Riallacciamo il filo interrotto mercoledì e torniamo a parlare di banche. E’ l’argomento del giorno, purtroppo anche perché c’è stato il suicidio di Luigino D’Angelo, un fatto tragico che, tuttavia, non dovrebbe interferire con una corretta valutazione della vicenda, soprattutto se la si vuole collocare, com’è necessario, al giusto posto nel quadro delle relazioni assai opache tra politica e mondo bancario. E anche se si vuole comprendere e valutare in modo corretto il comportamento delle autorità italiane, dal governo agli enti tenuti a controllare l’agire delle banche e, più in generale, quello degli emittenti titoli di credito e azioni.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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domenica 13 dicembre 2015
domenica 29 novembre 2015
500 euro oggi e un buco da coprire domani?
Le persone della mia generazione sanno che il Natale come lo conosciamo oggi, sia nella vistosa componente consumistica sia in alcuni simboli, è il frutto della stagione di benessere seguita al boom economico del dopoguerra.
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lunedì 1 giugno 2015
HMRC batte Equitalia 171 a 156
Oggi, tra gli altri, ho letto due interessanti articoli sul Financial
Times, che, però, temo non possiate leggere se non avete un abbonamento. Il
primo parla dell’aumento delle persone detenute nel Regno Unito per evasione
fiscale (parliamo di 220 lo scorso anno, il 29% in più rispetto al
2011). La durata delle condanne è diminuita, ma è aumentato il numero dei casi che
il servizio fiscale nazionale (Her
Majesty’s Revenue and Customs, in sigla HMRC: https://www.gov.uk/government/organisations/hm-revenue-customs)
ha deciso di perseguire. Nell’articolo, che spero anche voi possiate leggere,
si pone in evidenza come l’HMRC abbia deciso di muoversi con maggiore
determinazione anche per rispondere all’esigenza di equità manifestata dalla
cittadinanza. Nel nostro Paese Equitalia fa senz’altro di tutto per rendersi
odiosa e lo Stato spende così male da agire come un formidabile dissuasore per
i contribuenti, ma esiste anche, a livello collettivo, una sostanziale
tolleranza nei confronti dell'evasione fiscale. Ecco il collegamento al pezzo
del Financial Times: http://next.ft.com/5d58f0e2-0788-11e5-a58f-00144feabdc0.
Buona stampa. Se non riusciste ad accedere, vi propongo una
buona alternativa. Lo scorso 6 Febbraio, Lettera 43 ha pubblicato un articolo di Marco Mostallino in cui veniva confrontata la severità italiana con quella di altre nazioni
europee: http://www.lettera43.it/capire-notizie/evasione-fiscale-il-confronto-tra-l-italia-e-gli-altri-paesi_43675157329.htm.
Buona stampa.
Il secondo articolo del Financial Times illustra l’andamento
delle proteste contro l’ampliamento dei due principali aeroporti di Londra,
Heathrow e Gatwick. La famosa sindrome NIMBY non colpisce soltanto in Italia.
Quello che, tuttavia, ci differenzia, è che lì, per valutare se e come consentire
ai due scali di crescere, è stata creata una commissione che deve
perentoriamente presentare una relazione entro la fine di questo mese,
documento che servirà al Governo per decidere, sentite eventualmente le
organizzazioni dei cittadini che si oppongono, prevalentemente per ragioni
legate alla rumorosità, all’incremento dei voli cui preluderebbe l’ampliamento.
Insomma, in tempi definiti la questione viene affrontata e risolta. Non come da
noi, dove tutto viene rimesso in discussione continuamente. Ecco il
collegamento all’articolo: http://next.ft.com/872baf92-07cc-11e5-9579-00144feabdc0.
Buona stampa. Spero veramente che possiate leggere entrambi
i testi, perché, oltre a offrire una vista interessante su quel che accade in
una nazione forse meglio governata della nostra, vi darà anche modo di
apprezzare lo stile dei giornalisti anglosassoni, tanto più scarni e incisivi
della maggioranza dei colleghi italiani.
Nella guerra contro i nemici della musica e della cultura,
oggi faccio come il dj di una qualsiasi radio privata di provincia. Soddisfo
una richiesta. Non succederà più, oggi accontento uno di voi tre, piuttosto
insistente, ma da domani la musica la sceglierò sempre e solo io, chiaro R.?
Un ascolto multiplo. Ben tre versioni di una canzone degli
anni 60, portata al successo da Petula Clark: Downtown.
Proseguiamo con Frank Sinatra.
E chiudiamo con la versione di Giorgia.
domenica 19 ottobre 2014
Non era meglio cercare di trattenerlo?
Affaccendato in questioni del Nord Est, ho lasciato da parte
quelle del Nord Ovest, in particolare quelle di Genova. Diversamente da me,
hanno tenuto il faro puntato in quella direzione sia Massimo Gramellini sia
Aldo Grasso, che hanno giustamente deciso di occuparsi di alcuni dei mediocri
protagonisti della politica. Cominciamo dal Buongiorno del 15 ottobre, che ben
coglie il valore di Beppe Grillo: inesistente. Una piaga peggiore dei mali che
asserisce di voler curare. Ecco il testo di Gramellini: http://www.lastampa.it/2014/10/15/cultura/opinioni/buongiorno/il-fango-nella-testa-BQuyrjMyq5LgsIlwjlQ7yL/pagina.html.
