Per provare a capire quello che accade, anche oggi, nelle borse di quasi tutto il mondo è il caso di tornare a un articolo di Morya Longo pubblicato ieri da Il Sole 24 Ore. Il testo non è disponibile sul sito del quotidiano, ma lo potete leggere su pressreader.com: http://pressreader.com/bookmark/VADsxG-sQtbdgUzfSjNgGEegQhIjYvV53Yxu2wuZstc1/.
Buona stampa. Lo spazio, tra l’altro anche ristretto, di un editoriale non è certo sufficiente per illustrare dettagliatamente una situazione complicata e in evoluzione come quella che caratterizza l’avvio di quest’anno. Longo, tuttavia, pone in evidenza alcuni dei fattori che, sicuramente, sono all’origine del brusco calo degli indici mondiali. E non si può non condividere senza riserve l’opinione che la responsabilità di quanto accade va attribuita in larga parte alla politica, le cui carenze si stanno rivelando sempre più gravi un po’ ovunque nel mondo. L’incapacità di affrontare e risolvere i problemi di natura economica, ma non solo quelli, alimenta l’incertezza che, come ho già scritto, fornisce armi agli operatori che, legittimamente, cercano di approfittare di condizioni dalle quali si possono trarre importanti guadagni.
Buona stampa. E sabato, al termine della conferenza stampa
di presentazione del decreto, Monti avrebbe fatto meglio a evitare l’elogio di
Grilli e Passera per un provvedimento che, spero di sbagliare, è destinato a
produrre effetti di gran lunga inferiori a quanto promesso.
Il secondo articolo che vi suggerisco è di Renzo Guolo,
commentatore politico de Il Mattino di Padova. Purtroppo non è disponibile in
rete, ma ho deciso di far lavorare lo scanner perché mi sembra un breve, ma
denso saggio sull’agire di Grillo e del suo puparo e sulle conseguenze che ne
derivano al paese.
Buona stampa. In parte perché Guolo, che è docente
universitario di sociologia a Padova, tocca anche argomenti di cui ilmiosecchiellodacqua si è già
occupato. E voi sapete quanto mi piace trovare chi mi dà ragione…
Buona stampa. No, in realtà, oltre all’ironia sul tizio decrepito e sui valori (?) di cui si
atteggia a difensore, c’è anche altro, ma prevale indubbiamente l’intento di
deriderlo e di aggiungere un altro tassello al mosaico che si va
componendo da anni, costruito soprattutto da Berlusconi stesso, quasi dominato
dall’ansia di dimostrarsi il peggiore ritrattista di sé.
Andrebbe tutto bene e potrei anche finire qui se non fosse
che, purtroppo, in questo paese l’ironia si concentra soprattutto sul tizio
decrepito (che se la merita tutta, ovviamente), ma sfiora a stento gli altri
leader. Un po’ perché, che ci piaccia o no (a me no), tra i cosiddetti o sedicenti
intellettuali prevalgono quelli schierati a sinistra, quindi assai poco
propensi a farsi gioco di Viavà & Co. per timore di essere allontanati
dalla mensa.
Un po’ perché, a ben vedere, non vale la pena di perdere
tempo con Casini o Monti o Ingroia.
Un po’ perché, sebbene i numeri (GRAZIE AL CIELO!) diano loro
torto, lo psiconano+barba-Mediaset e il suo puparo fanno ancora paura,
soprattutto perché capaci di una violenza verbale (e non solo) che avrebbe
suscitato ammirazione persino in Hitler.
Santi, poeti e navigatori non ce ne sono rimasti, abbiamo
abbondanza di lacchè e di aspiranti pensatori unici (anche per interposto
Grillo). Pas grand-chose...
Cominciamo con un articolo dal Sole 24 Ore di oggi, a firma
di Sergio Fabbrini. Un buon pezzo per riflettere sulle caratteristiche che
dovrebbe avere il nuovo Presidente della Repubblica e sulla direzione in cui
dovrebbe spingere i partiti una volta arrivato al Quirinale. Questo il
collegamento:
Buona stampa. In realtà non c’è nulla di assolutamente
inedito, ma i temi sono ripresi con equilibrio, in una prospettiva stimolante.
Che poi riflessioni del genere, in realtà, possano condurre da qualche parte,
purtroppo, mi sembra improbabile. Non fino a quando i principali cosiddetti
leader non smetteranno di fare campagna elettorale. Come se ci fosse ancora
qualcosa da vincere…
E veniamo alla farsa dei pagamenti dei debiti delle
Pubbliche Amministrazioni. I miei studi di Contabilità Nazionale e di Economia
degli Enti Pubblici sono ormai così lontani nel tempo da essere coperti da uno
strato di spessa polvere. Se ciò non bastasse, il cambiamento del quadro
normativo, sul quale non sono affatto aggiornato, renderebbe peggio che
presuntuoso da parte mia provare ad analizzare tecnicamente la vicenda. Mi
limito, perciò, a un’osservazione che mi sembra di una banalità della quale mi
vergognerei, se non fosse che…
I burocrati pubblici, siano essi al vertice del Ministero
dell’Economia o a capo dell’ufficio contabile di un piccolo comune, sembrano
preoccuparsi soprattutto di essere certi di pagare crediti effettivi e, come
sempre accade in questo sventurato paese, tocca al titolare del diritto
dimostrare di avere i requisiti per ottenere che lo Stato lo riconosca come
tale. Non dimenticate: si tratta di crediti scaduti, nella maggior parte dei
casi, da oltre il doppio del termine di pagamento pattuito e anche di quello stabilito
dalle normative europee, quindi crediti che, se non esigibili, avrebbero dovuto
essere contestati da quel dì! Siamo al di là di ogni limite. Provate a
immaginare cosa accadrebbe se questa logica (si fa assolutamente per dire) trovasse applicazione anche nelle
transazioni tra privati!
