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lunedì 20 maggio 2013

Parti anatomiche fungibili

Per fortuna il nostro paese fluttua su un mare di petrolio e di gas naturale, ospita aziende leader mondiali in settori quali, ad esempio, l’informatica e la bioingegneria e cresce a ritmi che fanno impallidire la Cina. Insomma, non abbiamo problemi… siamo una nazione senza preoccupazioni, in cui tutto è perfetto, a cominciare dalla qualità della classe politica.
Dite che sbaglio? Temo che abbiate proprio ragione. Non fluttuiamo su illimitate risorse naturali, contiamo poche aziende leader mondiali nei loro settori di attività (certamente non in quelli che generano fatturati a tanti zeri), abbiamo un debito pubblico che creerebbe problemi anche al Ragioniere Generale della Repubblica Federale Tedesca, ecc. ecc.
Però, ecco… c’è un però che procura smisurato sollievo. Abbiamo una classe politica e una pubblica amministrazione che tutto il mondo ci invidia, uomini e donne sempre pronti a occuparsi dei problemi veri, quelli che stanno a cuore a tutti i cittadini, e a varare provvedimenti importanti, destinati, se mai possibile, a cambiare in meglio le cose anche in questo lussureggiante giardino di rose.
Solo così si spiega l’attenzione che due figure, che potremmo vendere a peso d'oro all'estero (BUM!), dedicano ai movimenti che partecipano alle elezioni. Lady Ikea e il suo collega, scapigliato e patetico, Ciuffetto Zanda, non certo stanchi di rigirare i pollici in questo paese in cui tutto va bene, Madama la Marchesa, ma preoccupati che, la prossima volta, la ramazza faccia fuori anche loro, hanno pensato bene di provare a far fuori la ramazza: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1245841/Pd--disegno-di-legge---No-a-elezioni-e-rimborsi-ai-movimenti-.html.
Cronaca. Ho scelto di citare Libero, ma la notizia la trovate ovunque. Di Grillo credo di aver detto peste e corna a sufficienza, perciò posso senza timore dire che Lady Ikea e Ciuffetto Zanda non sono nemmeno l’ombra dei legislatori di cui l’Italia ha bisogno, ma due impostori che vogliono impartire lezioni da cattedre assai modeste.
Mai sentito parlare di Ugo Sposetti, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Siete tanto furbi da provarvi a sfruttare una puntata di Report che vi crocefigge alle meschinerie del vostro tesoriere per tentare di mettere in un angolo lo psiconano+barba-Mediaset e il suo puparo?
Com’è che non vi preoccupate di far rispettare la Costituzione e di imporre la trasparenza al Pd, Lady Ikea e Ciuffetto Zanda?
Cronaca. Certo che Grillo, quando prova a passarsi per rappresentante di italiani diversi dagli altri, francamente riesce a far ridere molto meglio che in altre circostanze.
Il M5S accoglie al suo interno cittadini italiani proporzionalmente delle medesime qualità accolte dagli altri partiti, costruttivi e misurati come dimostrano le considerazioni sulla puntata di Report e su Milena Gabanelli. I leader, invece, possono essere diversi, ma le motivazioni, mi pare, non sono così diverse.
Veniamo alla pubblica amministrazione. Oggi l’editoriale del Corriere della Sera è firmato da Francesco Giavazzi (http://www.corriere.it/editoriali/13_maggio_20/giavazzi-pagare-imprese-si-puo-fare_6ce1022c-c10b-11e2-9182-3948fb309202.shtml) e riprende l’argomento del debito delle pubbliche amministrazioni.
Buona stampa. Mi preme solo sottolineare queste parole: “Dopo 23 mesi consecutivi di decrescita, con un livello della produzione industriale inferiore del 10% al livello del 2008, e un tasso di disoccupazione che sfiora il 12%, il fatto che le pubbliche amministrazioni continuino a non pagare quanto devono alle imprese è francamente criminale”.
Condivido in pieno: l’atteggiamento della nostra pubblica amministrazione è criminale. E mi piacerebbe sentire la voce del Presidente Napolitano forte e chiara a riguardo.
In conclusione: abbiamo Lady Ikea e Ciuffetto Zanda che si preoccupano di rendere la vita difficile allo psiconano+barba-Mediaset; abbiamo lo psiconano+barba-Mediaset e i suoi accoliti che amano la trasparenza come Lady Ikea e Ciuffetto Zanda e in quasi tre mesi trascorsi dalle elezioni non hanno ancora fatto capire se hanno idee serie e plausibili e quali, dedicando, invece, il loro tempo agli scontrini e ai talk show; dalla parte del tizio decrepito le cose stanno come stanno, ossia anche peggio che altrove.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 14 aprile 2013

Abbiamo bisogno di ben altro che capponi!


