martedì 4 febbraio 2014

Niente di nuovo. Niente di buono


Non posso fare a  meno di ripetermi e suggerire la lettura della nuova puntata del puntiglioso lavoro di ricerca del Professor Roberto Perotti: http://www.lavoce.info/costi-della-politica-privilegi-diplomazia-ambasciatori/.
Buona stampa. Come di consueto. Leggete fino in fondo, fino a quando troverete un passo che, inevitabilmente, mi vedo costretto a riprendere per metterlo in maggiore evidenza.
Nella primavera del 2012, una commissione incaricata di fare proposte per la razionalizzazione della spesa del Ministero degli Esteri in vista della spending review del governo Monti, così scriveva: “Va ricordato che il bilancio del MAE è composto per l’83,3 per cento da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)[…]. L’obiettivo che la Commissione si è posto non è quello di creare ulteriore risparmio netto, dal momento che le risorse della Farnesina, anche sulla base dei citati confronti internazionali, non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese“. È proprio così ovvio?
Non se ne verrà mai fuori finché saranno loro stessi a dover valutare la congruità delle proprie retribuzioni e dei propri privilegi. E non ne verremo fuori anche perché i politici, oltre a essere interessati al livello degli stipendi dei pubblici dipendenti (dal momento che sono la base di calcolo dei loro), non sanno neppure da dove incominciare per imbrigliare una burocrazia che sembra preoccuparsi soltanto di rivelarsi la peggiore e la più parassitaria tra quelle dei paesi occidentali.
Volete un esempio agghiacciante di dove riescano ad arrivare questi signori strapagati, ai quali nulla importa delle ferite mortali che infliggono giorno dopo giorno al nostro paese, alla nostra capacità di competere con gli altri in un mondo sempre più complicato e difficile, nel quale ci muoviamo particolarmente male anche perché abbiamo una diplomazia che fa il suo lavoro assai peggio di quelle delle altre nazioni?
Ecco l’editoriale di oggi del Corriere della Sera, firmato da Maurizio Ferrara: http://www.corriere.it/editoriali/14_febbraio_04/dittatura-mandarini-7ad82780-8d65-11e3-9737-22dadb171b02.shtml.
Buona stampa.
Queste sono circolari dell’INPS, ossia del colosso della previdenza pubblica, fino a poche ore fa guidato da Antonio Mastrapasqua. Così, giusto per capirci. Chissà? Forse, se avesse occupato meno poltrone e si fosse occupato maggiormente di quel che facevano i suoi collaboratori…
Meglio non pensarci. Anzi no! Pensiamoci e, soprattutto, rivolgiamo un reverente e grato pensiero al Santo Patrono di Mastrapasqua, San Gianni Letta (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/caso-mastrapasqua-adusbef-un-collezionista-di-poltrone-e-di-nostre-denunce/858302/ e tanti altri, cercate e troverete).  
Non prendiamocela, tuttavia, solo con Mastrapasqua. L’INPS è una gran bella riserva di caccia per i bracconieri di stipendi e prebende che si trovano un po’ ovunque nello schieramento politico, come ci spiega Sergio Rizzo: http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/03/Sindacalisti_Politici_Comando_Cosi_stato_co_0_20140203_441f34f0-8c9c-11e3-8e9a-ae03c52e6797.shtml.
Buona stampa.
Bene, anzi male, ma su questo fermiamoci qui. Anche perché, a continuare sulla china che vi ho indicato, rischiamo di perdere di vista quanto di nuovo e di promettente avviene nella politica italiana. Lo Psiconano+barba-Mediaset, sapientemente guidato dal suo guru (lui pure con i capelli più ordinati delle sue poche idee), sta mettendo a frutto i voti conquistati poco meno di un anno fa: fioccano i provvedimenti che modificano radicalmente il paese e, uno dopo l’altro, cancellano i tanti problemi che ci affliggono. L’avevo detto in tempi non sospetti che Grillo non era una risorsa. Posso dire di aver visto giusto e che ho orrore di qualcuno che, nel 2014, si serve di liste di proscrizione e si propone di cancellare in ogni modo le idee diverse dalle sue.
Detto questo, e ribadita la mia solidarietà ai giornalisti e alla Presidente della Camera oggetto di attacchi da parte dello Psiconano+barba-Mediaset e dei suoi accoliti, vorrei suggerire alla Signora Boldrini di usare la ghigliottina anche sui costi dell’Assemblea che presiede. Neppure lei si sta rivelando così votata al cambiamento come, inizialmente, aveva cercato di accreditarsi.
Sorvoliamo sugli effetti preventivi della legge elettorale ancora da promulgare… Manco i topi nella nave che affonda si dimenano come certi figuri nostrani.
Buona stampa.

