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mercoledì 30 maggio 2018

Dopo 63 giorni lavorativi


In questa estenuante crisi politica, che dura ormai da quasi tre mesi, abbiamo mostrato al mondo, peraltro assai poco interessato alla questione, quanto sia modesta la qualità della nostra classe dirigente. Verrebbe da dire che è adeguata alla popolazione, ma forse non è necessariamente così. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Impunità

Paolo Mieli, già direttore del Corriere della Sera per molti anni, ha mantenuto sul quotidiano milanese una sorta di rubrica non formalizzata, nel senso che non ha cadenza regolare e neppure un giorno fisso di pubblicazione. L’argomento è la Storia: Mieli prende spunto dalla pubblicazione di un saggio per trattare, con un discreto spazio (circa due pagine), eventi più o meno lontani nel tempo e nello spazio.

sabato 13 agosto 2016

Siccità 2016

Per il momento, preferisco non commentare i dati diffusi ieri sull’andamento del PIL italiano negli ultimi mesi. Non posso, tuttavia, impedirmi di osservare che non è ha parlato neppure il Presidente del Consiglio. Forse ha mandato in vacanza Twitter. O forse anche lui è in difficoltà a presentare come una storia di successo la crescita nulla dell'economia nazionale.

mercoledì 13 luglio 2016

Una tragedia italiana

Nel 2016 mi pare inaccettabile che si possa morire in un incidente ferroviario. Sembra impossibile che manchino o che possano non funzionare sistemi di sicurezza capaci di impedire tragedie come quella accaduta ieri in Puglia. Una tragedia che non deve essere fraintesa o, peggio, impiegata in maniera strumentale per ripetere logore e infondate valutazioni sulle regioni del Sud italiano. 

mercoledì 10 febbraio 2016

Ancora su borse, banche e dintorni

Per provare a capire quello che accade, anche oggi, nelle borse di quasi tutto il mondo è il caso di tornare a un articolo di Morya Longo pubblicato ieri da Il Sole 24 Ore. Il testo non è disponibile sul sito del quotidiano, ma lo potete leggere su pressreader.com: http://pressreader.com/bookmark/VADsxG-sQtbdgUzfSjNgGEegQhIjYvV53Yxu2wuZstc1/.
Buona stampa. Lo spazio, tra l’altro anche ristretto, di un editoriale non è certo sufficiente per illustrare dettagliatamente una situazione complicata e in evoluzione come quella che caratterizza l’avvio di quest’anno. Longo, tuttavia, pone in evidenza alcuni dei fattori che, sicuramente, sono all’origine del brusco calo degli indici mondiali. E non si può non condividere senza riserve l’opinione che la responsabilità di quanto accade va attribuita in larga parte alla politica, le cui carenze si stanno rivelando sempre più gravi un po’ ovunque nel mondo. L’incapacità di affrontare e risolvere i problemi di natura economica, ma non solo quelli, alimenta l’incertezza che, come ho già scritto, fornisce armi agli operatori che, legittimamente, cercano di approfittare di condizioni dalle quali si possono trarre importanti guadagni.

martedì 15 settembre 2015

Forever it takes

Il titolo non è farina del mio sacco. Sono parole di un economista, Alberto Gallo di Royal Bank of Scotland, che ha voluto parafrasare quelle famose impiegate da Mario Draghi nel 2012 per descrivere l’impegno della Bce nella difesa dell’euro: whatever it takes.

