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sabato 9 giugno 2012

Assicurazioni e televisione


Come se fossi il Presidente del Senato o della Camera, vi ho mentito: non proseguiamo nel cammino per Siena, ma parliamo di altro.
Iniziamo da notizie finanziarie. Niente di cui stupirsi: i Ligresti hanno deciso di opporsi alla fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol perché, tra le clausole dell’operazione, non sono più previsti, per loro, il diritto di recesso e la manleva sulla disastrosa gestione. In altre parole, ancora una volta, hanno anteposto i loro interessi individuali e famigliari a quelli della società (quotata). Esattamente come fanno da anni, in maniera a dir poco sconcertante. Un’ottima sintesi la offre Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-08/tutticontrotutti-lascia-solo-vinti-231259.shtml?uuid=AbgE6XpF), ma potete trovare ampi resoconti anche in altri quotidiani.
Buona stampa.
Nella pagina dell’articolo della Olivieri sono presenti i collegamenti agli altri pezzi dedicati dal 24 Ore alla complessa e incerta operazione orchestrata da Mediobanca per cercare di evitare il tracollo di Fondiaria-Sai e, quindi, un bel po’ di perdite per sé e per le altre banche che, nel tempo, non hanno saputo far di meglio che concedere credito praticamente illimitato ai Ligresti. Interessanti letture per un fine settimana di tempo incerto, almeno dalle mie parti.
Cambiando argomento, ieri sera mi è capitato di vedere Otto e mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7. Ospiti della trasmissione erano due giornalisti, Giovanni Valentini di Repubblica e Alessandro Sallusti, il mitico direttore del Giornale. Quest’ultimo, quando si dice la determinazione, è riuscito a scendere ancora nella mia personale classifica, per quel che conta… Ha, infatti, sostenenuto che (1) è sbagliato pensare di perseguire il reato di corruzione tra privati e che (2), in considerazione della nomina di Anna Maria Tarantola alla presidenza della Rai, Monti è fissato con i bancari (sic). Potete convincervi che, pur riassumendo le sue parole, non ho alterato il pensiero di Sallusti, andando a recuperare la trasmissione qui: http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50269471. Non perdetevela!
Sallusti è uno dei tanti, troppi, che si proclamano liberali, ma poi, alla prova dei fatti, rivelano di esserlo assai poco. Opporsi al reato di corruzione tra privati, sostenendo che non abbia senso attribuire alla magistratura la possibilità di occuparsi di una questione che non rivestirebbe nessun interesse pubblico, è una ben strana posizione, che trascura come, ad esempio, un’azienda che corrompa un dirigente di un’altra per vendere qualcosa compia un’operazione di concorrenza sleale, il che a un liberale dovrebbe far prudere le mani e anche i piedi. Come accade a me.
Ricordo poi che esistono molte società, quindi enti soggetti alle norme del diritto privato, che appartengono interamente a soggetti pubblici (Stato, Regioni, Province e Comuni): personalmente mi piace l’idea che un fatto di corruzione che le riguarda possa essere perseguito con severità dalla magistratura e non resti “questione privata” (Fenoglio mi perdoni).
Quanto alla presidenza della Rai, Sallusti, che sembra ignorare chi sia la Signora (e anche che sia una Signora (ri-sic)), non è il solo a trovare da ridire sull’estrazione di Anna Maria Tarantola. L’edizione on-line del Corriere della Sera fornisce la posizione dei principali partiti, quelli che, negli anni, hanno saputo nominare formidabili esperti di cultura e di comunicazione nel consiglio di amministrazione della Rai, uomini e donne di così straordinaria caratura e così indifferenti alle pressioni di chi li aveva nominati da aver trasformato l’azienda pubblica radiotelevisiva nel peggiore baraccone clientelare del paese. Questo è il link: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_09/rai-nomine-reazioni_8084286a-b228-11e1-9647-65f4b2add31d.shtml.
Stampa così e così. Sempre perché, ormai, dell’opinione di questa gente possiamo tranquillamente fare a meno.
Allo scopo di non danneggiare troppo il vostro e il mio fegato, mi concentro soltanto su quella di Donadi, il capogruppo IDV alla Camera, che chiude la sua nota di commento con queste parole: “Cosa c'azzecca Bankitalia con la Rai, prima azienda culturale italiana?”
Considerazione che sfida quelle di Sallusti quanto a profondità e accettabilità. Uno potrebbe anche chiedersi cosa c’azzecca un magistrato ex poliziotto con la politica. Oppure cosa c’azzecca un avvocato veneziano con la politica. E, nel farlo, si porrebbe domande anche meno stupide di quella di Donadi. L’esperienza lavorativa di Anna Maria Tarantola non ci garantisce che sarà un buon presidente della Rai. E’, tuttavia, ipotizzabile che quanto ha appreso nella sua carriera all’interno di Banca d’Italia possa servire a mettere in ordine un’azienda che è certamente la maggiore azienda culturale del paese, ma, prima di tutto, è un’azienda e come tale deve essere gestita. E’ più facile che ci riesca lei o una persona carica di debiti di riconoscenza verso i partiti?
Buona notte e buona fortuna.

