Prima ancora che per esperienza diretta, sono caratterialmente portato a pensare che in ben poche occasioni il trascorrere del tempo semplifichi i problemi. Al contrario: più una questione insidiosa e complessa viene lasciata senza soluzione, più si aggrava e cresce la dimensione delle conseguenze.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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venerdì 23 dicembre 2016
Chi paga davvero il conto?
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domenica 24 luglio 2016
Chi paga per le loro parole e per i loro silenzi?
Lo spunto lo prendo da un aggiornamento sulla situazione di MPS.
Il Sole 24 Ore di ieri ha pubblicato un articolo di Luca Davi nel quale si mettono in evidenza le difficoltà tecniche che la banca senese sta incontrando per ottenere che le autorità di vigilanza europee approvino il suo piano di cessione di crediti in sofferenza e lo schema di aumento di capitale. Ecco il collegamento: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-07-22/vigilanza-bce-fredda-piano-mps-230411.shtml?uuid=ADSLwmw.
Buona stampa. Osservate come, al momento, non ci sia nessun segno che da Francoforte arriverà il nulla osta necessario per mettere in sicurezza Banca MPS. Al contrario, il silenzio delle autorità di vigilanza indurrebbe a pensare che permangano dubbi sul progetto presentato dai vertici della banca italiana.
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domenica 7 febbraio 2016
Chi paga il conto?
Il governo avrebbe dovuto approvare venerdì le disposizioni relative alla cosiddetta bad bank destinata a favorire la cessione, da parte delle banche italiane, del loro pesante fardello di crediti deteriorati. La discussione del provvedimento è stata, però, rinviata.
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sabato 26 aprile 2014
Imperterrito, forse
Guardo poco o nulla la televisione. E se proprio mi capita
di accenderla, non accade mai quando va in onda la trasmissione di Bruno Vespa.
Considero Vespa la quintessenza del giornalismo asservito, un club che in
Italia, purtroppo, conta un numero molto cospicuo d’iscritti. Poiché non
abbiamo il monopolio dell’opportunismo e della piaggeria, si trovano analoghi
circoli anche in altri paesi, ma quelli con tanti soci, in generale, si trovano
in nazioni che non possono vantare sistemi politici e stampa degni di vere
democrazie moderne.
Ieri sera, guarda un po’, Vespa ha ospitato il tizio
decrepito, offrendogli spazio per tentare di rilanciarsi e di dare consistenza
alla sua ormai effimera credibilità politica.
Intendiamoci, un po’ di capacità di seduzione rimane, così
come l’indiscutibile combattività, quindi non mi sogno affatto di darlo per
morto, tuttavia le sue potenzialità sono senz’altro ridotte. Soprattutto
perché, come non sa accettare le stagioni della vita umana, così non vede che
la presa sull’elettorato e anche sui fedelissimi, dopo vent’anni di obiettivi
mancati, si attenua giorno dopo giorno.
Posso immaginare che l’editoriale del Corriere di ieri,
firmato da Galli della Loggia, non fosse scritto per piacergli, visto che
metteva in luce tutte le contraddizioni di un’esperienza politica che, a voler
essere davvero buoni, appare quantomeno deludente. Forse, però, farebbe bene a
mettersi il cuore in pace. Gli storici, almeno quelli che non seguono l’esempio
di Vespa, difficilmente si scosteranno dalla linea di Galli della Loggia.
Questo è il link al suo articolo di fondo: http://www.corriere.it/editoriali/14_aprile_24/diaspora-destra-f75b104a-cb6a-11e3-b768-8b37958dddda.shtml.
Buona stampa.
Come dicevo, l’editoriale di Galli della Loggia non sarà
parso degno di attenzione né di riflessione autocritica al tizio decrepito,
abituato a dare ascolto solo a chi gli da ragione e lo incensa. Non stupisce,
allora, che abbia accolto con gelo sprezzante la lettera inviata a La Stampa da
colui che, per anni, è stato il suo lacchè prediletto, Sandro Bondi. Dire che,
pur cercando di non andare contropelo, Bondi arriva a conclusioni non troppo diverse da quelle dell’editorialista del Corriere della Sera non mi sembra azzardato. Ecco il
link: http://www.lastampa.it/2014/04/23/cultura/opinioni/editoriali/fi-ha-fallito-sosteniamo-renzi-lKfjfDuU6yxSmrsVb68lyM/pagina.html.
Si tratta di lettera, quindi nessun commento. Anzi, uno ci
sta, non mio, ma di Jena, sempre da La Stampa: http://www.lastampa.it/2014/04/24/cultura/opinioni/jena/comunisti-C701dgN9ppvW150sU9XX7K/pagina.html.
Buona stampa.
Cambiamo argomento, anche se ci spostiamo su una storia che
non offre sollievo dal senso di disgusto prodotto dalle vicende politiche. La
questione del cosiddetto metodo di cura Stamina è una di quelle che dimostra
come, in Italia, il diritto sia diventato un elastico che ognuno tira come e
dove vuole, deformandolo a proprio uso e consumo, così che si lascia il campo
aperto a ciarlatani e profittatori vari. Una situazione tanto più grave quando
è coinvolta la salute. La lettura dell’articolo di Gilberto Corbellini sul Sole
24 Ore di oggi vi dirà molto più di quanto saprei fare io: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-04-25/stamina-quando-e-offesa-dignita-malati--094250.shtml?uuid=AB6Y8dDB.
