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domenica 5 febbraio 2017

Fatti alternativi o balle autentiche?

Ha ragione Sergio Rizzo che, nell’editoriale del Corriere di ieri, sottolineava come il Movimento 5 Stelle si stia rivelando privo di una classe dirigente adeguata. Questo il collegamento all’articolo: http://www.corriere.it/opinioni/17_febbraio_04/serve-classe-dirigente-capace-oltre-che-onesta-5d16d19e-ea3f-11e6-a07b-65e8492406d6.shtml#.
Buona stampa. Con l’eccezione dello psiconano+barba-Mediaset, dei suoi soci e dei suoi cari, a nessun essere dotato di normale intelligenza sfugge quanto sia sconcertante l’immagine del movimento che emerge dalle vicende romane. Anche a non dar peso alla questione (tutt’altro che trascurabile, in verità) della polizza di cui si parla in questi giorni, a me pare cruciale osservare il modo in cui Virginia Raggi ha selezionato i propri collaboratori, buona parte dei quali ha lasciato la barca, volontariamente o involontariamente.

giovedì 28 luglio 2016

31 luglio 2001. Vi dice niente questa data?

La situazione di MPS è ancora incerta, “appesa” a una decisione del SSM della Banca Centrale Europea (https://www.bankingsupervision.europa.eu/home/html/index.en.html) che dovrebbe arrivare a ore. E’ cruciale che venga approvato il piano predisposto dalla banca senese che prevede un complesso succedersi di operazioni strettamente collegate, tutte indispensabili per liberare MPS di gran parte dei crediti deteriorati e rafforzarne il patrimonio.

mercoledì 13 luglio 2016

Una tragedia italiana

Nel 2016 mi pare inaccettabile che si possa morire in un incidente ferroviario. Sembra impossibile che manchino o che possano non funzionare sistemi di sicurezza capaci di impedire tragedie come quella accaduta ieri in Puglia. Una tragedia che non deve essere fraintesa o, peggio, impiegata in maniera strumentale per ripetere logore e infondate valutazioni sulle regioni del Sud italiano. 

sabato 21 novembre 2015

E se servissero più teste che stivali?

Anche se ho meno tempo per leggere e per scrivere, vengo, purtroppo, catturato facilmente da articoli che preferirei non vedere. Un esempio è questo pezzo di Sergio Rizzo, dal Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/cronache/15_novembre_21/sindacato-vince-ricordi-fa-perdere-fiducia-738c9326-9029-11e5-ac55-c4604cf0fb92.shtml.
Buona stampa. La difesa delle cause peggiori sembra la vocazione di quei residui del passato che sono i sindacati italiani, alla guida dei quali sono personaggi ai quali non pare vero di poter confermare i miei noti dubbi sulla classe dirigente del nostro Paese.

giovedì 10 settembre 2015

Lo ricorderemo sempre, ma quanto ci mancherà il tuo sorriso, Rosanna

La musica oggi, più che mai, è importante e viene prima perché serve per ricordare una mia amica, una piccola meravigliosa ragazza che sapeva sempre affrontare la vita con rara intelligenza. Come ho scritto ieri su Facebook, chi ha conosciuto Rosanna porterà sempre dentro di sé il ricordo del suo sorriso rasserenante e della sua dolcezza. Ha lasciato troppo presto un grande vuoto nel cuore dei tanti che hanno avuto la fortuna di conoscerla. Per Rosanna ascoltiamo Last Night When We Were Young nella versione di Tommy Flanagan al piano affiancato da Helen Merrill.

mercoledì 15 aprile 2015

La penisola del tesoretto


Lo scadimento della vita pubblica italiana non sembra aver mai fine. Le inchieste che coinvolgono politici nazionali e locali, burocrati e imprenditori si moltiplicano, a riprova di come, checché se ne dica, non vi sia nessun segno di miglioramento per quel che riguarda la corruzione. E poco importa se adesso si chiama: “indebita induzione a dare o promettere utilità”. Possono cambiarle il nome mille volte, sempre quello resta e, purtroppo, l’Italia figurerà sempre nelle posizioni peggiori delle classifiche internazionali, insieme a nazioni assai lontane da quelle cui, a mio modesto parere, dovremmo somigliare. In realtà, l’aver cambiato il nome al reato è l’ennesima dimostrazione di quanto poco si voglia incidere sulla realtà del fenomeno, dando spazio a una definizione che appare un vero monumento al ridicolo, la riprova che la preoccupazione principale dei nostri legislatori è complicare le cose, spargere fumo, alimentare l’incertezza e l'arbitrarietà.