giovedì 6 giugno 2013

Governate, per favore. Sul serio, non su Twitter o in televisione


Chiuderemo con riflessioni tutt’altro che rassicuranti, perciò prendiamo le mosse dal Corriere della Sera con una notizia divertente proveniente dalla Spagna e poi con l’editoriale di Gian Antonio Stella.
Buona stampa. In qualità di proprietario di cane che non fa nessuna fatica a raccoglierne la cacca, sarei felicissimo di veder applicata anche da noi una sanzione simile a quella ideata dal Municipio di Brunete. Dubito, tuttavia, che il mio desiderio si trasformi in realtà. A parte i ricorsi contro presunte violazioni della privacy (che in Italia vengono invocate quasi sempre da chi ha la coscienza sporca, poco o tanto), non rientra più nella cultura del nostro paese punire chi viola le norme. E le forze dell’ordine, in molti casi, preferiscono girare la testa dall’altra parte piuttosto che sanzionare le infrazioni, magari modeste, che tuttavia sono il terreno fertile in cui affonda le radici l’illegalità diffusa dell’Italia di questi anni.
E passiamo a Stella, il quale affronta un argomento né leggero né confortante, ma il tono è amabilmente graffiante: http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_06/il-coraggio-di-decidere-gian-antonio-stella_86691bbc-ce62-11e2-869d-f6978a004866.shtml.
Buona stampa. Con la sua bonaria ironia, Stella pone in evidenza un tema del quale, in realtà, abbiamo già parlato in precedenza: la mediocre qualità della classe politica, incapace di assumersi realmente la guida del paese. Non si tratta di un problema soltanto italiano. Anche altrove i politici si preoccupano più del consenso che dell’efficacia dell’azione di governo e, se per ottenere il consenso è utile prendere provvedimenti sbagliati o non prenderne, poco importa. Da noi, però, come accade spesso, il fenomeno è particolarmente grave e ha tutta una serie di conseguenze ulteriori di cui ho parlato anche troppo.
E veniamo ad argomenti ancor più preoccupanti con il Sole 24 Ore: nell’edizione cartacea di oggi c’è un’intera pagina dedicata al ritorno sulla scena di alcuni degli elementi che hanno scatenato la crisi finanziaria del 2007. Purtroppo l’edizione online offre soltanto una versione ridotta dell’interessante analisi. Ecco i link agli articoli “tagliati”: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-06-05/la-speculazione-come-2007-175637.shtml?uuid=Ab9QMS2H e http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-06-05/bond-salsiccia-mutui-subprime-173322.shtml?uuid=AbyK7R2H.
Buona stampa. Il “ritorno di fiamma” tra le grandi banche d’affari e l’alto rendimento possibile con certe operazioni finanziarie, magari svolte da entità parallele non soggette al controllo delle banche centrali e delle autorità preposte (come SEC o Consob), non può che spaventare. Come ho scritto molte volte nei mesi scorsi, dal 2007 non è stato fatto quasi nulla per evitare i fenomeni all’origine di quella crisi. Nulla impedisce, come spiega il pezzo di Morya Longo, il ritorno sul mercato di tutta una serie di titoli “sintetici”, ideati per trasferire rischi eccessivi a investitori ignari di quel che vien loro venduto.
Il problema è che, come ben sottolinea l’inchiesta del Sole 24 Ore, mentre poco o niente è stato fatto per porre un freno alla creazione e alla diffusione di rischio da parte di banche e altre entità finanziarie, molto è stato fatto dagli stati e dalle banche centrali per contrastare gli effetti della crisi esplosa dopo il 2007. Gli uni e le altre, in modi diversi, sono intervenuti sparando quasi tutte le munizioni. Tant’è che il debito pubblico mondiale è quasi raddoppiato (da quasi 29 mila miliardi di dollari a oltre 50.000) e la quantità di moneta disponibile a livello mondiale si è mossa in maniera simile (da 34.384 miliardi di dollari a 54.850 miliardi). Il primo dato si spiega con l’impegno degli stati per impedire il fallimento di grandi istituti di credito (da Royal Bank of Scotland a Dexia, da Citi a Monte Paschi di Siena giusto per fare qualche nome) piuttosto che per attenuare le conseguenze della depressione. Il secondo trova fondamento nelle operazioni con cui le banche centrali hanno tentato di evitare o ridurre la mancanza di credito per imprese e famiglie, senza ottenere grandi risultati, favorendo anzi la speculazione perché l’ampia disponibilità di fondi è stata sfruttata da banche e società finanziarie proprio per operazioni su titoli e non per finanziare l’economia reale.
Non esiste spazio perché gli stati e le banche centrali possano replicare interventi del tipo, delle dimensioni e della durata di quelli posti in essere dal 2007. Detto altrimenti: se un’altra crisi finanziaria dovesse derivare dalla nuova “febbre del rendimento” che si sta diffondendo sui mercati, saremmo praticamente senza difese.
Si può solo sperare che i leader mondiali diano torto a Stella e dimostrino di saper governare sul serio e non attraverso Twitter o Facebook o blog vari. E si decidano a farlo in fretta. Soprattutto quelli, come la signora Merkel, che ha fatto pagare a una buona parte del mondo le sue aspirazioni di rielezione, o come Hollande e il tizio decrepito che hanno fatto promesse assai difficili da mantenere. O come il Primo Ministro giapponese Abe, la cui politica economica aggressiva potrebbe non ottenere nessuno dei risultati auspicati e inserirsi, invece, come un pericoloso detonatore di una nuova crisi, tanto che alcuni la chiamano Abegeddon (http://www.cnbc.com/id/100790158) e non più Abenomics (http://en.wikipedia.org/wiki/Abenomics).
C’è poco da stare allegri, come avevo detto all’inizio.
Buona notte e buona fortuna.