venerdì 17 gennaio 2014

E noi paghiamo...


Sul sito LaVoce.info procede lo studio di Roberto Perotti sui costi della nostra Pubblica Amministrazione e i numeri che vengono fuori sono di quelli che fanno rabbrividire, soprattutto in confronto a quello che accade in altri paesi. La puntata odierna dell’indagine è firmata anche da un giovane ricercatore, Filippo Teoldi. Ecco il link: http://www.lavoce.info/stipendi-pubblici-costi-politica/.
Buona stampa.
Che non produrrà alcun risultato, ovviamente, visto che, a cominciare dal Presidente della Repubblica, in chi è alla guida (si fa per dire) dell’Italia non c’è neppure la capacità di valutare quanto sia vergognoso il sistema retributivo dei dipendenti pubblici e quanto sia sproporzionato il loro numero. E non parliamo di efficienza…
Il signor Presidente del Consiglio, il capo del Governo del “fare casino”, il comunicatore del nulla Enrico Letta quando mai metterà mano a una vera riforma della Pubblica Amministrazione? Non ci pensa neppure, su questo metto la mano sul fuoco. E se anche ci pensasse (ma ripeto: non si fa sfiorare neanche di striscio dal proposito di mettere un po’ di ordine nella burocrazia italiana), avrebbe il peggior nemico nell’ufficio accanto, ossia quello occupato dal superburocrate con vista sul Colosseo Patroni Griffi, il quale ha già dato ampia prova di quanto sia ansioso di lasciare in pace i suoi colleghi.
Letta può scrivere quello che vuole su Twitter, ma resta che il suo governo è persino peggiore di quelli che l’hanno preceduto, non ha prodotto nessun provvedimento all’altezza delle nostre pressanti necessità ed è paralizzato dalle solite beghe politiche da strapazzo che caratterizzano questo nostro povero Paese. E mentre Letta, Renzi, lo psiconano+barba-Mediaset, il tizio decrepito e compagnia cantante procedono nella loro ignobile commedia, i burocrati che impestano il governo si guardano bene dal mettere mano anche alla più timida riforma, anzi, approfittano della situazione per produrre ulteriori deliri legislativi che rendono sempre più difficile la vita di noi poveri cittadini.
E mentre in Italia si suona sempre questo vecchio spartito, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna stanno lentamente, ma sicuramente, emergendo dalla crisi. Tra poco rimarremo gli unici a poterci onorare di far parte del club dei PIGS, non proprio prestigioso per la verità, del quale erano membri anche i quattro paesi sopra citati.
Buona notte e buona fortuna.

giovedì 9 gennaio 2014

Fare cosa?


