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giovedì 6 febbraio 2014

Cinguettio o raglio?


Nel Buongiorno di martedì, che vi avevo consigliato di leggere, Massimo Gramellini suggeriva che le televisioni del tizio decrepito abbiano rivestito un ruolo cruciale nel cambiamento (in peggio) della testa degli italiani.
Concordo con lui soltanto in parte, nel senso che anche le altre più seguite reti televisive offrono programmi che propongono volgarità, aggressività e turpiloquio quali elementi principali e vincenti del comportamento umano.
In altre parole, se non c’è dubbio che le televisioni hanno svolto un ruolo cruciale nel modificare (ripeto: in peggio) il nostro modo di pensare, di agire e di parlare, è anche vero che tale responsabilità va ascritta a tutti canali televisivi, sia pure riconoscendo a quelli del tizio decrepito una particolare determinazione nel guidare la corsa alla spazzatura (trash).
L’argomento delle nostre, deteriorate, qualità individuali lo potete ritrovare in un malinconico editoriale di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato tre giorni fa dal Corriere della Sera: http://www.corriere.it/editoriali/14_febbraio_03/linguaggio-dell-incivilta-0ec4559c-8c9c-11e3-b3eb-24c163fe5e21.shtml.
Buona stampa.
Penso che Galli della Loggia, tra le altre cose, dipinga con precisione lo smarrimento causato in noi, diversamente giovani, dal modo di essere delle nuove e nuovissime generazioni, così lontano da quello cui siamo stati abituati (ed educati).
Così come, con molta precisione, il giorno seguente sempre sul Corriere della Sera, Goffredo Buccini faceva riflettere sui rischi della comunicazione attraverso internet e su altri argomenti pesanti: http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/04/Libro_Rogo_Cervelli_Acqua_gli_co_0_20140204_8b66539a-8d67-11e3-87b0-535e9c13aade.shtml.
Buona stampa.
A me pare che, soprattutto nel caso di Facebook e di Twitter, i nuovi modelli di comunicazione si rivelino capaci di produrre un effetto pericoloso nel rapporto tra chi la comunicazione invia e chi la riceve, nel senso che, come osserva correttamente Buccini, troppo spesso si accetta passivamente quel che viene detto, assumendone la validità senza alcuna valutazione critica.
Questo è tanto più grave quando accade per le comunicazioni dei politici, molti dei quali si servono dei nuovi media con disinvoltura e con frequenza. E sfruttano la tendenza, da parte di molti giornalisti, a riprendere le loro affermazioni senza riflettere e senza analizzarle criticamente.
Enrico Letta è sicuramente un politico che fa largo uso dei cosiddetti social network e che, in ogni caso, si da un gran daffare perché le sue affermazioni siano pubblicate generosamente. E lo fa sapendo di poter contare sul fatto che, ormai, anche nei quotidiani maggiori e più autorevoli, il senso critico scarseggia.
Consideriamo la recente missione in Medio Oriente (il termine viaggio potrebbe far apparire riduttivo l’evento). Letta ha spacciato come un grande successo l’accordo con il Kuwait, il cui fondo sovrano potrebbe investire in Italia 500 milioni di euro da destinare al sistema delle piccole e medie imprese. Intendiamoci, meglio poco che niente, ma per rendersi conto di che cosa si tratta, ricordiamo che il patrimonio del KIA (http://www.kia.gov.kw/En/Pages/default.aspx) è stimato in circa 300 miliardi di dollari, come bene ricorda un pezzo del quotidiano on line lettera43 (http://www.lettera43.it/economia/macro/kuwait-investment-authority-le-partecipazioni-del-fondo_43675121505.htm).
Buona stampa.
Il Kuwait ha certamente accolto con cortesia e con sfarzo il nostro Presidente del Consiglio, ma poi gli ha messo in mano qualche spicciolo.
Non molto diversa la vicenda dell’accordo (tutt’altro che definito: siamo ancora ai primissimi passi di un negoziato nient’affatto scontato) tra Etihad e Alitalia. La compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ammesso che il management di Alitalia ponga in essere determinate misure considerate essenziali e propedeutiche alle eventuali nozze, investirà nell’azienda italiana 350 milioni di euro. Tanto per capirci: in questi giorni Alitalia ha ottenuto da Unicredit, Banca Intesa, Monte dei Paschi e, se ricordo bene, Credito Valtellinese una nuova linea di credito per circa 160 milioni di euro, lo stretto necessario per pagare gli stipendi e i fornitori di carburante per qualche settimana.
Anche dagli Emirati Arabi Uniti, dunque, vengono ben pochi di quei “fatti” di cui si vanta Enrico Letta.
E comincia a sembrarmi stucchevole la difesa a oltranza che del suo governo fa il Presidente della Repubblica. In realtà, entrambi sono incapaci di uscire dalle logiche in cui hanno sviluppato le loro carriere politiche, diverse solo per la lunghezza. Il paese ha bisogno di un esecutivo che sappia davvero dove mettere le mani e che non sia succube della burocrazia come, invece, si rivela ogni giorno di più quello guidato da Letta. E il paese ha bisogno di un Presidente della Repubblica che pungoli e non puntelli il governo e che non sia lui pure succube delle alte gerarchie della Pubblica Amministrazione.
La patetica mancanza di coraggio si fonde con la perdita di senso della realtà e ben pochi giornalisti hanno il coraggio di scriverlo, non trovando di meglio da fare che occuparsi delle manfrine dei vari partiti e dei loro sedicenti leader.
Il futuro che ci attende, lungi dall’essere quello sfavillante che tenta di spacciarci Enrico Letta, è durissimo, anche perché la credibilità della classe politica italiana, a livello internazionale, è a dir poco modesta. E il Presidente del Consiglio farebbe meglio a non illudersi di trovare comprensione da parte dell’Europa. Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna ci hanno lasciati soli. Loro i compiti a casa li hanno fatti. Noi, molto semplicemente, abbiamo deciso di continuare a non farli. E il ritratto dell’Italia che fa lo storico Valerio Castronovo in un articolo pubblicato ieri dal Sole 24Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-05/una-classe-non-dirigente-064113.shtml?uuid=AB6hUYu) è perfetto, crudo e impietoso, ma perfetto.
Buona stampa. Anzi di più.
Buona notte e buona fortuna. 

