La vita spesso c’induce a riconsiderare i nostri tempi e le nostre priorità. Accade a me in queste settimane, questo spiega il diradarsi dei post e perché, alla vigilia del suo quarto compleanno, il mio secchiello sia un po’ meno pieno del solito.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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domenica 15 novembre 2015
giovedì 28 maggio 2015
I nemici dei miei amici sono miei nemici?
Nella vicenda della FIFA, ovviamente, sono tutti innocenti
fino a che non si avrà una sentenza definitiva di condanna. D’altro canto, la
presunzione d’innocenza si applica anche gli investigatori responsabili delle
indagini e degli arresti, sia perché non si vede quale possa essere il
loro tornaconto sia, soprattutto, perché si è realizzata un’identità
di vedute tra gli inquirenti americani e quelli svizzeri, la cui prudenza credo
si possa considerare proverbiale. Alla luce di quanto precede, sembra di poter
dire che, una volta di più, Vladimir Putin ha perso un’occasione per stare
zitto.
martedì 3 marzo 2015
Una rete, fatta bene possibilmente
Il mistero dell’OPAS di EI Towers su Rai Way continua e,
forse, non vale nemmeno la pena di dedicare ancora tempo a una vicenda i cui
contorni probabilmente si chiariranno ben lontano dal mercato che, credo a
sproposito, Renzi ha tirato in ballo.
E veniamo alla questione della banda larga.
Una premessa (sbrigativa, ma fondata): la privatizzazione di
Telecom Italia è stata un capolavoro d’inettitudine politica e di avidità
imprenditoriale, oltre che di scarsa incisività tecnica nella definizione del
quadro normativo.
Le cattive condizioni attuali di Telecom Italia e della
connessione a internet nel nostro paese affondano le loro radici in quegli
errori originari e nel succedersi di “capitani coraggiosi” (D’Alema, lo
stalinuccio di Gallipoli, non ha mai capito niente e non capirà mai niente,
però saprà sempre essere saccente e arrogante e inventarsi definizioni
grottescamente sbagliate) che hanno spogliato la società, privandola delle
risorse necessarie per uno sviluppo adeguato della rete e dei servizi. Nel tempo
Telecom è stata tanto indebolita da diventare un vincolo alla crescita del
Paese perché non in grado di effettuare gli investimenti necessari al
potenziamento della rete e non disposta a condividerne la realizzazione e la
proprietà con altri. Esistono alcune reti di estensione importante
(appartenenti a società come Metroweb, Fastweb, Vodafone e altre), ma la struttura
fondamentale della rete telefonica italiana resta saldamente nelle mani di
Telecom e ne costituisce la principale posta attiva.
Negli ultimi mesi, dopo un periodo nel quale il tema era
rimasto abbastanza assente dai quotidiani, è tornato improvvisamente
d’attualità, soprattutto con la ventilata, e tramontata, ipotesi di alleanza
tra Telecom e Metroweb (controllata di fatto, attraverso alcuni passaggi, da
Cassa Depositi e Prestiti, che è un’istituzione sostanzialmente pubblica, anche
se la spacciano per privata) proprio per lo sviluppo della rete attraverso il
passaggio alla fibra ottica.
Si era anche parlato della possibilità di mettere in comune
tutte le reti esistenti, coinvolgendo di fatto tutti gli operatori di telefonia
fissa e dati. Anche questa possibilità è tramontata, soprattutto per
l’indisponibilità di Telecom a cedere il controllo della propria rete che ha il
non trascurabile compito di garantire il massiccio debito della società.
Nei giorni scorsi siamo arrivati a una proposta del Governo
per l’assunzione diretta del ruolo di promotore di una rete nazionale in fibra
ottica. La proposta è ancora in divenire, quindi potrei sbagliare nel giudizio,
ma per quel che se ne capisce, non mi pare una grande idea. Comunque, a oggi,
questo è il quadro, così come lo descrive un articolo de Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-02/banda-larga-agevolazioni-tavolo-governo-223701.shtml?uuid=AB6vvC3C.
Cronaca. Essendo un procedimento in fieri, mi limito a tre
considerazioni.
La prima è che non si sente la mancanza dello Stato
imprenditore. Ci siamo liberati a fatica e a caro prezzo (e ancora in maniera
incompleta (sic)) delle Partecipazioni Statali che tanto male, da un certo
punto in poi della nostra storia, hanno fatto all’economia nazionale. Non le rimpiange
nessuno e già si fa sentire anche troppo la presenza di Cassa Depositi e
Prestiti.
La seconda è che, essendo io sospettoso, ma memore del detto
andreottiano, non riesco a togliermi dalla testa che i 6 miliardi ipotizzati
dal Governo per avviare la nuova rete finirebbero in parte nelle
tasche sbagliate. Non dimentichiamo le vicende di Expo e Mose. Dove c’è spesa
pubblica, purtroppo, c’è corruzione, anche Cantone può relativamente poco in un
paese dove ogni giorno qualcuno viene scoperto con le mani nella marmellata (e
anche nel burro e nello zucchero).
