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martedì 20 ottobre 2015

Non fare oggi quel che toccherà fare ad altri domani

Nella storia della direzione del Corriere della Sera c’è una particolarità: il doppio passaggio di testimone tra Paolo Mieli e Ferruccio De Bortoli. Il primo, infatti, ha diretto il Corriere della Sera per due periodi, dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 (http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-mieli/) e il secondo lo ha sostituito in entrambi casi. Attualmente, non si sa ancora per quanto, è presidente della RCS Libri, la divisione della RCS Mediagroup che si occupa dell’editoria, di recente ceduta al Gruppo Mondadori.

lunedì 11 maggio 2015

L'ennesima dimostrazione che non vale nulla


Mi tocca concedere un po’ di spazio, dopo tanto tempo, alla lucidità e alla saggezza (si scherza, ça va sans dire) dello psiconano+barba-Mediaset, il quale non ha trovato di meglio da fare che occuparsi di medicina preventiva e di oncologia, argomenti dei quali è notoriamente uno dei massimi esperti non dico italiani, ma addirittura mondiali.
In realtà, mi viene da pensare che il poveretto fosse un po’ irritato dalla diminuita presenza sui media e dallo sbiadire della popolarità sua e anche del suo degno puparo.

sabato 28 marzo 2015

Non si smentiscono mai


Ho già detto quel che avevo da dire sul disastro del Massiccio dei Tre Vescovadi; spero che anche gli organi di stampa si mettano un po’ quieti e lascino in pace i morti e i vivi, alcuni dei quali porteranno per sempre dentro di loro un tormento devastante.
Veniamo alle questioni politiche italiane, alle quali, avendole trascurate, dedicherò l’intero post, anche se un po’ mi sento in colpa perché vi parlo dei soliti tizi impresentabili... Portate pazienza.
So già, mentre inizio a scrivere, che urterò la suscettibilità di uno dei miei tre lettori, cui pare credibile che la Lega e il suo Segretario offrano al Paese una prospettiva. Personalmente non vedo, nel desolato panorama italiano, nessuno che possa portare la ventata di aria fresca di cui, come dicevo qualche giorno fa, abbiamo disperatamente bisogno.
In Italia i partiti di minoranza, ma anche quelli di governo, fanno molto male il loro mestiere. Un partito di minoranza, in una democrazia che funziona, non si limita a sbraitare che il governo non lavora bene, ma propone alternative credibili, provvedimenti che aspirano a essere migliori di quelli predisposti dai ministri in carica, dimostra quotidianamente di avere un programma per il futuro e di poterlo realizzare e di non preoccuparsi soltanto di vincere le prossime elezioni.
Da noi questo non accade, da noi tutti gli oppositori, dallo Psiconano+barba-Mediaset a Il Felpo 1 Matteo Salvini, dal premio Nobel mancato a Il Felpo 2 Maurizio Landini, strillano e basta, il più delle volte in maniera scomposta e volgare.
Su Grillo, il quale deve soffrire parecchio perché quasi nessuno, neppure tra i suoi, più si occupa di lui, stendiamo un velo pietoso. Personalmente, salvo essere costretto, eviterò di parlarne dopo la vergognosa uscita con cui (purtroppo) ha riconquistato per qualche istante il palcoscenico, come spiega Libero:
Cronaca. Grillo è semplicemente disgustoso. Un ridicolo e inutile pupazzo in mano a un visionario patetico. Lui e Ca((zz)sal)eggio hanno, come tanti negli ultimi anni, semplicemente messo in piedi un’impostura politica che, purtroppo, ha fatto illudere molti italiani.
Quanto a Il Felpo 2 Landini, pur di criticare, presenta una realtà di suo gradimento, ma inventata, come documenta questo video del Corriere della Sera:
Penoso, non si può dire altro di uno che continua ad arrampicarsi sugli specchi per sostenere una visione politica ed economica più che obsoleta e per andare a raschiare il barile di quelli che, come lui, non hanno ancora capito che siamo entrati da quindici anni nel 21° Secolo.
E torniamo a Il Felpo 1, Salvini, il quale sta dibattendo da settimane con il tizio decrepito per definire le candidature alle prossime elezioni regionali. Uno degli argomenti forti è che, in Veneto, Zaia va ricandidato perché ha fatto bene. Ora, visto che ci vivo, non sono tanto convinto di questo e, in ogni caso, ricorderei al Felpo 1 che il suo bravo presidente, con il contributo naturalmente della maggioranza e dell’opposizione, non è ancora riuscito a far approvare il bilancio per il 2015 (che andava approvato entro il 31.12.2014, ovviamente) e, se non lo farà entro pochi giorni, la Regione Veneto non sarà, tra l’altro, in grado di pagare gli stipendi.
Come se non bastasse, l’allegra brigata che abita i palazzi del potere regionale, di tutte le provenienze politiche, ha pensato bene di rivedere radicalmente l’organizzazione della sanità con un emendamento alla Finanziaria, come illustra questo articolo di Alessandro Zuin dal Corriere Veneto: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2015/26-marzo-2015/usl-mercato-elettorale-2301165583994.shtml.
Buona stampa. Se questo è amministrare bene… Intendiamoci, non è che la Signora Moretti dia l’idea di saper migliorare le cose, ma l’attuale maggioranza regionale offre la garanzia di far poco o nulla, come accaduto nella legislatura che si sta concludendo. E, tra l’altro, anche a dimenticare il caso di Tosi, appare tutt'altro che unita e armoniosa, come, d'altronde, dimostra il rapporto tra il tizio decrepito e il Felpo 1.
Certo, ci sta che Salvini spinga per la rielezione di Zaia, fa parte del suo ruolo (meno, forse, dei suoi doveri, ma le cose non sempre coincidono). E, infatti, non è tanto questo che mi spinge ad avere di lui un'opinione che, già cattiva, si deteriora giorno dopo giorno.
Anche Salvini ha ritenuto di esprimere un giudizio sul Presidente del Consiglio che, francamente, lascia sconcertati. Vado a prendere la notizia sul sito de La Repubblica: http://video.repubblica.it/dossier/scandalo-lega/salvini-cambierei-renzi-con-putin/195398/194410.
Capisco che, quando si parla in pubblico, la tentazione di strappare l’applauso si faccia sentire. E, tuttavia, osservo che Il Felpo 1 va oltre il lecito nelle sue affermazioni. Nessun leader dell’opposizione di una nazione autenticamente democratica si sognerebbe di sostenere simili opinioni. In parole più chiare: nessun leader dell’opposizione di una nazione autenticamente democratica distorcerebbe la realtà per far apparire il Capo del Governo peggiore di un signore che ha il curriculum di Putin. Non lo farebbe Miliband nei confronti Cameron, non lo farebbe Sarkozy nei confronti di Hollande. Probabilmente lo farebbe Marine Le Pen, sia nei confronti di Hollande che nei confronti di Sarkozy (eventualmente tornato all’Eliseo), ma, per l’appunto, parliamo di Marine Le Pen, il cui partito, tra l’altro, si è fatto finanziare dalla Russia come un qualsiasi PCI si faceva finanziare dall’Unione Sovietica.
E via verso il fronte. Dopo molte parole, anche molta musica. Cominciamo da John Coltrane e da uno dei suoi album più belli, SoulTrane (http://it.wikipedia.org/wiki/Soultrane), dal quale ho scelto Theme for Ernie.


