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giovedì 25 agosto 2016

Seguissero l'esempio di Aida Hadzialic

Lunedì Il Sole 24 Ore ha dedicato ampio spazio ai bilanci delle regioni. Ecco l’articolo che sintetizza la situazione: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-08-21/nei-bilanci-regioni-rosso-33-miliardi--194352.shtml?uuid=AD8t0P6.
Buona stampa. Come si vede, l’introduzione di nuovi metodi contabili ha, in molti casi, fatto emergere situazioni di forte sbilancio tra entrate e uscite, per anni nascoste con artifici più o meno legali. Sono numeri tutt’altro che trascurabili, dai quali, per alcune regioni, derivano pesantissimi vincoli per il futuro, poiché sono obbligate a rientrare dal disavanzo, sia pure senza (troppa) fretta.

giovedì 9 giugno 2016

Indulgenza

Nel 1991, edito da Einaudi, usciva il volume Un eroe borghese del giornalista Corrado Stajano (https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Stajano). Il libro raccontava la vicenda di una delle poche figure che si stagliano, imponenti, nella storia italiana della seconda metà del secolo scorso, quella di Giorgio Ambrosoli, avvocato, nominato nel settembre del 1974 commissario liquidatore della Banca Privata Italia di Michele Sindona, incarico al quale si dedicò con dedizione assoluta e implacabile correttezza, espressioni di un senso della giustizia e del bene collettivo assai rari nella classe dirigente del nostro paese, qualità che ha pagato con la vita nella notte dell’11 luglio del 1979 (https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Ambrosoli).

domenica 9 agosto 2015

Quel che è peggio: non sarà la BBC

Continua lo scontro politico sulla questione dei migranti e, a quanto pare, neppure il Papa può permettersi di esprimere la propria opinione senza essere oggetto di risposte beffarde da parte del Felpo o di altri, i quali pretenderebbero che il Pontefice la pensasse come loro e non ammettono che la pensi diversamente. Ecco un rapido punto della situazione da Il Sole 24 Ore di ieri:

sabato 13 giugno 2015

Occorre sapere quanto sia difficile, per tutti, essere stranieri


Oggi, calda giornata di tarda primavera, penso abbiate tempo per una lettura più lunga del solito, così vi propongo, per vostra comodità, un intero articolo (alla fine vi darò il link) di cui vi anticipo soltanto l’autore: Claudio Magris, sicuramente una delle menti migliori del nostro Paese, uomo di straordinaria cultura e di raro equilibrio. Leggetelo, ne vale la pena. Una precisazione: le parole del titolo sono tratte dal pezzo che segue.

giovedì 4 dicembre 2014

Questione morale?


