Avevo promesso di non parlare della Grecia sino a dopo
l’esito del referendum a meno che non avessi letto qualcosa di non omologato
rispetto alle gran mole di articoli e commenti rovesciati su di noi dai media.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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domenica 5 luglio 2015
Opportunismo
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domenica 1 settembre 2013
Cronache italiane?
Oggi, ne sono veramente felice, posso raccontarvi una bella
storia, qualcosa che, non penso di sbagliare, è motivo di conforto per tutti
noi.
Voi tre non ci crederete, ma è successo che un
amministratore locale, il responsabile del settore agricolo di un’importante
regione, sia stato licenziato per aver fatto acquistare,
a spese dei contribuenti, un’auto estremamente lussuosa che, per dimensioni,
consumi, finiture esagerate, mal si conciliava, tra l’altro, con le convinzioni
ecologiste dell’assessore in questione.
Era ora, non vi pare? Noi stringiamo la cinghia e questi
spendono e spandono a carico nostro. Per fortuna si stanno mettendo in riga.
Bene. Direi che dobbiamo essere grati al suo superiore diretto che l’ha
costretto alle dimissioni. Chi sarà stato? Cota, Governatore del Piemonte? No,
lui non governa con gli ecologisti, si preoccupa (e ne ha motivo) di un verde
diverso. Che sia Nichi Vendola, alla guida della Regione Puglia, uno che delle
convenzioni se ne frega, ma è ben attento al potere e a tutto quel che serve per
raggiungerlo e mantenerlo? Acqua! Acqua profonda!
Cosa dite? Mi domandate se sono sicuro che sia accaduto qui,
in Italia?
No, non è accaduto in Italia. In Italia queste cose non
succedono. Guarda un po’, è accaduto in Germania: http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_01/germaia-auto-lusso-verde-licenziato_b4a196d6-132b-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml.
Cronaca. Di quelle che fanno star male, perché, appunto, non
sono cronache italiane.
Provo a farvi sorridere, con un breve testo di Mattia Feltri
da La Stampa del 24 Agosto:
Buona stampa. Mattia Feltri, diversamente da Vittorio Feltri
(suo padre), non nutre molta simpatia per il tizio decrepito (andate a leggere
gli altri suoi pezzi e mi darete ragione), ma non è per questo (o non solo per
questo, lo ammetto) che ve ne ho suggerito la lettura. L’ho fatto perché apprezzo
molto lo spazio che La Stampa offre a Gramellini, Jena e Feltri (Mattia), le
cui rubriche ci aiutano a sorridere o, quantomeno, a riportare
verso l’alto le pieghe delle labbra. E ripenso con nostalgia a Controcorrente, lo spazio de Il Giornale (quello di Indro Montanelli). Era un piacere (quasi) quotidiano. Quasi perché non sempre risultava all'altezza delle aspettative. Ma si sa, sono le aspettative a essere esagerate.
Non quando si parla di musica. In particolare quando si parla di grandi voci e di grandi brani. Questa sera torniamo alla "tradizione" di questo blog, ossia alle versioni multiple di pezzi particolarmente importanti nella storia della musica. La canzone che vi propongo è Little Girl Blue, come molti standard tratta da un musical (http://en.wikipedia.org/wiki/Little_Girl_Blue_%28song%29).
E andiamo a razzo, senza commenti, o quasi. Cominciamo con Janis Joplin.
E andiamo a razzo, senza commenti, o quasi. Cominciamo con Janis Joplin.
Passiamo a Chet Baker: guardate le immagini di questo straordinario video dedicato a un gigante della musica, così meravigliosamente fragile, e godetevi il piano di Enrico Pieranunzi.
E poi a Nina Simone, dal vivo a Montreux nel 1976.
Mi fermo qui, perché Nina Simone è semplicemente stupenda. Potete riascoltarla, o se preferite, continuare voi la ricerca su YouTube, troverete tante altre esecuzioni degne di ascolto.
lunedì 22 ottobre 2012
Brain storming
Credo siamo d’accordo sul fatto che nei maggiori partiti
italiani, ma anche in quelli meno grandi, regni una rimarchevole confusione.
Questo, se non gettasse pesanti ombre sul futuro dell’Italia, potrebbe anche
far sorridere per le assurdità prodotte giornalmente dai dissidi interni tra
esponenti anche di notevole importanza (è tutto relativo, ovviamente, e non
serve far nomi, ma, come si dice: in
terra caecorum monoculus rex. Questo abbiamo e questo, almeno sino alle
prossime elezioni, ci dobbiamo tenere).
Ammetto, sono di parte, ma mi pare che il disordine sia più
accentuato e più grave nel centrodestra, nel quale volano stracci da quel dì
(quello del famoso ”che fai, mi cacci?” detto dal parente degli immobiliaristi
monegaschi).
