martedì 8 maggio 2012

I frenatori


La Lettura, il supplemento domenicale del Corriere, del 6 Maggio ospitava un’interessante intervista al fondatore di Amazon, Jeff Bezos (http://lettura.corriere.it/jeff-bezos-%C2%ABil-futuro-e-dei-lettori-e-degli-autori-gli-editori-devono-sudare%C2%BB/).
Buona stampa.
Il pezzo consente di conoscere meglio uno dei pochi veri geniali imprenditori che hanno saputo sfruttare il grande potenziale d’internet.
Quello, però, che mi piace parecchio è la citazione, da parte di Serena Danna, l’intervistatrice, di una frase che mi sembra utile riportare, così che anche chi non ha voglia di leggere l’intero articolo possa appuntarsi queste parole di Clay Shirky: “Le istituzioni tendono a preservare i problemi per cui sono loro stesse la soluzione»”.
Mi sembra un aforisma di notevole saggezza e, non credo di sbagliare, si adatta piuttosto bene a interpretare la realtà politica italiana attuale.
E si adatta alla grande maggioranza delle burocrazie, che sono ovunque un freno al cambiamento, ma lo sono tanto di più là dove, come in Italia, il cambiamento comporterebbe la fine di tantissimi privilegi. Non pensate, però, soltanto ai burocrati ministeriali (sui quali torniamo tra un attimo): anche le cosiddette parti sociali, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, si oppongono a gran parte degli interventi che potrebbero intaccare le loro “rendite di posizione”. Sia i singoli sia le imprese sono costretti a rivolgersi ai loro sedicenti rappresentanti per poter adempiere tutta una serie di obblighi di legge che in altri paesi si possono semplicemente soddisfare sedendosi davanti al computer e collegandosi ai siti delle pubbliche amministrazioni. E i loro sedicenti rappresentanti si fanno pagare, anche profumatamente, per questo “servizio” che, nei fatti, è una sorta di tassa privata garantita dall’inefficienza e/o dalla connivenza dello Stato.
C’è da fare tanta pulizia anche in quelle organizzazioni, però dubito che si riuscirà a farlo perché, come ho osservato già altre volte, manca la volontà persino nel Governo Monti. La prova più recente viene dall’accordo tra Ministero della Funzione Pubblica e sindacati sul pubblico impiego. A riguardo vi suggerisco un pezzo di Luigi Olivieri da LaVoce.info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003054.html).
Buona stampa.
Francamente non mi stupisce poi tanto che succeda quanto Olivieri descrive con chirurgica precisione. Volete che un signore come Patroni Griffi non abbia accumulato una bella quantità di debiti di riconoscenza nella sua lunga carriera? Pensate davvero che possa essere arrivato dove è arrivato senza aver avuto il sostegno o la benevola indifferenza di coloro con i quali ha concordato questa possibile riforma?
E sì, con certi tecnici, se continuano così, finiremo per rimpiangere persino quei cialtroni dei politici.

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