martedì 5 giugno 2012

La strada per Siena non è così breve


Cominciamo con un intervento di Helmut Schmidt, a lungo Cancelliere tedesco prima della riunificazione, sul Sole 24 Ore di oggi (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-04/basta-tatticismi-partito-berlino-224534.shtml?uuid=Ab9GoRnF).
Buona stampa. Nel senso che il 24 Ore ha fatto bene a pubblicarlo, ma non si tratta, in realtà, di un articolo di giornale, quanto piuttosto di una lezione di saggezza, di lungimiranza, di intelligenza politica e anche di un prezioso sunto di alcuni passaggi cruciali della storia europea successiva alla Seconda guerra mondiale. Sfortunatamente, nella posizione occupata nel dopoguerra da personaggi come Adenauer, Brandt, Schmidt, Kohl, oggi ci ritroviamo Angela Merkel. E non aggiungo altro.
Come secondo argomento affrontiamo un tema anticipato nelle scorse settimane.
Avevo, infatti, detto che, presto o tardi, avrei imboccato la strada per Siena. Il percorso, però, non sarà né breve né semplice, sarà, anzi, piuttosto tortuoso, me ne scuso fin da ora.
Facciamo un salto indietro partendo da un fatto recente, ovvero dalla sentenza di appello sul tentativo di scalata a BNL da parte di Unipol, dalla quale sono risultate ridimensionate le responsabilità di Antonio Fazio, allora Governatore della Banca d’Italia, che in secondo grado è stato assolto, mentre era stato condannato in primo grado.
Massimo Mucchetti, il quale queste cose le mastica benissimo, ha scritto un commento che condivido in larga parte, ma non completamente (http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/03/Scalata_alla_Bnl_Una_storia_co_9_120603054.shtml).
Buona stampa. Ma c’è un ma. Anche Massimo Mucchetti, nella sua rapida rivisitazione dei fatti, trascura un dettaglio che, a mio parere, andrebbe invece attentamente considerato.
E’ vero che il tentativo di scalata da parte di Unipol arrivò dopo quello fallito di BBVA, la seconda maggiore banca spagnola. E sono giuste le valutazioni riguardo alla debolezza sia di BBVA che di ABNAmro, però queste sono valutazioni corrette con il senno di poi, ossia nel 2012, mentre stiamo parlando di fatti che risalgono a due anni prima dell’inizio della crisi finanziaria causata dai mutui subprime americani. Allora sia la banca spagnola che quella olandese godevano di buona salute e nessuno metteva in dubbio la qualità dei loro attivi, nei quali, effettivamente, avevano spazio i cosiddetti titoli spazzatura che, però, nel 2005 nessuno considerava ancora tali (e che, purtroppo, continuano a pesare anche oggi nei bilanci bancari). Quindi Mucchetti ha gioco facile a sostenere adesso che ABNAmro e BBVA non erano il paradigma della solidità bancaria, ma, per l’appunto, lo dice oggi, nel 2005 non ne parlava neppure lui.
Non è, tuttavia, questo il punto su cui voglio concentrare la mia e, se possibile, anche la vostra attenzione. Mucchetti, ma anche i pubblici ministeri e i giudici, trascurano un evento che, se considerato, forse indurrebbe a cogliere come Antonio Fazio, in realtà, già da molto tempo avesse un piano ben preciso.