In una delle ultime apparizioni pubbliche, il Papa ha “sdoganato”, impiegandola davanti ai membri di alcune congregazioni religiose, una parola italiana volgare, ma di uso assai comune: casino. Forte di un così importante lasciapassare, oggi la impiegherò anch’io, associandola, però, a un verbo, ma non anticipiamo i tempi…
In realtà, come sosteneva un Professore dell’Università di Padova (uno di quelli davvero bravi e intelligenti), nei casini non c’era affatto casino. Nei casini regnava l’ordine, non la confusione. Ad ogni modo, nell’italiano corrente si è deciso di distorcere un po’ la realtà e di ricorrere a quella parola per descrivere una situazione di caos.
Bene, chiudiamo con questa sciocca (me lo dico da solo) digressione linguistica e veniamo al sodo.
Il Presidente del Consiglio Letta ama sostenere che il Governo che presiede è il “Governo del fare”. Devo ammettere che in tutti questi mesi non ho ben capito la ragione per questa insistente affermazione. Personalmente non mi sembrava proprio di cogliere tutta questa prepotente vitalità e incisività, al contrario. Poi, pian piano, ho cominciato a capire. In realtà, poiché ancora Papa Francesco non aveva sdoganato la parola “casino”, Letta era costretto a dare una definizione parziale del proprio gabinetto. Il suo Governo, infatti, è il “Governo del fare casino”.
Le prove offerte nelle ultime settimane, dal decreto Salva-Roma alla vicenda degli stipendi dei professori, hanno contribuito efficacemente a rafforzare il mio convincimento. Oggi più che mai, lo ripeto, Letta presiede il “Governo del fare casino”.
E’ vero, alcuni potrebbero sostenere che si tratta del “Governo del fare ridere”, ma, francamente, io non sarei d’accordo. Potrei ridere se assistessi alle vicende italiane dall’esterno, che so?, come suddito di Sua Maestà Elisabetta IIa o di Herr Joachim Gauck (e infatti all’estero ridono di noi sempre di più). Come italiano penso che ci sia ben poco da ridere nella cialtroneria di questo Governo che è quello che, più ancora dei precedenti, sembra aver appaltato la gestione delle piccole e delle grandi cose agli alti funzionari della pubblica amministrazione guidati, ça va sans dire, dal super burocrate con vista sul Colosseo Filippo Patroni Griffi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/26/filippo-patroni-griffi-la-casa-vista-colosseo-e-un-affare-da-623mila-euro/790786/).
C’è ben poco da ridere nell’essere suddito di Letta e Patroni Griffi, ma anche di Napolitano, il quale mi sembra aver perso di vista lui pure la gravità della situazione e non saper trovare il coraggio per dare vero impulso al cambiamento necessario per il Paese.
Nel suo discorso di fine anno, ad esempio, quando ha citato la lettera del dipendente pubblico che lamentava l’impossibilità, con il suo modesto stipendio, di far fronte congiuntamente alle tasse e ai costi di mantenimento dei figli, il Presidente della Repubblica si è ben guardato dall’impegnarsi a far sì che, finalmente, si riportino a dimensioni ragionevoli (ed eque) le retribuzioni (e le pensioni) di alcuni dipendenti o organi dello Stato (Capo della Polizia, Segretario della Camera dei Deputati, Giudici della Corte Costituzionale, ecc.).
No, non c’è davvero nulla da ridere… Come si può ridere quando Letta è così preso dal “fare” il Presidente del Consiglio il più a lungo possibile (il che non è tirare a campare, ci mancherebbe!) da “distrarsi” mentre i deputati di tutti i partiti e, forse, anche qualche membro del Governo infilano nei decreti di fine anno le consuete porcherie clientelari con le quali favorire parenti, amici ed elettori.
No, non c’è davvero nulla da ridere se il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sempre Filippo Patroni Griffi, già Presidente di Sezione del Consiglio di Stato (massimo organo della Giustizia Amministrativa) non si preoccupa del fatto che la cosiddetta Legge di Stabilità venga modificata in violazione delle norme che ne regolano la promulgazione e che la maggior parte dei decreti emanati dal Governo non abbia i requisiti di “necessità e urgenza” previsti dalla Costituzione.
No, non c’è davvero nulla da ridere nel vivere in un paese in cui anche alcuni tra i più alti organi dello Stato operano senza rispettare la legge.
No, non ho proprio nessuna voglia di ridere, però… però, voglio provarci.
Intendiamoci: la richiesta dei Pubblici Ministeri non è una condanna, aspettiamo la sentenza di primo grado e poi, eventualmente, quelle dei livelli successivi di giudizio.
Io, però, non posso evitare di ricordare quel che disse Scajola il giorno in cui dette le dimissioni da Ministro: http://video.corriere.it/scajola-mi-dimetto-devo-difendermi/ce18e636-5769-11df-8ce3-00144f02aabe.
E questo video, lo ammetto, mi fa ridere. Scajola è l’archetipo del ridicolo (http://www.treccani.it/vocabolario/ridicolo/).

