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domenica 7 aprile 2013

Un piccolo post domenicale


Non c’è niente da fare, per quanto lo rilegga, il pezzo di Sandro Veronesi su Lettura, inserto domenicale del Corriere della Sera, mi sembra irrimediabilmente canzonatorio (http://lettura.corriere.it/debates/le-mie-olgettine-a-220-euro/).
Buona stampa. No, in realtà, oltre all’ironia sul tizio decrepito e sui valori (?) di cui si atteggia a difensore, c’è anche altro, ma prevale indubbiamente l’intento di deriderlo e di aggiungere un altro tassello al mosaico che si va componendo da anni, costruito soprattutto da Berlusconi stesso, quasi dominato dall’ansia di dimostrarsi il peggiore ritrattista di sé.
Andrebbe tutto bene e potrei anche finire qui se non fosse che, purtroppo, in questo paese l’ironia si concentra soprattutto sul tizio decrepito (che se la merita tutta, ovviamente), ma sfiora a stento gli altri leader. Un po’ perché, che ci piaccia o no (a me no), tra i cosiddetti o sedicenti intellettuali prevalgono quelli schierati a sinistra, quindi assai poco propensi a farsi gioco di Viavà & Co. per timore di essere allontanati dalla mensa.
Un po’ perché, a ben vedere, non vale la pena di perdere tempo con Casini o Monti o Ingroia.
Un po’ perché, sebbene i numeri (GRAZIE AL CIELO!) diano loro torto, lo psiconano+barba-Mediaset e il suo puparo fanno ancora paura, soprattutto perché capaci di una violenza verbale (e non solo) che avrebbe suscitato ammirazione persino in Hitler.
Santi, poeti e navigatori non ce ne sono rimasti, abbiamo abbondanza di lacchè e di aspiranti pensatori unici (anche per interposto Grillo). Pas grand-chose...

giovedì 31 gennaio 2013

Libri e porte girevoli


Ieri, sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, il mastino bonario, riprendeva un tema già affrontato in passato: la spoliazione della Biblioteca dei Gerolamini, una delle più importanti del nostro paese, nella quale erano custoditi testi antichi di eccezionale importanza.
E’ una storia in cui fanno capolino (in realtà ben più che capolino!) alcuni personaggi della politica e Stella la racconta da par suo. Ieri l’articolo non era disponibile, oggi per fortuna è stato messo on line, quindi lo posso segnalare: http://archiviostorico.corriere.it/2013/gennaio/30/Biblioteca_Depredata_Amicizie_Dell_Utri_co_0_20130130_75c2c392-6ad7-11e2-ae1d-4750cf30488c.shtml.
Buona stampa. Cosa posso dire su questa vicenda? Posso dire che, se si è chiamati a guidare un ministero, se, quindi, ci si trova a rivestire una carica pubblica di grande rilievo (soprattutto nel caso dei Beni Culturali), sarebbe opportuno dimenticare i debiti di riconoscenza maturati in precedenza perché il bene collettivo prevale su tutto. Mi sembra che anche in questo caso si possa ricordare l’articolo 54 della Costituzione, quello in cui si indica come devono comportarsi coloro ai quali sono affidate funzioni pubbliche. Bravi! Ricordate bene. Proprio quello che parla di disciplina e onore.
E torniamo al caso Ingroia, perché se ne occupa anche Stefano Folli sul Sole 24 Ore di oggi e lo fa in maniera direi accurata e puntuale, mettendo in evidenza le tante contraddizioni del magistrato palermitano e del movimento che ha fondato.
Buona stampa. E’ davvero indispensabile mettere fuori uso un po’ delle porte girevoli che consentono passaggi a dir poco azzardati e opportunistici da un ruolo nella Pubblica Amministrazione a uno politico. Specie per chi, come alcuni magistrati, ha sfruttato la propria posizione per conquistare popolarità, con evidente intento di servirsene per un successo elettorale. 

mercoledì 30 gennaio 2013

Far parlare i morti, ancora una volta


Il 10 Dicembre 2011 ho scritto un post intitolato “Far parlare i morti” (http://ilmiosecchiellodacqua.blogspot.it/2011/12/far-parlare-i-morti.html).
Oggi mi tocca andare a ripescare titolo e valutazioni perché, come Geronzi allora (e successivamente e lo rifarà, ne possiamo star certi), anche Antonio Ingroia si serve delle parole di chi non c’è più per polemizzare con Ilda Boccassini.
A me non interessa nulla quel che Boccassini pensa di Ingroia. E m’interessa anche meno quel che Ingroia pensa di Boccassini. M’importa, invece, e molto, che un candidato alla guida del paese, per quanto improbabile, voglia servirsi delle opinioni di una persona morta da tempo, tra l'altro senza riportarle, limitandosi all'allusione, per tentare di sminuire il valore di un interlocutore e provare a guadagnare qualche consenso elettorale.
Non è soltanto una questione di stile, anche se sa il Cielo quanto bisogno di stile ha questo paese, ma è soprattutto una questione di onestà intellettuale e di rispetto verso chi non c’è più e verso chi c’è ancora.
Non vale la pena di aggiungere altro, salvo suggerirvi di ascoltare (se e quando sarà disponibile) l’intervista di Daria Bignardi a Beppe Severgnini trasmessa questa sera da La7 nella trasmissione “Le invasioni barbariche”.
C’è tutto, prima che si passi ai consigli per gli acquisti. Questo è il link al sito della trasmissione: http://www.la7.it/invasionibarbariche/?pmk=header.
Buona stampa. Soprattutto perché si ricordano regole fondamentali che da noi sembrano cadute irrimediabilmente in disuso.
Per temperare il mio e, più ancora, il vostro sconforto, due brani musicali di un pianista belga di origine italiana che combina con grande allegria influenze diverse. Si chiama Eric Legnini (http://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%89ric_Legnini) e sa divertire.
Cominciamo da un brano in trio, un grande classico, In a Sentimental Mood.


