv0K7mSJhERI/pagina.html.
Buona stampa. Anche quello odierno merita, quindi vi do il collegamento sebbene esuli dal tema che intendo affrontare: http://www.lastampa.it/2014/05/28/cultura/opinioni/buongiorno/che-ambientino-h1EuCvXHQ8liVQl5iVWceP/pagina.html.
Ri-Buona stampa.
Già, perché oggi mi sembra giusto dar spazio agli sconfitti e guardare come hanno saputo affrontare l’esito delle elezioni. Ci concentriamo, ovviamente, su quelli che meritano ancora un po’ di attenzione. I granelli di polvere li trascuriamo, sono già nell’aspirapolvere della storia…
Cominciamo dallo psiconano+barba-Mediaset, il pupo maneggiato da Casaleggio, sul quale si concentra l’attenzione di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/politica/14_maggio_28/bisogna-saper-perdere-484bc50a-e630-11e3-b776-3f9b9706b923.shtml#.
Buona stampa. Il mastino graffia come si conviene e, direi, sparge anche qualche granello di sale sulle ferite. La vanagloria di Grillo (il quale ha avuto l'ardire di citare If, evidentemente senza averne capito il significato) e del suo burattinaio mette in ombra persino quella del tizio decrepito, il che è tutto dire. E, probabilmente, è il seme del declino del M5S, incapace di andar oltre il volgare e velleitario vaneggiare dei due dittatori da operetta, i quali, se mai si ritirassero davvero, potrebbero sempre trasferirsi nel loro villaggio con eliporto e bunker in Costarica. Ricordate Ecofeudo? (https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8935086878675079658#editor/target=post;postID=6077416400344537517;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=18;src=postname).
Anche Stefano Folli, ne Il Punto odierno sul Sole 24 Ore, analizza la capacità di riflettere sulla sconfitta di Grillo e Berlusconi. Un articolo in cui non si ritrova (com’è ovvio per stile e carattere) il tono canzonatorio che anima tutto il pezzo di Stella, ma non per questo meno interessante: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-05-28/l-autocritica-e-quasi-impossibile-075002.shtml?uuid=ABJf0nLB.
Buona stampa.
Riflettere sull’esito del voto con realismo, a onor del vero, non sembra così facile neppure per i colleghi di Folli e Stella, almeno per quelli che hanno qualche problema d’indipendenza. Cominciamo con il direttore de Il Giornale, Sallusti, il quale, com’è naturale, non viene neppure sfiorato dal dubbio di mettere in discussione l’operato del padrone e, quindi, fatica molto a identificare la verità: http://www.ilgiornale.it/news/interni/renzi-furbo-fa-finto-modesto-grillo-furente-butta-sullo-1022613.html.
Mala stampa.
Il Fatto Quotidiano, che quanto a faziosità ha poco da imparare da Sallusti & Co., racconta un incontro del M5S a Milano per analizzare la sconfitta. L’autocritica, a ben vedere, la trovate soltanto nel titolo. Per il resto, la consueta nuvola di fumo:
Mala stampa. La cronaca non può essere strumentale.
Chiudiamo con un esempio di ottima fusion, un brano musicale leggero, primaverile: Maybe Tonight, eseguito da Earl Klugh (http://en.wikipedia.org/wiki/Earl_Klugh).