venerdì 19 aprile 2013

Numeri


80, 80, 74. No, non si tratta delle misure della ragazza del mese di Playboy, perché, tra l’altro, la forma che risulta è, quasi, quella di un cubo, generalmente considerata poco attraente in una donna...
Avete già capito che non si tratta di centimetri, ma di anni. E sono, rispettivamente, l’età di Stefano Rodotà, Franco Marini e Romano Prodi, calcolate, arrotondando (ossia senza badare al mese), in base alle date di nascita riportate da Wikipedia.
Non ho avuto molto tempo negli ultimi giorni per leggere, quindi non ho visto un adeguato numero di quotidiani, tuttavia mi sembra che nessuno abbia puntato l’attenzione sul fattore età. Anche Beppe Grillo, con quella selezione fatta tra pochi intimi, alla fine ha tirato fuori dal cappello niente meno che un signore (degno della massima stima, sia chiaro) ottantenne.
Io non ho nulla contro le persone in età avanzata. Ritengo di far parte, sia pure da poco, della categoria. Il punto non è, ovviamente, questo. Il punto è che non mi sembra possibile e, men che meno, tollerabile che un paese non sappia esprimere un candidato alla Presidenza della Repubblica di quaranta o cinquant’anni. Noi ci proponiamo di sostituire un grande uomo quasi ottantottenne con uno appena più giovane. E la proposta di questi nomi viene niente popò di meno che da lo psiconano+barba-Mediaset, ossia l’uomo che, come gli ha detto il suo guru, rappresenta la potente ventata d’aria fresca capace di rinnovare l’Italia dalle fondamenta e da Viavà, colui che ancora si considera destinato a guidare il “governo del cambiamento”, che è come dire andare in sella all’araba fenice (giusto per adeguarmi al linguaggio di Viavà stesso). In realtà, potrebbe anche riuscire a questo punto, perché se Prodi diventasse Presidente della Repubblica avrebbe verso Bersani un piccolo debito, o no?
Anche questo, però, ormai conta poco. A mio giudizio due sono i temi che emergono forti dalle vicende delle settimane seguite all’elezioni del 24 e 25 febbraio (ve le ricordate? Sì, sono proprio passati quasi due mesi!). Il primo è che non si trova in nessuno schieramento un’autentica capacità di farsi carico dei problemi enormi che abbiamo di fronte, come dimostra lo scorrere dei giorni da quello del voto senza che venisse presa alcuna misura adeguata alla crisi che ci sta affossando. Il secondo punto è che tutti, incluso il pupo (e per suo pappagallesco tramite il puparo) non sanno far altro che perseguire le proprie mire personali e architettare strategie volte unicamente ad acquisire veri o presunti vantaggi nel gioco di potere assurdo che continua da anni.
E non riescono neppure lontanamente a favorire quel ricambio generazionale che, forse, potrebbe dare una mano a migliorare le cose.
Barak Obama: 51, François Hollande: 59, Angela Merkel: 59, David Cameron: 47.
Ho detto abbastanza, credo.
Chiudo restando nel campo dei numeri, con un ottimo articolo di Morya Longo dal Sole 24 Ore di oggi, nel quale si analizzano le diverse modalità di finanziamento delle imprese italiane rispetto a quelle degli altri principali paesi industrializzati: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-19/finanziarsi-solo-banca-063732.shtml?uuid=AbzgmVoH.
Buona stampa. Lo avete già capito, anche qui i numeri ci danno torto. E, soprattutto, mettono in grande evidenza la vergognosa inettitudine della classe politica (sedicente nuova inclusa), che si preoccupa di sopravvivere mentre il paese si sta spegnendo.