Mentre inizio a scrivere non posso fare a meno di domandarmi, per l’ennesima volta, se faccio bene a farlo. La storia della commistione tra politica, criminalità e malaffare a Roma ha già un paio di giorni e mi sono trattenuto dal parlarne sino a ora. Non riesco a non dire nulla, ma temo che, nell’esprimere la mia opinione, difficilmente rispetterò le mie regole e, soprattutto, eviterò di dire qualcosa di cui potrei magari pentirmi.
Siamo ancora in fase d’indagine, non c’è stato nessun processo, nessuna condanna, nessuna sentenza passata in giudicato, quindi, come detta la Costituzione, sono tutti innocenti sino a che, nell’ultimo livello di giudizio, saranno stati considerati colpevoli. Però… Cosa ne pensa Gramellini? Il suo Buongiorno di ieri lo leggete qui: http://www.lastampa.it/2014/12/03/cultura/opinioni/buongiorno/luomo-nero-95aAqRYVTQbtnkY2dgmTdP/pagina.html.
Buona stampa. E già… fino a l’altro ieri dove stava? Questo signore non era ospite della patrie galere che, però, sono sovraffollate? E da chi, di grazia?
Poi possiamo leggere l’editoriale di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/14_dicembre_04/complicita-sradicare-partiti-a34e55de-7b7d-11e4-b47e-625f49797245.shtml#), che mette l’accento sulla distrazione della politica.
Buona stampa.
Oppure possiamo leggere quello di Guido Gentili su Il Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-04/nel-mondo-mezzo-ne-stato-ne-mercato-080130.shtml?uuid=ABga1vLC), nel quale si esorta a sfoltire radicalmente la foresta delle aziende partecipate dagli Enti Locali.
Buona stampa. L’argomento, voi tre lo sapete, mi è caro e ne ho già parlato.
Eppure, stavolta, anche questi buoni editoriali non possono bastare. Sono scritti bene e dicono cose condivisibili, ma non possono bastare.
Tutta la vicenda romana, a mio avviso, riporta a temi che mi sembrano trascurati nei quotidiani (non ho letto tutti i commenti, quindi posso sbagliare, me ne scuso).
Il primo punto è che il sistema politico italiano, anche grazie a meccanismi elettorali sbagliati, ma soprattutto perché è importante conquistare “il potere”, si caratterizza ormai come una continua lotta per vincere le prossime elezioni. Questo comporta che non esistono veri disegni politici (parlo d’idee, di progetti, di soluzioni dei problemi che ci affliggono), ma solo chiacchiere o proclami volti a conquistare la maggioranza pro tempore e, con quella, posizioni di governo, locale o nazionale poco importa. E per vincere, non si guarda per il sottile quando si scelgono i candidati, perché non conta la capacità di proposta, ma solo il potenziale di voti. E questo spiega come, solo in Italia, ci siano decine e decine di politici che transitano da un partito all’altro portandosi appresso il proprio sostegno elettorale, ovviamente per sfruttarlo.
E qui veniamo al secondo punto. La politica, con le retribuzioni smisurate che i politici stessi si sono attribuite, è diventato il terreno ideale in cui s’insediano quelli che aspirano a prosperità e privilegi preclusi alla quasi totalità dei cittadini. E chi sceglie la politica per accrescere il proprio benessere (potrei dire diversamente, ma voglio ancora essere prudente), di certo non si fa troppi scrupoli, non si preoccupa di quel che fanno i burocrati, nella misura in cui trova con loro un modus operandi che soddisfa entrambi, e intrattiene facilmente rapporti con chi guarda al pubblico denaro con la medesima attenzione (penso di essermi spiegato adeguatamente).
La “questione morale”, di cui molto parlò Berlinguer (arrivando buon ultimo dopo GENTILUOMINI che si chiamavano La Malfa, Malagodi, Valiani e altri), è stata dimenticata da tutti, grazie anche all’avvento di una seconda repubblica (le maiuscole usiamole dove hanno valore) nella quale gli interessi privati e personali hanno prevalso su tutto. Concetti come moralità e legalità sbiadiscono inevitabilmente in chiunque abbia poco saldi principi se gli esempi sono pessimi e se i mezzi di comunicazione privilegiano modelli di vita in cui moralità e legalità sono assenti.
