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giovedì 18 luglio 2013

Chi finanzia chi?


Restiamo sulla vicenda Fondiaria-Sai: il 24 Ore di oggi ospita quelli che, a mio parere, sono due tra i commenti più interessanti. Il primo è di Marco Onado e si concentra sull’inadeguatezza dell’operato delle Autorità di controllo (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-18/linerzia-colpevole-authority-063635.shtml?uuid=AbSqgDFI). Il secondo, firmato da Luigi Zingales, punta invece sugli aspetti più deteriori del capitalismo di relazione che caratterizza il nostro sistema economico (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-18/lezione-leopardi-regole-morale-063656.shtml?uuid=AbuvgDFI).
Buona stampa. Per entrambi. Due pezzi che la dicono lunga su quel che aspetta l’Italia in assenza di un vero, deciso processo di rinnovamento che coinvolga tutta la classe dirigente, quella pubblica (sia i politici sia i burocrati) e quella privata, senza distinzioni.
Non esiste soltanto il caso Ligresti. Il nostro capitalismo, almeno quello di dimensioni maggiori, è vissuto e vive tuttora in condizioni che negli altri paesi industrializzati non verrebbero tollerate.
E non sono soltanto i burocrati pubblici a soffocare il tessuto imprenditoriale del paese, bloccando per inefficienza o per incapacità i pagamenti verso i creditori dello Stato, degli Enti Locali e della Sanità. C’è un’altra burocrazia altrettanto pericolosa e nociva, quella di un sistema bancario che a parole si dice impegnato a rilanciare l’economia nazionale, ma nei fatti la strangola, preferendo impiegare l’enorme liquidità resa disponibile dalla BCE non per finanziare le aziende, ma per sottoscrivere titoli. O per sostenere i soliti noti. Leggete gli articoli sui Ligresti, troverete facilmente i nomi delle banche che li hanno finanziati per anni (anche fino a poco tempo fa) e gli importi che ancora devono recuperare. E provate a cercare articoli sui finanziamenti ricevuti, tanto per fare due nomi a caso, da Romain Zaleski o da Alitalia.
Mi tocca farvi ascoltare un Dies Irae, non più quello di Mozart, ma quello di Verdi (così celebriamo il bicentenario della nascita) nella versione con la direzione di Karajan con i Wiener Philharmoniker.


mercoledì 17 luglio 2013

Parole cancellate dal vocabolario


L’affare kazako temo si rivelerà ben peggiore di come lo hanno dipinto il Ministro Alfano e il Capo della Polizia Alessandro Pansa. E, oltre a rafforzare all’estero la cattiva opinione che già hanno di noi, induce a porsi domande molto preoccupate riguardo al funzionamento di quella che un tempo si chiamava anche Pubblica Sicurezza.
Buona stampa. Un bell’articolo che lascia un sapore molto amaro in bocca e che riporta al palato quello delle altre storie italiane (decisamente troppe) rimaste senza colpevoli e senza spiegazioni.
L’altra vicenda ancora attuale è quella delle ingiurie di Calderoli al Ministro Kyenge. L’autodifesa del vicepresidente del Senato farebbe ridere se non fosse che, purtroppo, conferma, anch'essa e ancora una volta, l’incapacità di gran parte dei politici italiani di assumersi le proprie responsabilità e di mostrare rispetto per le istituzioni anche dopo aver compiuto atti gravemente lesivi della dignità delle stesse e della dignità del Paese. Per una cronaca della men che inconcludente autodifesa di Calderoli, potete leggere questo pezzo dal Corriere della Sera: http://www.corriere.it/politica/13_luglio_16/maroni-kyenge-torino-letta_734c3dde-edfc-11e2-98d0-98ca66d4264e.shtml.
Per una riflessione sulla medesima vicenda, ecco l’ottimo editoriale di Beppe Severgnini, sempre dal Corriere di ieri: http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_16/oltre-limite-decenza_fced56d2-edd8-11e2-98d0-98ca66d4264e.shtml.
Buona stampa.
Venendo all’attualità più recente, non posso non dire due parole sugli ultimi avvenimenti che riguardano il caso Fondiaria-Sai e il comportamento dei Ligresti. La stampa ha offerto nei mesi scorsi ampi resoconti sulla gestione più che disinvolta della compagnia di assicurazioni da parte dell’Ingegnere e dei suoi figlioli, se non assecondati, certamente non contrastati dai principali dirigenti della società, tant’è che alcuni di loro hanno subito nelle ultime ore la sorte dei Ligresti (http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/07/17/news/fonsai_arrestati_la_famiglia_ligresti_e_gli_ex_manager_del_gruppo-63141210/?ref=HREC1-7).
Cronaca.
Mi auguro che questa indagine della magistratura di Torino tragga il massimo beneficio dall’efficienza della Procura del capoluogo piemontese, considerato uno dei migliori del Paese, e sia quindi rapida. E mi auguro che i giudici coinvolti, diversamente dai loro colleghi di tante altre città italiane, lavorino serenamente, lontani dalle telecamere e dai giornalisti, scavando in profondità in una storia che mette in luce tanti elementi negativi del capitalismo di relazione italiano, fatto di “amici” e di “salotti buoni”, di piaceri, di teste girate dall’altra parte, di connivenze più o meno gratuite.
Non dimentichiamo che Fondiaria-Sai era quotata in borsa, quindi soggetta al controllo della Consob, e, come tutte le compagnie di assicurazione, sottoposta alla sorveglianza dell’ISVAP, eppure i Ligresti hanno potuto, così dicono i magistrati, distrarre una parte ingente del patrimonio sociale. E l’hanno fatto non per poche settimane, ma per anni.
Ovviamente le parole cancellate dal vocabolario avete capito benissimo quali sono.
Buona notte e buona fortuna.