martedì 31 dicembre 2013

Dalla A alla Z


Come un qualsiasi esponente della classe dirigente italiana mi rimangio quel che ho detto e torno a occuparmi di politica. Beh… non sono proprio come quelli che ci guidano (ci guidano?).
In effetti mi limito a suggerirvi caldamente la lettura dell’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere di oggi: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/tutto-quello-che-non-ha-fatto-politica-noi-faremo/df04e168-71ad-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Buona stampa. Anzi di più. Come spiega il titolo di questo post, ne condivido anche la punteggiatura. E sono forse anche un po’ innamorato di lei. Scherzi a parte, la considero una dei migliori giornalisti italiani (uomini e donne) e una vera risorsa per il paese.
Dopo aver letto un articolo come quello di Gabanelli, voi tre starete già immaginando che chiuda cedendo al mio irrimediabile pessimismo. E invece, molto a fatica lo riconosco, provo a dare a voi, e prima ancora a me stesso, una spinta non già all’ottimismo (come potrei?), ma alla combattività. Una bella canzone malinconica che invita a non arrendersi. Si tratta di Don’t give up, che Peter Gabriel ha scritto e interpretato per la prima volta con Kate Bush (http://en.wikipedia.org/wiki/Don%27t_Give_Up_%28Peter_Gabriel_and_Kate_Bush_song%29). Le parole le potete trovare qui: http://www.azlyrics.com/lyrics/petergabriel/dontgiveup.html.


Come molti brani belli e di successo, anche questo è stato interpretato da altri artisti. Io l’ho riscoperto nell’esecuzione di Pink e John Legend nell’album The Imagine Project di Herbie Hancock (http://en.wikipedia.org/wiki/The_Imagine_Project), che mi sembra giusto proporvi.


Auguri.

lunedì 30 dicembre 2013

Quanto dura la verità?


Non imprevedibilmente, anzi era molto prevedibile, la Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi, ha concesso (richiesto?) un’intervista a Fabrizio Massaro del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/economia/13_dicembre_30/profumo-resti-monte-paschi-noi-andiamo-avanti-tesoro-fondazioni-c0e50816-713f-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Stampa così e così. Massaro non va a scavare dove dovrebbe, lasciando che sia Mansi a guidare le danze. E la Signora lo fa da esponente qualificata della classe dirigente italiana, ossia rivelandosi portatrice di certezze granitiche, poco ferrata in storia (anche recente), pronta alle più ardite arrampicate pur di far apparire convincente la “realtà” che vuol rifilare al lettore.
Potrei continuare e dettagliare, ma non vale la pena: c’è chi spiega come veramente stanno le cose meglio di me e vi rinvierò a lui tra un attimo. Un paio di considerazioni, infatti, le voglio proprio aggiungere.
Primo: in tutta l’intervista, Antonella Mansi si guarda bene dal citare gli altri azionisti, i dipendenti e i clienti di Banca Montepaschi, i quali sono portatori d’interessi e di aspettative (del tutto legittimi) rispetto alla Banca quanto o più della Fondazione che la Signora presiede.
Secondo: non so dove la Signora Mansi trovi ragioni per la spavalderia con cui sostiene che, facendo slittare l’aumento di capitale di cinque o sei mesi, la Fondazione potrà collocare le proprie azioni di Banca Montepaschi a condizioni migliori, incassando quanto serve per tappare le falle. Forse anche lei dovrebbe leggere l’articolo, pubblicato sempre sul Corriere di oggi, di Salvatore Bragantini, il quale la realtà la conosce e la descrive, non la ricrea a proprio uso e consumo: http://www.corriere.it/opinioni/13_dicembre_30/buon-senso-salvare-banca-reputazione-27052e4c-7135-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml.
Buona stampa.
L’importante, nel nostro paese anche più che altrove, è apparire, far sentire la propria voce (anche quando si dicono sciocchezze e senza preoccuparsi del tono impiegato), imporre una propria verità persino per pochi minuti o per poche ore, pronti a dimenticarsi di averla affermata. E’ grave, ma, almeno in qualche misura, comprensibile, che i politici e le persone con un ruolo pubblico tendano a comportarsi così. Gravissimo e inaccettabile che gli organi di stampa si prestino al loro gioco e rinuncino a svelarne le contraddizioni, consentendo che l’opinione pubblica venga ingannata o, quando va bene, fuorviata.
Buona notte e buona fortuna.