Com’è naturale, il Sole 24 Ore garantisce ampio spazio alle opinioni dei principali esponenti di Confindustria e agli eventi dell’associazione. Oggi, tra i molti articoli dedicati alla manifestazione torinese dell’organizzazione degli imprenditori, mi pare ben scritto l’editoriale del direttore Roberto Napoletano: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-14/salviamo-almeno-salvabile-081029.shtml?uuid=AbMJ10mH.
Buona stampa. Vengono i brividi nel leggere le parole di uno dei miei migliori omonimi (per fortuna, non tutti i Roberto vengono per nuocere!). Il tessuto produttivo del nostro paese si va pian piano disfacendo, in parte anche per colpa di un modello fragile (in sintesi: basato sulla famiglia e, conseguentemente, rigido sia sul piano organizzativo che sul piano finanziario), ma soprattutto perché, più che mai, pesano gli errori di chi ha retto il governo negli ultimi vent’anni.
Mancano infrastrutture essenziali, dai trasporti alle reti informatiche. Abbiamo costi energetici tra i più alti della Ue. L’incidenza delle imposte ha superato il livello non solo della tollerabilità, ma anche quello della legittimità. Il divario tra costo sostenuto dalle imprese e salario percepito dai lavoratori ha anch’esso raggiunto dimensioni insostenibili. E continuate voi...
Tutto questo è accaduto senza che la classe politica facesse alcunché di realmente incisivo per cambiare le cose e per porre un freno al deterioramento del sistema, anzi. Dalle farneticazioni sul ponte sullo Stretto alle “lenzuolate” ridicolmente inutili, giusto per riferirmi ai leader attuali dei due maggiori partiti politici, il campionario delle parole in libertà e dei provvedimenti effimeri o nocivi comprende di tutto.
Anche il Governo Monti, mi spiace dirlo perché lo avevo ritenuto meritevole di fiducia, ha mancato largamente. Un po’ perché non ha saputo sottrarsi alle influenze dei partiti che lo sostenevano (non con la necessaria convinzione e coerenza, per la verità), ancor di più perché era formato da persone che non avevano la cultura necessaria per avviare un processo riformatore profondo e vario come quello di cui l’Italia ha bisogno. L’ho scritto sino alla noia (di voi tre e mia): gente come Patroni Griffi o Catricalà non saprebbe mai metter mano a provvedimenti che incidano realmente, ad esempio, sul funzionamento della pubblica amministrazione. Hanno alle spalle due encomiabili (dal loro punto di vista) carriere nell’apparato amministrativo dello Stato: sono espressione di quella stessa burocrazia che, indifferente a tutto, sta uccidendo il paese in accordo con la politica. Inutile che mi dilunghi, ne ho già parlato.
Anzi, no: sta uccidendo l’energia vitale, la creatività, la tenacia, la serietà con cui gli italiani avevano saputo sfuggire al proprio destino nel secondo dopoguerra. Quegli stessi valori che, ancora, resistono tra la gente comune, anche se con difficoltà sempre maggiori, in particolare per le generazioni più giovani. La gente comune non si arrende e cerca di sottrarsi al declino. Ma c’è un ma. E lo affido alle parole di Guido Gentili, sempre dal 24 Ore di oggi: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-14/dovere-rispondere-152655.shtml?uuid=AbUfV7mH&fromSearch.
“Ma ogni sforzo potrebbe risultare alla fine inutile in presenza di un sistema lasciato politicamente alla deriva, senza un governo credibile che governi e con un Parlamento non in grado di lavorare in modo efficace. E con una burocrazia amministrativa che si chiude ulteriormente su se stessa a difesa del proprio potere di interdizione. Il tutto, in un'atmosfera da campagna elettorale permanente”.
Pensavo di fermarmi qui, però non posso proprio. Nei polpastrelli ho un rancore che non so trattenere. Il mio disgusto per Viavà, per il tizio decrepito e per il pupo (e per i loro collaboratori e/o pupari) non può trattenersi. I primi due continuano nella patetica battaglia come i capponi di Renzo (capponi in tutti sensi). Il pupo, invece, parla come se lui avesse offerto qualche realistica alternativa, il che, com’è evidente, non è accaduto. E ha dimostrato non solo che il M5S non ha la visione necessaria per dare un futuro decente all’Italia, ma anche che il metodo ideato da lui e dal puparo per selezionare i quadri del movimento è semplicemente inadeguato (eufemismo). E non sono nemmeno capaci di proteggersi dai pirati informatici!
Sappiamo che non ci salveremo grazie a Viavà e al tizio decrepito, ma avrei seri dubbi sul possesso, da parte mia, di facoltà intellettive (che riconosco modeste, ma presenti) se mi facessi sfiorare dall’idea che saranno gente del calibro di Lombardi e Crimi a portare l’Italia fuori dalla crisi in cui versa.
Godetevi il ritratto che di Lombardi offre Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi: http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_14/roberta-la-vertigine-del-potere-grasso_06ae3f22-a4ca-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml.
Buona stampa.
Se poi, dopo il sorriso a denti stretti provocato da Grasso, volete tornare a guardare alle tante ragioni di pessimismo che, giorno dopo giorno, i cosiddetti leader politici ci offrono, andate a studiarvi i nomi dei candidati alla Presidenza della Repubblica proposti da Pd, Pdl e M5S.
Anche se qualcuno dei dieci selezionati dal M5S è personaggio d’indubbio prestigio e meritevole di rispetto, non mi pare che nessuno possegga i requisiti necessari nella contingenza che viviamo. Se poi andiamo a vedere chi propone Viavà, quello ancora convinto di essere destinato a guidare il “governo del cambiamento”, viene il sospetto che le sue poche idee confuse siano state smacchiate… Gente come Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) rappresenta il cambiamento come… come il candidato premier del Pdl per le prossime elezioni.
Oltre a non rappresentare il cambiamento, Amato, D’Alema e Finocchiaro (Lady Ikea) hanno parecchie macchie sulla pelliccia (non quante il tizio decrepito, ma non certo poche). E sono espressione del medesimo sistema di potere che danni tormenta questo povero paese, quello di cui parlano Roberto Napoletano e Guido Gentili. Un sistema di potere che qualcuno ancora promette di cambiare con una rivoluzione liberale…
Ecco, vi ho rifilato una pagina e mezza per raccontarvi quello che sapevate già…
Buona notte e buona fortuna.