martedì 28 maggio 2013

Scalatori di specchi


Cominciamo dai risultati elettorali. Se quasi tutti gli esponenti politici continueranno a non vedere i propri errori e ad attribuire le sconfitte alla presunta ottusità degli elettori, alla fine non andrà a votare più nessuno.
Per scoprire fin dove riescono a spingersi nel negare la realtà e nel ricercare scusanti a dir poco ridicole, leggete i commenti di Alemanno (http://roma.corriere.it/roma/politica/speciali/2013/elezioni-comune-roma/notizie/28alemanno-da-colpa-al-derby-2221364370677.shtml) e dello psiconano+barba-Mediaset e dei suoi più fedeli pappagalli (http://www.ilgiornale.it/news/interni/crisi-isterica-dei-cinque-stelle-921601.html).
Grillo e il suo degno puparo (il contenuto delle cui teste continua a essere più disordinato delle loro chiome), accecati dalla medesima presunzione e dalla medesima autoreferenzialità di coloro che additano (neanche a torto, per la verità) al disprezzo degli italiani, non sono neppure sfiorati dal dubbio che il pessimo risultato del M5S nelle elezioni amministrative sia frutto del comportamento inconcludente seguito alle politiche di Febbraio. L’astensione record sta lì a dimostrarlo.
Avevo scritto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa per il paese. Lui e Casaleggio mi stanno dando ragione, anche se questo non mi rende per nulla felice. Non hanno un progetto realistico e compiuto per il nostro futuro. Stanno facendo perdere tempo e denaro al paese in chiacchiere che fanno apparire rigogliosamente produttive le pratiche onanistiche. Hanno portato in Parlamento gente che non sa neppure da che parte si comincia a fare politica. E, come un qualsiasi Viavà o un qualsiasi tizio decrepito, danno la colpa agli elettori che non avrebbero capito…
Lasciamo perdere.
Parlando di economia, vi suggerisco di leggere un lapidario articolo di Francesco Daveri sul sito LaVoce.info (http://www.lavoce.info/e-la-crisi-non-lausterita-la-causa-dei-debiti-pubblici/).
Buona stampa. Daveri contraddice senza fatica e con i numeri le affermazioni di Stefano Fassina, niente meno che Viceministro dell’Economia, carica alla quale è stato chiamato, presumibilmente, per aver fatto parte dello stato maggiore di Viavà e per aver partecipato, alzando la voce, a qualche talk show… Attività che, forse, gli hanno impedito di seguire le vicende della teoria sostenuta (su basi piuttosto fragili e, sembra, su colonne di Excel insufficienti: http://www.huffingtonpost.com/dean-baker/reinhart-rogoff-austerity_b_3343688.html)
dagli economisti Reinhart e Rogoff, i cui errori concettuali, non nell’uso del pc, sono ben illustrati, tra gli altri, da Paul Krugman sul New York Times: http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/05/26/reinhart-and-rogoff-are-not-happy/.
Buona stampa.
E chiudo, purtroppo, tornando a occuparmi di una donna che, onestamente, avrei preferito tenere ben chiusa nel dimenticatoio. E ci sarei riuscito facilmente se lei non avesse deciso, una volta di più, di ignorare il motto che dice: un bel tacer non fu mai scritto. Parliamo di Giulia Ligresti, terza figlia di Salvatore, una delle componenti della famiglia che ha così diligentemente e saggiamente guidato il gruppo FondiariaSai, portandolo alla soglia del fallimento. Che Giulia Ligresti possa essere irritata dal fatto che la vita sua e dei suoi cari abbia subito qualche cambiamento in seguito alle vicende delle aziende da loro amministrate (parola impropria, ma perdonate), ci sta. Le converrebbe, tuttavia, evitare di dar sfogo a tale stato d’animo così come ha ritenuto di fare nei giorni scorsi (http://archiviostorico.corriere.it/2013/maggio/25/Giulia_Ligresti_Consob_studia_aggiotaggio_co_0_20130525_36edced2-c4ff-11e2-948d-552c2efc12be.shtml). Abbastanza sconcertante che l’ex presidente della società che controllava Fondiaria-Sai, ossia Premafin, non sapesse di muoversi su un terreno pericoloso quando ha espresso dubbi, forse non adeguatamente fondati, sulla solidità di una società quotata. O forse no, non è affatto sconcertante, visto quel che è emerso sulla gestione della Premafin stessa e, più ancora, delle holding della famiglia Ligresti Imco e Sinergia
Non aveva già abbastanza grattacapi senza andare a mettersi anche in questo guaio? Mah…
Se non le piace il vecchio proverbio, le converrebbe mandare a memoria i versi di Metastasio da cui, quasi certamente, l’adagio ha avuto origine:
Un bel tacer talvolta
Ogni dotto parlar vince d’assai

mercoledì 6 febbraio 2013

Civile convivenza?