giovedì 9 gennaio 2014

Fare cosa?


In una delle ultime apparizioni pubbliche, il Papa ha “sdoganato”, impiegandola davanti ai membri di alcune congregazioni religiose, una parola italiana volgare, ma di uso assai comune: casino. Forte di un così importante lasciapassare, oggi la impiegherò anch’io, associandola, però, a un verbo, ma non anticipiamo i tempi…
In realtà, come sosteneva un Professore dell’Università di Padova (uno di quelli davvero bravi e intelligenti), nei casini non c’era affatto casino. Nei casini regnava l’ordine, non la confusione. Ad ogni modo, nell’italiano corrente si è deciso di distorcere un po’ la realtà e di ricorrere a quella parola per descrivere una situazione di caos.
Bene, chiudiamo con questa sciocca (me lo dico da solo) digressione linguistica e veniamo al sodo.
Il Presidente del Consiglio Letta ama sostenere che il Governo che presiede è il “Governo del fare”. Devo ammettere che in tutti questi mesi non ho ben capito la ragione per questa insistente affermazione. Personalmente non mi sembrava proprio di cogliere tutta questa prepotente vitalità e incisività, al contrario. Poi, pian piano, ho cominciato a capire. In realtà, poiché ancora Papa Francesco non aveva sdoganato la parola “casino”, Letta era costretto a dare una definizione parziale del proprio gabinetto. Il suo Governo, infatti, è il “Governo del fare casino”.
Le prove offerte nelle ultime settimane, dal decreto Salva-Roma alla vicenda degli stipendi dei professori, hanno contribuito efficacemente a rafforzare il mio convincimento. Oggi più che mai, lo ripeto, Letta presiede il “Governo del fare casino”.
E’ vero, alcuni potrebbero sostenere che si tratta del “Governo del fare ridere”, ma, francamente, io non sarei d’accordo. Potrei ridere se assistessi alle vicende italiane dall’esterno, che so?, come suddito di Sua Maestà Elisabetta IIa o di Herr Joachim Gauck (e infatti all’estero ridono di noi sempre di più). Come italiano penso che ci sia ben poco da ridere nella cialtroneria di questo Governo che è quello che, più ancora dei precedenti, sembra aver appaltato la gestione delle piccole e delle grandi cose agli alti funzionari della pubblica amministrazione guidati, ça va sans dire, dal super burocrate con vista sul Colosseo Filippo Patroni Griffi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/26/filippo-patroni-griffi-la-casa-vista-colosseo-e-un-affare-da-623mila-euro/790786/).
C’è ben poco da ridere nell’essere suddito di Letta e Patroni Griffi, ma anche di Napolitano, il quale mi sembra aver perso di vista lui pure la gravità della situazione e non saper trovare il coraggio per dare vero impulso al cambiamento necessario per il Paese.
Nel suo discorso di fine anno, ad esempio, quando ha citato la lettera del dipendente pubblico che lamentava l’impossibilità, con il suo modesto stipendio, di far fronte congiuntamente alle tasse e ai costi di mantenimento dei figli, il Presidente della Repubblica si è ben guardato dall’impegnarsi a far sì che, finalmente, si riportino a dimensioni ragionevoli (ed eque) le retribuzioni (e le pensioni) di alcuni dipendenti o organi dello Stato (Capo della Polizia, Segretario della Camera dei Deputati, Giudici della Corte Costituzionale, ecc.).
No, non c’è davvero nulla da ridere… Come si può ridere quando Letta è così preso dal “fare” il Presidente del Consiglio il più a lungo possibile (il che non è tirare a campare, ci mancherebbe!) da “distrarsi” mentre i deputati di tutti i partiti e, forse, anche qualche membro del Governo infilano nei decreti di fine anno le consuete porcherie clientelari con le quali favorire parenti, amici ed elettori.
No, non c’è davvero nulla da ridere se il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sempre Filippo Patroni Griffi, già Presidente di Sezione del Consiglio di Stato (massimo organo della Giustizia Amministrativa) non si preoccupa del fatto che la cosiddetta Legge di Stabilità venga modificata in violazione delle norme che ne regolano la promulgazione e che la maggior parte dei decreti emanati dal Governo non abbia i requisiti di “necessità e urgenza” previsti dalla Costituzione.
No, non c’è davvero nulla da ridere nel vivere in un paese in cui anche alcuni tra i più alti organi dello Stato operano senza rispettare la legge.
No, non ho proprio nessuna voglia di ridere, però… però, voglio provarci.
Intendiamoci: la richiesta dei Pubblici Ministeri non è una condanna, aspettiamo la sentenza di primo grado e poi, eventualmente, quelle dei livelli successivi di giudizio.
Io, però, non posso evitare di ricordare quel che disse Scajola il giorno in cui dette le dimissioni da Ministro: http://video.corriere.it/scajola-mi-dimetto-devo-difendermi/ce18e636-5769-11df-8ce3-00144f02aabe.
E questo video, lo ammetto, mi fa ridere. Scajola è l’archetipo del ridicolo (http://www.treccani.it/vocabolario/ridicolo/).

