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domenica 8 giugno 2014

La gratitudine si deve per ben altro


Guarda un po’ le coincidenze. Mercoledì scoppia il bubbone Consorzio Venezia Nuova e ieri il Censis presenta i risultati dell’indagine sull’andamento degli investimenti esteri in Italia. Ne hanno parlato tutti i quotidiani, io scelgo di segnalarvi La Stampa: http://www.lastampa.it/2014/06/07/economia/capitali-esteri-in-fuga-dallitalia-investimenti-gi-del-dal-MvKwuBv2nH2rU16yXdOtXK/pagina.html.
Cronaca. Attribuire la colpa di questo alla premiata ditta Baita, Galan, Mazzacurati & Co. oppure alla Berneschi e Associati sarebbe una fuorviante forzatura. Tuttavia non posso evitare di chiedermi se le vicende veneziane e genovesi resteranno prive di conseguenze sotto questo profilo o peggioreranno la nostra già pessima capacità di competere con le altre nazioni europee per attirare investimenti stranieri.
Per valutare quanto la classe politica comprenda la situazione e abbia le idee chiare su come risolvere il problema della corruzione e del degrado morale della classe dirigente, vi rimando a un delizioso (si fa molto per dire) repertorio raccolto da Mattia Feltri su La Stampa (http://www.lastampa.it/2014/06/08/italia/politica/le-mille-e-contraddittorie-proposte-per-cancellare-la-corruzione-oLpKZHNVTaP2UvUeZxxOEL/pagina.html) e all’editoriale di Antonio Polito sul Corriere di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/14_giugno_08/troppa-ipocrisia-inchieste-ebbf0a60-eed4-11e3-9927-6b692159cfdc.shtml#).
Buona stampa. Per entrambi.
E torniamo per un attimo a Giancarlo Galan (che è sempre quello che usava la tessera di Giustina Destro per beneficiare delle tariffe promozionali del coiffeur di Montecitorio). Dopo aver letto la (solo umanamente comprensibile) difesa d’ufficio del marito da parte di Sandra Persegato Galan, ho continuato a rimuginare su alcuni dati che ricordavo un po’ confusamente. Così ho fatto una piccola ricerca in rete e ho trovato un interessante documento assai recente dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/il-consumo-di-suolo-in-italia.
Si tratta di un’indagine piuttosto estesa e interessante, che vi suggerisco di leggere in queste calde giornate estive, pregustando la crescita di temperatura cui andiamo incontro anche grazie alla cementificazione del nostro paese.
Comunque, ciò che a me interessava era vedere l’andamento del consumo di suolo nel Veneto negli anni in cui Galan è stato presidente. E direi che ho trovato una figura e una tabella estremamente significative, che ho riprodotto a vostro vantaggio. La prima presenta il raffronto delle percentuali di consumo di suolo tra le macroregioni italiane.


La seconda mostra le stime della percentuale di consumo di suolo delle singole regioni per un arco di tempo piuttosto ampio (e significativo riguardo al mio rimuginare di cui dicevo).

Il mio rimuginare riguardava il cemento sparso durante il mandato di Galan alla presidenza del Veneto. Sia chiaro, l’amministrazione regionale non è la sola responsabile del consumo di suolo, ma gioca un ruolo di grande rilievo, sia dettando alcune regole edilizie sia, soprattutto, concedendo le autorizzazioni alla realizzazione di insediamenti di particolare rilievo, come ad esempio i centri commerciali che assorbono enormi aree. Cosa dite, guardando quelle tabelle chi deve essere grato a Giancarlo Galan, i cittadini veneti o le imprese edili? E per fortuna sua che non sono ancora riuscito a trovare dati sull’effettivo utilizzo degli immobili sia commerciali sia residenziali edificati negli ultimi quindi anni. Ma, se ricordo bene, ne ha parlato diffusamente Gian Antonio Stella e magari andrò a scovare i suoi articoli in archivio.
Buona notte e buona fortuna.

sabato 7 giugno 2014

Serve un tantō?


