Non ho pubblicato nulla per oltre una settimana, un tempo abbastanza lungo rispetto alle mie abitudini. Gli argomenti non sono mancati in questi giorni, quello che stentava a venire era lo stimolo giusto, quella scintilla che, certamente è un’illusione, mi aiuta a scrivere testi interessanti e utili.
Nella cartella delle bozze si sono accumulati alcuni file che, forse, verranno buoni in futuro, soprattutto perché riguardano argomenti non abituali per me.
La notizia del giorno, per quel che riguarda l’Italia politica, non è inattesa, al contrario: da molto tempo si parlava delle possibili dimissioni di Roberto Perotti da co-commissario alla revisione della spesa pubblica. Le dimissioni sono arrivate e, purtroppo, mi sembrano l’ennesimo segnale negativo riguardo alle reali intenzioni di Renzi rispetto a uno dei problemi più gravi dell’economia italiana.
Un fatto locale, strettamente padovano, occupa lo spazio iniziale di questo post. E non certo per motivi dei quali gli abitanti della città veneta possano andare fieri, tutt’altro. Si è avuto, infatti, l’ennesimo scontro via Twitter tra il sindaco in carica, Massimo Bitonci già senatore della Lega, e un esponente dell’opposizione, Flavio Zanonato, sindaco per molti anni, poi ministro e attualmente parlamentare europeo del PD.
Lo scandalo della Volkswagen, secondo la maggior parte dei commentatori, mette in crisi il sistema industriale della Germania perché ne indebolisce le fondamenta e le relazioni politiche e sociali che lo hanno governato dal 1945 e, a livello internazionale, pone in discussione la leadership tedesca in Europa. Il tutto accompagnato, quasi certamente, da un calo delle vendite dei produttori di auto tedeschi e, conseguentemente, un rallentamento dell’economia del Paese che si tradurrà a sua volta in un indebolimento della già fragile crescita europea, fortemente dipendente dai successi commerciali della maggiore potenza continentale.
La musica oggi, più che mai, è importante e viene prima perché serve per ricordare una mia amica, una piccola meravigliosa ragazza che sapeva sempre affrontare la vita con rara intelligenza. Come ho scritto ieri su Facebook, chi ha conosciuto Rosanna porterà sempre dentro di sé il ricordo del suo sorriso rasserenante e della sua dolcezza. Ha lasciato troppo presto un grande vuoto nel cuore dei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerla. Per Rosanna ascoltiamo Last Night When We Were Young nella versione di Tommy Flanagan al piano affiancato da Helen Merrill.
Lasciamo stare la Grecia, almeno in prima battuta. Chi di
voi tre segue i mercati finanziari (un paio che lo fanno, anche molto seriamente,
ci sono), saprà che negli ultimi dieci giorni i mercati cinesi, più precisamente
le borse di Shangai e di Shenzhen (quella di Hong Kong è altra cosa), hanno subito una brusca e decisa caduta e oggi si sono ripresi altrettanto bruscamente,
anche se il recupero compensa solo una frazione delle perdite subite in precedenza.
Molti hanno scritto che il drastico calo delle quotazioni, accompagnato
dalla sospensione di moltissimi titoli e dal rinvio dell’offerta di nuove
azioni, conferma l’esistenza di una bolla speculativa, una delle tante che si
nasconderebbero nel complicato capitalismo di stato cinese.
Buona stampa. Non so perché, ma mi viene in mente un film di
Walt Disney, Fantasia, forse il più
famoso lungometraggio di cartoni animati della storia del cinema. C’è un
episodio di cui è protagonista Topolino. Visto che è disponibile su Youtube, ve
lo propongo. E’ anche un ottimo ascolto musicale.
Intendiamoci, è una forzatura sostenere, come ho appena
fatto ironicamente, che, in Cina, ad assumere decisioni cruciali per i mercati finanziari mondiali ci siano emuli di Mickey Mouse. E, tuttavia, si ha
l’impressione di un modo di procedere abbastanza contraddittorio, che
privilegia aspetti che, altrove, non sarebbero considerati. Credo sia
sempre più difficile far coesistere un sistema economico e finanziario
spregiudicatamente capitalistico con un regime politico dominato dal partito
unico (chiamarlo comunista mi pare abbia ormai poco senso).
Per una più precisa descrizione delle misure poste in essere
dalle autorità cinesi, vi rimando a questo articolo da The Financial Times (con
le consuete riserve sulla leggibilità per chi non ha un abbonamento): https://next.ft.com/9b346454-25e8-11e5-9c4e-a775d2b173ca.
Buona stampa. La situazione, come si vede, non è ancora del
tutto stabilizzata. E non credo lo sarà in tempi brevi.
Venendo alla Grecia, ne parliamo senza addentrarci nei
dettagli della possibile nuova trattativa tra il governo Tsipras e i creditori.
Vi suggerisco la lettura di tre testi. In ordine cronologico, cominciamo da
quello di Luigi Zingales, pubblicato sul suo blog il 5 luglio: http://europaono.com/2015/07/05/perche-zingales-e-cosi-morbido-nei-confronti-della-grecia/.
Buona stampa. Zingales ripercorre la vicenda greca e lascia
capire come la politica di austerità imposta ad Atene sia, a suo giudizio, all’origine della situazione
attuale, con il contributo di alcune decisioni di Tsipras.
Buona stampa. Ci sono spunti interessanti, tutto si può dire
di Cacciari tranne che sia banale e che abbia timori reverenziali. Anzi, a volte forse
c’è un certo autocompiacimento nell’assumere posizioni controverse.
Buona stampa. Anche Magris sa sempre offrire prospettive che
ai più sfuggono e che inducono a riflettere con attenzione. Vale la pena
copiare e incollare la conclusione dell’articolo: “Quando si ha un’altissima civiltà nel proprio Dna, essa si rivela non
nella citazione del passato, ma nel modo in cui si affrontano i problemi del
proprio presente. Questo vale oggi per tutti i governi impegnati ad affrontare le tremende difficoltà del popolo greco. Agire irrazionalmente, rabbiosamente,
caparbiamente, tignosamente, rumorosamente, truffaldinamente significa, per
tutti, compiere quello che per la civiltà greca era la massima colpa, la hybris
, la dismisura, peccato senza remissione.”
Non aggiungo altro, se non un ascolto musicale, anche per
compensare i giorni trascorsi senza combattere i nostri nemici. Dopo la
classica di Fantasia, ritorniamo al jazz. Credo sia il caso di dare spazio a un
sassofonista fondamentale come Lester Young, di cui non vi ho mai proposto nulla.
Il titolo è There Will Never Be Another You, eseguita nel 1952 con un gruppo di grandi strumentisti: Oscar Peterson al piano, Barney Kessel alla chitarra, Ray Brown al basso e J.C. Heard alla batteria.
Nel settembre del 2008, forse perché il governo americano
non s’impegnò fino in fondo, la banca d’investimento Lehman Brothers, anziché
essere assorbita dall’inglese Barclays Bank, finì in bancarotta. Fu l’evento
che scatenò la crisi finanziaria ed economica (le cui origini risalivano
all’anno precedente) di cui stiamo ancora pagando l’altissimo prezzo. A ben
vedere, come dimostra la dimensione dei pagamenti via via effettuati ai
creditori di Lehman dal fallimento, l’istituto americano sarebbe forse riuscito
a sopravvivere. Questa considerazione, tuttavia, rientra nella definizione di
“senno del poi”, perciò ha un valore modesto.