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mercoledì 13 maggio 2015

Quando qualcuno prende profitto, qualcun altro prende una perdita


Il Corriere di oggi ospita un nuovo articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, che spiegano come, nonostante abbia seguito una politica di austerità piuttosto severa, David Cameron abbia vinto le elezioni politiche e sia tornato da Primo Ministro a Downing Street.

martedì 31 marzo 2015

Passare alla cassa


Alla fine, forse, i conti riusciremo anche a metterli a posto e ce la faremo a ridare fiato alla nostra economia, ma non ce la faremo a tenere la testa fuori dalla massa melmosa del ridicolo che da anni inonda il Paese grazie alla classe politica e ai burocrati.
Ieri, sul Corriere della Sera, Erika Dellacasa descriveva la situazione paradossale che si è creata in Liguria a seguito dello slittamento delle elezioni regionali: http://archiviostorico.corriere.it/2015/marzo/30/Liguria_consiglieri_casa_stipendio_resta_co_0_20150330_e36ce592-d69d-11e4-878a-89aec9a80d2b.shtml.
Buona stampa. La tentazione sarebbe di non commentare, così da preservare le coronarie, ma non si può non dir nulla di fronte a una simile enormità. Se il consiglio regionale è decaduto e la giunta non può più operare, allora non capisco perché dobbiamo pagare chi ne fa parte. Non c’è nessuna logica. Se, come sostengono i saggi (si fa molto per dire) burocrati regionali, i due principali organi politici regionali non possono svolgere i propri compiti perché è come se non esistessero più, allora non esistono neppure i presupposti per i generosi stipendi dei componenti degli organi stessi. Che poi non uno, non uno soltanto di questi signori e signore, abbia sentito il dovere di rinunciare a un emolumento non meritato non stupisce. Come dimenticare l’inchiesta sui rimborsi ai consiglieri regionali liguri?
Cambiamo argomento. Ritorniamo sulla complessa operazione finanziaria che consentirà al gruppo cinese ChemChina di acquisire il controllo della Pirelli. Salvatore Bragantini, uno dei commentatori che preferisco in materia finanziaria e industriale, ha scritto un articolo apparso ieri sull’inserto del Corriere della Sera dedicato all’economia. Il pezzo non è disponibile sul sito, quindi l’ho acquisito con lo scanner.


Buona stampa. Riprendo alcune osservazioni di Bragantini: “Il tema vero non è l’italianità, ma un altro; nell’interesse di chi è governata l’impresa, dell’impresa stessa, o dei suoi controllanti? Grava sulle nostre aziende un handicap pesante: i gruppi di controllo fanno di tutto per mantenerlo, ma nel contempo vogliono la diversificazione del portafoglio, che nella maggior parte dei casi quel portafoglio ha svuotato. Non è stanca litania ricordarlo: ne soffre l’impresa, ne beneficiano i controllanti”.
Bragantini ha ragione e sottolinea una propensione purtroppo abbastanza diffusa tra gli imprenditori italiani, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, negli anni dello sventurato processo di privatizzazione della fine del secolo scorso. La ricerca di nuove attività in mercati protetti, che garantivano rendite sicure, ha spinto molti grossi nomi a trascurare la propria impresa originaria, sottraendole risorse finanziarie e manageriali. Pensiamo allo sperpero di risorse delle successive scalate di Telecom e al bagaglio di debiti che hanno lasciato in carico alla società. Ci sono, poi, i casi di famiglie proprietarie di aziende che semplicemente hanno passato la mano, accogliendo con entusiasmo le offerte di acquisto arrivate prevalentemente dall’estero: Loro Piana, Bulgari, Safilo, Valentino, Ducati i primi nomi che mi vengono in mente. Tutte aziende leader nei propri settori, aziende che, in qualche caso, avrebbero potuto assumere il ruolo di predatori, ma la proprietà ha preferito quello più facile e più remunerativo della preda.
Accanto a questi casi, che comportano, secondo me, una valutazione complessivamente negativa, ne esistono per fortuna altri che dimostrano l’elevato dinamismo di tanti imprenditori italiani. L’argomento trova spazio sulla stampa in questi giorni, com’è naturale dopo l’operazione Pirelli. Vi segnalo due pezzi, uno dal Corriere (http://www.corriere.it/economia/finanza_e_risparmio/notizie/affari-non-solo-usa-brasile-l-italia-vince-contropiede-055de042-d780-11e4-82ff-02a5d56630ca.shtml) e uno dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-03-31/la-crisi-non-ferma-predatori-italiani-074416.shtml?uuid=ABfgH7HD&fromSearch).
Buona stampa. Se Tronchetti Provera si lamenta dei lacci e lacciuoli, vien da chiedersi cos’abbiano in testa i suoi colleghi di Campari o di Luxottica? Per loro lacci e lacciuoli non ci sono? Io una risposta ce l’ho: sono due modi diversi di intendere il ruolo dell’impresa e quello dell’imprenditore, oltre che il senso di responsabilità a esso associato.
Con questo non voglio negare il ruolo dello Stato e nascondere l’effetto disincentivante, ad esempio, dell’ipertrofia legislativa, della corruzione e dell’inefficienza del sistema giudiziario, ma osservo che c’è chi affronta i problemi e li risolve. E chi preferisce passare alla cassa.
Chiudiamo ricordando un paio di anniversari. Il primo riguarda la Tour Eiffel, che, come segnala sul suo profilo Facebook il mio amico Dario Marenesi (https://www.facebook.com/dario.marenesi?fref=nf), veniva aperta il 31 marzo 1889.
Il secondo consente anche di continuare la nostra battaglia, perché in questi giorni cade il cinquantenario della pubblicazione di uno storico album di Herbie Hancock, Maiden Voyage (http://en.wikipedia.org/wiki/Maiden_Voyage_%28Herbie_Hancock_album%29). Si tratta di una vera pietra miliare del jazz, realizzata con il gruppo di formidabili strumentisti elencati su Wikipedia, allora ci concediamo un paio di ascolti.
Il primo brano è quello che da il titolo all'album.


