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sabato 26 aprile 2014

Imperterrito, forse


Guardo poco o nulla la televisione. E se proprio mi capita di accenderla, non accade mai quando va in onda la trasmissione di Bruno Vespa. Considero Vespa la quintessenza del giornalismo asservito, un club che in Italia, purtroppo, conta un numero molto cospicuo d’iscritti. Poiché non abbiamo il monopolio dell’opportunismo e della piaggeria, si trovano analoghi circoli anche in altri paesi, ma quelli con tanti soci, in generale, si trovano in nazioni che non possono vantare sistemi politici e stampa degni di vere democrazie moderne.
Ieri sera, guarda un po’, Vespa ha ospitato il tizio decrepito, offrendogli spazio per tentare di rilanciarsi e di dare consistenza alla sua ormai effimera credibilità politica.
Intendiamoci, un po’ di capacità di seduzione rimane, così come l’indiscutibile combattività, quindi non mi sogno affatto di darlo per morto, tuttavia le sue potenzialità sono senz’altro ridotte. Soprattutto perché, come non sa accettare le stagioni della vita umana, così non vede che la presa sull’elettorato e anche sui fedelissimi, dopo vent’anni di obiettivi mancati, si attenua giorno dopo giorno.
Posso immaginare che l’editoriale del Corriere di ieri, firmato da Galli della Loggia, non fosse scritto per piacergli, visto che metteva in luce tutte le contraddizioni di un’esperienza politica che, a voler essere davvero buoni, appare quantomeno deludente. Forse, però, farebbe bene a mettersi il cuore in pace. Gli storici, almeno quelli che non seguono l’esempio di Vespa, difficilmente si scosteranno dalla linea di Galli della Loggia. Questo è il link al suo articolo di fondo: http://www.corriere.it/editoriali/14_aprile_24/diaspora-destra-f75b104a-cb6a-11e3-b768-8b37958dddda.shtml.
Buona stampa.
Come dicevo, l’editoriale di Galli della Loggia non sarà parso degno di attenzione né di riflessione autocritica al tizio decrepito, abituato a dare ascolto solo a chi gli da ragione e lo incensa. Non stupisce, allora, che abbia accolto con gelo sprezzante la lettera inviata a La Stampa da colui che, per anni, è stato il suo lacchè prediletto, Sandro Bondi. Dire che, pur cercando di non andare contropelo, Bondi arriva a conclusioni non troppo diverse da quelle dell’editorialista del Corriere della Sera non mi sembra azzardato. Ecco il link: http://www.lastampa.it/2014/04/23/cultura/opinioni/editoriali/fi-ha-fallito-sosteniamo-renzi-lKfjfDuU6yxSmrsVb68lyM/pagina.html.
Si tratta di lettera, quindi nessun commento. Anzi, uno ci sta, non mio, ma di Jena, sempre da La Stampa: http://www.lastampa.it/2014/04/24/cultura/opinioni/jena/comunisti-C701dgN9ppvW150sU9XX7K/pagina.html.
Buona stampa.
Cambiamo argomento, anche se ci spostiamo su una storia che non offre sollievo dal senso di disgusto prodotto dalle vicende politiche. La questione del cosiddetto metodo di cura Stamina è una di quelle che dimostra come, in Italia, il diritto sia diventato un elastico che ognuno tira come e dove vuole, deformandolo a proprio uso e consumo, così che si lascia il campo aperto a ciarlatani e profittatori vari. Una situazione tanto più grave quando è coinvolta la salute. La lettura dell’articolo di Gilberto Corbellini sul Sole 24 Ore di oggi vi dirà molto più di quanto saprei fare io: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-04-25/stamina-quando-e-offesa-dignita-malati--094250.shtml?uuid=AB6Y8dDB.
Buona stampa.
E, prima di qualche buona nota, torniamo all’inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, il che ci darà modo di fare qualche riflessione sull’attualità dell’istituto senese. I Pubblici Ministeri incaricati dell’indagine scrivono che il Presidente Mussari e il Direttore Generale Vigni avevano (riprendo i virgolettati dal Corriere cartaceo) “un modus operandi autoreferenziale, verticistico e asservito al soddisfacimento di interessi in generale distonici da quelli dell’ente.” In conseguenza di questi “interessi e sollecitazioni esterne, ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale” Mussari e Vigni decisero di comprare Antonveneta, in modo doppiamente sventato: in primo luogo perché non si accertarono del reale valore di ciò che acquistavano (rinunciando a guardare bene i conti, ossia a effettuare quella che si chiama due diligence) e, secondo, perché comunque stavano facendo un passo ben più lungo di quel che consentivano le fragili gambe di MPS e ne erano consapevoli.
Mussari e Vigni, tra un bel po’ di anni, saranno forse chiamati a rispondere definitivamente delle loro decisioni e dei loro comportamenti. Mi chiedo se accadrà altrettanto per coloro che, alla guida della Fondazione Monte dei Paschi, costituivano lo strumento principale attraverso il quale la politica, soprattutto locale, esercitava il proprio potere sulla Banca Monte dei Paschi.
Quello di cui sono certo, invece, è che la politica, sempre attraverso la Fondazione, non ha affatto rinunciato a esercitare influenza sulla Banca, come hanno dimostrato due fatti: il rinvio dell’aumento di capitale da dicembre 2013 a maggio 2014 e la costituzione, per il momento non ancora autorizzata, di un patto di sindacato con due società finanziarie estere, una brasiliana e una messicana, volto a mantenere, con il 9% complessivo del capitale, un peso decisivo nella nomina dei dirigenti di BMPS.
Non mi dilungo, dirò solo che il rinvio dell’aumento di capitale ha comportato un aggravio di costi per la banca e la necessità di effettuare un’operazione di maggiore entità (l'aumento sarà di 5 miliardi contro i 3 previsti in dicembre) che, si dice, potrebbe trarre vantaggio dalle migliorate condizioni generali dell’economia e dalla maggiore disponibilità degli investitori internazionali verso l’Italia e le sue aziende.
Siamo sicuri che le cose stiano così?
Buona stampa.
Chiudiamo con due brani musicali. Il primo, eseguito da The Bill Evans Trio, è Waltz for Debby. Oggi lo si può definire un classico, ma allora (1961) era espressione di uno straordinario spirito innovativo.


