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giovedì 21 dicembre 2017

Solo nani

Oggi, sul Corriere della Sera, Milena Gabanelli ripercorre le audizioni idei vertici di Consob davanti alla Commissione parlamentare sulle crisi bancarie: http://www.corriere.it/cronache/17_dicembre_21/verita-nascoste-consob-commissione-banche-6e397692-e616-11e7-a31d-9c65415bd8d8.shtml.
Buona stampa. Ne emerge un ritratto spietato sia sul piano professionale che su quello umano di Vegas, Apponi, D’Agostino e Providenti, ossia il Presidente e tre tra i massimi dirigenti della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Qui, sul sito della Consob, potete trovare la descrizione della sua attività: http://www.consob.it/web/area-pubblica/attivita.

sabato 28 febbraio 2015

Quanto mi manca Brežnev!


Ritorno alla storia dell’OPAS di EI Towers su Rai Way per suggerirvi due articoli che meritano di essere letti.
Il primo è di Milena Gabanelli (voi tre già sapete che sono innamorato di lei) dal Corriere di oggi e, meglio di quanto abbia fatto io, mette in risalto le incongruenze di questa operazione: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/intrigo-rai-way-mediaset/5628928e-becf-11e4-abd1-822f1e0f1ed7.shtml.
Buona stampa.
Il secondo pezzo, che ha un taglio più accademico, è tratto da LaVoce.info ed è scritto da Michele Polo: http://www.lavoce.info/archives/33346/torri-televisive-storie/.
Buona stampa.
Ripeto che questa vicenda è oscura, una delle tante in cui gli intrecci di politica e affari suscitano grande perplessità. Non aggiungo altro, per ora, salvo suggerirvi anche la lettura di un pezzo di Lettera 43 che ricostruisce l’evoluzione del mercato televisivo nel nostro paese dall’avvento delle televisioni locali: http://www.lettera43.it/capire-notizie/silvio-berlusconi-40-anni-di-conflitto-d-interessi_43675160181.htm.
Stampa così e così. Solo perché ci sono passaggi un po’ frettolosi e perché lo stile mi piace poco. Emerge, però, molto bene il quadro di un mercato che ha ben poco di concorrenziale, tagliato abbastanza su misura.
A ben vedere, in Italia il problema della scarsa competitività si trova in molti settori, conseguenza della presenza ancora troppo ampia di aziende di proprietà dello Stato e degli enti pubblici (che non intendono dismetterle) e dell’esistenza, all’interno di una classe imprenditoriale generalmente dinamica e vitale, di sacche propense a cercare e mantenere posizioni di rendita. Da questi due fattori (e da altri) è derivata la cattiva qualità e la modesta quantità del processo di privatizzazione e di liberalizzazione avviato, e quasi subito concluso, negli anni 90. Per questo il costo di certi servizi è nel nostro Paese di gran lunga superiore rispetto a quello di altre nazioni. E la qualità è mediocre.
Non abbiamo, purtroppo, solo imprenditori come Ferrero, Del Vecchio, Bombassei. Ne abbiamo non pochi, anche famosi, che si riempiono la bocca della propria presunta bravura, ma alla prova dei fatti non sono mai riusciti a far niente di buono laddove erano costretti a competere sul serio.
Lasciamo le questioni italiane per occuparci di Russia. Guarda caso, quando qualcuno critica con determinazione Vladimir Putin, prima o poi muore lontano dal suo letto, generalmente a causa di piombo o di altro metallo pesante. L’ultima vittima si chiamava Boris Nemzov ed era considerato uno dei principali leader dell’opposizione. L’omicidio riscuote molta attenzione sulla stampa italiana, io vi suggerisco di leggere il commento di Anna Zafesova su La Stampa: http://www.lastampa.it/2015/02/28/esteri/nemzov-politkovskaja-e-i-fantasmi-della-russia-qTHVEFTxNYKTpYP2fAurGK/pagina.html.
Buona stampa.
Non ci starebbe male, da parte dei politici occidentali che si proclamano ammiratori di Putin (soprattutto se lui li ricompensa con un po’ di quattrini), una riflessione sulla natura del potere in Russia e sulla portata della minaccia che viene dall’aggressività di un regime totalitario che fa rimpiangere i burosauri del PCUS.
Continua la battaglia dalla parte della musica. Meglio: dalla parte della civiltà, perché i coraggiosi combattenti dell’ISIS, oltre a distruggere strumenti musicali, se la prendono anche con altrettanto minacciose opere d’arte dell’antichità. Restiamo in Italia, ma dalla canzone di Dalla ci spostiamo al jazz: ascoltiamo un gruppo formato da alcuni dei più capaci strumentisti italiani: Enrico Rava alla tromba, Paolo Fresu al flicorno, Stefano Bollani al piano, Enzo Pietropaoli al basso e Roberto Gatto alla batteria. Il pezzo, My Funny Valentine, è tratto da un bell'album dedicato a Chet Baker: Shades of Chet.