Il disordine (uso un termine prudente, un eufemismo
esageratamente generoso) nella contabilità pubblica a ogni livello comporta che
esistano quasi 100 (CENTO) miliardi di debiti pubblici scaduti verso imprese
private (lo dice la Banca d’Italia, non io) e che si tenti di pagarne 40
(QUARANTA), in 2 (DUE) anni, facendo intervenire anche la Cassa Depositi e
Prestiti e imponendo una serie di adempimenti sia ai creditori che agli enti
debitori. E minacciando i funzionari pubblici inadempienti di pesanti sanzioni
pecuniarie (unico segno positivo: è ora che la parola “responsabilità” torni a significare
qualcosa anche tra i dipendenti dello stato e degli enti locali).
Mi fermo qui, perché so dove potrei arrivare se continuassi
e, francamente, mi vergogno di quello che scriverei, anche se sarebbe del tutto
giustificato.
Aggiungo solo che questa storia non aiuta certo a stimare né
Mario Monti né, men che meno, Vittorio Grilli. E’ dalla prima metà del 2012 che
cercano di risolvere la questione e, spero di sbagliarmi, con il decreto varato
oggi non hanno fatto grandi progressi.
Non avevo voglia di commentare il tentativo di formare il
governo dello smacchiatore di giaguari. Rischiavo, come sempre, di dire quello
che penso e, nel farlo, sapevo che avrei violato le regole… Niente da fare, non
posso trattenermi.
Quello che penso è che Viavà Bersani ha fatto perdere al
paese una settimana e ancora ha la sfrontatezza di sostenere che non rinuncia.
Non rinuncia a che cosa? Ad andare davanti ai microfoni per
stillare nuove, immaginifiche CAZZATE (lo so, ho violato la regola, ma anche Viavà
ha superato ogni limite). Mi scuso per la volgarità e anche per questo attacco
personale allo smacchiatore di giaguari. Non è giusto prendersela soltanto con
lui. No, la patetica farsa di cui lui è il primo attore conta su svariati
comprimari di livello fors’anche peggiore; uomini che, giusto per fare due nomi
pesanti, si chiamano D’Alema (lo Stalinuccio di Gallipoli, sempre pronto a
tramare nell’ombra e ad architettare ardite costruzioni politiche destinate a
durare il tempo di un’alba o di un tramonto all’equatore) e Fassina (io vado a
pelle: lo trovo irrimediabilmente fazioso e anche pittosto ripugnante).
Viavà, lo Stalinuccio, il ripugnante e l’allegra brigata,
nascondendosi dietro a una vittoria che non è tale e che, comunque, si basa su
una legge elettorale definita, cautamente, Porcellum,
hanno cercato di preservare se stessi, di costruire le condizioni per tentare
di venir fuori alla meno peggio da ogni esito dell’incarico conferito da
Napolitano e di continuare a combattere la loro grottesca battaglia contro il
tizio decrepito, ma non contro i mali del paese, buona parte dei quali
costituiscono la spina dorsale del potere del Pd.
Se proprio vuol pettinare le bambole (copyright Crozza), Viavà lo faccia a casa sua, in compagnia dei
suoi mentori e consiglieri. L’Italia ha già dato anche troppo a loro come al
tizio decrepito e anche allo psiconano+barba-Mediaset. Abbiamo bisogno di gente
che si preoccupi di rinnovare il sistema e di liberarlo da tutti i parassiti
che si sono sviluppati al suo interno in decenni. E che lo faccia seriamente,
passo dopo passo, con attenzione e con equilibrio, con lungimiranza e con
rispetto per gli italiani, per tutti gli italiani e, soprattutto, per i più giovani.
Ieri Mario Monti, nel rispondere alla Camera alle
interrogazioni sulla vicenda dei due Fucilieri di Marina, ha detto che aspira a
essere “sollevato dalla responsabilità” del governo. Forse ha calcato la mano,
però lo capisco. Chiunque, dopo un’esperienza come la sua, durante la quale,
con non pochi errori, ma con impegno e onestà che non si vedevano da quel dì,
ha cercato di mettere in moto un processo di cambiamento, chiunque, al posto
suo, non vedrebbe l’ora di lasciare. Posso sbagliare, ma il significato delle
sue parole è quello di richiamare quelli che si considerano leader ai propri
doveri.
Vox clamantis in deserto.
Buona notte e buona fortuna. Che altro posso dire?
Come possono essere i neuroni di un tizio decrepito?
Decrepiti anche loro, evidentemente. E, probabilmente, anche un po’ diradati,
come accade ai capelli. Quest’ultimi, però si possono rimpiazzare e tingere
tutte le mattine con il lucido da scarpe. Anche le rughe si possono stirare e
nascondere sotto il trucco. I risultati spesso sono men mediocri, come nel caso in questione, ma si può provare, a qualcuno si riesce a darla a intendere. I neuroni, purtroppo, quelli non si rimpiazzano e
non si rimettono a nuovo. Quando se ne sono andati e i pochi rimasti non si relazionano più in
modo corretto, allora si dicono cose che non stanno né in cielo né in terra
(ho promesso di non scrivere le parolacce, anche se le penso).