giovedì 11 aprile 2013

Non siamo mica qui per risolvere i vostri problemi


Stefano Folli difficilmente delude. Le sue analisi sono precise e, soprattutto, sono concrete, diverse da quelle di molti altri commentatori politici, i quali s’inerpicano sugli specchi e arzigogolano sul nulla.
Anche oggi il commento pubblicato dal Sole 24 Ore mi sembra centrato: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-11/battaglia-veti-074910.shtml?uuid=AbSKv9lH.
Buona stampa. Concordo certamente sul forte impatto simbolico che avrebbe l’elezione alla Presidenza della Repubblica di una donna. Sono meno d’accordo sulla rosa dei nomi indicati da Folli, o, per meglio dire, non sono contento di vedere tra le possibili candidate il Ministro Cancellieri e Anna Finocchiaro (Lady Ikea come la chiamo io confidenzialmente). Sulla prima ho riserve che nascono dall’essere un’esponente di quella burocrazia pubblica che (con rare eccezioni, di cui probabilmente Cancellieri è una delle più significative) tanto ha contribuito e contribuisce ai problemi del paese: i cambiamenti di cui abbiamo bisogno richiedono che al Quirinale salga qualcuno che sappia assecondare una vera e drastica riforma della pubblica amministrazione; con tutto il rispetto, mi permetto di dubitare che la Signora Cancellieri riuscirebbe in questo. Di Lady Ikea, beh, se non bastasse per escluderla l’episodio vergognoso che mi ha suggerito questo soprannome, osservo che si tratta di una figura centrale nella nomenclatura del Pd, una delle persone di maggior peso all’interno di un gruppo dirigente che, oltre ad aver perso le elezioni (perché non le ha realmente vinte, checché ne pensino loro), continua a muoversi con un’arroganza e un’autoreferenzialità a dir poco intollerabili. Mi guardo bene dallo schierarmi con Renzi, sulle qualità del quale nutro molti dubbi, ma che lo Stalinuccio di Gallipoli sia corso a Firenze per incontrarlo e cucire una toppa la dice lunga sullo stato di salute del partito il cui segretario, il mitico Viavà, probabilmente si ritiene ancora destinato alla guida del Governo. Povero Bersani, non ha capito che la corriera è passata non da un’ora, ma da qualche giorno. Sulle colline piacentine avrà tempo per sfornare sempre nuove e sempre mirabolanti metafore inutili.
Per concludere, vale la pena che vi suggerisca, in ritardo, l'editoriale del Corriere della Sera di ieri, firmato da Angelo Panebianco, nel quale tra le tante riflessioni interessanti, c'è quella che le questioni da risolvere non sono quelle che riguardano Viavà e il tizio decrepito, ma quelle, assai più gravi, che interessano tutti noi, tutti i cittadini italiani. Ecco il collegamento: http://www.corriere.it/editoriali/13_aprile_10/due-scenari-da-evitare-editoriale-panebianco_0e1408b8-a19c-11e2-8e0a-db656702af56.shtml.
Buona stampa.