Tutti, infatti, sembrano scordarsi che alcune settimane prima del lancio dell’OPS da parte di BBVA, il Banco Popolare di VR e NO aveva manifestato il proprio interesse ad acquisire BNL e aveva formulato un’offerta agli azionisti del cosiddetto “contropatto”, ossia Caltagirone, Statuto, Coppola, Ricucci e altri, che si contrapponevano al “patto” che controllava BNL, formato da BBVA, Generali e Della Valle.
L’offerta di Popolare VR e NO era stata considerata inadeguata, ma io sono convinto che la risposta negativa sia stata determinata non già dal valore dell’offerta, quanto piuttosto dalla necessità che BNL non entrasse a far parte della galassia delle banche popolari, perché questo, in previsione del passaggio di Antonveneta alla Popolare di Lodi, comportava un’alterazione troppo forte degli equilibri del sistema sotto il profilo della natura proprietaria.
In altre parole, si sarebbe avuta una crescita eccessiva del ruolo delle banche popolari, a scapito di quelle cosiddette ordinarie, un evento che contrastava con il principio, allora difeso ancora da Banca d’Italia, di conservare, per quanto possibile, la suddivisione del mercato per tipologie di aziende di credito.
La mia natura sospettosa, quindi, mi spinge a ipotizzare che, avendo Fazio già deciso che Antonveneta fosse acquisita dalla Popolare di Lodi, e quindi tornasse nell’ambito delle popolari da cui era uscita con la quotazione in borsa, avesse deciso di impedire che BNL finisse al Banco Popolare.
Il disegno di Fazio, come sappiamo, non è andato a buon fine. BNL non è finita né nelle mani di Banco Popolare, né in quelle di BBVA, né in quelle di Unipol, ma è stata acquistata da BNP Paribas e fa tuttora parte del gruppo francese. Antonveneta fu acquistata da ABNAmro che poi, a sua volta, fu acquisita, con un’operazione piuttosto complessa, da Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander, che si divisero la banca olandese in funzione dei loro specifici interessi.
La scalata ad ABNAmro nasceva sotto il cielo di Scozia, non sotto quello di Madrid (Santander) né sotto quello del Benelux (Fortis). L’idea era di Royal Bank of Scotland, ansiosa di mettere i bastoni fra le ruote di Barclays, sua importante concorrente non solo nel Regno Unito, ma un po’ in tutto il mondo, che stava procedendo a una fusione consensuale con ABNAmro. Mettendosi di traverso, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander hanno fatto fallire questo progetto di fusione e si sono spartite le spoglie di ABNAmro. E le prime due hanno anche iniziato a scavarsi la fossa.
Questo accadeva nell’ottobre del 2007, quando già si coglievano i primi segnali della crisi finanziaria innescatasi negli Stati Uniti. Crisi che fece emergere i gravi problemi di solidità di Royal Bank of Scotland e Fortis. Mentre Santander non arrivò al punto di entrare in sofferenza perché… perché aveva un santo in paradiso. O meglio, aveva un Mussari alla presidenza di Monte dei Paschi.
E questo è il nostro primo passo sulla strada per Siena. In realtà, di strada verso la sede del Monte Paschi, per ora, non ne abbiamo fatta molta, ma ci arriveremo. Con calma e in maniera non lineare.