Ci spostiamo in Brasile e ascoltiamo Você vai ver cantato ed eseguito alla chitarra da Rosa Passos (http://en.wikipedia.org/wiki/Rosa_Passos).



domenica 29 dicembre 2013

Ritornando sulla strada per Siena


Ieri a Siena si è svolta l’Assemblea Straordinaria di Banca Montepaschi S.p.a., terzo gruppo bancario italiano, da tempo in grave difficoltà. Si può sostanzialmente sostenere che è sotto il controllo dello stato e dell’Unione Europea, nel senso che il primo è il principale creditore, attraverso i cosiddetti Monti Bond, e la seconda vigila sul tentativo di risanamento per assicurarsi che avvenga con modalità rispettose della normativa comunitaria in materia di concorrenza e aiuti statali.
L’assemblea di ieri avrebbe dovuto deliberare un aumento di capitale per 3 miliardi da effettuarsi entro il prossimo gennaio. L’aumento di capitale è stato rinviato al mese di maggio 2014, così come pretendeva la Fondazione Montepaschi, ossia l’ente guidato da Antonella Mansi, espressione della politica locale, in particolare Comune e Provincia di Siena.
Per capire le ragioni dei dirigenti della Banca e quelli dei responsabili della Fondazione non dovete far altro che sfogliare i quotidiani di oggi o navigare tra i vari siti, gli articoli non mancano certamente.
Io, che qualcosa ho già letto oggi e qualcosa avevo letto nei mesi e giorni passati, penso che questa vicenda ci faccia guadagnare altri punti nella classifica del ridicolo internazionale, dove, peraltro, primeggiamo alla grande e senza fatica.
La Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi, ha ragione quando sostiene che l’aumento di capitale effettuato in gennaio, riducendo di molto il peso percentuale della partecipazione della Fondazione stessa nella banca, priverebbe la partecipazione di gran parte del suo valore, quel valore che la Mansi spera di recuperare per tappare i buchi nel bilancio dell’ente (sono certo che voi tre sapete benissimo come si sono creati).
Quello che, tuttavia, la Signora Mansi dimentica è che lei è stata indicata per la presidenza della Fondazione dopo mesi di patetici tiramolla tra correnti del PD senese e toscano, esattamente come i suoi colleghi membri dell’organo di controllo (che, noblesse oblige, si chiama Deputazione Generale, mica Consiglio di Amministrazione: stiamo parlando di gente che si sbrodola addosso dal 1472, mica da ieri).
Pretendere altro tempo, dopo tutto quello che è già andato sprecato in mesi di patetiche schermaglie tra gerarchetti locali mi sembra davvero troppo, soprattutto se si considerano le conseguenze che potranno derivare alla banca da questo ritardo nella ricapitalizzazione.
Il rinvio costa svariate decine di milioni di euro di interessi per il mancato rimborso dei Monti Bond, ossia comporta un appesantimento del conto economico. Questo, però, potrebbe anche non essere l’unico risultato negativo: le banche, soprattutto negli ultimi anni, dipendono sempre più dai capitali che reperiscono sui mercati finanziari e possono contare sempre meno sul denaro raccolto presso i risparmiatori. Il mancato aumento di capitale potrebbe comportare (evito di scrivere comporterà, ma non sbaglierei se lo facessi) un incremento dei costi ulteriore (perché prestatori riluttanti pretendono maggiori interessi), con ovvie conseguenze sulla redditività di Banca Mps. Mi trattengo dal considerare quello che potranno pensare i risparmiatori che, nonostante tutto, hanno deciso finora di mantenere i propri depositi presso la banca senese. Osservo che la Signora Mansi non è sembrata preoccuparsi troppo della loro opinione, concentrandosi assai di più sulle esigenze di quel sistema di potere costruito nel tempo tra Fondazione, Banca ed enti locali. Un sistema di potere che, guarda un po’, è quello che ha portato Mussari alla guida di MPS e Mancini alla guida della Fondazione, con quei bei risultati che sappiamo.
Se tutto questo non è ridicolo, che cosè? Io penso (e scrivo) che è peggio che ridicolo: è assurdo e moralmente inaccettabile e illustra anche troppo bene quanto poco abbiano capito i politici italiani, specie quelli attivi a livello locale.
Bisogna dire che il Ministro del Tesoro e la Banca d’Italia non si sono fatti sentire molto nella vicenda di ieri, almeno per ora. Io, che in certe materie mi ispiro sempre al pensiero di Andreotti, penso che Saccomanni e Palazzo Koch abbiano la coda di paglia. Tanto per capirci, quando Banca MPS ha messo in atto la folle acquisizione di Antonveneta, l’operazione che è la madre di tutti i suoi problemi, l’attuale Ministro del Tesoro era Direttore Generale della Banca d’Italia, ossia l’ente di controllo che non ha saputo vedere quello che accadeva realmente a Siena.
Finiamola qui, perché ho già detto abbastanza. E mi stanno già prudendo anche troppo le mani.
Torniamo a It Never Entered my Mind, che è di gran lunga più gratificante delle squallide vicende italiane.
Riprendiamo il cammino dal 1957, con la versione del mitico quintetto di Miles Davis, in cui il trombettista è affiancato da John Coltrane, Red Garland, “Philly” Joe Jones e Paul Chambers.


La versione successiva è quella di un altro trombettista a me particolarmente caro, tanto da essere, forse, uno dei musicisti più citati ne ilmiosecchiellodacqua, Chet Baker. La sua interpretazione è tratta da Chet, uno dei suoi album più celebri (http://en.wikipedia.org/wiki/Chet_%28Chet_Baker_album%29).


Chiudiamo con Frank Sinatra, dall’album Put Your Dreams Away del 1958.