Prendiamo il caso di Poletti, che è certamente uomo probo e serio, ma, al dunque, rivela una sostanziale disattenzione verso il problema. Leggiamo la sua difesa rispetto alla frequentazione con Buzzi: http://www.corriere.it/politica/14_dicembre_04/mafia-poletti-sto-male-quando-vedo-mio-nome-coinvolto-3fcdaa68-7bc9-11e4-b47e-625f49797245.shtml.
Cronaca. Riprendo alcune frasi.
 «L’ho visto qualche volta – ha detto «perché era un dirigente di una cooperativa sociale che si occupava dell’inserimento delle persone disabili nel posto di lavoro. Ma non avrei mai immaginato», ha concluso, «che da un contesto come questo potessero uscire le cose che vediamo in questi giorni».
«Come presidente di Legacoop», ha detto Giuliano Poletti, «partecipo a migliaia di assemblee di bilancio e ho partecipato anche a quella della cooperativa sociale di Buzzi. Mi sento tradito dopo aver corso per tutta l’Italia per 40 anni per aiutare le cooperative sociali. La reputazione è una delle cose più difficili da costruire ed è la più facile da perdere. È intollerabile sentirsela mettere in discussione per dei comportamenti inimmaginabili».
Ecco, io credo che il Presidente di Legacoop dovrebbe partecipare a qualche centinaia di assemblee in meno e dedicare qualche ora in più alla valutazione di quelle che meritano effettivamente la sua presenza. Ciò di cui Poletti non si rende conto neppure adesso è che, in una posizione come quella che aveva prima di diventare Ministro, si dovrebbe scegliere chi frequentare, anche casualmente, e non andare ovunque proprio perché “La reputazione è una delle cose più difficili da costruire ed è la più facile da perdere”.
Terzo punto: il contante. L’ho già scritto, mi ripeto. Il fatto che in Italia, grazie a una legislazione lacunosa e sostanzialmente inefficace, il denaro contante sia ancora libero di circolare con grande facilità (magari anche dopo più o meno brevi viaggi all’estero) costituisce il brodo di coltura della corruzione. E, purtroppo, nella corruzione siamo ancora molto davanti agli altri paesi cosiddetti più avanzati (http://www.transparency.org/cpi2014).
Quarto punto: la Ditta. E’ stato lo Smacchiatore di giaguari a scegliere gran parte delle persone che il PD ha candidato alle elezioni fino al 2013. Forse è arrivato il momento che lui e gli altri membri della Ditta la smettano di spacciarsi per i difensori della morale pubblica e inizino a fare un serio esame di coscienza. Sono sicuro che Berlinguer, a questo punto, si rigiri nella tomba quando vede gente come Bersani o D’Alema proporsi come paladini della “questione morale”.
Che poi Renzi abbia realmente voglia di dare il buon esempio, mi pare difficile crederlo dopo aver letto questo pezzo da Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/04/mafia-capitale-renzi-promette-daspo-corrotti-pd-salva-azzollini-papania/1250499/.
Cronaca. Non vedo una linea coerente tra il commissariamento del PD di Roma e la scelta di non lasciare che i giudici svolgano il loro compito in casi come quello di Azzolini e Papania. Erano in ottima e numerosa compagnia i parlamentari del PD, visto che anche FI, Lega e Ncd si sono espressi allo stesso modo. Niente di sorprendente, intendiamoci. La qualità è la stessa, ossia bassa assai.
Niente male Salvini… Che vada d’amore e d’accordo con la Le Pen, per quanto spiacevole, ci può anche stare. Ci sta già meno che chieda (come ha fatto il Front National francese, finanziato da banche russe) soldi a Putin, che, mia modesta opinione personale, costituisce una mina vagante nella politica internazionale. Andare in edicola a comperare i quotidiani e vedere il segretario della Lega mezzo nudo in copertina di uno dei settimanali pettegoli che tanto successo (sic) hanno in Italia, mi ha procurato sgomento e disgusto. Pronti a tutto pur di portare a casa qualche voto...
Come volevasi dimostrare.
Buona notte e buona fortuna.