Se Venezia si trovasse in Svezia o in Giappone, in Australia o in Canada, le persone chiamate a occuparsi della salvaguardia di una città straordinaria, unica al mondo, un vero patrimonio dell’umanità, avrebbero inteso il loro compito in maniera assai diversa da quella che, purtroppo, ha caratterizzato politici e tecnici protagonisti dell’inchiesta dei magistrati veneziani.
In un altro paese, l’onore di partecipare a una storica impresa avrebbe fatto da baluardo a qualsiasi velleità di allontanarsi dallo scopo e di compiere anche la più blanda forma di illegalità. E se qualcuno lo avesse fatto, sarebbe stato inesorabilmente espulso dagli altri artefici dell’opera.
Purtroppo Venezia si trova in Italia e paga a questa sventurata condizione il declino che subisce da anni e che le barriere mobili del MOSE non potranno arrestare così come, secondo opinioni assai autorevoli, non arresteranno l’acqua alta.
Una breve, ma interessante storia di quello che resta un progetto controverso (oltre che, secondo l’inchiesta, meccanismo per la distribuzione illegale di un’enorme quantità di denaro pubblico) la trovate in un breve articolo della Nuova Venezia, che ha sentito Massimo Cacciari, uno che la vicenda l’ha vissuta a lungo come sindaco della città: http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2014/06/06/news/cacciari-sul-mose-quando-prodi-non-volle-neanche-ricevermi-1.9371891?fsp=2.2568.
Buona stampa. Non sarò simpatico, ma Cacciari è uno che le cose le sa e le sa spiegare bene.
Sul piano tecnico, io sarò sorprendentemente saggio ed eviterò di esprimere un’opinione e di dare una valutazione del progetto, entrambe fuori dalla mia portata. In rete ci sono tanti documenti sulla questione, cercate e troverete…
Io vorrei tornare all’inchiesta. L’edizione on line del Corriere, già ieri sera, riportava una nota emessa da Giancarlo Galan. Si, sempre quel Giancarlo Galan che, per farsi fare la barba a Montecitorio, si faceva passare per Giustina Destro (la somiglianza, com’è evidente in questa foto di Dagospia, è davvero incredibile: http://www.dagospia.com/img/foto/12-2009/43467.jpg).
Ecco il link alla pagina del Corriere in cui trovate le parole  di Galan o di chi per lui: http://www.corriere.it/cronache/14_giugno_06/galan-non-mi-lascero-distruggere-misfatti-altri-8fcb157a-ed97-11e3-8271-5284bdbf132d.shtml.
Forma e contenuto sono abbastanza discutibili.
Vediamo un primo passaggio: «Il processo mediatico è mostruoso. Leggo profili della mia persona che stento a credere anche solo immaginabili. Non poter rispondere o difendermi sin da subito è umanamente molto difficile». Guarda un po’, anche Galan si lamenta dei mezzi di comunicazione quando si occupano delle sue presunte malefatte, mentre non se ne lamentava affatto quando, fino all’altro giorno, era ansioso di far giungere al pubblico la sua opinione o di farsi immortalare mentre inaugurava questo o quello o partecipava alla Prima della Scala o altri esclusivi avvenimenti.
Non esiste un processo mediatico, esiste l’informazione, compito fondamentale di uno dei baluardi della democrazia: la Stampa. Galan dovrebbe rinfrescarsi le idee. Non sarà facile, però. Non si può non diffidare di qualcuno che scrive una frase come questa: profili della mia persona che stento anche a credere solo immaginabili…
Non è male neppure questa: «Sono pronto a dimostrare che stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui». Cosa vorrebbe dire? Che i presunti datori di mazzette dicono di aver dato a lui somme in realtà finite ad altri? Che i magistrati farneticano quando sostengono che la ristrutturazione della sua villa è stata pagata da altri? Se è così, non deve diffondere note, ma soltanto copie di estratti conto bancari e di contabili di bonifici e della dichiarazione dei redditi, nella quale, come qualsiasi normale cittadino, avrà portato in detrazione le spese sostenute per la ristrutturazione stessa, come consentito dalla legge. Questo farebbe chiunque, in un altro paese, si trovasse al posto suo e fosse, come lui sostiene, innocente ed estraneo a tutto ciò di cui è accusato. E chiunque si trovasse nella sua situazione in un altro paese, si guarderebbe bene dal prendersela con la stampa, che, per fortuna, cerca di adempiere al proprio compito e di informare l’opinione pubblica.
Come ha fatto Il Mattino di Padova andando a riprendere una notizia del 2012: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/06/05/news/quando-galan-diceva-mi-pesa-stare-senza-stipendio-1.9365228.
Buona stampa.
Per non farvi restare senza bile, anzi procurarvene dosi micidiali, riporto per esteso alcune delle parole agghiaccianti di Galan, fulgido esempio di politico italiano (che non è esattamente una categoria prestigiosa, come voi tre ben sapete): «Pesa non avere entrate, uno stipendio, pesa moralmente e psicologicamente, Io credo di poter sopportare questa situazione per un po’ di mesi ma poi la situazione deve cambiare, Spero che si facciano le elezioni prima o poi in questo Paese per tornare a fare il politico».
Non viene neppure sfiorato dal dubbio di tornare a fare il mestiere che faceva prima… quello stesso mestiere al quale la moglie, parlando con i giornalisti due giorni fa, sostiene lui abbia rinunciato per il bene del paese, per realizzare tutte le cose meravigliose che avrebbe (lo sostiene sempre la moglie) fatto per i veneti e gli italiani. Forse farebbero meglio a mettersi d’accordo...
Chiudiamo con una nota di pettegolezzo… O forse è un’osservazione per niente secondaria… I testimoni di nozze di Galan sono stati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Se ricordo bene si tratta di due pregiudicati.
Proviamo a risollevarci con la musica.
Vi propongo un brano il cui titolo non è scelto a caso, tutt’altro. Un augurio indispensabile per il nostro paese è che arrivino giorni migliori. Il pezzo s’intitola, per l’appunto, Better Days e lo interpreta Sofia Pettersson (http://www.sofiapettersson.com/site/index.html).