Aldo Grasso, sul Corriere di oggi, si occupa di Claudio
Burlando, attuale Presidente della Regione Liguria, il quale vorrebbe farci
pensare che lui passava per caso. Ecco il collegamento al pezzo: http://www.corriere.it/opinioni/14_ottobre_19/fango-senso-potere-re-claudio-8779760c-5758-11e4-8fc9-9c971311664f.shtml#.
Buona stampa. Per entrambi gli autori. Per i protagonisti
dei loro articoli, invece, una facile profezia: resteranno lì, continueranno,
ognuno a suo modo e con il proprio stile (si fa molto per dire) a dedicarsi
al bene dell’Italia (e qui si fa per dire anche di più). Salvo i ladri di polli,
in Italia il conto non lo paga quasi mai nessuno, come dimostrano le ultime
storie di cui mi sono occupato.
Visto che abbiamo parlato del Presidente della Regione
Liguria, parliamo anche dei suoi colleghi, subito pronti a sollevare gli scudi
di fronte alla prospettiva, indicata da Renzi, di dover ridurre la propria
spesa.
E’ un argomento importante, con implicazioni nella vita
quotidiana dei cittadini, specie quelli che vivono problemi gravi come la
malattia o la disoccupazione. Per questo è doveroso cercare di capire come
stanno le cose. Per il Corriere della Sera, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo si
sono occupati in più occasioni del tema. Rizzo è tornato a farlo ieri, con un lungo
articolo che mi sembra una lettura necessaria: http://www.corriere.it/editoriali/14_ottobre_18/non-delitto-tagliare-2percento-c94900d8-5687-11e4-ad9c-57a7e1c5a779.shtml#.
Buona stampa. Ovvio, non basta questo pezzo per formarsi un’opinione
precisa della questione della spesa regionale, tuttavia pare che ci siano senz’altro
ampi margini per ridurla. Dell’articolo mi piace riprendere una frase, che
condivido interamente; avrei solo preferito che Rizzo usasse maggiore durezza nei confronti dei suoi colleghi e dei mezzi di comunicazione: “Queste hanno cominciato subito a comportarsi
come piccoli Stati indipendenti i cui amministratori, ribattezzati pomposamente
«governatori» con la colpevole complicità della stampa, non avevano però il
dovere di rispondere agli elettori, visto che i soldi venivano pressoché tutti
distribuiti attraverso lo Stato centrale.”
Il problema della spesa pubblica, purtroppo, ha molto a che
fare con la resistenza di chi trae, in varia misura e a vario titolo, vantaggio dal fiume di denaro che esce dalle casse dello Stato e degli Enti
Locali, inclusi i dipendenti pubblici. E che costoro oppongano una resistenza davvero formidabile al controllo di quel flusso si
capisce leggendo l’intervista di Beppe Severgnini a Carlo Cottarelli, già
Commissario alla Spending Review (che
esiste anche in italiano e si chiama revisione della spesa). Risale a venerdì
e la trovate a questo indirizzo: http://www.corriere.it/economia/14_ottobre_17/non-mi-davano-neanche-documenti-resistenze-burocrati-roma-33ec9fe2-55b8-11e4-8d72-a992ad018e37.shtml#.
Buona stampa. Che dire? Mi sembra che, come spesso accade,
ci facciamo scappare qualcuno delle cui capacità avremmo gran bisogno. Non è il
solo, ma mi pare una perdita particolarmente grave. Soprattutto alla luce della
rara sensibilità istituzionale rivelata dalle sue parole. Sa il cielo quanto
farebbero bene tanti Cottarelli nella Pubblica Amministrazione!
Torniamo a The
Nearness of You. E come prima versione ascoltiamo quella di Frank Sinatra, indiscutibilmente un grande interprete di standard.
Continuiamo con un'altra straordinaria voce: Sarah Vaughan, davvero bravissima.
L'ultima interpretazione è quella di Diana Krall, che si accompagna al piano e ne offre una lettura senz'altro più attuale delle precedenti, che pure restano preziose.
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domenica 29 dicembre 2013
Ritornando sulla strada per Siena
Ieri a Siena si è svolta l’Assemblea Straordinaria di Banca
Montepaschi S.p.a., terzo gruppo bancario italiano, da tempo in grave
difficoltà. Si può sostanzialmente sostenere che è sotto il controllo dello
stato e dell’Unione Europea, nel senso che il primo è il principale creditore,
attraverso i cosiddetti Monti Bond, e la seconda vigila sul tentativo di
risanamento per assicurarsi che avvenga con modalità rispettose della normativa
comunitaria in materia di concorrenza e aiuti statali.