A proposito della qualità della classe dirigente italiana, oggi torniamo a occuparci di una vicenda sulla quale vi ho già intrattenuto alcune volte nei mesi scorsi. Partiamo da un argomento, ma probabilmente andremo a finire altrove…
Prendiamo le mosse dal lavoro svolto da Matteo Caratozzolo, nominato, nel settembre del 2012, commissario ad acta del Gruppo Fondiaria-Sai dall’ISVAP, allora autorità di controllo delle società d’assicurazione, competenza oggi trasferita alla Banca d’Italia.
Ebbene, Caratozzolo, come ci racconta il Sole 24 Ore, ha concluso il suo lavoro e ha trovato diverse situazioni dalle quali si dimostra quanto piacesse la marmellata agli esponenti della premiata ditta Salvatore Ligresti e Figli. In realtà, apprezzavano anche il miele e la crema di cioccolata e hanno le dita ben impastate di tali leccornie. E potevano, inoltre, contare sulla benevola distrazione di alcuni tra quelli che avrebbero dovuto aiutarli a tenere chiusa la dispensa, non già a svuotarla.
Buona stampa. Niente che non potessimo immaginare anche prima, però, a leggerle, certe cose fanno altra impressione. Di fronte a vicende come questa c’è davvero da chiedersi come sia possibile per il nostro paese un futuro decente. Pensare che una famiglia, proprietaria di una parte importante, ma minoritaria, di una società quotata in Borsa, possa arrivare a depredarla (il verbo è della Galvagni, ma lo condivido) fa accapponare la pelle. Credo sia evidente a tutti come la vicenda Ligresti (e quelle Parmalat e Cirio prima e quella MPS oggi) stia a dimostrare che il buon vecchio limite tra il bene e il male, per molti italiani, non ha più alcuna importanza. Il che vale, purtroppo, non soltanto per l’ambiente della finanza o della politica. Limitandoci a quel che possiamo vedere girando per le nostre città ogni giorno, abbiamo a disposizione prove a non finire. Osservate quanta gente parla al telefono mentre è al volante, per esempio. O quanti si guardano bene dal pagare il biglietto del tram o del treno. Guardate le strade delle nostre città: sono luride, segno di come a ben pochi venga in mente di usare i cestini che, in molti casi, sono disponibili in numero adeguato. E non parliamo di tanti proprietari di cani…
Il buon vecchio limite tra il bene e il male viene dimenticato quando, non solo nelle persone già predisposte a scordarselo, si sviluppa il convincimento che, qualsiasi cosa si faccia, difficilmente si subirà una sanzione e che non sia poi così grave infrangere una delle norme che dovrebbero regolare quella che (scusate se mi servo di definizioni datate) un tempo si chiamava “civile convivenza”. Quando si hanno di fronte esempi come quelli dei Ligresti o di Mussari, perché mai uno dovrebbe perdere tempo con la legalità, con l’impegno e la correttezza nel ricoprire un incarico di rilievo (pubblico o privato poco importa), con il rispetto per gli altri e, insomma, con tutto l’armamentario che, in un passato non così lontano, aveva rilievo in Italia così come, ancor oggi, ne ha in altri paesi, i quali possono perciò ritenersi civili.
Ovviamente, il problema non nasce soltanto dai cattivi esempi o dalla mancanza di controlli e di adeguate punizioni. Quando i comportamenti illeciti vengono premiati o si promette di premiarli…

mercoledì 15 agosto 2012

I maestri della sana e prudente gestione


Ogni giorno che passa, la lettura dei quotidiani offre nuovi motivi per nutrire stima e simpatia illimitate nei confronti della famiglia Ligresti, gente che può insegnare a chiunque il concetto di sana e prudente gestione… Il materiale è tanto che si potrebbe parlarne ogni giorno, ma non mi pare giusto annoiarvi.
Oggi, però, non posso fare a meno di tornare sull'argomento: nel giorno di festa che celebra il culmine dell’estate, non possiamo fare a meno di scorrere, sul 24 Ore, l'articolo che ricostruisce la vendita di Atahotels a Fondiaria-Sai, un vero capolavoro, come lo definisce Angelo Mincuzzi. Ecco il link: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-08-15/fonsai-conto-atahotels-064127.shtml?uuid=Abns1fOG&fromSearch.
Buona stampa.
Non c’è niente da aggiungere. Se non che, forse, i Ligresti hanno avuto per troppo tempo la possibilità di fare quello che hanno voluto senza che nessuno (NESSUNO: né banche finanziatrici né, men che meno, autorità di vigilanza) dicesse una parola. La qual cosa, a mio modesto avviso, costituisce una colpa tutt’altro che trascurabile.

mercoledì 8 agosto 2012

Portate pazienza, ancora su banche e banchieri...


Cominciamo con un piccolo tuffo nel futuro. Il Sole 24 Ore si occupa di alcune innovazioni tecnologiche alle quali sta lavorando Google. La società del più famoso motore di ricerca, infatti, percorre diverse strade per identificare nuove potenziali idee di business. Un articolo che vi suggerisco come lettura diversiva: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-08-08/google-passi-avanti-lautomobile-130100.shtml?uuid=AbFEbPLG.
Cronaca.
Venendo ad argomenti più corposi, sempre dal 24 Ore, vi suggerisco alcuni articoli dedicati ai diversi aspetti “controversi” dell’azione dei maggiori gruppi bancari. Oggi l’attenzione è concentrata su quelli inglesi, ma non è che altrove siano poi tanto più, come dire?, scrupolosi.
Sono tre pezzi, ma lo sforzo di leggerli (ammesso sia tale) viene pienamente ricompensato:
Buona stampa.
Continuando in ambito finanziario, ancora dal Sole 24 Ore, un aggiornamento sulla saga dei Ligresti: questa volta ci viene spiegato come avrebbero agito per mantenere alto il valore del titolo Premafin, così da evitare il fallimento di Imco e Sinergia, le società attraverso le quali controllavano appunto Premafin e, attraverso questa, Fondiaria-Sai: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-08/come-facevano-ligresti-dopare-063554.shtml?uuid=AbdPQDLG&fromSearch.
Buona stampa.
Quasi in tema, ma, se mi passate il termine, salendo ai piani alti di questa storia di mediocrità e avidità, ecco l’intervista (meglio, il colloquio) del vicedirettore di Repubblica, Giannini, con Alberto Nagel, Amministratore Delegato di Mediobanca, quello, per intenderci, che ha firmato, solo per conoscenza, la lista della spesa della famiglia Ligresti (quella che io, scusate se mi ripeto, che sono stupido, non avrei mai firmato) http://www.repubblica.it/economia/2012/08/07/news/nagel_ligresti-40497400/?ref=search).
Stampa così e così. Perché non mi piacciono questi “colloqui”. Un giornalista fa interviste, non chiacchierate. Pone domande precise, magari con seconde e terze domande se l’intervistato sfugge o è reticente. E’ un modo un po’ arruffone, comune anche agli altri maggiori quotidiani italiani, di porsi di fronte agli interlocutori potenti. Questi colloqui, sbaglierò, non hanno il profumo del giornalismo di qualità, ma piuttosto una puzza poco gradevole, anche se, devo ammetterlo, qualcosa aggiungono alla nostra conoscenza di una vicenda.
Chiudiamo con un’immagine, che sono stato costretto a pubblicare da uno dei miei tre lettori. La pubblico così, senza spiegazioni, con la speranza di attenuare la sua soddisfazione.