domenica 8 febbraio 2015

Gente tutta d'un pezzo


Ho già detto cosa penso dell’andirivieni dei parlamentari da un partito all’altro. Venerdì, sul Sole 24 Ore c’era un articolo di Manuela Perrone che offriva una contabilità del fenomeno, una lettura svelta e intrigante: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-06/il-parlamento-trasformista-due-anni-quasi-200-cambi-casacca-170333.shtml?uuid=ABV4kaqC.
Buona stampa. Tenersi aggiornati non sarà facile: il via vai continuerà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi e, forse, i movimenti più convulsi non li abbiamo visti.
Il fenomeno non mi piace e mi sembra confermare la cattiva qualità dei nostri parlamentari, molti dei quali si mostrano animati solo da un formidabile opportunismo. Non sono, però, d’accordo con Matteo Salvini, il quale proclama la guerra ai transfughi (http://www.ilsudconsalvini.org/matteo-salvini-skytg24-vietiamo-per-legge-il-trasformismo-io-sto-con-putin/) addirittura prospettando una legge che preveda le dimissioni per chi volesse passare da un partito all’altro. In realtà, faccio fatica a essere d’accordo con Salvini su tutto, salvo in fatto di donne…
Il problema non si risolve introducendo leggi che vietino il cambiamento di partito. Anche a voler ignorare che l’assenza di vincolo di mandato è una garanzia per l’indipendenza del parlamentare, il cambio di casacca in qualche caso ci può stare perché pure i partiti non sono immutabili, al contrario, e qualche parlamentare si può trovare a dover sostenere posizioni che non condivide. E lasciamo perdere la gestione del M5S da parte del famoso duo psiconano+barba-Mediaset e Ca((zz)sal)eggio, che sono piuttosto bravi a cambiare idea (forse perché, a ben vedere, di idee non ne hanno) e a imporre la propria volontà ai deputati e senatori, con una tolleranza del dissenso che fa pensare alla Santa Inquisizione o a Michail Andreevič Suslov.
Il problema sta nella selezione dei parlamentari: se i partiti la svolgessero con criteri diversi, forse ci sarebbero deputati e senatori davvero impegnati nel proprio compito e non nel soddisfare i propri interessi.
E poi son curioso di vedere Salvini cosa farà se, come si mormora, Barbara Saltamartini chiederà asilo alla Lega? Voglio proprio vedere se la manda via…
Ho scritto anche troppo, sull’argomento c’è un bel pezzo sul Corriere della Sera di oggi, firmato da Giovanni Belardelli. Non è disponibile on line, quindi l’ho acquisito con lo scanner.


Buona stampa. Passiamo oltre, ma non tanto.
Veniamo ai costi della politica. Sul Corriere di oggi, Sergio Rizzo racconta quale grama sorte sia stata riservata ad alcuni “trombati” del PD. Ecco il link: http://www.corriere.it/politica/15_febbraio_08/enti-fondazioni-authority-collocamento-non-rieletti-pd-parlamentari-f9433bf4-af61-11e4-bc0d-ad35c6a1f8f9.shtml.
Buona stampa. Letto questo pezzo mi chiedo se c’è ancora qualcuno che non capisce perché Cottarelli ha dovuto lasciare il proprio incarico di Commissario alla revisione della spesa (io, che sono uno zoticone, la chiamo sempre così e non spending review). Nessuno, nel PD, ma anche in tutti gli altri partiti, ha realmente intenzione di chiudere i tanti rubinetti in cui fluisce denaro pubblico. Ci sono “trombati” ovunque e la stessa logica del partito di maggioranza la ritroviamo negli altri. Il tizio decrepito, bisogna riconoscerne la scaltrezza, ha fatto anche di più, ha fatto eleggere qua e là persone il cui costo preferiva dividere con noi… Farceli pagare prima ancora che fossero “trombati”, che lungimiranza!
Veniamo all’Ucraina, che è argomento assai più serio delle meschinità della nostra classe politica. La situazione è sempre molto preoccupante, sebbene continui qualche forma di trattativa tra Europa, Usa e Russia. Caratterialmente non sono incline all’ottimismo e, in questo caso, lo sono anche meno del solito. Checché ne pensino Marine Le Pen, Matteo Salvini e il tizio decrepito, Valdimir Putin è un interlocutore tutt’altro che affidabile. Uno che ha servito per anni nel KGB resta una persona alla quale è estranea ogni forma di moderazione, capace di passare sopra qualsiasi cosa pur di raggiungere i propri obiettivi. Putin è culturalmente portato ad affrontare le vertenze internazionali con la logica del conflitto, non con quella della composizione. E, da mediocre politico che ha costruito un sistema di potere a dir poco torbido e che si è ficcato in un vicolo cieco, non c’è da stupirsi che faccia appello al nazionalismo e sfrutti la politica estera per gettare fumo negli occhi dei suoi concittadini.
Considero altamente improbabile che Putin voglia e possa fare passi indietro rispetto alla strada intrapresa con l’annessione della Crimea.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 19 ottobre 2014

Non era meglio cercare di trattenerlo?