Il secondo pezzo è Dolphin Dance. E mi fermo qui, anche se vorrei davvero continuare.


domenica 22 giugno 2014

Senza vergogna


Due giorni fa, Il Foglio ha pubblicato un articolo in cui Salvatore Merlo descrive un incontro con il Segretario Generale del Consiglio di Stato. Potete leggerlo qui: http://www.ilfoglio.it/articoli/v/118336/rubriche/consiglio-di-stato/consiglio-stato-magistratura.htm.
Buona stampa. Che lascia un tale amaro in bocca da spingere a non fare commenti per evitare di guastarsi non già la giornata, ma la settimana… il mese… l’anno...
Dirò soltanto che mi sarebbe piaciuto, da parte di Merlo, oltre all’apprezzabile, ma blanda ironia, una maggiore incisività. Avrebbe, per esempio, potuto chiedere a quel tale (il cui nome mi ripugna scrivere) quali siano le differenze di retribuzione tra lui e i suoi colleghi inglesi, tedeschi, francesi, norvegesi, australiani… scegliete voi il paese, non c’è nessuna democrazia occidentale avanzata che paghi i funzionari pubblici quanto li paga l’Italia e non c’è nessuna democrazia avanzata in cui il capo della “suprema magistratura amministrativa” abbia la spudoratezza di dire che serve maggiore efficienza nella pubblica amministrazione, come se la cosa dipendesse da altri e non da lui e da tutti i suoi inefficienti e strapagati colleghi. E quel tale ha la sfrontatezza di sostenere che lui e i suoi colleghi "sono lo Stato".
Hanno parti anatomiche fungibili. Non posso esprimermi diversamente.
Vi suggerisco, invece, di leggere questo pezzo di Roger Abravanel sul Corriere di ieri: http://meritocrazia.corriere.it/2014/06/21/burocrati-energia-test-universitari-per-le-riforme-renzi-da-solo-non-basta/#more-530.
Buona stampa. Nutro anch’io seri dubbi sulla capacità del Ministro Madia di mettere ordine in una pubblica amministrazione come la nostra, che ha prosperato sull’inettitudine della classe politica dell’ultimo ventennio e che può contare sul sostegno di uno dei poteri forti più forti del paese, ossia i sindacati, i quali, detto fuori dai denti, hanno fatto l’impossibile per far svanire anche la minima traccia di merito nella valutazione dei dipendenti pubblici, con i risultati che sappiamo in termini di prestazioni e di responsabilità. E credo anch'io che non tutti i membri del governo in carica siano all'altezza degli impegni presi e delle promesse fatte.
Sempre dal Corriere, un articolo un po’ meno recente di Salvatore Bragantini: http://www.corriere.it/opinioni/14_giugno_16/burocrazia-ritardo-due-secoli-c9595638-f523-11e3-ac9a-521682d84f63.shtml.
Buona stampa. Anche se è un pezzo un po’ arzigogolato, apparentemente scritto di fretta, ma merita il plauso per la sottolineatura delle assurdità del corrente sistema di valutazione dei pubblici dipendenti (che, per l’appunto, possono fare quel che vogliono nella sicurezza di non essere mai chiamati a rispondere delle proprie colpe e dei propri errori).
Vi do anche il collegamento all’articolo di Armellini citato da Bragantini:
Buona stampa. Anche se, lo ammetto, ho faticato a dare un giudizio positivo perché Armellini, ambasciatore con un variegato percorso professionale, è tutto fuorché estraneo alla pubblica amministrazione che pure critica. E proprio la sua carriera sembra indicare che, finché è durata, non si è mai messo a strillare perché non gli piaceva come andavano le cose attorno a lui.
Chiuderei, per quel che riguarda la stampa, con un doveroso e grato inchino a Gramellini che, per il Buongiorno di ieri, merita l’eterna riconoscenza di chi non intende arrendersi al degrado italiano, che passa, eccome se ci passa, anche per la rilevanza e per l’attenzione che ottengono individui come il centravanti della nazionale (anche il suo nome non mi va di scriverlo). Ecco il link: http://www.lastampa.it/2014/06/21/cultura/opinioni/buongiorno/un-paese-immobile-xL4AEdtrcitpVT40nAcniO/pagina.html.
Buona stampa. L’ho già detto…
Ho cambiato idea, parliamo ancora di stampa: non posso tralasciare un articolo dal Sole 24 Ore di qualche giorno fa. Firmato da Mariano Maugeri, offre un piccolo, però significativo ritratto del Veneto durante la presidenza di Galan (http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-06-17/le-polizze-ulss-venete-finiscono-consiglio-stato-063709.shtml?uuid=ABqPwtRB&fromSearch).
Buona stampa. Maugeri è un ottimo investigatore, se avete tempo e voglia potete trovare altri suoi articoli interessanti, sia sul Veneto che su altro.
E veniamo alla musica. Sarò generoso di suggerimenti perché per qualche giorno difficilmente avrò modo di scrivere e proporvi ascolti musicali.
Il primo brano è I o co tyle milczenia di Anna Maria Jopek, cantante polacca di cui vi ho già parlato. Non c’è nulla di particolarmente pregiato, ma l’esibizione mi sembra divertente e lei, come ho avuto modo di dire, ha una bella voce (è anche una bella donna, e questo, le signore lettrici, che sono meno di tre, mi perdoneranno, non guasta).


