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martedì 29 marzo 2016

Arrendevoli e ondivaghi

Domenica a Lahore un attentatore suicida ha provocato una strage di cristiani, molti dei quali bambini. La posizione, le dimensioni, il possesso di armi atomiche e altro ancora rendono il Pakistan un paese cruciale. 

domenica 13 marzo 2016

La premiata ditta "Sconfitte & Affini"

Il rapporto con la tecnologia non è facile, non tutti i nostri politici hanno la disinvoltura e la dimestichezza con Twitter o Facebook di Matteo Renzi o di Matteo Salvini (o, più probabilmente dei loro assistenti, da noi generosamente remunerati). 

giovedì 10 marzo 2016

Democrazia posticcia

Oggi ho scelto di iniziare con il ritratto di un personaggio del quale, forse, solo uno di voi tre ha già sentito parlare. Si chiamava John Gutfreund ed è morto a 86 anni.


giovedì 17 dicembre 2015

You can fool all the people...

Il tema del giorno, se volessi essere scontato, sarebbe l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve Bank. Un evento che, ripeto, considero scontato, poiché non sarebbe stato possibile per Mrs. Yellen e gli altri membri del Federal Open Market Committee (http://www.federalreserve.gov/monetarypolicy/fomc.htm) rinviare ancora una volta una manovra indispensabile più per riaffermare il proprio ruolo e la propria autonomia decisionale che per modificare realmente la politica monetaria corrente degli USA. 

domenica 19 luglio 2015

Repetita iuvant?


Da alcuni giorni la stampa offre ampio spazio alle contestazioni che, in varie parti d’Italia, accompagnano il trasferimento di parte dei migranti giunti sulle nostre coste nelle ultime settimane.
E’ un tema che ho già affrontato più volte e, infatti, rimanderò ad alcuni articoli già citati, nella speranza di indurre alla lettura quello di voi tre che sembra non aver accettato i miei precedenti consigli e che, come molti, pensa di poter affrontare la questione attribuendo qualifiche un po’ grevi (magari anche non interamente infondate, però comunque fuori luogo) ai rappresentanti del governo centrale. Atteggiamento che, ovviamente, potrà procurare un temporaneo sollievo, ma certo non risolve la questione.

sabato 20 giugno 2015

Servono soluzioni, non muri


Due giorni fa è stato pubblicato il Rapporto Global Trends 2014 dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati, in cui vengono presentati i dati relativi al fenomeno della migrazione. Io non ho ancora visto la documentazione, ma, per avere un’idea delle dimensioni del problema, è sufficiente la nota introduttiva in italiano che trovate qui: https://www.unhcr.it/news/rapporto-global-trends-2014-dellunhcr-quasi-60-milioni-le-persone-costrette-a-fuggire-dalle-loro-case-in-tutto-il-mondo.

sabato 13 giugno 2015

Occorre sapere quanto sia difficile, per tutti, essere stranieri


Oggi, calda giornata di tarda primavera, penso abbiate tempo per una lettura più lunga del solito, così vi propongo, per vostra comodità, un intero articolo (alla fine vi darò il link) di cui vi anticipo soltanto l’autore: Claudio Magris, sicuramente una delle menti migliori del nostro Paese, uomo di straordinaria cultura e di raro equilibrio. Leggetelo, ne vale la pena. Una precisazione: le parole del titolo sono tratte dal pezzo che segue.

giovedì 11 giugno 2015

Un po' di consenso, costi quel che costi


Ieri sera sul tardi ho letto questo articolo di Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-06-10/il-debutto-populismo-072524.shtml?uuid=AB9e9nvD&fromSearch.
Buona stampa. E’ sconcertante vedere come si accresca giorno dopo giorno il livello d’indecenza cui i politici italiani sono disposti ad arrivare pur di ottenere facile consenso tra i propri potenziali elettori.

mercoledì 15 aprile 2015

La penisola del tesoretto


Lo scadimento della vita pubblica italiana non sembra aver mai fine. Le inchieste che coinvolgono politici nazionali e locali, burocrati e imprenditori si moltiplicano, a riprova di come, checché se ne dica, non vi sia nessun segno di miglioramento per quel che riguarda la corruzione. E poco importa se adesso si chiama: “indebita induzione a dare o promettere utilità”. Possono cambiarle il nome mille volte, sempre quello resta e, purtroppo, l’Italia figurerà sempre nelle posizioni peggiori delle classifiche internazionali, insieme a nazioni assai lontane da quelle cui, a mio modesto parere, dovremmo somigliare. In realtà, l’aver cambiato il nome al reato è l’ennesima dimostrazione di quanto poco si voglia incidere sulla realtà del fenomeno, dando spazio a una definizione che appare un vero monumento al ridicolo, la riprova che la preoccupazione principale dei nostri legislatori è complicare le cose, spargere fumo, alimentare l’incertezza e l'arbitrarietà.