venerdì 25 maggio 2012

Torniamo a parlare di schei


Mi tocca chiamare di nuovo in causa Monsignor Marcinkus. Ovunque egli si trovi ora, immagino, starà festeggiando il siluramento di Gotti Tedeschi, letteralmente cacciato in malo modo dalla Presidenza dello IOR, la cosiddetta Banca Vaticana, che ha già fatto parlare di sé anche troppo (e parecchio male) in passato.
Mi pare evidente che la lezione non sia servita a molto e che in Vaticano preferiscano muoversi nella nebbia piuttosto che alla luce di un limpido sole.
Affinché non pensiate ch’io parli a vanvera, vi rifilo un po’ di articoli, non sia mai che mi si accusi di fare affermazioni preconcette o prive di fondamento.
Cominciamo dal Financial Times, in apparenza asettico come sempre, ma non privo di una nota tagliente: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/72267d4c-a5d3-11e1-b77a-00144feabdc0.html#axzz1vra0nR6i.
Passiamo al Sole 24 Ore, con ben due articoli dello stesso autore, Carlo Marroni, il primo di cronaca, il secondo di analisi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/scontro-gotti-tedeschi-223337.shtml e http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-24/governance-curiale-soffre-profonda-223519.shtml?uuid=AbA4TthF.
E ancora, dal Corriere, il commento di Massimo Franco, che è un buon conoscitore di cose vaticane: http://www.corriere.it/economia/12_maggio_25/esito-conflitto-franco_3f51bba4-a63a-11e1-adca-f1e67e46c97e.shtml.
Chiudo con La Stampa, forse più prudente degli altri quotidiani nell’interpretare negativamente le dimissioni di Gotti Tedeschi: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/455589/.
Buona stampa. Altri commenti potrete trovarli da soli, la notizia ha ampio spazio nei giornali italiani e stranieri.
Continuando a parlare di denaro e banche, veniamo alla sempre interessante vicenda Ligresti-FondiariaSai-Unipol.
Il Sole 24 Ore ci informa che la famiglia che ha così oculatamente amministrato uno dei maggiori gruppi assicurativi del paese, trascinandolo sull’orlo del fallimento, potrebbe uscirne senza pagare il conto, come accade spesso in questo paese dove solo i citrulli si fanno prendere con le mani nel sacco.
In realtà, però, verrebbe quasi da dire che i Ligresti fanno bene ad approfittare ancora una volta della situazione: le loro mani stringono saldamente gli attributi (peraltro mediocri) dei migliori banchieri (si fa per dire) italiani. E questi grandi banchieri (sempre per dire), per non ammettere di essere degli inetti, proteggono le terga dei Ligresti insieme alle loro. Ecco il pezzo del 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-25/quei-milioni-salvare-ligresti-064216.shtml?uuid=Ab32MvhF&fromSearch.
Buona stampa.
E veniamo all’andamento della disponibilità di credito bancario per le imprese. Carlo Milani, sul sito LaVoce.info, ci offre un’analisi molto interessante (e maledettamente preoccupante) di come il sistema bancario italiano stia riducendo le risorse per le attività imprenditoriali, specie quelle di piccole e medie dimensioni. Anche la bibliografia dell’articolo merita un’attenta considerazione (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003089.html).
Buona stampa.
Mi vengono spontanee un paio di domande: secondo voi, il nostro sistema bancario potrebbe mettere a disposizione delle piccole e medie imprese maggiori fondi se non ne avesse prestati tanti a Ligresti? E possiamo davvero definire banchieri i signori che hanno concentrato enormi affidamenti in quell’unico cliente trascurando migliaia di aziende realmente meritevoli di credito?
Già che ci sono, mi voglio rovinare. Ecco un altro quesito. Non sono ancora sulla strada per Siena, ma mi sto avvicinando: in quale paese sarebbe ancora alla guida dell’associazione delle banche l’artefice del quasi tracollo di quella di cui è stato presidente?
Mi dicono che in Spagna, soprattutto in questi tempi così difficili, ci sia un signore, Emilio Botìn, uomo molto religioso, aderente all’Opus Dei e Presidente del Santander, il quale ogni mattina, al risveglio, prega affinché il Padreterno gli faccia trovare un altro come Mussari, il gigante della finanza che gli ha consentito di guadagnare 3 (TRE) miliardi di euro nel volgere di poche settimane. Tre miliardi di euro su un investimento di sei… Fede davvero incrollabile, ma non credo che Botìn sarà accontentato. Temo che neppure Dio possa compiere due volte un simile miracolo.
E chiudiamo con la Grecia. Sempre dal sito LaVoce.info, alcune riflessioni di Panunzi sulla ormai assai probabile uscita della Grecia dall’Eurozona (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003090.html).
Buona stampa.
Mi fermo, anche se avrei ancora un po’ di cose da dire, ma per oggi ho scritto anche troppo.

