Mancano poche settimane alle Convention nel corso delle quali, negli Stati Uniti, i Democratici e i Repubblicani confermeranno i propri candidati alla Casa Bianca.
Quello che succede in Italia e nel mondo, come ne parla la stampa e quel che ne penso io. Con attenzione per politica, economia e finanza.
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domenica 15 maggio 2016
mercoledì 27 maggio 2015
Gli Impresentabili? Una farsa italiana
La notizia del giorno, non posso nasconderlo, è di quelle
che leggo con un misto di sconcerto e di soddisfazione. Ovviamente alludo alla
retata di dirigenti della FIFA effettuata dalla polizia svizzera su indicazioni
della magistratura americana. Ecco il resoconto da La Stampa: http://www.lastampa.it/2015/05/27/sport/dagli-usa-accuse-di-corruzione-ai-vertici-fifa-arresti-in-svizzera-ZAIf3arc51BdXesEKw3kKI/pagina.html.
Cronaca. La sola osservazione è una previsione: questa
indagine arriverà a una conclusione, quale che sia, assai prima di buona parte
di quelle in corso in Italia sulle varie puntate del “Calcioscommesse”. E una
domanda: quanto ci vorrà prima che si cominci, anche a livello internazionale,
a fare un po’ di pulizia nel mondo dello sport, non solo del calcio?
sabato 3 gennaio 2015
Buona fine e buon principio
Negli ultimi giorni dell’anno, mio padre soleva salutare con
questo augurio le persone che incontrava. Mi è sempre parso un bell’augurio: in
quel mettere insieme l’anno che finiva e quello che stava per iniziare vedevo
un senso di continuità nell’auspicare il benessere del destinatario.
Se dobbiamo guardare a quel che ci offrono i quotidiani di
ieri e di oggi, che ci raccontano la fine del 2014 e l’inizio del 2015, per
l’Italia non c’è stato niente di buono né nell’una né nell’altro.
Cominciamo da qualcosa che è accaduto nel 2014 e che ci
viene descritto da Il Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/24/maxxi-stipendio-non-autorizzato-giovanna-melandri/1295337/):
finalmente la Presidente del Maxxi sarebbe riuscita a pagarsi lo stipendio al
quale, ricordate, aveva asserito di voler rinunciare, salvo poi ritornare
piuttosto rapidamente e in modo un po’ opaco sul proprio impegno (http://www.lettera43.it/politica/melandri-dal-maxxi-arriva-lo-stipendio_43675103689.htm).
La signora Melandri è davvero una che non si preoccupa di se stessa, ma ha a cuore il bene comune e ha in odio i privilegi della classe politica quasi
quanto Beppe Grillo, come ben spiegavano quasi tre anni fa Libero (http://www.liberoquotidiano.it/news/home/921737/Melandri-La-deputata-Pd-difende-il.html)
e Il Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/30/melandri-co-servi-d%E2%80%99italia/187747/).
Buona stampa. Per tutti. Quel che penso io della Signora
Melandri, a questo punto, conta assai poco. Però voi tre un’idea ve la sarete senz’altro fatta…
E veniamo a una vicenda di cui parla una lettera di Pietro
Ichino sul Corriere della Sera di oggi. Non è disponibile nell’edizione on
line, ma merita di essere letta e quindi lavora lo scanner. Ecco il testo.
Buona stampa. Non aggiungerei nulla per ora.
Restiamo, purtroppo, in argomento, ossia continuiamo a
parlare delle dimensioni raggiunte dal problema del dipendenti pubblici nel
nostro Paese. Sapete già a cosa alludo: ai vigili urbani e ai dipendenti della
metropolitana di Roma che hanno pensato bene di darsi malati per non essere in
servizio la sera dell’ultimo dell’anno. La vicenda riempie pagine e pagine dei
quotidiani, non serve certo che v’indichi io qualche articolo. Per la cronaca
scegliete voi la testata che preferite.
Tra i commenti, mi piace quello di Goffredo Buccini sul
Corriere della Sera di oggi: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_03/morbo-dell-irresponsabilita-ultima-chiamata-la-capitale-04edfde2-9327-11e4-8973-ae280e1dba84.shtml.