mercoledì 25 settembre 2013

La campanella per loro non suona mai


Avevo in animo di parlare di Telecom Italia da qualche settimana, perché il destino della società che possiede e gestisce la rete telefonica fissa italiana era già abbastanza delineato da tempo, da quando Assicurazioni Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo (quest’ultima meno nettamente) avevano fatto sapere di non voler più restare nel patto di Telco e di mirare alla cessione della propria quota. Detto altrimenti, avevano sfilato le loro carte dal castello, per definizione fragile, su cui si reggeva il controllo azionario di Telecom.
La storia recente di Telecom Italia è lunga e complessa. Non mi azzardo certamente a ricostruirla io. Lo fanno molto meglio di me tanti giornalisti dei maggiori quotidiani italiani. Visto che il tema, per l’appunto, è di quelli pesanti, affido il fardello a un paio di voci.
La prima, particolarmente autorevole, è quella di Guido Gentili, dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-25/risveglio-tardivo-politica-063932.shtml?uuid=AbvZJPbI.
Buona stampa. C’è quasi tutto quel che bisogna sapere per guardare alla vicenda con l’occhio al futuro.
La seconda, quella di Daniele Manca, trova spazio sul Corriere della Sera di oggi e sintetizza gli eventi succedutisi da quando Prodi decise la privatizzazione di Telecom: http://www.corriere.it/economia/13_settembre_25/gli-errori-degli-azionisti-e-lo-schiaffo-al-mercato-daniele-manca_18ad3e9a-25a2-11e3-baac-128ffcce9856.shtml.
Buona stampa.
Sul piano storico, io aggiungerei un paio di dettagli.
Il primo è che nel valutare le vicende di Telecom Italia, ma anche in quelle di altre società quotate italiane, non si può dimenticare il ruolo avuto da uno degli italiani giustamente più rispettati nel mondo: Mario Draghi. Draghi dal 1991 al 2001 è stato Direttore Generale del Ministero del Tesoro e dal 1993 al 2001 Presidente del Comitato Privatizzazioni del Ministero stesso, quindi ha avuto un ruolo cruciale nelle vicende che hanno portato alla cessione di una parte importante del patrimonio dello Stato. Ha anche firmato la legge che ha apportato importanti modifiche al diritto delle società quotate in Borsa (nota, appunto, come Legge Draghi), alcuni punti della quale sono stati e sono tuttora controversi.
Non c’è un giudizio di valore in quanto precede, ma soltanto, come ho detto, l’intento di aggiungere qualche utile dettaglio storico e qualche spunto di riflessione.
Il secondo aspetto su cui vorrei attirare la vostra attenzione è che, quando Colaninno, Gnutti e compagni lanciarono l’OPA su Telecom nel 1999, il Presidente del Consiglio era Massimo D’Alema e Stefano Fassina (attuale Viceministro dell’Economia e delle Finanze) era al Dipartimento Affari Economici della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questo perché non si dimentichi chi assistette senza interferire nella prima scalata che, caricando Telecom Italia di debito, ha seminato la pianta di cui oggi cogliamo gli amari frutti.
Ovviamente, D’Alema e Fassina si guardano bene dal considerare criticamente il proprio operato. Si sa, da queste parti nessuno ha mai colpa di nulla, tutto accade senza che i politici abbiano mai alcuna responsabilità e, soprattutto, che siano chiamati a pagare per i loro errori.
Già che ci siamo, parliamo brevemente anche di Alitalia. Se davvero Air France-KLM deciderà di acquisire la maggioranza, le avremo fatto un bel regalo, visto che pagherà molto meno di quanto avrebbe pagato nel 2007. Sergio Rizzo spiega perfettamente tutto in questo articolo pubblicato dal Corriere ieri: http://www.corriere.it/opinioni/13_settembre_24/rizzo-patrioti-abbandonarono-alitalia_9e7fe792-24f4-11e3-bae9-00d7f9d1dc68.shtml.
Buona stampa. Migliore di qualsiasi mia ricostruzione. Ovviamente, mi piace in particolare la conclusione.
Ecco, vi ho annoiato con queste trascurabili storielle e, intanto, c’è qualcuno che si preoccupa per le sue faccende personali e la servitù si adegua. E Letta twitta e suona la campanella di Wall Street…
Buona notte e buona fortuna.

domenica 14 aprile 2013

Abbiamo bisogno di ben altro che capponi!