sabato 9 giugno 2012

Assicurazioni e televisione


Come se fossi il Presidente del Senato o della Camera, vi ho mentito: non proseguiamo nel cammino per Siena, ma parliamo di altro.
Iniziamo da notizie finanziarie. Niente di cui stupirsi: i Ligresti hanno deciso di opporsi alla fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol perché, tra le clausole dell’operazione, non sono più previsti, per loro, il diritto di recesso e la manleva sulla disastrosa gestione. In altre parole, ancora una volta, hanno anteposto i loro interessi individuali e famigliari a quelli della società (quotata). Esattamente come fanno da anni, in maniera a dir poco sconcertante. Un’ottima sintesi la offre Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-08/tutticontrotutti-lascia-solo-vinti-231259.shtml?uuid=AbgE6XpF), ma potete trovare ampi resoconti anche in altri quotidiani.
Buona stampa.
Nella pagina dell’articolo della Olivieri sono presenti i collegamenti agli altri pezzi dedicati dal 24 Ore alla complessa e incerta operazione orchestrata da Mediobanca per cercare di evitare il tracollo di Fondiaria-Sai e, quindi, un bel po’ di perdite per sé e per le altre banche che, nel tempo, non hanno saputo far di meglio che concedere credito praticamente illimitato ai Ligresti. Interessanti letture per un fine settimana di tempo incerto, almeno dalle mie parti.
Cambiando argomento, ieri sera mi è capitato di vedere Otto e mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7. Ospiti della trasmissione erano due giornalisti, Giovanni Valentini di Repubblica e Alessandro Sallusti, il mitico direttore del Giornale. Quest’ultimo, quando si dice la determinazione, è riuscito a scendere ancora nella mia personale classifica, per quel che conta… Ha, infatti, sostenenuto che (1) è sbagliato pensare di perseguire il reato di corruzione tra privati e che (2), in considerazione della nomina di Anna Maria Tarantola alla presidenza della Rai, Monti è fissato con i bancari (sic). Potete convincervi che, pur riassumendo le sue parole, non ho alterato il pensiero di Sallusti, andando a recuperare la trasmissione qui: http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50269471. Non perdetevela!
Sallusti è uno dei tanti, troppi, che si proclamano liberali, ma poi, alla prova dei fatti, rivelano di esserlo assai poco. Opporsi al reato di corruzione tra privati, sostenendo che non abbia senso attribuire alla magistratura la possibilità di occuparsi di una questione che non rivestirebbe nessun interesse pubblico, è una ben strana posizione, che trascura come, ad esempio, un’azienda che corrompa un dirigente di un’altra per vendere qualcosa compia un’operazione di concorrenza sleale, il che a un liberale dovrebbe far prudere le mani e anche i piedi. Come accade a me.
Ricordo poi che esistono molte società, quindi enti soggetti alle norme del diritto privato, che appartengono interamente a soggetti pubblici (Stato, Regioni, Province e Comuni): personalmente mi piace l’idea che un fatto di corruzione che le riguarda possa essere perseguito con severità dalla magistratura e non resti “questione privata” (Fenoglio mi perdoni).
Quanto alla presidenza della Rai, Sallusti, che sembra ignorare chi sia la Signora (e anche che sia una Signora (ri-sic)), non è il solo a trovare da ridire sull’estrazione di Anna Maria Tarantola. L’edizione on-line del Corriere della Sera fornisce la posizione dei principali partiti, quelli che, negli anni, hanno saputo nominare formidabili esperti di cultura e di comunicazione nel consiglio di amministrazione della Rai, uomini e donne di così straordinaria caratura e così indifferenti alle pressioni di chi li aveva nominati da aver trasformato l’azienda pubblica radiotelevisiva nel peggiore baraccone clientelare del paese. Questo è il link: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_09/rai-nomine-reazioni_8084286a-b228-11e1-9647-65f4b2add31d.shtml.
Stampa così e così. Sempre perché, ormai, dell’opinione di questa gente possiamo tranquillamente fare a meno.
Allo scopo di non danneggiare troppo il vostro e il mio fegato, mi concentro soltanto su quella di Donadi, il capogruppo IDV alla Camera, che chiude la sua nota di commento con queste parole: “Cosa c'azzecca Bankitalia con la Rai, prima azienda culturale italiana?”
Considerazione che sfida quelle di Sallusti quanto a profondità e accettabilità. Uno potrebbe anche chiedersi cosa c’azzecca un magistrato ex poliziotto con la politica. Oppure cosa c’azzecca un avvocato veneziano con la politica. E, nel farlo, si porrebbe domande anche meno stupide di quella di Donadi. L’esperienza lavorativa di Anna Maria Tarantola non ci garantisce che sarà un buon presidente della Rai. E’, tuttavia, ipotizzabile che quanto ha appreso nella sua carriera all’interno di Banca d’Italia possa servire a mettere in ordine un’azienda che è certamente la maggiore azienda culturale del paese, ma, prima di tutto, è un’azienda e come tale deve essere gestita. E’ più facile che ci riesca lei o una persona carica di debiti di riconoscenza verso i partiti?
Buona notte e buona fortuna.