Buona stampa. In tutto l’articolo di Paolo Colonnello si percepisce lo sdegno
che meritano affermazioni che, per l’appunto, sono assurdità intollerabili,
dimostrazione di quanto in basso si è disposti ad arrivare pur di far parlare
di sé in questa campagna elettorale che, come temevo, sta rivelando il degrado inarrestabile della nostra classe dirigente. Se cercate contenuti, programmi,
proposte, troverete insulti, minacce, farneticazioni. Nessuno che si ricordi
come, dopo le elezioni, chiunque risulterà vincitore dovrà governare il
paese e cercare di rendere le condizioni di vita dei cittadini migliori delle
attuali.
Con questa classe politica non ci possiamo aspettare nulla
di buono. Sono ormai avulsi dalla realtà, vivono in un loro mondo che non ha
nulla a che vedere con il nostro. E sono solo capaci di strillare. E strepiteranno
e s’insulteranno anche il giorno successivo alle elezioni: non c’entra la
competizione per ottenere il voto, non sanno fare altro.
E se non esiste una classe politica capace di governare (e
non esiste), la sostituiscono, ben contenti di farlo, i burocrati e i risultati
sono sotto gli occhi di tutti. Anziché servire i cittadini, l’amministrazione
dello Stato, priva di controllo politico, si autoalimenta e sparge ovunque la
ragnatela della propria inefficienza, non soltanto in modo casuale. Questo è il
vero nodo da sciogliere, ma nessun politico ha le qualità per farlo. Neppure
Monti, che, per salire in politica, sembra servirsi di una delle celebri scale
rappresentate da Maurit Cornelis Escher nella sua opera Relativity (http://www.nga.gov/fcgi-bin/timage_f?object=54256&image=13392&c=ggescher). Probabilmente non è colpa sua, forse è mal consigliato e deve adeguarsi agli avversari, ma così sta dilapidando il suo indiscutibile patrimonio di autorevolezza.
Non è che io sia stato tanto impegnato da non poter né
leggere né scrivere per una settimana: ero solo annichilito dall’assurda recita
cui hanno dato vita i partiti nella formazione delle liste dei candidati. Una
recita ancora in corso, perché il termine di presentazione scade tra poche ore.
Definire quello cui abbiamo assistito e cui stiamo ancora
assistendo un mercato delle vacche sarebbe offensivo per i mercati delle
vacche.
E non c’è nessuno cui sia consentito dire di essere rimasto
estraneo all’indecoroso commercio.
Non i movimenti che vorrebbero proporsi
come portatori del nuovo, abbeverati lungamente alla sacra sorgente
dell’antipolitica.
Non il PD, che ha fatto ricorso alle primarie, salvo
poi rimangiarsi in diversi casi l’esito delle medesime e garantire al
Segretario Bersani la possibilità di assegnare un po’ di posti sicuri a persone
di sua scelta, tra le quali, guarda caso, alcuni storici esponenti del partito,
personaggi ormai insopportabili per la durata incredibilmente (e immeritatamente)
lunga della loro carriera politica. Che poi, come sostengono loro, gli
esponenti del PD siano tutti immacolati, non se la beve nessuno.
Neppure Mario Monti, che vanta, a ragione, una personale
netta diversità rispetto ai politici di professione, ma che si è scelto compagni di
strada che sono per l’appunto politici di professione, tra l’altro alcuni di
quelli che, è la mia opinione ovviamente, si sono rivelati inetti quando non
addirittura dannosi.
Non faccio nomi, né per i movimenti sedicenti portatori di
novità, né per il PD, né per il raggruppamento che ha in Monti il proprio
leader. Mi pare, invece, indispensabile sottolineare come tutto quanto accade
attorno alle liste è una delle conseguenze peggiori della legge definita porcellum.
Quale sarà la ragione di tanto attaccamento al posto di
deputato o senatore? Quali saranno gli immensi benefici che costoro si propongo
di dare all’Italia e agli Italiani (dopo non averne dato nessuno per una o più
legislature)? Ammesso, e nient'affatto concesso, che tale sia il loro scopo, non possono proprio pensare di dare un contributo al futuro del
paese senza occupare uno scranno generosamente retribuito dalle casse
pubbliche?
Basta. Ho già detto abbastanza.
Parliamo di Cesária Évora, un’eccezionale cantante
originaria di Capo Verde, l'arcipelago, un tempo colonia portoghese, nel quale è nata una corrente musicale (morna) incredibilmente ricca
e fantasiosa, dotata di una spiccata identità.
Il primo brano che vi suggerisco è Carnaval De Sao Vicente, nel quale la malinconia tipica della
musica capoverdiana lascia spazio a una trascinante allegria.
Passiamo a Mar Azul,
un brano che rappresenta un esempio perfetto della morna. Anche questa è un'esecuzione dal vivo.
Chiudiamo con Paraiso De Atlantico, dedicato com'è evidente, al suo piccolo paese.
La ragione per cui me ne sono rimasto silenzioso per un paio
di giorni è che, nelle vicende italiane, trovo sempre più motivi per
arrabbiarmi e anche per radicalizzare il mio pessimismo.