martedì 31 dicembre 2013

Dalla A alla Z


Come un qualsiasi esponente della classe dirigente italiana mi rimangio quel che ho detto e torno a occuparmi di politica. Beh… non sono proprio come quelli che ci guidano (ci guidano?).
In effetti mi limito a suggerirvi caldamente la lettura dell’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere di oggi: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/tutto-quello-che-non-ha-fatto-politica-noi-faremo/df04e168-71ad-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Buona stampa. Anzi di più. Come spiega il titolo di questo post, ne condivido anche la punteggiatura. E sono forse anche un po’ innamorato di lei. Scherzi a parte, la considero una dei migliori giornalisti italiani (uomini e donne) e una vera risorsa per il paese.
Dopo aver letto un articolo come quello di Gabanelli, voi tre starete già immaginando che chiuda cedendo al mio irrimediabile pessimismo. E invece, molto a fatica lo riconosco, provo a dare a voi, e prima ancora a me stesso, una spinta non già all’ottimismo (come potrei?), ma alla combattività. Una bella canzone malinconica che invita a non arrendersi. Si tratta di Don’t give up, che Peter Gabriel ha scritto e interpretato per la prima volta con Kate Bush (http://en.wikipedia.org/wiki/Don%27t_Give_Up_%28Peter_Gabriel_and_Kate_Bush_song%29). Le parole le potete trovare qui: http://www.azlyrics.com/lyrics/petergabriel/dontgiveup.html.


Come molti brani belli e di successo, anche questo è stato interpretato da altri artisti. Io l’ho riscoperto nell’esecuzione di Pink e John Legend nell’album The Imagine Project di Herbie Hancock (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Imagine_Project), che mi sembra giusto proporvi.


Auguri.

sabato 1 giugno 2013

E se domani?


Il Fatto Quotidiano è senz’altro il quotidiano che più ha sostenuto lo psiconano+barba-Mediaset e il suo M5S. E, potrei sbagliare, ma ne dubito, sembrerebbe avere qualche difficoltà ad assumere una posizione anche blandamente critica.
Oggi, per esempio, il pupo ha dato libero sfogo alla sua vera natura. Anche il quotidiano del duo Padellaro-Travaglio ne da conto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/01/grillo-faremo-conti-con-floris-e-ballaro-rodota-e-gabanelli/613248/.
Cronaca. Dunque non meriterebbe voto. Eppure… eppure…
Mala stampa. Non c’è dubbio che il tizio decrepito avesse molto più potere di Grillo quando emanò il suo spocchioso e piuttosto schifosetto “editto bulgaro”, tuttavia, che il sedicente leader di un movimento asseritamente votato a cambiare (asseritamente in meglio) dalle fondamenta il paese voglia “fare i conti con qualcuno”, mi piace poco, anzi pochissimo. E mi piace ancor meno che il Fatto Quotidiano non spenda una parola per criticarlo.
Per capirci: sono consapevole che non si tratta del Times o del Washington Post o di un altro quotidiano con qualche decennio di autorevolezza e imparzialità consolidate alle spalle, però… Quando ci fu “l’editto bulgaro” (18 Aprile 2002), il Fatto Quotidiano ancora non esisteva (esce dal Settembre 2009), ma si fa poca fatica a immaginare cosa ne avrebbe scritto. Le cannonate le sentiremmo ancora.
Chissà perché qualcuno, pur se espresse in maniera poco diversa, ritiene di trattare le minacce alla libertà con due pesi e due misure? Oggi Grillo non può cacciare Floris e la Gabanelli. E se domani, invece, avesse il poter per farlo?
Buona notte e buona fortuna.