Buona stampa.
E, prima di qualche buona nota, torniamo all’inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi
di Siena, il che ci darà modo di fare qualche riflessione sull’attualità
dell’istituto senese. I Pubblici Ministeri incaricati dell’indagine scrivono
che il Presidente Mussari e il Direttore Generale Vigni avevano (riprendo i
virgolettati dal Corriere cartaceo) “un
modus operandi autoreferenziale, verticistico e asservito al soddisfacimento di
interessi in generale distonici da quelli dell’ente.” In conseguenza di
questi “interessi e sollecitazioni
esterne, ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”
Mussari e Vigni decisero di comprare Antonveneta, in modo doppiamente sventato:
in primo luogo perché non si accertarono del reale valore di ciò che acquistavano
(rinunciando a guardare bene i conti, ossia a effettuare quella che si chiama due diligence) e, secondo, perché
comunque stavano facendo un passo ben più lungo di quel che consentivano le
fragili gambe di MPS e ne erano consapevoli.
Mussari e Vigni, tra un bel po’ di anni, saranno forse
chiamati a rispondere definitivamente delle loro decisioni e dei loro
comportamenti. Mi chiedo se accadrà altrettanto per coloro che, alla guida
della Fondazione Monte dei Paschi, costituivano lo strumento principale
attraverso il quale la politica, soprattutto locale, esercitava il proprio
potere sulla Banca Monte dei Paschi.
Quello di cui sono certo, invece, è che la politica, sempre attraverso la Fondazione, non ha
affatto rinunciato a esercitare influenza sulla Banca, come hanno dimostrato due
fatti: il rinvio dell’aumento di capitale da dicembre 2013 a maggio 2014 e la
costituzione, per il momento non ancora autorizzata, di un patto di sindacato con
due società finanziarie estere, una brasiliana e una messicana, volto a
mantenere, con il 9% complessivo del capitale, un peso decisivo nella nomina
dei dirigenti di BMPS.
Non mi dilungo, dirò solo che il rinvio dell’aumento di
capitale ha comportato un aggravio di costi per la banca e la necessità di
effettuare un’operazione di maggiore entità (l'aumento sarà di 5 miliardi contro i 3 previsti in dicembre) che, si dice, potrebbe trarre
vantaggio dalle migliorate condizioni generali dell’economia e dalla maggiore
disponibilità degli investitori internazionali verso l’Italia e le sue aziende.
Siamo sicuri che le cose stiano così?
Leggete questo pezzo dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-24/mps-blackrock-scende-32percento-timori-prima-maxi-aumento-063911.shtml?uuid=AB2S3LDB&fromSearch.
Buona stampa.
Chiudiamo con due brani musicali. Il primo, eseguito da The Bill Evans Trio, è Waltz for Debby.
Oggi lo si può definire un classico, ma allora (1961) era espressione di uno
straordinario spirito innovativo.
Ci spostiamo in Brasile e ascoltiamo Você vai ver cantato ed eseguito alla chitarra da Rosa Passos (http://en.wikipedia.org/wiki/Rosa_Passos).
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lunedì 30 dicembre 2013
Quanto dura la verità?
Non imprevedibilmente, anzi era molto prevedibile, la
Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi, ha concesso (richiesto?) un’intervista a Fabrizio Massaro del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/economia/13_dicembre_30/profumo-resti-monte-paschi-noi-andiamo-avanti-tesoro-fondazioni-c0e50816-713f-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Stampa così e così. Massaro non va a scavare dove dovrebbe,
lasciando che sia Mansi a guidare le danze. E la Signora lo fa da esponente
qualificata della classe dirigente italiana, ossia rivelandosi portatrice di
certezze granitiche, poco ferrata in storia (anche recente), pronta alle più
ardite arrampicate pur di far apparire convincente la “realtà” che vuol rifilare
al lettore.
Potrei continuare e dettagliare, ma non vale la pena: c’è
chi spiega come veramente stanno le cose meglio di me e vi rinvierò a lui tra un attimo. Un
paio di considerazioni, infatti, le voglio proprio aggiungere.
Primo: in tutta l’intervista, Antonella Mansi si guarda bene
dal citare gli altri azionisti, i dipendenti e i clienti di Banca Montepaschi,
i quali sono portatori d’interessi e di aspettative (del tutto legittimi) rispetto
alla Banca quanto o più della Fondazione che la Signora presiede.
Secondo: non so dove la Signora Mansi trovi ragioni per la
spavalderia con cui sostiene che, facendo slittare l’aumento di capitale di
cinque o sei mesi, la Fondazione potrà collocare le proprie azioni di Banca
Montepaschi a condizioni migliori, incassando quanto serve per tappare le
falle. Forse anche lei dovrebbe leggere l’articolo, pubblicato sempre sul
Corriere di oggi, di Salvatore Bragantini, il quale la realtà la conosce e la
descrive, non la ricrea a proprio uso e consumo: http://www.corriere.it/opinioni/13_dicembre_30/buon-senso-salvare-banca-reputazione-27052e4c-7135-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Buona stampa.