Terza e ultima considerazione: sposare necessariamente la
tecnologia della fibra ottica probabilmente è sbagliato e costituirebbe uno
spreco di risorse, come appare evidente dalla lettura di questo articolo,
sempre da Il Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/fcsvc?cmd=checkcredit&chId=30&docPath=%252Fnotizie%252F2015-03-03&docParams=WDtWjhCCrqYTffpmIIolH7UCO5q1iObIifkXRBcpscjJwFy0W1q8xCw0RBgtTDaEf5Scu1g2g4q3p1p4s4xAm4vE3Cj7p8i4aqx8v18BLYCAplMKUJJZu8h3u1v2xCy7yD8Hq8m1EUx4w2t2b0q22BrAs7bruAp1x8v6i0w9r37Gf2p7Wgu3c2u8g2fVIVrbxXmKgRQ4M4gBoRUAX9Z7T1sZH3xVF3T8UDhEuRoZ77tdfsvfo3a0WZw3wBxEt6r3q5s4k4r9f5DGvCi1f1nqq1u0w8qtp3f1x4w3g2x6vASVx4x3t2g5s4MPf2w8r2u5p7q3s4GJy7e4p3k60377unhdWPVTslqst1l4u1q4s7TDANdTu9c2BEt0m8j7o1q2n2t5m6j1tCsvf3h0k6mpv6x3q2beq4n9w3v2k6x6n9jmv2w2u3tBt5BEh4r3y9q1p7v8q2qtw5sBo2vAVYuuwprnZSCAngqBW7Z8xRmou2k3v2o2s7YIMZB2U2aHV2uV&uuid=ABJpJI3C.
Buona stampa (con un link incresciosamente lungo, spero non sia un articolo a pagamento).
Un Governo meno preoccupato di tenere sotto l’ombrello
pubblico un’attività certamente strategica, ma quasi ovunque privata, dovrebbe
ragionare su quale sia il modo migliore per far sì che i sei miliardi
disponibili per aggiornare la rete agiscano come moltiplicatore degli
investimenti privati e per far sì che si attenuino (meglio ancora scompaiano)
le sovrapposizioni che, ovviamente, si traducono in spreco di risorse. Detto
altrimenti, i sei miliardi dovrebbero essere usati per favorire la creazione di
una struttura proprietaria unica di tutte le reti telefoniche del paese (con
una formula che garantisca gli operatori, come avviene nei casi di elettricità
e gas), di investimenti che non creino sovrapposizioni e l’adozione delle
tecnologie adeguate alle diverse realtà territoriali, anche qui per evitare di
scegliere tecnologie più costose e non necessarie. Questo vorrebbe dire fare
politica industriale, qualcosa che, purtroppo, da queste parti non si sa bene
cosa voglia dire.
Dalla parte della musica. Oggi torniamo al jazz con una splendida esecuzione di Bill Evans, accompagnato al basso da Eddie Gomez. Il brano s'intitola Time Remembered, tratto dall'album The Sesjun Radio Shows, registrato in Olanda nel 1973.
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mercoledì 11 febbraio 2015
Un autentico gioiello
Tra i molti jazzisti che amo, Bill Evans è sicuramente uno dei
più amati. Un po’ casualmente, pochi minuti fa, mi è capitato di ascoltare uno
dei suoi pezzi più famosi: Peace Piece.
Qualche notizia la potete trovare qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Peace_Piece. Le parole di Chuck Israel spiegano molto di questo frutto prezioso del genio di Evans.
Si tratta di un gioiello straordinario, di una bellezza
inesauribile, che induce a ripetere l’ascolto innumerevoli volte e a desiderare
che non termini mai.
O almeno questo è quel che io provo ascoltandolo. Ve lo
propongo oggi e non c’è tanto bisogno di spiegare perché. E magari ci torneremo
sopra.
domenica 16 novembre 2014
Un'intervista non si nega a nessuno
Poco tempo per leggere a sufficienza i giornali e troppa
insofferenza per quello che ho letto sono le ragioni di queste due settimane di
silenzio.
In Italia, come in Europa e nel mondo, mi sembrano mancare eventi
capaci di suscitare non già entusiasmo, ma neppure una tenue fiducia.
Certo, qualche piccolo segno positivo si può vedere. Ad
esempio i dati sull’economia della Grecia indicano che il nostro vicino sta cogliendo
i primi, fragili frutti della spietata austerità imposta da FMI, BCE e Unione
Europea. Che cosa preoccupa nel quadro di miglioramento della situazione greca?
Guarda un po’: la politica. Ecco un pezzo dal Financial Times che vi dice
meglio quel che ho banalmente riassunto: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/b1d24fde-6c0f-11e4-b1e6-00144feabdc0.html?siteedition=intl#axzz3JDkG5T4q.
Buona stampa.
A Brisbane si è appena concluso il vertice del G20 e, come
di consueto, i comunicati finali cercano di accreditare l’immagine di intese
cruciali per il miglioramento della vita nel nostro maltrattato pianeta.
Andassimo a riprendere tutti comunicati dalla prima di queste riunioni di
leader mondiali, scopriremmo che le piaghe della Terra dovrebbero essere state
già tutte estirpate, mentre sono ancora tutte là, magari incancrenite. Quanto a
Brisbane, il vero argomento sembra essere stato l’Ucraina e la disinvoltura
russa nel giocare con le armi e i soldati. E, infatti, Putin se n’è andato via
prima della fine dei lavori: un segno per niente positivo, che dimostra come il
Presidente russo fatichi a riconoscere di essersi cacciato in una strada senza
uscita e non voglia perdere la faccia, anche se la sua politica estera
arrogante e spregiudicata sta causando gravi conseguenze economiche al suo
paese. Ecco una sintesi sulla conclusione del G20 dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-16/g20-si-ad-azioni-forti-evasione-fiscale-e-cambiamenti-climatici-putin-lascia-vertice-anticipo-095213.shtml?uuid=ABpllWEC.
Cronaca.
E veniamo all’Italia. Non parlerò di politica, o almeno non
tanto o non direttamente.