domenica 29 aprile 2012

Clientela selezionata

Sempre dal Sole 24 Ore di oggi un articolo che si legge in un attimo e che aggiunge qualche nuovo dettaglio alla storia, a dir poco sconcertante, dei Ligresti. Posso sbagliare, ma sento un odore che mi piace poco e che mi fa venire in mente Collecchio. Ecco il link all'articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-29/ligresti-story-ecco-come-171050.shtml?uuid=AbH0VMVF.
Buona stampa.
Indifferenti a tutto questo (che non potevano non vedere o non sapere), tutte le maggiori banche italiane, per ragioni che, temo, non conosceremo mai completamente, hanno continuato a finanziare generosamente l'Ingegnere e i suoi bravi figlioli, lasciando a secco migliaia di piccole e medie imprese assai più meritevoli di sostegno, e adesso insistono nel voler mettere insieme Unipol e Fondiaria-Sai con un'operazione che, alla fine, magari lascerà ancora qualcosa nelle mani dei Ligresti. Un'operazione che ha assai più ombre che luci. Non di sola politica muore un paese.

martedì 31 gennaio 2012

La montagna non ha partorito neppure un topolino


La questione Unipol-Fonsai, come sapevamo già domenica, sembra aver trovato effettivamente una soluzione meno scandalosa di quella inizialmente prospettata. Siccome, però, il diavolo sta nei dettagli, aspettiamo di conoscere i dettagli, come suggeriscono, in un breve e illuminante commento, Onado e Resti sul sito LaVoce (http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1002830.html). Mi piacciono in particolare le osservazioni sul modo di operare della Consob, che sembra adeguarsi alla nostra pavida e avida finanza da salotto sedicente buono.
Buona stampa.
Sempre dal sito LaVoce, segnalo un rapido saggio su quelli che il Viceministro Martone non ha trovato di meglio da fare che definire “sfigati” (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002828.html). E trascrivo la presentazione che non troverete nell’articolo, giusto perché abbiate il quadro completo.
Il problema degli italiani che si laureano troppo tardi esiste, come mostrano i dati che pubblichiamo. Ma è fuori luogo che un viceministro li definisca "sfigati". Soprattutto considerando che non tutti possono giovarsi dei miracoli come Michel Martone, diventato professore ordinario ad appena 29 anni in un concorso in cui aveva una sola pubblicazione, il presidente era il suo mentore e datore di lavoro, tutti i candidati, molto più qualificati di lui, si sono ritirati facendogli posto e i giudizi sul suo lavoro erano tutt'altro che lusinghieri…
Devo aggiungere altro?
Buona stampa.
Veniamo a oggi, che è il 31 gennaio. Sembra proprio che i Deputati si stiano procurando un futuro di miseria… Non è proprio così, in realtà. Anche qui, come sopra, ricordiamo dove sta il diavolo: forse questo taglio di 1.300 euro, in effetti, non sarebbe proprio un taglio. Ricorderei anche che nella storia recente del Parlamento italiano sono numerosi i casi in cui provvedimenti annunciati sono rapidamente svaniti nel nulla o peggio, al momento dell’approvazione, sono stati rovesciati, producendo conseguenze esattamente contrarie a quelle originarie. Se non bastasse il timore che, ancora una volta, ci prendano in giro, c’è da tenere presente che il Senato, nonostante le promesse di Schifani, non ha ancora fatto neppure il passettino compiuto dalla Camera. Ovviamente, per un commento più esteso, ci rivolgiamo a un vero esperto, il mastino truce (http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_31/passo-timido-tagli-veri-rizzo_402c89f0-4bdb-11e1-8f5b-8c8dfe2e8330.shtml).
Buona stampa.
Comunque, Fini ha mantenuto in maniera molto parziale la promessa, Schifani neanche quello. Anche se, a onor del vero, sono giustificati: nelle ultime ore sono stati impegnati dal passaggio a miglior vita di Scalfaro. Commenta di qua, commenta di là, vai al funerale… insomma, poveretti, hanno avuto altro da fare. Orsù, diamogli un altro paio di giorni! O no?