venerdì 25 maggio 2012

Torniamo a parlare di schei


Mi tocca chiamare di nuovo in causa Monsignor Marcinkus. Ovunque egli si trovi ora, immagino, starà festeggiando il siluramento di Gotti Tedeschi, letteralmente cacciato in malo modo dalla Presidenza dello IOR, la cosiddetta Banca Vaticana, che ha già fatto parlare di sé anche troppo (e parecchio male) in passato.
Mi pare evidente che la lezione non sia servita a molto e che in Vaticano preferiscano muoversi nella nebbia piuttosto che alla luce di un limpido sole.
Affinché non pensiate ch’io parli a vanvera, vi rifilo un po’ di articoli, non sia mai che mi si accusi di fare affermazioni preconcette o prive di fondamento.
Cominciamo dal Financial Times, in apparenza asettico come sempre, ma non privo di una nota tagliente: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/72267d4c-a5d3-11e1-b77a-00144feabdc0.html#axzz1vra0nR6i.
Passiamo al Sole 24 Ore, con ben due articoli dello stesso autore, Carlo Marroni, il primo di cronaca, il secondo di analisi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/scontro-gotti-tedeschi-223337.shtml e http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/governance-curiale-soffre-profonda-223519.shtml?uuid=AbA4TthF.
E ancora, dal Corriere, il commento di Massimo Franco, che è un buon conoscitore di cose vaticane: http://www.corriere.it/economia/12_maggio_25/esito-conflitto-franco_3f51bba4-a63a-11e1-adca-f1e67e46c97e.shtml.
Chiudo con La Stampa, forse più prudente degli altri quotidiani nell’interpretare negativamente le dimissioni di Gotti Tedeschi: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/455589/.
Buona stampa. Altri commenti potrete trovarli da soli, la notizia ha ampio spazio nei giornali italiani e stranieri.
Continuando a parlare di denaro e banche, veniamo alla sempre interessante vicenda Ligresti-FondiariaSai-Unipol.
Il Sole 24 Ore ci informa che la famiglia che ha così oculatamente amministrato uno dei maggiori gruppi assicurativi del paese, trascinandolo sull’orlo del fallimento, potrebbe uscirne senza pagare il conto, come accade spesso in questo paese dove solo i citrulli si fanno prendere con le mani nel sacco.
In realtà, però, verrebbe quasi da dire che i Ligresti fanno bene ad approfittare ancora una volta della situazione: le loro mani stringono saldamente gli attributi (peraltro mediocri) dei migliori banchieri (si fa per dire) italiani. E questi grandi banchieri (sempre per dire), per non ammettere di essere degli inetti, proteggono le terga dei Ligresti insieme alle loro. Ecco il pezzo del 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-25/quei-milioni-salvare-ligresti-064216.shtml?uuid=Ab32MvhF&fromSearch.
Buona stampa.
E veniamo all’andamento della disponibilità di credito bancario per le imprese. Carlo Milani, sul sito LaVoce.info, ci offre un’analisi molto interessante (e maledettamente preoccupante) di come il sistema bancario italiano stia riducendo le risorse per le attività imprenditoriali, specie quelle di piccole e medie dimensioni. Anche la bibliografia dell’articolo merita un’attenta considerazione (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003089.html).
Buona stampa.
Mi vengono spontanee un paio di domande: secondo voi, il nostro sistema bancario potrebbe mettere a disposizione delle piccole e medie imprese maggiori fondi se non ne avesse prestati tanti a Ligresti? E possiamo davvero definire banchieri i signori che hanno concentrato enormi affidamenti in quell’unico cliente trascurando migliaia di aziende realmente meritevoli di credito?
Già che ci sono, mi voglio rovinare. Ecco un altro quesito. Non sono ancora sulla strada per Siena, ma mi sto avvicinando: in quale paese sarebbe ancora alla guida dell’associazione delle banche l’artefice del quasi tracollo di quella di cui è stato presidente?
Mi dicono che in Spagna, soprattutto in questi tempi così difficili, ci sia un signore, Emilio Botìn, uomo molto religioso, aderente all’Opus Dei e Presidente del Santander, il quale ogni mattina, al risveglio, prega affinché il Padreterno gli faccia trovare un altro come Mussari, il gigante della finanza che gli ha consentito di guadagnare 3 (TRE) miliardi di euro nel volgere di poche settimane. Tre miliardi di euro su un investimento di sei… Fede davvero incrollabile, ma non credo che Botìn sarà accontentato. Temo che neppure Dio possa compiere due volte un simile miracolo.
E chiudiamo con la Grecia. Sempre dal sito LaVoce.info, alcune riflessioni di Panunzi sulla ormai assai probabile uscita della Grecia dall’Eurozona (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003090.html).
Buona stampa.
Mi fermo, anche se avrei ancora un po’ di cose da dire, ma per oggi ho scritto anche troppo.

domenica 29 aprile 2012

Clientela selezionata

Sempre dal Sole 24 Ore di oggi un articolo che si legge in un attimo e che aggiunge qualche nuovo dettaglio alla storia, a dir poco sconcertante, dei Ligresti. Posso sbagliare, ma sento un odore che mi piace poco e che mi fa venire in mente Collecchio. Ecco il link all'articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-29/ligresti-story-ecco-come-171050.shtml?uuid=AbH0VMVF.
Buona stampa.
Indifferenti a tutto questo (che non potevano non vedere o non sapere), tutte le maggiori banche italiane, per ragioni che, temo, non conosceremo mai completamente, hanno continuato a finanziare generosamente l'Ingegnere e i suoi bravi figlioli, lasciando a secco migliaia di piccole e medie imprese assai più meritevoli di sostegno, e adesso insistono nel voler mettere insieme Unipol e Fondiaria-Sai con un'operazione che, alla fine, magari lascerà ancora qualcosa nelle mani dei Ligresti. Un'operazione che ha assai più ombre che luci. Non di sola politica muore un paese.

mercoledì 28 marzo 2012

A forza di aggiustatine, che legge verrà fuori?