La situazione del Nord Ovest del Paese, in particolare
quella di Genova, lascia sgomenti. Non c’è dubbio che perturbazioni del tipo e
della frequenza di quelle che si stanno abbattendo su di noi sono una “novità”.
Ma non c’è dubbio che, comunque, si sia fatto ben poco per predisporre difese
adeguate. E sembra quasi una beffa leggere che il sindaco di Genova invita i
suoi concittadini a salire ai piani alti delle case, mentre i dirigenti
pubblici preposti al riordino idrogeologico della città ricevono premi senza
aver prodotto il benché minimo risultato. Non è facile, ma Doria potrebbe
provare a cacciarli. E, forse, anche a cacciare se stesso e convincere Burlando
a fare altrettanto (se tornate al post del 12 ottobre trovate i riferimenti).
Anche il sindaco di Roma farebbe meglio a togliere il
disturbo. La vergognosa vicenda delle violazioni del codice della strada da
parte della sua auto dimostra come anche Marino, come quasi tutti i colleghi,
presupponga di non dover dare il buon esempio e intenda il pubblico incarico
come una condizione che libera dal dovere di rispettare la legge.
Mi fermo qui sui politici. Se proseguissi, lo ammetto, il
tono cambierebbe e finirei per violare il patto con me stesso sullo stile del
blog…
Veniamo, piuttosto, a un caso che ha, almeno per me,
dell’incredibile. Venerdì il Corriere della Sera non ha trovato niente di
meglio da fare che celebrare l’ottantesimo compleanno del proprietario del suo
principale concorrente: Carlo De Benedetti, l’uomo che possiede il gruppo
editoriale L’Espresso.
Il regalo di compleanno del quotidiano milanese è stato
un’intervista realizzata niente meno che da Aldo Cazzullo, una firma di punta
del Corriere, del quale, onestamente, io fatico a vedere il valore: http://archiviostorico.corriere.it/2014/novembre/14/Renzi_energico_spregiudicato_ricorda_Fanfani_co_0_20141114_15fe274e-6bca-11e4-88ab-5f9ad988ed19.shtml.
Mala stampa. La sola spiegazione che mi do per l’intervista
è che sia stata sollecitata. Il fatto che a farla sia stato Cazzullo, che mi
ricorda un juke-box, pare confermarlo. E pare confermare anche che il direttore
a termine (sic!) De Bortoli ha deciso di uscire di scena ancor peggio di quanto
già stia facendo avendo accettato la ridicola permanenza fino alla prossima
primavera.
Venendo a Carlo De Benedetti, che è il fratello di Franco
Debenedetti (chi avrà ragione nello scrivere il proprio cognome?), è un
personaggio quanto meno controverso e, in tutta onestà, mi pare difficile
additarlo come simbolo dell’imprenditoria di successo del nostro paese. Non
vedo molto in comune tra lui e personaggi come Del Vecchio o Bombassei, tanto
per fare due nomi.
Alle sue spalle, accanto a pochi successi, De Benedetti ha
anche più di un insuccesso, qualche grana con la Giustizia, operazioni oscure (i cento giorni in Fiat e, più oscura di tutte, la
breve permanenza nel Banco Ambrosiano, da cui uscì con un utile abbastanza
sorprendente) o incredibilmente velleitarie (la scalata, si fa per dire, al
gruppo bancario belga Societè Generale). E, come molti dei suoi colleghi, nel
tempo non ha resistito al fascino dei settori a bassa intensità concorrenziale,
ottenendo anche qui risultati non proprio lusinghieri, come dimostra la fine
ingloriosa di Sorgenia.
No, proprio non capisco perché Cazzullo sia andato a
intervistare De Benedetti, anzi, lo capisco e capisco anche perché abbia
lasciato a casa anche la minima traccia di coraggio, così che si è trattato più
di un monologo che di un dialogo.
La storia ha un’appendice che sarebbe divertente se non
fosse la rappresentazione drammatica che il nostro Paese è ancora lontano
dall’essere una vera economia industriale moderna. La figlia del tizio
decrepito non ha trovato niente di meglio da fare che dire la sua, a fronte
delle considerazioni di De Benedetti sul gruppo Fininvest. E qui, come si dice,
il bue ha dato del cornuto all’asino. Perche Marina Berlusconi può far tutto,
ma non certo impartire lezioni di libera impresa, visto che la principale
azienda della sua famiglia è nata e si è sviluppata prima in (gradita) assenza
di legge, poi in presenza di normative piuttosto favorevoli. E anche considerando
che il padre nell’occuparsi delle vicende italiane non ha trascurato di
occuparsi, e anche abbastanza, delle sue personali e di quelle delle sue
aziende.
Lasciamo perdere. Un paio di ascolti musicali di grande
livello sono quel che ci serve. Allora ecco due pianisti, due straordinari
talenti, Bill Evans e Michel Petrucciani, dei quali vi ho già proposto altri
brani. Oggi li mettiamo a confronto con un famoso pezzo di Henry Mancini, autore
di moltissime colonne sonore, in particolare dei film del grande Blake Edwards
(http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Mancini):
Days of Wine and Roses.
Cominciamo con Bill Evans e il suo trio.
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lunedì 15 settembre 2014
Si cambiasse verso...
Come ho già detto, i commentatori più autorevoli hanno
smesso di guardare a Renzi con la benevolenza adatta ai primi mesi di governo e
hanno cominciato a battere con decisione sui (purtroppo non pochi) elementi di
debolezza dell’azione del Presidente del Consiglio, il principale dei quali,
ovviamente, è l’aver promesso tanto e mantenuto quasi nulla.