L’importante, nel nostro paese anche più che altrove, è
apparire, far sentire la propria voce (anche quando si dicono sciocchezze e
senza preoccuparsi del tono impiegato), imporre una propria verità persino per
pochi minuti o per poche ore, pronti a dimenticarsi di averla affermata. E’
grave, ma, almeno in qualche misura, comprensibile, che i politici e le persone
con un ruolo pubblico tendano a comportarsi così. Gravissimo e inaccettabile
che gli organi di stampa si prestino al loro gioco e rinuncino a svelarne le
contraddizioni, consentendo che l’opinione pubblica venga ingannata o, quando
va bene, fuorviata.
Buona notte e buona fortuna.
sabato 16 febbraio 2013
Reggerà la Torre di Pisa?
Impossibile resistere e rinunciare al piacere di cominciare
questo post con il Buongiorno di Gramellini di ieri, dedicato al già Presidente
della Lombardia e, purtroppo, mio omonimo Roberto Formigoni: http://www.lastampa.it/2013/02/15/cultura/opinioni/buongiorno/la-ricetta-formigona-CK9ZMkAasyxYNweLpY4t5J/pagina.html.
Buona stampa. Quanto al già celeste, ora nero come la pece,
vado a proporvi alcune parole di un suo stretto collaboratore, uno dei
fortunati partecipanti alle cene
non pagate (in realtà, qualcuno pagava, ma non certo Formigoni). Non pagate come, secondo quanto emergerebbe dalle indagini, le vacanze e altro…
Torniamo alla citazione di cui dicevo, si tratta di
considerazioni espresse da Mauro “Willy” Villa e riportate nell’articolo di
Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella pubblicato ieri dal Corriere: «Non è
stata una bella situazione in conferenza stampa... Quella di Gesù se la poteva
risparmiare, anche perché sta dando del Giuda a quell'altro (cioè a Pierangelo
Daccò , ndr). Gli dicevano che il presidente della Germania si è dimesso per
molto meno e lui si arrampicava sugli specchi, a un certo punto stava dicendo
di quelle cagate... "Sono limpido come l'acqua di fonte", eehh, non
fare il figo!».
Potete continuare la lettura dell’articolo a questo
indirizzo: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_febbraio_15/formigoni-intercettazioni-carte-2114015182666.shtml.
Buona stampa. Di fronte al comportamento di certe persone io
resto allibito. Mi spiego: ognuno di noi, tendenzialmente, è portato a
giustificare i propri errori e a sminuire le proprie colpe, fa parte della
natura umana. Questa propensione, tuttavia, trova un limite quando la logica e
le circostanze impediscono di dare spiegazioni credibili o di attenuare la
gravità degli atti compiuti. Formigoni, come correttamente osserva il suo
braccio destro (e come, se mi perdonate l’ennesima prova d’immodestia,
osservavo anch’io molti mesi fa), realmente si è arrampicato sugli specchi e ha
cercato di prendere in giro la gente, tra l’altro usando nei confronti della
stampa modi e toni decisamente inadatti non solo all’incarico ricoperto, ma
anche alle sue asserite convinzioni, religiose e non solo. Sappiamo che, dei
reati per i quali la Magistratura lo sta indagando, Formigoni è ancora
innocente e resterà tale sino a un’eventuale condanna definitiva. Su questo non
ci piove. Come non ci piove sul fatto che, se non fosse italiano, ma, per
esempio, tedesco o inglese, Formigoni non potrebbe comunque più aspirare a una
carica pubblica e non si sarebbe mai azzardato a trattare la stampa e la
pubblica opinione come ha fatto. Qui, invece, finiremo per ritrovarcelo in
Parlamento…
Abbiamo già parlato nei giorni scorsi delle vicende di Eni,
Monte Paschi e Finmeccanica. Abbiamo appena accennato all’accelerazione
impressa dalla Procura di Milano alle indagini sulla sanità lombarda. Ieri i
quotidiani ci hanno informato dell’arresto di personaggi più o meno noti
(Angelo Rizzoli, Alessandro Proto e Massimo Cellino) accusati di reati diversi,
ma, a prima vista e semplificando abbastanza, tutti riconducibili alla
disinvoltura nel perseguire la ricchezza facile.
In queste ultime settimane, dunque, si è andato confermando
il radicamento profondo e diffuso del malaffare nella nostra società e si è
andata ulteriormente deteriorando l’immagine del nostro paese all’estero.
Quanti, tra quelli che ci chiedono di affidargli le nostre sorti con il voto,
se ne rendono realmente conto e si preoccupano di elaborare progetti efficaci
per cambiare questo pessimo stato di cose?
Di questo si occupa l’editoriale del Corriere di oggi,
firmato da Antonio Polito: http://www.corriere.it/editoriali/13_febbraio_15/il-marcio-e-il-caos-polito_b8e3a646-7743-11e2-a4c3-479aedd6327d.shtml.
Buona stampa. E un quadro che lascia ben poche speranze. Un
quadro che The Economist conferma con
un’immagine più che eloquente
e un articolo altrettanto chiaro: http://www.economist.com/news/leaders/21571891-europes-most-sluggish-economy-needs-more-mario-montis-reforms-who-can-save-italy.
Buona stampa.
mercoledì 13 febbraio 2013
Antelope Cobbler vi dice qualcosa?