Buona stampa. Unica osservazione è che, con ogni
probabilità, fenomeni simili, magari non così pronunciati, si saranno
verificati anche in altre città e che i dipendenti dei corpi di polizia locale
sembrano godere di un trattamento di favore in forza del quale la loro presenza
sulle strade è diventata poco più che simbolica. E questo con buona pace dei
tanti “sindaci sceriffi”, di qualsiasi provenienza politica, i quali pensano
(purtroppo a ragione per colpa della stampa) che proclami e promesse bastino a
ridurre l’insicurezza che regna non solo nelle città, ma anche nei piccoli
centri. Non sprechino tempo a produrre nuove disposizioni che vietano questo e
quello. Facciano rispettare le leggi che esistono, spediscano sulla strada i
tanti agenti della loro polizia che riempiono uffici inutili e controllino che
facciano effettivamente il loro lavoro e non si limitino a camminare
chiacchierando dei fatti loro nelle stradine più tranquille, evitando con cura
ogni possibilità di trovarsi a dover svolgere il proprio compito di tutori
della legge e dell’ordine.
A riguardo, non è per niente fuori tema il Buongiorno di
Gramellini del 30 dicembre, anche se ispirato alla vicenda del traghetto Norman
Atlantic (http://www.lastampa.it/2014/12/30/cultura/opinioni/buongiorno/capitano-ultimo-cPNKabNwrLpuGtQxDIcG0M/pagina.html).
Buona stampa.
Abbiamo uno straordinario bisogno di cose semplici, di
riscoprire valori fondamentali che sono andati perduti sotto i colpi portati da
una società dell’apparenza e del clamore, del lusso e dell’esibizione affermatasi
in Italia con assai maggior successo rispetto alle altre nazioni, nelle quali,
tuttavia, è pure presente in misura preoccupante.
Non si scosta troppo da questo tema l’articolo di Aldo Grasso pubblicato ieri da Sette, il settimanale del Corriere. Devo far lavora ancora lo scanner (per ragioni tecniche c'è anche la vignetta di Elle Kappa, che, però, mi sembra un po' inferiore al suo standard, solitamente elevato).
Buona stampa. Non si riesce neppure a sorridere, anche se
forse a tratti questo è l’intento di Grasso. In realtà, comunque, è
una vicenda ridicola, una delle tante. E che ha per protagonista un personaggio che
ha trovato in Italia il Paese di Bengodi anche se, francamente, non capisco
perché abbiamo dovuto far arrivare lei quando produciamo tantissime
ragazze italiane almeno altrettanto dotate di quelle risorse che hanno portato
Belen al successo. Come ho scritto a quello di voi tre che mi aveva segnalato a
suo tempo la vicenda del cartellone di Corso Buenos Aires, noi importiamo ragazze
disinibite (avevo usato un termine diverso che, per prudenza, censuro) ed
esportiamo cervelli. Ho la sensazione che la cosa non sia poi così conveniente
per il Paese.
Buona notte e buona fortuna.
giovedì 6 febbraio 2014
Cinguettio o raglio?
Nel Buongiorno di martedì, che vi avevo consigliato di
leggere, Massimo Gramellini suggeriva che le televisioni del tizio decrepito abbiano
rivestito un ruolo cruciale nel cambiamento (in peggio) della testa degli
italiani.
Concordo con lui soltanto in parte, nel senso che anche le
altre più seguite reti televisive offrono programmi che propongono volgarità, aggressività
e turpiloquio quali elementi principali e vincenti del comportamento umano.
In altre parole, se non c’è dubbio che le televisioni hanno
svolto un ruolo cruciale nel modificare (ripeto: in peggio) il nostro modo di
pensare, di agire e di parlare, è anche vero che tale responsabilità va
ascritta a tutti canali televisivi, sia pure riconoscendo a quelli del tizio
decrepito una particolare determinazione nel guidare la corsa alla spazzatura (trash).
L’argomento delle nostre, deteriorate, qualità individuali
lo potete ritrovare in un malinconico editoriale di Ernesto Galli della Loggia,
pubblicato tre giorni fa dal Corriere della Sera: http://www.corriere.it/editoriali/14_febbraio_03/linguaggio-dell-incivilta-0ec4559c-8c9c-11e3-b3eb-24c163fe5e21.shtml.
Buona stampa.
Penso che Galli della Loggia, tra le altre cose, dipinga con
precisione lo smarrimento causato in noi, diversamente giovani, dal modo di
essere delle nuove e nuovissime generazioni, così lontano da quello cui siamo
stati abituati (ed educati).
Così come, con molta precisione, il giorno seguente sempre
sul Corriere della Sera, Goffredo Buccini faceva riflettere sui rischi della
comunicazione attraverso internet e su altri argomenti pesanti: http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/04/Libro_Rogo_Cervelli_Acqua_gli_co_0_20140204_8b66539a-8d67-11e3-87b0-535e9c13aade.shtml.
Buona stampa.