Oggi, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia
invita Matteo Renzi a un’operazione che, personalmente, credo lui si guarderà
bene dal porre in essere: dire chiaramente chi si oppone alle riforme che il
Presidente del Consiglio sarebbe intenzionato realizzare.
Ecco il collegamento all’editoriale di Galli della Loggia: http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_15/ora-renzi-faccia-nomi-5f3ae19c-3c98-11e4-95e1-a222c06f54b6.shtml.
Buona stampa. Anche se, mi ripeto, credo destinata a restare
una predica nel deserto. Contrariamente a quel che sembra pensare Galli della
Loggia (o, più probabilmente, a quello che finge di pensare nella speranza di
ottenere ascolto), io sono persuaso che a Matteo Renzi non interessi affatto
un’operazione di verità, grazie alla quale vengano smascherati tutti quelli,
persone o organizzazioni, che frenerebbero la sua azione di governo. La
trasparenza non è tra i suoi obiettivi, anzi.
Renzi è parte di un sistema e si muove al suo interno
esattamente come hanno fatto i suoi predecessori. Non c’è nulla di nuovo nel
suo modo di agire, salvo lo spropositato ricorso a Twitter, strumento scelto
per accreditare l’immagine d’innovatore presso quella parte della pubblica
opinione che non va in profondità e, quindi, viene influenzata dalla
comunicazione frettolosa dei social
network, alla quale, colpevolmente, la stampa si adegua, prestandosi al
gioco, così da trasformare i famosi 140 caratteri in notizie, anche se non lo
sono affatto.
Quali siano le vere intenzioni di Renzi lo dimostra la
decisione di riportare in primo piano la legge elettorale concordata con il
tizio decrepito. L’intento è chiaro: avere disponibile lo strumento per forzare
la mano all’opposizione (quella più pericolosa ce l’ha in casa) e garantirsi
che, in caso di difficoltà, può ricorrere alle urne con buone probabilità di
uscirne vincitore. Niente di diverso da quello che avrebbe fatto un qualsiasi
tizio decrepito.
I sondaggi
dicono che gli italiani ancora credono a Renzi, quindi…
In realtà, i sondaggi dicono anche che agli italiani non
piacciono affatto alcuni dei principali ministri e che sono insoddisfatti di
quanto (si fa per dire) attuato finora dal governo.
Renzi, intanto twitta o, parlando durante l’inaugurazione
della Fiera del Levante a Bari, annuncia che l’Italia non è ripartita, come se
fosse un evento sorprendente e, soprattutto, come se avessimo bisogno che ce lo
dicesse lui… E poche ore prima, piccato, replica a Katajnen sostenendo che
l’Italia non ha bisogno di lezioni. Affermazione piuttosto audace, alla quale
si era sentito in dovere di replicare persino Sergio Romano, il cui editoriale
sul Corriere della Sera di ieri metteva in evidenza come sia molto improbabile
che i nostri partner europei siano disposti concederci (ancora una volta)
fiducia senza impegni certi. L’articolo di Romano lo trovate qui: http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_14/sospetto-ricorrente-ab89d260-3bd5-11e4-b554-0ec832dbb435.shtml.
Stampa così e così. Romano si muove sull’onda con la
consueta prudenza, fedele fino alla morte all’insegnamento di Jaques de La
Palice. Tra l’altro, quando scrive le seguenti parole: “Ogni riforma, da quella del lavoro a quella della giustizia, trova
sulla sua strada un partito della contro-riforma, composto da corporazioni che
difendono i loro privilegi chiamandoli ampollosamente «diritti acquisiti»”,
suscita una discreta irritazione, dal momento che lui appartiene a una delle
tante corporazioni di cui parla. Sarebbe apparso assai più credibile e
convincente se, ad esempio, avesse contestato quanto scritto dal suo
dirimpettaio del sabato, Piero Ostellino, alcune settimane fa (http://www.corriere.it/editoriali/14_agosto_19/contratto-tradito-165d3e46-275f-11e4-9bb1-eba6be273e09.shtml).
Ostellino, il quale si atteggia a maestro del liberalismo e del giornalismo
senza macchia e senza paura, scrive: “La previdenza è una sorta di contratto che
il lavoratore stipula con lo Stato, in base al quale, dietro il pagamento di
contributi durante gli anni lavorativi, il cittadino riceverà una pensione”.
Questo è certamente vero, ma lo è soltanto in parte, nel senso che esistono
lavoratori che, ricevendo una pensione basata sul cosiddetto “sistema
retributivo” percepiscono una pensione commisurata non già a quanto hanno
versato, ma alla dimensione del loro ultimo stipendio. Un sistema che è stato,
e tuttora è, all’origine del disavanzo dell’INPS, l’istituto previdenziale
nazionale, e che, per fortuna, è stato eliminato, preservando però i “diritti
acquisiti”, che, a questo punto, nelle condizioni in cui versa il bilancio
dello Stato, non dovrebbero più essere considerati intoccabili, al contrario.
Chissà come mai Ostellino, che credo sia in pensione avendo
superato gli ottanta anni, preferisce non affrontare il problema previdenziale
considerando tutti i lati della medaglia? Che sia perché non vuol correre il
rischio di vedersi decurtata la pensione?
E il bello che, oltre a impartire lezioni di liberismo,
Ostellino non manca mai di criticare i suoi colleghi perché non svolgerebbero
bene il proprio lavoro e sarebbero asserviti a qualche parte o a qualche
interesse.