Cominciamo dalle ultime notizie dal fronte di Fondiaria-Sai: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-03-28/stretta-procura-fonsai-064506.shtml?uuid=AbUr08EF. Nessun commento, non è necessario direi.
Buona stampa.
Passando ad altro, non mi sento per niente fiero di me vedendo che, a quanto pare, non mi sbagliavo. C’è di che preoccuparsi per il comportamento dei partiti che sostengono il Governo Monti (anche degli altri, per la verità, ma meglio non mettere troppa carne al fuoco).
In particolare mi sembra gravissimo quanto sta accadendo attorno alle misure contro la corruzione, delle quali mi pare che abbiamo assolutamente bisogno.
Solo oggi, per esempio, ci vengono offerte cronache interessanti dalla Margherita (il partito che esiste soltanto per spillare quattrini a noi) e dalla Calabria: http://www.corriere.it/politica/12_marzo_28/vertici-margherita-sarzanini_d3080c50-7894-11e1-9401-15564ff52752.shtml e http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/448157/).
Buona stampa.
Notizie come queste, lo sapete meglio di me, siamo costretti a leggerle tutti i giorni, quindi la legge sulla corruzione deve essere approvata quanto prima e deve essere severissima. E i partiti dovrebbero smetterla di tirare la giacca del Presidente del Consiglio perché induca il Ministro Severino a cedere alle loro indicazioni, soprattutto quelle che vorrebbero ammorbidire il provvedimento, cancellando qualcosa qui e qualcosa lì, in modo da risolvere i problemi giudiziari di Tizio o di Caio. Che poi la giacca di Monti venga tirata anche via telefono e in momenti a dir poco inopportuni… beh, questo dimostra soltanto che dalle parti di Montecitorio ci sono personaggi che non vogliono proprio cambiare le loro peggiori abitudini e che continuano a considerare lo Stato al loro servizio e al servizio dei loro interessi e non viceversa.
Tornerò sull'argomento molto presto, aspetto soltanto che sul sito del Corriere venga pubblicata un'intervista apparsa oggi sull'edizione stampata. Non vi anticipo nulla. Dovrete tornare a leggermi...
Restando sul quotidiano milanese di oggi, l’articolo di fondo è dedicato alla riflessione sul tema delle resistenze al provvedimento anticorruzione, è breve, ma completo, di quelli che si leggono d'un fiato e piacciono, anche se lasciano l'amaro in bocca (http://www.corriere.it/editoriali/12_marzo_28/anche-questa-emergenza-bianconi_e55807b0-7895-11e1-9401-15564ff52752.shtml).
Buona stampa.

martedì 20 marzo 2012

Non troppo lontano dal tema di ieri


Avete ragione, con i Ligresti ho fatto un po’ una fissazione, ma sono persuaso che se lo meritino anche troppo. Non è assolutamente accettabile governare in maniera così inadeguata uno dei maggiori gruppi assicurativi del paese e spenderne ingenti risorse con modalità quantomeno discutibili.
Buona stampa.
Attenti, la Gilli che viene citata alla fine, è l’azienda che distribuisce le borse disegnate da Giulia Ligresti (quella che ama spostarsi in elicottero a spese della società). Immagino che una compagnia di assicurazioni non sopravviva senza un consulente in materia di borse e accessori…
Intendiamoci, Fondiaria-Sai è un caso limite, ma non metterei la mano sul fuoco riguardo a tante altre società quotate il cui controllo è rimasto in mano a un nucleo familiare più o meno ampio.
Siamo un paese nel quale la mungitura delle vacche ha una lunga tradizione… Sospetto che, dopo aver frequentato distrattamente un po’ corsi di management, non pochi tra i nostri imprenditori abbiano fatto un po’ di confusione sul concetto di cash cow, trasferendo la definizione, sviluppata per un prodotto, all’intera azienda.
Scherzi a parte, come giustamente osservava Sergio Rizzo di fronte alla possibilità che la proprietà della Ducati passi alla Audi, c’è poco da stare allegri in un paese nel quale nessun imprenditore sente l'impulso a impegnarsi in un’azienda che costituisce una vera eccellenza nazionale.
Quando sento parlare d’italianità delle imprese mi prudono le mani. Le imprese sono imprese e la loro proprietà, in un mondo globalizzato, perde un po' di valore. La vicenda di Alitalia (addentellati elettorali inclusi) mi fa ancora salire la pressione alle stelle, oltre ad apparirmi, com'è effettivamente, un'assurda contraddizione con le reazioni dei nostri politici quando i loro colleghi di altri paesi prendono decisioni analoghe. Però che Ducati finisca in mano alla Audi, onestamente, mi pare la prova desolante della mancanza di coraggio della nostra classe imprenditoriale, ormai molto più interessata alle tante, ben protette, posizioni dominanti costruite all’ombra della politica. Sul tema, leggete Giavazzi sul Corriere di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/12_marzo_20/domande-senza-risposta-francesco-giavazzi_941d5f78-7253-11e1-a140-d2a8d972d17a.shtml).
Buona stampa.
Pur se incomparabilmente migliore dei suoi predecessori, mi pare che anche Monti stia finendo avviluppato nelle tele dei tanti ragni che si annidano dalle parti di Roma e non solo.
Speriamo che si dia una bella mossa…

giovedì 8 marzo 2012

Quando si dice tenere un basso profilo

E' vero, ho già parlato più volte di Fondiaria-Sai e dei Ligresti, ma prima di dire che ho pochi argomenti e che sono noioso, leggetevi questa chicca dal Sole 24 Ore di oggi. E' talmente preziosa da indurmi a usare lo scanner con eventuali problemi di copyright... 
Buona stampa.