giovedì 26 dicembre 2013

Ci sono ancora...


Non è che io abbia disimparato a scrivere o che abbia smesso di leggere i giornali. Tutt’altro. I miei prolungati “silenzi” nascono dal sentimento di disgusto che suscita in me seguire le vicende politiche italiane. Non ne posso davvero più. Non vedo alcun segno in base al quale illuderci che la classe dirigente sappia imprimere quella svolta che, sola, può offrire al nostro paese un futuro meno desolante di quello che ci attende.
Quanto politici e burocrati siano lontani dal preoccuparsi delle reali esigenze degli italiani lo dimostra il fatto che siano riusciti a partorire un decreto (il cosiddetto Salva-Roma) così delirante da indurre Napolitano a non firmarlo e a rispedirlo al mittente. E mentre mettono insieme provvedimenti legislativi che si possono soltanto definire colossali schifezze, proclamano ai quattro venti di aver fatto diosache. No, non voglio più farmi il sangue cattivo io e farlo fare cattivo a voi. Eviterò di parlare di questi ignobili parassiti che, si fa per dire, amministrano il nostro paese. Voglio solo aggiungere che mi trovo costretto (e sa il cielo quanto la cosa mi procuri sconcerto e imbarazzo) a condividere l’opinione espressa pochi giorni fa dal Presidente della Regione Veneto. Zaia ha sostenuto che per l’Italia sarebbe meglio essere commissariata dalla cosiddetta Troika (UE, BCE e FMI). Temo non esista altra strada per porre in atto le misure di cui il Paese ha drammaticamente bisogno. Solo un’entità esterna, fornita di poteri straordinari, potrebbe far eliminare i privilegi che politici e burocrati pubblici, legati da una complicità sordida, si sono attribuiti e per arginare il flusso di denaro pubblico che viene sperperato ad ogni livello, dal vertice dello Stato alla più minuscola amministrazione locale.
Se volete numeri aggiornati, il Professor Roberto Perotti continua a sfornarne nel suo prezioso studio, pubblicato a puntate dal sito LaVoce.info (http://www.lavoce.info/quei-dirigenti-ministeriali-cosi-numerosi-e-iperpagati/).
Buona stampa. Dalla pagina che vi ho segnalato, potete ripercorrere tutte le tappe di questa che, per chi la legge, si può soltanto definire una via crucis.
E con questo, davvero, sulla politica chiudo.
Vi suggerisco, però, un’altra lettura, con un giorno di ritardo rispetto al tema che apre questa bella intervista rilasciata da Enzo Bianchi al settimanale L’Espresso: http://www.monasterodibose.it/images/stories/priore/articoli_riviste/13_12_22_articolo_espresso.PDF.
Buona stampa. Anche se, lasciatemelo dire, mi sembra paradossale che il settimanale non abbia reso disponibile on line il testo, che fortunatamente è pubblicato in rete dal sito del Monastero di Bose. Enzo Bianchi è un grande italiano, un uomo di straordinaria intelligenza e di straordinaria cultura, doti che gli consentono di illuminare persino il percorso di chi non ha il dono della fede.
Anche in questa intervista sa dire parole rare e preziose.
Chiudiamo con la musica, alla quale, forse, dedicherò ancora più spazio in futuro, così da mantenere vivo il rapporto con voi tre non più con i miei commenti politici (scusate la presunzione) o con i miei suggerimenti per letture giornalistiche.
E procediamo con l’ascolto di un brano in diverse versioni. Si tratta di un classico del jazz, It Never Entered my Mind, a buon diritto uno standard di prima grandezza, tanto da essere interpretato da una vasto schiera di artisti. La prima esecuzione, nell’ambito del musical per il quale fu scritto, avvenne nel 1940 (http://en.wikipedia.org/wiki/It_Never_Entered_My_Mind). Il testo lo potete trovare qui: http://www.stlyrics.com/songs/e/ellafitzgerald1351/itneverenteredmymind862036.html. E proprio dalla versione del 1956 di Ella Fitzgerald prendiamo avvio.