domenica 24 marzo 2013

Quando si dice tenere la posizione


Gli organismi sovranazionali che si occupano delle crisi finanziarie in paesi membri della UE ci hanno abituato a decisioni (spesso mediocri e assai poco incisive) prese dopo inesauribili trattative, repentini cambiamenti di direzione e inspiegabili rallentamenti.
Non stupisce, dunque, il modo in cui si sta fronteggiando la crisi di Cipro, o meglio della parte greca dell’isola, membro della UE e dell’Eurozona, mentre quella turca è estranea a entrambe. Se una soluzione sarà trovata, accadrà oggi allo scadere dell’ultimo minuto, presumibilmente con modalità diverse da quelle di cui si discute da giorni e delle quali, proprio per questo, non ha gran senso parlare. C’è un aspetto, sul quale, invece, merita concentrare l’attenzione (come ha fatto Morya Longo sul 24 Ore, in un articolo non disponibile on line).
La crisi cipriota, infatti, enfatizza le complesse relazioni tra la situazione finanziaria di un singolo stato e quella del suo sistema bancario: quasi sempre, laddove le banche hanno raggiunto dimensioni pari a svariati multipli del Pil nazionale, una crisi del sistema bancario trascina con sé le finanze del paese, che sono insufficienti a impedire il tracollo delle banche. Ciò è tanto più vero quando, come nel caso degli istituti di credito ciprioti, si raccolgono grandi somme di denaro che vengono investite direttamente con criteri altamente speculativi.
La crisi di Cipro ha trovato ampio spazio in questi giorni sulla stampa. Il Sole 24 Ore, abbastanza prevedibilmente, è quello che maggiormente l’ha seguita. Vi segnalo un altro pezzo di Morya Longo pubblicato oggi (e disponibile), che illustra le opinioni degli operatori di mercato: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-23/cipro-2-183501.shtml?uuid=AbYJ1zgH&fromSearch.
Buona stampa. Dalla quale emerge una nota di ottimismo che spero non venga smentita domani dai fatti. Dal pezzo di Longo potete collegarvi a numerosi articoli. E’ una buona occasione per approfondire una vicenda che riporta al centro della scena problemi di cui si parla dal 2007, senza, tuttavia, che vi siano state risposte concrete ed efficaci da parte delle autorità chiamati a risolverli.
Per quel che riguarda la politica nazionale, vi segnalo un commento che mi sembra condivisibile dal sito di Italia Futura, l’associazione ispirata da Montezemolo: http://www.italiafutura.it/dettaglio/115828/un_governo_di_scopo_per_ripartire.
Checché lui ne dica, Bersani non mi sembra affatto impegnato a risolvere i problemi del paese, ma piuttosto preoccupato di quelli suoi e dei dirigenti che lo affiancano alla guida del Pd, gli artefici di una straordinaria sconfitta alla quale non si sono rassegnati, tanto da comportarsi come se avessero vinto.
In realtà, anche nel vantare vittorie inesistenti, Bersani, il tizio decrepito e lo psiconano+barba-Mediaset si muovono in maniera molto simile. Così come nel pretendere di imporre dal basso delle loro minoranze (la maggioranza degli italiani è il partito del non voto) le proprie visioni, che non di rado rasentano il fanatismo, o i propri interessi personali o delle tante corporazioni cresciute a dismisura all’ombra dei partiti, ma anche della pubblica amministrazione.
E sulla pubblica amministrazione chiudiamo, perché devo, dopo averla tanto spesso criticata, riconoscere un merito alla burocrazia italiana: ha dimostrato che ho ragione!
La vicenda dei due Fucilieri di Marina, infatti, è la conferma più sconcertante dell'inettitudine di persone chiamate a occupare ruoli di grande rilievo, quale quello di Ministro degli Esteri. Intendiamoci: Terzi di Santagata è in ottima compagnia sia in questo Governo come nei precedenti come nella nostra pletorica pubblica amministrazione. Siccome, però, lui è l’artefice di questo enorme pasticcio (usiamo un eufemismo), è lui che va indicato come prova evidente della mediocrità di chi ci governa e di chi dirige la macchina dello Stato.
Anche di questa storia si sono occupati tanto tutti i quotidiani. Vi segnalo un paio di pezzi. Il primo, a firma di Francesco Merlo, da La Repubblica del 22 Marzo (http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/22/news/l_onore_perduto_della_democrazia-55094155/?ref=HREC1-3), è un po’ fazioso e mescola anche argomenti che non stanno proprio così bene insieme, però ci sono alcune osservazioni appropriate.
Stampa così e così.
Il secondo, dal 24 Ore di ieri, è di Vittorio Emanuele Parsi (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-03-23/dignita-persa-india-102712.shtml?uuid=AbPXosgH&fromSearch), che pur muovendosi sulla medesima linea, lo fa con più equilibrio.
Buona stampa.

