Soffrendo di vertigini, il mio rapporto con la montagna, pur
intenso e gratificante, non si è mai sviluppato fino a farmi percorrere una via
ferrata o, men che meno, effettuare anche una brevissima scalata. Ho smesso di
rammaricarmene da tempo, mantenendo, tuttavia, una certa curiosità per la
pratica dell’alpinismo. E continuo a subire il fascino delle vette e delle
storie degli ardimentosi che le hanno conquistate.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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domenica 14 giugno 2015
Quanto comodo fa tenere le mani sulla Cassa
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domenica 21 settembre 2014
Storia vecchia
Aldo Grasso, nella sua rubrica domenicale in prima pagina
del Corriere, si occupa solitamente di personaggi che, per diverse ragioni, si
meritano un ritratto ironico, a volte beffardo.
Oggi, nel parlare di Matteo Salvini, mi è parso voler
aggiungere, alla consueta vena satirica, un tocco di sottile perfidia, perché
nulla nuoce più della nomea di iettatore.
Ecco il link al pezzo di Grasso: http://www.corriere.it/politica/14_settembre_21/salvini-macumba-scozzese-un-vincente-insuccessi-5d82258a-4158-11e4-a55b-96aa9d987f34.shtml#.
Buona stampa. Che Salvini meriti il ritratto, non c’è
dubbio. Che porti iella, è possibile. Che per questo se ne vada o lo
costringano ad andarsene, è improbabile. Che un eventuale sostituto sia meglio
di lui, è impossibile. La qualità, nei partiti carismatici, se c’è, è quasi sempre limitata
al leader, attorno c’è prevalentemente fuffa. La Lega era un partito carismatico: prima
che la classe dirigente possa cambiare, devono trascorrere anni.
Quanto precede, purtroppo, non significa che i partiti non carismatici
abbiano una classe dirigente superiore. Il PD, ad esempio, non apparteneva e
non appartiene neppure oggi alla categoria, ma i suoi “uomini migliori” non
sono esattamente tali. Lasciamo stare Renzi, almeno per il momento. Parliamo
dello Stalinuccio di Gallipoli, D’Alema, e del suo fedele maggiordomo, Bersani.
E ne parliamo a proposito della ferma opposizione che intendono portare avanti
al progetto di rinnovamento del mercato del lavoro che Renzi ha deciso di
chiamare (sic) Jobs Act, manco fosse
alla Casa Bianca.
Bersani ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore di oggi
nella quale cerca di scappare da tutte le parti, incurante delle contraddizioni
e dei paradossi di una posizione che è ormai indifendibile, se non considerando
che una certa parte del PD si appiattisce sulla posizione della CGIL perché
spera, così, di garantirsi, come accadeva in passato, una prevalenza
all’interno del partito. Laddove si dimostra che chi, come Bersani, non riesce
a liberarsi dagli schemi interpretativi appresi in gioventù e ormai superati,
sceglie ricette inadatte sia per i problemi del Paese sia per tentare di
riprendere il controllo del partito.
L’intervista a Bersani, a opera di Fabrizio Forquet, potete
leggerla qui: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-21/bersani-bene-tutele-crescenti-si-tempo-indeterminato-flessibile-134136.shtml?uuid=ABLXGpvB.
Buona stampa. Forquet è bravo e ci prova a trattenerlo, ma
Bersani è peggio di un’anguilla…
E di memoria corta. Sono stati in tanti a comprendere che le
rigidità della normativa sul lavoro avrebbero danneggiato le prospettive di
sviluppo italiano. Persino D’Alema, nel 1999, quand’era Segretario dei DS, mise
in evidenza la necessità di cambiare le cose, ma poi prese paura di Cofferati,
come ricorda, sempre sul 24 Ore di oggi, Emilia Patta (il pezzo non è
disponibile sul sito, dovete fidarvi di me).
Vi segnalo, sempre sul tema, l’editoriale di Folli, ancora
dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-21/piu-malfa-che-thatcher-piano-renzi-081104.shtml?uuid=ABQN3lvB.
Buona stampa. Dove si trova conferma a quel che dicevo,
ossia che la questione dell’articolo di 18 viene usata in modo strumentale.
Forse anche da Renzi, ma soprattutto dai suoi oppositori interni al PD.
Gli artefici della conservazione sono numerosi e presenti in
tutti gli schieramenti. E non intendono certamente arrendersi, anzi. I
difensori di privilegi assurdi e intollerabili si annidano ovunque, operano
subdolamente, gettano sabbia negli ingranaggi che, a stento, si cerca di far
ripartire. Volete una prova? Leggete questo pezzo di Sergio Rizzo dal Corriere
di ieri: http://www.corriere.it/politica/14_settembre_20/maxi-indennita-funzione-cosi-si-aggira-tetto-stipendi-36d4bc54-4095-11e4-ada3-3c552e18d4d4.shtml#.
Buona stampa. Una classe politica inetta si fa abbindolare
da una burocrazia avida e sfrontata oltre ogni limite del lecito. E non mi
consola che, a quanto pare, i francesi (Marine Le Pen permettendo) si potrebbero trovare a dover scegliere di
nuovo tra Hollande e Sarkozy…
Un paio di ascolti musicali. Cominciamo da Mark Isham,
trombettista e compositore americano (http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Isham)
di cui ascoltiamo In a Silent Way:
Milestones, un brano piuttosto lungo dedicato a Miles Davis.