Mi sembra l'occasione giusta per una citazione cinematografica che tenevo da parte sin dal giorno in cui ho aperto il blog. Un meraviglioso Walter Matthau alle prese con i problemi della finanza (dal film "E' ricca, la sposo e l'ammazzo", "A new leaf" è il titolo originale). Semplicemente grande. Buon divertimento.


martedì 31 gennaio 2012

La montagna non ha partorito neppure un topolino


La questione Unipol-Fonsai, come sapevamo già domenica, sembra aver trovato effettivamente una soluzione meno scandalosa di quella inizialmente prospettata. Siccome, però, il diavolo sta nei dettagli, aspettiamo di conoscere i dettagli, come suggeriscono, in un breve e illuminante commento, Onado e Resti sul sito LaVoce (http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1002830.html). Mi piacciono in particolare le osservazioni sul modo di operare della Consob, che sembra adeguarsi alla nostra pavida e avida finanza da salotto sedicente buono.
Buona stampa.
Sempre dal sito LaVoce, segnalo un rapido saggio su quelli che il Viceministro Martone non ha trovato di meglio da fare che definire “sfigati” (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002828.html). E trascrivo la presentazione che non troverete nell’articolo, giusto perché abbiate il quadro completo.
Il problema degli italiani che si laureano troppo tardi esiste, come mostrano i dati che pubblichiamo. Ma è fuori luogo che un viceministro li definisca "sfigati". Soprattutto considerando che non tutti possono giovarsi dei miracoli come Michel Martone, diventato professore ordinario ad appena 29 anni in un concorso in cui aveva una sola pubblicazione, il presidente era il suo mentore e datore di lavoro, tutti i candidati, molto più qualificati di lui, si sono ritirati facendogli posto e i giudizi sul suo lavoro erano tutt'altro che lusinghieri…
Devo aggiungere altro?
Buona stampa.
Veniamo a oggi, che è il 31 gennaio. Sembra proprio che i Deputati si stiano procurando un futuro di miseria… Non è proprio così, in realtà. Anche qui, come sopra, ricordiamo dove sta il diavolo: forse questo taglio di 1.300 euro, in effetti, non sarebbe proprio un taglio. Ricorderei anche che nella storia recente del Parlamento italiano sono numerosi i casi in cui provvedimenti annunciati sono rapidamente svaniti nel nulla o peggio, al momento dell’approvazione, sono stati rovesciati, producendo conseguenze esattamente contrarie a quelle originarie. Se non bastasse il timore che, ancora una volta, ci prendano in giro, c’è da tenere presente che il Senato, nonostante le promesse di Schifani, non ha ancora fatto neppure il passettino compiuto dalla Camera. Ovviamente, per un commento più esteso, ci rivolgiamo a un vero esperto, il mastino truce (http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_31/passo-timido-tagli-veri-rizzo_402c89f0-4bdb-11e1-8f5b-8c8dfe2e8330.shtml).
Buona stampa.
Comunque, Fini ha mantenuto in maniera molto parziale la promessa, Schifani neanche quello. Anche se, a onor del vero, sono giustificati: nelle ultime ore sono stati impegnati dal passaggio a miglior vita di Scalfaro. Commenta di qua, commenta di là, vai al funerale… insomma, poveretti, hanno avuto altro da fare. Orsù, diamogli un altro paio di giorni! O no?



martedì 24 gennaio 2012

Due concittadini


Oggi il Financial Times riprende l’argomento che vi avevo segnalato ieri, ossia l’atteggiamento mutevole di Francia e Germania in merito alle regole di gestione delle banche e delle assicurazioni. Mi sembra che l’articolo odierno mi dia ragione, quindi ve ne suggerisco la lettura (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/32be8274-45cc-11e1-93f1-00144feabdc0.html#axzz1kGo5L4Fu).
Buona stampa.
E veniamo a due miei concittadini, uno che si merita la mia stima, l'altro un po' meno...
Cominciamo da Luigi Zingales che ha scritto un commento interessante sul caso Unipol-Fonsai. Era apparso sul Sole 24 Ore qualche giorno fa, ma è stato reso disponibile soltanto ieri (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-22/fonsai-dirigismo-italiana-150114.shtml?uuid=AaFRODhE&fromSearch). In realtà, più che della vicenda particolare, si occupa del quadro in cui essa si inserisce, che, come ho già avuto modo di dire, non è gran cosa.
Buona stampa.
Del secondo concittadino si è occupato il Corriere del Veneto sabato, ma l'articolo non è sul sito, quindi ho fatto ricorso allo scanner. Credo che non abbia bisogno di commenti, anche se, giusto per aggiungere un altro dettaglio al ritratto di questo signore, ricorderò che, quand’era Ministro, si serviva della tessera di deputato della Signora Giustina Destro per usufruire dei servizi a prezzo scontato del barbiere della Camera, cui non aveva diritto giacché non è parlamentare. Ripeto, si commenta da sé, ma se volete, facciamo finta di giocare all'impiccato, ve lo ricordate? Per me, una buona definizione è questa: P _ _ _ _ _ _ E. Se qualcuno ha la soluzione, la può indicare nei commenti.
L'articolo del Corriere del Veneto è piccolo, ma prezioso.
Buona stampa.