Com’è naturale, il Sole 24 Ore garantisce ampio spazio alle opinioni dei principali esponenti di Confindustria e agli eventi dell’associazione. Oggi, tra i molti articoli dedicati alla manifestazione torinese dell’organizzazione degli imprenditori, mi pare ben scritto l’editoriale del direttore Roberto Napoletano: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-14/salviamo-almeno-salvabile-081029.shtml?uuid=AbMJ10mH.
Buona stampa. Vengono i brividi nel leggere le parole di uno dei miei migliori omonimi (per fortuna, non tutti i Roberto vengono per nuocere!). Il tessuto produttivo del nostro paese si va pian piano disfacendo, in parte anche per colpa di un modello fragile (in sintesi: basato sulla famiglia e, conseguentemente, rigido sia sul piano organizzativo che sul piano finanziario), ma soprattutto perché, più che mai, pesano gli errori di chi ha retto il governo negli ultimi vent’anni.
Mancano infrastrutture essenziali, dai trasporti alle reti informatiche. Abbiamo costi energetici tra i più alti della Ue. L’incidenza delle imposte ha superato il livello non solo della tollerabilità, ma anche quello della legittimità. Il divario tra costo sostenuto dalle imprese e salario percepito dai lavoratori ha anch’esso raggiunto dimensioni insostenibili. E continuate voi...
Tutto questo è accaduto senza che la classe politica facesse alcunché di realmente incisivo per cambiare le cose e per porre un freno al deterioramento del sistema, anzi. Dalle farneticazioni sul ponte sullo Stretto alle “lenzuolate” ridicolmente inutili, giusto per riferirmi ai leader attuali dei due maggiori partiti politici, il campionario delle parole in libertà e dei provvedimenti effimeri o nocivi comprende di tutto.
Anche il Governo Monti, mi spiace dirlo perché lo avevo ritenuto meritevole di fiducia, ha mancato largamente. Un po’ perché non ha saputo sottrarsi alle influenze dei partiti che lo sostenevano (non con la necessaria convinzione e coerenza, per la verità), ancor di più perché era formato da persone che non avevano la cultura necessaria per avviare un processo riformatore profondo e vario come quello di cui l’Italia ha bisogno. L’ho scritto sino alla noia (di voi tre e mia): gente come Patroni Griffi o Catricalà non saprebbe mai metter mano a provvedimenti che incidano realmente, ad esempio, sul funzionamento della pubblica amministrazione. Hanno alle spalle due encomiabili (dal loro punto di vista) carriere nell’apparato amministrativo dello Stato: sono espressione di quella stessa burocrazia che, indifferente a tutto, sta uccidendo il paese in accordo con la politica. Inutile che mi dilunghi, ne ho già parlato.
Anzi, no: sta uccidendo l’energia vitale, la creatività, la tenacia, la serietà con cui gli italiani avevano saputo sfuggire al proprio destino nel secondo dopoguerra. Quegli stessi valori che, ancora, resistono tra la gente comune, anche se con difficoltà sempre maggiori, in particolare per le generazioni più giovani. La gente comune non si arrende e cerca di sottrarsi al declino. Ma c’è un ma. E lo affido alle parole di Guido Gentili, sempre dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-14/dovere-rispondere-152655.shtml?uuid=AbUfV7mH&fromSearch.
“Ma ogni sforzo potrebbe risultare alla fine inutile in presenza di un sistema lasciato politicamente alla deriva, senza un governo credibile che governi e con un Parlamento non in grado di lavorare in modo efficace. E con una burocrazia amministrativa che si chiude ulteriormente su se stessa a difesa del proprio potere di interdizione. Il tutto, in un'atmosfera da campagna elettorale permanente”.
Pensavo di fermarmi qui, però non posso proprio. Nei polpastrelli ho un rancore che non so trattenere. Il mio disgusto per Viavà, per il tizio decrepito e per il pupo (e per i loro collaboratori e/o pupari) non può trattenersi. I primi due continuano nella patetica battaglia come i capponi di Renzo (capponi in tutti sensi). Il pupo, invece, parla come se lui avesse offerto qualche realistica alternativa, il che, com’è evidente, non è accaduto. E ha dimostrato non solo che il M5S non ha la visione necessaria per dare un futuro decente all’Italia, ma anche che il metodo ideato da lui e dal puparo per selezionare i quadri del movimento è semplicemente inadeguato (eufemismo). E non sono nemmeno capaci di proteggersi dai pirati informatici!
Sappiamo che non ci salveremo grazie a Viavà e al tizio decrepito, ma avrei seri dubbi sul possesso, da parte mia, di facoltà intellettive (che riconosco modeste, ma presenti) se mi facessi sfiorare dall’idea che saranno gente del calibro di Lombardi e Crimi a portare l’Italia fuori dalla crisi in cui versa.
Godetevi il ritratto che di Lombardi offre Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_14/roberta-la-vertigine-del-potere-grasso_06ae3f22-a4ca-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml.
Buona stampa.
Se poi, dopo il sorriso a denti stretti provocato da Grasso, volete tornare a guardare alle tante ragioni di pessimismo che, giorno dopo giorno, i cosiddetti leader politici ci offrono, andate a studiarvi i nomi dei candidati alla Presidenza della Repubblica proposti da Pd, Pdl e M5S.
Anche se qualcuno dei dieci selezionati dal M5S è personaggio d’indubbio prestigio e meritevole di rispetto, non mi pare che nessuno possegga i requisiti necessari nella contingenza che viviamo. Se poi andiamo a vedere chi propone Viavà, quello ancora convinto di essere destinato a guidare il “governo del cambiamento”, viene il sospetto che le sue poche idee confuse siano state smacchiate… Gente come Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) rappresenta il cambiamento come… come il candidato premier del Pdl per le prossime elezioni.
Oltre a non rappresentare il cambiamento, Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) hanno parecchie macchie sulla pelliccia (non quante il tizio decrepito, ma non certo poche). E sono espressione del medesimo sistema di potere che danni tormenta questo povero paese, quello di cui parlano Roberto Napoletano e Guido Gentili. Un sistema di potere che qualcuno ancora promette di cambiare con una rivoluzione liberale…
Ecco, vi ho rifilato una pagina e mezza per raccontarvi quello che sapevate già…
Buona notte e buona fortuna.