L’assemblea di ieri avrebbe dovuto deliberare un aumento di
capitale per 3 miliardi da effettuarsi entro il prossimo gennaio. L’aumento di
capitale è stato rinviato al mese di maggio 2014, così come pretendeva la
Fondazione Montepaschi, ossia l’ente guidato da Antonella Mansi, espressione
della politica locale, in particolare Comune e Provincia di Siena.
Per capire le ragioni dei dirigenti della Banca e quelli dei
responsabili della Fondazione non dovete far altro che sfogliare i quotidiani
di oggi o navigare tra i vari siti, gli articoli non mancano certamente.
Io, che qualcosa ho già letto oggi e qualcosa avevo letto
nei mesi e giorni passati, penso che questa vicenda ci faccia guadagnare altri
punti nella classifica del ridicolo internazionale, dove, peraltro, primeggiamo alla
grande e senza fatica.
La Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi,
ha ragione quando sostiene che l’aumento di capitale effettuato in gennaio,
riducendo di molto il peso percentuale della partecipazione della Fondazione
stessa nella banca, priverebbe la partecipazione di gran parte del suo valore,
quel valore che la Mansi spera di recuperare per tappare i buchi nel bilancio
dell’ente (sono certo che voi tre sapete benissimo come si sono creati).
Quello che, tuttavia, la Signora Mansi dimentica è che lei è
stata indicata per la presidenza della Fondazione dopo mesi di patetici
tiramolla tra correnti del PD senese e toscano, esattamente come i suoi
colleghi membri dell’organo di controllo (che, noblesse oblige, si chiama Deputazione Generale, mica Consiglio di
Amministrazione: stiamo parlando di gente che si sbrodola addosso dal 1472,
mica da ieri).
Pretendere altro tempo, dopo tutto quello che è già andato
sprecato in mesi di patetiche schermaglie tra gerarchetti locali mi sembra
davvero troppo, soprattutto se si considerano le conseguenze che potranno
derivare alla banca da questo ritardo nella ricapitalizzazione.
Il rinvio costa svariate decine di milioni di euro di
interessi per il mancato rimborso dei Monti Bond, ossia comporta un appesantimento
del conto economico. Questo, però, potrebbe anche non essere l’unico risultato
negativo: le banche, soprattutto negli ultimi anni, dipendono sempre più dai
capitali che reperiscono sui mercati finanziari e possono contare sempre meno
sul denaro raccolto presso i risparmiatori. Il mancato aumento di capitale
potrebbe comportare (evito di scrivere comporterà, ma non sbaglierei se lo
facessi) un incremento dei costi ulteriore (perché prestatori riluttanti pretendono maggiori interessi), con ovvie conseguenze sulla
redditività di Banca Mps. Mi trattengo dal considerare quello che potranno
pensare i risparmiatori che, nonostante tutto, hanno deciso finora di mantenere
i propri depositi presso la banca senese. Osservo che la Signora Mansi non è
sembrata preoccuparsi troppo della loro opinione, concentrandosi assai di più
sulle esigenze di quel sistema di potere costruito nel tempo tra Fondazione,
Banca ed enti locali. Un sistema di potere che, guarda un po’, è quello che ha
portato Mussari alla guida di MPS e Mancini alla guida della Fondazione, con
quei bei risultati che sappiamo.
Se tutto questo non è ridicolo, che cosè? Io penso (e
scrivo) che è peggio che ridicolo: è assurdo e moralmente inaccettabile e
illustra anche troppo bene quanto poco abbiano capito i politici italiani,
specie quelli attivi a livello locale.
Bisogna dire che il Ministro del Tesoro e la Banca d’Italia
non si sono fatti sentire molto nella vicenda di ieri, almeno per ora. Io, che
in certe materie mi ispiro sempre al pensiero di Andreotti, penso che
Saccomanni e Palazzo Koch abbiano la coda di paglia. Tanto per capirci, quando
Banca MPS ha messo in atto la folle acquisizione di Antonveneta, l’operazione
che è la madre di tutti i suoi problemi, l’attuale Ministro del Tesoro era
Direttore Generale della Banca d’Italia, ossia l’ente di controllo che non ha
saputo vedere quello che accadeva realmente a Siena.
Finiamola qui, perché ho già detto abbastanza. E mi stanno
già prudendo anche troppo le mani.
Torniamo a It Never
Entered my Mind, che è di gran lunga più gratificante delle squallide
vicende italiane.
Riprendiamo il cammino dal 1957, con la versione del mitico
quintetto di Miles Davis, in cui il trombettista è affiancato da John Coltrane,
Red Garland, “Philly” Joe Jones e Paul Chambers.
La versione successiva è quella di un altro trombettista a
me particolarmente caro, tanto da essere, forse, uno dei musicisti più citati ne ilmiosecchiellodacqua, Chet Baker. La sua interpretazione è tratta da Chet, uno dei suoi album più celebri (http://en.wikipedia.org/wiki/Chet_%28Chet_Baker_album%29).
Chiudiamo con Frank Sinatra, dall’album Put Your Dreams Away del 1958.
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