domenica 29 dicembre 2013

Ritornando sulla strada per Siena


Ieri a Siena si è svolta l’Assemblea Straordinaria di Banca Montepaschi S.p.a., terzo gruppo bancario italiano, da tempo in grave difficoltà. Si può sostanzialmente sostenere che è sotto il controllo dello stato e dell’Unione Europea, nel senso che il primo è il principale creditore, attraverso i cosiddetti Monti Bond, e la seconda vigila sul tentativo di risanamento per assicurarsi che avvenga con modalità rispettose della normativa comunitaria in materia di concorrenza e aiuti statali.
L’assemblea di ieri avrebbe dovuto deliberare un aumento di capitale per 3 miliardi da effettuarsi entro il prossimo gennaio. L’aumento di capitale è stato rinviato al mese di maggio 2014, così come pretendeva la Fondazione Montepaschi, ossia l’ente guidato da Antonella Mansi, espressione della politica locale, in particolare Comune e Provincia di Siena.
Per capire le ragioni dei dirigenti della Banca e quelli dei responsabili della Fondazione non dovete far altro che sfogliare i quotidiani di oggi o navigare tra i vari siti, gli articoli non mancano certamente.
Io, che qualcosa ho già letto oggi e qualcosa avevo letto nei mesi e giorni passati, penso che questa vicenda ci faccia guadagnare altri punti nella classifica del ridicolo internazionale, dove, peraltro, primeggiamo alla grande e senza fatica.
La Signora Mansi, Presidente della Fondazione Montepaschi, ha ragione quando sostiene che l’aumento di capitale effettuato in gennaio, riducendo di molto il peso percentuale della partecipazione della Fondazione stessa nella banca, priverebbe la partecipazione di gran parte del suo valore, quel valore che la Mansi spera di recuperare per tappare i buchi nel bilancio dell’ente (sono certo che voi tre sapete benissimo come si sono creati).
Quello che, tuttavia, la Signora Mansi dimentica è che lei è stata indicata per la presidenza della Fondazione dopo mesi di patetici tiramolla tra correnti del PD senese e toscano, esattamente come i suoi colleghi membri dell’organo di controllo (che, noblesse oblige, si chiama Deputazione Generale, mica Consiglio di Amministrazione: stiamo parlando di gente che si sbrodola addosso dal 1472, mica da ieri).
Pretendere altro tempo, dopo tutto quello che è già andato sprecato in mesi di patetiche schermaglie tra gerarchetti locali mi sembra davvero troppo, soprattutto se si considerano le conseguenze che potranno derivare alla banca da questo ritardo nella ricapitalizzazione.
Il rinvio costa svariate decine di milioni di euro di interessi per il mancato rimborso dei Monti Bond, ossia comporta un appesantimento del conto economico. Questo, però, potrebbe anche non essere l’unico risultato negativo: le banche, soprattutto negli ultimi anni, dipendono sempre più dai capitali che reperiscono sui mercati finanziari e possono contare sempre meno sul denaro raccolto presso i risparmiatori. Il mancato aumento di capitale potrebbe comportare (evito di scrivere comporterà, ma non sbaglierei se lo facessi) un incremento dei costi ulteriore (perché prestatori riluttanti pretendono maggiori interessi), con ovvie conseguenze sulla redditività di Banca Mps. Mi trattengo dal considerare quello che potranno pensare i risparmiatori che, nonostante tutto, hanno deciso finora di mantenere i propri depositi presso la banca senese. Osservo che la Signora Mansi non è sembrata preoccuparsi troppo della loro opinione, concentrandosi assai di più sulle esigenze di quel sistema di potere costruito nel tempo tra Fondazione, Banca ed enti locali. Un sistema di potere che, guarda un po’, è quello che ha portato Mussari alla guida di MPS e Mancini alla guida della Fondazione, con quei bei risultati che sappiamo.
Se tutto questo non è ridicolo, che cosè? Io penso (e scrivo) che è peggio che ridicolo: è assurdo e moralmente inaccettabile e illustra anche troppo bene quanto poco abbiano capito i politici italiani, specie quelli attivi a livello locale.
Bisogna dire che il Ministro del Tesoro e la Banca d’Italia non si sono fatti sentire molto nella vicenda di ieri, almeno per ora. Io, che in certe materie mi ispiro sempre al pensiero di Andreotti, penso che Saccomanni e Palazzo Koch abbiano la coda di paglia. Tanto per capirci, quando Banca MPS ha messo in atto la folle acquisizione di Antonveneta, l’operazione che è la madre di tutti i suoi problemi, l’attuale Ministro del Tesoro era Direttore Generale della Banca d’Italia, ossia l’ente di controllo che non ha saputo vedere quello che accadeva realmente a Siena.
Finiamola qui, perché ho già detto abbastanza. E mi stanno già prudendo anche troppo le mani.
Torniamo a It Never Entered my Mind, che è di gran lunga più gratificante delle squallide vicende italiane.
Riprendiamo il cammino dal 1957, con la versione del mitico quintetto di Miles Davis, in cui il trombettista è affiancato da John Coltrane, Red Garland, “Philly” Joe Jones e Paul Chambers.