mercoledì 13 febbraio 2013

Antelope Cobbler vi dice qualcosa?


Anche oggi partiamo da un argomento e finiamo chissà dove…
L’avvio lo prendiamo da Finmeccanica. E chiarisco subito che non sono tanto ingenuo da pensare che si possano vendere certi prodotti senza pagare tangenti. In qualche modo fa parte del mio DNA, perché mi è capitato di essere italiano e, quindi, di vivere in un paese che non brilla certo nelle classifiche internazionali riguardo alla corruzione. O, se vogliamo, brilla in negativo, se per voi, come per me, la corruzione non è esattamente un fatto positivo.
Questo per dire che sono sufficientemente realista da comprendere come, in molti casi, per portare a casa commesse che garantiscono posti di lavoro italiani, sia necessario ricorrere all’oliatore.
Le mie perplessità, di fronte a questa vicenda, riguardano in primo luogo il comportamento dello Stato nelle sue diverse entità interessate. Come spiegano i tanti commenti apparsi sulla stampa. Ne scelgo tre, molto diversi tra loro, ma ne potete trovare altri: cominciamo con Guido Gentili dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-13/ritardi-politica-081323.shtml?uuid=Ab5jJvTH), per passare a Daniele Manca sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_13/il-tempo-perso-su-finemccanica_afdfc1a6-75a4-11e2-a850-942bec559402.shtml) e, infine, a Nicola Porro su Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/interni/e-se-aziende-inquisite-avessero-ragione-885368.html).
Buona stampa. Non nella stessa misura, ma mi piacciono tutti e tre. Siamo di fronte a questioni d’importanza che non esito a definire vitale e ogni riflessione, anche se in qualche modo influenzata da una visione di parte, aiuta a mettere a fuoco dettagli rilevanti.
Anche se per ragioni e in modi assai diversi, tre delle principali aziende di questo paese sono diventate oggetto d’indagini anche aggressive da parte della Magistratura. Per chi si fosse distratto, parliamo di Eni, Banca Monte Paschi e, appunto, Finmeccanica. Il tempo e i vari gradi di giudizio chiariranno, si spera, queste vicende. E chiariranno anche, si spera sempre, quella dell’Ilva di Taranto. Il punto è che, e qui Porro ha ragione, in Italia esiste un pregiudizio nei confronti dell’attività d’impresa. Un pregiudizio che compromette la possibilità del nostro paese di confrontarsi con la concorrenza internazionale, fattasi ovviamente più difficile per effetto della globalizzazione. Qui si ferma la mia condivisione delle idee di Porro, nel senso che vedo il pregiudizio, ma non vorrei che, giustificato da questo, se ne affermasse un altro, ossia quello che ogni agire sia legittimato solo perché porta fatturato alle nostre aziende.
Si tratta di una questione complessa, sulla quale ho molti dubbi e quasi nessuna certezza. Quel che mi pare certo è che il quadro emerso dalle indagini su Banca Monte Paschi e su Finmeccanica induca a temere l’esistenza di una vasta schiera di dirigenti i quali traggono profitto dalle zone d’ombra createsi nella gestione delle aziende stesse. Per Finmeccanica potete leggere il pezzo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere (http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_13/dalla-lega-alla-magistratura-la-ragnatela-del-presidente_68aedc90-75a4-11e2-a850-942bec559402.shtml) e quello di Guido Ruotolo su La Stampa (http://www.lastampa.it/2013/02/13/economia/quelle-tangenti-erano-una-prassi-abituale-5WWn8NFTtxpSFuB1i7O4hN/pagina.html).
Buona stampa. Per quel che riguarda Monte Paschi, fate una ricerca da soli sulla “Banda del 5%”.
Per farla breve: se il mercato globale, soprattutto in certi settori, impone determinate “regole”, dobbiamo accettarle, per quanto sgradevoli. Quello che non possiamo accettare è che il terreno fangoso non sia accuratamente recintato e che esistano aree limacciose nelle quali s’immergono opportunisti di vario genere.
Aggiungo, e qui ho gioco facile, che la politica, come sottolinea Gentili, dovrebbe starsene ben lontana dalle vicende delle aziende pubbliche e non solo, però mi pongo e vi pongo qualche domanda (pur tenendo conto che, comunque, come dimostrano le vicende di Eads, la società che controlla Airbus, la politica in certi casi il naso ce lo mette anche altrove). E’ tollerabile il quadro d’interferenza politica che emerge nella scelta dei massimi dirigenti di società come Finmeccanica e Monte Paschi? Siamo sicuri che i manager di aziende così importanti debbano dedicare tanto tempo ai loro rapporti con i politici, probabilmente trascurando i loro compiti? E’ giusto che il Presidente di Confindustria, proprietaria del Sole 24 Ore, abbia con Orsi una conversazione come quella riportata dalla Sarzanini?
Come sempre, io le risposte me le sono già date, adesso tocca a voi.
Una ciliegina sulla torta. Come potrei trascurare le nuove accuse a Roberto Formigoni per le vicende della sanità in Lombardia? Aspettiamo la Corte di Cassazione per i giudizi di colpevolezza, ma non priviamoci del piacere di sorridere (sempre a denti stretti) per le argomentazioni dell’ormai del tutto nero ex Presidente lombardo: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_febbraio_12/formigoni-maugeri-inchiesta-lombardia-2113968136196.shtml.
Cronaca. Nessun giudizio, ma un commento: la smisurata considerazione di sé mi sembra spingere Formigoni a vieppiù ridicole arrampicate sugli specchi.
Se poi, prima di arrivare in fondo, avete voglia di andare a leggere come ha affrontato la questione della corruzione internazionale un paese come gli Stati Uniti, un buon link è questo:
http://en.wikipedia.org/wiki/Foreign_Corrupt_Practices_Act (FCPA). Tra l’altro, come ricorderanno i meno giovani tra noi quattro, la normativa americana nacque in seguito a una vicenda che ha avuto importanti conseguenze anche nella storia italiana. Vendere oggetti volanti è sempre stato complicato… Ammettiamolo pure: il FCPA assomiglia abbastanza a una foglia di fico, però loro ce l’hanno e un po’ di ordine lo ha portato.
Chiudiamo con il commento di Gramellini all’ultima, men che squallida, recita del tizio decrepito: http://www.lastampa.it/2013/02/13/cultura/opinioni/buongiorno/innocente-siparietto-Jsp7FoPqZq81X5dUNLcX9O/pagina.html.
Buona stampa.
Buona notte. E buona fortuna.