P.S. Il tantō (http://it.wikipedia.org/wiki/Tant%C5%8D) o la spada wakizashi (http://it.wikipedia.org/wiki/Wakizashi) erano le armi usate dai samurai per il harakiri.

venerdì 6 giugno 2014

Cos'altro deve succedere?


L’articolo di fondo del Corriere di mercoledì era firmato da Sergio Rizzo, il Mastino truce, che ha pensato bene di ripercorrere (negli ovvi limiti di spazio) per tutti noi la vicenda di Alitalia dal 2008: http://www.corriere.it/economia/14_giugno_04/ali-indebitate-memorie-corte-e7df472e-eba6-11e3-85b9-deaea8396e18.shtml.
Buona stampa.
Anche a chi ne serbava un ricordo nitido (ed io mi considero nel mazzo) la ricostruzione di Rizzo era più che sufficiente a mandar di storto la giornata. Politici, sindacalisti e sedicenti imprenditori e manager italiani hanno dato il peggio di loro, e non è cosa da poco, nella gestione di Alitalia.
Stavo ancora cercando di digerire quel boccone indigesto quando sui siti dei quotidiani hanno iniziato a filtrare le notizie sul fiume di danaro pubblico che, secondo i magistrati veneziani, anziché servire a realizzare il MOSE, ha trovato altri impieghi non propriamente connessi all’opera.
Ovviamente sono tutti innocenti sino a sentenze passate in giudicato, ci mancherebbe! Eppure… eppure, per quanto disistima si possa nutrire per la magistratura italiana, sembra difficile pensare che abbiano costruito un ennesimo teorema.
Leggete, dovunque, scegliete voi i quotidiani, ma leggete. Neppure negli angoli più putrefatti della laguna veneziana si annusa il lezzo che viene fuori da questa storia.
E leggete anche i commenti dei politici, sia quelli coinvolti sia quelli che non c’entrano. Roba da far accapponare la pelle.
Due per tutti.
In primis, Giancarlo Galan, quello che, per servirsi del barbiere a buon mercato di Montecitorio, si faceva prestare la tessera di riconoscimento da Giustina Destro (e, ovviamente, i poco pagati commessi della Camera dei Deputati non si accorgevano che non si trattava della stessa persona), non ha trovato di meglio da fare che tentare di sminuire il valore delle testimonianze su di lui. Bastava che presentasse le contabili dei bonifici effettuati per pagare i lavori di ristrutturazione della sua villa di Cinto Euganeo… Sempre che non siano stati effettuati a sua insaputa.
Il secondo è niente di meno che il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il quale si è preoccupato di sottolineare la differenza di trattamento carcerario tra il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, membro del suo partito e arrestato prima delle elezioni europee (ma tu guarda questi magistrati, proprio maleducati!), e alcuni politici coinvolti nella vicenda del MOSE.
E già, il problema è proprio questo. Il fatto che non tutti quelli beccati con le dita nella marmellata finiscono al fresco…
Forse Alfano farebbe meglio a leggersi questo articolo di Gian Antonio Stella dal Corriere di ieri: http://www.corriere.it/cronache/14_giugno_05/trentuno-anni-costi-quadriplicati-quando-diremo-basta-mazzette-ca7293c2-ec6d-11e3-9d13-7cdece27bf31.shtml.
Buona stampa.
Buona notte e buona fortuna.