E’ un articolo che, tra l’altro, aiuta a capire due cose:
chiunque vinca le elezioni avrà un compito imponente per incidere sulla spesa
pubblica e, aspetto più importante, le promesse di riduzione delle tasse, così
come vengono articolate, costituiscono una minaccia molto seria per la tenuta
dei conti pubblici nei prossimi anni. Io non credo che esista in nessuno
schieramento politico la volontà di cambiare radicalmente il modo di operare
dello Stato e degli Enti locali, condizione senza la quale la spesa resterà
sostanzialmente immodificabile. E ritengo che ancor più ostili a una riforma in
questo campo siano i sindacati. Quanto poi alla burocrazia pubblica…
E qui veniamo a un articolo di oggi: l’editoriale del
Corriere della Sera, firmato da Ernesto Galli della Loggia, il quale indica
nell’ipotetico rinnovamento della classe politica (apparentemente ricercato da
tutti i partiti “storici”) un motivo di preoccupazione, giacché verrebbero a
mancare individui che hanno l’esperienza e la conoscenza necessarie per far
funzionare adeguatamente il Parlamento e il Governo. Questo il link: http://www.corriere.it/editoriali/13_gennaio_14/equivoci-antipolitica_c3595e66-5e13-11e2-8040-f298aabecc61.shtml.
Stampa così e così. L’impianto dell’articolo mi sembra condivisibile,
ma non mi convince l’approccio un po’ drastico, che induce quasi a pensare che
Galli della Loggia preferisca continuare a vedere all’opera certi personaggi di
cui, francamente, avremmo dovuto liberarci da molto tempo.
Parliamo, ad esempio, dei Presidenti di Camera e Senato:
nella logica di Galli della Loggia credo siano da considerare persone esperte
dei meccanismi parlamentari e statali e, quindi, risorse da mantenere in
servizio anche per la prossima legislatura.
Per me, Fini e Schifani dimostrano, al contrario, quanto la
classe politica affermatasi negli ultimi quindi anni sia priva delle qualità
necessarie per svolgere adeguatamente i propri compiti. Il mancato
funzionamento del Parlamento, che tutti lamentano, avrà pure dei responsabili. Sono
il primo a riconoscere quanto peso, a riguardo, abbiano avuto le tattiche
dilatorie dei partiti, pronti a far arenare qualsiasi provvedimento sgradito.
Mi pare, tuttavia, che i Presidenti di Camera e Senato, di fronte a questo
stato di cose, si siano limitati a qualche timida e frettolosa protesta e non
abbiano fatto alcunché per cambiare la situazione. Le dimissioni sarebbero
state un gesto assai più significativo dei pavidi richiami per l’eccessivo
ricorso ai decreti da parte dei Governi.
E non parliamo della sfilza d’impegni non mantenuti sui
costi del Parlamento. Detto fuori dai denti, Fini e Schifani non dovrebbero essere ricandidati. E mi spiace molto che il Professor Monti non abbia saputo farsi valere nel suo schieramento.
Lasciando questi due casi particolari, se andiamo a guardare come si vanno formando le liste e
a leggere i nomi di alcuni candidati, allora è anche più difficile dare ragione a Galli
della Loggia.
Sul Sole 24 Ore di oggi, nella rubrica Parterre dedicata alle vicende
delle società quotate in borsa, ho trovato un articoletto interessante, che
rimanda a uno, presumibilmente più corposo, del Wall Street Journal, che però
non è disponibile per chi, come me, non è abbonato al quotidiano americano.
Stringi stringi, il punto è questo: Bankia, la banca
spagnola creata nel 2010 facendo confluire in essa sette casse di risparmio
piuttosto malandate, è pronta al tracollo esattamente come gli istituti da cui
è nata. Dietro questo dato di fatto, in realtà piuttosto prevedibile (perché,
anche nel mondo bancario, le operazioni stile Barone Frankenstein difficilmente
producono risultati positivi) c’è la gestione disinvolta di un sistema, quello
delle casse di risparmio spagnole, asservito al sistema politico. E, infatti,
spiega il Wall Street Journal, le azioni intraprese dai risparmiatori spagnoli
(che si ritrovano fra le mani titoli di Bankia che valgono frazioni risibili di
quanto li hanno pagati) difficilmente colpiranno i responsabili del disastro,
in primo luogo l’ex presidente Rodrigo Rato, un passato da vicepremier con
Aznar. Questo perché, ovviamente, a nessuno schieramento politico interessa che
si faccia chiarezza sullo scandalo, anzi. A riprova del fatto che in Spagna
i partiti si sono seduti tutti alla tavola delle casse di risparmio e si sono
abbondantemente ingozzati.
Ho sbagliato, dovevo scrivere a: a riprova del fatto che,
ANCHE in Spagna,…
E già, perché non è che dalle nostre parti il sistema delle
fondazioni bancarie (che sono l’invenzione politica per far sopravvivere un
sistema dopo che le casse di risparmio erano diventate, si fa un po’ per dire,
banche come le altre) sia così virtuoso e non abbia le sue belle gatte da
pelare.
A parte il caso limite della Fondazione Monte Paschi e della
Banca Monte Paschi, entrambe assai malmesse, ci sono condizioni di malessere
diffuso, tanto che gran parte delle fondazioni ha dovuto ridurre, e molto, la
distribuzione di fondi nei territori di attività (loro scopo primario) e anche
allentare la presa sulle banche (apparentemente private) di cui sono azionisti
importanti (IntesaSanPaolo e Unicredit tra tutte).