Anche oggi partiamo da un argomento e finiamo chissà dove…
L’avvio lo prendiamo da Finmeccanica. E chiarisco subito che
non sono tanto ingenuo da pensare che si possano vendere certi prodotti senza
pagare tangenti. In qualche modo fa parte del mio DNA, perché mi è capitato di
essere italiano e, quindi, di vivere in un paese che non brilla certo nelle
classifiche internazionali riguardo alla corruzione. O, se vogliamo, brilla in
negativo, se per voi, come per me, la corruzione non è esattamente un fatto
positivo.
Questo per dire che sono sufficientemente realista da
comprendere come, in molti casi, per portare a casa commesse che garantiscono
posti di lavoro italiani, sia necessario ricorrere all’oliatore.
Le mie perplessità, di fronte a questa vicenda, riguardano in primo luogo il comportamento dello Stato nelle sue diverse entità interessate. Come
spiegano i tanti commenti apparsi sulla stampa. Ne scelgo tre, molto diversi
tra loro, ma ne potete trovare altri: cominciamo con Guido Gentili dal Sole 24
Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-13/ritardi-politica-081323.shtml?uuid=Ab5jJvTH),
per passare a Daniele Manca sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_13/il-tempo-perso-su-finemccanica_afdfc1a6-75a4-11e2-a850-942bec559402.shtml)
e, infine, a Nicola Porro su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/interni/e-se-aziende-inquisite-avessero-ragione-885368.html).
Buona stampa. Non nella stessa misura, ma mi piacciono tutti
e tre. Siamo di fronte a questioni d’importanza che non esito a definire vitale
e ogni riflessione, anche se in qualche modo influenzata da una visione di
parte, aiuta a mettere a fuoco dettagli rilevanti.
Anche se per ragioni e in modi assai diversi, tre delle principali
aziende di questo paese sono diventate oggetto d’indagini anche aggressive da
parte della Magistratura. Per chi si fosse distratto, parliamo di Eni, Banca
Monte Paschi e, appunto, Finmeccanica. Il tempo e i vari gradi di giudizio
chiariranno, si spera, queste vicende. E chiariranno anche, si spera sempre, quella dell’Ilva di
Taranto. Il punto è che, e qui Porro ha ragione, in Italia esiste un
pregiudizio nei confronti dell’attività d’impresa. Un pregiudizio che
compromette la possibilità del nostro paese di confrontarsi con la concorrenza
internazionale, fattasi ovviamente più difficile per effetto della
globalizzazione. Qui si ferma la mia condivisione delle idee di Porro, nel
senso che vedo il pregiudizio, ma non vorrei che, giustificato da questo, se ne
affermasse un altro, ossia quello che ogni agire sia legittimato solo perché
porta fatturato alle nostre aziende.
Si tratta di una questione complessa, sulla quale ho molti
dubbi e quasi nessuna certezza. Quel che mi pare certo è che il quadro emerso
dalle indagini su Banca Monte Paschi e su Finmeccanica induca a temere
l’esistenza di una vasta schiera di dirigenti i quali traggono profitto dalle
zone d’ombra createsi nella gestione delle aziende stesse. Per Finmeccanica
potete leggere il pezzo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere (http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_13/dalla-lega-alla-magistratura-la-ragnatela-del-presidente_68aedc90-75a4-11e2-a850-942bec559402.shtml)
e quello di Guido Ruotolo su La Stampa (http://www.lastampa.it/2013/02/13/economia/quelle-tangenti-erano-una-prassi-abituale-5WWn8NFTtxpSFuB1i7O4hN/pagina.html).
Buona stampa. Per quel che riguarda Monte Paschi, fate una
ricerca da soli sulla “Banda del 5%”.
Per farla breve: se il mercato globale, soprattutto in certi
settori, impone determinate “regole”, dobbiamo accettarle, per quanto
sgradevoli. Quello che non possiamo accettare è che il terreno fangoso non sia
accuratamente recintato e che esistano aree limacciose nelle quali s’immergono
opportunisti di vario genere.
Aggiungo, e qui ho gioco facile, che la politica, come
sottolinea Gentili, dovrebbe starsene ben lontana dalle vicende delle aziende
pubbliche e non solo, però mi pongo e vi pongo qualche domanda (pur tenendo conto che, comunque, come dimostrano le vicende di Eads, la società che controlla Airbus, la politica in certi casi il naso ce lo mette anche altrove). E’ tollerabile
il quadro d’interferenza politica che emerge nella scelta dei massimi dirigenti
di società come Finmeccanica e Monte Paschi? Siamo sicuri che i manager di
aziende così importanti debbano dedicare tanto tempo ai loro rapporti con i
politici, probabilmente trascurando i loro compiti? E’ giusto che il Presidente
di Confindustria, proprietaria del Sole 24 Ore, abbia con Orsi una
conversazione come quella riportata dalla Sarzanini?
Come sempre, io le risposte me le sono già date, adesso
tocca a voi.
Una ciliegina sulla torta. Come potrei trascurare le nuove accuse a Roberto Formigoni per le vicende della sanità in Lombardia?
Aspettiamo la Corte di Cassazione per i giudizi di colpevolezza, ma non
priviamoci del piacere di sorridere (sempre a denti stretti) per le
argomentazioni dell’ormai del tutto nero ex Presidente lombardo: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_febbraio_12/formigoni-maugeri-inchiesta-lombardia-2113968136196.shtml.