Torniamo a Renzi. E alla sua polemica con Katajnen e, in
generale, con l’Europa. Le lezioni ce le meritiamo, soprattutto perché, grazie
all’ostinazione con cui ha voluto imporre la Mogherini, ora si trova di fronte
dei mastini che, comprensibilmente, non sono intenzionati a far sconti
all’Italia. Come osserva acutamente Alberto Quadrio Curzio in un editoriale sul
Sole 24 Ore di ieri: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-09-14/l-italia-non-tema-vigilanza--135643.shtml?uuid=ABESSetB.
Buona stampa. Illuminante su molti aspetti dei problemi che
l’Europa e l’Italia hanno di fronte.
Renzi farebbe bene a cambiare verso. A sé stesso.
E noi passiamo alla musica. Il primo brano è un pezzo "di confine", in cui il jazz s'incontra con la musica classica. Il titolo è Picnic Suite - VI movimento - Tendre e l'esecuzione dell'autore Claude Bolling (http://fr.wikipedia.org/wiki/Claude_Bolling).
Come secondo ascolto, sparo un calibro pesante: Bill Evans al piano con Sam Jones al
basso e Philly Joe Jones alla batteria in un brano bellissimo, Young and Foolish. Che dite, lo avrò
scelto per caso?
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martedì 13 maggio 2014
What is There to Say?
Difficile che qualcuno trovi il coraggio per suggerirgli un
cambio di tono. Tra i lacchè pusillanimi e non troppo intelligenti che lo
circondano, nessuno si azzarderà a dire al tizio decrepito che farebbe meglio a
evitare certe affermazioni.
Oggi, per esempio, ha pensato bene di regalare una delle sue
raffinate “battute”, quelle frasi di rara eleganza e di non meno limpido
equilibrio che fanno ridere soltanto lui e, ovviamente, la claque: http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/elezioni-europee/notizie/berlusconi-a-bruxelles-stanno-allargando-cessi-ospitare-grillo-d0a4546a-da6b-11e3-87dc-12e8f7025c68.shtml#.
Cronaca. Nei giorni scorsi si era già speso anche troppo per
confermare il suo valore di politico e di uomo. Troverete innumerevoli
testimonianze multimediali in rete. Lascio a voi il divertimento di cercarle. Io
ve ne propongo soltanto una, sempre dal Corriere, che sintetizza l’ennesimo
sproloquio televisivo del raffinato signore: http://www.corriere.it/politica/14_maggio_12/matacena-io-non-me-ricordo-sara-stato-forza-italia-20-anni-fa-2818f690-d9c9-11e3-8b8a-dcb35a431922.shtml.
Anche qui nessun voto. Dobbiamo, tuttavia, essere grati ai
giornali che permettono a chi, come me, non spende un minuto davanti al
televisore, di informarsi su quel che dicono i “nostri” politici impegnati
nella campagna elettorale per le elezioni europee. E ne dicono davvero di
grosse e grossolane, soprattutto il tizio decrepito. Non vorrei dar troppo
spazio alle sue panzane (eufemismo), ma un paio di osservazioni le vorrei fare
su quanto detto al TGCom24 (guarda caso, un “telegiornale di famiglia”, posso
immaginare il puntiglio con cui il giornalista lo avrà contraddetto o messo in
difficoltà…).
Prima osservazione: se io fossi legale di Scajola (o Scajola
stesso) mi preoccuperei di chiedere al tizio decrepito di non esprimere
opinioni in merito alle indagini che riguardano il mio assistito. Andare in
televisione a dire che Scajola “è in
carcere perché ha aiutato un amico latitante in difficoltà come chiesto dalla
moglie” non mi pare brillante, giacché, mi sembra, costituisce la conferma
che l’ex ministro dell’Interno ha commesso il reato di favoreggiamento. E
lasciamo perdere su quel che queste parole lasciano capire del rapporto con la
legalità del tizio decrepito.
Seconda osservazione: Matacena non sarà un gran che, ma
fingere di non sapere chi sia non è una prova di stile, al contrario.
Da ultimo vi suggerisco di rileggere queste parole: “Il mio parere è che ci siano davvero
esagerazioni. Per l’Expo super importante è stato il mio governo a chiamare
tanti Stati alla partecipazione. Guai se le cose non fossero perfette per il
giorno dell’apertura. Queste cose non toccano la mia parte politica, noi non
c’entriamo nulla, riguardano la vecchia tangentopoli. Molte cose sono poi aria
fritta, in tutte le cose con riguardano appalti ci sono delle telefonate, è la
vita. Non è solo l’Italia ma in tutto il mondo non dobbiamo scandalizzarci,
molte cose sono millantate e non vere affrontiamo il problema ma senza pensare
che ci sia uno scandalo che faccia pensare a tangentopoli”.
Di esagerazione c'è certamente quel che sostiene riguardo al ruolo del suo governo, durante il quale sull'Expo si è quasi soltanto litigato. E sorvoliamo sulla linearità e la concretezza e andiamo al
sodo: la vicenda non riguarda la sua parte politica? Interessante:
evidentemente, come gli fa comodo dimenticare Matacena, così gli fa comodo
dimenticare Frigerio… E quel che accade in Italia accade ovunque nel mondo? Si
legga il rapporto di Transparency
International sul livello di corruzione percepita, nel quale, purtroppo, il
nostro paese non brilla proprio per niente (http://www.transparency.org/). E,
magari, provi a riflettere sul perché l’Italia, tra il 2001 e il 2007, sia
passata dalla 29ma posizione alla 41ma. In buona parte del periodo, guarda caso, lui
è stato a capo del governo. Difficile migliorare la propria classifica quando
alla guida di una nazione c’è qualcuno che, oltre a un conflitto d’interessi
monumentale, ha anche un concetto tutto suo della legalità…
Credo basti così. E per oggi di politica ne abbiamo avuto
abbastanza. Concediamoci un Bill Evans di rara bellezza (anche per Bill Evans)
in un brano il cui titolo mi sembra adeguato a quanto precede: What is There to Say?