domenica 14 dicembre 2014

Ottusità devastante


Il 31 dicembre del 2013 un barile di petrolio WTI (West Texas Intermediate, con il Brent del Mare del Nord riferimento sui mercati internazionali) costava 98,42 dollari. Venerdì 12 dicembre di quest’anno, l’altro ieri, la quotazione è stata di 57,81 dollari. In percentuale, il prezzo di questa qualità di petrolio in circa dodici mesi è calato del 41,26%.
Temo che ben pochi italiani se ne siano accorti direttamente acquistando derivati del petrolio o prodotti il cui prezzo è legato a quello del petrolio (come il gas per uso domestico e l’elettricità). I prezzi alla pompa del gasolio e della benzina, infatti, mostrano la consueta vischiosità e, mentre salgono immediatamente quando il barile diventa anche leggermente più costoso, sembrano non riuscire mai ad adeguarsi rapidamente quando avviene il contrario.
In parte tale vischiosità è conseguenza della quantità e delle modalità di calcolo dei prelievi di natura fiscale che lo Stato ha accumulato nel tempo. Non so quanti di voi tre lo ricordino, ma ancora oggi, quando facciamo il pieno alle nostre auto, contribuiamo con qualche centesimo di euro alla ricostruzione della zona del Belice terremotata nel 1968 (sic).
Pesa, altresì, nel mancato rapido aggiornamento dei prezzi anche il comportamento delle aziende petrolifere, le quali traggono beneficio dalla condizione di oligopolio in cui operano, sfruttando, soprattutto nei periodi in cui i consumi s’impennano (ad esempio in corrispondenza di vacanze e di festività), una legislazione che consente loro di muoversi con tutta calma nell’adeguare i prezzi alle medie europee.
E questo la dice lunga a proposito delle liberalizzazioni e dello stimolo alla concorrenza che avrebbero posto in essere in governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni… Lasciamo stare. Sul tema c’è da farsi venire il mal di fegato.
Passiamo, invece, a valutare il contributo che il calo del prezzo del petrolio potrebbe dare alla ripresa della nostra economia gravemente sofferente.
Lo facciamo grazie a un articolo di Guido Tabellini apparso ieri su Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-13/le-due-facce-crollo-greggio-110816.shtml?uuid=ABarDKQC&fromSearch.
Buona stampa. Alcune considerazioni meritano di essere riprese per sottolinearle. In particolare copio e incollo un passaggio importante: Il calo di 50 dollari, rispetto ai 110 dollari su cui si era stabilizzato negli ultimi anni, rappresenta un risparmio, sui 4,2 miliardi di tonnellate di petrolio consumati all’anno, di 1700 miliardi di dollari, circa l’1,5% del Pil mondiale. Soldi questi che finiranno soprattutto nelle tasche degli automobilisti, nel mondo quasi un miliardo, e che saranno più bravi nel spenderli, per attivare l’economia globale, rispetto ai gestori dei ricchi fondi sovrani dei Paesi produttori.
Non c’è dubbio che, per consumatori provati dalla lunga crisi, ritrovarsi qualche soldo in tasca grazie al minor prezzo dei carburanti dovrebbe costituire uno stimolo all’acquisto di altri beni e, quindi, favorire una generale ripresa della domanda nel proprio Paese. Questo è tanto più vero quanto più il prezzo dei carburanti si adegua rapidamente e proporzionalmente alla diminuzione di quello del petrolio. Come ho osservato sopra, non è il caso dell’Italia. Quindi non potremo contare su questo stimolo nella stessa misura degli altri paesi.
Lo stesso ragionamento vale per i prezzi di quei beni e servizi che sono più o meno direttamente correlati con quello del petrolio, in particolare gas ed elettricità. Tabellini spiega che anche in questo caso, soprattutto per quel che riguarda l’elettricità, non potremo contare sui vantaggi che avranno altrove i consumatori perché la bolletta è da noi caricata di oneri impropri di varia natura.