lunedì 20 maggio 2013

Parti anatomiche fungibili

Per fortuna il nostro paese fluttua su un mare di petrolio e di gas naturale, ospita aziende leader mondiali in settori quali, ad esempio, l’informatica e la bioingegneria e cresce a ritmi che fanno impallidire la Cina. Insomma, non abbiamo problemi… siamo una nazione senza preoccupazioni, in cui tutto è perfetto, a cominciare dalla qualità della classe politica.
Dite che sbaglio? Temo che abbiate proprio ragione. Non fluttuiamo su illimitate risorse naturali, contiamo poche aziende leader mondiali nei loro settori di attività (certamente non in quelli che generano fatturati a tanti zeri), abbiamo un debito pubblico che creerebbe problemi anche al Ragioniere Generale della Repubblica Federale Tedesca, ecc. ecc.
Però, ecco… c’è un però che procura smisurato sollievo. Abbiamo una classe politica e una pubblica amministrazione che tutto il mondo ci invidia, uomini e donne sempre pronti a occuparsi dei problemi veri, quelli che stanno a cuore a tutti i cittadini, e a varare provvedimenti importanti, destinati, se mai possibile, a cambiare in meglio le cose anche in questo lussureggiante giardino di rose.
Solo così si spiega l’attenzione che due figure, che potremmo vendere a peso d'oro all'estero (BUM!), dedicano ai movimenti che partecipano alle elezioni. Lady Ikea e il suo collega, scapigliato e patetico, Ciuffetto Zanda, non certo stanchi di rigirare i pollici in questo paese in cui tutto va bene, Madama la Marchesa, ma preoccupati che, la prossima volta, la ramazza faccia fuori anche loro, hanno pensato bene di provare a far fuori la ramazza: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1245841/Pd--disegno-di-legge---No-a-elezioni-e-rimborsi-ai-movimenti-.html.
Cronaca. Ho scelto di citare Libero, ma la notizia la trovate ovunque. Di Grillo credo di aver detto peste e corna a sufficienza, perciò posso senza timore dire che Lady Ikea e Ciuffetto Zanda non sono nemmeno l’ombra dei legislatori di cui l’Italia ha bisogno, ma due impostori che vogliono impartire lezioni da cattedre assai modeste.
Mai sentito parlare di Ugo Sposetti, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Siete tanto furbi da provarvi a sfruttare una puntata di Report che vi crocefigge alle meschinerie del vostro tesoriere per tentare di mettere in un angolo lo psiconano+barba-Mediaset e il suo puparo?
Com’è che non vi preoccupate di far rispettare la Costituzione e di imporre la trasparenza al Pd, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Cronaca. Certo che Grillo, quando prova a passarsi per rappresentante di italiani diversi dagli altri, francamente riesce a far ridere molto meglio che in altre circostanze.
Il M5S accoglie al suo interno cittadini italiani proporzionalmente delle medesime qualità accolte dagli altri partiti, costruttivi e misurati come dimostrano le considerazioni sulla puntata di Report e su Milena Gabanelli. I leader, invece, possono essere diversi, ma le motivazioni, mi pare, non sono così diverse.
Veniamo alla pubblica amministrazione. Oggi l’editoriale del Corriere della Sera è firmato da Francesco Giavazzi (http://www.corriere.it/editoriali/13_maggio_20/giavazzi-pagare-imprese-si-puo-fare_6ce1022c-c10b-11e2-9182-3948fb309202.shtml) e riprende l’argomento del debito delle pubbliche amministrazioni.
Buona stampa. Mi preme solo sottolineare queste parole: “Dopo 23 mesi consecutivi di decrescita, con un livello della produzione industriale inferiore del 10% al livello del 2008, e un tasso di disoccupazione che sfiora il 12%, il fatto che le pubbliche amministrazioni continuino a non pagare quanto devono alle imprese è francamente criminale”.
Condivido in pieno: l’atteggiamento della nostra pubblica amministrazione è criminale. E mi piacerebbe sentire la voce del Presidente Napolitano forte e chiara a riguardo.
In conclusione: abbiamo Lady Ikea e Ciuffetto Zanda che si preoccupano di rendere la vita difficile allo psiconano+barba-Mediaset; abbiamo lo psiconano+barba-Mediaset e i suoi accoliti che amano la trasparenza come Lady Ikea e Ciuffetto Zanda e in quasi tre mesi trascorsi dalle elezioni non hanno ancora fatto capire se hanno idee serie e plausibili e quali, dedicando, invece, il loro tempo agli scontrini e ai talk show; dalla parte del tizio decrepito le cose stanno come stanno, ossia anche peggio che altrove.
Buona notte e buona fortuna.