Mi piacerebbe che, come più volte sollecitato da Luigi
Zingales, Mario Monti trovasse un po’ di spazio nella sua agenda per eliminare
questo subdolo strumento con cui la politica continua a mantenere una presa
salda sull’economia, anche e soprattutto attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, emanazione delle Fondazioni e del Ministero dell’Economia e una
specie di nuova IRI, con la quale si sono attenuati, se non annullati, gli
effetti della breve e pavida stagione delle privatizzazioni. Vedremo se Monti
avrà il coraggio di agire su questo fronte, di certo non aspettiamoci che lo
facciano gli altri. Tra i tanti scopi non detti delle fondazioni c’è, infatti, quello di
offrire poltrone da distribuire…
In questo settore, però, non siamo in compagnia dei soli
spagnoli: anche la Germania ha le sue belle gatte da pelare. Le banche locali
tedesche, infatti, sono anch’esse terra di conquista della politica e non
godono di buona salute. Intendiamoci, il fatto che anche i primi della classe
abbiano scheletri nell’armadio non mi sembra una consolazione: non credo esista
un proverbio meno sensato di quello che sostiene essere il male comune un mezzo
gaudio.
Anzi, il fatto che le Landesbanken
navighino in cattive acque e che i politici tedeschi non vogliano controlli di
enti terzi è all’origine dei ritardi e dei limiti di competenza con cui si sta
trasferendo alla BCE il controllo sul sistema bancario dei paesi dell’Eurozona.
Non ho parlato delle vicende politiche in Italia, o ne ho parlato molto poco, chissà
perché? Chissà, magari non volevo farvi (e farmi) arrabbiare...
Mi nasconderò con piacere dietro lo schermo meraviglioso della musica.
Gli ultimi pezzi che vi ho fatto ascoltare erano le versioni
jazz di due brani di diversa origine.
One Day I’ll Fly Away,
infatti, è una canzone scritta nel 1980 e portata al successo da Randy
Crawford, una delle migliori interpreti di quel territorio fertile che sta ai confini
del blues, funky, jazz e altro (http://en.wikipedia.org/wiki/One_Day_I%27ll_Fly_Away).
Mi sembra giusto farvi sentire la versione originale, perché Randy Crawford è davvero brava e ha una voce importante.
La seconda canzone che vi suggerisco di ascoltare è quella
di Clapton interpretata splendidamente dal sassofono di Joshua Redman. Anche
riguardo a Tears in Heaven trovate
informazioni su Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Tears_in_Heaven).
Ve ne propongo due versioni, quella di Eric Clapton
e quella, servita a raccogliere fondi a favore delle vittime
dello tsunami del 24 dicembre 2004, interpretata da un folto gruppo di grandi nomi del pop.
Non so ancora esprimere un’opinione netta sul progetto
politico di Mario Monti. I miei tre lettori sanno che sono suo estimatore, ma
sanno anche che ciò non m’impedisce di considerare gli errori compiuti come
Presidente del Consiglio e i limiti del Governo da lui presieduto. A oggi,
francamente, mi sembrano prevalere i motivi per giudicare negativamente la sua
iniziativa politica, un giudizio che risente più della compagnia con cui si è
messo in viaggio che degli obiettivi.
D’altra parte, l’accanimento con il quale Monti è oggetto di
attacchi da ogni dove, da Bersani al tizio decrepito, da Grillo a Maroni, mi
sembra dimostrare che tutti lo temono e temono il percorso che vorrebbe far
fare all’Italia nel caso in cui ottenesse un riconoscimento significativo alle prossime
elezioni.
Veniamo alla musica e sfrutto una ricorrenza per farvi
ascoltare la voce di una brava cantante americana (non fatevi ingannare dal
nome, è nata negli Stati Uniti, per la precisione in Georgia), di cui vi ho già
parlato: Madeleine Peyroux. Oggi è il suo compleanno, la festeggiamo dando
spazio a due sue interpretazioni.
Cominciamo con Summer
Wind, un brano che deve gran parte della sua popolarità al fatto che fu cantato
da Frank Sinatra (http://en.wikipedia.org/wiki/Summer_Wind).
La versione della Peyroux è tratta dall’album Half the Perfect World del 2006.
Passiamo a una canzone eseguita dal vivo più di recente, si
tratta di un brano scritto dalla stessa cantante, la quale ne sottolinea la
natura autobiografica, sostenendo che “c’è tutta la sua vita”. Don’t Wait Too Long, registrata nel 2009
a Los Angeles.
Buon compleanno a Madeleine Peyroux e Buon 2013 ai miei tre
lettori.
E veniamo alle conferenze stampa e alle interviste e alle
altre dichiarazioni di oggi.
Il Presidente del Consiglio dimissionario ha parlato sia nel
corso della consueta conferenza stampa di fine anno sia nella trasmissione di
Lucia Annunziata su Rai3. Potete trovare ampi resoconti video su tutti i siti
dei principali quotidiani, da La Repubblica a La Stampa, dal Corriere al 24 Ore
a Libero.
Scegliete voi, se volete, dove andare.
Dopo di che confrontate l’atteggiamento e le parole di Mario
Monti con quelle del tizio decrepito, del segretario del suo partito, del
segretario del partito che pensa di vincere (ma credo se la faccia sotto dalla
paura solo al pensiero di andare a Palazzo Chigi come Presidente del
Consiglio), del suo alleato presidente di regione, della segretaria del
principale sindacato dei lavoratori, insomma, confrontate l’atteggiamento e le
parole di Mario Monti con l’atteggiamento e le parole di quelli che non lo
vogliono tra i piedi, ansiosi come sono di riprendere il gioco parzialmente
interrotto nel novembre dello scorso anno.