mercoledì 30 aprile 2014

Imperterriti, purtroppo


Trovo assai poco gratificante assistere al confronto a distanza tra due titani della mistificazione e della menzogna come il tizio decrepito e lo psiconano+barba-Mediaset. Vorrei vivere in una nazione (ce ne sono ancora, magari poche, ma ci sono) nella quale i capi dei maggiori partiti non si spingano a desolanti livelli di distorsione della storia e della realtà per accaparrarsi pochi voti in più. E nella quale, sempre i capi dei maggiori partiti, non rinuncino nel modo più completo al ruolo di leader, che comporta la volontà e la capacità di guidare, possibilmente sforzandosi di non assecondare in alcun modo le convinzioni e le aspettative "inadeguate" (un eufemismo) degli elettori.
Non mi metterò certo a fare l’elenco delle farneticazioni di Berlusconi e di Grillo: mi è bastato seguirle nelle cronache dei giornali per provare un immenso, e più che giustificato, disgusto. Lascio che sia Stefano Folli, nel suo articolo di oggi sul Sole 24 Ore, a stigmatizzare, come merita, il comportamento della patetica coppia. Di mio aggiungerò soltanto che, a leggere quel che dicono l’uno dell’altro, vien solo da pensare al bue che dà del cornuto all’asino. Ecco dove trovate l’articolo di Folli: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-30/si-annuncia-campagna-avvelenata-contro-europa-e-istituzioni-063955.shtml?uuid=AB7chkEB.
Buona stampa. In particolare apprezzo l’esordio che sottolinea le contraddizioni del nostro paese, ormai del tutto dimentico di essere stato una delle culle del diritto. E anche il passaggio in cui invita Renzi a tenersi lontano dal ring in cui si confrontano i due guitti.
Sul tema del presunto negazionismo tedesco, l’ultimo parto della fantasia, come dire?, esagerata del tizio decrepito, vi suggerisco questo breve, ma illuminante pezzo di Paolo Valentino dal Corriere di ieri: http://www.corriere.it/esteri/14_aprile_29/insostenibile-colpa-chiamarsi-rommel-b4efcb7a-cfa6-11e3-bf7e-201ea72c5359.shtml.
Buona stampa. Riprendo alcune parole essenziali: “secondo la narrativa ignorante di un politico italiano”, semplicemente perfette.
Oggi, forse per compensare l’accenno di Valentino al tizio decrepito, il Corriere ha pubblicato un’intervista a Marina Berlusconi che occupa quasi tutta la terza pagina. Potrei sbagliare, ma non ricordo che trenta o quaranta anni fa i quotidiani sentissero il bisogno di far conoscere ai lettori l’opinione dei figli dei leader di partito. Che cosa ci si può aspettare che dica la figlia del tizio decrepito? Che lo critichi? Andiamo… il culto della personalità si è trasferito dai paesi del blocco sovietico ad Arcore, a Segrate, ecc… Questo il link all’intervista, sempre che si possa davvero definirla tale: http://www.corriere.it/politica/14_aprile_30/premier-nuovo-che-arretra-alfano-ha-tradito-sua-storia-4a8808ae-d020-11e3-b822-86aab2feac59.shtml.
Mala stampa.
Chiudiamo con un fatto sconcertante, al quale accenna anche Folli nel pezzo che vi ho segnalato. Parliamo di quanto accaduto al congresso del SAP. E lascio che sia Gramellini a commentarlo: http://www.lastampa.it/2014/04/30/cultura/opinioni/buongiorno/la-legge-del-branco-ZckaHS1T31FTg81xPUo4tN/pagina.html.
Buona stampa.
E veniamo alle cose belle della vita. Oggi è la Giornata Mondiale del Jazz. Nel mio piccolo, non posso non celebrare. Evito di additare pietre miliari: ognuno di noi presume di averle identificate, il che ovviamente non è. Quindi, vi propongo un pezzo che a me piace molto. Uno dei tanti.
Keith Jarrett, con Gary Peacock al basso e Jack DeJohnette alla batteria (Il Keith Jarrett Trio), esegue un classico: Smoke Gets in Your Eyes. Il pezzo è tratto da uno degli album che prediligo, Tribute del 1989 (http://en.wikipedia.org/wiki/Tribute_%28Keith_Jarrett_album%29).


venerdì 16 agosto 2013

Se non scriveva era meglio


Ieri il Corriere della Sera ospitava un articolo di Vittorio “Joliet” Jake Blues Grilli.
Mi spiego, anche se voi tre avete già capito tutto.
Cominciamo da “Joliet” Jake Blues: qualcuno ricorderà un vecchio post in cui avevo inserito il collegamento a un fantastico estratto del film The Blues Brothers (questa è una versione migliore).


