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venerdì 17 gennaio 2014

E noi paghiamo...


Sul sito LaVoce.info procede lo studio di Roberto Perotti sui costi della nostra Pubblica Amministrazione e i numeri che vengono fuori sono di quelli che fanno rabbrividire, soprattutto in confronto a quello che accade in altri paesi. La puntata odierna dell’indagine è firmata anche da un giovane ricercatore, Filippo Teoldi. Ecco il link: http://www.lavoce.info/stipendi-pubblici-costi-politica/.
Buona stampa.
Che non produrrà alcun risultato, ovviamente, visto che, a cominciare dal Presidente della Repubblica, in chi è alla guida (si fa per dire) dell’Italia non c’è neppure la capacità di valutare quanto sia vergognoso il sistema retributivo dei dipendenti pubblici e quanto sia sproporzionato il loro numero. E non parliamo di efficienza…
Il signor Presidente del Consiglio, il capo del Governo del “fare casino”, il comunicatore del nulla Enrico Letta quando mai metterà mano a una vera riforma della Pubblica Amministrazione? Non ci pensa neppure, su questo metto la mano sul fuoco. E se anche ci pensasse (ma ripeto: non si fa sfiorare neanche di striscio dal proposito di mettere un po’ di ordine nella burocrazia italiana), avrebbe il peggior nemico nell’ufficio accanto, ossia quello occupato dal superburocrate con vista sul Colosseo Patroni Griffi, il quale ha già dato ampia prova di quanto sia ansioso di lasciare in pace i suoi colleghi.
Letta può scrivere quello che vuole su Twitter, ma resta che il suo governo è persino peggiore di quelli che l’hanno preceduto, non ha prodotto nessun provvedimento all’altezza delle nostre pressanti necessità ed è paralizzato dalle solite beghe politiche da strapazzo che caratterizzano questo nostro povero Paese. E mentre Letta, Renzi, lo psiconano+barba-Mediaset, il tizio decrepito e compagnia cantante procedono nella loro ignobile commedia, i burocrati che impestano il governo si guardano bene dal mettere mano anche alla più timida riforma, anzi, approfittano della situazione per produrre ulteriori deliri legislativi che rendono sempre più difficile la vita di noi poveri cittadini.
E mentre in Italia si suona sempre questo vecchio spartito, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna stanno lentamente, ma sicuramente, emergendo dalla crisi. Tra poco rimarremo gli unici a poterci onorare di far parte del club dei PIGS, non proprio prestigioso per la verità, del quale erano membri anche i quattro paesi sopra citati.
Buona notte e buona fortuna.

giovedì 9 gennaio 2014

Fare cosa?