Ansiosi di servirsi del paese e non di servire il paese: lo
ripeterò fin che i miei tre lettori non ne potranno più.
Ritorniamo a CSNY. Nel decidere di farvi ascoltare 4 Way Street avevo in mente in
particolare un pezzo, Teach Your Children,
che mi piace forse più degli altri soprattutto perché parla del rapporto tra
genitori e figli.
Sfortunatamente, non sono riuscito a trovare su YouTube il
video della versione inclusa nel disco. Ce ne sono altre, e ve ne suggerirò più
d’una, ma CSNY sono davvero una miniera. Provate a cercare voi e troverete
tantissime splendide registrazioni, con o senza video.
Veniamo al pezzo che ho scelto per questo post.
La prima versione è quella dell’album, Déjà Vu, che ha segnato l’inizio della collaborazione a quattro,
ossia l’inserimento di Neil Young nel gruppo formato da Crosby, Stills e Nash.
Siamo all’inizio del 1970, per la precisione il disco fu pubblicato nel marzo
di quell’anno (http://en.wikipedia.org/wiki/D%C3%A9j%C3%A0_Vu_%28Crosby,_Stills,_Nash_%26_Young_album%29).
La seconda versione risale al settembre 1970 ed è eseguita
da David Crosby e Graham Nash durante una trasmissione registrata dalla BBC.
Inizia con uno dei loro consueti siparietti, prosegue con un brano strumentale
e si chiude con quello che ho deciso di proporvi per oggi.
L’ultima è una registrazione dal vivo, effettuata nel luglio
dello scorso anno, nella quale a Crosby e Nash si affiancarono i reduci della
mitica Allman Brothers Band (un gruppo del quale, prima o poi, ci occuperemo). Vi
propongo questa versione più per curiosità che per qualità: sono dei signori
che si divertono piuttosto rilassati e non troppo preoccupati del risultato. Sono
signori, però, che hanno fatto un pezzo di storia della musica della nostra
epoca (almeno di quella di noi diversamente giovani).
Per la verità, non è che io mi sorprenda di questo mercato.
Ricordo molto bene l’articolo di Barbara Fiammeri che vi ho consigliato di
leggere pochi giorni fa. Certi atteggiamenti provano che, dietro
l’autocelebrazione parossistica, si celano velleitarismi patetici e attenzione
a problemi ben diversi da quelli degli italiani.
Il mercato continuerà nelle prossime settimane, possiamo
esserne certi. E non riguarderà soltanto il partito del tizio decrepito. Le
vicende dell’altro partito personale italiano, quello di Grillo, dimostrano che
il sedicente nuovo è nato con il medesimo bagaglio genetico del vecchio peggiore.
La cosa più avvilente è che ci sia un solo elemento comune:
la diffida a Mario Monti. Non lo vuole D’Alema, non lo vuole il tizio
decrepito, non lo vuole lo Psiconano+barba-mediaset, non lo vuole neppure
quello che, sino a qualche giorno fa, a parole si diceva pronto a tutto pur che
Monti continuasse l’opera intrapresa in quest’anno (compiuta soltanto in parte
e in maniera inferiore alle aspettative grazie al “sostegno” della maggioranza
composita).
La mia personale opinione è che i politici abbiano paura.
Monti rappresenta, con tutti i suoi limiti, la negazione del loro modo di
intendere il potere. Monti, con tutti i suoi limiti, ha inteso servire il
paese, i politici intendono, chiusa la sua parentesi, tornare a servirsi del
paese.
Buona stampa. Anche se lascia la bocca amarissima. Il nuovo
farà molta fatica a emergere, probabilmente troppa e non potrà emergere. E la stima e il favore di cui gode Monti nel paese
(che, nonostante le lacrime e il sangue, sono confermati da molti sondaggi) difficilmente potranno essere espressi con il voto. Non solo perché non lo
vogliono D’Alema e il tizio decrepito, ma perché non lo vogliono tanti altri, inclusi quelli che gli hanno messo i bastoni tra le ruote per dodici mesi,
magari sorridendogli e affermando di sostenerlo pienamente. Come ben illustra Zingales.
Veniamo a uno storico disco dal vivo, un vero e proprio
monumento della musica americana degli anni 70. Si tratta di 4 Way Street in cui si celebra, per la
prima volta davanti al pubblico, la collaborazione di quattro tra le
personalità di maggior spicco di quel momento: David Crosby, Stephen Stills, Graham
Nash e Neil Young (CSNY). Difficile non vedere un’allusione al loro rapporto nel
titolo dell’album (http://en.wikipedia.org/wiki/4_Way_Street).
Vi propongo di ascoltare uno dei brani più lunghi, Southern Man,
Anche le parole sono molto belle. E il ritornello, chissà perché, mi fa pensare
ai nostri politici… Pensate a com’è sfuggente lo sguardo di Rutelli, per
esempio.
Meglio restare a CSNY e al loro disco. L’ultimo ascolto è di
due brani che si succedono senza interruzione: 49 Bye-Byes/America’s Children.
Se poi avete tempo, potete ascoltare tutto il disco, quasi due ore di splendida musica.
Il quadro politico italiano mi sembra farsi più
confuso. Confuso e preoccupante. Perciò evito di parlarne, aspettando che ci
sia qualche segnale, più chiaro e più comprensibile, di un’evoluzione positiva.
Per ora non vedo motivi di sollievo, al contrario.