Passiamo al secondo pezzo, meno evanescente e, apparentemente, più
tradizionale, in cui abbiamo modo di ascoltare una pianista e compositrice americana: Mary Louise Knutson (http://www.marylouiseknutson.com/biography.htm).
Il brano s'intitola How will I Know? ed è una sua composizione che non ha nulla a che vedere con la canzone resa famosa
da Whitney Houston. La Knutson è accompagnata da Gordon Johnson al basso e Phil
Hey alla batteria.
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domenica 12 febbraio 2012
Anni perduti e talenti sperperati
Oggi andiamo un po’ di qua e un po’ di là, sia in senso
geografico sia come argomenti, con qualche divagazione un po’ stravagante. E
sarà ancora una volta un post piuttosto corposo, ma è domenica e dovreste avere
più tempo per leggere.
Cominciamo dalla Repubblica che, ieri, segnalava la morte di
un capodoglio in Belgio e offre alcune immagini di questo evento triste (http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/11/foto/capodoglio_belgio-29711775/1/?ref=HREC2-3).
Avrei voluto che, oltre alle fotografie, ci fosse un testo più esteso per
capire meglio la posizione di quegli ambientalisti che si sarebbero opposti
all’uso della carcassa per la produzione di energia. Posso sbagliarmi (è facile
quando si parla di noi), ma credo di essere un amante della natura e di
rispettarla con convinzione, tuttavia trovo inconcepibili le posizioni
estremiste come quella citata nella didascalia della prima immagine. E mi
piacerebbe proprio sapere quali alternative proponevano coloro i quali si
opponevano alla scelta di bruciare i resti (piuttosto ingombranti) del povero
animale. Siccome la Repubblica ci lascia con questa curiosità insoddisfatta, mi
tocca essere severo.
Mala stampa.
Spostiamoci in America. Il New York Times descrive la crisi
della sola linea aerea dedicata agli animali da compagnia (http://www.nytimes.com/2012/02/11/business/pet-airways-in-financial-straits-is-canceling-flights.html).
Scontato che l’articolo attirasse la mia attenzione. Se affermassi di aver
rinunciato a qualche viaggio per l’impossibilità di portare Doc con me,
mentirei. Non posso, tuttavia, nascondere che, se le compagnie aeree offrissero
condizioni di viaggio meno pericolose e stressanti, potrei anche decidere di
spostarmi con lui verso qualche meta a due o tre ore di volo. Leggete
attentamente l’articolo del NYTimes: le statistiche sugli animali morti durante
i viaggi nella stiva non mi sembrano affatto rassicuranti.
Buona stampa.
Ancora sul maltempo, ma giusto per qualche bella foto dal
sito di Le Monde (http://www.lemonde.fr/planete/infographe/2012/02/11/la-vague-de-froid-se-poursuit-dans-toute-l-europe_1642212_3244.html).
Buona stampa.
Eccoci di nuovo in Italia. Oggi Ferruccio De Bortoli,
finalmente, torna a firmare l’editoriale del Corriere. E’ fondamentalmente un
bel pezzo, che analizza con chiarezza, e in modo sostanzialmente esaustivo, il
tema della moralità nella vita politica italiana. Ecco il link: http://www.corriere.it/editoriali/12_febbraio_12/de-bortoli-anni-perduti-scelte-urgenti_846661ba-5548-11e1-9c86-f77f3fe7445c.shtml.
Non posso, tuttavia, non osservare che manca un po’ di aggressività.
Intendiamoci: non è nel suo stile, che apprezzo, però mi sembra che con le
buone maniere, come dimostra proprio il suo editoriale, non abbiamo ottenuto
gran che. Ad esempio, verso la fine, De Bortoli scrive:
Se la società non
infligge anche un costo di reputazione a chi infrange le sue regole, se
trascura istruzione e formazione, se banalizza le virtù civiche ed elegge i
furbi simpatici a modelli di vita, non c’è norma che tenga.
Perfetto, io allora mi chiedo: chi meglio del direttore del
maggior quotidiano italiano può far pagare un costo di reputazione a chi
infrange le regole della società? Perché dimenticare che un reo confesso di
appropriazione indebita è ancora senatore della Repubblica? Tra l’altro, mi ero
anche permesso di mandargli una mail due giorni fa sull’argomento… Mi toccherà scrivergli di nuovo.
Non posso certamente dare un voto negativo, ma neppure
positivo. Mi è rimasta la bocca un po’ amara e, quel che è peggio, il dubbio
che sia un editoriale scritto tanto per tranquillizzare la propria coscienza almeno
quanto per favorire un reale cambiamento della situazione.
Stampa così e così.
Facciamo un salto nel Regno Unito, dove il maggior gruppo
editoriale del mondo, quello di Murdoch, sta passando un altro brutto momento,
sempre a causa dei metodi alquanto discutibili con cui alcuni giornali si
procuravano scoop veri o presunti. Ci sono molti articoli, ve ne segnalo uno
dell’Indipendent: http://www.independent.co.uk/news/uk/crime/eight-arrests-as-murdoch-throws-staff-to-the-wolves-6795254.html.
Buona stampa. L'Indipendent, non il Sun, ovviamente.
Per chiudere, una notizia che mi ha sinceramente
rattristato. Se n’è andata una cantante che, purtroppo, ha sperperato un
talento straordinario. Non ho suoi dischi, ma ricordo bene il potenziale
eccezionale rivelato dal suo primo album. Peccato. Se volete riascoltarla, io
avrei scelto un pezzo dell’inizio della carriera di Whitney Houston. E' un po' sdolcinato, ma che voce.
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