venerdì 13 settembre 2013

Legalità


Iniziamo con alcuni articoli di oggi.
Il primo, dal Sole 24 Ore, è di Adriana Cerretelli e costituisce un utile promemoria ai politici italiani, affinché si ricordino che sta finendo l’estate (elettorale) tedesca e noi, nel tornare a scuola, arriveremo con i quaderni quasi vuoti, con tutto quel che ne potrebbe derivare: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-09-13/tempesta-dietro-angolo-063937.shtml?uuid=AbRH8EWI.
Buona stampa. Che, come al solito, farà la fine delle parole di Giovanni Battista.
Veniamo all’editoriale del Corriere, di Antonio Politico, in cui si tessono le lodi, si fa per dire, dell’amministrazione comunale di Napoli, guidata da De Magistris, quello che parlava tanto di legalità… Ecco il link: http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_13/come-premiare-l-illegalita_3fac5412-1c34-11e3-8df2-24a872f62c06.shtml.
Buona stampa. Anche questo pezzo, temo, rimarrà inascoltato, come qualsiasi richiamo alla difesa della legalità. Ormai politica e pubblica amministrazione hanno, perdonate l’espressione, calato le braghe. Chiunque lo può verificare girando per le nostre strade ogni giorno: non esistono controlli adeguati, si può compiere qualsiasi infrazione, dalla più trascurabile alla più grave, con la certezza di farla quasi certamente franca. E non trascuriamo quanto contribuisca ad alimentare la propensione all’illegalità diffusa l’atteggiamento di totale spregio della legge da parte di innumerevoli membri della classe politica, anche tra quelli considerati “più rispettabili” (virgolette obbligatorie, il comparativo, infatti, non significa gran che).
Cronaca. Di quella che, come mi tocca dire spesso, fa prudere le mani. Solo due annotazioni, giusto per proteggere le mie e le vostre cellule epatiche. Prima: la riconferma di Mussari alla presidenza dell’ABI avvenne quando già il dissesto del Monte dei Paschi era ben noto (e in un paese normale di riconferma non si sarebbe neppure parlato) e Amato non poteva non saperlo. Seconda considerazione, che è piuttosto una domanda: cosa ci scommettiamo che Amato diventerà, prima o poi, Presidente della Corte Costituzionale (e anche questo, in un paese normale, difficilmente accadrebbe)?
E, adesso, facciamo un salto indietro di qualche giorno. Sul tema della legalità e dell’importanza che riveste il suo rispetto da parte di chi guida una nazione, Claudio Magris aveva scritto un articolo apparso il 9 settembre sul Corriere. Un pezzo che merita assolutamente di essere letto e stampato e conservato per trasmetterlo ai posteri (se uno ha già dei posteri o progetta di averne): http://www.corriere.it/opinioni/13_settembre_09/magris-storia-cannone-parla-anche-noi_697bdb16-192b-11e3-965e-2853ac612ccd.shtml.
Buona stampa. Era sottointeso…
E, mi ripeto anche in questo, per cercare di farvi sorridere, ricorro alla pungente simpatia di Gramellini e del suo Buongiorno di mercoledì: http://www.lastampa.it/2013/09/11/cultura/opinioni/buongiorno/super-partes-7ZqXBd7zZe3Vlp5C0aPdHP/pagina.html.
Buona stampa. E anche questo non vi sorprende.
Buona notte e buona fortuna.

mercoledì 6 febbraio 2013

Civile convivenza?