In una delle ultime apparizioni pubbliche, il Papa ha “sdoganato”, impiegandola davanti ai membri di alcune congregazioni religiose, una parola italiana volgare, ma di uso assai comune: casino. Forte di un così importante lasciapassare, oggi la impiegherò anch’io, associandola, però, a un verbo, ma non anticipiamo i tempi…
In realtà, come sosteneva un Professore dell’Università di Padova (uno di quelli davvero bravi e intelligenti), nei casini non c’era affatto casino. Nei casini regnava l’ordine, non la confusione. Ad ogni modo, nell’italiano corrente si è deciso di distorcere un po’ la realtà e di ricorrere a quella parola per descrivere una situazione di caos.
Bene, chiudiamo con questa sciocca (me lo dico da solo) digressione linguistica e veniamo al sodo.
Il Presidente del Consiglio Letta ama sostenere che il Governo che presiede è il “Governo del fare”. Devo ammettere che in tutti questi mesi non ho ben capito la ragione per questa insistente affermazione. Personalmente non mi sembrava proprio di cogliere tutta questa prepotente vitalità e incisività, al contrario. Poi, pian piano, ho cominciato a capire. In realtà, poiché ancora Papa Francesco non aveva sdoganato la parola “casino”, Letta era costretto a dare una definizione parziale del proprio gabinetto. Il suo Governo, infatti, è il “Governo del fare casino”.
Le prove offerte nelle ultime settimane, dal decreto Salva-Roma alla vicenda degli stipendi dei professori, hanno contribuito efficacemente a rafforzare il mio convincimento. Oggi più che mai, lo ripeto, Letta presiede il “Governo del fare casino”.
E’ vero, alcuni potrebbero sostenere che si tratta del “Governo del fare ridere”, ma, francamente, io non sarei d’accordo. Potrei ridere se assistessi alle vicende italiane dall’esterno, che so?, come suddito di Sua Maestà Elisabetta IIa o di Herr Joachim Gauck (e infatti all’estero ridono di noi sempre di più). Come italiano penso che ci sia ben poco da ridere nella cialtroneria di questo Governo che è quello che, più ancora dei precedenti, sembra aver appaltato la gestione delle piccole e delle grandi cose agli alti funzionari della pubblica amministrazione guidati, ça va sans dire, dal super burocrate con vista sul Colosseo Filippo Patroni Griffi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/26/filippo-patroni-griffi-la-casa-vista-colosseo-e-un-affare-da-623mila-euro/790786/).
C’è ben poco da ridere nell’essere suddito di Letta e Patroni Griffi, ma anche di Napolitano, il quale mi sembra aver perso di vista lui pure la gravità della situazione e non saper trovare il coraggio per dare vero impulso al cambiamento necessario per il Paese.
Nel suo discorso di fine anno, ad esempio, quando ha citato la lettera del dipendente pubblico che lamentava l’impossibilità, con il suo modesto stipendio, di far fronte congiuntamente alle tasse e ai costi di mantenimento dei figli, il Presidente della Repubblica si è ben guardato dall’impegnarsi a far sì che, finalmente, si riportino a dimensioni ragionevoli (ed eque) le retribuzioni (e le pensioni) di alcuni dipendenti o organi dello Stato (Capo della Polizia, Segretario della Camera dei Deputati, Giudici della Corte Costituzionale, ecc.).
No, non c’è davvero nulla da ridere… Come si può ridere quando Letta è così preso dal “fare” il Presidente del Consiglio il più a lungo possibile (il che non è tirare a campare, ci mancherebbe!) da “distrarsi” mentre i deputati di tutti i partiti e, forse, anche qualche membro del Governo infilano nei decreti di fine anno le consuete porcherie clientelari con le quali favorire parenti, amici ed elettori.
No, non c’è davvero nulla da ridere se il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sempre Filippo Patroni Griffi, già Presidente di Sezione del Consiglio di Stato (massimo organo della Giustizia Amministrativa) non si preoccupa del fatto che la cosiddetta Legge di Stabilità venga modificata in violazione delle norme che ne regolano la promulgazione e che la maggior parte dei decreti emanati dal Governo non abbia i requisiti di “necessità e urgenza” previsti dalla Costituzione.
No, non c’è davvero nulla da ridere nel vivere in un paese in cui anche alcuni tra i più alti organi dello Stato operano senza rispettare la legge.
No, non ho proprio nessuna voglia di ridere, però… però, voglio provarci.
Intendiamoci: la richiesta dei Pubblici Ministeri non è una condanna, aspettiamo la sentenza di primo grado e poi, eventualmente, quelle dei livelli successivi di giudizio.
Io, però, non posso evitare di ricordare quel che disse Scajola il giorno in cui dette le dimissioni da Ministro: http://video.corriere.it/scajola-mi-dimetto-devo-difendermi/ce18e636-5769-11df-8ce3-00144f02aabe.
E questo video, lo ammetto, mi fa ridere. Scajola è l’archetipo del ridicolo (http://www.treccani.it/vocabolario/ridicolo/).

giovedì 16 maggio 2013

Lo dicevo io 3...


Non è soltanto per immodestia che vado a riprendere due argomenti di cui ho parlato diffusamente in precedenza, tra loro strettamente collegati: il pagamento dei debiti dello Stato e il malfunzionamento della Pubblica Amministrazione italiana, la quale sembra non conoscere limiti nell’esasperare i difetti delle organizzazioni burocratiche.
Non è perché oggi se ne occupano, dandomi sostanzialmente ragione, Sergio Rizzo (il Mastino truce) sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/opinioni/13_maggio_16/rizzo-stato-non-conosce-debiti-imprese_d10e8818-be00-11e2-9b45-0f0bf9d2f77b_print.html) e Ivone Cacciavillani sul Corriere del Veneto. Quest’ultimo articolo non è disponibile on line, quindi l’ho acquisito con lo scanner perché merita di essere letto.