sabato 29 giugno 2013

Non se ne possono fregare di meno


Ho già espresso il dubbio che gli articoli e i libri di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella producano sdegno e sconforto sempre più profondi nei cittadini e assoluta indifferenza nei politici, di qualsiasi livello, secondo i quali lo sperpero di denaro pubblico può continuare persino oggi, quando invece si dovrebbe destinare anche l’ultimo centesimo alla crescita e alla riduzione della pressione fiscale.
Così, per aiutarvi a mantenere intatto o a accrescere il vostro sdegno, ecco il pezzo di Sergio Rizzo dal Corriere di oggi: http://www.corriere.it/economia/13_giugno_29/costi-spaziali-regioni_9c66f054-e075-11e2-aa9b-d132be5871d0.shtml.
Buona stampa. Destinata, però, a produrre ben pochi risultati. Quanti, immagino, produce la presenza degli stand regionali italiani al Salone di Le Bourget. Neppure il Comandante dell’Aeronautica di Rufus T. Firefly, Primo Ministro di Freedonia (http://www.imdb.com/title/tt0023969/), si farebbe indurre a comperare un oggetto volante da Cota o da Marini, anche perché non hanno nulla da vendere.
No, l’articolo di Rizzo rimarrà, come tanti altri, lettera morta. Vi aspettate forse che, per il prossimo anno, Vendola decida di non partecipare più al Salone di Le Bourget? O che Zaia decida di chiudere l’ambasciata del Veneto a Bruxelles? Dubito che sarete soddisfatti.
Il sistema ben difficilmente si riformerà da solo in assenza di qualche evento straordinario, come spiega l’editoriale di Angelo Panebianco, sempre dal Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_29/piu-larga-opzione_9b57fda2-e075-11e2-aa9b-d132be5871d0.shtml.
Stampa così e così. Non già perché le considerazioni di Panebianco siano discutibili, quanto piuttosto perché mi sembra non volere affondare il coltello come si potrebbe, anzi, si dovrebbe nel trattare il tema dell’incapacità della politica di effettuare i necessari tagli della spesa pubblica. Vero che quello cui tende Panebianco è l’esortazione finale a Letta affinché agisca, ma avrei voluto che fosse più sferzante verso la Pubblica Amministrazione, i cui difetti enormi lui lascia intuire (e ne ha già parlato in altri editoriali), ma senza dedicargli lo spazio che io avrei giudicato adeguato. A mio avviso, non si parlerà mai abbastanza del contributo che la burocrazia dello Stato e degli enti locali ha dato e continua a dare alla crisi della nostra nazione. E non si potrà mai sperare in un vero cambiamento se la classe politica non avrà la cultura e il carattere (leggi: attributi) necessari per affrontare a muso duro la burocrazia e imporle di mutare radicalmente.
Che questo possa accadere e possa accadere nei tempi brevi indispensabili per dare una speranza al paese, francamente, non lo credo. Per essere irrimediabilmente pessimista, mi basta guardare alla vicenda emblematica di una società nata nel territorio padovano per volontà di alcuni enti locali. Si chiamava Cosecon (poi ribattezzata Attiva) e si occupava, inizialmente, di realizzare aree industriali e artigianali nei paesi della Bassa Padovana. In altre parole, è stata artefice della trasformazione di fertile campagna in cubi di calcestruzzo, molti dei quali sono vuoti (e non da ora per effetto della crisi, ma da sempre, perché si sono costruiti spazi di gran lunga superiori alle effettive necessità). Nel tempo, oltre a dedicarsi alla moltiplicazione di aree industriali in parte inutili, Cosecon ha ampliato il suo raggio di azione, non di rado con operazioni delle quali si è occupata anche la Magistratura. Fate una ricerca e troverete innumerevoli articoli su Cosecon-Attiva, che da ieri è in liquidazione (http://www.padovaoggi.it/economia/attiva-ex-cosecon-debiti-liquidazione.html), dopo aver bruciato decine di milioni di euro di denaro pubblico e delle banche, più o meno costrette a finanziare la società con risorse che, si può dire senza timore di smentite, sarebbero state molto più utilmente impiegate se destinate ad altre imprese (torneremo sul tema in un prossimo post) realmente produttive. Di questo spreco, che rende ancor più sconcertante la vista dei capannoni deserti che hanno preso il posto dei campi di frumento o di mais o di barbabietole, non risponderà nessuno. E questo sperpero non indurrà nessun politico a cambiare strada e ad avviare un serio programma di dismissione delle troppe società pubbliche che servono quasi esclusivamente a garantire poltrone e a produrre gestioni quasi sempre opache e spesso disastrose.
Il bello, anzi il brutto, è che leggi ci sarebbero già, come ricorda anche Rizzo. Un gran numero d’imprese o di proprietà pubbliche dovrebbero essere dismesse o liquidate da tempo, ma sopravvivono nell’incertezza del diritto o nell’indifferenza al diritto che sono, ormai, caratteristiche italiane. Le sole norme che vengono fatte rispettare veramente sono quelle cui sono sottoposti i normali cittadini, in particolare i più deboli.
Buona notte e buona fortuna.

