lunedì 6 luglio 2015

Un futuro pieno di...


Ogni tanto si deve anche aver il coraggio di parlare subito e senza il supporto di articoli e opinioni altrui. Quindi eccomi qua, a dire quel che penso sulla vittoria del “No” nel referendum greco. Non era proprio tale, vista l’inesistenza dell’argomento oggetto della scelta, ma tant’è, “Stan” Tsipras e “Laurel” Varoufakis lo hanno voluto comunque e, va riconosciuto, hanno vinto. Ma non è detto che sia una vera vittoria.
Ricordo che, se la Banca Centrale Europea non potrà o non vorrà prolungare il sostegno al sistema bancario ellenico (finora sostenuto con circa 90 miliardi di euro), nelle prossime ore i nostri amici greci scopriranno che, malauguratamente, hanno dato la risposta sbagliata a un domanda sbagliata.
La Grecia è, tecnicamente, insolvente dalla sera di martedì scorso per aver mancato i rimborsi al Fondo Monetario Internazionale previsti nel mese di giugno. Ho scritto tecnicamente, perché ancora, a livello ufficiale, non c’è stata nessuna conferma di questo stato, se si eccettuano le indicazioni delle “famigerate” società di classificazione del debito, per le quali anche il sistema bancario greco è di fatto insolvente.
La BCE non può, nella sua attività ordinaria, concedere liquidità alle banche che la richiedono se queste non possono prestare a garanzia titoli aventi determinate caratteristiche (siano cioè un collaterale degno di questo nome). Non sarà facile, anche ammesso che Draghi decida di provarci, convincere il Direttorio della BCE a mantenere aperto il rubinetto della liquidità di emergenza che ha, sino a domenica scorsa (28 giugno), consentito agli istituti di credito greci di rimanere aperti.
Se la BCE non finanzierà le banche greche, queste non riapriranno. Non c’è bisogno che vi spieghi cosa questo comporterebbe per la vita dei greci, già duramente provata dalla modestia e dalla scorrettezza dei loro governi e dall’ottusa ostinazione dei creditori (che non sono di ieri e nemmeno dell’altro ieri: durano da anni).
Nulla sarà deciso nelle prossime ore. Nessuno degli enti coinvolti è in grado di farlo, salvo la BCE nei limiti della sua politica di sostegno dei titoli di stato dei paesi membri che hanno determinate caratteristiche di durata e rating. Di fatto, la banca centrale cercherà di difendere l’euro e il debito dei Paesi più deboli, ma nei limiti rigidi del suo mandato e delle sue diverse possibilità di azione, che non sono infinite e infinitamente utilizzabili.
Ciò significa che i mercati saranno abbastanza liberi di muoversi. Per ora le cose stanno andando discretamente. L’euro tiene e le borse subiscono flessioni non eccessive, che però si aggiungono alle pesanti perdite dei giorni scorsi. Vedremo nel corso delle prossime ore e dei prossimi giorni cosa accadrà e se si avrà quello che tutti considerano l’unica vera soluzione della questione, ossia l’ingresso in campo della Politica europea, quella con la P maiuscola, portata avanti da leader capaci di adempiere al loro compito e di farlo guardando oltre l’urgenza dei problemi immediati, alla ricerca di soluzioni che riportino l'Unione sul sentiero tracciato dai Padri Fondatori.
Nel frattempo viene confermato che “Laurel” Varoufakis lascia la carica di Ministro delle Finanze greco (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-07-06/il-ministro-finanze-greco-yanis-varoufakis-ha-rassegnato-dimissioni-075028.shtml?uuid=ACbgaXM). Lui ammanta la decisione di altruismo e di sensibilità. Io spero sia il segnale che la Grecia ha deciso di smettere di giocare e di impegnarsi seriamente per rimuovere tutti gli ostacoli interni alla ripresa della sua economia (che sono molto più numerosi di quelli esterni).
Vedremo. Di certo è bene che lasci la ribalta l’uomo che maggiormente ha improntato l’atteggiamento greco nella trattativa con i creditori e che ha dato rappresentazioni del tutto fantasiose dei rapporti tra la Grecia e chi ha sostenuto la sua economia finanziandola per oltre 300 miliardi di euro. Perché questo, giova ricordarlo, è accaduto negli ultimi anni. Ieri sera, dopo la vittoria del “No”, Varoufakis sembra abbia detto che, in virtù del voto, l’Europa doveva curare le ferite della Grecia. Un modo decisamente arbitrario, ancora una volta, di rappresentare la situazione. Grazie al cielo, si è dimesso.
E vi assicuro, non dovete preoccuparvi del futuro di Varoufakis, in questo mondo che trasforma in celebrity chiunque, l’ex Ministro greco troverà una cattedra ben remunerata in un paese che non è la Grecia. Non è uomo da farsi pagare in dracme, soprattutto se “nuove”. Radicale sì, ma con il portafoglio oculatamente gestito.
Un po’ di musica anche oggi. I Genesis dal vivo nel 1976 in uno dei brani più famosi: I Know What I Like. Che sia anche il motto di Varoufakis?



Nessun commento:

Posta un commento