Continuiamo con un’altra interprete femminile, di diversa epoca e di diversa formazione. Blossom Dearie (http://en.wikipedia.org/wiki/Blossom_Dearie) è stata una pianista e cantante americana attiva negli anni centrali del secolo scorso. Non molto conosciuta, a me pare un po’ a torto. Vi propongo Manhattan, brano vagamente malinconico, in cui si può apprezzare la voce, che sa modulare in modo assai vario.


Concludiamo con un’altra pianista, l’islandese Sunna Gunnlaugs (http://www.sunnagunnlaugs.com/). Accompagnata da basso e batteria, interpreta Distilled. Non si può negare che qua e là si affaccino echi di pianisti famosi, ma non mancano i tocchi personali.


lunedì 30 dicembre 2013

Quanto dura la verità?


Non imprevedibilmente, anzi era molto prevedibile, la Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi, ha concesso (richiesto?) un’intervista a Fabrizio Massaro del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/economia/13_dicembre_30/profumo-resti-monte-paschi-noi-andiamo-avanti-tesoro-fondazioni-c0e50816-713f-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Stampa così e così. Massaro non va a scavare dove dovrebbe, lasciando che sia Mansi a guidare le danze. E la Signora lo fa da esponente qualificata della classe dirigente italiana, ossia rivelandosi portatrice di certezze granitiche, poco ferrata in storia (anche recente), pronta alle più ardite arrampicate pur di far apparire convincente la “realtà” che vuol rifilare al lettore.
Potrei continuare e dettagliare, ma non vale la pena: c’è chi spiega come veramente stanno le cose meglio di me e vi rinvierò a lui tra un attimo. Un paio di considerazioni, infatti, le voglio proprio aggiungere.
Primo: in tutta l’intervista, Antonella Mansi si guarda bene dal citare gli altri azionisti, i dipendenti e i clienti di Banca Montepaschi, i quali sono portatori d’interessi e di aspettative (del tutto legittimi) rispetto alla Banca quanto o più della Fondazione che la Signora presiede.
Secondo: non so dove la Signora Mansi trovi ragioni per la spavalderia con cui sostiene che, facendo slittare l’aumento di capitale di cinque o sei mesi, la Fondazione potrà collocare le proprie azioni di Banca Montepaschi a condizioni migliori, incassando quanto serve per tappare le falle. Forse anche lei dovrebbe leggere l’articolo, pubblicato sempre sul Corriere di oggi, di Salvatore Bragantini, il quale la realtà la conosce e la descrive, non la ricrea a proprio uso e consumo: http://www.corriere.it/opinioni/13_dicembre_30/buon-senso-salvare-banca-reputazione-27052e4c-7135-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Buona stampa.
L’importante, nel nostro paese anche più che altrove, è apparire, far sentire la propria voce (anche quando si dicono sciocchezze e senza preoccuparsi del tono impiegato), imporre una propria verità persino per pochi minuti o per poche ore, pronti a dimenticarsi di averla affermata. E’ grave, ma, almeno in qualche misura, comprensibile, che i politici e le persone con un ruolo pubblico tendano a comportarsi così. Gravissimo e inaccettabile che gli organi di stampa si prestino al loro gioco e rinuncino a svelarne le contraddizioni, consentendo che l’opinione pubblica venga ingannata o, quando va bene, fuorviata.
Buona notte e buona fortuna.