venerdì 20 gennaio 2012

Fallimenti americani e fallimenti italiani


Qualche giorno fa avevo accennato alla situazione critica della Eastman Kodak, l’azienda che, per quelli che hanno più di quarant’anni, è stata sinonimo di fotografia.
Ieri, presso il tribunale di Rochester, città dove era stata fondata 131 anni fa da George Eastman, Kodak ha richiesto di essere ammessa alla procedura denominata Chapter 11, che protegge le imprese in crisi dall’azione dei creditori e consente, se possibile, la ristrutturazione e la ripresa delle attività. Tutto questo, di più e meglio, lo spiegano gli articoli che la stampa italiana e quella internazionale dedicano all’evento, sicuramente rilevante poiché coinvolge un marchio arrivato a essere uno dei cinque più noti al mondo. Per intenderci, Kodak era in compagnia di Coca Cola, IBM, Microsoft…
Il primo pezzo che vi segnalo è apparso sul Financial Times e ha un taglio molto tecnico (http://www.ft.com/intl/cms/s/2/2a591538-42af-11e1-97b1-00144feab49a.html#axzz1jzxMiwYq).
Dal Sole 24 Ore vi segnalo un pezzo più breve che offre (ed è il dettaglio interessante) una ricostruzione fotografica dell’evoluzione del marchio e alcune immagini storiche: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-19/licona-foto-capolinea-kodak-093934.shtml?uuid=AaxCUxfE&fromSearch.
Anche sul sito di Repubblica ci sono numerose immagini che ripercorrono la vita del marchio e dei prodotti e alcune relative al più importante concorrente, la Fuji, le cui sorti sembrano assai migliori (http://www.repubblica.it/economia/2012/01/19/foto/kodak_verso_la_bancarotta_le_foto_storiche-28401948/1/?ref=HREC2-5 e http://www.repubblica.it/economia/2012/01/14/foto/kodak_e_fujifilm_destini_incrociati-28095833/1/?ref=HREC2-5). E, di qualche giorno fa, c’è un bel pezzo che confronta la vita recente delle due aziende: http://www.repubblica.it/economia/2012/01/13/news/una_rivoluzione_due_destini-28052219/?ref=HREC2-5.
Il Giornale, invece, ospita un articolo di Maurizio Caverzan molto più rivolto all’aspetto emozionale della vicenda (http://www.ilgiornale.it/interni/addio_kodak_ha_fotografato_unepoca/20-01-2012/articolo-id=567859-page=0-comments=1).
Buona stampa. Per tutti.
Tornando alle vicende di casa nostra, sul Corriere della Sera di oggi Mucchetti analizza la vicenda Unipol-FonSai con la consueta chiarezza. Oltre a illustrare l’operazione che sta per essere attuata, ripercorre anche alcuni passaggi storici che non tutti ricordano e, senza tanti giri di parole, risponde alla domanda che si era posto Marco domenica scorsa in relazione al post “Storie italiane e gaglioffi internazionali”.
Peccato che il pezzo di Mucchetti non sia ancora disponibile sul sito. Se e quando verrà messo on line, vi informerò. Merita assolutamente di essere letto, non soltanto per il contenuto, ma anche perchè, raffrontando la vicenda di Fondiaria-Sai e quella di Kodak, salta agli occhi la differenza tra le regole del capitalismo americano e quelle del capitalismo italiano.
Buona stampa.

domenica 15 gennaio 2012

Storie italiane e gaglioffi internazionali


In qualche modo, nel suo Buongiorno di ieri, Massimo Gramellini ha sottolineato l’aspetto che avevo messo in evidenza anch’io parlando di Nicolò Savarino, ossia il progressivo svanire del senso della comunità, al quale, ovviamente, si lega il rispetto delle regole della civile convivenza (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41).
Nel mettere ordine sulla scrivania, diventata un deposito di polvere e il secondo maggiore allevamento di acari dell’Unione Europea, ho trovato un Buongiorno del 2010, che sono andato a riprendere in rete perché mi piace e credo meriti di essere letto, soprattutto nelle ultime righe, anche se non è più di strettissima attualità (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=811&ID_sezione=56).
Buona stampa.
Ieri, il Sole 24 Ore ha dedicato due pagine all’imminente acquisizione di Fondiaria-Sai da parte del gruppo Unipol-Finsoe.
Più di quello che succederà nei prossimi giorni e delle modalità con cui prenderà vita il nuovo polo assicurativo, il mio interesse si è concentrato sulla ricostruzione della vicenda imprenditoriale di Salvatore Ligresti e sulle modalità con cui lui e la famiglia hanno gestito una delle maggiori società assicurative quotate in borsa, tanto da comprometterne la solidità. Non tutti i pezzi presenti su carta sono disponibili in rete, manca quello di Giovanni Oddo dedicato proprio alla carriera di Ligresti padre. Peccato. Sui dettagli tecnici e le implicazioni relative ai salotti buoni i link sono questi: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/unipol-miliardo-salvare-fonsai-100642.shtml?uuid=AaDWzydE, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-14/mediobanca-rebus-partecipazioni-081047.shtml?uuid=Aa0PnwdE e http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/lultima-richiesta-ingegnere-lasciatemi-094112.shtml?uuid=AaACYydE. Per fortuna c’è il breve articolo di Riccardo Sabbatini, che, sebbene intriso di sarcasmo, mi sembra, avendo incontrato una volta Giulia Ligresti, anche troppo benevolo (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/quei-700mila-euro-testa-100642.shtml?uuid=AaRWzydE).
Buona stampa.
Torniamo ai gaglioffi di Standard & Poors: un corsivo di Federico Fubini sul Corriere di oggi pone in evidenza gli errori tecnici commessi dai gaglioffi. L’articolo non è disponibile on line, quindi l’ho acquisito con lo scanner, insieme alla foto del responsabile di S&P per l’area dell’Europa meridionale: io credo abbastanza alla prima impressione nel valutare una persona. Intendo dire che la faccia dice molto… Ecco il file acquisito con lo scanner.


Sempre sul medesimo tema, sul cartaceo c’è anche un’analisi molto accurata di Mucchetti, che penso sarà messo in rete più tardi o domani. Vi farò sapere.
Buona stampa.
Fine per ora, forse tornerò con qualche foto.