Stampa così e così. Solo perché non si fanno nomi e cognomi. Ci sono i colpevoli per questo stato di cose. Eccome se ci sono… Perché non scrivere nomi e cognomi?
Pensiamo, per esempio, che, nel 2008, appena nominato Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta (il sedicente Premio Nobel mancato) ha avviato quella che, a suo dire, sarebbe stata la rivoluzione copernicana grazie alla quale tutti i difetti della burocrazia dello Stato e degli Enti Locali sarebbero stati spazzati via, sostituiti da efficienza, cortesia, internet e via promettendo. In qualità di Capo di Gabinetto lo affiancava, altrettanto euforico per la possibilità di contribuire a tale svolta mirabolante, Filippo Patroni Griffi (in realtà, sotto sotto, credo remasse contro, ma è un dubbio, soltanto un dubbio).
Visto il successo (si fa per dire) ottenuto, in un paese normale Brunetta e Patroni Griffi sarebbero stati cortesemente messi alla porta e, in caso contrario, i giornali li avrebbero arrostiti a fuoco lento.
L’Italia, però, non è una nazione come le altre. E’ un mostro creato dalla complicità e dal sostegno reciproco di burocrazia e politica, entrambe le peggiori che si possono immaginare. E, temo, neppure le straordinarie doti di noi italiani, di noi semplici cittadini che giorno dopo giorno cerchiamo di svolgere dignitosamente il nostro ruolo, potranno mai permetterci di decapitare questo essere orrendo che rende sempre più difficili e frustranti i nostri sforzi.
Chiariamo: Brunetta e Patroni Griffi non sono gli unici colpevoli. Hanno semplicemente proseguito nel solco di una consolidata tradizione, mantenendolo aperto per i successori.
Il Ministero della Funzione Pubblica esiste sin dal dopoguerra, ha soltanto cambiato nome, ma si tratta di un ufficio della Presidenza del Consiglio con rango di Ministero ospitato a Palazzo Vidoni. Uno splendido palazzo romano, la cui storia potete trovare qui: http://www.funzionepubblica.gov.it/media/225627/palazzo_vidoni.pdf.
Nelle ultime pagine sono indicati i Ministri e i Sottosegretari succedutisi negli incarichi dalla fine della guerra a oggi. Scorrete i nomi: tra quelli recenti ne trovate più d’uno (non soltanto Brunetta e Patroni Griffi) che è ancora lì, da qualche parte, a occupare un ufficio pubblico dopo non essere riuscito a cambiare una virgola del castello di leggi, regolamenti, ecc. per mezzo dei quali i burocratici ci angustiano la vita e tentano di giustificare, ma soprattutto preservare, la loro presenza.
E siccome non bastano loro, giustificano e preservano la presenza anche di altre burocrazie. Rileggiamo Sergio Rizzo: “La medesima Ragioneria così attenta all'equilibrio dei nostri conti pubblici ha candidamente ammesso di non essere in grado di conoscere la reale entità dei pagamenti dovuti ai fornitori, tanto è vero che della rilevazione non si sta occupando una qualche struttura pubblica, bensì le associazioni delle imprese”.
Non so se e quanto ci costerà questa partecipazione delle associazioni di categoria alla definizione dei debiti della Pubblica Amministrazione. Sono propenso a credere che ci costerà e non poco. Le nostre associazioni di categoria sono come i cani, muovono la coda solo se ne vale la pena. E non danno nemmeno una briciola di affetto...
Keith Jarrett, Paris Concert, The Wind: il sollievo.