martedì 22 gennaio 2013

Stasera soltanto pozze di fango


L’editoriale del Corriere della Sera di oggi è affidato alla penna di Antonio Polito.
L’argomento è l’esclusione di Nicola Cosentino dalle liste del PDL in Campania. Polito si era già occupato della questione con un pezzo che soltanto nelle ultime ore è stato reso disponibile nella edizione on line (credetemi: lo tengo d’occhio da quando è uscito in cartaceo).
Buona stampa. Per il primo pezzo. Stampa così e così. Per quello di oggi.
L’articolo di sabato mi era apparso subito convincente e, infatti, speravo di proporvene la lettura già il giorno in cui era stato pubblicato. Il secondo, al contrario, mi sembra criticabile, sia pure non completamente.
A riguardo di quest’ultimo, dirò che non vedo un successo degli Italiani nell’esclusione di Cosentino dalle liste del PDL. Io vedo soltanto un’affermazione delle logiche assurde che governano le competizioni elettorali in Italia, ma anche altrove. Noi, come accade sovente, riusciamo a raggiungere livelli preclusi a tutti gli altri, ma non siamo soli a doverci confrontare con il dilagare di un agonismo che trascende ogni ragionevolezza. Detto altrimenti: non c’è dubbio che un partito aspiri a vincere le elezioni come un ciclista aspira a vincere il Tour de France, ma… Credo sia chiaro cosa intendo. L’attualità mi aiuta.
Tornando al pezzo odierno di Polito, osservo con piacere che anche lui sottolinea (non diversamente da quanto ho fatto io ieri) come sia la famigerata legge elettorale ancora in vigore a favorire il mercanteggiamento attorno alle candidature. E mi conforta trovarmi d’accordo con lui sul fatto che anche gli altri partiti non sono esenti da critiche in materia. Rimango, tuttavia, del tutto sconcertato nel vedere che giudica una nostra vittoria la sconfitta di Cosentino.
Cosentino (con la sua cerchia di amici) sarà anche stato sconfitto (e lo vedremo), ma noi non abbiamo vinto. Non abbiamo vinto perché, per esempio, in tutte le liste si trovano nomi che fanno accapponare la pelle. Per esempio: ci siamo liberati di Cosentino, ma abbiamo ancora Verdini, tanto per dire… Più in piccolo, ma comunque spiacevolmente urticante: Madame Ikea Anna Finocchiaro avrà senz’altro un seggio a Palazzo Madama.
E queste, mi sforzo ancora di essere elegante, sono soltanto quisquilie!
Il problema è che, a quasi un mese dalle elezioni, anche i giornali più autorevoli si occupano delle liste rubate, del fratello o del figlio di quel tale che si candida per un partito diverso da quello del famoso parente, di chi sta un posto sopra e di chi sta un posto sotto e via di seguito. In altre parole, uno sciocchezzaio patetico, che nulla ha che fare con i problemi del paese. Non credo di esagerare se sostengo che politica e stampa sono ormai completamente fuori dalla realtà e che la classe dirigente italiana è del tutto inadeguata e connivente.
Vorrei concludere con una nota positiva. Non ci riesco proprio. E non mi va di sprecare buona musica questa sera. Mi conviene tenere fieno in cascina.