A proposito della qualità della classe dirigente italiana, oggi torniamo a occuparci di una vicenda sulla quale vi ho già intrattenuto alcune volte nei mesi scorsi. Partiamo da un argomento, ma probabilmente andremo a finire altrove…
Prendiamo le mosse dal lavoro svolto da Matteo Caratozzolo, nominato, nel settembre del 2012, commissario ad acta del Gruppo Fondiaria-Sai dall’ISVAP, allora autorità di controllo delle società d’assicurazione, competenza oggi trasferita alla Banca d’Italia.
Ebbene, Caratozzolo, come ci racconta il Sole 24 Ore, ha concluso il suo lavoro e ha trovato diverse situazioni dalle quali si dimostra quanto piacesse la marmellata agli esponenti della premiata ditta Salvatore Ligresti e Figli. In realtà, apprezzavano anche il miele e la crema di cioccolata e hanno le dita ben impastate di tali leccornie. E potevano, inoltre, contare sulla benevola distrazione di alcuni tra quelli che avrebbero dovuto aiutarli a tenere chiusa la dispensa, non già a svuotarla.
Buona stampa. Niente che non potessimo immaginare anche prima, però, a leggerle, certe cose fanno altra impressione. Di fronte a vicende come questa c’è davvero da chiedersi come sia possibile per il nostro paese un futuro decente. Pensare che una famiglia, proprietaria di una parte importante, ma minoritaria, di una società quotata in Borsa, possa arrivare a depredarla (il verbo è della Galvagni, ma lo condivido) fa accapponare la pelle. Credo sia evidente a tutti come la vicenda Ligresti (e quelle Parmalat e Cirio prima e quella MPS oggi) stia a dimostrare che il buon vecchio limite tra il bene e il male, per molti italiani, non ha più alcuna importanza. Il che vale, purtroppo, non soltanto per l’ambiente della finanza o della politica. Limitandoci a quel che possiamo vedere girando per le nostre città ogni giorno, abbiamo a disposizione prove a non finire. Osservate quanta gente parla al telefono mentre è al volante, per esempio. O quanti si guardano bene dal pagare il biglietto del tram o del treno. Guardate le strade delle nostre città: sono luride, segno di come a ben pochi venga in mente di usare i cestini che, in molti casi, sono disponibili in numero adeguato. E non parliamo di tanti proprietari di cani…
Il buon vecchio limite tra il bene e il male viene dimenticato quando, non solo nelle persone già predisposte a scordarselo, si sviluppa il convincimento che, qualsiasi cosa si faccia, difficilmente si subirà una sanzione e che non sia poi così grave infrangere una delle norme che dovrebbero regolare quella che (scusate se mi servo di definizioni datate) un tempo si chiamava “civile convivenza”. Quando si hanno di fronte esempi come quelli dei Ligresti o di Mussari, perché mai uno dovrebbe perdere tempo con la legalità, con l’impegno e la correttezza nel ricoprire un incarico di rilievo (pubblico o privato poco importa), con il rispetto per gli altri e, insomma, con tutto l’armamentario che, in un passato non così lontano, aveva rilievo in Italia così come, ancor oggi, ne ha in altri paesi, i quali possono perciò ritenersi civili.
Ovviamente, il problema non nasce soltanto dai cattivi esempi o dalla mancanza di controlli e di adeguate punizioni. Quando i comportamenti illeciti vengono premiati o si promette di premiarli…