martedì 23 ottobre 2012

Titoli e gerarchie


Ho già espresso in più occasioni la convinzione che il processo di riforma e di rinnovamento di cui l’Italia ha un (disperato) bisogno viene ostacolato da più parti, non solo dai partiti che non intendono cedere su tutti i temi che garantiscono il loro potere e i privilegi dei propri esponenti, ma anche da quella stessa burocrazia pubblica dalla quale provengono diversi esponenti del Governo Monti. Una burocrazia che, purtroppo, non fa affatto fatica a dimostrare di aver perso di vista alcuni principi essenziali, una burocrazia composta da individui non di rado attaccati a formalismi piuttosto anacronistici e pronti a confondere le proprie persone con il ruolo che sono chiamate, temporaneamente e per tutelare interessi collettivi, a svolgere.
Una prova è quanto accaduto alcuni giorni fa durante un incontro nella Prefettura di Napoli. Ne parla oggi Guido Gentili sul Sole 24 Ore e lo fa in maniera che può solo essere condivisa:
Buona stampa. Se avete tempo, guardate il video, ne vale la pena. E speriamo che la Signora Cancellieri, Ministro e Prefetto, dia retta a Guido Gentili. Il Prefetto di Napoli merita di essere rimosso perché ha perso di vista la gerarchia dei valori e si preoccupa dei titoli.