P.S. Uno dei maggiori sostenitori di Cosecon-Attiva è stato l’allora Presidente del Veneto Galan, che, infatti, aveva “suggerito” alla finanziaria regionale Veneto Sviluppo di entrare nel capitale quale socio di rilievo (http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2008/09/22/news/cosecon-volta-pagina-nascera-attiva-1.1187209). A posteriori, lo ammetto, è facile dare addosso a Galan, ma, se decidete di fare qualche ricerca, troverete davvero tanti articoli interessanti che inducono a riflettere.
Galan, se ve ne siete dimenticati, è il signore cui il barbiere di Montecitorio si rivolgeva chiamandolo “Onorevole Giustina Destro” (http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/09/12/news/galan-dal-barbiere-della-camera-con-la-tessera-della-destro-1.1163584).

lunedì 23 luglio 2012

Ribeccarci quello? No, grazie!


Non imprevedibile: la settimana si apre con uno scossone ai mercati, ancora pronti a sfruttare l’ampio spazio concesso alla speculazione dall’inedia e dall’inettitudine dei governanti europei. Oltre che dalle chiacchiere in libertà di ministri spagnoli, tedeschi, italiani e d’ogni dove.
Per quel che ci riguarda più da vicino, grazie all’attenzione ai propri problemi e alla distrazione rispetto a quelli del paese da parte dei politici, non siamo certamente in grado di offrire agli operatori finanziari ragioni per investire su di noi e non contro di noi, come continuano a fare (i dati del differenziale d’interesse sui titoli pubblici e l’andamento della borsa la dicono lunga sulla fiducia che ci siamo guadagnati nelle ultime settimane).
Non c’è nulla che Monti possa fare se la politica continua a offrire una modestissima immagine e a rafforzare la convinzione che, dopo le elezioni politiche e allontanati i cosiddetti tecnici, riprenderà l’andazzo di sempre, quel bel modo di amministrare che è all’origine delle nostre condizioni pessime, determinate soprattutto dalle dimensioni del debito pubblico. A tale riguardo, vi suggerisco di leggere l’editoriale di Panebianco sul Corriere di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_23/troppi-topi-nel-formaggio-panebianco_e6b0498e-d483-11e1-9251-6da620bfc4cf.shtml).
Buona stampa.
Devo ammettere che non è facile dire se la scadente immagine di noi che stiamo rapidamente ricostruendo è dovuta maggiormente all’azione di questo o quel pezzo dello schieramento politico.
Appare, comunque, difficile negare che il ventilato ritorno di Berlusconi venga giudicato molto negativamente all’estero. Dopo l’Economist, anche il Financial Times ha deciso di occuparsi della questione (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/664317a6-d409-11e1-942c-00144feabdc0.html#axzz21QoqldoR).
Buona stampa. Come di consueto.
Pur consapevole che finirò per irritare più di qualcuno e di perdere un paio dei miei tre lettori, dirò che nulla sarebbe più nocivo della candidatura di Berlusconi alla Presidenza del Consiglio. Ho già scritto che ha avuto moltissimi anni a disposizione per effettuare il cambiamento che aveva promesso e che non c’è nessuna ragione per accreditargli la capacità di realizzare in futuro quello che non ha saputo realizzare nei quasi diciannove anni in cui ha rivestito un ruolo centrale nella politica italiana, dei quali quasi dieci in qualità di Presidente del Consiglio.