giovedì 24 gennaio 2013

Meglio tardi che mai?


Non posso, anche se forse lo vorrei, evitare di parlare della vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Troverete da soli innumerevoli articoli che illustrano come la banca senese, durante la gestione di Mussari e Vigni, avrebbe posto in essere ripetute operazioni finanziarie altamente rischiose, la cui esistenza si sarebbe cercato di tenere nascosta sia agli organi sociali sia alle autorità di vigilanza e i cui effetti negativi si sarebbe tentato di occultare con altri investimenti ad alto rischio, anch’essi apparentemente non resi noti.
Quanto siano costati a Banca MPS questi investimenti non è ancora del tutto certo; si sa, invece, che per fa fronte alle proprie esigenze patrimoniali, l’istituto ha richiesto 3,9 miliardi di finanziamento allo Stato attraverso emissione di cosiddetti “Monti bonds”, strumenti assai costosi, versione riveduta di quelli inventati dal bleso della Valtellina, Tremonti. Senza questo sostegno statale, la sopravvivenza della più antica banca del mondo sarebbe a rischio.
Fine sulla questione tecnica, per approfondire la quale, come ho detto, potete trovare decine e decine di articoli sulla stampa non solo italiana.
Parliamo di aspetti che definirei collaterali, i quali però, francamente, a me sembrano persino più intriganti. E qui vi segnalo un articolo di oggi, tratto dalla costola toscana del Corriere della Sera:
Buona stampa. Anche perché mi piace l’ironia che percorre tutto il pezzo di David Allegranti. Non che sia difficile fare dell’ironia su questa vicenda, ma lui mi sembra farla bene.
Partiamo da Bersani. Mi vien da dire che la realtà supera la fantasia. Nemmeno agli autori di Crozza sarebbe venuta in mente una battuta come: “Il Pd fa il Pd, e le banche fanno le banche.”  Una battuta che s’inserisce meritatamente nella scia delle affermazioni sulle parentele di Ruby, per via della credibilità, e su quella delle domande del tipo “E allora siamo padroni di una banca?”, per quel che riguarda l’estraneità della politica alla gestione delle banche e in particolare di quelle maggiori (e sono quasi tutte) che, di fatto, sono in parte pubbliche poiché le Fondazioni ne possiedono quote molto importanti.
Mi sa che Bersani, informato che Prodi è stato il miglior leader del centrosinistra, sta cercando di imitarlo e di arrivare al 26 di Febbraio con la stessa solida maggioranza con cui il suo Maestro è arrivato alla guida del Governo nel 2006. Non credo che il tizio decrepito ringrazierà. Si fregherà le mani, questo è certo, ma non ringrazierà. Anche perché, se ho sentito bene una notizia data dal GR3 delle 13:45 di oggi, il tizio decrepito non intenderebbe dir nulla sulla vicenda del Monte Paschi perché nutrirebbe un particolare affetto per la banca senese. Immagino che, se vera la notizia e se la ricordo bene, si tratterebbe di un sentimento condiviso dalle ospiti delle cene eleganti, le quali sembra venissero pagate con i fondi personali del tizio decrepito presso una filiale dell’area milanese di MPS, gestiti dal suo uomo di fiducia (http://www.corriere.it/politica/11_marzo_19/altri-bonifici-auto-regalo-dal-premier-15-guastella-ferrarella_19d92d7c-51fd-11e0-a034-1db210fa1eaf.shtml).
In realtà lascia parlare i suoi lacchè e Bersani, tranquillo perché lavorano per lo stesso risultato.
Lasciamo perdere e parliamo di Mussari e del sistema bancario.
Avvocato di nemmeno quarant’anni (se ricordo bene era il 2001), pur non avendo particolare esperienza di banche e di finanza, fu insediato alla guida della Fondazione Monte dei Paschi, che controllava oltre il 50% della banca. Successivamente, forse perché insoddisfatto del modesto raggio d’azione consentitogli da quel ruolo, trovò modo di arrivare alla presidenza della banca, che già aveva nel proprio carniere catture sanguinarie (per il cacciatore, non per la preda) come la Banca del Salento (1999, prima dell'arrivo di Mussari), e dopo aver atteso il momento ideale, decise l’acquisto di Antonveneta dal Santander del quale vi ho già parlato e del quale trovate comunque molti resoconti nei quotidiani di questi giorni.
Sembra abbastanza evidente che Mussari non sarebbe stato all’altezza del compito, ma di questo si occuperanno la Magistratura e la storia, anzi la Storia. Io, però, qualcosa mi sento già di dire.
Il Mussari che si è dimesso due giorni fa dalla presidenza dell’Associazione Bancaria Italiana è esattamente lo stesso che aveva assunto l’incarico nel 2010 e che era stato confermato nel giugno dello scorso anno. Non sembrerebbe aver fatto gran che di nocivo tra il 2010 e l’altro ieri. Le sue presunte colpe (i comportamenti per i quali sarebbe oggetto di indagine e che lo avrebbero spinto alle dimissioni per evitare di danneggiare le istituzioni che rappresentava) risalirebbero in gran parte ad anni precedenti. Questo per pormi e porvi alcune domande. Mussari è diventato inadeguato a presiedere l’ABI il 22 Gennaio 2013 o lo era già nel 2010 e nel 2012? I suoi scrupoli morali, a quanto pare emersi improvvisamente due giorni fa, erano in vacanza nel 2010 e nel 2012? Ultima, e secondo me assai più grave, visto che mi sono già dato risposta alle due precedenti: è venuto a mancare qualche cosa in questo paese se una persona, che sembrerebbe avere sulla coscienza qualche bel macigno, ha ritenuto di continuare imperterrito la sua scalata al potere?
Anche a questa domanda io mi sono già dato una risposta. Voi trovate la vostra.