P.S. Dopo che avevo scritto quanto precede, il tizio decrepito ha parlato ancora, ma non vale più la pena di commentarlo.
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sabato 26 aprile 2014
Imperterrito, forse
Guardo poco o nulla la televisione. E se proprio mi capita
di accenderla, non accade mai quando va in onda la trasmissione di Bruno Vespa.
Considero Vespa la quintessenza del giornalismo asservito, un club che in
Italia, purtroppo, conta un numero molto cospicuo d’iscritti. Poiché non
abbiamo il monopolio dell’opportunismo e della piaggeria, si trovano analoghi
circoli anche in altri paesi, ma quelli con tanti soci, in generale, si trovano
in nazioni che non possono vantare sistemi politici e stampa degni di vere
democrazie moderne.
Ieri sera, guarda un po’, Vespa ha ospitato il tizio
decrepito, offrendogli spazio per tentare di rilanciarsi e di dare consistenza
alla sua ormai effimera credibilità politica.
Intendiamoci, un po’ di capacità di seduzione rimane, così
come l’indiscutibile combattività, quindi non mi sogno affatto di darlo per
morto, tuttavia le sue potenzialità sono senz’altro ridotte. Soprattutto
perché, come non sa accettare le stagioni della vita umana, così non vede che
la presa sull’elettorato e anche sui fedelissimi, dopo vent’anni di obiettivi
mancati, si attenua giorno dopo giorno.
Posso immaginare che l’editoriale del Corriere di ieri,
firmato da Galli della Loggia, non fosse scritto per piacergli, visto che
metteva in luce tutte le contraddizioni di un’esperienza politica che, a voler
essere davvero buoni, appare quantomeno deludente. Forse, però, farebbe bene a
mettersi il cuore in pace. Gli storici, almeno quelli che non seguono l’esempio
di Vespa, difficilmente si scosteranno dalla linea di Galli della Loggia.
Questo è il link al suo articolo di fondo: http://www.corriere.it/editoriali/14_aprile_24/diaspora-destra-f75b104a-cb6a-11e3-b768-8b37958dddda.shtml.
Buona stampa.
Come dicevo, l’editoriale di Galli della Loggia non sarà
parso degno di attenzione né di riflessione autocritica al tizio decrepito,
abituato a dare ascolto solo a chi gli da ragione e lo incensa. Non stupisce,
allora, che abbia accolto con gelo sprezzante la lettera inviata a La Stampa da
colui che, per anni, è stato il suo lacchè prediletto, Sandro Bondi. Dire che,
pur cercando di non andare contropelo, Bondi arriva a conclusioni non troppo diverse da quelle dell’editorialista del Corriere della Sera non mi sembra azzardato. Ecco il
link: http://www.lastampa.it/2014/04/23/cultura/opinioni/editoriali/fi-ha-fallito-sosteniamo-renzi-lKfjfDuU6yxSmrsVb68lyM/pagina.html.
Si tratta di lettera, quindi nessun commento. Anzi, uno ci
sta, non mio, ma di Jena, sempre da La Stampa: http://www.lastampa.it/2014/04/24/cultura/opinioni/jena/comunisti-C701dgN9ppvW150sU9XX7K/pagina.html.
Buona stampa.
Cambiamo argomento, anche se ci spostiamo su una storia che
non offre sollievo dal senso di disgusto prodotto dalle vicende politiche. La
questione del cosiddetto metodo di cura Stamina è una di quelle che dimostra
come, in Italia, il diritto sia diventato un elastico che ognuno tira come e
dove vuole, deformandolo a proprio uso e consumo, così che si lascia il campo
aperto a ciarlatani e profittatori vari. Una situazione tanto più grave quando
è coinvolta la salute. La lettura dell’articolo di Gilberto Corbellini sul Sole
24 Ore di oggi vi dirà molto più di quanto saprei fare io: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-04-25/stamina-quando-e-offesa-dignita-malati--094250.shtml?uuid=AB6Y8dDB.
Buona stampa.
E, prima di qualche buona nota, torniamo all’inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi
di Siena, il che ci darà modo di fare qualche riflessione sull’attualità
dell’istituto senese. I Pubblici Ministeri incaricati dell’indagine scrivono
che il Presidente Mussari e il Direttore Generale Vigni avevano (riprendo i
virgolettati dal Corriere cartaceo) “un
modus operandi autoreferenziale, verticistico e asservito al soddisfacimento di
interessi in generale distonici da quelli dell’ente.” In conseguenza di
questi “interessi e sollecitazioni
esterne, ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”
Mussari e Vigni decisero di comprare Antonveneta, in modo doppiamente sventato:
in primo luogo perché non si accertarono del reale valore di ciò che acquistavano
(rinunciando a guardare bene i conti, ossia a effettuare quella che si chiama due diligence) e, secondo, perché
comunque stavano facendo un passo ben più lungo di quel che consentivano le
fragili gambe di MPS e ne erano consapevoli.