martedì 23 aprile 2013

Casa dolce casa


E già, quant’è importante la casa per noi italiani. Apparentemente siamo disposti a far qualsiasi cosa pur di averne una che rispecchi le nostre aspirazioni e che, magari, ci consenta anche di procurarci invidia o ammirazione di amici o conoscenti. E questo accade a qualunque livello. Anche i ministri non sanno sottrarsi al desiderio di possedere una magione che, per uno o più motivi, rafforzi la loro immagine di potere e di successo. E nel farlo, di tanto in tanto, accade che incappino in qualche, come dire?, complicazione.
Pensiamo, ad esempio, alle case con vista sul Colosseo del povero Scajola (di oggi la notizia che è di nuovo oggetto di indagine da parte della Magistratura: http://www.lastampa.it/2013/04/23/italia/cronache/dossier-degli-a-casa-di-scajola-sEIiT63QfcOBQqNDVJup5N/pagina.html) e di Patroni Griffi. E anche quando la prendono in affitto, mica si accontentano di un monolocale al Prenestino: pensate all’appartamento da 8.000,00 e più euro al mese che il mitico 3Mounts divideva con il collaboratore e (ex) amico Milanese.
A proposito, sembra che ci siano dei conti in sospeso e che Milanese abbia chiesto a Tremonti di rimborsargli oltre 170.000 euro, ottenendo però un netto rifiuto (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-15/milanese-batte-cassa-tremonti-160645.shtml?uuid=AbF5ZTnH&fromSearch): la questione pare destinata a finire davanti al giudice, dove, non credo di sbagliare, potrebbero anche saltar fuori dettagli interessanti, magari riguardo alle modalità con cui sono avvenuti, finché sono avvenuti, i pagamenti tra coinquilini.
E veniamo all’attualità, perché, ovviamente, c’è un’attualità, non è che vi rifilo quanto precede soltanto perché Milanese vuole che 3Mounts lo rimborsi.
Il Sole 24 Ore di oggi, purtroppo soltanto nella versione cartacea, dedica poco meno di un’intera pagina a un’inchiesta di Claudio Gatti. Non è infrequente che il lavoro di questo ottimo giornalista ottenga un così ampio spazio, un po’ meno frequente è che l’oggetto dell’inchiesta siano le modalità con cui il Ministro dell’Economia in carica ha finanziato l’acquisto e la ristrutturazione della propria (sfarzosa? Sì, molto sfarzosa!) residenza romana. Qualcosa, in realtà, si capisce dalla sintesi disponibile on line e dai relativi commenti (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-23/ministro-grilli-labirinto-pagamenti-074247.shtml?uuid=AbIWMipH&fromSearch).
Buona stampa.
Per quel che ho potuto accertare, soltanto Il Fatto Quotidiano, tra gli altri giornali, ha ripreso quanto emerso dall’inchiesta di Gatti e lo ha fatto in maniera abbastanza estesa (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/grilli-conti-offshore-e-soldi-in-contanti-per-ristrutturazione-della-casa-a-roma/572555/).
Chissà come andrà a finire questa storia? Si concluderà, al solito, come una tipica farsa all’italiana o vedremo un finale alla tedesca o all’inglese? Chi vivrà vedrà…
E passiamo a parlare di senso di responsabilità (o ne ho parlato già anche prima?). Sarò lapidario e mi limiterò a “intimarvi” di leggere questo articolo di Gian Antonio Stella dal Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni-presidente-repubblica/notizie/23-aprile-stella-tutti-applaudono-rimproveri-napolitano_9ca07fba-abd5-11e2-b753-2de04ad0a16e.shtml.
Buona stampa.
La conclusione non può che essere il ricordo di un grande musicista morto ieri: Richie Havens (http://www.nostalgia.it/articolo/lstp/3252/).
Per quelli diversamente giovani come me (sempre copyright Gramellini), il concerto di Woodstock ha rappresentato un evento mitico, un punto fondamentale nella storia della musica. Anche per quelli che, come me, hanno poi scelto di orientarsi su altri generi o, meglio, anche su altri generi, quei 3 giorni nel cuore dell’estate del 1969 rimangono indimenticabili. E Richie Havens era sul palco di Woodstock, dove ha avuto un bell'aiuto dalla sorte (come racconta Wikipedia inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/Richie_Havens) e cantava Freedom.