martedì 5 giugno 2012

La strada per Siena non è così breve


Cominciamo con un intervento di Helmut Schmidt, a lungo Cancelliere tedesco prima della riunificazione, sul Sole 24 Ore di oggi (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-04/basta-tatticismi-partito-berlino-224534.shtml?uuid=Ab9GoRnF).
Buona stampa. Nel senso che il 24 Ore ha fatto bene a pubblicarlo, ma non si tratta, in realtà, di un articolo di giornale, quanto piuttosto di una lezione di saggezza, di lungimiranza, di intelligenza politica e anche di un prezioso sunto di alcuni passaggi cruciali della storia europea successiva alla Seconda guerra mondiale. Sfortunatamente, nella posizione occupata nel dopoguerra da personaggi come Adenauer, Brandt, Schmidt, Kohl, oggi ci ritroviamo Angela Merkel. E non aggiungo altro.
Come secondo argomento affrontiamo un tema anticipato nelle scorse settimane.
Avevo, infatti, detto che, presto o tardi, avrei imboccato la strada per Siena. Il percorso, però, non sarà né breve né semplice, sarà, anzi, piuttosto tortuoso, me ne scuso fin da ora.
Facciamo un salto indietro partendo da un fatto recente, ovvero dalla sentenza di appello sul tentativo di scalata a BNL da parte di Unipol, dalla quale sono risultate ridimensionate le responsabilità di Antonio Fazio, allora Governatore della Banca d’Italia, che in secondo grado è stato assolto, mentre era stato condannato in primo grado.
Massimo Mucchetti, il quale queste cose le mastica benissimo, ha scritto un commento che condivido in larga parte, ma non completamente (http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/03/Scalata_alla_Bnl_Una_storia_co_9_120603054.shtml).
Buona stampa. Ma c’è un ma. Anche Massimo Mucchetti, nella sua rapida rivisitazione dei fatti, trascura un dettaglio che, a mio parere, andrebbe invece attentamente considerato.
E’ vero che il tentativo di scalata da parte di Unipol arrivò dopo quello fallito di BBVA, la seconda maggiore banca spagnola. E sono giuste le valutazioni riguardo alla debolezza sia di BBVA che di ABNAmro, però queste sono valutazioni corrette con il senno di poi, ossia nel 2012, mentre stiamo parlando di fatti che risalgono a due anni prima dell’inizio della crisi finanziaria causata dai mutui subprime americani. Allora sia la banca spagnola che quella olandese godevano di buona salute e nessuno metteva in dubbio la qualità dei loro attivi, nei quali, effettivamente, avevano spazio i cosiddetti titoli spazzatura che, però, nel 2005 nessuno considerava ancora tali (e che, purtroppo, continuano a pesare anche oggi nei bilanci bancari). Quindi Mucchetti ha gioco facile a sostenere adesso che ABNAmro e BBVA non erano il paradigma della solidità bancaria, ma, per l’appunto, lo dice oggi, nel 2005 non ne parlava neppure lui.
Non è, tuttavia, questo il punto su cui voglio concentrare la mia e, se possibile, anche la vostra attenzione. Mucchetti, ma anche i pubblici ministeri e i giudici, trascurano un evento che, se considerato, forse indurrebbe a cogliere come Antonio Fazio, in realtà, già da molto tempo avesse un piano ben preciso.