martedì 16 aprile 2013

Uno scelto così, da pochi intimi...


La mia stima per Milena Gabanelli l’ho espressa in passato più volte. Al giudizio positivo sulla giornalista e sulla “leader” del gruppo che realizza Report posso oggi aggiungere una confidenza di carattere strettamente personale: considero Milena Gabanelli anche una donna affascinante sotto tutti i punti di vista che contano.
Questo per dire che mi considero un suo estimatore a pieno titolo. Ciò, però, non basta a farmi ritenere ragionevole l’ipotesi di candidarla alla Presidenza della Repubblica (sempre che lei sia d’accordo, ma questo non si sa).
A parte il fatto che, da tempo, penso sia inopportuno candidare per qualsiasi incarico qualcuno senza aver prima verificato che l’interessato intenda candidarsi, trovo sconcertante (per non dire di peggio) il meccanismo ideato dallo psiconano+barba-Mediaset e, soprattutto, dal suo puparo e dalle loro chiome più ordinate delle rare idee sottostanti. Dico questo indipendentemente dalla qualità delle persone coinvolte.
I due geni della comunicazione e della politica hanno pensato bene di scegliere la persona che il M5S vorrebbe occupasse per sette anni la più alta carica della Repubblica Italiana (alla quale la Costituzione attribuisce fondamentali compiti di garanzia e di tutela degli interessi collettivi e del buon funzionamento dello stato) attraverso il voto, espresso via internet, di poco più di 48.000 italiani, qualcosa come lo 0,08% della popolazione (di tutta la popolazione, non dei cittadini aventi diritto al voto: in quel caso ci avvicineremmo pericolosamente all’1%!).
Se questo è democrazia, io sono il fratello più giovane e più bello di George Clooney…
Il puparo e il pupo farebbero meglio a riprendere in mano qualche vecchio manuale di educazione civica (cose antidiluviane, ma loro c’erano). Ho scritto riprendere, mi scuso dell’errore: devono PRENDERE in mano qualche vecchio manuale di educazione civica, perché prima d’ora non l’hanno mai fatto e ignorano i principi elementari della democrazia e la Costituzione delle Repubblica Italiana.
Mi fermo qui, perché parlare di pupo e puparo mi fa salire la pressione quasi quanto parlare di Viavà e del tizio decrepito.
Andiamo ai quotidiani, in particolare al Corriere della Sera di ieri. Con un giorno di ritardo rispetto alla versione cartacea, è disponibile on line un’intervista a Salvatore Rossi, uno dei “saggi” chiamati da Napolitano a dare qualche idea a deputati e senatori e leader di partito. Lui dice molto meglio di me (infatti lui è un membro del Direttorio di Banca d’Italia (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/direttorio/salvatore-rossi), io no) cose che ripeto da mesi sulla burocrazia italiana. E se lo dice lui, che è un pezzo grosso della medesima burocrazia… Ecco il collegamento: http://archiviostorico.corriere.it/2013/aprile/15/burocrazia_freno_prima_riforma_fare_co_0_20130415_440b4fbe-a58c-11e2-856a-0110562013c4.shtml.
Buona stampa. Essere ottimisti? Uhm… quelli sono come la sorgagna (http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=9030), una delle peggiori erbe infestanti delle nostre campagne.
Passando alla musica, visto che ho iniziato con una sorta di dichiarazione d’amore per Milena Gabanelli, vado a farvi ascoltare un brano che ha avuto un ruolo fondamentale nel farmi avvicinare al jazz circa quarant’anni fa. Un mio zio acquisito (persona d’intelligenza e di cultura di gran lunga superiori alla media) era un appassionato e straordinario cultore di jazz e, su richiesta di mio padre, scelse tre album con i quali provare a farmi conoscere la musica che amava. Fu così che, da quello che allora (primi anni 70 del secolo sorso) era il maggior importatore di dischi in Italia, giunsero nella mia stanzetta un 33 giri di Louis Armstrong, uno di Gato Barbieri e uno del gruppo che vi faccio ascoltare questa sera: Weather Report. L’album s’intitola Sweetnighter e il brano è il primo: Boogie Woogie Waltz. Il mio gusto, nel tempo, mi ha portato a prediligere altro all’interno della smisurata famiglia espressiva di questa multiforme e splendida musica. Ma Weather Report e Boogie Woogie Waltz sono stati semi preziosissimi e hanno un posto speciale (grazie a Elio e a Toni) nel mio amore per il jazz.