Tutto questo per dire che abbiamo di fronte a noi un’opportunità che non dovremmo sprecare. Il prezzo del petrolio non resterà così basso in eterno. Io non sono certamente in grado di prevedere quanto durerà questo andamento (magari lo fossi, potrei farmi pagare un po’ la mia scienza). Immagino, tuttavia, che trattandosi di una situazione creatasi soprattutto per precisi intenti politici da parte di Arabia Saudita e USA, durerà ancora il tempo necessario per causare le conseguenze volute su Iran e Russia, principali obiettivi di questa manovra sul prezzo del greggio.
Dunque c’è una finestra abbastanza ampia a nostra disposizione per amplificare gli effetti dello stimolo all’economia che viene da questa condizione di vantaggio. Abbiamo la possibilità di recuperare somme significative in grado di favorire la ripresa della nostra economia fiaccata da troppi mesi di recessione. Servono misure incisive, azioni volte a far sì che i risparmi sul fronte della “bolletta energetica” fungano realmente da stimolo all’inversione di tendenza, attraverso la ripresa della domanda da parte delle famiglie e delle imprese, soprattutto quelle agricole e industriali. Incluse azioni volte a ridurre il prelievo fiscale sui derivati del petrolio e a premere sulle compagnie petrolifere affinché abbassino i prezzi quanto devono.
Come sarebbe consolante vedere che i politici italiani ne sono consapevoli e che stanno mettendo a punto gli interventi necessari per dar modo al Paese di trarre tutti i benefici possibili dall’andamento dei mercati petroliferi e di quelli che ne imitano le dinamiche.
Vi sembra che i politici siano impegnati in questo o che si dedichino ad altro?
Cronaca.
E lascio la risposta anche all’editoriale di oggi del direttore de La Stampa, Mario Calabresi: http://www.lastampa.it/2014/12/14/cultura/opinioni/editoriali/se-il-paese-non-si-libera-del-passato-5XPx0aIgjqpvNKeIjRZX2M/pagina.html.
Buona stampa. Calabresi dice tutto quel che andava detto e che va ripetuto finché, speriamo, verrà compreso.
E a Pippo Civati, uno di quelli che non sanno perdere e che pretendono di imporre la propria opinione alla maggioranza del partito (democraticamente eletta), suggerirei la lettura del pezzo di Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore di ieri: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-13/le-risposte-che-mancano-sinistra-110313.shtml?uuid=ABpr1JQC&fromSearch.
Buona stampa. Lina Palmerini contribuisce molto validamente alla rubrica Politica 2.0, che ha sostituito quella di Stefano Folli, passato a La Repubblica.
Che poi Civati e soci, anche leggendo quell’articolo, capiscano, beh… mi permetto di dubitare. Se non l’hanno fatto finora, evidentemente, non lo faranno mai. Loro hanno in mente altro. Se poi questo “altro” non ha nulla a che fare con il futuro degli italiani, poco importa. Loro si preoccupano soltanto del proprio futuro. Ebbene, a me del futuro di Civati non importa nulla, anzi no, m’importa che sparisca dalla vita politica italiana in compagnia dei tanti come lui. Gente che pretende di imporre la sua visione anche se è condivisa da meno dello 0,0… % della popolazione. Gente che continua a guardare la realtà con gli occhiali che andavano bene, forse, trent’anni fa. Gente che, se mai si sognasse di sporcarsi le mani, cercherebbe di aprire un pc portatile con la chiave del 26.
Sì, il destino politico di Civati m’interessa davvero: voglio che la sua carriera politica finisca. Finisca il più rapidamente possibile. E, con la sua, quella di D’Alema, Bersani, Camusso, Landini e via dicendo. Questi, se mai andassero al governo, affonderebbero l’Italia nel volgere di poche settimane. Non credo, però, che andranno mai al governo perché ben pochi condividono le loro idee e i loro progetti e loro non hanno ancora capito che per vincere bisogna convincere e non pontificare con la puzza sotto al naso, con la presunzione di essere i soli onesti e intelligenti.
Di solito, la Ditta e i suoi soci riescono bene a perdere o a far vincere l’avversario. Come giustamente osserva Palmerini.
Potremo mai perdonare chi sta cercando di favorire il tizio decrepito (per l’ennesima volta), Salvini, lo psiconano+barba-Mediaset?
La mia risposta, lo immaginate già, è un enorme e definitivo no.
Buona notte e buona fortuna.