Restando vagamente in tema, siccome ho tanti difetti, ma non quello di essere nazionalista, eviterò di fare ricorso a certi argomenti
per lamentarmi del modo, a dir poco inconsueto, con cui gli organi direttivi di
un movimento politico europeo hanno indicato il loro candidato ideale alla
Presidenza del Consiglio. Un atto inopportuno e, temo, controproducente. E mi
pare che anche Mario Monti abbia sbagliato a farsi coinvolgere in una
rappresentazione di qualità assai mediocre. Il Partito Popolare Europeo aveva
ben diritto di far sentire la propria voce critica sulle fanfaronate contro
l’euro e contro l’Europa del tizio decrepito. Assai meno di far indossare a
Mario Monti la propria casacca.
Passiamo alle misure sulle Province che si sono arenate in
Parlamento. Il sito LaVoce.info offre un’interessante valutazione dei provvedimenti
del Governo in questa materia, un articolo che mette in evidenza gli errori
commessi dal Ministro Patroni Griffi, sul quale avevo espresso riserve già in passato.
Ecco il collegamento al pezzo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003454.html.
Buona stampa.
Chiuderei con un piccolo aggiornamento sul triplo concentrato, ossia su quel parlamentare ed ex-ministro che, con straordinario buongusto, ha detto di non essere in grado di pagare la seconda rata dell'IMU che, a quanto pare, è di svariate migliaia di euro inferiore rispetto a quanto riceve ogni mese dalla Camera. Non dico altro, perché la sola cosa che merita Brunetta è di essere sepolto dagli insulti, ma io non intendo mancare alle regole che mi sono dato oltre un anno fa. Questo è l'articolo dal Corriere del Veneto che approfondisce la questione: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2012/13-dicembre-2012/appartamenti-ville-terreni-ecco-immobili-brunetta-2113148236414.shtml.
Buona stampa.
Una cosa, però, non posso fare a meno di aggiungere: visto che Brunetta e Patroni Griffi hanno gestito in successione il Ministero della Funzione Pubblica, credo che il prossimo Presidente del Consiglio debba trovare qualcuno in grado di fare una pulizia radicale. Dopo un'accoppiata simile, servono scope e detersivi in quantità...
Sulla stampa internazionale si possono raccogliere i primi
frutti della volontà di Berlusconi di tornare alla guida del paese e di porre
fine al Governo Monti.
Tutti i valletti che oggi si spellano le mani felici del
ritorno del padrone farebbero meglio a leggere quello che scrivono di noi
diversi giornali un po’ più autorevoli de Il Giornale o di altre testate appartenenti al proprietario del Partito dei Lacchè.
Buona stampa. Concreto e misurato, ma punge. L’ironia,
garbata, si coglie in vari passaggi.
Usa un tono abbastanza diverso El Pais, con un articolo che appare non soltanto critico nei
confronti dell’intera carriera politica di Berlusconi e delle sue ultime
decisioni, ma anche delle persone che ha attorno.
The Economist non
è mai stato tenero con Berlusconi. In quest’occasione usa il fioretto, anche se
non nasconde nulla e, con sintesi esemplare, ritrae la situazione del nostro
paese. Beh… forse non ha proprio usato il fioretto, la foto di Berlusconi dice
più di mille parole (mi ripeto: un tizio decrepito, il cui aspetto farebbe apparire affascinante
anche il ritratto di Dorian Gray). Il link all’articolo è questo: http://www.economist.com/blogs/charlemagne/2012/12/italian-politics-0.
Buona stampa.
I quotidiani francesi non offrono articoli accessibili
gratuitamente, quindi non posso segnalarvi pezzi da Le Monde o Le Figaro.
L’edizione on line del settimanale L’Express
è ferma al 2 dicembre…
La mia conoscenza delle lingue, peraltro modesta, finisce
qui.
Buona stampa. Anzi di più, tant’è
che non posso evitare di riportare questa frase, dalla quale si capisce come si
debba giudicare Berlusconi:
If Mr Berlusconi had
any shame, he would stop playing with his country’s present to protect his
political future. Unfortunately, as his life has shown, Il Cavaliere does not
do contrition. Last year, he took Italy to the brink
of collapse. He would make no scruples about doing it again.
Mi dispiace per voi, ma non posso fare a meno di tornare sul
tema, credo a noi tutti nient’affatto gradito, del funzionamento del nostro
sistema politico.
Buona stampa. Soprattutto per come evidenzia il contrasto
tra l’operato del Governo, che io ho spesso criticato (a ragione, scusate la
modestia) per il poco coraggio e la poca incisività, e la totale mancanza di
senso di responsabilità del Parlamento, che rivela giorno dopo giorno la
pessima qualità dei suoi componenti. E anche dei suoi presidenti, perché se
Schifani e Fini avessero la caratura degli uomini di Stato (e, ovviamente, non
l’hanno) si sarebbero dimessi da tempo piuttosto che restare a presiedere un
pugno di personaggi, in gran parte inqualificabili, che, anche in un momento
drammatico come quello che vive l’Italia, antepongono i loro (o degli amici) meschini interessi
a quelli degli italiani e, indifferenti a quanto denaro ricevono dai loro
concittadini, non solo lavorano poco o nulla, ma quando si presentano in aula
affossano i risultati prodotti in un anno dal Governo, pochi, ma certamente maggiori
di quelli prodotti dal Parlamento in oltre tre anni di legislatura prima che a Palazzo Chigi arrivasse Monti. E potrei
anche dire in tutte le ultime quattro legislature...