Repetita juvant, specialmente se divertenti come in questo caso.
Joliet” Jake Blues è, dunque, il nome del personaggio interpretato da John Belushi nel film americano del 1980. Potrebbe, tuttavia, essere il soprannome d’innumerevoli “importanti” italiani vissuti a cavallo tra il XX° e il XXI° secolo.
Uno di questi è Vittorio “Joliet” Jake Blues Grilli, che ha deciso di riemergere nel cuore dell’estate, scrivendo l’articolo cui ho accennato sopra. Guarda caso, non si riesce a trovarlo on line…
Io, però, sono piuttosto tignoso. In particolare con coloro i quali hanno cancellato, anzi, meglio, hanno strappato le pagine del vocabolario in cui sono spiegati lemmi come “responsabilità”, “autocritica”, ecc.
Ho fatto lavorare lo scanner, così da darvi modo di leggere:



Mala stampa.
Vittorio “Joliet” Jake Blues Grilli non è esattamente uno che, come me e come voi, negli ultimi vent’anni è rimasto estraneo alla gestione dei conti pubblici, ossia entrate e uscite. Lo sapete meglio di me, ma a ogni buon conto, potete rinfrescarvi la memoria qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Grilli.
Buona stampa.
E già, Vittorio “Joliet” Jake Blues Grilli non solo non è stato estraneo alla gestione dei conti pubblici (e quindi sulla spesa pubblica poteva incidere, eccome), ma, a quanto pare, ha subito anche il fascino del potere e della sua esibizione.
Io stesso, lo ammetto prima che mi venga giustamente ricordato, avevo difeso il suo ruolo (quando Berlusconi e Tremonti tergiversavano riguardo alla nomina del Governatore di Banca d’Italia al posto di Mario Draghi) e avevo indicato la necessità di mantenerlo alla Direzione Generale del Tesoro, ma riconosco di aver sbagliato.
Fatta ammenda, credo che Vittorio Grilli farebbe bene a starsene abbastanza zitto. Soprattutto perché, oltre a indicare l'origine della resistenza ai tagli alla spesa, non dice molto altro, salvo invocare un livello di integrazione europea che appare piuttosto irrealistico... Interrompe le vacanze per parlarci del libro dei sogni... Di ben altro abbiamo bisogno.

mercoledì 14 agosto 2013

Il nostro Maelstrom


La nota del Quirinale di ieri, per quanto formalmente impeccabile, celebra, a mio modesto avviso, la sepoltura della ragionevolezza in questo sventurato paese, costretto a sacrificare ancora una volta alcuni valori fondamentali sull’altare degli interessi personali del tizio decrepito.
Considero intollerabile e vergognoso che un Presidente della Repubblica sia costretto a scrivere un testo come quello di Napolitano che tutti i quotidiani oggi riportano.
Il contenuto di quelle due pagine è noto non solo a chi abbia superato un esame universitario di Diritto Pubblico, ma anche a chi, quando ancora (credo) veniva insegnata nelle scuole medie, abbia avuto la fortuna di ascoltare qualche lezione della compianta Educazione Civica.
Stiamo scivolando ben oltre il margine di un Maelstrom assai più spaventoso di quello descritto da Edgar Allan Poe.
I geometri del Partito dei Lacchè si dannano per certificare la “agibilità politica” (chiedo perdono a Dante, Leopardi, Manzoni, ecc. per quest’affronto alla lingua che loro hanno innalzato ai vertici della cultura mondiale) del loro padrone, immagino preoccupati che la sentenza della Corte di Cassazione possa impedirgli di proseguire a promettere rivoluzioni liberali e riforme di questo e quello senza realizzare alcunché, come ha fatto da quando (altro irrimediabile torto alla nostra lingua) ha deciso di “scendere in campo”. O, più plausibile, preoccupati di perdere la sorgente del loro potere, della loro notorietà, della loro prosperità condita di privilegi.
E ce n’è anche per i sedicenti avversari del tizio decrepito, perché anche per loro il suo allontanamento dalla politica comporterebbe l’obbligo di affrontare seriamente i problemi del paese e, possibilmente, risolverli, sacrificando potere e prebende. Cosa che, quando hanno avuto modo di fare, guarda un po’!, pure loro hanno mancato di fare, perdendosi in beghe da servette esattamente come accade tutt’ora.
E mi dispiace che il Corriere della Sera e Antonio Polito si siano resi complici di questo ennesimo oltraggio agli italiani con l’editoriale odierno, anch’esso formalmente impeccabile, ma per ciò stesso più insopportabile: http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_14/una-via-ragionevole-antonio-polito_c4e81992-049a-11e3-a76b-5d1a59729335.shtml.
Mala stampa.
Viene da chiedersi perché mai Ferruccio De Bortoli abbia scritto questo editoriale alcuni mesi fa (6 dicembre 2012), che vi ho segnalato a suo tempo: http://www.corriere.it/editoriali/12_dicembre_06/debortoli-zattera-medusa_980e814c-3f6d-11e2-823e-1add3ba819e8.shtml.
Evidentemente se n’è dimenticato.
Sono passati otto mesi da allora: ci sono state le elezioni, la lunga farsa bersaniana, la conferma di Napolitano nel modo che sappiamo, la dimostrazione del velleitarismo offensivo e surreale del movimento dello Psiconano+barba-Mediaset e tanto altro che ben conoscete. E ancora oggi ci si perde in un labirinto di follia istituzionale che ci rende sempre più ridicoli agli occhi del mondo. E la colpa è sì del tizio decrepito, ma non soltanto sua.
L’ho scritto già nei mesi scorsi, ma non so evitare di ripetermi (perdonatemi, se potete): abbiamo bisogno di ben altro. Da parte di tutta la classe dirigente italiana, ammesso ci sia e possieda i requisiti necessari. Il che, temo, non è.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 9 giugno 2013