Proseguiamo con un altro grandissimo sassofonista, Sonny Rollins, di cui ascoltiamo Tennessee Waltz. Scelta eccellente: me lo dico da solo.


Per finire lasciamo il jazz e passiamo alla straordinaria chitarra di Eric Clapton (meglio: alle sue straordinarie dita). Ho scelto uno dei suoi album più belli, Slowhand (http://www.ericclapton.com/album/slowhand), e, tra una decina di ottimi pezzi, un formidabile brano strumentale: Peaches and diesel.


domenica 7 dicembre 2014

Bisogna anche ridere di se stessi


Sergio Staino (http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Staino) è uno dei nostri vignettisti più popolari. Le sue vignette sono state e sono pubblicate su numerosi quotidiani e periodici. Ha creato alcuni personaggi diventati quasi leggendari, come Bobo e Molotov.
Non ha mai nascosto il suo orientamento politico e, anzi, come altri vignettisti, ha usato il proprio lavoro anche per esprimere le proprie opinioni, oltre che per far sorridere.
Come ogni sabato, il Corriere della Sera ha pubblicato anche ieri la vignetta settimanale di Staino, che non è disponibile sul sito, quindi l’ho acquisita con lo scanner. Eccola.


Mala stampa. Se e quanto faccia ridere o sorridere, ovviamente, ognuno ha la propria idea. Il senso dell’umorismo non è uniformemente distribuito nella popolazione, sia dal punto di vista quantitativo sia, se così posso dire, dal punto di vista qualitativo. Sotto questo profilo, dunque, il mio giudizio è più che irrilevante. Non vi dirò se ho riso o meno, ma vi dirò che ho provato piacere nel vederla e ho ripensato al mio ultimo post: Staino mi ha dato ragione e, voi tre sapete, io provo un particolare piacere quando posso sottolineare di aver visto giusto. Da bravo componente della Ditta, Staino sostiene che, avendo Renzi raccolto molti voti alle europee, ha, conseguentemente, aperto le porte del PD alla “robaccia”. Peccato che Renzi (che, come sapete, non gode della mia stima né della mia simpatia) non abbia avuto alcun ruolo nel selezionare la classe dirigente del PD fino alla fine del 2013, quando cioè è diventato Segretario del partito.
Non si fa il bene degli italiani e, credo, ma la cosa non m’interessa poi tanto, quello del PD a continuare, come fanno gli esponenti della Ditta, Staino incluso, a rifiutarsi di guardare in faccia la realtà e di riconoscere le proprie responsabilità. Con gente del genere, che ha l’elasticità mentale di un paracarro, hai voglia di cambiare verso all’Italia. D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina e soci metteranno i bastoni fra le ruote di chiunque non la pensi come loro, che, purtroppo per noi, usano categorie politiche vecchie di trent'anni. Si considerano unti da qualche sorta di divinità della sinistra (non saprei dire quale, visto che persino loro non fanno più i nomi neppure di Marx e Engels, non parliamo di Stalin o di Mao) quasi quanto il tizio decrepito si sente l’unto del Signore.
E lasciamo perdere di chi si crede l’unto il puparo dello psiconano+barba-Mediaset… I guru della rete sono i fondatori di Google, Facebook, Paypal, Instagram, Wikipedia, ecc. Che io sappia, Ca((zz)sal)eggio non trova spazio nel gruppo, nemmeno tra i gregari di riserva.
Un brano musicale. Qualcosa di allegro e di diverso dal solito. La musica Klezmer (http://it.wikipedia.org/wiki/Klezmer), oltre a trarre origine da culture musicali diverse, si presta molto bene all’incontro con altri generi, producendo risultati interessanti.
Vi propongo una registrazione dal vivo del 2004 di David Krakauer, uno straordinario clarinettista, e del suo gruppo. Il video è stato registrato a Cracovia e racchiude i brani conclusivi del concerto. Un'esplosione di vitalità e di divertimento.


venerdì 28 novembre 2014

Marginalità autoritaria


Buona stampa. La crisi del M5S descritta in poche, precise parole.
In realtà, mi pare che l’ironia prevalga nei commenti di tutte le testate. E forse non è poi così strano, visto come ha trattato e tratta ancora i giornalisti lo psiconano+barba-Mediaset.
Avevo detto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa per il Paese, sono stato facile profeta. La sua parabola professionale e umana garantiva velleitarismo e volgarità, non certo capacità di indicare percorsi credibili per risolvere i problemi italiani. Alla prova dei fatti, si è rivelato persino peggiore del previsto, grazie sicuramente alla presenza sopra di lui del puparo Ca((zz)sal)eggio, fonte inesauribile di teorie deliranti e ideologo di una democrazia diretta via rete che proprio le vicende del M5S dimostrano essere più che infondata. E vissuta contraddittoriamente anche da un'altra figura di punta del movimento, ossia Paolo Becchi, di cui potete ascoltare le opinioni in un’intervista al Direttore di Libero, Maurizio Belpietro: http://tv.liberoquotidiano.it/video/11727002/Paolo-Becchi-a-Maurizio-Belpietro-.html.
Buona stampa. Belpietro, quando vuole, ci sa fare. E Becchi dimostra di essere in grado di fornire al M5S ancora un contributo prezioso di contraddizioni e visioni non meno fumose di quelle di Ca((zz)sal)eggio.
Anche Francesco Merlo, nella sezione video de La Repubblica, non si fa sfuggire l’opportunità di dileggiare Grillo come merita: http://video.repubblica.it/rubriche/ora-basta/rnews-merlo-un-esorcista-per-grillo/184910/183770?ref=HREA-1.
Buona stampa.
Buona stampa.
Difficile resistere alla tentazione di scherzare su quanto sta accadendo nel M5S, ma non si deve dimenticare che il movimento, per quanto ridimensionato e, forse, destinato a sfaldarsi, ha ancora numeri importanti in Parlamento e non ha perso il suo fascino agli occhi di una parte non esigua di elettori. Gente che, evidentemente, non riesce a vedere le contraddizioni e i rischi della (pseudo) proposta politica di Grillo e del suo puparo. E gente alla quale piace pensare che qualche migliaio di voti espressi attraverso internet (tra l’altro in maniera non proprio trasparente sul piano tecnico) rappresenti la nuova forma della democrazia, in forza della quale imporre le proprie idee a decine di milioni di italiani.
Sarebbe bene che leggessero questo commento di Marco Imarisio, pubblicato dal Corriere della Sera di oggi, da cui ho tratto le parole per il titolo di questo post: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_28/m5s-l-utopia-frantumi-d36f807a-76ce-11e4-90d4-0eff89180b47.shtml.
Buona stampa. Appunto… marginalità autoritaria.