Affaccendato in questioni del Nord Est, ho lasciato da parte quelle del Nord Ovest, in particolare quelle di Genova. Diversamente da me, hanno tenuto il faro puntato in quella direzione sia Massimo Gramellini sia Aldo Grasso, che hanno giustamente deciso di occuparsi di alcuni dei mediocri protagonisti della politica. Cominciamo dal Buongiorno del 15 ottobre, che ben coglie il valore di Beppe Grillo: inesistente. Una piaga peggiore dei mali che asserisce di voler curare. Ecco il testo di Gramellini: http://www.lastampa.it/2014/10/15/cultura/opinioni/buongiorno/il-fango-nella-testa-BQuyrjMyq5LgsIlwjlQ7yL/pagina.html.
Aldo Grasso, sul Corriere di oggi, si occupa di Claudio Burlando, attuale Presidente della Regione Liguria, il quale vorrebbe farci pensare che lui passava per caso. Ecco il collegamento al pezzo: http://www.corriere.it/opinioni/14_ottobre_19/fango-senso-potere-re-claudio-8779760c-5758-11e4-8fc9-9c971311664f.shtml#.
Buona stampa. Per entrambi gli autori. Per i protagonisti dei loro articoli, invece, una facile profezia: resteranno lì, continueranno, ognuno a suo modo e con il proprio stile (si fa molto per dire) a dedicarsi al bene dell’Italia (e qui si fa per dire anche di più). Salvo i ladri di polli, in Italia il conto non lo paga quasi mai nessuno, come dimostrano le ultime storie di cui mi sono occupato.
Visto che abbiamo parlato del Presidente della Regione Liguria, parliamo anche dei suoi colleghi, subito pronti a sollevare gli scudi di fronte alla prospettiva, indicata da Renzi, di dover ridurre la propria spesa.
E’ un argomento importante, con implicazioni nella vita quotidiana dei cittadini, specie quelli che vivono problemi gravi come la malattia o la disoccupazione. Per questo è doveroso cercare di capire come stanno le cose. Per il Corriere della Sera, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo si sono occupati in più occasioni del tema. Rizzo è tornato a farlo ieri, con un lungo articolo che mi sembra una lettura necessaria: http://www.corriere.it/editoriali/14_ottobre_18/non-delitto-tagliare-2percento-c94900d8-5687-11e4-ad9c-57a7e1c5a779.shtml#.
Buona stampa. Ovvio, non basta questo pezzo per formarsi un’opinione precisa della questione della spesa regionale, tuttavia pare che ci siano senz’altro ampi margini per ridurla. Dell’articolo mi piace riprendere una frase, che condivido interamente; avrei solo preferito che Rizzo usasse maggiore durezza nei confronti dei suoi colleghi e dei mezzi di comunicazione: “Queste hanno cominciato subito a comportarsi come piccoli Stati indipendenti i cui amministratori, ribattezzati pomposamente «governatori» con la colpevole complicità della stampa, non avevano però il dovere di rispondere agli elettori, visto che i soldi venivano pressoché tutti distribuiti attraverso lo Stato centrale.
Il problema della spesa pubblica, purtroppo, ha molto a che fare con la resistenza di chi trae, in varia misura e a vario titolo, vantaggio dal fiume di denaro che esce dalle casse dello Stato e degli Enti Locali, inclusi i dipendenti pubblici. E che costoro oppongano una resistenza davvero formidabile al controllo di quel flusso si capisce leggendo l’intervista di Beppe Severgnini a Carlo Cottarelli, già Commissario alla Spending Review (che esiste anche in italiano e si chiama revisione della spesa). Risale a venerdì e la trovate a questo indirizzo: http://www.corriere.it/economia/14_ottobre_17/non-mi-davano-neanche-documenti-resistenze-burocrati-roma-33ec9fe2-55b8-11e4-8d72-a992ad018e37.shtml#.
Buona stampa. Che dire? Mi sembra che, come spesso accade, ci facciamo scappare qualcuno delle cui capacità avremmo gran bisogno. Non è il solo, ma mi pare una perdita particolarmente grave. Soprattutto alla luce della rara sensibilità istituzionale rivelata dalle sue parole. Sa il cielo quanto farebbero bene tanti Cottarelli nella Pubblica Amministrazione!
Torniamo a The Nearness of You. E come prima versione ascoltiamo quella di Frank Sinatra, indiscutibilmente un grande interprete di standard.