Cronaca. Nessun giudizio, ma un commento: la smisurata considerazione di sé mi sembra spingere Formigoni a vieppiù ridicole
arrampicate sugli specchi.
Se poi, prima di arrivare in fondo, avete voglia di andare a
leggere come ha affrontato la questione della corruzione internazionale un
paese come gli Stati Uniti, un buon link è questo:
http://en.wikipedia.org/wiki/Foreign_Corrupt_Practices_Act
(FCPA). Tra l’altro, come ricorderanno i meno giovani tra noi quattro, la normativa
americana nacque in seguito a una vicenda che ha avuto importanti conseguenze anche
nella storia italiana. Vendere oggetti volanti è sempre stato complicato…
Ammettiamolo pure: il FCPA assomiglia abbastanza a una foglia di fico, però loro ce
l’hanno e un po’ di ordine lo ha portato.
Chiudiamo con il commento di Gramellini all’ultima, men che squallida,
recita del tizio decrepito: http://www.lastampa.it/2013/02/13/cultura/opinioni/buongiorno/innocente-siparietto-Jsp7FoPqZq81X5dUNLcX9O/pagina.html.
Buona stampa.
Buona notte. E buona fortuna.
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martedì 29 gennaio 2013
Come muovono le mani loro...
La pentola di Siena sembra contenere ingredienti persino
peggiori di quelli che avevo immaginato. Ho scritto parecchi mesi orsono che
l’acquisizione di Antonveneta fu un errore e che la dirigenza della Banca Monte
dei Paschi era stata messa su un altare dal Presidente del Banco di Santander,
eternamente grato per quanto guadagnato dall’operazione; tuttavia, se
sostenessi di aver solo sospettato comportamenti come quelli che descrivono le
cronache dei quotidiani italiani, mentirei.
Leggiamo qualcosa. Faccio una selezione radicale, per una
visione dettagliata dovrete fare da soli. Cominciamo dal Sole 24 Ore e, in
particolare, da un’intervista ad Andrea Morante, già dirigente della banca
d’affari Credit Suisse Firts Boston, che si è occupato a suo tempo della quotazione
in borsa di MPS: (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-29/storia-occasioni-mancate-064642.shtml?uuid=Ab7sN7OH&fromSearch).
Buona stampa. Con alcune interessanti notazioni sul ruolo
della politica. Guarda caso, si parla di Gallipoli… E già, proprio lo
Stalinuccio di Gallipoli è stato così tranchant
nel negare relazioni spurie tra il Pd e la banca senese. Chiacchiere,
ovviamente: ridicole e patetiche, però sicuramente pronunciate con la consueta spocchiosa
sicurezza e accompagnate da uno dei consueti movimenti delle mani con cui
D’Alema allontana da sé gli argomenti che lui giudica privi d’importanza, gesti
che, a volte, più ancora delle parole e del tono, ne rivelano la smisurata
arroganza.
Per capire quanto la politica sia tutt’altro che estranea
alla gestione delle banche, in particolare di quelle nel cui capitale hanno
peso le Fondazioni bancarie, vi suggerisco, invece, questa piccola indagine
effettuata dal sito LaVoce.info: http://www.lavoce.info/i-politici-ai-vertici-delle-fondazioni-bancarie/.
Buona stampa. Che ci dice quanto sarà difficile estirpare
questa mala pianta. E ciò è tanto più vero se si ricorda il potere che,
anche attraverso la Cassa Depositi e Prestiti (di cui controllano il 30%),
esercitano in tanti settori essenziali dell’economia italiana (elettricità,
telecomunicazioni, gas, ecc. ecc.).
Non sarà facile perché proprio la trasversalità e
l’intensità dei legami con la politica fanno delle Fondazioni una delle lobby più potenti del paese. Quanto sia influente
questa lobby, lo potreste chiedere al
bleso della Valtellina, che ai tempi del 2° Governo Berlusconi tentò
inutilmente di ridurre il campo di azione delle medesime Fondazioni, le quali (a
pensar male, si sa...) non sono state probabilmente estranee alla temporanea
defenestrazione di Tremonti, sostituito al Ministero dell’Economia da
Siniscalco.
Storia vecchia, ma da non dimenticare, come dimostra l'estrema
prudenza con cui il bleso ha trattato la questione una volta tornato in sella.
Già che parliamo di Tremonti e di gente che usa molto le mani nel parlare, mi viene da pensare a Brunetta, che con le sue manine costruisce architetture d'aria degne compagne di quelle, spesso anche meno solide, che costruisce con le parole.
Per non restare troppo lontano dalle pagine dei giornali, Brunetta ha deciso di difendere a spada tratta le frasi pronunciate domenica dal tizio decrepito.
Renato Brunetta è sempre quello che sostiene di aver
rinunciato al Nobel per l’economia avendo preferito occuparsi di politica.
Dubito che la maggioranza degli italiani lo consideri un gesto di altruismo e
gli porti gratitudine, ma ammetto di poter sbagliare, anche se non lo credo
affatto.
Su questo punto, però, tornerò più avanti. Veniamo, per ora, alla sua difesa del
tizio decrepito, che prendiamo da un pezzo pubblicato ieri da Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2013/01/28/news/monti_berlusconi-51434728/?ref=search.