Tutti, infatti, sembrano scordarsi che alcune settimane prima del lancio dell’OPS da parte di BBVA, il Banco Popolare di VR e NO aveva manifestato il proprio interesse ad acquisire BNL e aveva formulato un’offerta agli azionisti del cosiddetto “contropatto”, ossia Caltagirone, Statuto, Coppola, Ricucci e altri, che si contrapponevano al “patto” che controllava BNL, formato da BBVA, Generali e Della Valle.
L’offerta di Popolare VR e NO era stata considerata inadeguata, ma io sono convinto che la risposta negativa sia stata determinata non già dal valore dell’offerta, quanto piuttosto dalla necessità che BNL non entrasse a far parte della galassia delle banche popolari, perché questo, in previsione del passaggio di Antonveneta alla Popolare di Lodi, comportava un’alterazione troppo forte degli equilibri del sistema sotto il profilo della natura proprietaria.
In altre parole, si sarebbe avuta una crescita eccessiva del ruolo delle banche popolari, a scapito di quelle cosiddette ordinarie, un evento che contrastava con il principio, allora difeso ancora da Banca d’Italia, di conservare, per quanto possibile, la suddivisione del mercato per tipologie di aziende di credito.
La mia natura sospettosa, quindi, mi spinge a ipotizzare che, avendo Fazio già deciso che Antonveneta fosse acquisita dalla Popolare di Lodi, e quindi tornasse nell’ambito delle popolari da cui era uscita con la quotazione in borsa, avesse deciso di impedire che BNL finisse al Banco Popolare.
Il disegno di Fazio, come sappiamo, non è andato a buon fine. BNL non è finita né nelle mani di Banco Popolare, né in quelle di BBVA, né in quelle di Unipol, ma è stata acquistata da BNP Paribas e fa tuttora parte del gruppo francese. Antonveneta fu acquistata da ABNAmro che poi, a sua volta, fu acquisita, con un’operazione piuttosto complessa, da Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander, che si divisero la banca olandese in funzione dei loro specifici interessi.
La scalata ad ABNAmro nasceva sotto il cielo di Scozia, non sotto quello di Madrid (Santander) né sotto quello del Benelux (Fortis). L’idea era di Royal Bank of Scotland, ansiosa di mettere i bastoni fra le ruote di Barclays, sua importante concorrente non solo nel Regno Unito, ma un po’ in tutto il mondo, che stava procedendo a una fusione consensuale con ABNAmro. Mettendosi di traverso, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander hanno fatto fallire questo progetto di fusione e si sono spartite le spoglie di ABNAmro. E le prime due hanno anche iniziato a scavarsi la fossa.
Questo accadeva nell’ottobre del 2007, quando già si coglievano i primi segnali della crisi finanziaria innescatasi negli Stati Uniti. Crisi che fece emergere i gravi problemi di solidità di Royal Bank of Scotland e Fortis. Mentre Santander non arrivò al punto di entrare in sofferenza perché… perché aveva un santo in paradiso. O meglio, aveva un Mussari alla presidenza di Monte dei Paschi.
E questo è il nostro primo passo sulla strada per Siena. In realtà, di strada verso la sede del Monte Paschi, per ora, non ne abbiamo fatta molta, ma ci arriveremo. Con calma e in maniera non lineare.