Continuiamo con un'altra straordinaria voce: Sarah Vaughan, davvero bravissima.


L'ultima interpretazione è quella di Diana Krall, che si accompagna al piano e ne offre una lettura senz'altro più attuale delle precedenti, che pure restano preziose.





martedì 30 settembre 2014

Ognuno ha la Corte che si merita...


La riforma del mercato del lavoro procede, sia pure a strappi, in maniera assai poco lineare, con il rischio che, alla fine, non ci sia quell’impatto fortemente innovativo di cui il Paese ha bisogno. Quello che tutti si ostinano a chiamare, chissà mai perché?, Job Acts è motivo di scontri strumentali tra i diversi raggruppamenti politici e all’interno degli stessi. E come tutti i confronti nei quali il contenuto viene usato in maniera opportunistica, il rischio è che questo venga sacrificato sull’altare di qualche risibile risultato politico. Non ci allontaniamo gran che dal modo di fare del passato e non si gettano solide fondamenta per la costruzione di un Paese moderno, amministrato da una classe dirigente degna di questo nome.
Il commento sulla situazione politica lo lascio a Stefano Folli, del quale vi suggerisco l’editoriale sul Sole 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-30/premier-piu-cauto-ma-sinistra-naufraga-063616.shtml?uuid=ABfARUyB.
Buona stampa.
I problemi, come dicevo, sono ancora quasi tutti lì, piantati come macigni nella vita quotidiana dell’Italia, in cui si fa (forse) un passo avanti, ma si torna indietro di uno e mezzo se non di due…
Prendiamo l’elezione (mancata) da parte del Parlamento di due membri della Corte Costituzionale. Da svariati giorni si vota senza risultato. Una candidatura è stata bruciata, quella di Catricalà, restano in ballo Violante e Bruno, ma non si vedono schiarite all’orizzonte, perché i franchi tiratori di qua e di là sfruttano questa circostanza per manifestare dissenso verso i vertici del proprio partito.
Ecco, allora, che il Corriere della Sera affida a Sergio Rizzo, una delle sue firme migliori, quello che io ho battezzato il Mastino con la faccia truce, il compito di intervistare il Presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro: http://www.corriere.it/politica/14_settembre_30/sui-giudici-corte-costituzionale-parlamento-da-cattivo-spettacolo-4f3b9fc6-4863-11e4-a045-76c292c97dcc.shtml#.
Buona stampa. Anche se, credo per la prima volta, fatico a valutare in maniera pienamente positiva il lavoro di Rizzo: mi sembra che non abbia marcato abbastanza stretto Tesauro, lasciando correre qualche considerazione sulla quale ci stava non solo la seconda, ma anche la terza e la quarta domanda.
Estraggo un piccolo passaggio.
La sentenza con cui avete decretato l’incostituzionalità dei tagli agli stipendi dei magistrati ha certo contribuito.
«Lo so. Ma lì c’era in ballo il principio dell’eguaglianza tributaria. Se volevano aumentare il prelievo sulle retribuzioni più elevate dovevano farlo per tutti e non solo per i giudici».
Ma perché mai il taglio della paga potrebbe compromettere l’indipendenza dei magistrati, com’è stato argomentato?
«La costituzione americana prescrive l’intangibilità delle retribuzioni dei giudici della Corte suprema durante il loro incarico. Un organo che fa da contrappeso al governo va tutelato proprio rispetto al potere politico. Anche se comprendo che da noi questo dogma possa venire guardato male. Ci sono magistrati che fanno dell’indipendenza la sorella dell’irresponsabilità, vero. Resta il fatto che l’indipendenza è fondamentale».
Io, per esempio, avrei chiesto al Presidente Tesauro di confrontare i costi della Corte Costituzionale italiana con quelli di analoghi organi di paesi avanzati. Un argomento che, temo, sia stato escluso preventivamente dalla conversazione. Per chi fosse curioso, un rimando al lavoro di Roberto Perotti per il sito LaVoce.info: http://www.lavoce.info/la-corte-costituzionale-costi-sprechi-scandalo/.
Buona stampa.
Restando al lavoro di Rizzo e sempre in merito alla questione delle retribuzioni, mi sarei anche avventurato a suggerire che, vista la situazione dell’economia nazionale e l’evidente necessità di ridurre una spesa pubblica esplosa oltre ogni ragionevolezza e ogni decenza, forse si poteva trovare una soluzione che salvava l’indipendenza (e, ammesso che esista, il senso di moderazione) della Magistratura. Una sforbiciata alle retribuzioni indecorose della categoria la potevano proporre, insieme, i massimi organi che, teoricamente, dovrebbero ospitare le migliori menti giuridiche italiane, inclusa la crema dell’ordine giudiziario, ossia Corte Costituzionale, Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Consiglio Superiore della Magistratura. Guarda caso, fino ad oggi, non è successo. Che dite, accadrà in futuro?
Il fatto è che, con buona pace di Tesauro, la Corte Costituzionale non è delegittimata dalla mancata nomina dei due membri da parte del Parlamento. E’ delegittimata dall’essere uno dei tanti organi statali che brucia una quantità vergognosa di denaro pubblico e dal non volersi accorgere che il privilegio ha preso il posto della giustizia sulla sua bandiera.
Con gente come Tesauro e simili, la spesa pubblica continuerà a crescere. E, a questo punto, non è ragionevole neppure aspettarsi un intervento moralizzatore da parte del Presidente della Repubblica.
Buona notte e buona fortuna.