Buona stampa. Anche perché ci trovate altre chiacchiere in libertà
di altri politici di varia appartenenza, chiacchiere nella maggior parte dei
casi intrise del medesimo opportunismo di quelle del tizio decrepito. Tornando
a quelle di Brunetta, bisogna dargli atto di superare quasi tutti gli altri
lacchè nel tentativo di emergere nella difesa dell’indifendibile. Come perdere
una simile occasione per guadagnare punti in classifica e sperare, in caso di vittoria del Pdl, di poter finalmente andare a
sedere sulla poltrona occupata tanto a lungo dal suo acerrimo rivale 3Mounts.
In fondo non ha mica torto, è pur sempre un mancato Nobel per l’economia. Sedicente mancato. Pover’uomo, a questo punto non lo potrà mai più ottenere. In Europa non sono così disposti a scherzare sulle dittature del secolo scorso, ma, se anche fossero disposti a perdonare le parole in difesa del tizio decrepito, in realtà a tenere Brunetta lontano dallo Sveriges Riksbanks pris i ekonomisk vetenskap till Alfred Nobels Minne sarà Brunetta stesso.
Come
potrebbero mai, gli incaricati dall'Accademia Reale Svedese delle Scienze, conferirlo a uno che non sembrerebbe neppure in grado di far
quadrare i propri conti personali? Leggete questa intervista che risale ai giorni in cui Brunetta aveva pensato bene di lamentarsi perché aveva problemi a
pagare la rata finale dell’IMU (ammetto di averla serbata con tenerezza per un'occasione come questa): http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2012/11-dicembre-2012/brunetta-imu-non-ho-soldi-pagare-seconda-rata-2113116174601.shtml.
Giusto per capirci, un signore che ha un reddito di quasi 280.000,00 euro
l’anno si trova in difficoltà a pagare il saldo IMU di 7.000,00 euro (quando ci
fu da pagare l’acconto Brunetta non si lamentò, quindi è presumibile che non
abbia avuto problemi), un importo solo parzialmente imprevisto, giacché l’IMU è
sì più onerosa e colpisce anche la prima casa, ma l’ICI non era poi così
leggera… Il suo budget non regge a una spesa imprevista di circa l'1% del suo reddito? Credo ci sia di meglio per il Ministero dell’Economia. E il Nobel, per
favore, lasciamolo a chi se lo merita e, soprattutto, a chi, se aspira a ottenerlo, lascia ad altri stabilire se sia degno
di ottenerlo.
giovedì 24 gennaio 2013
Meglio tardi che mai?
Non posso, anche se forse lo vorrei, evitare di parlare
della vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Troverete da soli innumerevoli
articoli che illustrano come la banca senese, durante la gestione di Mussari e
Vigni, avrebbe posto in essere ripetute operazioni finanziarie altamente
rischiose, la cui esistenza si sarebbe cercato di tenere nascosta sia agli
organi sociali sia alle autorità di vigilanza e i cui effetti negativi si
sarebbe tentato di occultare con altri investimenti ad alto rischio, anch’essi apparentemente
non resi noti.
Quanto siano costati a Banca MPS questi investimenti non è ancora
del tutto certo; si sa, invece, che per fa fronte alle proprie esigenze
patrimoniali, l’istituto ha richiesto 3,9 miliardi di finanziamento allo Stato
attraverso emissione di cosiddetti “Monti bonds”,
strumenti assai costosi, versione riveduta di quelli inventati dal bleso della
Valtellina, Tremonti. Senza questo sostegno statale, la sopravvivenza della più
antica banca del mondo sarebbe a rischio.
Fine sulla questione tecnica, per approfondire la quale,
come ho detto, potete trovare decine e decine di articoli sulla stampa non solo
italiana.
Parliamo di aspetti che definirei collaterali, i quali però,
francamente, a me sembrano persino più intriganti. E qui vi segnalo un articolo
di oggi, tratto dalla costola toscana del Corriere della Sera:
Buona stampa. Anche perché mi piace l’ironia che percorre
tutto il pezzo di David Allegranti. Non che sia difficile fare dell’ironia su
questa vicenda, ma lui mi sembra farla bene.
Partiamo da Bersani. Mi vien da dire che la realtà supera la
fantasia. Nemmeno agli autori di Crozza sarebbe venuta in mente una battuta
come: “Il Pd fa il Pd, e le banche fanno le banche.” Una battuta che s’inserisce meritatamente nella scia delle
affermazioni sulle parentele di Ruby, per via della credibilità, e su quella
delle domande del tipo “E allora siamo padroni di una banca?”, per quel che
riguarda l’estraneità della politica alla gestione delle banche e in particolare di quelle maggiori (e sono
quasi tutte) che, di fatto, sono in parte pubbliche poiché le Fondazioni ne possiedono quote molto importanti.
Mi sa che Bersani, informato che Prodi è stato il miglior
leader del centrosinistra, sta cercando di imitarlo e di arrivare al 26 di
Febbraio con la stessa solida maggioranza con cui il suo Maestro è arrivato
alla guida del Governo nel 2006. Non credo che il tizio decrepito ringrazierà.