giovedì 20 dicembre 2012

Non uno, quasi sessanta milioni di Pantaloni


Prendiamo un editoriale dall’edizione milanese del Corriere della Sera di oggi. La firma è di Claudio Schirinzi e il tema è la conclusione anticipata della legislatura del Consiglio Regionale lombardo.
E poi quello del Corriere Veneto di ieri, scritto da Roberto Ferrucci.
A parte i nomi e alcuni dettagli, potrebbero benissimo essere trasferiti in ambito nazionale e sarebbero ottime rappresentazioni di come finisca il proprio attuale mandato la classe politica emersa (dovrei usare un altro verbo, emergere, in realtà, è inadatto: questa classe politica predilige le acque profonde, possibilmente melmose e viscide) nella cosiddetta Seconda Repubblica. Difficile sperare in un cambiamento significativo. Illusorio pensare che l’effetto di esempi tanto negativi possa essere superato e che, all’improvviso, nelle prossime elezioni politiche e amministrative sia possibile eleggere persone veramente capaci di voltare pagina e dare avvio alle riforme e al rinnovamento morale di cui l’Italia ha bisogno.
Se poi pensiamo che i leader, anche quelli dei movimenti che si presentano (o tentano di presentarsi) come nuovi, hanno un carico imponente di debiti di varia natura, è ancor meno ragionevole pensare che sapranno lasciarsi alle spalle i tanti, troppi, amici e collaboratori e guru…
L’articolo di Schirinzi è disponibile on line: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_dicembre_20/editoriale-2113242290226.shtml. Quello di Ferrucci no, ma faccio lavorare lo scanner.


Buona stampa.
Da ultimo, un articolo, firmato da Morya Longo, dal 24 Ore di oggi, così, giusto per ricordarci che quanto di male fa la classe politica italiana viene pagato dai cittadini italiani (sempre e inesorabilmente): http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-20/cosa-ferma-tempesta-perfetta-063626.shtml?uuid=AbCOBmDH#.
Buona stampa.