Ammetto, inoltre, di essere ancor più di parte nel sostenere
che tale stato di cose è dovuto soprattutto al modo di agire di Berlusconi, da
sempre preoccupato da vicende che, con l’interesse nazionale e collettivo,
avevano e hanno poco a che fare. Non mi addentro su questo tema: è una mia
personale opinione. Osservo, e su questo credo che difficilmente posso essere
contraddetto, che per Berlusconi l’apparenza conta più di qualsiasi altra cosa.
Lo dice, sia pure nel suo modo piuttosto obliquo e in un articolo
particolarmente contorto, persino Giuliano Ferrara su Il Giornale (di
famiglia): http://www.ilgiornale.it/news/interni/quei-saggi-anziani-pronti-farsi-parte-848847.html.
Stampa così e così. Se si vuol forzare la realtà per farla
aderire alle proprie convinzioni, inevitabilmente, si finisce incartati anche
quando si è intelligenti e colti (molto intelligenti e molto colti) come
Ferrara.
Che anche dalla parte del Pd debbano arieggiare le stanze non si discute e, purtroppo, con il passare dei giorni a sinistra vengono fuori
le contraddizioni di un partito che non ha saputo liberarsi di troppi fantasmi
del passato e di troppi signori che hanno di sé un’opinione assai alta. Troppo alta.
Torniamo al Pdl il cui futuro sembra non affidato alle mani
di Alfano quanto piuttosto al team di cervelli che Berlusconi ha chiamato
attorno a sé per decidere come muoversi. Un team che, a quanto pare, è composto
prevalentemente di donne, tutte note per i loro eccellenti curriculum di studio
(anche se non sempre attendibili) e le cattedre conquistate nei migliori atenei
del mondo.
Il Corriere della Sera dedica un occhio di riguardo al
difficile processo di rinnovamento in atto nel centrodestra e a questo
susseguirsi di brain storming al più
alto livello intellettuale e culturale planetario. A farlo è, in particolare,
Fabrizio Roncone, il quale, in rapida successione, ha raccolto il meglio del
pensiero di due delle consigliere più ascoltate di Berlusconi. Merita che leggiate
entrambe le interviste: ve le propongo in ordine cronologico e anticipo che
sono a Mariarosaria Rossi e Micaela Biancofiore. Ecco il link: http://www.corriere.it/politica/12_ottobre_21/per-il-cavaliere-pdl-non-finito-bunga-bunga-diciamo-squit-squit-roncone_3a3d717c-1b4b-11e2-9e30-c7f8ca4c8ace.shtml
e
Buona stampa. Roncone, quando non ha di fronte la Santanchè,
si ricorda chi è. Le due intervistate, invece, forse dovrebbero parlarsi, di
tanto in tanto… Un’osservazione personale sulla Biancofiore. Mi è capitato di
vederla qualche giorno fa a Otto e mezzo: aveva appoggiato sul tavolo un tablet. E mi sono chiesto a che accidente
(avrei voluto scrivere ben altro!) le servisse: la sola risposta che sono riuscito
a darmi è che, nella nostra epoca tecnologica, i pupari non si servono dei
fili, ma di internet…
Torniamo a bomba: chiunque vinca nel centrosinistra avrà
vita facile se Berlusconi si affida a consigliere di simile caratura. Il che,
però, non vorrà dire che gli italiani voteranno per Renzi o Bersani o, quasi peggio
che peggio, per Vendola… Questi signori non possono illudersi di convincere a
votarli la maggioranza imponente di elettori intenzionati, in vario modo, ad
astenersi.
Meglio che mi fermi qui, prima di arrivare a parlare di
un’ipotesi che mi rifiuto di considerare. E consoliamoci con il miglior farmaco
per lo spirito.
Joni Mitchell fa parte del nocciolo duro. Insieme a pochi
altri è una passione destinata a seguirmi per sempre. Si tratta di un’artista
eccezionale, che ha percorso con immensa curiosità e straordinario amore la
musica degli ultimi, fatico a scriverlo, cinquant’anni.
Stasera sono in vena di esagerare e di ripetere il giochino
delle molteplici versioni. Il brano è River,
tratto dall’album Blue, quello in cui
comincia il graduale avvicinamento alla musica jazz, un processo che, a mio
modesto parere, ha permesso a Joni Mitchell di esprimere interamente il suo
valore.
Ve ne propongo tre versioni.
Cominciamo con l’originale di Joni.
Segue poi quella tratta dal disco che Herbie Hancock le ha
dedicato (e che s’intitola come la canzone: River:
the Joni Letters) cantata da Corinne Bailey Rae e con il sax di Wayne
Shorter.
Per finire quella di Madeleine Peyroux e k.d. lang.