domenica 10 marzo 2013

Un popolare borgo ecologico, tutto internet e pale eoliche? Non sembra


Ugo Magri è uno dei migliori osservatori politici italiani, solitamente bene informato, il cui stile mi sembra assai diverso da quello di molti suoi colleghi, i quali non di rado paiono scrivere sbirciando dal buco della serratura. Oggi, su La Stampa, Magri analizza le prospettive del Pdl alla luce degli sviluppi nella situazione giudiziaria del tizio decrepito: http://www.lastampa.it/2013/03/10/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/fare-a-meno-di-silvio-il-pdl-studia-come-emanciparsi-dal-leader-PN68lSfwPfIrLxqwGPkYxO/pagina.html.
Buona stampa. Vedremo quanta lealtà sapranno esprimere i lacchè…
Già che siete dalle parti del quotidiano torinese, leggete anche il Buongiorno di due giorni fa: http://www.lastampa.it/2013/03/08/cultura/opinioni/buongiorno/il-coraggio-di-cambiare-ZJfgWZTMsW5yUWXx3aKGzN/pagina.html.
Buona stampa. E tutta la mia ammirazione, oltre a quella di Gramellini, per questa coraggiosa e intelligente donna di Perugia, che mi verrebbe da proporre come prossimo Ministro della Funzione Pubblica. Sono certo che farebbe molto meglio di Patroni Griffi e di Brunetta e di gran parte di quelli che hanno occupato il posto fino ad oggi e che, per l’appunto, hanno accentuato anziché correggere i difetti messi in luce dalla signora perugina.
Tornando agli aspetti più strettamente politici, com’è ovvio, lo psiconano+barba-Mediaset e il suo movimento continuano ad attirare attenzione.
Aldo Grasso, sul Corriere di oggi, si occupa della più giovane parlamentare del M5S e anche di altro: http://www.corriere.it/politica/13_marzo_10/marta-grande-portavoce-m5s-grasso_7b3e2fc4-8944-11e2-9abc-68ed907a89d3.shtml.
Buona stampa. Da chi rappresenta il paese ci si aspetta che pensi al paese, che abbia una propria idea di cosa è giusto o non è giusto fare e, magari, anche di come farlo. Ci si aspetta anche che abbia una pur minima conoscenza dei meccanismi indispensabili per il funzionamento di una democrazia parlamentare complessa come quella italiana. E ci si aspetta che non consideri, come osserva correttamente Grasso, proprio compito ripetere come un pappagallo le parole del leader, sia quelle strillate nelle piazze sia quelle scritte sul blog.
Sbaglierò, ma da chi è chiamato a occuparsi della cosa pubblica, senza dover rispondere ad altro che alla legge e alla propria coscienza (come dice la Costituzione) ci si aspetta che si preoccupi appunto della cosa pubblica, ossia degli interessi di tutti gli italiani e si preoccupi di capire che cosa è meglio fare per tutelare questi interessi in un momento di eccezionale difficoltà economica e sociale come l’attuale. E questo, purtroppo, mi sembra non accadere nel M5S, dove hanno maggiormente a cuore il destino di Casaleggio, come dimostrano queste parole: Casaleggio ha detto che se decidessimo di dare l'appoggio a qualche partito, lui lascerebbe il Movimento. La frase la riprendo testualmente da un articolo de La Repubblica di oggi e sarebbe stata scritta da un senatore sardo del M5S, Roberto Cotti: http://www.repubblica.it/politica/2013/03/10/news/appello_10_marzo-54230402/?ref=HRER2-1.
Buona stampa.
La democrazia è una cosa diversa da come sembrano intenderla Grillo e il suo guru (a me pare più un puparo che un guru, per la verità), per i quali le regole costituzionali e il ruolo dei diversi Poteri (Quarto incluso) sembrano solo un fastidioso ingombro sul cammino per la realizzazione di ciò che va bene a loro, ma forse non va bene a tutti gli altri italiani.
Il M5S ha certamente ottenuto un significativo risultato elettorale, ma non può contare sulla maggioranza né all’interno del Parlamento né tra gli elettori. Grillo e il puparo dovrebbero farsene una ragione e, se possibile, agire di conseguenza (tra l'altro, abbiamo già avuto il tizio decrepito che confondeva il suo bene con quello degli italiani).
Anche perché, grazie al Cielo, gli italiani, pure molti tra quelli che lo hanno votato, vedono quanto vi è d’irrimediabilmente assurdo in alcune proposte dello psiconano+barba-Mediaset, quale quella sull’abbandono dell’euro. Si vedano, sul tema, il sondaggio domenicale del Corriere della Sera e l’analisi di Mannheimer: http://www.corriere.it/politica/13_marzo_10/referndum-euro-non-entusiasma-mannheimer_7cf57f02-8944-11e2-9abc-68ed907a89d3.shtml.
Buona stampa.
Evidentemente gli italiani hanno preoccupazioni quotidiane ben diverse da quelle di chi vorrebbe realizzare, presumibilmente per sé e i propri cari, un paesello ecologista in Costarica. L’inchiesta de L’Espresso che vi ho segnalato giovedì ha provocato un po’ di reazioni, non tutte molto puntuali. Per non apparire parziale, vi propongo la ricostruzione offerta dal Fatto Qotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/08/grillo-costa-rica-nessun-investimento-sospetto-lespresso-non-ce-trasparenza/524655/.
Io un’occhiata a www.ecofeudo.com l’ho data e, per quel che ne posso capire (ma si sa, sono un po’ tonto), mi sembra un depliant pubblicitario di un progetto di sviluppo immobiliare a prevalente carattere turistico e non propriamente rivolto alla massa dei turisti. Certo, hanno rilievo le tematiche ecologiche, ma ci sono anche segnali abbastanza sconcertanti, come la diffusione maniacale della connettività e la previsione di stanze climatizzate per le attrezzature tecnologiche sensibili al calore, mura di cinta e allarmi. Mah…
E non possono mancare le mie solite domande... Ecologisti che non possono fare a meno dell’IPad o del server e della sala cinema nella stanza climatizzata al centro della villetta di bambù e pietra locale? Ecologisti che fanno gite con le loro potenti moto enduro? Ecologisti che vogliono un centro benessere all'ultimo grido? Ecologisti tanto in armonia con l'ambiente circostante e con la popolazione da circondarsi di un muro e da proteggersi con sofisticati sistemi di allarme? No, c'è qualcosa che non mi convince...
P.S. Ho scattato delle immagini di alcune pagine significative di www.ecofeudo.com, sai mai che decidessero di cambiarle...