martedì 23 settembre 2014

L'Italia non è questa


Oggi cominciamo parlando di musica. Non si tratta, però, di un rovesciamento dello schema abituale dei post. Purtroppo non ascoltiamo nulla, ma l’argomento è la musica, o, più precisamente, quella che dovrebbe essere una delle maggiori istituzioni musicali italiane e che, invece, sta per implodere a causa del comportamento irresponsabile di alcuni. Voi tre avrete già capito che il tema è l’Opera di Roma e, più in particolare, la decisione di Riccardo Muti di abbandonare il ruolo di “Direttore musicale a vita”.
Cronaca. Sebbene, in entrambi i casi, si capisca come la pensino gli autori degli articoli.
Buona stampa. Una storia desolante, un’immagine vergognosa che offriamo al mondo, a quella parte del mondo che ancora apprezza il nostro Paese, la nostra cultura, la nostra creatività.
Io, nello specifico, non aggiungo altro. Osservo soltanto un dettaglio, che, lo dico senza nascondermi, mi serve per parlare del problema della riforma del mercato del lavoro.
I musicisti dell’Opera di Roma che hanno invaso il camerino di Muti e che stanno impedendo il normale funzionamento dell’Ente appartengono a due sigle sindacali: Fials e CGIL. Ebbene, nessuna delle due, che io sappia, ha giudicato opportuno spiegare il comportamento dei propri aderenti o, men che meno, assumere una posizione chiara sulla vicenda. Cercate anche voi in rete e smentitemi.
Aggiungo che mi sarebbe piaciuto che la CGIL commentasse quanto illustrato da Sergio Rizzo relativamente al tentativo di ripristinare la “normalità” nelle retribuzioni dei dipendenti della Camera dei Deputati (articolo che vi ho indicato due giorni fa: http://www.corriere.it/politica/14_settembre_20/maxi-indennita-funzione-cosi-si-aggira-tetto-stipendi-36d4bc54-4095-11e4-ada3-3c552e18d4d4.shtml#).
Ora io non ho alcun problema a riconoscere che Renzi e il suo governo si stiano muovendo male nella riforma del mercato del lavoro. Tuttavia non posso dar torto al Presidente del Consiglio quando definisce conservatori quelli che gli si oppongono. E non fatico neppure ad affermare che l’Italia ha bisogno di tutto meno che di un sindacato come la CGIL, che difende posizioni intolleranti e violente come quelli degli orchestrali dell’Opera di Roma. O che asseconda senza esitazioni le rivendicazioni della propria sezione dei lavoratori pubblici, che ha fatto e continua a fare l’impossibile per affossare l’introduzione dei più tenui principi di meritocrazia. E che difende i privilegi inaccettabili della categoria.
Buona stampa. Non devo spiegarvi perché ve lo suggerisco.
E non serve neppure che spieghi perché consigli anche l’articolo di Fabrizio Forquet sul Sole 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-23/verdi-e-ritardi-italiani-063609.shtml?uuid=ABlM3HwB&fromSearch.
Buona stampa.
Cambiamo argomento, ma purtroppo non passiamo a nulla che dia sollievo, tutt’altro.
Me l’ha segnalato uno dei miei tre lettori, un omonimo che dà ben altro lustro di me al nostro nome. Grazie, dunque, a Roberto P.
Il Giornale è stato, ieri, il primo a dare la notizia di questa ennesima dimostrazione di quale livello abissale riescano a raggiungere i politici italiani per procurarsi qualche briciola di facile consenso:  http://www.ilgiornale.it/news/politica/cosa-si-lancia-zingaro-che-sta-affogando-polemiche-post-1053739.html.
Buona stampa. Devo dire che mi lascia la bocca particolarmente amara il fatto che questo tizio sia veneto come me… Non che altrove manchino esemplari alla sua bassezza, però, come ho già spiegato, nel detto “mal comune, mezzo gaudio” non vedo nessuna saggezza.
Mi preoccupa anche il ripetersi di eventi simili. Stordisce quasi la frequenza con la quale, giustamente, veniamo informati delle sciocchezze (eufemismo) che i politici ci rifilano tramite Facebook o Twitter, travolti dalla possibilità di dar aria ai denti con tanta facilità...
Sul tema della pressione esercitata dai nomadi e dagli immigrati e dai problemi creati dalla presenza degli uni e degli altri in Italia, rimando a chi ha, diversamente da me, i mezzi per parlarne con la competenza e la profondità necessarie. Si tratta di questioni che hanno implicazioni economiche, sociali e politiche, ma anche umane. Questioni che non si liquidano con una battuta da osteria a tarda sera.

