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domenica 13 marzo 2016

La premiata ditta "Sconfitte & Affini"

Il rapporto con la tecnologia non è facile, non tutti i nostri politici hanno la disinvoltura e la dimestichezza con Twitter o Facebook di Matteo Renzi o di Matteo Salvini (o, più probabilmente dei loro assistenti, da noi generosamente remunerati). 

domenica 29 novembre 2015

500 euro oggi e un buco da coprire domani?

Le persone della mia generazione sanno che il Natale come lo conosciamo oggi, sia nella vistosa componente consumistica sia in alcuni simboli, è il frutto della stagione di benessere seguita al boom economico del dopoguerra.

venerdì 15 maggio 2015

Un vuoto pericoloso


Cominciamo con un garbato sberleffo di Mattia Feltri su La Stampa di ieri, nella rubrica Paesi e Buoi: http://www.lastampa.it/2015/05/14/cultura/opinioni/paesi-e-buoi/il-declino-di-forza-italia-s2Scx26RGjZGwIzfsP1PmK/pagina.html.
Buona stampa. Il disfacimento di Forza Italia non mi procura particolari emozioni in sé. Mi spaventa, però, il vuoto che lascia nello schieramento politico italiano: si sa che il vuoto non può durare e mi preoccupa chi e come lo riempirà.

martedì 28 aprile 2015

Trasparenza? Mai abbastanza


A proposito della candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca, cui ho accennato parlando di Toni Morrison, ecco un articolo di The Washington Post che spiega come, dopo aver un po’ tergiversato, la Bill, Hillary and Chelsea Clinton Foundation abbia deciso di dissolvere parte della nebbia che grava sulle proprie fonti di finanziamento: http://www.washingtonpost.com/politics/clinton-foundation-acknowledges-mistakes-emphasizes-transparency/2015/04/26/8832621a-ec32-11e4-8abc-d6aa3bad79dd_story.html?hpid=z1.
Buona stampa. Quanto mi piacerebbe che qualcosa del genere accadesse anche dalle nostre parti, ma si tratta di un’illusione. Gli articoli nei quali si chiedeva chiarezza sulle risorse delle loro fondazioni hanno lasciato del tutto indifferenti i politici italiani, la cui propensione alla trasparenza è notoriamente poco sviluppata. Sul Corriere di ieri, senz'altro in tema, le considerazioni di Massimo Teodori in un articolo che ho acquisito con lo scanner.


Buona stampa.

domenica 26 ottobre 2014

So long, Ben


Per quelli della mia generazione, un certo cinema americano degli anni 70 e 80 ha consentito di conoscere meglio una nazione cui guardavamo con ammirazione anche quando, apparentemente, ne sottolineavamo i difetti senza riconoscerne i pregi.
Registi come Lumet, Pollack, Pakula, Coppola, Lucas e altri hanno scritto pagine cinematografiche memorabili, non di rado portando sullo schermo storie che molto dovevano alla stampa americana, alla determinazione con la quale cercava di svolgere il proprio ruolo di controllo della politica e di studio e rappresentazione della società.
Tra questi film, uno di quelli che ricordo con maggior precisione e che apprezzai fin dalla prima di molte visioni, è sicuramente Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s men) di Alan J. Pakula (http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Pakula), che descriveva l’inchiesta svolta sull’effrazione al Watergate da Bob Woodward e Carl Bernstein per The Washington Post, inchiesta che dette un contributo più che rilevante alle dimissioni di Richard Nixon. Il cast vedeva Robert Redford (Woodward) e Dustin Hofmann (Bernstein) nel ruolo dei protagonisti, con accanto alcuni altri eccellenti attori in ruoli importanti. Tra questi Jason Robards, che interpretava Ben Bradlee, il Direttore del quotidiano, che proprio per la sua interpretazione ottenne il premio Oscar come attore non protagonista nel 1977, uno dei quattro attribuiti alla pellicola di Pakula (http://it.wikipedia.org/wiki/Tutti_gli_uomini_del_presidente_%28film%29).
Perché vi racconto tutto questo? Perché il 21 Ottobre è morto Ben Bradlee, che ho citato in un mio post dello scorso febbraio, considerandolo un esempio del giornalismo al quale, purtroppo, i nostri quotidiani s’ispirano sempre meno. Qualcosa di più su di lui potete scoprirla qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_C._Bradlee. Come vedete, si tratta di un esponente di quella che possiamo considerare l’aristocrazia americana, il che spiega anche la sua familiarità con i Kennedy. Certamente un uomo di rilievo. Che Jason Robards ha interpretato in maniera veramente impeccabile. Ve ne offro un piccolo esempio, dandovi la possibilità di scelta fra la versione originale e quella doppiata della stessa scena (i segmenti non sono proprio eguali, ma si tratta di dettagli secondari). Una lezione di giornalismo e di recitazione. Godetevi anche Jack Warden, un grandissimo attore.
La prima è quella in inglese.


Questa è in italiano.


E veniamo alle cose di casa nostra, argomento assai meno gratificante. Non voglio appesantire troppo l’aria, così vi suggerisco soltanto un’analisi interessante, dal Sole 24 Ore di oggi, della situazione del PD. L’autore è Roberto D’Alimonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-26/cambiare-o-conservare-due-sinistre--152954.shtml?uuid=ABZ2uy6B.
Buona stampa. Comunque la pensiate, un PD che riesca finalmente a liberarsi dei vincoli con un passato tutt’altro che glorioso farebbe soltanto bene al Paese. Si tratta, ovviamente, di una condizione necessaria, ma non sufficiente perché le cose possano andare meglio. Ce ne sono, purtroppo, tante altre…
Pensate soltanto quanto ci sono costate e quanto ci costeranno ancora le follie gestionali di alcune banche, piegate al volere della politica e stremate dall’inettitudine e dalla disonestà di dirigenti saliti al vertice proprio perché ben ammanicati con i politici. Ci torneremo sopra, quando avrò guardato meglio i dati sulle verifiche effettuate dalla Banca Centrale Europea.
Per chiudere, ecco l’ultima versione di The Nearness of You. Un vero botto finale. Ascoltiamo un sassofonista eccellente, Michael Brecker (la cui vita, come ho già detto in passato, è stata davvero troppo breve), insieme a una grande voce, quella di James Taylor.