martedì 24 gennaio 2012

Due concittadini


Oggi il Financial Times riprende l’argomento che vi avevo segnalato ieri, ossia l’atteggiamento mutevole di Francia e Germania in merito alle regole di gestione delle banche e delle assicurazioni. Mi sembra che l’articolo odierno mi dia ragione, quindi ve ne suggerisco la lettura (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/32be8274-45cc-11e1-93f1-00144feabdc0.html#axzz1kGo5L4Fu).
Buona stampa.
E veniamo a due miei concittadini, uno che si merita la mia stima, l'altro un po' meno...
Cominciamo da Luigi Zingales che ha scritto un commento interessante sul caso Unipol-Fonsai. Era apparso sul Sole 24 Ore qualche giorno fa, ma è stato reso disponibile soltanto ieri (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-22/fonsai-dirigismo-italiana-150114.shtml?uuid=AaFRODhE&fromSearch). In realtà, più che della vicenda particolare, si occupa del quadro in cui essa si inserisce, che, come ho già avuto modo di dire, non è gran cosa.
Buona stampa.
Del secondo concittadino si è occupato il Corriere del Veneto sabato, ma l'articolo non è sul sito, quindi ho fatto ricorso allo scanner. Credo che non abbia bisogno di commenti, anche se, giusto per aggiungere un altro dettaglio al ritratto di questo signore, ricorderò che, quand’era Ministro, si serviva della tessera di deputato della Signora Giustina Destro per usufruire dei servizi a prezzo scontato del barbiere della Camera, cui non aveva diritto giacché non è parlamentare. Ripeto, si commenta da sé, ma se volete, facciamo finta di giocare all'impiccato, ve lo ricordate? Per me, una buona definizione è questa: P _ _ _ _ _ _ E. Se qualcuno ha la soluzione, la può indicare nei commenti.
L'articolo del Corriere del Veneto è piccolo, ma prezioso.
Buona stampa.

venerdì 20 gennaio 2012

Fallimenti americani e fallimenti italiani


Qualche giorno fa avevo accennato alla situazione critica della Eastman Kodak, l’azienda che, per quelli che hanno più di quarant’anni, è stata sinonimo di fotografia.
Ieri, presso il tribunale di Rochester, città dove era stata fondata 131 anni fa da George Eastman, Kodak ha richiesto di essere ammessa alla procedura denominata Chapter 11, che protegge le imprese in crisi dall’azione dei creditori e consente, se possibile, la ristrutturazione e la ripresa delle attività. Tutto questo, di più e meglio, lo spiegano gli articoli che la stampa italiana e quella internazionale dedicano all’evento, sicuramente rilevante poiché coinvolge un marchio arrivato a essere uno dei cinque più noti al mondo. Per intenderci, Kodak era in compagnia di Coca Cola, IBM, Microsoft…
Il primo pezzo che vi segnalo è apparso sul Financial Times e ha un taglio molto tecnico (http://www.ft.com/intl/cms/s/2/2a591538-42af-11e1-97b1-00144feab49a.html#axzz1jzxMiwYq).
Dal Sole 24 Ore vi segnalo un pezzo più breve che offre (ed è il dettaglio interessante) una ricostruzione fotografica dell’evoluzione del marchio e alcune immagini storiche: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-19/licona-foto-capolinea-kodak-093934.shtml?uuid=AaxCUxfE&fromSearch.
Anche sul sito di Repubblica ci sono numerose immagini che ripercorrono la vita del marchio e dei prodotti e alcune relative al più importante concorrente, la Fuji, le cui sorti sembrano assai migliori (http://www.repubblica.it/economia/2012/01/19/foto/kodak_verso_la_bancarotta_le_foto_storiche-28401948/1/?ref=HREC2-5 e http://www.repubblica.it/economia/2012/01/14/foto/kodak_e_fujifilm_destini_incrociati-28095833/1/?ref=HREC2-5). E, di qualche giorno fa, c’è un bel pezzo che confronta la vita recente delle due aziende: http://www.repubblica.it/economia/2012/01/13/news/una_rivoluzione_due_destini-28052219/?ref=HREC2-5.
Il Giornale, invece, ospita un articolo di Maurizio Caverzan molto più rivolto all’aspetto emozionale della vicenda (http://www.ilgiornale.it/interni/addio_kodak_ha_fotografato_unepoca/20-01-2012/articolo-id=567859-page=0-comments=1).
Buona stampa. Per tutti.
Tornando alle vicende di casa nostra, sul Corriere della Sera di oggi Mucchetti analizza la vicenda Unipol-FonSai con la consueta chiarezza. Oltre a illustrare l’operazione che sta per essere attuata, ripercorre anche alcuni passaggi storici che non tutti ricordano e, senza tanti giri di parole, risponde alla domanda che si era posto Marco domenica scorsa in relazione al post “Storie italiane e gaglioffi internazionali”.
Peccato che il pezzo di Mucchetti non sia ancora disponibile sul sito. Se e quando verrà messo on line, vi informerò. Merita assolutamente di essere letto, non soltanto per il contenuto, ma anche perchè, raffrontando la vicenda di Fondiaria-Sai e quella di Kodak, salta agli occhi la differenza tra le regole del capitalismo americano e quelle del capitalismo italiano.
Buona stampa.