lunedì 3 dicembre 2012

La storia si ripete


Oggi parliamo di compagnie aeree. In particolare, ovviamente, parliamo della compagnia aerea principale del nostro paese, Alitalia, le cui vicende continuano a essere motivo di perplessità (a voler usare un eufemismo).
Cominciamo da un articolo di Milena Gabanelli e Giovanna Boursier pubblicato on line dal Corriere della Sera ieri, ma aggiornato oggi: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/alitalia-decreto-top-secret-/a63036ca-3c76-11e2-bc71-193664141fb2.shtml.
Buona stampa. Come quasi tutto quello che proviene dalla redazione di Report e, in particolare, da Milena Gabanelli, che considero una vera perla rara nel panorama giornalistico italiano.
La conduzione dell’Alitalia pubblica costituisce un perfetto esempio di come, nelle aziende di proprietà statale, la scelta dei dirigenti abbia assai poco a che fare con le loro capacità manageriali e assai più con la loro abilità nel procurarsi la benevolenza dei politici chiamati a selezionare le figure di vertice e non solo.
Il passaggio di Alitalia alla cosiddetta cordata privata, invece, dimostra come, in questo sventurato paese, i conflitti di interesse siano ormai la norma e non l’eccezione e come la lunga presenza di Berlusconi in politica abbia finito per far perdere rilievo alla questione (anche grazie all’insipienza, temo non del tutto disinteressata, dei suoi avversari politici nell’affrontare il problema) e, comunque, abbia indotto molti imprenditori a gettarsi alle spalle ogni remora, sentendosi in ciò giustificati proprio dalla grandezza dei conflitti irrisolti di Berlusconi.
Quel che mi pare tragico, alla luce del racconto di Gabanelli e Boursier, è che l’azienda continui a perdere parecchi soldi e sia incapace di svolgere il ruolo di compagnia aerea nazionale. A tale proposito, leggete questo articolo dal Sole 24 Ore di oggi, che riprende un’analisi sul settore del trasporto aereo europeo svolta dall’Ue: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-12-03/litalia-resta-spuntate-063805.shtml?uuid=AbYNgZ8G.
Buona stampa. C’è da chiedersi quanti anni passeranno prima che i membri della cordata privata scarichino sulle nostre spalle il fardello di perdite che anche questa “nuova” Alitalia crea giorno dopo giorno.
E lasciamo perdere il fatto che, dalle nostre parti, un aeroporto non si nega a nessuno, con l’unico risultato della proliferazione paradossale di scali i quali, se va bene, restano sottoutilizzati. E in molti casi sono delle vere e proprie cattedrali nel deserto, che hanno comportato inutili spese di realizzazione e comportano altrettanto inutili spese di esercizio (si fa per dire). E quello che è stato e viene speso, ovviamente, è denaro pubblico.
Consoliamoci.
Van Morrison è un cantante irlandese (http://www.treccani.it/enciclopedia/van-morrison/) che ha dato un contributo formidabile alla musica degli ultimi decenni. L’avvio della carriera, negli anni Sessanta, l’ha visto esprimersi con formule musicali abbastanza tipiche del periodo, come prova la prima incisione da solista, Brown Eyed Girl (http://en.wikipedia.org/wiki/Brown_Eyed_Girl), del 1967.