Passiamo poi a due maestri del sassofono tenore: Ben Webster e Coleman Hawkins, affiancati da altri grandi come Oscar Peterson e Ray Brown. La registrazione risale al 1957.


Per la terza versione ci affidiamo a un’altra grandissima voce femminile, quella di Sarah Vaughan, da un album registrato nel 1958.


E per oggi ci fermiamo qui, ma nei prossimi giorni vi proporrò altre versioni.

mercoledì 14 agosto 2013

Il nostro Maelstrom


La nota del Quirinale di ieri, per quanto formalmente impeccabile, celebra, a mio modesto avviso, la sepoltura della ragionevolezza in questo sventurato paese, costretto a sacrificare ancora una volta alcuni valori fondamentali sull’altare degli interessi personali del tizio decrepito.
Considero intollerabile e vergognoso che un Presidente della Repubblica sia costretto a scrivere un testo come quello di Napolitano che tutti i quotidiani oggi riportano.
Il contenuto di quelle due pagine è noto non solo a chi abbia superato un esame universitario di Diritto Pubblico, ma anche a chi, quando ancora (credo) veniva insegnata nelle scuole medie, abbia avuto la fortuna di ascoltare qualche lezione della compianta Educazione Civica.
Stiamo scivolando ben oltre il margine di un Maelstrom assai più spaventoso di quello descritto da Edgar Allan Poe.
I geometri del Partito dei Lacchè si dannano per certificare la “agibilità politica” (chiedo perdono a Dante, Leopardi, Manzoni, ecc. per quest’affronto alla lingua che loro hanno innalzato ai vertici della cultura mondiale) del loro padrone, immagino preoccupati che la sentenza della Corte di Cassazione possa impedirgli di proseguire a promettere rivoluzioni liberali e riforme di questo e quello senza realizzare alcunché, come ha fatto da quando (altro irrimediabile torto alla nostra lingua) ha deciso di “scendere in campo”. O, più plausibile, preoccupati di perdere la sorgente del loro potere, della loro notorietà, della loro prosperità condita di privilegi.
E ce n’è anche per i sedicenti avversari del tizio decrepito, perché anche per loro il suo allontanamento dalla politica comporterebbe l’obbligo di affrontare seriamente i problemi del paese e, possibilmente, risolverli, sacrificando potere e prebende. Cosa che, quando hanno avuto modo di fare, guarda un po’!, pure loro hanno mancato di fare, perdendosi in beghe da servette esattamente come accade tutt’ora.
E mi dispiace che il Corriere della Sera e Antonio Polito si siano resi complici di questo ennesimo oltraggio agli italiani con l’editoriale odierno, anch’esso formalmente impeccabile, ma per ciò stesso più insopportabile: http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_14/una-via-ragionevole-antonio-polito_c4e81992-049a-11e3-a76b-5d1a59729335.shtml.
Mala stampa.
Viene da chiedersi perché mai Ferruccio De Bortoli abbia scritto questo editoriale alcuni mesi fa (6 dicembre 2012), che vi ho segnalato a suo tempo: http://www.corriere.it/editoriali/12_dicembre_06/debortoli-zattera-medusa_980e814c-3f6d-11e2-823e-1add3ba819e8.shtml.
Evidentemente se n’è dimenticato.
Sono passati otto mesi da allora: ci sono state le elezioni, la lunga farsa bersaniana, la conferma di Napolitano nel modo che sappiamo, la dimostrazione del velleitarismo offensivo e surreale del movimento dello Psiconano+barba-Mediaset e tanto altro che ben conoscete. E ancora oggi ci si perde in un labirinto di follia istituzionale che ci rende sempre più ridicoli agli occhi del mondo. E la colpa è sì del tizio decrepito, ma non soltanto sua.
L’ho scritto già nei mesi scorsi, ma non so evitare di ripetermi (perdonatemi, se potete): abbiamo bisogno di ben altro. Da parte di tutta la classe dirigente italiana, ammesso ci sia e possieda i requisiti necessari. Il che, temo, non è.
Buona notte e buona fortuna.

venerdì 19 luglio 2013

Chi da ordini a chi?