venerdì 14 dicembre 2012

Triplo concentrato 2


Il quadro politico italiano mi sembra farsi più confuso. Confuso e preoccupante. Perciò evito di parlarne, aspettando che ci sia qualche segnale, più chiaro e più comprensibile, di un’evoluzione positiva. Per ora non vedo motivi di sollievo, al contrario.
Restando vagamente in tema, siccome ho tanti difetti, ma non quello di essere nazionalista, eviterò di fare ricorso a certi argomenti per lamentarmi del modo, a dir poco inconsueto, con cui gli organi direttivi di un movimento politico europeo hanno indicato il loro candidato ideale alla Presidenza del Consiglio. Un atto inopportuno e, temo, controproducente. E mi pare che anche Mario Monti abbia sbagliato a farsi coinvolgere in una rappresentazione di qualità assai mediocre. Il Partito Popolare Europeo aveva ben diritto di far sentire la propria voce critica sulle fanfaronate contro l’euro e contro l’Europa del tizio decrepito. Assai meno di far indossare a Mario Monti la propria casacca.
Passiamo alle misure sulle Province che si sono arenate in Parlamento. Il sito LaVoce.info offre un’interessante valutazione dei provvedimenti del Governo in questa materia, un articolo che mette in evidenza gli errori commessi dal Ministro Patroni Griffi, sul quale avevo espresso riserve già in passato. Ecco il collegamento al pezzo: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003454.html.
Buona stampa.
Chiuderei con un piccolo aggiornamento sul triplo concentrato, ossia su quel parlamentare ed ex-ministro che, con straordinario buongusto, ha detto di non essere in grado di pagare la seconda rata dell'IMU che, a quanto pare, è di svariate migliaia di euro inferiore rispetto a quanto riceve ogni mese dalla Camera. Non dico altro, perché la sola cosa che merita Brunetta è di essere sepolto dagli insulti, ma io non intendo mancare alle regole che mi sono dato oltre un anno fa. Questo è l'articolo dal Corriere del Veneto che approfondisce la questione: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2012/13-dicembre-2012/appartamenti-ville-terreni-ecco-immobili-brunetta-2113148236414.shtml.
Buona stampa.
Una cosa, però, non posso fare a meno di aggiungere: visto che Brunetta e Patroni Griffi hanno gestito in successione il Ministero della Funzione Pubblica, credo che il prossimo Presidente del Consiglio debba trovare qualcuno in grado di fare una pulizia radicale. Dopo un'accoppiata simile, servono scope e detersivi in quantità...

domenica 8 luglio 2012

Dove si va con questi tre?