Si fregherà le mani, questo è certo, ma non ringrazierà. Anche perché, se ho
sentito bene una notizia data dal GR3 delle 13:45 di oggi, il tizio decrepito
non intenderebbe dir nulla sulla vicenda del Monte Paschi perché nutrirebbe un
particolare affetto per la banca senese. Immagino che, se vera la notizia e se
la ricordo bene, si tratterebbe di un sentimento condiviso dalle ospiti delle
cene eleganti, le quali sembra venissero pagate con i fondi personali del tizio
decrepito presso una filiale dell’area milanese di MPS, gestiti dal suo uomo di
fiducia (http://www.corriere.it/politica/11_marzo_19/altri-bonifici-auto-regalo-dal-premier-15-guastella-ferrarella_19d92d7c-51fd-11e0-a034-1db210fa1eaf.shtml).
In realtà lascia parlare i suoi lacchè e Bersani, tranquillo perché lavorano per lo stesso risultato.
Lasciamo perdere e parliamo di Mussari e del sistema
bancario.
Avvocato di nemmeno quarant’anni (se ricordo bene era il
2001), pur non avendo particolare esperienza di banche e di finanza, fu
insediato alla guida della Fondazione Monte dei Paschi, che controllava oltre
il 50% della banca. Successivamente, forse perché insoddisfatto del modesto
raggio d’azione consentitogli da quel ruolo, trovò modo di arrivare alla
presidenza della banca, che già aveva nel proprio carniere catture sanguinarie
(per il cacciatore, non per la preda) come la Banca del Salento (1999, prima dell'arrivo di Mussari), e dopo aver
atteso il momento ideale, decise l’acquisto di Antonveneta dal Santander del
quale vi ho già parlato e del quale trovate comunque molti resoconti nei
quotidiani di questi giorni.
Sembra abbastanza evidente che Mussari non sarebbe stato
all’altezza del compito, ma di questo si occuperanno la Magistratura e la storia, anzi la Storia.
Io, però, qualcosa mi sento già di dire.
Il Mussari che si è dimesso due giorni fa dalla presidenza
dell’Associazione Bancaria Italiana è esattamente lo stesso che aveva assunto
l’incarico nel 2010 e che era stato confermato nel giugno dello scorso anno.
Non sembrerebbe aver fatto gran che di nocivo tra il 2010 e l’altro ieri. Le
sue presunte colpe (i comportamenti per i quali sarebbe oggetto di indagine e
che lo avrebbero spinto alle dimissioni per evitare di danneggiare le
istituzioni che rappresentava) risalirebbero in gran parte ad anni precedenti. Questo per
pormi e porvi alcune domande. Mussari è diventato inadeguato a presiedere l’ABI
il 22 Gennaio 2013 o lo era già nel 2010 e nel 2012? I suoi scrupoli morali, a
quanto pare emersi improvvisamente due giorni fa, erano in vacanza nel 2010 e
nel 2012? Ultima, e secondo me assai più grave, visto che mi sono già dato
risposta alle due precedenti: è venuto a mancare qualche cosa in questo paese
se una persona, che sembrerebbe avere sulla coscienza qualche bel macigno, ha
ritenuto di continuare imperterrito la sua scalata al potere?
Anche a questa domanda io mi sono già dato una risposta. Voi
trovate la vostra.
martedì 5 giugno 2012
La strada per Siena non è così breve
Cominciamo con un intervento di Helmut Schmidt, a lungo
Cancelliere tedesco prima della riunificazione, sul Sole 24 Ore di oggi (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-04/basta-tatticismi-partito-berlino-224534.shtml?uuid=Ab9GoRnF).
Buona stampa. Nel senso che il 24 Ore ha fatto bene a
pubblicarlo, ma non si tratta, in realtà, di un articolo di giornale, quanto piuttosto
di una lezione di saggezza, di lungimiranza, di intelligenza politica e anche
di un prezioso sunto di alcuni passaggi cruciali della storia europea
successiva alla Seconda guerra mondiale. Sfortunatamente, nella posizione
occupata nel dopoguerra da personaggi come Adenauer, Brandt, Schmidt, Kohl,
oggi ci ritroviamo Angela Merkel. E non aggiungo altro.
Come secondo argomento affrontiamo un tema anticipato nelle
scorse settimane.
Avevo, infatti, detto che, presto o tardi, avrei imboccato
la strada per Siena. Il percorso, però, non sarà né breve né semplice, sarà, anzi, piuttosto tortuoso, me ne scuso fin da ora.
Facciamo un salto indietro partendo da un fatto recente,
ovvero dalla sentenza di appello sul tentativo di scalata a BNL da parte di
Unipol, dalla quale sono risultate ridimensionate le responsabilità di Antonio
Fazio, allora Governatore della Banca d’Italia, che in secondo grado è stato assolto,
mentre era stato condannato in primo grado.
Massimo Mucchetti, il quale queste cose le mastica
benissimo, ha scritto un commento che condivido in larga parte, ma non
completamente (http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/03/Scalata_alla_Bnl_Una_storia_co_9_120603054.shtml).
Buona stampa. Ma c’è un ma. Anche Massimo Mucchetti, nella
sua rapida rivisitazione dei fatti, trascura un dettaglio che, a mio parere,
andrebbe invece attentamente considerato.