Già l’anno seguente, con l’album Astral Weeks, considerato uno dei suoi migliori, Morrison riprendeva alcuni dei temi della tradizione irlandese e iniziava a sviluppare un proprio stile, più personale e indifferente ai canoni prevalenti all’epoca. Il pezzo è quello che da titolo al disco.


In una carriera lunga come la sua, si contano tantissime collaborazioni con altri grandi musicisti e grandi gruppi. Ricordo, ad esempio, la sua presenza sul palco del concerto che celebrò la fine dell’esperienza di The Band, il complesso canadese (guarda caso fondato a Toronto) che aveva accompagnato, tra gli altri, Bob Dylan. Il ricordo di quel concerto, oltre che nell’album, rimane nel film che ne trasse Martin Scorsese The Last Waltz.
Io, però, preferisco chiudere con un album del 1995, The Long Black Veil, in cui Morrison affianca The Chieftains, complesso irlandese di cui vi ho già fatto ascoltare un brano particolare e divertente qualche tempo fa.
Ecco, quindi, Have I told You Lately, il pezzo che ha fatto vincere Van Morrison un Grammy Award nel 1996.


venerdì 19 ottobre 2012

Quando si tratta di cattive norme, loro sono pronti

A proposito di giornali, credo valga la pena che voi leggiate l'articolo di Luigi Zingales apparso sul 24 Ore di oggi.  E' un buon saggio breve, anzi brevissimo, sulla libertà di stampa e sulla tutela dei giornalisti, suggerito dalla vicenda (che è l'ennesima dimostrazione di quanto male funzioni il nostro sistema giudiziario) della condanna di Sallusti: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-10-19/perche-sallusti-deve-andare-080927.shtml?uuid=AbcBWeuG.
Buona stampa.
Mi sembra che, tra l'altro, mi dia ragione riguardo al fatto che la nostra stampa spesso è in condizione di sudditanza rispetto al potere politico. Si accenna appena, presumo per ragioni di spazio, al fatto che si vogliono rendere ancor più deboli le posizioni dei cronisti meno propensi a chiudere gli occhi (Zingales cita, molto a ragione, Milena Gabanelli e Claudio Gatti). La notizia la trovate, per esempio, in un pezzo del Corriere ieri: http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_18/senato-diffamazione-spunta-norma-antigabanelli_6b0de214-1943-11e2-b7ea-e60076599502.shtml.
Certo che, quando si tratta di inventarsi norme per rendere dura la vita di chi può svelare le loro malefatte, i politici lavorano sempre alacremente e dimostrano indubbiamente molta fantasia. Verrebbe da dire che sprecano il proprio talento, ma, ne sono sicuro, anche voi pensate che non ce n'è tanto di talento dalle parti di Palazzo Madama e di Montecitorio.

mercoledì 22 agosto 2012

Un nodo gordiano


Da tempo Milena Gabanelli va sostenendo che misure volte a restringere drasticamente l’impiego del contante darebbero un formidabile contributo nella (essenziale) lotta all’evasione fiscale, e anche alle altre forme di economia sommersa (e anche criminale) che in assenza di contanti non potrebbero prosperare.
Oggi il Corriere della Sera pubblica un nuovo intervento della conduttrice di Report, in cui articola meglio la sua proposta e illustra con chiarezza il quadro in cui si inserisce (http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/12_agosto_22/usocontante_e9b4e112-ec2f-11e1-9004-4e22268e2993.shtml).
Buona stampa.
Come lei stessa ammette, Gabanelli non è la più ferrata esperta di materia economica, ma le sue considerazioni non sono per nulla campate in aria e, soprattutto, il suo articolo ha il merito di porre in evidenza il nodo apparentemente inestricabile del problema, ossia quello se si debba prima tagliare le tasse o prima riportare alla luce del sole tutta l’enorme massa di movimenti economici che si svolgono nell’ombra. E di proporre una soluzione che, in effetti, sembra poter risolvere la questione e consentire, nello stesso tempo, di ridurre l’incidenza delle imposte e recuperare gettito. Sicuramente non sarà tutto semplice e la stessa Gabanelli ne sembra consapevole, ma è pur sempre una delle (pochissime) proposte sensate che consentirebbe di agire su entrambi i lati del problema.
Certo più ragionevole che pensare di vendere qualche centinaio di miliardi di patrimonio pubblico in poche settimane o altre amenità del genere suggerite dai leader politici, sempre alla ricerca di qualche minuto di attenzione e non di soluzioni praticabili.

sabato 19 novembre 2011

E dopo?