Secondo i giudici del Tribunale di Milano, le feste eleganti proprio così eleganti non erano.
Passiamo alla vicenda Shalabayeva.
Per prima cosa il Buongiorno di ieri, in cui Gramellini si è occupato di Angelino Alfano:
Buona stampa. Spes, però, in questo Paese, non è più l’ultima dea. Purtroppo.
Devo dire che, su questa brutta storia, anche il Presidente della Repubblica non mi ha convinto. Napolitano ha definito “inaudita” la vicenda, un giudizio che, onestamente, lascia il tempo che trova se non si fa nulla per cambiare radicalmente un sistema che ha consentito ai diplomatici kazaki di dare ordini alla Polizia italiana e di vederli eseguiti. Per tutti vi suggerisco di leggere questo articolo da La Stampa: http://www.lastampa.it/2013/07/19/italia/cronache/un-georadar-a-casal-palocco-per-trovare-il-bunker-segreto-0ULwANMvPOzciEeCwyTOKN/pagina.html.
Cronaca.
No, la vicenda sarà inaudita, ma è soprattutto vergognosa: dimostra che esiste una totale incapacità della politica di controllare le strutture della pubblica amministrazione e che, in assenza di controllo, le strutture si danno, a seconda dei casi e della convenienza, le regole che preferiscono.
Per capirci: ammesso che il Presidente del Consiglio, il Ministro degli Interni e il Capo della Polizia non abbiano mentito al Parlamento, allora una parte non trascurabile degli uffici del Viminale e della Questura di Roma ha ritenuto di non dipendere dalla Repubblica Italiana, ma da quella del Kazakistan. E mi fermo qui, senza farmi prendere dalla curiosità di capire come mai gli ordini dei diplomatici kazaki venivano eseguiti con tanta solerzia...
Provo a volare alto (non mi si addice, lo so, ma portate pazienza) e vi suggerisco di leggere l’editoriale del Corriere di oggi, a firma di Michele Ainis, che si occupa del rapporto tra politica e burocrazia. E, ovviamente, non viene fuori un quadro rassicurante: http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_19/la-confusione-e-le-inefficienze-michele-ainis_6ccb1f54-f02f-11e2-ac13-57f4c2398ffd.shtml.
Buona stampa.
Buona stampa. Anche se Spes, in questo Paese, non è più l’ultima dea. Purtroppo.

lunedì 20 maggio 2013

Parti anatomiche fungibili

Per fortuna il nostro paese fluttua su un mare di petrolio e di gas naturale, ospita aziende leader mondiali in settori quali, ad esempio, l’informatica e la bioingegneria e cresce a ritmi che fanno impallidire la Cina. Insomma, non abbiamo problemi… siamo una nazione senza preoccupazioni, in cui tutto è perfetto, a cominciare dalla qualità della classe politica.
Dite che sbaglio? Temo che abbiate proprio ragione. Non fluttuiamo su illimitate risorse naturali, contiamo poche aziende leader mondiali nei loro settori di attività (certamente non in quelli che generano fatturati a tanti zeri), abbiamo un debito pubblico che creerebbe problemi anche al Ragioniere Generale della Repubblica Federale Tedesca, ecc. ecc.
Però, ecco… c’è un però che procura smisurato sollievo. Abbiamo una classe politica e una pubblica amministrazione che tutto il mondo ci invidia, uomini e donne sempre pronti a occuparsi dei problemi veri, quelli che stanno a cuore a tutti i cittadini, e a varare provvedimenti importanti, destinati, se mai possibile, a cambiare in meglio le cose anche in questo lussureggiante giardino di rose.
Solo così si spiega l’attenzione che due figure, che potremmo vendere a peso d'oro all'estero (BUM!), dedicano ai movimenti che partecipano alle elezioni. Lady Ikea e il suo collega, scapigliato e patetico, Ciuffetto Zanda, non certo stanchi di rigirare i pollici in questo paese in cui tutto va bene, Madama la Marchesa, ma preoccupati che, la prossima volta, la ramazza faccia fuori anche loro, hanno pensato bene di provare a far fuori la ramazza: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1245841/Pd--disegno-di-legge---No-a-elezioni-e-rimborsi-ai-movimenti-.html.
Cronaca. Ho scelto di citare Libero, ma la notizia la trovate ovunque. Di Grillo credo di aver detto peste e corna a sufficienza, perciò posso senza timore dire che Lady Ikea e Ciuffetto Zanda non sono nemmeno l’ombra dei legislatori di cui l’Italia ha bisogno, ma due impostori che vogliono impartire lezioni da cattedre assai modeste.
Mai sentito parlare di Ugo Sposetti, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Siete tanto furbi da provarvi a sfruttare una puntata di Report che vi crocefigge alle meschinerie del vostro tesoriere per tentare di mettere in un angolo lo psiconano+barba-Mediaset e il suo puparo?
Com’è che non vi preoccupate di far rispettare la Costituzione e di imporre la trasparenza al Pd, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Cronaca. Certo che Grillo, quando prova a passarsi per rappresentante di italiani diversi dagli altri, francamente riesce a far ridere molto meglio che in altre circostanze.
Il M5S accoglie al suo interno cittadini italiani proporzionalmente delle medesime qualità accolte dagli altri partiti, costruttivi e misurati come dimostrano le considerazioni sulla puntata di Report e su Milena Gabanelli. I leader, invece, possono essere diversi, ma le motivazioni, mi pare, non sono così diverse.
Veniamo alla pubblica amministrazione. Oggi l’editoriale del Corriere della Sera è firmato da Francesco Giavazzi (http://www.corriere.it/editoriali/13_maggio_20/giavazzi-pagare-imprese-si-puo-fare_6ce1022c-c10b-11e2-9182-3948fb309202.shtml) e riprende l’argomento del debito delle pubbliche amministrazioni.
Buona stampa. Mi preme solo sottolineare queste parole: “Dopo 23 mesi consecutivi di decrescita, con un livello della produzione industriale inferiore del 10% al livello del 2008, e un tasso di disoccupazione che sfiora il 12%, il fatto che le pubbliche amministrazioni continuino a non pagare quanto devono alle imprese è francamente criminale”.
Condivido in pieno: l’atteggiamento della nostra pubblica amministrazione è criminale. E mi piacerebbe sentire la voce del Presidente Napolitano forte e chiara a riguardo.
In conclusione: abbiamo Lady Ikea e Ciuffetto Zanda che si preoccupano di rendere la vita difficile allo psiconano+barba-Mediaset; abbiamo lo psiconano+barba-Mediaset e i suoi accoliti che amano la trasparenza come Lady Ikea e Ciuffetto Zanda e in quasi tre mesi trascorsi dalle elezioni non hanno ancora fatto capire se hanno idee serie e plausibili e quali, dedicando, invece, il loro tempo agli scontrini e ai talk show; dalla parte del tizio decrepito le cose stanno come stanno, ossia anche peggio che altrove.
Buona notte e buona fortuna.