Passiamo poi a un brano del CD appena pubblicato, Sing Twice, in cui Legnini si avvale della collaborazione di molti musicisti di varia provenienza, tra i quali la cantante Emi Meyer (http://en.wikipedia.org/wiki/Emi_Meyer). Il brano che eseguono insieme si intitola Winter Heron.


venerdì 10 agosto 2012

Chi giudica chi?


Qualche mese fa, grazie anche alle considerazioni di Ernesto Galli della Loggia, avevo espresso le mie perplessità sul fatto che il Governo Monti possedesse la cultura necessaria per differenziare profondamente, com’era e com’è necessario, il proprio operato da quello dei governi precedenti. E avevo indicato, quale causa principale di questa mancanza di cultura, l’elevata percentuale di membri provenienti dalla carriera nella pubblica amministrazione.
Oggi, con una misura sconcertante e in linea con altre simili di tanti governi degli anni scorsi, è arrivato l’aumento delle accise sui carburanti, sia pure nominalmente temporaneo. I quotidiani, in versione on line, danno la notizia con varia enfasi. Scelgo il Giornale, anche se mi sarei aspettato una maggiore aggressività dai collaboratori del mitico Sallusti: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/carburanti-domani-scatta-aumento-accise-828920.html.
Cronaca.
Spero sinceramente che il Presidente del Consiglio decida di tornare sui propri passi e induca l’Agenzia delle Dogane (ente competente) a revocare la misura. Ne guadagnerebbero non soltanto le tasche di noi poveri cittadini, già piuttosto provate, ma anche l’immagine di un governo che aveva fatto nascere in molti di noi la speranza di un cambiamento marcato rispetto al passato.
Passiamo a una polemica, nata e cresciuta sul Corriere della Sera, che coinvolge argomenti di notevole rilievo e, sebbene affrontati attraverso uno scambio non proprio garbato, meritano riflessione, in primis da parte dei due “duellanti”.
All’origine il pezzo scritto da Piero Ostellino per la sua rubrica “Il dubbio” dello scorso sabato 4 Agosto: http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/04/contrappongono_giustizia_politica_co_9_120804111.shtml.
Il Procuratore Aggiunto di Palermo Ingroia, evidentemente punto sul vivo, ha replicato con una lettera pubblicata ieri con una controreplica di Ostellino: http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/09/Giustizia_Politica_Ragion_Stato_co_9_120809027.shtml.
Una precisazione: in quest’ultima pagina i due testi sono fusi insieme, ma si capisce dove finisce quello di Ingroia e dove inizia quello di Ostellino.
Stampa così e così.
Un tema di questa importanza non può essere affrontato in maniera simile, lasciandosi trascinare al punto da trascendere anche dalla minima correttezza formale indispensabile nel rapporto tra persone che occupano posizioni di rilievo nel paese. Quest’ansia di sovrastare la voce dell’interlocutore non porta da nessuna parte e rischia di impedire ai lettori di comprendere le varie sfaccettature di un argomento assolutamente non banalizzabile.
Non si può negare che Ostellino, nel suo pezzo del 4 Agosto, abbia impiegato un tono così platealmente provocatorio (se non offensivo) da motivare, da parte di Ingroia, una risposta scritta con il medesimo inchiostro. Un pessimo comportamento da parte di entrambi e poco importa stabilire se la colpa prevalente sia del giornalista o del magistrato. Hanno, con la loro ira e il loro egocentrismo, trasformato una questione come quella della trattativa tra Stato e Mafia in una baruffa tra galletti in un pollaio vuoto.
E ha sbagliato anche il Direttore del Corriere, de Bortoli, a non intervenire o a non far intervenire un terzo in modo da sottrarre ai litiganti aspetti giuridici e filosofici che non possono assolutamente essere affrontati nello spazio e, soprattutto, nel modo in cui sono stati affrontati.
Aggiungerei che de Bortoli dovrebbe anche porsi la domanda se sia giusto che un collaboratore del quotidiano da lui diretto, per quanto importante quanto può essere un ex direttore quale Ostellino, si consideri autorizzato ad attribuire patenti di ogni genere a chiunque abbia la (s)ventura di attirare la sua attenzione o di entrare in polemica con lui. Il Corriere della Sera, per interposto Ostellino, non deve dare patenti di esperto di diritto piuttosto che di economia o di qualsiasi altro ambito del sapere umano. Deve informare, nel senso più ampio e più nobile del termine. E farlo, magari, con una punta di modestia in più di quella che si può misurare leggendo ogni giorno il quotidiano e, servendosi degli indirizzi mail da loro stessi forniti, colloquiando di tanto in tanto con i giornalisti.
Che poi una rubrica intitolata “Il dubbio” contenga la celebrazione autoreferenziale di Piero Ostellino, che i dubbi li nutre sugli altri e dedica a se stesso una smisurata certezza, beh, mi pare poco adatto al Corriere della Sera.