Non temo di essere considerato un estimatore di Piero Ostellino. Ho detto più volte che non mi piace il suo modo (attuale) di fare il giornalista e di non condividere la gran parte di quel che afferma. Mi spingo a confessare pubblicamente di trovarlo, sul piano personale, assai poco simpatico. Con lui ho avuto alcuni scambi di mail, anche piuttosto bruschi, nei quali ci siamo mandati al diavolo reciprocamente, ma, credo, in maniera sostanzialmente civile (permalosità e presunzione non gli mancano, come non mancano neppure a me).
Bene, questo preambolo serve per dire che, per quanto io sia lontanissimo dal trovarmi in sintonia con Ostellino, preferirei non aver scoperto che qualcuno è tanto privo di buon senso da scrivere frasi come quelle riportate ne “Il dubbio” di ieri (http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/07/Gli_elogi_fanno_male_buon_co_9_120707100.shtml).
Non do un giudizio. Non sintetico almeno, perché sarebbe inevitabilmente inadeguato. E' un pezzo con troppi aspetti diversi.
Come sempre Ostellino si esprime nel suo modo non lineare, con collegamenti che mi paiono piuttosto male articolati, tuttavia scoprire che c’è chi lo critica in quel modo e arriva ad augurarsene la morte, inevitabilmente, mi spinge a prendere le parti del giornalista, per quanto non ne condivida il pensiero. Anche quello che, così brutalmente, gli contesta il lettore (il cui nome non ripeto, anche se scritto qui non conquisterebbe notorietà). Non c’è alcun dubbio che, per riaffermare il valore dei principi liberali, Ostellino analizzi la realtà in maniera parziale, anche incompleta. Ho scritto che, nel suo precedente pezzo (http://www.corriere.it/opinioni/12_luglio_03/ostellino-paesi-virtuosi-paesi-non-virtuosi_12c9d23c-c4e0-11e1-a141-5df29481da70.shtml), Ostellino usava argomentazioni pretestuose. Lo ribadisco. Non si può parlare della crisi del debito senza tenere conto di quant’è costato a molte nazioni il salvataggio delle banche messe in ginocchio dalla crisi dei mutui subprime, conseguenza non già di interventismo pubblico, ma di disinvolta avidità (se non addirittura di consapevole disonestà) di molte banche d’affari, principalmente americane, e di molte banche commerciali, queste sparse in tutto il mondo. Non si può parlare del mercato come di un toccasana per tutti i mali del tempo presente, non si può farlo perché abbiamo di fronte agli occhi le prove di come, in molti mercati, manchino trasparenza e vera concorrenza, quindi siano del tutto diversi da quelli ipotizzati dalle teorie liberali.
Se vogliamo, Ostellino è un fanatico esattamente come il pessimo tizio che lo minaccia: difende un principio indipendentemente dalla sua reale applicabilità ai giorni nostri e pretende di convincere servendosi di argomenti tutt’altro che solidi.
Questo, ovviamente, non è un buon motivo per minacciarlo come fa quel lettore, come dire?, parecchio disturbato. Criticarlo sì, com’è ho fatto sopra e come, con ancora maggior veemenza, farò adesso.
Trovo intollerabile che un ex direttore del Corriere della Sera concluda la propria rubrica settimanale come segue:
“Un ministro in carica ha comprato un appartamento a prezzo d'affezione nei pressi del Colosseo dopo che l'area era stata definita «zona sismica». Poi ha fatto ricorso contro il pagamento dell'Imu, impugnando la misura governativa che ne esenta i terremotati e ottenendo soddisfazione. Mi chiedo come avrebbero reagito i media - che oggi hanno ignorato la notizia - se si fosse trattato di un ministro del governo Berlusconi; del quale - lo dico a chi confonde i principi con la difesa di una parte politica - non sono stato né elettore, né estimatore.”
Questo ministro, si presume, ha un nome e un cognome. Il fatto che Ostellino citi la vicenda senza indicarli è, magari sbaglio, gravissimo. E vile. Ancora una volta si dimostra che Ostellino usa gli argomenti con opportunismo, direi anche subdolamente. Non mi piace per niente. Anche perché della storia della casa al Colosseo comperata a sconto dallo Stato si parla da mesi. E Patroni Griffi (questo è il cognome del ministro) ci ha fatto una figura men che mediocre.
Su Il Fatto Quotidiano, il cartaceo di oggi, ho letto che la notizia del mancato pagamento dell’Imu è smentita, tanto che Ostellino sarà querelato.
E dovrebbero farla loro un’Italia migliore? Ma per carità… Patroni Griffi e Ostellino sono della medesima pasta, quella che rende la nostra classe dirigente pateticamente inferiore a quella di innumerevoli altri paesi, non soltanto quelli cosiddetti avanzati. E non diciamo nulla sul lettore dalla lingua, o meglio tastiera, troppo lunga...