sabato 20 aprile 2013

Grazie, Signor Presidente


La gratitudine verso Giorgio Napolitano non può che accrescersi a dismisura dopo la decisione di accettare un secondo mandato al Quirinale.
La sua scelta si propone come un monumento al senso dello Stato che si erge sopra le macerie prodotte dalla pochezza smisurata dei politici, vecchi e nuovi.
C’è da sperare che, a fronte dell’ulteriore prova di responsabilità offerta, Napolitano abbia preteso e ottenuto impegni precisi da parte di quelli che, con il loro vergognoso comportamento, lo hanno costretto a una riconferma cui non aspirava.
Quello che non si può sperare è che lo psiconano+barba-Mediaset ponga fine alle sue patetiche sparate sulla correttezza di quanto è accaduto nell’elezione di Napolitano. E’ inutile sperarlo perché il pupo e il puparo non sanno neppure cosa sia la democrazia vera, quella che siamo andati costruendo nei secoli. Il loro concetto di democrazia non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non basta avere un blog che macina diverse migliaia di contatti al giorno per potersi attribuire il ruolo di unico interprete della volontà di un’intera nazione. Non si possono spacciare per democrazia processi di selezione dei candidati a cariche pubbliche che si svolgono in maniera del tutto oscura e coinvolgono frazioni irrisorie della popolazione nazionale. Un processo di selezione che ha portato in Parlamento individui le cui qualità (si fa per dire) abbiamo potuto apprezzare nelle settimane trascorse dal 24 e 25 Febbraio. Un processo di selezione che ha come corollario la pretesa di usare gli eletti come marionette, come pedine rigidamente sottoposte a controllo (quello di Casaleggio, perché lo psiconano+barba-Mediaset è molto più simile ai suoi idolatranti seguaci che a un vero leader).
Che i partiti tradizionali siano stati causa di gran parte delle condizioni disastrose in cui versa l’Italia non c’è dubbio. Che la presenza in politica di un personaggio come il tizio decrepito (con tutto il suo bel bagaglio d’interessi, di amicizie, di passatempi, ecc.) abbia finito, senza troppa fatica per la verità, per far emergere il peggio di cui erano capaci i suoi avversari, anche questo è un fatto incontrovertibile. Com’è incontrovertibile il fatto che il mancato rinnovamento della classe dirigente politica è dipeso dalla pessima qualità di quella ancora alla guida dei maggiori partiti tradizionali. Tutte cose di cui ho parlato in passato e di cui parlano da tempo persone assai più preparate e più autorevoli di me.
Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, di fare emergere i talenti di generazioni rimaste schiacciate sotto l’arrogante e supponente inamovibilità di chi ha guidato i partiti negli ultimi vent’anni. Partiti che, quale più quale meno, alla fine si sono rivelati tutti di plastica. O perché dominati da un padrone o perché controllati da una burocrazia, l’uno come l’altra preoccupati esclusivamente del proprio destino. Sono stati incapaci di produrre idee e programmi. E se anche li avessero elaborati, sarebbero stati incapaci di individuare le persone giuste per sviluppare le prime e attuare i secondi. Tutto vero, tutto fuori discussione. Partiti di plastica, partiti di presuntuosi inetti.
E’ per questo che non ce ne serve un altro, diverso dagli altri soltanto perché usa un paio di rudimentali e ossidati circuiti stampati in più…