martedì 14 ottobre 2014

Non sentivano certo il bisogno di lui


Nella sua abissale insensatezza, lo psiconano+barba-Mediaset ha ritenuto di andare a ispezionare i Genovesi che stanno faticosamente rimuovendo tonnellate di fango e detriti dalla loro città.
Potrà negarlo fino alla morte, ma la sua apparizione a Genova non ha nulla a che fare con la solidarietà o la volontà di individuare azioni da proporre per dare un po’ di sollievo alla città e ai suoi valorosi cittadini. Si tratta dell’ennesimo squallido show di un mediocre comico inspiegabilmente assurto a ruolo di leader (apparente) di un movimento tragicamente inconcludente, dominato da servilismo persino peggiore di quello che abbiamo imparato a conoscere nei partiti del tizio decrepito. Sono trascorsi non so quanti mesi da quando ho scritto che Grillo non era una risorsa per il Paese. Sono stato facile profeta. Ovviamente grazie al formidabile contributo di Ca((zz)sal)eggio e del suo patetico pupo.
Tutta la mia simpatia ai Genovesi che l’hanno contestato come meritava. Per la cronaca della giornata vi rimando, tra tanti, a La Stampa: http://www.lastampa.it/2014/10/14/italia/cronache/nord-flagellato-ora-il-maltempo-si-sposta-al-sud-genova-respira-si-indaga-per-disastro-colposo-VimwxvrYSsiXFTp91NHcsK/pagina.html.
Vorrei poter dire: passiamo alle cose serie, ma, purtroppo, che Ca((zz)sal)eggio e Grillo abbiano un ruolo importante nella vita pubblica italiana è un fatto drammatico, quindi maledettamente serio.
Passiamo, quindi, ad altro. A una vicenda piuttosto sconcertante e anche preoccupante, ossia quella del caos (come altro chiamarlo?) al vertice di una delle maggiori aziende italiane, considerata a ragione per anni un esempio straordinario del genio imprenditoriale che riesce a esprimersi nel nostro Paese. Avrete già capito che si tratta di Luxottica. I giornali dedicano da giorni ampio spazio a quel che accade nel colosso della produzione e distribuzione di occhiali, fin dall’estromissione di Guerra dalla carica di Amministratore Delegato. Personalmente, proprio per l’ammirazione e per la stima che Leonardo Del Vecchio ha saputo meritarsi, mi dispiace che stia prendendo decisioni discutibili, capaci di sconcertare il mercato e, soprattutto, gli investitori esteri, i quali hanno iniziato a vendere senza esitazioni il titolo dell’azienda di Agordo, voltando le spalle proprio all’uomo che, forse più di ogni altro, ha rappresentato, anche (o soprattutto) fuori dai nostri confini, un formidabile esempio del talento imprenditoriale italiano.
Mi è piaciuta l’analisi del caso effettuata da Alessandro Plateroti sul Sole 24 Ore di oggi: breve, ma interessante anche perché svolge un paragone tra Luxottica e FCA. La potete leggere qui: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-14/credibilita-e-supermanager-063653.shtml?uuid=ABOeEw2B.
Buona stampa. Ciò che temo, e la cosa sarebbe veramente gravissima, è che questa situazione possa far percorrere a Luxottica la strada compiuta da altre eccellenti aziende italiane, finite in mani straniere. Non si tratta di nazionalismo o di campanilismo. Si tratta semplicemente di avvilimento nel vedere che noi sappiamo buttarci via meglio di chiunque altro...
Torniamo per un attimo a Genova prima di ascoltare qualcosa. Un articolo che non ha bisogno di commento e riguarda alcuni premi concessi a dirigenti pubblici. Non vi dico nulla di più, leggetelo: http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_14/genova-dirigenti-disastro-corsa-altri-bonus-63285f34-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml.
Buona stampa. Se non si metterà realmente mano a modifiche radicali del rapporto di lavoro nella Pubblica Amministrazione, ci ritroveremo a leggere ancora innumerevoli volte altri articoli che fanno male al fegato, ma anche ad altri organi…
Musica sia. La prima The Nearness of You che ascoltiamo oggi è eseguita da Ella Fitzgerald con Louis Armstrong. Quasi un obbligo dare spazio alla versione di questi due straordinari interpreti del jazz.


Con un bel salto, sia nel tempo sia nello stile, passiamo alla versione, piuttosto lunga, ma assai bella di Paul Bley al piano, con Ron McClure al basso e Billy Hart alla batteria.