martedì 8 maggio 2012

I frenatori


La Lettura, il supplemento domenicale del Corriere, del 6 Maggio ospitava un’interessante intervista al fondatore di Amazon, Jeff Bezos (http://lettura.corriere.it/jeff-bezos-%C2%ABil-futuro-e-dei-lettori-e-degli-autori-gli-editori-devono-sudare%C2%BB/).
Buona stampa.
Il pezzo consente di conoscere meglio uno dei pochi veri geniali imprenditori che hanno saputo sfruttare il grande potenziale d’internet.
Quello, però, che mi piace parecchio è la citazione, da parte di Serena Danna, l’intervistatrice, di una frase che mi sembra utile riportare, così che anche chi non ha voglia di leggere l’intero articolo possa appuntarsi queste parole di Clay Shirky: “Le istituzioni tendono a preservare i problemi per cui sono loro stesse la soluzione»”.
Mi sembra un aforisma di notevole saggezza e, non credo di sbagliare, si adatta piuttosto bene a interpretare la realtà politica italiana attuale.
E si adatta alla grande maggioranza delle burocrazie, che sono ovunque un freno al cambiamento, ma lo sono tanto di più là dove, come in Italia, il cambiamento comporterebbe la fine di tantissimi privilegi. Non pensate, però, soltanto ai burocrati ministeriali (sui quali torniamo tra un attimo): anche le cosiddette parti sociali, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, si oppongono a gran parte degli interventi che potrebbero intaccare le loro “rendite di posizione”. Sia i singoli sia le imprese sono costretti a rivolgersi ai loro sedicenti rappresentanti per poter adempiere tutta una serie di obblighi di legge che in altri paesi si possono semplicemente soddisfare sedendosi davanti al computer e collegandosi ai siti delle pubbliche amministrazioni. E i loro sedicenti rappresentanti si fanno pagare, anche profumatamente, per questo “servizio” che, nei fatti, è una sorta di tassa privata garantita dall’inefficienza e/o dalla connivenza dello Stato.
C’è da fare tanta pulizia anche in quelle organizzazioni, però dubito che si riuscirà a farlo perché, come ho osservato già altre volte, manca la volontà persino nel Governo Monti. La prova più recente viene dall’accordo tra Ministero della Funzione Pubblica e sindacati sul pubblico impiego. A riguardo vi suggerisco un pezzo di Luigi Olivieri da LaVoce.info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003054.html).
Buona stampa.
Francamente non mi stupisce poi tanto che succeda quanto Olivieri descrive con chirurgica precisione. Volete che un signore come Patroni Griffi non abbia accumulato una bella quantità di debiti di riconoscenza nella sua lunga carriera? Pensate davvero che possa essere arrivato dove è arrivato senza aver avuto il sostegno o la benevola indifferenza di coloro con i quali ha concordato questa possibile riforma?
E sì, con certi tecnici, se continuano così, finiremo per rimpiangere persino quei cialtroni dei politici.

sabato 10 marzo 2012

Se fosse solo colpa della perfida Albione


La mia ammirazione per gli inglesi non arriva a farmi pensare che si siano comportati impeccabilmente nella vicenda degli ostaggi in Nigeria, tuttavia sono propenso a condividere il punto di vista di Franco Venturini sul Corriere di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/12_marzo_10/servizi-pregiudizi-venturini_38d865aa-6a78-11e1-8b63-010bde402ef9.shtml) e a ritenere che le spiegazioni devono arrivare anche da Roma e non solo da Londra.
Buona stampa.
Mi sembra un approccio più meditato e più freddo rispetto a quello, sempre sul Corriere della Sera, ma ieri, di Antonio Puri Purini (http://www.corriere.it/editoriali/12_marzo_09/inaccettabile-schiaffo-e-le-scuse-non-bastano-antonio-puri-purini_39631ad6-69b2-11e1-b42a-aa1beb6952a8.shtml), che pure pone il dito su alcune nostre piaghe e lo fa bene in particolare quando sottolinea che l’autorevolezza si acquisisce nel modo in cui si agisce, non per legge. Il pezzo non è male, ma come spesso accade, c’è un ma… Anzi, ce ne sono alcuni di ma...
Stampa così e così.
Non sono tenero nei confronti di Puri Purini, oltre che per quel che ha scritto, perché proviene dalla nostra pubblica amministrazione, in particolare dalla carriera diplomatica. La nostra pubblica amministrazione, purtroppo, non costituisce un’arma vincente per il paese, al contrario. E’ un sistema autoreferenziale, con meccanismi di avanzamento che (lo dice anche Puri Purini, sebbene limitando il giudizio al settore militare) ben poco hanno a che fare con il merito e le capacità. Ecco, sarebbe stato bello se Puri Purini non avesse limitato la propria critica ai militari e ai servizi segreti. Se nel caso della sfortunata operazione in Nigeria, infatti, le colpe italiane sembrano da attribuire a quel segmento della pubblica amministrazione, in altre circostanze sono i diplomatici a rivelarsi inadeguati. Ho il timore che non si riuscirà a fare molto per migliorare la situazione neppure con il Governo Monti: pensare che un Ammiraglio e un Ambasciatore possano metter mano a processi di rinnovamento dei Ministeri della Difesa e degli Esteri mi sembra poco realistico. I problemi, comunque, non ci sono soltanto tra i generali e gli ambasciatori. Speriamo che nei prossimi mesi Patroni Griffi riesca come Ministro là dove ha fallito da dirigente. E anche questo, non credo di sbagliare, mi sembra piuttosto difficile.