Mussari e Vigni, tra un bel po’ di anni, saranno forse
chiamati a rispondere definitivamente delle loro decisioni e dei loro
comportamenti. Mi chiedo se accadrà altrettanto per coloro che, alla guida
della Fondazione Monte dei Paschi, costituivano lo strumento principale
attraverso il quale la politica, soprattutto locale, esercitava il proprio
potere sulla Banca Monte dei Paschi.
Quello di cui sono certo, invece, è che la politica, sempre attraverso la Fondazione, non ha
affatto rinunciato a esercitare influenza sulla Banca, come hanno dimostrato due
fatti: il rinvio dell’aumento di capitale da dicembre 2013 a maggio 2014 e la
costituzione, per il momento non ancora autorizzata, di un patto di sindacato con
due società finanziarie estere, una brasiliana e una messicana, volto a
mantenere, con il 9% complessivo del capitale, un peso decisivo nella nomina
dei dirigenti di BMPS.
Non mi dilungo, dirò solo che il rinvio dell’aumento di
capitale ha comportato un aggravio di costi per la banca e la necessità di
effettuare un’operazione di maggiore entità (l'aumento sarà di 5 miliardi contro i 3 previsti in dicembre) che, si dice, potrebbe trarre
vantaggio dalle migliorate condizioni generali dell’economia e dalla maggiore
disponibilità degli investitori internazionali verso l’Italia e le sue aziende.
Siamo sicuri che le cose stiano così?
Leggete questo pezzo dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-24/mps-blackrock-scende-32percento-timori-prima-maxi-aumento-063911.shtml?uuid=AB2S3LDB&fromSearch.
Buona stampa.
Chiudiamo con due brani musicali. Il primo, eseguito da The Bill Evans Trio, è Waltz for Debby.
Oggi lo si può definire un classico, ma allora (1961) era espressione di uno
straordinario spirito innovativo.
Ci spostiamo in Brasile e ascoltiamo Você vai ver cantato ed eseguito alla chitarra da Rosa Passos (http://en.wikipedia.org/wiki/Rosa_Passos).
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venerdì 3 maggio 2013
Sentiremo digrignare i denti
Questo paese è afflitto da una conflittualità politica devastante
(non credo di esagerare, al contrario), le cui origini non sarò certo io a
indicare. Ognuno di noi quattro ha la propria opinione e, visto l’esordio di
questo post, l’ultima cosa che intendo fare è discutere l’argomento. Quello che,
al contrario, sono convinto di poter dire è che mi sconcerta profondamente la
presenza di alcuni personaggi nel Governo presieduto da Enrico Letta.
Per essere più chiaro e, giusto per fare un paio di nomi e
basta, mi chiedo come potrà lavorare in maniera positiva un gruppo del quale
fanno parte Biancofiore e Fassina. E come potrà lavorare in maniera positiva
se, dentro e fuori dal Governo, c’è gente che continua a preoccuparsi di
comunicare ai propri potenziali elettorali esattamente come se fossimo in prossimità
del voto (e probabilmente lo siamo).
E sbagliano i giornali a inseguire le dichiarazioni di
ministri, viceministri, sottosegretari e politici di qualsiasi livello. Abbiamo
bisogno di tutto, fuorché di mezzi che amplificano le affermazioni, spesso inutilmente
aggressive e palesemente mistificatorie, pronunciate al solo scopo di ottenere
attenzione e di conquistare un breve attimo di illusoria importanza, il cui
prezzo è il progressivo imbarbarimento del clima politico al quale siamo
costretti ad assistere da anni.
Mi auguro, anche se non lo credo, che Letta, protetto da
Napolitano, possa controllare la situazione e arrivare ad approvare quel
pacchetto minimo di riforme di cui il paese ha disperato bisogno.
Vedremo…
Cambiando radicalmente argomento, vi segnalo, e questo non è
frutto di una scelta di schieramento, ma solo della convinzione che si tratti
di un articolo che consente di conoscere meglio un fenomeno importante, un
pezzo del Corriere della Sera dedicato all’eutanasia: http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_03/eutanasia-raccolta-firme-radicali-video-piera_3609dbb2-b3e5-11e2-a510-97735eec3d7c.shtml.
Buona stampa. Non mi comporto da tifoso quando si tratta di
sport, figuriamoci se mi sognerei di farlo in questo campo, nel quale ognuno ha
il dovere di maturare un’opinione liberamente, possibilmente senza influenze
esterne di qualsiasi genere. E’ un argomento di libertà individuale. E basta.
Nell’articolo ci sono dati che meritano di essere conosciuti e che possono far
riflettere e per questo ne ho suggerito la lettura: perché ognuno li valuti per
proprio conto, liberamente.
Il 30 Aprile era la giornata dedicata dall’Unesco alla
musica jazz. Non ho avuto modo di celebrarla martedì, ma possiamo farlo anche
oggi. E lo facciamo con una piccola selezione di grandi trombettisti, giusto
per darci un tema che leghi alcuni pezzi.
Partiamo da lontano, con un brano di Louis Armstrong della
fine degli Anni 20: When You’re Smiling.
Il passo successivo lo facciamo con Miles Davis, di cui
ascoltiamo Jeru, un pezzo composto da
Gerry Mulligan e tratto dall’album Birth
of the Cool la cui registrazione, se ricordo bene, avvenne a cavallo tra
gli Anni 40 e i 50.
Il brano successivo è la splendida I’ll Remember April eseguita nel 1956 dal gruppo di Clifford Brown
“Brownie” e Max Roach, nel quale militavano Sonny Rollins, Richie Powell e
George Morrow, degni sostegni per Roach e Brown, uno dei tanti jazzisti dalla
vita breve (http://en.wikipedia.org/wiki/Clifford_Brown).