E’ vero che il tentativo di scalata da parte di Unipol arrivò
dopo quello fallito di BBVA, la seconda maggiore banca spagnola. E sono giuste le
valutazioni riguardo alla debolezza sia di BBVA che di ABNAmro, però queste sono
valutazioni corrette con il senno di poi, ossia nel 2012, mentre stiamo
parlando di fatti che risalgono a due anni prima dell’inizio della crisi
finanziaria causata dai mutui subprime
americani. Allora sia la banca spagnola che quella olandese godevano di buona
salute e nessuno metteva in dubbio la qualità dei loro attivi, nei quali,
effettivamente, avevano spazio i cosiddetti titoli spazzatura che, però, nel
2005 nessuno considerava ancora tali (e che, purtroppo, continuano a pesare anche
oggi nei bilanci bancari). Quindi Mucchetti ha gioco facile a sostenere adesso
che ABNAmro e BBVA non erano il paradigma della solidità bancaria, ma, per
l’appunto, lo dice oggi, nel 2005 non ne parlava neppure lui.
Non è, tuttavia, questo il punto su cui voglio concentrare
la mia e, se possibile, anche la vostra attenzione. Mucchetti, ma anche i
pubblici ministeri e i giudici, trascurano un evento che, se considerato, forse
indurrebbe a cogliere come Antonio Fazio, in realtà, già da molto tempo avesse
un piano ben preciso.
Tutti, infatti, sembrano scordarsi che alcune settimane
prima del lancio dell’OPS da parte di BBVA, il Banco Popolare di VR e NO aveva
manifestato il proprio interesse ad acquisire BNL e aveva formulato un’offerta
agli azionisti del cosiddetto “contropatto”, ossia Caltagirone, Statuto,
Coppola, Ricucci e altri, che si contrapponevano al “patto” che controllava
BNL, formato da BBVA, Generali e Della Valle.
L’offerta di Popolare VR e NO era stata considerata
inadeguata, ma io sono convinto che la risposta negativa sia stata determinata
non già dal valore dell’offerta, quanto piuttosto dalla necessità che BNL non
entrasse a far parte della galassia delle banche popolari, perché questo, in
previsione del passaggio di Antonveneta alla Popolare di Lodi, comportava
un’alterazione troppo forte degli equilibri del sistema sotto il profilo della
natura proprietaria.
In altre parole, si sarebbe avuta una crescita eccessiva del
ruolo delle banche popolari, a scapito di quelle cosiddette ordinarie, un
evento che contrastava con il principio, allora difeso ancora da Banca
d’Italia, di conservare, per quanto possibile, la suddivisione del mercato per
tipologie di aziende di credito.
La mia natura sospettosa, quindi, mi spinge a ipotizzare che,
avendo Fazio già deciso che Antonveneta fosse acquisita dalla Popolare di Lodi,
e quindi tornasse nell’ambito delle popolari da cui era uscita con la
quotazione in borsa, avesse deciso di impedire che BNL finisse al Banco
Popolare.
Il disegno di Fazio, come sappiamo, non è andato a buon
fine. BNL non è finita né nelle mani di Banco Popolare, né in quelle di BBVA,
né in quelle di Unipol, ma è stata acquistata da BNP Paribas e fa tuttora parte
del gruppo francese. Antonveneta fu acquistata da ABNAmro che poi, a sua volta,
fu acquisita, con un’operazione piuttosto complessa, da Royal Bank of Scotland,
Fortis e Santander, che si divisero la banca olandese in funzione dei loro
specifici interessi.
La scalata ad ABNAmro nasceva sotto il cielo di Scozia, non
sotto quello di Madrid (Santander) né sotto quello del Benelux (Fortis). L’idea
era di Royal Bank of Scotland, ansiosa di mettere i bastoni fra le ruote di
Barclays, sua importante concorrente non solo nel Regno Unito, ma un po’ in
tutto il mondo, che stava procedendo a una fusione consensuale con ABNAmro.
Mettendosi di traverso, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander hanno fatto
fallire questo progetto di fusione e si sono spartite le spoglie di ABNAmro. E
le prime due hanno anche iniziato a scavarsi la fossa.
Questo accadeva nell’ottobre del 2007, quando già si
coglievano i primi segnali della crisi finanziaria innescatasi negli Stati
Uniti. Crisi che fece emergere i gravi problemi di solidità di Royal Bank of
Scotland e Fortis. Mentre Santander non arrivò al punto di entrare in
sofferenza perché… perché aveva un santo in paradiso. O meglio, aveva un
Mussari alla presidenza di Monte dei Paschi.
E questo è il nostro primo passo sulla strada per Siena. In
realtà, di strada verso la sede del Monte Paschi, per ora, non ne abbiamo fatta
molta, ma ci arriveremo. Con calma e in maniera non lineare.
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lunedì 20 febbraio 2012
Questo è il giornalismo che mi piace
Mi pare di aver già rivelato quanto mi piaccia il modo di
scrivere dei giornalisti anglosassoni. Sul Financial Times ho scovato un
magnifico articolo che ricostruisce la vicenda recente del Monte dei Paschi di
Siena e il rapporto tra la banca, la fondazione e la città. Per chi, come me, coltiva
un certo interesse per questi temi, non ci sono novità, ma si tratta di una
sintesi preziosa, un utile ripasso che si legge con straordinario piacere.
Brava Rachel Sanderson!
Buona stampa.
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