A me pare che, soprattutto nel caso di Facebook e di
Twitter, i nuovi modelli di comunicazione si rivelino capaci di produrre un
effetto pericoloso nel rapporto tra chi la comunicazione invia e chi la riceve,
nel senso che, come osserva correttamente Buccini, troppo spesso si accetta passivamente
quel che viene detto, assumendone la validità senza alcuna valutazione critica.
Questo è tanto più grave quando accade per le comunicazioni
dei politici, molti dei quali si servono dei nuovi media con disinvoltura e con
frequenza. E sfruttano la tendenza, da parte di molti giornalisti, a riprendere
le loro affermazioni senza riflettere e senza analizzarle criticamente.
Enrico Letta è sicuramente un politico che fa largo uso dei
cosiddetti social network e che, in
ogni caso, si da un gran daffare perché le sue affermazioni siano pubblicate generosamente.
E lo fa sapendo di poter contare sul fatto che, ormai, anche nei quotidiani
maggiori e più autorevoli, il senso critico scarseggia.
Consideriamo la recente missione in Medio Oriente (il
termine viaggio potrebbe far apparire riduttivo l’evento). Letta ha spacciato
come un grande successo l’accordo con il Kuwait, il cui fondo sovrano potrebbe
investire in Italia 500 milioni di euro da destinare al sistema delle piccole e
medie imprese. Intendiamoci, meglio poco che niente, ma per rendersi conto di
che cosa si tratta, ricordiamo che il patrimonio del KIA (http://www.kia.gov.kw/En/Pages/default.aspx) è stimato in circa 300
miliardi di dollari, come bene ricorda un pezzo del quotidiano on line
lettera43 (http://www.lettera43.it/economia/macro/kuwait-investment-authority-le-partecipazioni-del-fondo_43675121505.htm).
Buona stampa.
Il Kuwait ha certamente accolto con cortesia e con sfarzo il
nostro Presidente del Consiglio, ma poi gli ha messo in mano qualche spicciolo.
Non molto diversa la vicenda dell’accordo (tutt’altro che
definito: siamo ancora ai primissimi passi di un negoziato nient’affatto
scontato) tra Etihad e Alitalia. La compagnia di bandiera degli Emirati Arabi
Uniti, ammesso che il management di Alitalia ponga in essere determinate misure
considerate essenziali e propedeutiche alle eventuali nozze, investirà
nell’azienda italiana 350 milioni di euro. Tanto per capirci: in questi giorni
Alitalia ha ottenuto da Unicredit, Banca Intesa, Monte dei Paschi e, se ricordo
bene, Credito Valtellinese una nuova linea di credito per circa 160 milioni di
euro, lo stretto necessario per pagare gli stipendi e i fornitori di carburante
per qualche settimana.
Anche dagli Emirati Arabi Uniti, dunque, vengono ben pochi
di quei “fatti” di cui si vanta Enrico Letta.
E comincia a sembrarmi stucchevole la difesa a oltranza che
del suo governo fa il Presidente della Repubblica. In realtà, entrambi sono
incapaci di uscire dalle logiche in cui hanno sviluppato le loro carriere
politiche, diverse solo per la lunghezza. Il paese ha bisogno di un esecutivo
che sappia davvero dove mettere le mani e che non sia succube della burocrazia
come, invece, si rivela ogni giorno di più quello guidato da Letta. E il paese ha
bisogno di un Presidente della Repubblica che pungoli e non puntelli il
governo e che non sia lui pure succube delle alte gerarchie della Pubblica Amministrazione.
La patetica mancanza di coraggio si fonde con la perdita di
senso della realtà e ben pochi giornalisti hanno il coraggio di scriverlo, non
trovando di meglio da fare che occuparsi delle manfrine dei vari partiti e dei
loro sedicenti leader.
Il futuro che ci attende, lungi dall’essere quello
sfavillante che tenta di spacciarci Enrico Letta, è durissimo, anche perché la
credibilità della classe politica italiana, a livello internazionale, è a dir
poco modesta. E il Presidente del Consiglio farebbe meglio a non illudersi di
trovare comprensione da parte dell’Europa. Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna
ci hanno lasciati soli. Loro i compiti a casa li hanno fatti. Noi, molto
semplicemente, abbiamo deciso di continuare a non farli. E il ritratto dell’Italia
che fa lo storico Valerio Castronovo in un articolo pubblicato ieri dal
Sole 24Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-05/una-classe-non-dirigente-064113.shtml?uuid=AB6hUYu)
è perfetto, crudo e impietoso, ma perfetto.
Buona stampa. Anzi di più.
Buona notte e buona fortuna.
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