Con la fiducia delle Camere il Governo Monti ha acquisito la pienezza dei poteri. Possiamo rallegrarci, ma restano ancora molti motivi d’inquietudine.
L’analisi di Michele Salvati sul Corriere della Sera è molto lucida (http://www.corriere.it/editoriali/11_novembre_19/salvati_scomode_verita_0bf18ece-1279-11e1-b297-12e8887ffed4.shtml) e mette in evidenza i principali problemi interni e internazionali con cui dovrà misurarsi il Presidente del Consiglio.
Buona stampa.
Vedo, però, un ampio territorio, rimasto quasi inesplorato da Salvati, da dove, spero di sbagliare, arriveranno i maggiori pericoli per il futuro meno immediato. Cosa succederà quando, mi auguro nella primavera del 2013, si concluderà la fase avviatasi nei giorni scorsi?
Senza giri di parole: il mio timore è che, in assenza di correttivi anche radicali, la classe politica (di entrambi gli schieramenti) sarà la stessa che ci ha portato al baratro e che permarranno alcune delle condizioni di cui si è nutrito il malcostume che ha giocato un ruolo niente affatto trascurabile nel degrado finanziario del nostro paese.
Mentre scrivo, il principale gruppo industriale controllato dal Tesoro, Finmeccanica, si trova al centro di un’azione giudiziaria che riporta in evidenza gravi interferenze politiche e scelte manageriali inquinate da relazioni improprie con l’ambiente degli affaristi e dei faccendieri che da anni prospera all’ombra della politica nazionale e locale. Una vicenda non diversa, anche se più ridotta per dimensioni e per caratura delle imprese coinvolte, viene a galla grazie alle indagini originate dalle condizioni fallimentari del gruppo nato attorno all’Ospedale San Raffaele di Milano.
Sono due casi, ma altri se ne potrebbero citare. L’Italia ha da anni un malanno grave, ma il malaffare non sembra soffrire affatto, anzi: una parte cospicua del debito pubblico, anche di recente, è stata originata dalla corruzione. E gli stagni limacciosi ai confini tra affari e politica sono ancora tutti lì in attesa di una bonifica che, necessariamente, non verrà mai fatta se non si rigenera la classe dirigente, in particolare quella politica.
Due misure, tra le tante che andrebbero prese, a me paiono particolarmente efficaci per realizzare questa bonifica: ridurre allo stretto indispensabile il numero delle imprese e dei beni detenuti da enti pubblici (a livello centrale e locale) e introdurre forme di tracciabilità dei pagamenti più rigorose di quelle in vigore attualmente.
Sul secondo punto, ottimo il recente pezzo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/11_novembre_12/fine-del-sommerso_099fe7d6-0d3f-11e1-a42a-1562b6741916.shtml).
Buona stampa.
Le privatizzazioni sono indubbiamente assai più complicate da realizzare, richiedono tempi lunghi e strumenti finanziari complessi; per questo trovo insoddisfacente “il dubbio” odierno di Piero Ostellino, sempre sul Corriere (il link non c’è, mi dispiace). Visto che, pochi giorni fa, aveva invitato i giornalisti a non prendere per i fondelli i lettori, avrebbe dovuto seguire il suo stesso suggerimento e non affermare che la cessione di beni quali spiagge e altri immobili costituisce un realistico strumento per ridurre il debito pubblico italiano in tempi e in dimensioni tali da rendere meno assillante la necessità di rifinanziarlo per 200 miliardi da qui alla fine di Aprile del 2012.
Mala stampa.
Avrebbe fatto meglio a leggersi un articolo di qualche settimana fa di Sergio Rizzo (http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_01/patrimonio-statale-venduto-parole-rizzo_49c61190-ebf8-11e0-827e-79dc6d433e6d.shtml).
Buona stampa.