Il problema è che manca chi, nella sua parte politica, ha abbastanza coraggio e indipendenza dal suggerirgli di dedicarsi ai nipotini. Oltre alle parole di Martino riportate dal Financial Times (e Martino è sicuramente uno degli uomini migliori del centro-destra), leggetevi un po’ cosa riescono a dire Galan, la Gelmini e Rotondi in questa cronaca tratta dal Corriere di oggi: http://www.corriere.it/politica/12_luglio_23/berlusconi-ritorno-campo-candidatura_16d09c94-d485-11e1-9251-6da620bfc4cf.shtml.
C’è poco da stare allegri, direi. E noi, purtroppo, non possiamo prendercela con loro come fanno i tifosi del Milan con Galliani. A noi è preclusa un’azione legale per farci rimborsare l’abbonamento. Noi corriamo il rischio di sorbirci un’altra volta la rappresentazione offerta dalla modesta squadra che può formare una persona che, oltre a preoccuparsi dei fatti suoi e non dei nostri, si circonda di scimmiette che non sentono e non vedono, ma parlano, però soltanto per dare ragione al capo.
Il bravo Galan, per chi lo avesse dimenticato, è quel tale che, Ministro, ma non deputato, si faceva prestare la tessera dalla sua amica Giustina Destro, deputata, per poter usufruire del barbiere di Montecitorio (Che classe!!!), quando le tariffe erano ancora quelle scandalosamente basse parte del “pacchetto” di benefici che i nostri parlamentari avevano pensato bene di attribuirsi. E che, in gran parte, sono ancora lì, ovviamente appena scalfiti dalle promesse di Schifani e Fini.
Buon giorno e buona fortuna.

martedì 24 gennaio 2012

Due concittadini


Oggi il Financial Times riprende l’argomento che vi avevo segnalato ieri, ossia l’atteggiamento mutevole di Francia e Germania in merito alle regole di gestione delle banche e delle assicurazioni. Mi sembra che l’articolo odierno mi dia ragione, quindi ve ne suggerisco la lettura (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/32be8274-45cc-11e1-93f1-00144feabdc0.html#axzz1kGo5L4Fu).
Buona stampa.
E veniamo a due miei concittadini, uno che si merita la mia stima, l'altro un po' meno...
Cominciamo da Luigi Zingales che ha scritto un commento interessante sul caso Unipol-Fonsai. Era apparso sul Sole 24 Ore qualche giorno fa, ma è stato reso disponibile soltanto ieri (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-22/fonsai-dirigismo-italiana-150114.shtml?uuid=AaFRODhE&fromSearch). In realtà, più che della vicenda particolare, si occupa del quadro in cui essa si inserisce, che, come ho già avuto modo di dire, non è gran cosa.
Buona stampa.
Del secondo concittadino si è occupato il Corriere del Veneto sabato, ma l'articolo non è sul sito, quindi ho fatto ricorso allo scanner. Credo che non abbia bisogno di commenti, anche se, giusto per aggiungere un altro dettaglio al ritratto di questo signore, ricorderò che, quand’era Ministro, si serviva della tessera di deputato della Signora Giustina Destro per usufruire dei servizi a prezzo scontato del barbiere della Camera, cui non aveva diritto giacché non è parlamentare. Ripeto, si commenta da sé, ma se volete, facciamo finta di giocare all'impiccato, ve lo ricordate? Per me, una buona definizione è questa: P _ _ _ _ _ _ E. Se qualcuno ha la soluzione, la può indicare nei commenti.
L'articolo del Corriere del Veneto è piccolo, ma prezioso.
Buona stampa.