Alla fine degli Anni 50 risale la collaborazione tra Bill
Evans e Chet Baker, due personaggi complicati, con tratti di carattere ed
esperienze di vita simili, ma anche assai diversi, il cui incontro ha prodotti
alcuni eccellenti risultati, come questa Alone
Together, disponibile in una raccolta intitolata The Complete Legendary Sessions.
Un altro grande trombettista, Freddie Hubbard, insieme a
un’altra mitica formazione, The Jazz
Messengers guidati da Art Blakey, nel 1984 celebrava dal vivo il ricordo
del grande Brownie.
E ci fermiamo qui. Almeno per questa sera.
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sabato 29 settembre 2012
Non tutti i Roberti vengono per nuocere
Per fortuna, non ho soltanto omonimi mediocri. Non ricorderò
i cognomi di quelli che fanno torto al mio nome di battesimo, ma mi occuperò di
un Roberto che fa le cose piuttosto bene.
Roberto Perotti è professore universitario e scrive, tra
l’altro, per il Sole 24 Ore. Potete reperire informazioni sul suo conto in
diversi siti: Università Bocconi (http://didattica.unibocconi.it/docenti/cv.php?rif=49621),
LaVoce.info (http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina160.html)
e il Sole 24 Ore (http://argomenti.ilsole24ore.com/roberto-perotti.html).
Sul 24 Ore di oggi, Perotti presenta una proposta per
ridurre drasticamente i costi della politica e, vien da dire ovvia conseguenza, il
malaffare che dalla disponibilità incontrollata di denaro deriva. Lo fa in
maniera puntuale, senza preoccuparsi troppo di eventuali implicazioni legali o
di apparire populista, come ammette lui stesso. Giustamente sottolinea che
viviamo un momento eccezionale e che nei momenti eccezionali si può e si deve
agire in maniera eccezionale. Ecco il suo articolo, in cui suggerisce venti
misure da adottare in via immediata, senza star tanto a spaccare il capello in
quattro: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-29/costi-politica-taglio-mosse-081108.shtml?uuid=AbdTeWlG.
E questo è il link all’articolo di Maurizio Caprino citato da Perotti: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-28/spese-gruppi-introvabili-064327.shtml?uuid=AbVMhqkG&fromSearch.
Buona stampa. Per entrambi. Il 24 Ore è molto aggressivo
sulla questione dei costi della politica e mi sembra abbia tratto una discreta
spinta dalla direzione di Roberto Napoletano (guarda caso un altro omonimo di
cui sono soddisfatto, ecco la sua scheda sul sito del quotidiano: http://argomenti.ilsole24ore.com/roberto-napoletano.html).
Come sapete, perché l’ho citato spesso e continuerò
a farlo, ci scrive anche Stefano Folli, che mi pare svolgere assai bene il ruolo di
commentatore politico, in maniera più concreta di molti suoi colleghi.
E, last but not least,
sul sito difficilmente non trovate gli articoli apparsi nell’edizione cartacea.
Insomma, è un quotidiano che merita attenzione.
Tornando per un attimo a Valterino, vediamo una reazione che
mi piace poco: http://www.corriere.it/politica/12_settembre_28/fini-berlusconi-lavitola_f625f4c2-09ad-11e2-8adc-b60256021bbc.shtml.
Che Gianfranco Fini abbia motivo di rancore per Silvio
Berlusconi ci sta. Ci sta molto meno che il Presidente della Camera usi certi
toni, da campagna elettorale, dimenticando il suo ruolo istituzionale. Non che
Berlusconi non presti il fianco a certe considerazioni, ma neppure Fini è così
immacolato, neppure riguardo alla vicenda della casa di Montecarlo, sulla quale, magari
mi sbaglio, la chiarezza assoluta la stiamo ancora aspettando. E, comunque,
Fini i sassi dalle scarpe se li sarebbe dovuti togliere una volta tornato il
cittadino Fini.
Voi sapete già come cerco di sollevare il mio e il vostro
spirito in certi momenti…
Bill Evans (http://www.treccani.it/enciclopedia/evans-william-john-detto-bill/
ed http://en.wikipedia.org/wiki/Bill_Evans)
è stato uno dei più importanti pianisti del jazz e, sebbene sia stato un
magistrale “accompagnatore”, ha dato prove stupende nella formazione in trio,
con basso e batteria. Alcuni suoi dischi e concerti costituiscono vere perle del genere
e il suo straordinario talento ha sicuramente influenzato tutti quelli che sono
venuti dopo di lui.
Vi propongo due brani.
Il primo, con Evans in veste di leader, è una composizione
scritta per la colonna sonora della Biancaneve di Disney, Some day my prince will come (http://en.wikipedia.org/wiki/Some_Day_My_Prince_Will_Come),
eseguita dal vivo a Londra nel 1965 con Chuck Israels al basso e Larry Bunker
alla batteria.
Il secondo, giusto per sparare una bordata pesante, è niente
meno che Blue in Green dal memorabile
album Kind of Blue di Miles Davis,
senza dubbio uno dei più importanti dischi della storia del jazz, in cui
accanto alla tromba di Davis e al piano di Evans figurano Julian “Cannonball” Adderley al sax alto, John Coltrane al sax tenore, Paul Chambers al basso e Jimmy Cobb alla batteria. Da
osservare, per completezza di informazione, che Evans lasciò il posto a Wynton Kelly in uno dei brani del disco (Freddie Freeloader) e
che Adderley non suona nel pezzo che vi propongo.
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