domenica 21 settembre 2014

Storia vecchia


Aldo Grasso, nella sua rubrica domenicale in prima pagina del Corriere, si occupa solitamente di personaggi che, per diverse ragioni, si meritano un ritratto ironico, a volte beffardo.
Oggi, nel parlare di Matteo Salvini, mi è parso voler aggiungere, alla consueta vena satirica, un tocco di sottile perfidia, perché nulla nuoce più della nomea di iettatore.
Buona stampa. Che Salvini meriti il ritratto, non c’è dubbio. Che porti iella, è possibile. Che per questo se ne vada o lo costringano ad andarsene, è improbabile. Che un eventuale sostituto sia meglio di lui, è impossibile. La qualità, nei partiti carismatici, se c’è, è quasi sempre limitata al leader, attorno c’è prevalentemente fuffa. La Lega era un partito carismatico: prima che la classe dirigente possa cambiare, devono trascorrere anni.
Quanto precede, purtroppo, non significa che i partiti non carismatici abbiano una classe dirigente superiore. Il PD, ad esempio, non apparteneva e non appartiene neppure oggi alla categoria, ma i suoi “uomini migliori” non sono esattamente tali. Lasciamo stare Renzi, almeno per il momento. Parliamo dello Stalinuccio di Gallipoli, D’Alema, e del suo fedele maggiordomo, Bersani. E ne parliamo a proposito della ferma opposizione che intendono portare avanti al progetto di rinnovamento del mercato del lavoro che Renzi ha deciso di chiamare (sic) Jobs Act, manco fosse alla Casa Bianca.
Bersani ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore di oggi nella quale cerca di scappare da tutte le parti, incurante delle contraddizioni e dei paradossi di una posizione che è ormai indifendibile, se non considerando che una certa parte del PD si appiattisce sulla posizione della CGIL perché spera, così, di garantirsi, come accadeva in passato, una prevalenza all’interno del partito. Laddove si dimostra che chi, come Bersani, non riesce a liberarsi dagli schemi interpretativi appresi in gioventù e ormai superati, sceglie ricette inadatte sia per i problemi del Paese sia per tentare di riprendere il controllo del partito.
Buona stampa. Forquet è bravo e ci prova a trattenerlo, ma Bersani è peggio di un’anguilla…
E di memoria corta. Sono stati in tanti a comprendere che le rigidità della normativa sul lavoro avrebbero danneggiato le prospettive di sviluppo italiano. Persino D’Alema, nel 1999, quand’era Segretario dei DS, mise in evidenza la necessità di cambiare le cose, ma poi prese paura di Cofferati, come ricorda, sempre sul 24 Ore di oggi, Emilia Patta (il pezzo non è disponibile sul sito, dovete fidarvi di me).
Vi segnalo, sempre sul tema, l’editoriale di Folli, ancora dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-21/piu-malfa-che-thatcher-piano-renzi-081104.shtml?uuid=ABQN3lvB.
Buona stampa. Dove si trova conferma a quel che dicevo, ossia che la questione dell’articolo di 18 viene usata in modo strumentale. Forse anche da Renzi, ma soprattutto dai suoi oppositori interni al PD.
Gli artefici della conservazione sono numerosi e presenti in tutti gli schieramenti. E non intendono certamente arrendersi, anzi. I difensori di privilegi assurdi e intollerabili si annidano ovunque, operano subdolamente, gettano sabbia negli ingranaggi che, a stento, si cerca di far ripartire. Volete una prova? Leggete questo pezzo di Sergio Rizzo dal Corriere di ieri: http://www.corriere.it/politica/14_settembre_20/maxi-indennita-funzione-cosi-si-aggira-tetto-stipendi-36d4bc54-4095-11e4-ada3-3c552e18d4d4.shtml#.
Buona stampa. Una classe politica inetta si fa abbindolare da una burocrazia avida e sfrontata oltre ogni limite del lecito. E non mi consola che, a quanto pare, i francesi (Marine Le Pen permettendo) si potrebbero trovare a dover scegliere di nuovo tra Hollande e Sarkozy…
Un paio di ascolti musicali. Cominciamo da Mark Isham, trombettista e compositore americano (http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Isham) di cui ascoltiamo In a Silent Way: Milestones, un brano piuttosto lungo dedicato a Miles Davis.