Che poi tutto questo avvenga, prevalentemente, per
assecondare il protagonismo velleitario e patologico di un tizio piuttosto
decrepito, il cui aspetto farebbe apparire affascinante anche il ritratto di
Dorian Gray, beh, francamente, non lo si può tollerare.
Abbiamo già dato anche troppo alla smisurata e grottesca e
immotivata autostima di Berlusconi e, soprattutto, agli orizzonti piuttosto
ristretti, e poco orientati al bene comune, del suo agire politico.
Il paese è inchiodato da quasi vent’anni perché lui ha
deciso di dedicarsi alla politica principalmente per far fronte a questioni
che, con la vita degli italiani, avevano poco, anzi nulla a che fare. La colpa, però non è soltanto sua.
A
Berlusconi e ai suoi oppositori possiamo sicuramente addebitare il fatto che
non si sono realizzate le riforme che avrebbero permesso al paese di affrontare
con maggiore serenità la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007.
Quando sento Bersani sostenere che lui è in grado di
“rinnovare”, onestamente, posso soltanto scrollare incredulo la testa. Bersani,
come gran parte di quelli che lo sostengono all’interno del suo partito, è uno
dei politici che dovrebbero stare sul banco degli imputati di un ipotetico
processo intentato dagli italiani a coloro che li hanno, si fa per dire,
amministrati negli ultimi vent’anni.
Adesso che ci penso… non sarebbe male modificare il progetto
di Rutelli e Viespoli di cui ho parlato (il peggio possibile come meritava) qualche
giorno fa… Anziché una piccola assemblea costituente, un severo tribunale
speciale per i danni causati dalla classe politica al paese… sognare si può,
almeno nel proprio blog.
Passando alle cose belle, un brano musicale. Da un po’ di
tempo trascuro la cosiddetta “Musica Classica” e, siccome oggi ricorre
l’anniversario della prima esecuzione pubblica del 3° Concerto per pianoforte
di Sergej Rachmaninov (non è cultura sedimentata, l’ho appreso ascoltando
Radio3 della Rai oggi: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-040c7474-91ca-4de4-b086-5e321557dcc6.html),
sfrutto l’occasione.
Ecco l’esecuzione del 1° movimento del 3° Concerto registrata, nel 1939, da Rachmaninov
stesso.
Buona stampa. Rutelli mi sembra intenzionato a
confrontarsi con Formigoni sul terreno dell’antipatia, dell’arroganza e della
nocività per gli italiani. E’ in politica da sempre: si togliesse dai piedi! Nessuno sentirà la sua mancanza.
E per restare nel campo dei campioni della classe politica
italiana, vi propongo, in ritardo, il Gramellini di ieri, semplicemente
perfetto:
Buona stampa. Nemmeno una parola in più: c’è tutto, compresa
la critica a Monti che, sul punto del controllo della spesa, onestamente, ha
poco da vantarsi.
Lasciamo perdere… tempo di musica. Uno dei miei tre lettori,
che ha capito che basta lusingarmi per ottenere un immediato riconoscimento, ha
apprezzato gli ascolti di Joni Mitchell che vi ho proposto in passato.
Nel giugno del 1979, con l’uscita di Mingus, splendido album dedicato al grande (in tutti sensi)
bassista jazz, si può considerare compiuto il percorso che aveva portato Joni Mitchell a
fondere nella propria musica esperienze di varia matrice, ottenendo, a mio
modesto parere, risultati eccellenti.
Sempre nel 1979, proprio per celebrare l’uscita del nuovo
album, Joni Mitchell andò in tournee negli Stati Uniti. Anche la formazione che
l’accompagnava allora era espressione della ricerca di sonorità diverse da
quelle proprie del primo periodo d’attività della cantante canadese.
Con lei sul palco, infatti, c’erano: Michael Brecker ai
sassofoni (un altro musicista di cui piangiamo una morte prematura), Jaco
Pastorius al basso (anche lui morto molto giovane), Pat Metheny alla chitarra,
Lyle Mays alle tastiere (successivamente colonna del Pat Metheny Group), Don
Alias alla batteria. Tutti nomi di grande importanza nella storia recente del
jazz e non solo.
Il gruppo che fungeva da supporto, The Persuasions, era un notevole complesso vocale.
Nell’agosto del 1979 io ebbi la fortuna di sedere sulle
tribune del centrale di Forest Hills, lo stadio, non più usato per il tennis,
che ospitò la tappa newyorkese della tournee. E posso soltanto dire che la
ricordo ancora come una delle esperienze musicali più belle che ho vissuto. Da
quella tournee fu tratto un album memorabile, intitolato come il primo brano
che vi faccio ascoltare: Shadows and
Light, nel quale è accompagnata da The
Persuasions. E’ un brano che mi sembra avere una solennità straordinaria e
che ha un testo di rara intensità, che potete trovare sul sito di Joni, che
merita una lunga visita, perché è ricco d’informazioni, strutturato molto bene
e celebra anche il grande talento pittorico e grafico della cantante (http://jonimitchell.com/music/song.cfm?id=14).
Il secondo è Hejira,
probabilmente uno dei miei prediletti tra i tantissimi capolavori di Joni
Mitchell. Purtroppo non è la versione dal vivo della tournee (che non sono
riuscito a trovare su YouTube), ma quella dall’album intitolato come il pezzo.
Manca il sassofono di Michael Brecker, ma in compenso c’è il basso di
Pastorius. Struggente. Le parole le potete trovare qui: http://jonimitchell.com/music/song.cfm?id=234.