E per oggi mi fermo qui, non voglio sparare troppo in fretta tutti i miei colpi.

domenica 12 ottobre 2014

Dove si nasconde il pericolo


I danni della pioggia a Genova sono nulla in confronto a quelli prodotti dalla vergognosa inettitudine dello Stato, a tutti i livelli e in tutti i suoi apparati. Fedele alla regola di affidarmi a chi sa fare le cose meglio di me, vi suggerisco Gramellini nel Buongiorno su La Stampa di ieri (http://www.lastampa.it/2014/10/11/cultura/opinioni/buongiorno/questa-specie-di-stato-dXc287ftVcfdsopiAglx4K/pagina.html) e Gian Antonio Stella nell’editoriale del Corriere, sempre di ieri, (http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_11/pasticcio-lavori-torrente-fermi-4-anni-chi-paga-l-incuria-b070574e-510c-11e4-8503-0b64997709c2.shtml),
Buona stampa. Stella è tornato sull’argomento anche oggi, ma l’articolo, interessante, non è disponibile on line. Comprate un Corriere ogni tanto, vale ancora il prezzo e contribuirete a tenere in vita un organismo che potrebbe estinguersi.
Non lo dico io, lo dice il puparo dello psiconano+barba-Mediaset, che ha previsto per la fine del prossimo decennio la scomparsa dei quotidiani.
Il geniale Ca((zz)sal)eggio, che, in piena sintonia con il suo compagno di cene a base di tartufo (http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11705964/M5S--malore-per-Beppe-Grillo.html), ha dato al Circo Massimo la misura della sua intelligenza e della sua educazione, oltre che del suo rispetto per gli altri, per le loro idee e per il loro lavoro.
Degli sproloqui di questa micidiale accoppiata danno conto tutti i quotidiani. Io vi rimando a soli due pezzi, se ne volete sapere di più cercate voi.
Il primo è Il Giornale, con un commento di Stefano Filippi che spinge lo sguardo oltre l’evento del M5S: http://www.ilgiornale.it/news/politica/quelle-piazze-rimaste-vuote-che-i-governi-non-temono-pi-1059019.html.
Buona stampa.
Il secondo, tratto da La Repubblica, è più un pezzo di cronaca che un commento, quindi non ha valutazione: http://www.repubblica.it/politica/2014/10/11/news/grillo_a_circo_massimo_stasera_lanciamo_referendum_su_euro_cori_e_insulti_contro_giornalisti-97861159/?ref=HRER1-1.
Quando s’insiste, come Grillo e Casaleggio, nell’indicare l’uscita dall’euro come un toccasana per il paese, si va al di là di ogni limite nell’opportunismo politico. E nel farneticare in materia di cui non sanno un bel nulla. Tra l’altro nessuno, forse nemmeno alla BCE, è in grado di spiegare come un paese possa “uscire” dall’euro. Non è la prima volta che ne parlo, non voglio dilungarmi, vi rimando a un pezzo esauriente di Angelo Baglioni dal sito LaVoce.info: http://www.lavoce.info/uscire-euro-no-grazie-europa-crisi/.
Buona stampa. Vi suggerisco di leggere anche il seguito: http://www.lavoce.info/uscire-dalleuro-unoccasione-ripresa-nuova-recessione/.
Ah, quanto avremmo bisogno di una classe politica che somigliasse anche vagamente a quella descritta da Claudio Magris nel pezzo che vi ho suggerito ieri! E’ difficile non rimpiangere persone come quelle che ressero le sorti italiane dal dopoguerra agli anni 70, molto difficile…
A ben vedere, il rimpianto riguarda anche la qualità dei politici di altri paesi, in particolare quelli ai quali siamo legati da affinità culturali e alleanze storiche. Come non provare senso di smarrimento e di sconforto nel vedere, ancora una volta, l’Occidente assistere senza muovere un dito al massacro di intere popolazioni. Come non sentirsi dolorosamente feriti dal modo in cui lasciamo che l’ISIS prosegua nella conquista di territori e nel genocidio di chi non si sottomette al suo potere. Kobane sta per cadere sotto gli occhi indifferenti di quasi tutti. E sarà soltanto un altro passo verso un cambiamento degli equilibri mondiali che Europa, Stati Uniti e loro alleati tradizionali non riescono a controllare, come ben spiega Angelo Panebianco nell’editoriale di oggi del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/editoriali/14_ottobre_12/kobane-sotto-assedio-l-occidente-8e50c4dc-51d9-11e4-b208-19bd12be98c1.shtml#.
Buona stampa.
Passiamo alla musica. Qualche giorno fa, quando vi ho proposto la versione di Brad Mehldau e Joshua Redman, avevo promesso un ascolto multiplo di The Nearness of You (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Nearness_of_You). E mantengo la promessa.
Avrei voluto cominciare, direi necessariamente, dall’esecuzione orchestrale dell’autore della musica, Hoagy Carmichael, pianista che, oltre a comporre numerose colonne sonore, ha avuto anche ruoli cinematografici (http://www.imdb.com/name/nm0005994/?ref_=nv_sr_1). Purtroppo, per uno di quei misteri del web che non so risolvere, YouTube mi consente di vederlo, ma non di includerlo in questo post. Mah...
Allora cambiamo brano. Tra i film in cui Carmichael ha lavorato c'è To Have and Have Not (Acque del Sud), accanto a Humphrey Bogart e Lauren Bacall, e proprio insieme a lei Carmichael esegue How Little We Know. Ve li faccio ascoltare in omaggio a entrambi. In particolare a Lauren Bacall, in questo film semplicemente stupenda.


E veniamo alla prima versione, per oggi, di The Nearness of You, quella di un trombettista italiano molto interessante, Fabrizio Bosso (http://www.fabriziobosso.eu/).


Facciamo poi un bel salto e passiamo a una versione decisamente diversa, quella dei Rolling Stones, dal vivo a Parigi nel 2003. La voce non è quella di Mick Jagger, bensì quella di Keith Richards.


Ultima versione, per oggi, è quella cantata dalla voce di Norah Jones, che si accompagna al piano dal vivo alla Royal Festival Hall di Londra nel 2012.

mercoledì 28 maggio 2014

Povero Kipling


Oggi prendiamo avvio dal Buongiorno di ieri, in cui Gramellini legge da par suo i risultati elettorali (tracciando un delizioso ritratto delle precedenti gestioni del partito di Renzi): http://www.lastampa.it/2014/05/27/cultura/opinioni/buongiorno/come-rubare-i-voti-agli-avversari-DoDagBt8xFLv0K7mSJhERI/pagina.html.
Buona stampa. Anche quello odierno merita, quindi vi do il collegamento sebbene esuli dal tema che intendo affrontare: http://www.lastampa.it/2014/05/28/cultura/opinioni/buongiorno/che-ambientino-h1EuCvXHQ8liVQl5iVWceP/pagina.html.
Ri-Buona stampa.
Già, perché oggi mi sembra giusto dar spazio agli sconfitti e guardare come hanno saputo affrontare l’esito delle elezioni. Ci concentriamo, ovviamente, su quelli che meritano ancora un po’ di attenzione. I granelli di polvere li trascuriamo, sono già nell’aspirapolvere della storia…
Cominciamo dallo psiconano+barba-Mediaset, il pupo maneggiato da Casaleggio, sul quale si concentra l’attenzione di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/politica/14_maggio_28/bisogna-saper-perdere-484bc50a-e630-11e3-b776-3f9b9706b923.shtml#.
Buona stampa. Il mastino graffia come si conviene e, direi, sparge anche qualche granello di sale sulle ferite. La vanagloria di Grillo (il quale ha avuto l'ardire di citare If, evidentemente senza averne capito il significato) e del suo burattinaio mette in ombra persino quella del tizio decrepito, il che è tutto dire. E, probabilmente, è il seme del declino del M5S, incapace di andar oltre il volgare e velleitario vaneggiare dei due dittatori da operetta, i quali, se mai si ritirassero davvero, potrebbero sempre trasferirsi nel loro villaggio con eliporto e bunker in Costarica. Ricordate Ecofeudo? (https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8935086878675079658#editor/target=post;postID=6077416400344537517;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=18;src=postname).
Anche Stefano Folli, ne Il Punto odierno sul Sole 24 Ore, analizza la capacità di riflettere sulla sconfitta di Grillo e Berlusconi. Un articolo in cui non si ritrova (com’è ovvio per stile e carattere) il tono canzonatorio che anima tutto il pezzo di Stella, ma non per questo meno interessante: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-05-28/l-autocritica-e-quasi-impossibile-075002.shtml?uuid=ABJf0nLB.
Buona stampa.
Riflettere sull’esito del voto con realismo, a onor del vero, non sembra così facile neppure per i colleghi di Folli e Stella, almeno per quelli che hanno qualche problema d’indipendenza. Cominciamo con il direttore de Il Giornale, Sallusti, il quale, com’è naturale, non viene neppure sfiorato dal dubbio di mettere in discussione l’operato del padrone e, quindi, fatica molto a identificare la verità: http://www.ilgiornale.it/news/interni/renzi-furbo-fa-finto-modesto-grillo-furente-butta-sullo-1022613.html.
Mala stampa.
Il Fatto Quotidiano, che quanto a faziosità ha poco da imparare da Sallusti & Co., racconta un incontro del M5S a Milano per analizzare la sconfitta. L’autocritica, a ben vedere, la trovate soltanto nel titolo. Per il resto, la consueta nuvola di fumo:
Mala stampa. La cronaca non può essere strumentale.
Chiudiamo con un esempio di ottima fusion, un brano musicale leggero, primaverile: Maybe Tonight, eseguito da Earl Klugh (http://en.wikipedia.org/wiki/Earl_Klugh).


lunedì 26 maggio 2014

La maturità di una nazione


Non è sportivo, e men che meno elegante, rallegrarsi delle sconfitte altrui, ma oggi mi è impossibile non provare un senso di sollievo e di soddisfazione per l’esito delle elezioni europee.
Attenzione: non è tanto il fatto che lo psiconano+barba-Mediaset abbia ricevuto una dura lezione a rendermi sollevato e soddisfatto. Anzi, lo è assai di più il fatto che una parte assai ampia degli italiani non si sia lasciata affascinare dalla volgarità e dalla violenza dello sterile messaggio di Grillo e del suo puparo. Il M5S resta un partito importante, ma certo meno di sabato e, voglio sbilanciarmi, probabilmente ha iniziato un declino che proseguirà. Il modo di “fare politica” (non si tratta affatto di questo, ma usiamo questa locuzione per comodità) di Casaleggio per interposto Grillo ha un potere di attrazione limitato nel tempo: anche chi guarda alle vicende politiche con rabbia desidera progetti realistici e provvedimenti efficaci.
I due sacerdoti della giustizia sommaria e dell’assolutismo esercitati via internet, avendo seminato vento, hanno raccolto tempesta.
E veniamo agli altri principali protagonisti della sfida elettorale.
Che dire sul tizio decrepito? Non c’è nulla che possa fare per arginare il declino fisico e politico. I suoi estimatori, vien da dire finalmente, hanno cominciato a vedere cosa si nasconde dietro il cerone e le promesse. Speriamo che abbia un sussulto di dignità (voi tre capite senz’altro cosa intendo dire). E che eviti avventure dinastiche: un Berlusconi ci è bastato.
Il vincitore Renzi conquista un successo superiore alle aspettative e, secondo me, anche superiore ai meriti. Ora deve davvero darsi da fare per rimettere in carreggiata questo sgangherato paese. E farlo guardando ai veri obiettivi che devono avere i processi riformatori, non a quelli facili da additare per ottenere il consenso elettorale. Si rimbocchi le maniche, lasci a casa la demagogia e spenga lo smartphone.

domenica 23 giugno 2013

Le interviste sono altra cosa


Oggi l’inserto del Corriere laLettura ospita un’intervista al puparo dello psiconano+barba-Mediaset, ossia il titolare di un’altra testa più ordinata fuori che dentro (opinione già manifestata in passato che, non dirò altro, è rimasta immutata).
Stampa così e così. Non tanto per quel che dice Casaleggio, di cui ognuno può e deve farsi una propria opinione leggendo, quanto piuttosto perché si tratta di un’intervista come usa oggi, ossia spedendo all’intervistato una lista di domande alle quali segue una lista di risposte, senza nessun contraddittorio. Niente male, non c’è che dire…
E’ vero, ho più capelli bianchi che grigi e più grigi di quelli del castano vagamente simile all’originale rimasti, e ne sono rimasti pochi di ognuno dei tre colori. Detto altrimenti: sono piuttosto datato. E, di conseguenza, sono portato a rimpiangere i tempi in cui le interviste si svolgevano tra due umani, non tra pezzi di carta, e l’umano che poneva le domande, se sapeva fare il suo mestiere, quando le risposte risultavano insoddisfacenti, tirava fuori denti e unghie per mettere in difficoltà l’intervistato e farne risaltare le contraddizioni o le affermazioni prive di adeguate argomentazioni.
Niente del genere, ovviamente, troviamo nella pseudo-intervista di Serena Danna al puparo. Qualità e attualità della quale, tra l'altro, risentono anche del lasso di tempo intercorso tra l’invio delle domande e la ricezione delle risposte. Chissà cosa ne direbbe Oriana Fallaci, una che le interviste, quelle vere, le sapeva fare? Io credo che ne direbbe male e non credo di sbagliare.
Musica, come sempre indispensabile sollievo (l’ho già detto, ma mi va bene ripetermi).
Torniamo alle interpretazioni di uno stesso brano da parte di diversi musicisti.
Il pezzo è di Damien Rice (http://en.wikipedia.org/wiki/Damien_Rice), un cantautore irlandese la cui popolarità ha tratto grande vantaggio dall’utilizzo di alcune sue composizioni come colonne sonore di serie televisive di successo.
Il brano si intitola The Blowers Daughter. Ascoltiamo per primo l’autore.


La seconda esecuzione, solo strumentale, è quella del trio Doctor 3 (Rea-Pietropaoli-Sferra), di cui vi ho già suggerito un ascolto in passato.


L’ultima interpretazione è quella di Megan Hilty, attrice e cantante americana.


martedì 28 maggio 2013

Scalatori di specchi


Cominciamo dai risultati elettorali. Se quasi tutti gli esponenti politici continueranno a non vedere i propri errori e ad attribuire le sconfitte alla presunta ottusità degli elettori, alla fine non andrà a votare più nessuno.
Per scoprire fin dove riescono a spingersi nel negare la realtà e nel ricercare scusanti a dir poco ridicole, leggete i commenti di Alemanno (http://roma.corriere.it/roma/politica/speciali/2013/elezioni-comune-roma/notizie/28alemanno-da-colpa-al-derby-2221364370677.shtml) e dello psiconano+barba-Mediaset e dei suoi più fedeli pappagalli (http://www.ilgiornale.it/news/interni/crisi-isterica-dei-cinque-stelle-921601.html).
Grillo e il suo degno puparo (il contenuto delle cui teste continua a essere più disordinato delle loro chiome), accecati dalla medesima presunzione e dalla medesima autoreferenzialità di coloro che additano (neanche a torto, per la verità) al disprezzo degli italiani, non sono neppure sfiorati dal dubbio che il pessimo risultato del M5S nelle elezioni amministrative sia frutto del comportamento inconcludente seguito alle politiche di Febbraio. L’astensione record sta lì a dimostrarlo.
Avevo scritto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa per il paese. Lui e Casaleggio mi stanno dando ragione, anche se questo non mi rende per nulla felice. Non hanno un progetto realistico e compiuto per il nostro futuro. Stanno facendo perdere tempo e denaro al paese in chiacchiere che fanno apparire rigogliosamente produttive le pratiche onanistiche. Hanno portato in Parlamento gente che non sa neppure da che parte si comincia a fare politica. E, come un qualsiasi Viavà o un qualsiasi tizio decrepito, danno la colpa agli elettori che non avrebbero capito…
Lasciamo perdere.
Parlando di economia, vi suggerisco di leggere un lapidario articolo di Francesco Daveri sul sito LaVoce.info (http://www.lavoce.info/e-la-crisi-non-lausterita-la-causa-dei-debiti-pubblici/).
Buona stampa. Daveri contraddice senza fatica e con i numeri le affermazioni di Stefano Fassina, niente meno che Viceministro dell’Economia, carica alla quale è stato chiamato, presumibilmente, per aver fatto parte dello stato maggiore di Viavà e per aver partecipato, alzando la voce, a qualche talk show… Attività che, forse, gli hanno impedito di seguire le vicende della teoria sostenuta (su basi piuttosto fragili e, sembra, su colonne di Excel insufficienti: http://www.huffingtonpost.com/dean-baker/reinhart-rogoff-austerity_b_3343688.html)
dagli economisti Reinhart e Rogoff, i cui errori concettuali, non nell’uso del pc, sono ben illustrati, tra gli altri, da Paul Krugman sul New York Times: http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/05/26/reinhart-and-rogoff-are-not-happy/.
Buona stampa.
E chiudo, purtroppo, tornando a occuparmi di una donna che, onestamente, avrei preferito tenere ben chiusa nel dimenticatoio. E ci sarei riuscito facilmente se lei non avesse deciso, una volta di più, di ignorare il motto che dice: un bel tacer non fu mai scritto. Parliamo di Giulia Ligresti, terza figlia di Salvatore, una delle componenti della famiglia che ha così diligentemente e saggiamente guidato il gruppo FondiariaSai, portandolo alla soglia del fallimento. Che Giulia Ligresti possa essere irritata dal fatto che la vita sua e dei suoi cari abbia subito qualche cambiamento in seguito alle vicende delle aziende da loro amministrate (parola impropria, ma perdonate), ci sta. Le converrebbe, tuttavia, evitare di dar sfogo a tale stato d’animo così come ha ritenuto di fare nei giorni scorsi (http://archiviostorico.corriere.it/2013/maggio/25/Giulia_Ligresti_Consob_studia_aggiotaggio_co_0_20130525_36edced2-c4ff-11e2-948d-552c2efc12be.shtml). Abbastanza sconcertante che l’ex presidente della società che controllava Fondiaria-Sai, ossia Premafin, non sapesse di muoversi su un terreno pericoloso quando ha espresso dubbi, forse non adeguatamente fondati, sulla solidità di una società quotata. O forse no, non è affatto sconcertante, visto quel che è emerso sulla gestione della Premafin stessa e, più ancora, delle holding della famiglia Ligresti Imco e Sinergia
Non aveva già abbastanza grattacapi senza andare a mettersi anche in questo guaio? Mah…
Se non le piace il vecchio proverbio, le converrebbe mandare a memoria i versi di Metastasio da cui, quasi certamente, l’adagio ha avuto origine:
Un bel tacer talvolta
Ogni dotto parlar vince d’assai

domenica 28 aprile 2013

Un vecchio governo di giovani e donne


I commenti sul Governo presieduto da Enrico Letta mi sembrano prevalentemente orientati all’ottimismo o, quantomeno, alla benevolenza.
Ne ho scelti due improntati alla fiducia, sia pure assai diversi nei toni. Il primo, da La Stampa, è il breve commento di Mario Calabresi (http://www.lastampa.it/2013/04/28/cultura/opinioni/editoriali/una-generazione-di-politici-e-uscita-di-scena-gVbCrH5bzgquPtwseiqSfK/pagina.html), il secondo, da Repubblica, è l’assai più estesa analisi di Eugenio Scalfari (http://www.repubblica.it/politica/2013/04/28/news/un_medico_per_l_italia_malata-57597866/?ref=HREA-1).
Buona stampa, per entrambi. Preferisco, però, la sobria sinteticità di Calabresi alla consueta, un po’ pedante, prolissità di Scalfari. Questione di gusti, niente di più.
Il terzo articolo, di ben altro orientamento, lo prendo da Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/governo-letta-posti-chiave-tutti-al-pdl-al-pd-restano-solo-briciole/576986/.
Stampa così e così. La solita saccente faziosità rende poco convincente l’impianto complessivo.
E veniamo a quel che conta, ossia la mia opinione (si fa per dire): personalmente non riesco a farmi prendere dall’entusiasmo per questa nuova compagine ministeriale. E ne spiego facilmente le principali ragioni.
Nella mai tanto vituperata (o, piuttosto, rimpianta?) Prima Repubblica difficilmente si veniva proiettati su una poltrona ministeriale senza un adeguato “periodo di formazione”. Il Governo nato ieri, diversamente da quelli di trent’anni fa, presenta un numero rilevante di debuttanti, persone che hanno alle spalle esperienze forse non adeguate per il ruolo loro affidato grazie ai giochi di bottega.
A voler fare i pignoli, mi pare che le scelte “un po’ così” (per motivazioni poco comprensibili o perché apparentemente avventate) prevalgano da una parte piuttosto che dall’altra, ma questo importa poco.
Voi tre sapete che mi piace inventare soprannomi: il Governo presieduto da Enrico Letta credo lo chiamerò “Governo Twitter”. La prima impressione, con tutto il rispetto per alcune (poche) figure che lo meritano, è che si sia cercato di buttarci un po’ (tanto) fumo negli occhi. Soprattutto vedo ragioni di preoccupazione nel fatto che, affidando alcuni ministeri importanti a figure apparentemente poco preparate a reggerli e scegliendo Filippo Patroni Griffi come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Letta abbia preferito (o si sia lasciato imporre) una linea che tutela, anzi rafforza, la prevalenza della burocrazia sulla politica.
Non vedo le premesse del cambiamento indispensabile per rimettere il nostro paese sulla giusta rotta.
Naturalmente mi auguro di essere rapidamente smentito.
Quanto alla solidità del Governo e alle sue prospettive di vita, faccio molta fatica a condividere l’entusiasmo di quelli che lo prevedono addirittura destinato a durare l’intera legislatura.
Leggete, a riguardo, l’intervista di Enrico Marro a Renato Brunetta sul Corriere di oggi (non è disponibile nell’edizione on line; se e quando lo sarà, vi darò il collegamento). Certo, si tratta dell’uomo che sostiene di aver rinunciato al Nobel per l’Economia a causa della prepotente vocazione alla politica, quindi le sue dichiarazioni, probabilmente, non vanno intese come verità assolute, tuttavia dalle affermazioni di Brunetta sembra emergere non l’asserita soddisfazione quanto la negata contrarietà, solidamente intrecciata alla minaccia. Non mi pare affatto amico o sostenitore del Governo che ha giurato poche ore fa.
E chiudiamo con un pezzo davvero interessante, che analizza bene il M5S e i rischi che esso rappresenta non in sé, ma a causa delle convinzioni e del modo di agire dei due leader, quello apparente (il pupo) e quello reale (il puparo): http://lettura.corriere.it/martin-mystere-contro-grillo/.
Buona stampa.
E per non farvi fare la fatica di andare voi a cercarlo, vi metto il video citato nell’articolo di Alfredo Castelli.


sabato 20 aprile 2013

Grazie, Signor Presidente


La gratitudine verso Giorgio Napolitano non può che accrescersi a dismisura dopo la decisione di accettare un secondo mandato al Quirinale.
La sua scelta si propone come un monumento al senso dello Stato che si erge sopra le macerie prodotte dalla pochezza smisurata dei politici, vecchi e nuovi.
C’è da sperare che, a fronte dell’ulteriore prova di responsabilità offerta, Napolitano abbia preteso e ottenuto impegni precisi da parte di quelli che, con il loro vergognoso comportamento, lo hanno costretto a una riconferma cui non aspirava.
Quello che non si può sperare è che lo psiconano+barba-Mediaset ponga fine alle sue patetiche sparate sulla correttezza di quanto è accaduto nell’elezione di Napolitano. E’ inutile sperarlo perché il pupo e il puparo non sanno neppure cosa sia la democrazia vera, quella che siamo andati costruendo nei secoli. Il loro concetto di democrazia non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non basta avere un blog che macina diverse migliaia di contatti al giorno per potersi attribuire il ruolo di unico interprete della volontà di un’intera nazione. Non si possono spacciare per democrazia processi di selezione dei candidati a cariche pubbliche che si svolgono in maniera del tutto oscura e coinvolgono frazioni irrisorie della popolazione nazionale. Un processo di selezione che ha portato in Parlamento individui le cui qualità (si fa per dire) abbiamo potuto apprezzare nelle settimane trascorse dal 24 e 25 Febbraio. Un processo di selezione che ha come corollario la pretesa di usare gli eletti come marionette, come pedine rigidamente sottoposte a controllo (quello di Casaleggio, perché lo psiconano+barba-Mediaset è molto più simile ai suoi idolatranti seguaci che a un vero leader).
Che i partiti tradizionali siano stati causa di gran parte delle condizioni disastrose in cui versa l’Italia non c’è dubbio. Che la presenza in politica di un personaggio come il tizio decrepito (con tutto il suo bel bagaglio d’interessi, di amicizie, di passatempi, ecc.) abbia finito, senza troppa fatica per la verità, per far emergere il peggio di cui erano capaci i suoi avversari, anche questo è un fatto incontrovertibile. Com’è incontrovertibile il fatto che il mancato rinnovamento della classe dirigente politica è dipeso dalla pessima qualità di quella ancora alla guida dei maggiori partiti tradizionali. Tutte cose di cui ho parlato in passato e di cui parlano da tempo persone assai più preparate e più autorevoli di me.
Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, di fare emergere i talenti di generazioni rimaste schiacciate sotto l’arrogante e supponente inamovibilità di chi ha guidato i partiti negli ultimi vent’anni. Partiti che, quale più quale meno, alla fine si sono rivelati tutti di plastica. O perché dominati da un padrone o perché controllati da una burocrazia, l’uno come l’altra preoccupati esclusivamente del proprio destino. Sono stati incapaci di produrre idee e programmi. E se anche li avessero elaborati, sarebbero stati incapaci di individuare le persone giuste per sviluppare le prime e attuare i secondi. Tutto vero, tutto fuori discussione. Partiti di plastica, partiti di presuntuosi inetti.
E’ per questo che non ce ne serve un altro, diverso dagli altri soltanto perché usa un paio di rudimentali e ossidati circuiti stampati in più…

domenica 17 marzo 2013

Cosa vogliono per il nostro futuro?


L’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, non imprevedibilmente, ha portato un po’ di novità nell’attuale stagno maleodorante della politica, non diverso da quello precedente al voto, checché ne pensino il puparo e il pupo. Il M5S ha sicuramente contribuito a un importante ricambio di deputati e senatori, ma questo non sembra affatto garantire un miglioramento del quadro complessivo e neppure una adeguato grado di governabilità al paese. La colpa, ovviamente, non è dei deputati e dei senatori grillini, ma del loro leader, o meglio del puparo del loro leader, che ha a cuore interessi non coincidenti con quelli degli italiani (esattamente come il tizio decrepito).
Il problema non è di poco conto e, sia pure a fatica, comincio a pensare che Grillo e Casaleggio sia di gran lunga più pericolosi di quanto avessi temuto (e anche del tizio decrepito).
Sono peggiori di lui, perché lo psiconano+barba-Mediaset e il suo guru vogliono imporre agli italiani la loro visione del mondo, aspirano a tramutare in regole le loro convinzioni, non intendono confrontarsi con chi la pensa diversamente o con chi, istituzionalmente, è chiamato a controllare l’operato della politica, ossia la stampa. E guarda caso, se si tratta di citare un esempio di nazione che considera amministrata bene, a Grillo viene in mente l’Iran.
Lui e Casaleggio sono le più gravi minacce cui siano state esposte la libertà e la democrazia di questo paese dopo la fine del Fascismo. Nessuna colpa della classe politica, per quanto grave, legittima un contrappasso così drammaticamente esagerato.
Posso soltanto augurarmi che, quando saremo richiamati presto a votare, chi si è lasciato suggestionare e affascinare dagli strilli di Grillo riesca a riflettere maggiormente e a leggere qualcosa di diverso dai post del blog dello psiconano+barba-Mediaset.
Sul pericolo rappresentato dalla coppia pupo e puparo, ecco tre articoli che descrivono le reazioni di Grillo all’elezione di Grasso alla Presidenza del Senato con i voti anche di alcuni senatori del M5S. Partiamo da La Stampa: http://www.lastampa.it/2013/03/17/italia/politica/grillo-contro-il-pd-usa-foglie-di-fico-i-senatori-piu-fiducia-basta-isterismi-uN4X19abO7Iu0Gb54JltjK/pagina.html, passiamo per Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/interni/grillo-pd-impresentabile-897024.html e chiudiamo con il Corriere della Sera, il cui pezzo è quello dal quale traspare maggiormente l’indifferenza di Grillo e Casaleggio alle norme fondamentali della democrazia e del confronto civile tra portatori di opinioni diverse, o meglio, più che indifferenza, la vera e propria ostilità, che si traduce in manipolazione e censura: http://www.corriere.it/politica/13_marzo_17/grillo-blog-censura-dissenso-scomunica_c854d658-8eff-11e2-95d7-5288341dcc81.shtml.
Buona stampa. Per tutti e tre. Il timore è che siano pochi i lettori di questi articoli tra coloro che hanno votato il M5S, con tutto quel che ne consegue…

venerdì 15 marzo 2013

Gogna mediatica


Cominciamo con un Gramellini SCULTOREO. Nel senso della potenza definitiva: http://www.lastampa.it/2013/03/15/cultura/opinioni/buongiorno/conclave-parlamento-hSyV4thzaqq0gmB4cqshDJ/pagina.html.
Buona stampa. Anzi, per suonare noioso: più che buona stampa. Non trascurate la citazione di Montanelli, semplicemente perfetta. Parliamo di Cicchitto! Robaccia che non se la prendono da nessuna parte, ma noi lo paghiamo ancora… E dobbiamo ringraziare il tizio decrepito. Probabilmente per una ragione di tessere, ma forse mi sbaglio… Comunque, se mi chiedeste da che parte andare, risponderei di andare in direzione di Arezzo.
Visto che ero sul sito de La Stampa, mi sono letto anche questa utile scheda riepilogativa: http://www.lastampa.it/2013/03/11/cultura/domande-e-risposte/quanto-costano-e-chi-paga-i-partiti-ZGcuEKktxSIYWbyy2uQ4LJ/pagina.html.
Capite perché sono anglofilo?
E veniamo al titolo del post. Io ne ho davvero alcune importanti parti del corpo saturate di questa storia della “gogna mediatica”. Nel nostro povero paese tutti, quando vengono scoperti con una più o meno grande parte delle dita ficcate dentro la marmellata, si mettono strillare perché sostengono di essere esposti in una sorta di gogna o, peggio, di essere infilati in un tritacarne, la prima come il secondo “mediatici”.
La deputata del M5S Marta Grande non ha fatto molta chiarezza sui propri titoli di studio, lo raccontano quasi tutti i quotidiani nella versione on line. Con un po’ di crudeltà, scelgo Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/interni/su-facebook-arriva-festa-laurea-marta-grande-896449.html
Cronaca. Niente voto, per il quotidiano. Sulla plurilaureata, beh… sarà sempre meglio del suo pessimo leader (pupo) Grillo e del suo (del leader pupo) guru Casaleggio (puparo).
Sant’uomo il Grillo. Scopriamo che il M5S ha uno statuto e che Grillo, il nipote e il commercialista ricoprono tutte le cariche. Niente male… Anche la plastica del Pdl sembra migliore. Almeno non si spaccia per lega di carbonio o per titanio purissimo… Non più, quantomeno…
Sempre per parlare di qualità, in particolare della stampa, torniamo alla storia del Costarica. Pochi minuti fa sono andato sul sito de L’Espresso e ho cercato novità sull’inchiesta della scorsa settimana relativa agli investimenti nello stato centroamericano da parte di persone vicine allo psiconano+barba-Mediaset.
Nessun articolo in evidenza. Apparentemente la storia è morta. Il che mi è sembrato strano. Ho fatto una ricerca sul sito digitando: “Beppe Grillo”. Ecco la pagina che mi è stata restituita:
Niente male: il risultato più recente è del 30 dicembre 2012. Buona stampa suonerebbe male, cosa ne dite?
Poi ho cercato: “Grillo Costarica” e “Ecofeudo”. Risultato: pagine bianche. Non mi esprimo. Ci voglio pensare. A naso, la cosa puzza. Eccome se puzza.
Nel frattempo, hanno deciso di ospitare questo pezzo di Marco Travaglio: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-mi-manchera-di-pietro/2202585.
Mala stampa. Solo Travaglio e pochi altri possono rimpiangere Di Pietro.
Vorrei finire diversamente, ma non posso proprio.
Buona notte e buona fortuna.