lunedì 1 aprile 2013

I sicari non hanno pietà


Condivido gran parte di quello che Antonio Polito ieri ed Ernesto Galli della Loggia oggi hanno scritto nei loro editoriali del Corriere della Sera. Ecco i collegamenti: http://www.corriere.it/editoriali/13_marzo_30/abbiate-pieta-antonio-polito_bbbc4d08-98fb-11e2-be8a-88dcfd04ece6.shtml e
Buona stampa.
E’ desolante trovarsi a leggere sul Corriere, che con tutti i suoi difetti resta un quotidiano di buona qualità (anche se fatica a confrontarsi con The Guardian o The New York Times o altre testate del mondo che sta oltre le Alpi e il Mediterraneo), un pezzo come quello di Polito, con quel titolo. Come può una classe politica, nuova o vecchia, costringere uno dei maggiori organi di stampa del paese a intitolare il proprio editoriale con quelle due parole, che insieme risultano pesanti come cisterne di mercurio (ABBIATE PIETA’)? Come può restare indifferente a un editoriale che si sviluppa, fors’anche strumentalmente per certi aspetti, ma correttamente, come quello di Polito? Come riescono a guardare i loro figli, i loro nipoti e sé stessi nei loro specchi (ma forse non ne hanno o non ci si guardano) Viavà, il tizio decrepito e lo psiconano+barba-Mediaset?
Bersani, Berlusconi e Grillo (e, più ancora, il suo puparo) sono l’ultima spiaggia della degenerazione opportunistica dei tanti che, da anni, hanno inteso la politica come un mezzo per raggiungere fini propri, tutti lontanissimi da quelli degli italiani. Certo in misura diversa, ma questo ormai, conveniamone, non conta più nulla o quasi: sarà la Storia, non certo il Corriere della Sera e, men che  meno, ilmiosecchiellodacqua, a ghigliottinarli (lasciatemelo scrivere: purtroppo soltanto metaforicamente).
Non so davvero esprimere il mio sconcerto di fronte alla cecità ostinata e sterile del loro comportamento, tale da costringere il Presidente della Repubblica a una decisione che, mi spiace dirlo, suscita più perplessità che approvazione.
Sul piano costituzionale, come osserva Galli della Loggia, la formazione di queste due commissioni di “saggi” appare una forzatura. Se poi guardiamo alla composizione, leggendo nomi di personaggi che hanno sguazzato negli stagni putridi della politica di questi ultimi vent’anni, è molto difficile non pensare che si stia offrendo un’ultima, inspiegabile sponda a quegli stessi figuri che ci hanno condotti sin qui.
Intendiamoci: Napolitano non aveva alternative, salvo quella di candidarsi per un nuovo mandato. Questo, però, credo che sia troppo pretendere da lui, che ha già fatto tanto per noi.
Buona notte e buona fortuna.

mercoledì 9 gennaio 2013

Vergognarsi? Quei due certamente no


Cronaca, nessun giudizio, salvo apprezzare molto, anzi moltissimo le parole del Presidente Napolitano e del Ministro Severino. Mortificazione e avvilimento sono certamente i sentimenti che prova chi, come loro (per quanto hanno detto e fatto) e i comuni cittadini italiani, non ha responsabilità riguardo al trattamento incivile cui sono sottoposti i carcerati nel nostro paese.
Altri, che sono sicuramente ben lungi dal sentirsi mortificati e avviliti, dovrebbero vergognarsi, ma ciò è manifestamente impossibile. Parlo dei membri del Parlamento italiano che, tra le tante, anche di questa questione hanno preferito non occuparsi, presi evidentemente da altro. E più ancora dei deputati e dei senatori, la più profonda e irrimediabile vergogna dovrebbero provarla coloro che della Camera e del Senato sono le massime autorità. Già, dimenticavo, le massime autorità della Camera e del Senato sono Fini e Schifani. Da loro non c’è da aspettarsi niente, figuriamoci la vergogna per l’inefficienza degli organi che hanno guidato per quasi quattro anni. Fini e Schifani sono quelli che avevano promesso solennemente di ridurre in modo drastico i costi del Parlamento entro il 31 gennaio. Del 2012, non del 2013… Avete visto qualcosa?
Lasciamo perdere, anche se su Fini forse torneremo, magari passando da Montecarlo.
Restando sulla condanna della Corte di Strasburgo, mi pare che, come accade quasi sempre, meriti di essere letto cosa ne scrive Stefano Folli sul 24 Ore di oggi: (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-09/questione-carceri-irrompe-campagna-074315.shtml?uuid=Ab6ZlXIH).
Buona stampa.
Nella stessa pagina dell’edizione stampata del 24 Ore, Roberto D’Alimonte analizza i possibili risultati del voto al Senato: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-09/duello-regioni-chiave-tutti-141930.shtml?uuid=AbliQfIH&fromSearch.
Buona stampa. D’Alimonte è preciso e chiaro in una materia che, per natura, è fumosa e incerta. Forse perché i numeri li studia e non li da…
Delle prossime elezioni, purtroppo per voi e per me, si parlerà ancora. Spero di riuscire a farlo con un’idea che vi piacerà.
Passiamo alla musica e mi sembra doveroso, dopo aver molto privilegiato il jazz e il rock, dare spazio alla musica classica. Ascoltiamo il Concerto per oboe di Vincenzo Bellini che, se non sbaglio, ha avuto maggior successo nelle esecuzioni con la tromba al posto dello strumento previsto originariamente. In questo caso il solista è il trombettista francese Maurice Andrè, del quale tra poche settimane cadrà il primo anniversario della morte (http://it.wikipedia.org/wiki/Maurice_Andr%C3%A9).