Passiamo al secondo pezzo, meno evanescente e, apparentemente, più tradizionale, in cui abbiamo modo di ascoltare una pianista e compositrice americana: Mary Louise Knutson (http://www.marylouiseknutson.com/biography.htm). Il brano s'intitola How will I Know? ed è una sua composizione che non ha nulla a che vedere con la canzone resa famosa da Whitney Houston. La Knutson è accompagnata da Gordon Johnson al basso e Phil Hey alla batteria.


venerdì 6 giugno 2014

Cos'altro deve succedere?


L’articolo di fondo del Corriere di mercoledì era firmato da Sergio Rizzo, il Mastino truce, che ha pensato bene di ripercorrere (negli ovvi limiti di spazio) per tutti noi la vicenda di Alitalia dal 2008: http://www.corriere.it/economia/14_giugno_04/ali-indebitate-memorie-corte-e7df472e-eba6-11e3-85b9-deaea8396e18.shtml.
Buona stampa.
Anche a chi ne serbava un ricordo nitido (ed io mi considero nel mazzo) la ricostruzione di Rizzo era più che sufficiente a mandar di storto la giornata. Politici, sindacalisti e sedicenti imprenditori e manager italiani hanno dato il peggio di loro, e non è cosa da poco, nella gestione di Alitalia.
Stavo ancora cercando di digerire quel boccone indigesto quando sui siti dei quotidiani hanno iniziato a filtrare le notizie sul fiume di danaro pubblico che, secondo i magistrati veneziani, anziché servire a realizzare il MOSE, ha trovato altri impieghi non propriamente connessi all’opera.
Ovviamente sono tutti innocenti sino a sentenze passate in giudicato, ci mancherebbe! Eppure… eppure, per quanto disistima si possa nutrire per la magistratura italiana, sembra difficile pensare che abbiano costruito un ennesimo teorema.
Leggete, dovunque, scegliete voi i quotidiani, ma leggete. Neppure negli angoli più putrefatti della laguna veneziana si annusa il lezzo che viene fuori da questa storia.
E leggete anche i commenti dei politici, sia quelli coinvolti sia quelli che non c’entrano. Roba da far accapponare la pelle.
Due per tutti.
In primis, Giancarlo Galan, quello che, per servirsi del barbiere a buon mercato di Montecitorio, si faceva prestare la tessera di riconoscimento da Giustina Destro (e, ovviamente, i poco pagati commessi della Camera dei Deputati non si accorgevano che non si trattava della stessa persona), non ha trovato di meglio da fare che tentare di sminuire il valore delle testimonianze su di lui. Bastava che presentasse le contabili dei bonifici effettuati per pagare i lavori di ristrutturazione della sua villa di Cinto Euganeo… Sempre che non siano stati effettuati a sua insaputa.
Il secondo è niente di meno che il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il quale si è preoccupato di sottolineare la differenza di trattamento carcerario tra il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, membro del suo partito e arrestato prima delle elezioni europee (ma tu guarda questi magistrati, proprio maleducati!), e alcuni politici coinvolti nella vicenda del MOSE.
E già, il problema è proprio questo. Il fatto che non tutti quelli beccati con le dita nella marmellata finiscono al fresco…
Forse Alfano farebbe meglio a leggersi questo articolo di Gian Antonio Stella dal Corriere di ieri: http://www.corriere.it/cronache/14_giugno_05/trentuno-anni-costi-quadriplicati-quando-diremo-basta-mazzette-ca7293c2-ec6d-11e3-9d13-7cdece27bf31.shtml.
Buona stampa.
Buona notte e buona fortuna.