Penso che mi sarete più grati per questa splendida musica che per le righe,
forse troppe, che precedono…
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lunedì 17 settembre 2012
Niente musica, purtroppo. Stasera brutta gente
La vicenda della Regione Lazio, dalla quale il sistema dei
partiti ha drenato (e sperperato) somme in misura proporzionalmente persino superiore a
quella, certo non modesta, che drena dai due rami del Parlamento nazionale,
dimostra una volta di più quanto sia diffuso e profondo il malcostume
(eufemismo) politico nel nostro Paese. E pone in evidenza, ancor più
drammaticamente, la necessità di un vero ricambio della classe dirigente.
Vediamo qualche articolo di cronaca, giusto per mettere a
fuoco una storia che, se non rivelasse un ulteriore caso d'inammissibile
dilapidazione di denaro pubblico, potrebbe anche far sorridere vista la qualità di
alcuni dei personaggi che ha portato alla ribalta.
Cominciamo da Fabrizio Roncone, sul Corriere della Sera di oggi, che
non rinuncia alla consueta ironia nel disegnare i ritratti di alcuni dei
personaggi coinvolti, in particolare Fiorito: http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/12_settembre_17/er-batman-fiorito-pdl-lazio-2111847594778.shtml.
Buona stampa.
E continuiamo, giusto per dare spazio anche ad altre
testate, con Libero (http://www.liberoquotidiano.it/news/Italia/1077987/Polverini-pronta-a-dimettersi---Tutti-gli-sprechi-della-Regione.html)
e con L’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lazio-non-mangiava-solo-il-pdl/2191185.
Buona stampa. Anche se si tratta di cronaca, ma è quel tipo
di cronaca di cui abbiamo bisogno, perché di queste cose si deve parlare il più
possibile. La stampa, per quanto modesta possa essere quella italiana (e io
penso che sia piuttosto modesta), è la sola vera difesa di uno stato democratico
dall’invasione del malaffare e dalle distorsioni della democrazia che ne
derivano, ivi compresa l’ondata dell’antipolitica, che certo non aiuta a selezionare
una migliore classe dirigente.
Per terminare la segnalazione di contributi
giornalistici degni di attenzione, ecco il video de Il Punto di Stefano Folli
per il Sole 24 Ore on line, equilibrato e razionale come al solito: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-17/caso-fiorito-polverini-minaccia-155726.shtml?video&uuid=Ab5dqAfG&mccorr=AbF9MBfG.
Buona stampa. Che, intendiamoci, difficilmente riuscirà a
far cambiare le cose.
Giusto per capirci. Ieri abbiamo parlato della “resurrezione”
politica di Berlusconi, il quale ha cantato la solita vecchia canzone. Sempre
ieri, a Firenze, nel corso di un dibattito tra Veltroni e Renzi, il primo ha
continuato a rifarsi ai presunti valori del passato del Pd (http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/17-settembre-2012/veltroni-renzi-confronto-primarie-io-non-mi-schiero-2111849009223.shtml),
il che, a mio parere, non sembra gran cosa. E che Renzi possa prendere il
posto di Monti… beh, non scherziamo, per favore.
Quello che mi preoccupa maggiormente, alla luce di questi
comportamenti, è, naturalmente, il futuro. Se la classe dirigente sarà ancora
formata da personaggi come Berlusconi e Veltroni, Di Pietro e Cicchitto, Vendola
e, perché no?, Grillo, francamente, la vedo particolarmente brutta.
Sempre per evitare equivoci: alcune domande. Vogliamo
davvero rimettere il Paese in mano a quelli che hanno scelto o contribuito a
scegliere i Lusi, i Belsito, i Fiorito, i Penati e tutti gli altri pessimi
figuri di cui dobbiamo leggere le gesta sui giornali? Vogliamo credere alla
Signora Polverini, che adesso si straccia le vesti e chiede fermezza, ma fino
all’altro giorno non mi pare che strillasse contro lo stuolo di avidi faccendieri
che la circondavano? Quei medesimi faccendieri che, presumibilmente, erano
stati inseriti nelle liste elettorali dagli stessi personaggi ai quali,
difficile che tocchi ad altri, sarà demandato il compito di scegliere i
candidati alle prossime elezioni.
Vogliamo forse credere che le direzioni nazionali non
sapessero che genere di persone candidavano? Forse che Verdini ignorava le
qualità di Fiorito? E Bossi, vogliamo berci la storia che non conoscesse le mediocri
doti di Belsito? E il mitico Rutelli, vogliamo dimenticarci di lui? No, di
Rutelli proprio non voglio dimenticarmi, soprattutto perché, dopo il naufragio
del cosiddetto Terzo Polo, è preoccupato, molto preoccupato: rischia di perdere
la poltrona, così si sta dando da fare per ottenere il perdono del Pd, da cui
era uscito per fondare Api.
Anticipo io l’obiezione e ammetto che Il Fatto Quotidiano
non brilla per equilibrio, ma mi ritrovo abbastanza nel tono di questo
articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/15/resti-del-partito-di-rutelli-chiedono-asilo-per-restare-in-parlamento/353501/.
Buona notte e buona fortuna.
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