Quant'è profondo il male


Si rafforza in me il timore che la nostra società non sappia trarre beneficio dalla grande capacità di diffondere informazioni e, perché no?, anche cultura offerta dai mezzi di comunicazione disponibili.
Gli strumenti che la tecnologia ci offre vengono impiegati in maniera spesso dissennata, oltrepassando limiti che dovrebbero essere invalicabili e che, al contrario, vengono violati anche (vien da dire soprattutto) da coloro i quali dovrebbero difenderli con le unghie e con i denti.
Un esempio è questo video di fine aprile, del quotidiano inglese Telegraph, disponibile su YouTube, nel quale si parla delle condizioni di Nelson Mandela, poi peggiorate ulteriormente negli ultimi giorni.
Le immagini del leader sudafricano mi sembrano intollerabili. Non riesco a immaginare una ragione decente per mostrare l’agonia di un uomo di 94 anni, consumato dalle malattie respiratorie contratte durante la lunghissima detenzione subita sotto il regime razzista che, quando, per fortuna, ne ha avuto la possibilità, ha saputo riformare con straordinario equilibrio.
Guardate.


Mala stampa. E intollerabile Jacob Zuma.
Chi abbia vissuto, come me, l’agonia di una persona cara cercando di proteggerla dalla curiosità morbosa e invadente di gente che voleva solo catturare un dettaglio da poter in fretta fare oggetto di pettegolezzo, sa di cosa parlo.
Spero di essere stato chiaro, anche se mi rendo conto che emotivamente l’argomento mi priva della lucidità necessaria.
Com’è patetico il lamento di coloro i quali si accogono dell’invadenza dei media soltanto quando ne mettono in mostra gli aspetti che vorrebbero tenere nascosti. Com’è grottesco ascoltare le loro proteste dopo che hanno cercato quasi disperatamente notorietà e attenzione, sfruttando tutte le possibilità offerte anche dai più squallidi fogli e programmi televisivi. E in Italia, siccome sappiamo sempre fare meglio degli altri (si fa, come ovvio, per dire) gli esempi si sprecano e non sarò io a dare a certa gente un altro, pur infimo, spazio.
Chiudo con una canzone di Jacques Brel, scelta non tanto per il titolo, che pure ci sta, ma per l’ironia del testo (http://www.infinititesti.com/2012/02/09/jacques-brel-le-moribond-testo-e-traduzione/). Sa il cielo se abbiamo bisogno d’ironia, di tantissima ironia, per sopportare quello che accade attorno a noi.