venerdì 25 maggio 2012

Torniamo a parlare di schei


Mi tocca chiamare di nuovo in causa Monsignor Marcinkus. Ovunque egli si trovi ora, immagino, starà festeggiando il siluramento di Gotti Tedeschi, letteralmente cacciato in malo modo dalla Presidenza dello IOR, la cosiddetta Banca Vaticana, che ha già fatto parlare di sé anche troppo (e parecchio male) in passato.
Mi pare evidente che la lezione non sia servita a molto e che in Vaticano preferiscano muoversi nella nebbia piuttosto che alla luce di un limpido sole.
Affinché non pensiate ch’io parli a vanvera, vi rifilo un po’ di articoli, non sia mai che mi si accusi di fare affermazioni preconcette o prive di fondamento.
Cominciamo dal Financial Times, in apparenza asettico come sempre, ma non privo di una nota tagliente: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/72267d4c-a5d3-11e1-b77a-00144feabdc0.html#axzz1vra0nR6i.
Passiamo al Sole 24 Ore, con ben due articoli dello stesso autore, Carlo Marroni, il primo di cronaca, il secondo di analisi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/scontro-gotti-tedeschi-223337.shtml e http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/governance-curiale-soffre-profonda-223519.shtml?uuid=AbA4TthF.
E ancora, dal Corriere, il commento di Massimo Franco, che è un buon conoscitore di cose vaticane: http://www.corriere.it/economia/12_maggio_25/esito-conflitto-franco_3f51bba4-a63a-11e1-adca-f1e67e46c97e.shtml.
Chiudo con La Stampa, forse più prudente degli altri quotidiani nell’interpretare negativamente le dimissioni di Gotti Tedeschi: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/455589/.
Buona stampa. Altri commenti potrete trovarli da soli, la notizia ha ampio spazio nei giornali italiani e stranieri.
Continuando a parlare di denaro e banche, veniamo alla sempre interessante vicenda Ligresti-FondiariaSai-Unipol.
Il Sole 24 Ore ci informa che la famiglia che ha così oculatamente amministrato uno dei maggiori gruppi assicurativi del paese, trascinandolo sull’orlo del fallimento, potrebbe uscirne senza pagare il conto, come accade spesso in questo paese dove solo i citrulli si fanno prendere con le mani nel sacco.
In realtà, però, verrebbe quasi da dire che i Ligresti fanno bene ad approfittare ancora una volta della situazione: le loro mani stringono saldamente gli attributi (peraltro mediocri) dei migliori banchieri (si fa per dire) italiani. E questi grandi banchieri (sempre per dire), per non ammettere di essere degli inetti, proteggono le terga dei Ligresti insieme alle loro. Ecco il pezzo del 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-25/quei-milioni-salvare-ligresti-064216.shtml?uuid=Ab32MvhF&fromSearch.
Buona stampa.
E veniamo all’andamento della disponibilità di credito bancario per le imprese. Carlo Milani, sul sito LaVoce.info, ci offre un’analisi molto interessante (e maledettamente preoccupante) di come il sistema bancario italiano stia riducendo le risorse per le attività imprenditoriali, specie quelle di piccole e medie dimensioni. Anche la bibliografia dell’articolo merita un’attenta considerazione (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003089.html).
Buona stampa.
Mi vengono spontanee un paio di domande: secondo voi, il nostro sistema bancario potrebbe mettere a disposizione delle piccole e medie imprese maggiori fondi se non ne avesse prestati tanti a Ligresti? E possiamo davvero definire banchieri i signori che hanno concentrato enormi affidamenti in quell’unico cliente trascurando migliaia di aziende realmente meritevoli di credito?
Già che ci sono, mi voglio rovinare. Ecco un altro quesito. Non sono ancora sulla strada per Siena, ma mi sto avvicinando: in quale paese sarebbe ancora alla guida dell’associazione delle banche l’artefice del quasi tracollo di quella di cui è stato presidente?
Mi dicono che in Spagna, soprattutto in questi tempi così difficili, ci sia un signore, Emilio Botìn, uomo molto religioso, aderente all’Opus Dei e Presidente del Santander, il quale ogni mattina, al risveglio, prega affinché il Padreterno gli faccia trovare un altro come Mussari, il gigante della finanza che gli ha consentito di guadagnare 3 (TRE) miliardi di euro nel volgere di poche settimane. Tre miliardi di euro su un investimento di sei… Fede davvero incrollabile, ma non credo che Botìn sarà accontentato. Temo che neppure Dio possa compiere due volte un simile miracolo.
E chiudiamo con la Grecia. Sempre dal sito LaVoce.info, alcune riflessioni di Panunzi sulla ormai assai probabile uscita della Grecia dall’Eurozona (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003090.html).
Buona stampa.
Mi fermo, anche se avrei ancora un po’ di cose da dire, ma per oggi ho scritto anche troppo.