Come voi tre sapete, la mia voglia di scrivere si era inaridita alcuni mesi fa (l’ultimo post risale al 2 settembre dello scorso anno).
A ben vedere, la voglia di scrivere c’era ancora, ma la trattenevo perché affrontare i temi della politica e dell’economia italiane mi procurava più fastidio e più irritazione che piacere intellettuale. A ciò si aggiunga che, nel tempo, mi ero sempre più convinto dell’inutilità di questo blog: delle mie riflessioni non si sentiva certo il bisogno e quel che dicevo trovava assai modesto ascolto.
Oggi, tuttavia, ho deciso di superare le ragioni del silenzio e di scrivere di nuovo.
Prima ancora che per esperienza diretta, sono caratterialmente portato a pensare che in ben poche occasioni il trascorrere del tempo semplifichi i problemi. Al contrario: più una questione insidiosa e complessa viene lasciata senza soluzione, più si aggrava e cresce la dimensione delle conseguenze.
In questi giorni i nostri mezzi di comunicazione hanno attribuito e attribuiscono molto spazio a due operazioni finanziarie nelle quali aziende francesi hanno acquisito o tentano di acquisire aziende italiane.
La nascita del Fondo Atlante, che molti salutano come potenziale risolutore dei problemi del sistema bancario italiano, a me sembra confermare quel che ho sostenuto in precedenti post, ossia che il governo guidato da Renzi ha trattato la questione dei crediti bancari in sofferenza con leggerezza, sprecando tempo nel percorrere strade senza sbocco, insistendo con ostinazione degna di miglior causa nel cercare un’approvazione impossibile da parte dell’Ue.
Oggi ho scelto di iniziare con il ritratto di un personaggio del quale, forse, solo uno di voi tre ha già sentito parlare. Si chiamava John Gutfreund ed è morto a 86 anni.
Le persone della mia generazione sanno che il Natale come lo conosciamo oggi, sia nella vistosa componente consumistica sia in alcuni simboli, è il frutto della stagione di benessere seguita al boom economico del dopoguerra.
Il titolo non è farina del mio sacco. Sono parole di un economista, Alberto Gallo di Royal Bank of Scotland, che ha voluto parafrasare quelle famose impiegate da Mario Draghi nel 2012 per descrivere l’impegno della Bce nella difesa dell’euro: whatever it takes.
Buona stampa. Ricolfi ha perfettamente ragione: nonostante
tutti i suoi cinguettii, Renzi è assai lontano dall’aver agito realmente sui
mali del Paese, sulle condizioni che maggiormente incidono sulla qualità della
vita dei cittadini e delle imprese. Il verso non è affatto cambiato e il
passare del tempo, come dimostrano i risultati elettorali, esaspera i problemi
e il distacco degli italiani dalla politica.
Buona stampa. E’ sconcertante vedere come si accresca giorno
dopo giorno il livello d’indecenza cui i politici italiani sono disposti ad
arrivare pur di ottenere facile consenso tra i propri potenziali elettori.
Come non prendere avvio dalla prova d’intelligenza
(l’ennesima, non si riesce più a tenerne conto!) offerta ieri da Maurizio
Gasparri, una delle punte di diamante del partito del tizio decrepito (cosa
volete farci, questo, a quanto pare, ci meritiamo):
Cronaca. Il contenuto, ovviamente, si commenta da solo.
Sulla questione del riscatto (eventualmente) pagato per
liberare le due ragazze italiane rapite in Siria, la mia opinione, per quel
poco che vale, è la seguente: pagare riscatti, soprattutto a organizzazioni
terroristiche internazionali, è un errore per tante ragioni, prima tra tutte il
fatto che il denaro pagato alimenta l’azione di questi gruppi.
Detto questo, mi sento di aggiungere che l’Italia deve
prodigarsi per proteggere la vita dei suoi cittadini anche fuori dai propri
confini e, senza pagare riscatti, tentare ogni strada per ottenere lo scopo.
Deve, altresì, pretendere che tutte le organizzazioni attive in aree pericolose
adottino un dispositivo di sicurezza adeguato, che riduca al minimo anche il
rischio di sequestro di cittadini italiani. Il generoso impulso altruistico che
caratterizza molte missioni umanitarie non dovrebbe prescindere dalla prudenza.
La materia, dunque, mi sembra che dovrebbe essere valutata
con un po’ di attenzione, considerando tutte le implicazioni di un argomento
complesso.
Ciò oggi non accade. Se fossimo un paese serio, con una
classe dirigente degna di questo nome, anziché perdere tempo a scrivere stupidi
“cinguettii”, i politici dovrebbero dedicarsi alla definizione di un quadro
normativo in materia.
Buona stampa. Si tratta di un brano tratto da un libro
pubblicato da Brookings Institution Press
e intitolato Saving Europe: Anatomy of a
Dream. Credo valga la pena di procurarselo.
Proseguiamo con due pezzi, non freschi di giornata, ma utili perché aiutano a riflettere sul rapporto tra religione musulmana e
terrorismo.
Il primo, dal Corriere di giovedì, è l’intervista di Marco
Garzonio a Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa:
Copio e incollo alcune frasi che mi sembrano meritare
rilievo: “L’Occidente non ha compreso
molto la complessità del Medio Oriente. Prima l’ha visto sotto il profilo
dell’occupazione coloniale. Poi per soddisfare i propri bisogni economici ed
energetici. Risultato? In Iraq e Libia si son fatti errori. Si volevano fermare
dei dittatori, con i quali s’erano avuti rapporti di convenienza? Ci poteva
stare, ma le iniziative si prendono se si ha in mente cosa può accadere. Le
primavere arabe hanno espresso un cambiamento, ma quando s’è trattato di
definire il dopo movimenti spontanei sono stati sequestrati dai fanatismi. I
cambiamenti non sono finiti, ci aspetta un periodo di trasformazioni. Per
esempio l’Isis non proseguirà nel tempo. Dobbiamo sapere che non si può puntare
alla situazione precedente, che non ci saranno un Iraq o una Siria stati
nazionali come in passato”.
Chissà che anche i politici occidentali leggano queste
parole. Mi ripeto, ma lo faccio volentieri, sostenuto dalle parole di una
persona esperta di religione e di Medio Oriente come Padre Pizzaballa: il
terrorismo di matrice islamica trae origine anche da una grave serie di errori,
sia d’interpretazione sia di azione, da parte dei paesi occidentali. Ovviamente
questo non significa che dobbiamo rinunciare a difenderci, ci mancherebbe. Serve
solo a sottolineare che, in futuro, si dovranno prendere decisioni meno avventate e
frettolose di quelle prese negli scorsi anni.
Buona stampa. La visione stimolante di un personaggio non allineato e non ortodosso.
Per salutarvi ho scelto un brano musicale di un duo
formidabile, formato da Charlie Haden e Pat Metheny, due strumentisti che hanno
scritto (e soprattutto eseguito) pagine fondamentali del jazz. Il pezzo è di Ennio Moricone: il tema principale della colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso.