Nella storia della direzione del Corriere della Sera c’è una particolarità: il doppio passaggio di testimone tra Paolo Mieli e Ferruccio De Bortoli. Il primo, infatti, ha diretto il Corriere della Sera per due periodi, dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 (http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-mieli/) e il secondo lo ha sostituito in entrambi casi. Attualmente, non si sa ancora per quanto, è presidente della RCS Libri, la divisione della RCS Mediagroup che si occupa dell’editoria, di recente ceduta al Gruppo Mondadori.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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martedì 20 ottobre 2015
Non fare oggi quel che toccherà fare ad altri domani
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lunedì 11 maggio 2015
L'ennesima dimostrazione che non vale nulla
Mi tocca concedere un po’ di spazio, dopo tanto tempo, alla lucidità e alla saggezza (si scherza, ça va sans dire) dello psiconano+barba-Mediaset, il quale non ha
trovato di meglio da fare che occuparsi di medicina preventiva e di oncologia,
argomenti dei quali è notoriamente uno dei massimi esperti non dico italiani,
ma addirittura mondiali.
In realtà, mi viene da pensare che il poveretto fosse un po’
irritato dalla diminuita presenza sui media e dallo sbiadire della popolarità
sua e anche del suo degno puparo.
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sabato 28 marzo 2015
Non si smentiscono mai
Ho già detto quel che avevo da dire sul disastro del
Massiccio dei Tre Vescovadi; spero che anche gli organi di stampa si mettano un
po’ quieti e lascino in pace i morti e i vivi, alcuni dei quali porteranno per
sempre dentro di loro un tormento devastante.
Veniamo alle questioni politiche italiane, alle quali,
avendole trascurate, dedicherò l’intero post, anche se un po’ mi sento in colpa perché vi parlo dei soliti tizi impresentabili... Portate pazienza.
So già, mentre inizio a scrivere, che urterò la
suscettibilità di uno dei miei tre lettori, cui pare credibile che la Lega e il
suo Segretario offrano al Paese una prospettiva. Personalmente non vedo, nel
desolato panorama italiano, nessuno che possa portare la ventata di aria fresca
di cui, come dicevo qualche giorno fa, abbiamo disperatamente bisogno.
In Italia i partiti di minoranza, ma anche quelli di
governo, fanno molto male il loro mestiere. Un partito di minoranza, in
una democrazia che funziona, non si limita a sbraitare che il governo non lavora
bene, ma propone alternative credibili, provvedimenti che aspirano a essere
migliori di quelli predisposti dai ministri in carica, dimostra quotidianamente
di avere un programma per il futuro e di poterlo realizzare e di non preoccuparsi
soltanto di vincere le prossime elezioni.
Da noi questo non accade, da noi tutti gli oppositori, dallo
Psiconano+barba-Mediaset a Il Felpo 1 Matteo Salvini, dal premio Nobel mancato
a Il Felpo 2 Maurizio Landini, strillano e basta, il più delle volte in maniera
scomposta e volgare.
Su Grillo, il quale deve soffrire parecchio perché quasi
nessuno, neppure tra i suoi, più si occupa di lui, stendiamo un velo pietoso.
Personalmente, salvo essere costretto, eviterò di parlarne dopo la vergognosa uscita con cui (purtroppo) ha riconquistato per qualche istante il palcoscenico,
come spiega Libero:
Cronaca. Grillo è semplicemente disgustoso. Un ridicolo e
inutile pupazzo in mano a un visionario patetico. Lui e Ca((zz)sal)eggio hanno, come tanti negli
ultimi anni, semplicemente messo in piedi un’impostura politica che, purtroppo,
ha fatto illudere molti italiani.
Quanto a Il Felpo 2 Landini, pur di criticare, presenta una realtà di suo
gradimento, ma inventata, come documenta questo video del Corriere della Sera:
Penoso, non si può dire altro di uno che continua ad
arrampicarsi sugli specchi per sostenere una visione politica ed economica più
che obsoleta e per andare a raschiare il barile di quelli che, come lui, non
hanno ancora capito che siamo entrati da quindici anni nel 21° Secolo.
E torniamo a Il Felpo 1, Salvini, il quale sta dibattendo da
settimane con il tizio decrepito per definire le candidature alle prossime
elezioni regionali. Uno degli argomenti forti è che, in Veneto, Zaia va
ricandidato perché ha fatto bene. Ora, visto che ci vivo, non sono tanto convinto
di questo e, in ogni caso, ricorderei al Felpo 1 che il suo bravo presidente,
con il contributo naturalmente della maggioranza e dell’opposizione, non è
ancora riuscito a far approvare il bilancio per il 2015 (che andava approvato
entro il 31.12.2014, ovviamente) e, se non lo farà entro pochi giorni, la
Regione Veneto non sarà, tra l’altro, in grado di pagare gli stipendi.
Come se non bastasse, l’allegra brigata che abita i palazzi
del potere regionale, di tutte le provenienze politiche, ha pensato bene di
rivedere radicalmente l’organizzazione della sanità con un emendamento alla
Finanziaria, come illustra questo articolo di Alessandro Zuin dal Corriere
Veneto: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2015/26-marzo-2015/usl-mercato-elettorale-2301165583994.shtml.
Buona stampa. Se questo è amministrare bene… Intendiamoci,
non è che la Signora Moretti dia l’idea di saper migliorare le cose, ma
l’attuale maggioranza regionale offre la garanzia di far poco o nulla, come
accaduto nella legislatura che si sta concludendo. E, tra l’altro, anche a dimenticare il caso di Tosi, appare tutt'altro che unita e armoniosa, come, d'altronde, dimostra il rapporto tra il tizio decrepito e il Felpo 1.
Certo, ci sta che Salvini spinga per la rielezione di Zaia,
fa parte del suo ruolo (meno, forse, dei suoi doveri, ma le cose non sempre
coincidono). E, infatti, non è tanto questo che mi spinge ad avere di lui un'opinione che, già cattiva, si deteriora giorno dopo giorno.
Anche Salvini ha ritenuto di esprimere un giudizio sul Presidente
del Consiglio che, francamente, lascia sconcertati. Vado a prendere la notizia
sul sito de La Repubblica: http://video.repubblica.it/dossier/scandalo-lega/salvini-cambierei-renzi-con-putin/195398/194410.
Capisco che, quando si parla in pubblico, la tentazione di
strappare l’applauso si faccia sentire. E, tuttavia, osservo che Il Felpo 1 va oltre il lecito nelle sue affermazioni. Nessun leader dell’opposizione
di una nazione autenticamente democratica si sognerebbe di sostenere simili
opinioni. In parole più chiare: nessun leader dell’opposizione di una nazione
autenticamente democratica distorcerebbe la realtà per far apparire il Capo del
Governo peggiore di un signore che ha il curriculum di Putin. Non lo farebbe
Miliband nei confronti Cameron, non lo farebbe Sarkozy nei confronti di
Hollande. Probabilmente lo farebbe Marine Le Pen, sia nei confronti di Hollande
che nei confronti di Sarkozy (eventualmente tornato all’Eliseo), ma, per
l’appunto, parliamo di Marine Le Pen, il cui partito, tra l’altro, si è fatto
finanziare dalla Russia come un qualsiasi PCI si faceva finanziare dall’Unione
Sovietica.
E via verso il fronte. Dopo molte parole, anche molta
musica. Cominciamo da John Coltrane e da uno dei suoi album più belli, SoulTrane (http://it.wikipedia.org/wiki/Soultrane), dal quale ho scelto Theme for Ernie.
Proseguiamo con un altro grandissimo sassofonista, Sonny Rollins, di cui ascoltiamo Tennessee Waltz. Scelta eccellente: me lo dico da solo.
Per finire lasciamo il jazz e passiamo alla straordinaria chitarra di Eric Clapton (meglio: alle sue straordinarie dita). Ho scelto uno dei suoi album più belli, Slowhand (http://www.ericclapton.com/album/slowhand), e, tra una decina di ottimi pezzi, un formidabile brano strumentale: Peaches and diesel.
Per finire lasciamo il jazz e passiamo alla straordinaria chitarra di Eric Clapton (meglio: alle sue straordinarie dita). Ho scelto uno dei suoi album più belli, Slowhand (http://www.ericclapton.com/album/slowhand), e, tra una decina di ottimi pezzi, un formidabile brano strumentale: Peaches and diesel.
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domenica 7 dicembre 2014
Bisogna anche ridere di se stessi
Sergio Staino (http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Staino)
è uno dei nostri vignettisti più popolari. Le sue vignette sono state e sono
pubblicate su numerosi quotidiani e periodici. Ha creato alcuni personaggi
diventati quasi leggendari, come Bobo e Molotov.
Non ha mai nascosto il suo orientamento politico e, anzi,
come altri vignettisti, ha usato il proprio lavoro anche per esprimere le
proprie opinioni, oltre che per far sorridere.
Come ogni sabato, il Corriere della Sera ha pubblicato anche ieri la
vignetta settimanale di Staino, che non è disponibile sul sito, quindi l’ho
acquisita con lo scanner. Eccola.
Mala stampa. Se e quanto faccia ridere o sorridere, ovviamente, ognuno ha
la propria idea. Il senso dell’umorismo non è uniformemente distribuito nella
popolazione, sia dal punto di vista quantitativo sia, se così posso dire, dal
punto di vista qualitativo. Sotto questo profilo, dunque, il mio giudizio è più
che irrilevante. Non vi dirò se ho riso o meno, ma vi dirò che ho provato
piacere nel vederla e ho ripensato al mio ultimo post: Staino mi ha dato
ragione e, voi tre sapete, io provo un particolare piacere quando posso
sottolineare di aver visto giusto. Da bravo componente della Ditta, Staino
sostiene che, avendo Renzi raccolto molti voti alle europee, ha,
conseguentemente, aperto le porte del PD alla “robaccia”. Peccato che Renzi
(che, come sapete, non gode della mia stima né della mia simpatia) non abbia
avuto alcun ruolo nel selezionare la classe dirigente del PD fino alla fine del
2013, quando cioè è diventato Segretario del partito.
Non si fa il bene degli italiani e, credo, ma la cosa non
m’interessa poi tanto, quello del PD a continuare, come fanno gli esponenti
della Ditta, Staino incluso, a rifiutarsi di guardare in faccia la realtà e di
riconoscere le proprie responsabilità. Con gente del genere, che ha
l’elasticità mentale di un paracarro, hai voglia di cambiare verso all’Italia.
D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina e soci metteranno i bastoni fra le ruote di
chiunque non la pensi come loro, che, purtroppo per noi, usano categorie politiche vecchie di trent'anni. Si considerano unti da qualche sorta di divinità della
sinistra (non saprei dire quale, visto che persino loro non fanno più i nomi
neppure di Marx e Engels, non parliamo di Stalin o di Mao) quasi quanto il
tizio decrepito si sente l’unto del Signore.
E lasciamo perdere di chi si crede l’unto il puparo dello
psiconano+barba-Mediaset… I guru della rete sono i fondatori di Google,
Facebook, Paypal, Instagram, Wikipedia, ecc. Che io sappia, Ca((zz)sal)eggio
non trova spazio nel gruppo, nemmeno tra i gregari di riserva.
Un brano musicale. Qualcosa di allegro e di diverso dal
solito. La musica Klezmer (http://it.wikipedia.org/wiki/Klezmer),
oltre a trarre origine da culture musicali diverse, si presta molto bene
all’incontro con altri generi, producendo risultati interessanti.
Vi propongo una registrazione dal vivo del 2004 di David Krakauer, uno straordinario clarinettista, e del suo gruppo. Il video è
stato registrato a Cracovia e racchiude i brani conclusivi del concerto. Un'esplosione di vitalità e di divertimento.
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venerdì 28 novembre 2014
Marginalità autoritaria
Cominciamo con una vignetta, quella di Giannelli dal
Corriere di oggi: http://www.corriere.it/foto-gallery/cultura/14_novembre_01/vignetta-giannelli-novembre-2014-bf08aca6-6193-11e4-8446-549e7515ac85.shtml.
Buona stampa. La crisi del M5S descritta in poche, precise parole.
In realtà, mi pare che l’ironia prevalga nei commenti di
tutte le testate. E forse non è poi così strano, visto come ha trattato e
tratta ancora i giornalisti lo psiconano+barba-Mediaset.
Avevo detto in tempi non sospetti che Grillo non era una
risorsa per il Paese, sono stato facile profeta. La sua parabola professionale
e umana garantiva velleitarismo e volgarità, non certo capacità di indicare
percorsi credibili per risolvere i problemi italiani. Alla prova dei fatti, si
è rivelato persino peggiore del previsto, grazie sicuramente alla presenza
sopra di lui del puparo Ca((zz)sal)eggio, fonte inesauribile di teorie
deliranti e ideologo di una democrazia diretta via rete che proprio le vicende
del M5S dimostrano essere più che infondata. E vissuta contraddittoriamente
anche da un'altra figura di punta del movimento, ossia Paolo Becchi, di cui
potete ascoltare le opinioni in un’intervista al Direttore di Libero, Maurizio
Belpietro: http://tv.liberoquotidiano.it/video/11727002/Paolo-Becchi-a-Maurizio-Belpietro-.html.
Buona stampa. Belpietro, quando vuole, ci sa fare. E Becchi
dimostra di essere in grado di fornire al M5S ancora un contributo prezioso di
contraddizioni e visioni non meno fumose di quelle di Ca((zz)sal)eggio.
Anche Francesco Merlo, nella sezione video de La Repubblica,
non si fa sfuggire l’opportunità di dileggiare Grillo come merita: http://video.repubblica.it/rubriche/ora-basta/rnews-merlo-un-esorcista-per-grillo/184910/183770?ref=HREA-1.
Buona stampa.
Vi segnalo anche il blog di Del Vigo da Il Giornale: http://blog.ilgiornale.it/delvigo/2014/11/28/il-vaffa-di-grillo-ai-grillini-e-i-5-badanti/.
Buona stampa.
Difficile resistere alla tentazione di scherzare su quanto
sta accadendo nel M5S, ma non si deve dimenticare che il movimento, per quanto
ridimensionato e, forse, destinato a sfaldarsi, ha ancora numeri importanti in Parlamento e non ha perso il suo fascino agli occhi di una parte non esigua di
elettori. Gente che, evidentemente, non riesce a vedere le contraddizioni e i
rischi della (pseudo) proposta politica di Grillo e del suo puparo. E gente
alla quale piace pensare che qualche migliaio di voti espressi attraverso
internet (tra l’altro in maniera non proprio trasparente sul piano tecnico)
rappresenti la nuova forma della democrazia, in forza della quale imporre le
proprie idee a decine di milioni di italiani.
Sarebbe bene che leggessero questo commento di Marco
Imarisio, pubblicato dal Corriere della Sera di oggi, da cui ho tratto le
parole per il titolo di questo post: http://www.corriere.it/politica/14_novembre_28/m5s-l-utopia-frantumi-d36f807a-76ce-11e4-90d4-0eff89180b47.shtml.
Buona stampa. Appunto… marginalità autoritaria.
martedì 14 ottobre 2014
Non sentivano certo il bisogno di lui
Nella sua abissale insensatezza, lo psiconano+barba-Mediaset
ha ritenuto di andare a ispezionare i Genovesi che stanno faticosamente
rimuovendo tonnellate di fango e detriti dalla loro città.
Potrà negarlo fino alla morte, ma la sua apparizione a Genova
non ha nulla a che fare con la solidarietà o la volontà di individuare azioni
da proporre per dare un po’ di sollievo alla città e ai suoi valorosi
cittadini. Si tratta dell’ennesimo squallido show di un mediocre comico
inspiegabilmente assurto a ruolo di leader (apparente) di un movimento
tragicamente inconcludente, dominato da servilismo persino peggiore di quello
che abbiamo imparato a conoscere nei partiti del tizio decrepito. Sono
trascorsi non so quanti mesi da quando ho scritto che Grillo non era una
risorsa per il Paese. Sono stato facile profeta. Ovviamente grazie al
formidabile contributo di Ca((zz)sal)eggio e del suo patetico pupo.
Tutta la mia simpatia ai Genovesi che l’hanno contestato
come meritava. Per la cronaca della giornata vi rimando, tra tanti, a La
Stampa: http://www.lastampa.it/2014/10/14/italia/cronache/nord-flagellato-ora-il-maltempo-si-sposta-al-sud-genova-respira-si-indaga-per-disastro-colposo-VimwxvrYSsiXFTp91NHcsK/pagina.html.
Vorrei poter dire: passiamo alle cose serie, ma, purtroppo,
che Ca((zz)sal)eggio e Grillo abbiano un ruolo importante nella vita pubblica
italiana è un fatto drammatico, quindi maledettamente serio.
Passiamo, quindi, ad altro. A una vicenda piuttosto
sconcertante e anche preoccupante, ossia quella del caos (come altro
chiamarlo?) al vertice di una delle maggiori aziende italiane, considerata a
ragione per anni un esempio straordinario del genio imprenditoriale che riesce
a esprimersi nel nostro Paese. Avrete già capito che si tratta di Luxottica. I
giornali dedicano da giorni ampio spazio a quel che accade nel colosso della
produzione e distribuzione di occhiali, fin dall’estromissione di
Guerra dalla carica di Amministratore Delegato. Personalmente, proprio per
l’ammirazione e per la stima che Leonardo Del Vecchio ha saputo meritarsi, mi
dispiace che stia prendendo decisioni discutibili, capaci di sconcertare il
mercato e, soprattutto, gli investitori esteri, i quali hanno iniziato a
vendere senza esitazioni il titolo dell’azienda di Agordo, voltando le spalle
proprio all’uomo che, forse più di ogni altro, ha rappresentato, anche (o
soprattutto) fuori dai nostri confini, un formidabile esempio del talento
imprenditoriale italiano.
Mi è piaciuta l’analisi del caso effettuata da Alessandro
Plateroti sul Sole 24 Ore di oggi: breve, ma interessante anche perché svolge un
paragone tra Luxottica e FCA. La potete leggere qui: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-14/credibilita-e-supermanager-063653.shtml?uuid=ABOeEw2B.
Buona stampa. Ciò che temo, e la cosa sarebbe veramente gravissima, è che questa situazione possa far percorrere a Luxottica la strada compiuta da altre eccellenti aziende italiane, finite in mani straniere. Non si tratta di nazionalismo o di campanilismo. Si tratta semplicemente di avvilimento nel vedere che noi sappiamo buttarci via meglio di chiunque altro...
Torniamo per un attimo a Genova prima di ascoltare qualcosa.
Un articolo che non ha bisogno di commento e riguarda alcuni premi concessi a
dirigenti pubblici. Non vi dico nulla di più, leggetelo: http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_14/genova-dirigenti-disastro-corsa-altri-bonus-63285f34-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml.
Buona stampa. Se non si metterà realmente mano a modifiche
radicali del rapporto di lavoro nella Pubblica Amministrazione, ci ritroveremo
a leggere ancora innumerevoli volte altri articoli che fanno male al fegato, ma
anche ad altri organi…
Musica sia. La prima The Nearness of You che ascoltiamo oggi è eseguita da Ella Fitzgerald con Louis Armstrong. Quasi un obbligo dare spazio alla versione di questi due straordinari interpreti del jazz.
Con un bel salto, sia nel tempo sia nello stile, passiamo alla versione, piuttosto lunga, ma assai bella di Paul Bley al piano, con Ron McClure al basso e Billy Hart alla batteria.
E per oggi mi fermo qui, non voglio sparare troppo in fretta tutti i miei colpi.
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domenica 12 ottobre 2014
Dove si nasconde il pericolo
I danni della pioggia a Genova sono nulla in confronto a
quelli prodotti dalla vergognosa inettitudine dello Stato, a tutti i livelli e
in tutti i suoi apparati. Fedele alla regola di affidarmi a chi sa fare le cose
meglio di me, vi suggerisco Gramellini nel Buongiorno su La Stampa di ieri (http://www.lastampa.it/2014/10/11/cultura/opinioni/buongiorno/questa-specie-di-stato-dXc287ftVcfdsopiAglx4K/pagina.html)
e Gian Antonio Stella nell’editoriale del Corriere, sempre di ieri, (http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_11/pasticcio-lavori-torrente-fermi-4-anni-chi-paga-l-incuria-b070574e-510c-11e4-8503-0b64997709c2.shtml),
Buona stampa. Stella è tornato sull’argomento anche oggi, ma
l’articolo, interessante, non è disponibile on line. Comprate un Corriere ogni
tanto, vale ancora il prezzo e contribuirete a tenere in vita un organismo che
potrebbe estinguersi.
Non lo dico io, lo dice il puparo dello
psiconano+barba-Mediaset, che ha previsto per la fine del prossimo decennio la
scomparsa dei quotidiani.
Il geniale Ca((zz)sal)eggio, che, in piena sintonia con il
suo compagno di cene a base di tartufo (http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11705964/M5S--malore-per-Beppe-Grillo.html),
ha dato al Circo Massimo la misura della sua intelligenza e della sua
educazione, oltre che del suo rispetto per gli altri, per le loro idee e per il
loro lavoro.
Degli sproloqui di questa micidiale accoppiata danno conto
tutti i quotidiani. Io vi rimando a soli due pezzi, se ne volete sapere di più
cercate voi.
Il primo è Il Giornale, con un commento di Stefano Filippi
che spinge lo sguardo oltre l’evento del M5S: http://www.ilgiornale.it/news/politica/quelle-piazze-rimaste-vuote-che-i-governi-non-temono-pi-1059019.html.
Buona stampa.
Il secondo, tratto da La Repubblica, è più un pezzo di
cronaca che un commento, quindi non ha valutazione: http://www.repubblica.it/politica/2014/10/11/news/grillo_a_circo_massimo_stasera_lanciamo_referendum_su_euro_cori_e_insulti_contro_giornalisti-97861159/?ref=HRER1-1.
Quando s’insiste, come Grillo e Casaleggio, nell’indicare
l’uscita dall’euro come un toccasana per il paese, si va al di là di ogni
limite nell’opportunismo politico. E nel farneticare in materia di cui non
sanno un bel nulla. Tra l’altro nessuno, forse nemmeno alla BCE, è in grado di
spiegare come un paese possa “uscire” dall’euro. Non è la prima volta che ne
parlo, non voglio dilungarmi, vi rimando a un pezzo esauriente di Angelo
Baglioni dal sito LaVoce.info: http://www.lavoce.info/uscire-euro-no-grazie-europa-crisi/.
Buona stampa. Vi suggerisco di leggere anche il seguito: http://www.lavoce.info/uscire-dalleuro-unoccasione-ripresa-nuova-recessione/.
Ah, quanto avremmo bisogno di una classe politica che
somigliasse anche vagamente a quella descritta da Claudio Magris nel pezzo che
vi ho suggerito ieri! E’ difficile non rimpiangere persone come quelle che
ressero le sorti italiane dal dopoguerra agli anni 70, molto difficile…
A ben vedere, il rimpianto riguarda anche la qualità dei
politici di altri paesi, in particolare quelli ai quali siamo legati da
affinità culturali e alleanze storiche. Come non provare senso di smarrimento e
di sconforto nel vedere, ancora una volta, l’Occidente assistere senza muovere
un dito al massacro di intere popolazioni. Come non sentirsi dolorosamente
feriti dal modo in cui lasciamo che l’ISIS prosegua nella conquista di
territori e nel genocidio di chi non si sottomette al suo potere. Kobane sta
per cadere sotto gli occhi indifferenti di quasi tutti. E sarà soltanto un
altro passo verso un cambiamento degli equilibri mondiali che Europa, Stati
Uniti e loro alleati tradizionali non riescono a controllare, come ben spiega
Angelo Panebianco nell’editoriale di oggi del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/editoriali/14_ottobre_12/kobane-sotto-assedio-l-occidente-8e50c4dc-51d9-11e4-b208-19bd12be98c1.shtml#.
Buona stampa.
Passiamo alla musica. Qualche giorno fa, quando vi ho proposto la versione di Brad
Mehldau e Joshua Redman, avevo promesso un ascolto multiplo di The Nearness of You (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Nearness_of_You).
E mantengo la promessa.
Avrei voluto cominciare, direi necessariamente, dall’esecuzione orchestrale
dell’autore della musica, Hoagy Carmichael, pianista che, oltre a comporre
numerose colonne sonore, ha avuto anche ruoli cinematografici (http://www.imdb.com/name/nm0005994/?ref_=nv_sr_1). Purtroppo, per uno di quei misteri del web che non so risolvere, YouTube mi consente di vederlo, ma non di includerlo in questo post. Mah...
Allora cambiamo brano. Tra i film in cui Carmichael ha lavorato c'è To Have and Have Not
(Acque del Sud), accanto a Humphrey Bogart e Lauren Bacall, e proprio insieme a lei Carmichael esegue How Little We Know. Ve li faccio ascoltare in omaggio a entrambi. In particolare a Lauren Bacall, in questo film semplicemente stupenda.
E veniamo alla prima versione, per oggi, di The
Nearness of You, quella di un trombettista italiano molto interessante,
Fabrizio Bosso (http://www.fabriziobosso.eu/).
Facciamo poi un bel salto e passiamo a una versione decisamente diversa, quella dei Rolling Stones, dal vivo a Parigi nel 2003. La voce non è quella di Mick Jagger, bensì quella di Keith Richards.
Ultima versione, per oggi, è quella cantata dalla voce di
Norah Jones, che si accompagna al piano dal vivo alla Royal Festival Hall di
Londra nel 2012.
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mercoledì 28 maggio 2014
Povero Kipling
Oggi prendiamo avvio dal Buongiorno di ieri, in cui
Gramellini legge da par suo i risultati elettorali (tracciando un delizioso
ritratto delle precedenti gestioni del partito di Renzi): http://www.lastampa.it/2014/05/27/cultura/opinioni/buongiorno/come-rubare-i-voti-agli-avversari-DoDagBt8xFLv0K7mSJhERI/pagina.html.
Buona stampa. Anche quello odierno merita, quindi vi do il
collegamento sebbene esuli dal tema che intendo affrontare: http://www.lastampa.it/2014/05/28/cultura/opinioni/buongiorno/che-ambientino-h1EuCvXHQ8liVQl5iVWceP/pagina.html.
Ri-Buona stampa.
Già, perché oggi mi sembra giusto dar spazio agli sconfitti
e guardare come hanno saputo affrontare l’esito delle elezioni. Ci
concentriamo, ovviamente, su quelli che meritano ancora un po’ di attenzione. I
granelli di polvere li trascuriamo, sono già nell’aspirapolvere della storia…
Cominciamo dallo psiconano+barba-Mediaset, il pupo
maneggiato da Casaleggio, sul quale si concentra l’attenzione di Gian Antonio
Stella sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/politica/14_maggio_28/bisogna-saper-perdere-484bc50a-e630-11e3-b776-3f9b9706b923.shtml#.
Buona stampa. Il mastino graffia come si conviene e, direi,
sparge anche qualche granello di sale sulle ferite. La vanagloria di Grillo (il quale ha avuto l'ardire di citare If, evidentemente senza averne capito il significato) e
del suo burattinaio mette in ombra persino quella del tizio decrepito, il che è
tutto dire. E, probabilmente, è il seme del declino del M5S, incapace di andar
oltre il volgare e velleitario vaneggiare dei due dittatori da operetta, i
quali, se mai si ritirassero davvero, potrebbero sempre trasferirsi nel loro
villaggio con eliporto e bunker in Costarica. Ricordate Ecofeudo? (https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=8935086878675079658#editor/target=post;postID=6077416400344537517;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=18;src=postname).
Anche Stefano Folli, ne Il Punto odierno sul Sole 24 Ore,
analizza la capacità di riflettere sulla sconfitta di Grillo e Berlusconi. Un
articolo in cui non si ritrova (com’è ovvio per stile e carattere) il tono
canzonatorio che anima tutto il pezzo di Stella, ma non per questo meno
interessante: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-05-28/l-autocritica-e-quasi-impossibile-075002.shtml?uuid=ABJf0nLB.
Buona stampa.
Riflettere sull’esito del voto con realismo, a onor del
vero, non sembra così facile neppure per i colleghi di Folli e Stella, almeno
per quelli che hanno qualche problema d’indipendenza. Cominciamo con il
direttore de Il Giornale, Sallusti, il quale, com’è naturale, non viene neppure
sfiorato dal dubbio di mettere in discussione l’operato del padrone e, quindi, fatica
molto a identificare la verità: http://www.ilgiornale.it/news/interni/renzi-furbo-fa-finto-modesto-grillo-furente-butta-sullo-1022613.html.
Mala stampa.
Il Fatto Quotidiano, che quanto a faziosità ha poco da
imparare da Sallusti & Co., racconta un incontro del M5S a Milano per
analizzare la sconfitta. L’autocritica, a ben vedere, la trovate soltanto nel
titolo. Per il resto, la consueta nuvola di fumo:
Mala stampa. La cronaca non può essere strumentale.
Chiudiamo con un
esempio di ottima fusion, un brano musicale leggero, primaverile: Maybe Tonight, eseguito da Earl Klugh (http://en.wikipedia.org/wiki/Earl_Klugh).
lunedì 26 maggio 2014
La maturità di una nazione
Non è sportivo, e men che meno elegante, rallegrarsi delle
sconfitte altrui, ma oggi mi è impossibile non provare un senso di sollievo e
di soddisfazione per l’esito delle elezioni europee.
Attenzione: non è tanto il fatto che lo
psiconano+barba-Mediaset abbia ricevuto una dura lezione a rendermi sollevato e
soddisfatto. Anzi, lo è assai di più il fatto che una parte assai ampia degli
italiani non si sia lasciata affascinare dalla volgarità e dalla violenza dello
sterile messaggio di Grillo e del suo puparo. Il M5S resta un partito
importante, ma certo meno di sabato e, voglio sbilanciarmi, probabilmente ha
iniziato un declino che proseguirà. Il modo di “fare politica” (non si tratta
affatto di questo, ma usiamo questa locuzione per comodità) di Casaleggio per
interposto Grillo ha un potere di attrazione limitato nel tempo: anche chi
guarda alle vicende politiche con rabbia desidera progetti realistici e
provvedimenti efficaci.
I due sacerdoti della giustizia sommaria e dell’assolutismo
esercitati via internet, avendo seminato vento, hanno raccolto tempesta.
E veniamo agli altri principali protagonisti della sfida
elettorale.
Che dire sul tizio decrepito? Non c’è nulla che possa fare
per arginare il declino fisico e politico. I suoi estimatori, vien da dire finalmente,
hanno cominciato a vedere cosa si nasconde dietro il cerone e le promesse.
Speriamo che abbia un sussulto di dignità (voi tre capite senz’altro cosa
intendo dire). E che eviti avventure dinastiche: un Berlusconi ci è bastato.
Il vincitore Renzi conquista un successo superiore alle
aspettative e, secondo me, anche superiore ai meriti. Ora deve davvero darsi da
fare per rimettere in carreggiata questo sgangherato paese. E farlo guardando
ai veri obiettivi che devono avere i processi riformatori, non a quelli facili
da additare per ottenere il consenso elettorale. Si rimbocchi le maniche, lasci
a casa la demagogia e spenga lo smartphone.
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domenica 23 giugno 2013
Le interviste sono altra cosa
Oggi l’inserto del Corriere laLettura ospita un’intervista
al puparo dello psiconano+barba-Mediaset, ossia il titolare di un’altra testa
più ordinata fuori che dentro (opinione già manifestata in passato che, non
dirò altro, è rimasta immutata).
Questo è il link: http://lettura.corriere.it/la-democrazia-va-rifondata/.
Stampa così e così. Non tanto per quel che dice Casaleggio,
di cui ognuno può e deve farsi una propria opinione leggendo, quanto piuttosto
perché si tratta di un’intervista come usa oggi, ossia spedendo
all’intervistato una lista di domande alle quali segue una lista di risposte, senza nessun contraddittorio. Niente male, non c’è che dire…
E’ vero, ho più capelli bianchi che grigi e più grigi di
quelli del castano vagamente simile all’originale rimasti, e ne sono rimasti
pochi di ognuno dei tre colori. Detto altrimenti: sono piuttosto datato. E, di
conseguenza, sono portato a rimpiangere i tempi in cui le interviste si
svolgevano tra due umani, non tra pezzi di carta, e l’umano che poneva le
domande, se sapeva fare il suo mestiere, quando le risposte risultavano insoddisfacenti, tirava fuori denti e unghie per mettere in difficoltà
l’intervistato e farne risaltare le contraddizioni o le affermazioni prive di
adeguate argomentazioni.
Niente del genere, ovviamente, troviamo nella
pseudo-intervista di Serena Danna al puparo. Qualità e attualità della quale,
tra l'altro, risentono anche del lasso di tempo intercorso tra l’invio delle
domande e la ricezione delle risposte. Chissà cosa ne direbbe Oriana Fallaci,
una che le interviste, quelle vere, le sapeva fare? Io credo che ne direbbe
male e non credo di sbagliare.
Musica, come sempre indispensabile sollievo (l’ho già detto,
ma mi va bene ripetermi).
Torniamo alle interpretazioni di uno stesso brano da parte
di diversi musicisti.
Il pezzo è di Damien Rice (http://en.wikipedia.org/wiki/Damien_Rice),
un cantautore irlandese la cui popolarità ha tratto grande vantaggio
dall’utilizzo di alcune sue composizioni come colonne sonore di serie
televisive di successo.
Il brano si intitola The Blowers Daughter. Ascoltiamo per primo l’autore.
La seconda esecuzione, solo strumentale, è quella del trio Doctor 3
(Rea-Pietropaoli-Sferra), di cui vi ho già suggerito un ascolto in passato.
L’ultima interpretazione è quella di Megan Hilty, attrice e
cantante americana.
martedì 28 maggio 2013
Scalatori di specchi
Cominciamo dai risultati elettorali. Se quasi tutti gli
esponenti politici continueranno a non vedere i propri errori e ad attribuire
le sconfitte alla presunta ottusità degli elettori, alla fine non andrà a
votare più nessuno.
Per scoprire fin dove riescono a spingersi nel negare la
realtà e nel ricercare scusanti a dir poco ridicole, leggete i commenti di
Alemanno (http://roma.corriere.it/roma/politica/speciali/2013/elezioni-comune-roma/notizie/28alemanno-da-colpa-al-derby-2221364370677.shtml)
e dello psiconano+barba-Mediaset e dei suoi più fedeli pappagalli (http://www.ilgiornale.it/news/interni/crisi-isterica-dei-cinque-stelle-921601.html).
Grillo e il suo degno puparo (il contenuto delle cui teste
continua a essere più disordinato delle loro chiome), accecati dalla medesima
presunzione e dalla medesima autoreferenzialità di coloro che additano (neanche
a torto, per la verità) al disprezzo degli italiani, non sono neppure sfiorati
dal dubbio che il pessimo risultato del M5S nelle elezioni amministrative sia
frutto del comportamento inconcludente seguito alle politiche di Febbraio.
L’astensione record sta lì a dimostrarlo.
Avevo scritto in tempi non sospetti che Grillo non era una
risorsa per il paese. Lui e Casaleggio mi stanno dando ragione, anche se questo
non mi rende per nulla felice. Non hanno un progetto realistico e compiuto per
il nostro futuro. Stanno facendo perdere tempo e denaro al paese in chiacchiere
che fanno apparire rigogliosamente produttive le pratiche onanistiche. Hanno
portato in Parlamento gente che non sa neppure da che parte si comincia a fare
politica. E, come un qualsiasi Viavà o un qualsiasi tizio decrepito, danno la
colpa agli elettori che non avrebbero capito…
Lasciamo perdere.
Parlando di economia, vi suggerisco di leggere un lapidario
articolo di Francesco Daveri sul sito LaVoce.info (http://www.lavoce.info/e-la-crisi-non-lausterita-la-causa-dei-debiti-pubblici/).
Buona stampa. Daveri contraddice senza fatica e con i numeri
le affermazioni di Stefano Fassina, niente meno che Viceministro dell’Economia,
carica alla quale è stato chiamato, presumibilmente, per aver fatto parte dello
stato maggiore di Viavà e per aver partecipato, alzando la voce, a qualche talk
show… Attività che, forse, gli hanno impedito di seguire le vicende della
teoria sostenuta (su basi piuttosto fragili e, sembra, su colonne di Excel
insufficienti: http://www.huffingtonpost.com/dean-baker/reinhart-rogoff-austerity_b_3343688.html)
dagli economisti Reinhart e Rogoff, i cui errori
concettuali, non nell’uso del pc, sono ben illustrati, tra gli altri, da Paul Krugman sul
New York Times: http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/05/26/reinhart-and-rogoff-are-not-happy/.
Buona stampa.
E chiudo, purtroppo, tornando a occuparmi di una donna che,
onestamente, avrei preferito tenere ben chiusa nel dimenticatoio. E ci sarei
riuscito facilmente se lei non avesse deciso, una volta di più, di ignorare il
motto che dice: un bel tacer non fu mai scritto. Parliamo di Giulia Ligresti,
terza figlia di Salvatore, una delle componenti della famiglia che ha così
diligentemente e saggiamente guidato il gruppo FondiariaSai, portandolo alla
soglia del fallimento. Che Giulia Ligresti possa essere irritata dal fatto che
la vita sua e dei suoi cari abbia subito qualche cambiamento in seguito alle
vicende delle aziende da loro amministrate (parola impropria, ma perdonate), ci
sta. Le converrebbe, tuttavia, evitare di dar sfogo a tale stato d’animo così
come ha ritenuto di fare nei giorni scorsi (http://archiviostorico.corriere.it/2013/maggio/25/Giulia_Ligresti_Consob_studia_aggiotaggio_co_0_20130525_36edced2-c4ff-11e2-948d-552c2efc12be.shtml).
Abbastanza sconcertante che l’ex presidente della società che controllava
Fondiaria-Sai, ossia Premafin, non sapesse di muoversi su un terreno pericoloso
quando ha espresso dubbi, forse non adeguatamente fondati, sulla solidità di
una società quotata. O forse no, non è affatto sconcertante, visto quel che è
emerso sulla gestione della Premafin stessa e, più ancora, delle holding della
famiglia Ligresti Imco e Sinergia
Non aveva già abbastanza grattacapi senza andare a mettersi anche
in questo guaio? Mah…
Se non le piace il vecchio proverbio, le converrebbe mandare
a memoria i versi di Metastasio da cui, quasi certamente, l’adagio ha avuto
origine:
Un bel tacer talvolta
Ogni dotto parlar vince d’assai
domenica 28 aprile 2013
Un vecchio governo di giovani e donne
I commenti sul Governo presieduto da Enrico Letta mi
sembrano prevalentemente orientati all’ottimismo o, quantomeno, alla
benevolenza.
Ne ho scelti due improntati alla fiducia, sia pure assai diversi nei toni. Il primo, da La Stampa, è il breve commento di Mario
Calabresi (http://www.lastampa.it/2013/04/28/cultura/opinioni/editoriali/una-generazione-di-politici-e-uscita-di-scena-gVbCrH5bzgquPtwseiqSfK/pagina.html),
il secondo, da Repubblica, è l’assai più estesa analisi di Eugenio Scalfari (http://www.repubblica.it/politica/2013/04/28/news/un_medico_per_l_italia_malata-57597866/?ref=HREA-1).
Buona stampa, per entrambi. Preferisco, però, la sobria
sinteticità di Calabresi alla consueta, un po’ pedante, prolissità di Scalfari.
Questione di gusti, niente di più.
Il terzo articolo, di ben altro orientamento, lo prendo da Il
Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/governo-letta-posti-chiave-tutti-al-pdl-al-pd-restano-solo-briciole/576986/.
Stampa così e così. La solita saccente faziosità rende poco
convincente l’impianto complessivo.
E veniamo a quel che conta, ossia la mia opinione (si fa per
dire): personalmente non riesco a farmi prendere dall’entusiasmo per questa
nuova compagine ministeriale. E ne spiego facilmente le principali ragioni.
Nella mai tanto vituperata (o, piuttosto, rimpianta?) Prima
Repubblica difficilmente si veniva proiettati su una poltrona ministeriale
senza un adeguato “periodo di formazione”. Il Governo nato ieri, diversamente
da quelli di trent’anni fa, presenta un numero rilevante di debuttanti, persone
che hanno alle spalle esperienze forse non adeguate per il ruolo loro affidato
grazie ai giochi di bottega.
A voler fare i pignoli, mi pare che le scelte “un po’ così”
(per motivazioni poco comprensibili o perché apparentemente avventate) prevalgano
da una parte piuttosto che dall’altra, ma questo importa poco.
Voi tre sapete che mi piace inventare soprannomi: il Governo
presieduto da Enrico Letta credo lo chiamerò “Governo Twitter”. La prima
impressione, con tutto il rispetto per alcune (poche) figure che lo meritano, è
che si sia cercato di buttarci un po’ (tanto) fumo negli occhi. Soprattutto
vedo ragioni di preoccupazione nel fatto che, affidando alcuni ministeri
importanti a figure apparentemente poco preparate a reggerli e scegliendo
Filippo Patroni Griffi come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio,
Letta abbia preferito (o si sia lasciato imporre) una linea che tutela, anzi
rafforza, la prevalenza della burocrazia sulla politica.
Non vedo le premesse del cambiamento indispensabile per
rimettere il nostro paese sulla giusta rotta.
Naturalmente mi auguro di essere rapidamente smentito.
Quanto alla solidità del Governo e alle sue prospettive di
vita, faccio molta fatica a condividere l’entusiasmo di quelli che lo prevedono
addirittura destinato a durare l’intera legislatura.
Leggete, a riguardo, l’intervista di Enrico Marro a Renato
Brunetta sul Corriere di oggi (non è disponibile nell’edizione on line; se e
quando lo sarà, vi darò il collegamento). Certo, si tratta dell’uomo che
sostiene di aver rinunciato al Nobel per l’Economia a causa della prepotente vocazione
alla politica, quindi le sue dichiarazioni, probabilmente, non vanno intese come
verità assolute, tuttavia dalle affermazioni di Brunetta sembra emergere non
l’asserita soddisfazione quanto la negata contrarietà, solidamente intrecciata
alla minaccia. Non mi pare affatto amico o sostenitore del Governo che ha
giurato poche ore fa.
E chiudiamo con un pezzo davvero interessante, che analizza
bene il M5S e i rischi che esso rappresenta non in sé, ma a causa delle
convinzioni e del modo di agire dei due leader, quello apparente (il pupo) e
quello reale (il puparo): http://lettura.corriere.it/martin-mystere-contro-grillo/.
Buona stampa.
E per non farvi fare la fatica di andare voi a cercarlo, vi
metto il video citato nell’articolo di Alfredo Castelli.
sabato 20 aprile 2013
Grazie, Signor Presidente
La gratitudine verso Giorgio Napolitano non può che
accrescersi a dismisura dopo la decisione di accettare un secondo mandato al
Quirinale.
La sua scelta si propone come un monumento al senso dello
Stato che si erge sopra le macerie prodotte dalla pochezza smisurata dei
politici, vecchi e nuovi.
C’è da sperare che, a fronte dell’ulteriore prova di
responsabilità offerta, Napolitano abbia preteso e ottenuto impegni precisi da
parte di quelli che, con il loro vergognoso comportamento, lo hanno costretto a
una riconferma cui non aspirava.
Quello che non si può sperare è che lo
psiconano+barba-Mediaset ponga fine alle sue patetiche sparate sulla
correttezza di quanto è accaduto nell’elezione di Napolitano. E’ inutile
sperarlo perché il pupo e il puparo non sanno neppure cosa sia la democrazia
vera, quella che siamo andati costruendo nei secoli. Il loro concetto di
democrazia non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non basta avere un blog
che macina diverse migliaia di contatti al giorno per potersi attribuire il
ruolo di unico interprete della volontà di un’intera nazione. Non si possono
spacciare per democrazia processi di selezione dei candidati a cariche
pubbliche che si svolgono in maniera del tutto oscura e coinvolgono frazioni
irrisorie della popolazione nazionale. Un processo di selezione che ha portato
in Parlamento individui le cui qualità (si fa per dire) abbiamo potuto
apprezzare nelle settimane trascorse dal 24 e 25 Febbraio. Un processo di
selezione che ha come corollario la pretesa di usare gli eletti come
marionette, come pedine rigidamente sottoposte a controllo (quello di
Casaleggio, perché lo psiconano+barba-Mediaset è molto più simile ai suoi
idolatranti seguaci che a un vero leader).
Che i partiti tradizionali siano stati causa di gran parte
delle condizioni disastrose in cui versa l’Italia non c’è dubbio. Che la
presenza in politica di un personaggio come il tizio decrepito (con tutto il
suo bel bagaglio d’interessi, di amicizie, di passatempi, ecc.) abbia finito, senza
troppa fatica per la verità, per far emergere il peggio di cui erano capaci i
suoi avversari, anche questo è un fatto incontrovertibile. Com’è
incontrovertibile il fatto che il mancato rinnovamento della classe dirigente
politica è dipeso dalla pessima qualità di quella ancora alla guida dei
maggiori partiti tradizionali. Tutte cose di cui ho parlato in passato e di cui
parlano da tempo persone assai più preparate e più autorevoli di me.
Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, di fare emergere
i talenti di generazioni rimaste schiacciate sotto l’arrogante e supponente
inamovibilità di chi ha guidato i partiti negli ultimi vent’anni. Partiti che,
quale più quale meno, alla fine si sono rivelati tutti di plastica. O perché
dominati da un padrone o perché controllati da una burocrazia, l’uno come l’altra
preoccupati esclusivamente del proprio destino. Sono stati incapaci di produrre
idee e programmi. E se anche li avessero elaborati, sarebbero stati incapaci di
individuare le persone giuste per sviluppare le prime e attuare i secondi.
Tutto vero, tutto fuori discussione. Partiti di plastica, partiti di
presuntuosi inetti.
E’ per questo che non ce ne serve un altro, diverso dagli
altri soltanto perché usa un paio di rudimentali e ossidati circuiti stampati
in più…
domenica 17 marzo 2013
Cosa vogliono per il nostro futuro?
L’elezione dei Presidenti di Camera e Senato, non
imprevedibilmente, ha portato un po’ di novità nell’attuale stagno maleodorante
della politica, non diverso da quello precedente al voto, checché ne pensino il
puparo e il pupo. Il M5S ha sicuramente contribuito a un importante ricambio di
deputati e senatori, ma questo non sembra affatto garantire un miglioramento
del quadro complessivo e neppure una adeguato grado di governabilità al paese.
La colpa, ovviamente, non è dei deputati e dei senatori grillini, ma del loro
leader, o meglio del puparo del loro leader, che ha a cuore interessi non
coincidenti con quelli degli italiani (esattamente come il
tizio decrepito).
Il problema non è di poco conto e, sia pure a fatica,
comincio a pensare che Grillo e Casaleggio sia di gran lunga più pericolosi di
quanto avessi temuto (e anche del tizio decrepito).
Sono peggiori di lui, perché lo psiconano+barba-Mediaset e
il suo guru vogliono imporre agli italiani la loro visione del mondo, aspirano
a tramutare in regole le loro convinzioni, non intendono confrontarsi con chi
la pensa diversamente o con chi, istituzionalmente, è chiamato a controllare
l’operato della politica, ossia la stampa. E guarda caso, se si tratta di
citare un esempio di nazione che considera amministrata bene, a Grillo viene in
mente l’Iran.
Lui e Casaleggio sono le più gravi minacce cui siano state
esposte la libertà e la democrazia di questo paese dopo la fine del Fascismo. Nessuna
colpa della classe politica, per quanto grave, legittima un contrappasso così
drammaticamente esagerato.
Posso soltanto augurarmi che, quando saremo richiamati
presto a votare, chi si è lasciato suggestionare e affascinare dagli strilli di
Grillo riesca a riflettere maggiormente e a leggere qualcosa di diverso dai
post del blog dello psiconano+barba-Mediaset.
Sul pericolo rappresentato dalla coppia pupo e puparo, ecco tre
articoli che descrivono le reazioni di Grillo all’elezione di Grasso alla
Presidenza del Senato con i voti anche di alcuni senatori del M5S. Partiamo da
La Stampa: http://www.lastampa.it/2013/03/17/italia/politica/grillo-contro-il-pd-usa-foglie-di-fico-i-senatori-piu-fiducia-basta-isterismi-uN4X19abO7Iu0Gb54JltjK/pagina.html,
passiamo per Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/interni/grillo-pd-impresentabile-897024.html
e chiudiamo con il Corriere della Sera, il cui pezzo è quello dal quale
traspare maggiormente l’indifferenza di Grillo e Casaleggio alle norme
fondamentali della democrazia e del confronto civile tra portatori di opinioni
diverse, o meglio, più che indifferenza, la vera e propria ostilità, che si
traduce in manipolazione e censura: http://www.corriere.it/politica/13_marzo_17/grillo-blog-censura-dissenso-scomunica_c854d658-8eff-11e2-95d7-5288341dcc81.shtml.
Buona stampa. Per tutti e tre. Il timore è che siano pochi i
lettori di questi articoli tra coloro che hanno votato il M5S, con tutto quel
che ne consegue…
venerdì 15 marzo 2013
Gogna mediatica
Cominciamo con un Gramellini SCULTOREO. Nel senso della
potenza definitiva: http://www.lastampa.it/2013/03/15/cultura/opinioni/buongiorno/conclave-parlamento-hSyV4thzaqq0gmB4cqshDJ/pagina.html.
Buona stampa. Anzi, per suonare noioso: più che buona
stampa. Non trascurate la citazione di Montanelli, semplicemente perfetta.
Parliamo di Cicchitto! Robaccia che non se la prendono da nessuna parte, ma noi
lo paghiamo ancora… E dobbiamo ringraziare il tizio decrepito. Probabilmente
per una ragione di tessere, ma forse mi sbaglio… Comunque, se mi chiedeste da
che parte andare, risponderei di andare in direzione di Arezzo.
Visto che ero sul sito de La Stampa, mi sono letto anche
questa utile scheda riepilogativa: http://www.lastampa.it/2013/03/11/cultura/domande-e-risposte/quanto-costano-e-chi-paga-i-partiti-ZGcuEKktxSIYWbyy2uQ4LJ/pagina.html.
Capite perché sono anglofilo?
E veniamo al titolo del post. Io ne ho davvero alcune
importanti parti del corpo saturate di questa storia della “gogna mediatica”.
Nel nostro povero paese tutti, quando vengono scoperti con una più o meno grande
parte delle dita ficcate dentro la marmellata, si mettono strillare perché
sostengono di essere esposti in una sorta di gogna o, peggio, di essere
infilati in un tritacarne, la prima come il secondo “mediatici”.
La deputata del M5S Marta Grande non ha fatto molta
chiarezza sui propri titoli di studio, lo raccontano quasi tutti i quotidiani
nella versione on line. Con un po’ di crudeltà, scelgo Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/interni/su-facebook-arriva-festa-laurea-marta-grande-896449.html
Cronaca. Niente voto, per il quotidiano. Sulla
plurilaureata, beh… sarà sempre meglio del suo pessimo leader (pupo) Grillo e
del suo (del leader pupo) guru Casaleggio (puparo).
Sant’uomo il Grillo. Scopriamo che il M5S ha uno statuto e
che Grillo, il nipote e il commercialista ricoprono tutte le cariche. Niente
male… Anche la plastica del Pdl sembra migliore. Almeno non si spaccia per lega
di carbonio o per titanio purissimo… Non più, quantomeno…
Sempre per parlare di qualità, in particolare della stampa, torniamo alla storia del
Costarica. Pochi minuti fa sono andato sul sito de L’Espresso e ho cercato
novità sull’inchiesta della scorsa settimana relativa agli investimenti nello
stato centroamericano da parte di persone vicine allo psiconano+barba-Mediaset.
Nessun articolo in evidenza. Apparentemente la storia è
morta. Il che mi è sembrato strano. Ho fatto una ricerca sul sito digitando:
“Beppe Grillo”. Ecco la pagina che mi è stata restituita:
Niente male: il risultato più recente è del 30 dicembre
2012. Buona stampa suonerebbe male, cosa ne dite?
Poi ho cercato: “Grillo Costarica” e “Ecofeudo”. Risultato:
pagine bianche. Non mi esprimo. Ci voglio pensare. A naso, la cosa puzza.
Eccome se puzza.
Nel frattempo, hanno deciso di ospitare questo pezzo di
Marco Travaglio: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-mi-manchera-di-pietro/2202585.
Mala stampa. Solo Travaglio e pochi altri possono
rimpiangere Di Pietro.
Vorrei finire diversamente, ma non posso proprio.
Buona notte e buona fortuna.
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