domenica 15 gennaio 2012

Storie italiane e gaglioffi internazionali


In qualche modo, nel suo Buongiorno di ieri, Massimo Gramellini ha sottolineato l’aspetto che avevo messo in evidenza anch’io parlando di Nicolò Savarino, ossia il progressivo svanire del senso della comunità, al quale, ovviamente, si lega il rispetto delle regole della civile convivenza (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41).
Nel mettere ordine sulla scrivania, diventata un deposito di polvere e il secondo maggiore allevamento di acari dell’Unione Europea, ho trovato un Buongiorno del 2010, che sono andato a riprendere in rete perché mi piace e credo meriti di essere letto, soprattutto nelle ultime righe, anche se non è più di strettissima attualità (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=811&ID_sezione=56).
Buona stampa.
Ieri, il Sole 24 Ore ha dedicato due pagine all’imminente acquisizione di Fondiaria-Sai da parte del gruppo Unipol-Finsoe.
Più di quello che succederà nei prossimi giorni e delle modalità con cui prenderà vita il nuovo polo assicurativo, il mio interesse si è concentrato sulla ricostruzione della vicenda imprenditoriale di Salvatore Ligresti e sulle modalità con cui lui e la famiglia hanno gestito una delle maggiori società assicurative quotate in borsa, tanto da comprometterne la solidità. Non tutti i pezzi presenti su carta sono disponibili in rete, manca quello di Giovanni Oddo dedicato proprio alla carriera di Ligresti padre. Peccato. Sui dettagli tecnici e le implicazioni relative ai salotti buoni i link sono questi: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/unipol-miliardo-salvare-fonsai-100642.shtml?uuid=AaDWzydE, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-14/mediobanca-rebus-partecipazioni-081047.shtml?uuid=Aa0PnwdE e http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/lultima-richiesta-ingegnere-lasciatemi-094112.shtml?uuid=AaACYydE. Per fortuna c’è il breve articolo di Riccardo Sabbatini, che, sebbene intriso di sarcasmo, mi sembra, avendo incontrato una volta Giulia Ligresti, anche troppo benevolo (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-14/quei-700mila-euro-testa-100642.shtml?uuid=AaRWzydE).
Buona stampa.
Torniamo ai gaglioffi di Standard & Poors: un corsivo di Federico Fubini sul Corriere di oggi pone in evidenza gli errori tecnici commessi dai gaglioffi. L’articolo non è disponibile on line, quindi l’ho acquisito con lo scanner, insieme alla foto del responsabile di S&P per l’area dell’Europa meridionale: io credo abbastanza alla prima impressione nel valutare una persona. Intendo dire che la faccia dice molto… Ecco il file acquisito con lo scanner.


Sempre sul medesimo tema, sul cartaceo c’è anche un’analisi molto accurata di Mucchetti, che penso sarà messo in rete più tardi o domani. Vi farò sapere.
Buona stampa.
Fine per ora, forse tornerò con qualche foto.