sabato 13 ottobre 2012

Un prezioso tramonto


Che cosa non farei per un po’ di spazio nei giornali e in televisione?
Non me lo chiedo io, ovviamente. Alludo ad altri.
Ovunque si parla di questa storia avvenuta in provincia di Padova, assai sgradevole, del bambino portato via da scuola dalla Polizia, poi arriva Alessandra Mussolini che vuole incontrarlo. Naturalmente lo fa con la discrezione e l’eleganza che le sono proprie. E, ciononostante e purtroppo, la notizia viene data. Quanto varrà in termini di voti? Confido nell’intelligenza degli elettori che vedranno il palese e volgare opportunismo della potenziale ri-eleggenda. A nessuno viene in mente di grigliare per una decina di minuti i politici che fanno uso manifestamente strumentale di vicende di cronaca? Ok, ho esagerato. Grigliamoli per cinque minuti.
Se volete leggere altro su questo (il che vuol dire che non vi fidate di me!), fate un po’ di fatica. Io alla Mussolini ho già dato anche troppo spazio. Cercate voi.
Parliamo di argomenti seri, o quasi. Il Topo Grigio, che evidentemente funziona solo se opportunamente alimentato di elettricità, sta per afflosciarsi: la Lega ha deciso di staccare la spina. Ridiamoci su e speriamo ci sia presto un Presidente della Lombardia che, oltre al rispetto per i cittadini e il concetto più ampio di legalità (essenziale e, a questo punto, prevalente su ogni altra cosa), abbia anche un po’ di dignità cromatica. Credo che Formigoni non sarà rimpianto.
Su tutto ciò (ossia la patetica pochezza della classe politica anche “importante”), e non possiamo che essergliene profondamente grati, si erge la figura di un signore, anzi di un SIGNORE, ultraottantenne che, ostinatamente, si preoccupa della dignità nazionale e del futuro del Paese.
Il richiamo di Napolitano al Parlamento è ben spiegato da Massimo Franco nell’editoriale del Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/editoriali/12_ottobre_13/franco-errori-da-non-ripetere_eed208d2-14f7-11e2-adc6-ff8054e34060.shtml.
Buona stampa.
Ci sono ombre anche nelle ore più calde nel cuore dell’estate. Giorgio Napolitano ha vissuto la sua estate da uomo di partito, negli anni più bui dei regimi comunisti al potere nell’Europa dell’est, e sono certo che capiate di cosa parlo. Nel suo tramonto autunnale non vedo ombre, ma limpida luce. Grazie, Signor Presidente.

venerdì 11 maggio 2012

Un po' di qua e un po' di là


Caviamoci questo sassolino dalla scarpa: il nuovo aeroporto Willy Brandt di Berlino verrà aperto con ulteriore ritardo e Angela Merkel sembra sia piuttosto infuriata. Intendiamoci, da noi le cose vanno peggio, però…
Per saperne di più, ecco la corrispondenza di Alessandro Merli per il Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-11/berlino-decolla-nuovo-aeroporto-064026.shtml?uuid=AboVMsaF&fromSearch).
Buona stampa.
Sul sito LaVoce.info Bordignon e Galasso, in base all’analisi dell’elettore tipo del Movimento 5 Stelle, criticano il Presidente della Repubblica Napolitano che, come saprete, ha cercato di sminuire il valore del risultato elettorale del “partito” di Grillo (http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1003063.html).
Stampa così e così.
Lo dico perché capisco il punto di vista dei due autori, ma credo che il tema non vada affrontato in modo così sintetico: la qualità degli elettori del Movimento 5 Stelle non può, infatti, far dimenticare la quantità di sciocchezze e di vere e proprie assurdità che il comico genovese ha saputo distribuire nella sua (troppo lunga) presenza pubblica. Abbiamo bisogno di altro per risolvere i tanti nostri gravissimi problemi. Sicuramente alcune delle persone candidate dal Movimento 5 Stelle potranno essere ottimi amministratori locali e, in futuro, ottimi parlamentari, migliori dei tanti men che mediocri figuri inflittici dai partiti, ma la veemente indole polemica di Grillo, quasi sempre irrimediabilmente sterile, non mi sembra affatto una solida base su cui costruire. Sarebbe stato meglio se Bordignon e Galasso lo avessero ricordato.
Ritornando al post precedente, sulla strada per Siena, prima o poi, m’incamminerò. Lo farò quando si saranno placati i fortunali scatenati sul Monte Paschi dall’inchiesta di Report e dalle indagini della Procura della città toscana. Intanto giova ricordare che vicende come quelle della banca più vecchia del mondo così come quelle di JP Morgan devono preoccuparci per tante ragioni, di tipo anche assai diverso. C’è, però, un motivo fondamentale, e comune, per essere in apprensione: entrambe le vicende mostrano come le banche si siano sempre più allontanate dalla loro natura e dalla loro funzione, sacrificando con ciò la loro capacità di sostenere l’economia reale, quella che crea lavoro e ricchezza. Per questo è essenziale che si prendano misure capaci di contrastare questa deriva.