martedì 4 febbraio 2014

Niente di nuovo. Niente di buono


Non posso fare a  meno di ripetermi e suggerire la lettura della nuova puntata del puntiglioso lavoro di ricerca del Professor Roberto Perotti: http://www.lavoce.info/costi-della-politica-privilegi-diplomazia-ambasciatori/.
Buona stampa. Come di consueto. Leggete fino in fondo, fino a quando troverete un passo che, inevitabilmente, mi vedo costretto a riprendere per metterlo in maggiore evidenza.
Nella primavera del 2012, una commissione incaricata di fare proposte per la razionalizzazione della spesa del Ministero degli Esteri in vista della spending review del governo Monti, così scriveva: “Va ricordato che il bilancio del MAE è composto per l’83,3 per cento da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)[…]. L’obiettivo che la Commissione si è posto non è quello di creare ulteriore risparmio netto, dal momento che le risorse della Farnesina, anche sulla base dei citati confronti internazionali, non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese“. È proprio così ovvio?
Non se ne verrà mai fuori finché saranno loro stessi a dover valutare la congruità delle proprie retribuzioni e dei propri privilegi. E non ne verremo fuori anche perché i politici, oltre a essere interessati al livello degli stipendi dei pubblici dipendenti (dal momento che sono la base di calcolo dei loro), non sanno neppure da dove incominciare per imbrigliare una burocrazia che sembra preoccuparsi soltanto di rivelarsi la peggiore e la più parassitaria tra quelle dei paesi occidentali.
Volete un esempio agghiacciante di dove riescano ad arrivare questi signori strapagati, ai quali nulla importa delle ferite mortali che infliggono giorno dopo giorno al nostro paese, alla nostra capacità di competere con gli altri in un mondo sempre più complicato e difficile, nel quale ci muoviamo particolarmente male anche perché abbiamo una diplomazia che fa il suo lavoro assai peggio di quelle delle altre nazioni?
Ecco l’editoriale di oggi del Corriere della Sera, firmato da Maurizio Ferrara: http://www.corriere.it/editoriali/14_febbraio_04/dittatura-mandarini-7ad82780-8d65-11e3-9737-22dadb171b02.shtml.
Buona stampa.
Queste sono circolari dell’INPS, ossia del colosso della previdenza pubblica, fino a poche ore fa guidato da Antonio Mastrapasqua. Così, giusto per capirci. Chissà? Forse, se avesse occupato meno poltrone e si fosse occupato maggiormente di quel che facevano i suoi collaboratori…
Meglio non pensarci. Anzi no! Pensiamoci e, soprattutto, rivolgiamo un reverente e grato pensiero al Santo Patrono di Mastrapasqua, San Gianni Letta (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/caso-mastrapasqua-adusbef-un-collezionista-di-poltrone-e-di-nostre-denunce/858302/ e tanti altri, cercate e troverete).  
Non prendiamocela, tuttavia, solo con Mastrapasqua. L’INPS è una gran bella riserva di caccia per i bracconieri di stipendi e prebende che si trovano un po’ ovunque nello schieramento politico, come ci spiega Sergio Rizzo: http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/03/Sindacalisti_Politici_Comando_Cosi_stato_co_0_20140203_441f34f0-8c9c-11e3-8e9a-ae03c52e6797.shtml.
Buona stampa.
Bene, anzi male, ma su questo fermiamoci qui. Anche perché, a continuare sulla china che vi ho indicato, rischiamo di perdere di vista quanto di nuovo e di promettente avviene nella politica italiana. Lo Psiconano+barba-Mediaset, sapientemente guidato dal suo guru (lui pure con i capelli più ordinati delle sue poche idee), sta mettendo a frutto i voti conquistati poco meno di un anno fa: fioccano i provvedimenti che modificano radicalmente il paese e, uno dopo l’altro, cancellano i tanti problemi che ci affliggono. L’avevo detto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa. Posso dire di aver visto giusto e che ho orrore di qualcuno che, nel 2014, si serve di liste di proscrizione e si propone di cancellare in ogni modo le idee diverse dalle sue.
Detto questo, e ribadita la mia solidarietà ai giornalisti e alla Presidente della Camera oggetto di attacchi da parte dello Psiconano+barba-Mediaset e dei suoi accoliti, vorrei suggerire alla Signora Boldrini di usare la ghigliottina anche sui costi dell’Assemblea che presiede. Neppure lei si sta rivelando così votata al cambiamento come, inizialmente, aveva cercato di accreditarsi.
Sorvoliamo sugli effetti preventivi della legge elettorale ancora da promulgare… Manco i topi nella nave che affonda si dimenano come certi figuri nostrani.
Buona stampa.