La versione successiva è quella di un altro trombettista a me particolarmente caro, tanto da essere, forse, uno dei musicisti più citati ne ilmiosecchiellodacqua, Chet Baker. La sua interpretazione è tratta da Chet, uno dei suoi album più celebri (http://en.wikipedia.org/wiki/Chet_%28Chet_Baker_album%29).


Chiudiamo con Frank Sinatra, dall’album Put Your Dreams Away del 1958.



giovedì 26 dicembre 2013

Ci sono ancora...


Non è che io abbia disimparato a scrivere o che abbia smesso di leggere i giornali. Tutt’altro. I miei prolungati “silenzi” nascono dal sentimento di disgusto che suscita in me seguire le vicende politiche italiane. Non ne posso davvero più. Non vedo alcun segno in base al quale illuderci che la classe dirigente sappia imprimere quella svolta che, sola, può offrire al nostro paese un futuro meno desolante di quello che ci attende.
Quanto politici e burocrati siano lontani dal preoccuparsi delle reali esigenze degli italiani lo dimostra il fatto che siano riusciti a partorire un decreto (il cosiddetto Salva-Roma) così delirante da indurre Napolitano a non firmarlo e a rispedirlo al mittente. E mentre mettono insieme provvedimenti legislativi che si possono soltanto definire colossali schifezze, proclamano ai quattro venti di aver fatto diosache. No, non voglio più farmi il sangue cattivo io e farlo fare cattivo a voi. Eviterò di parlare di questi ignobili parassiti che, si fa per dire, amministrano il nostro paese. Voglio solo aggiungere che mi trovo costretto (e sa il cielo quanto la cosa mi procuri sconcerto e imbarazzo) a condividere l’opinione espressa pochi giorni fa dal Presidente della Regione Veneto. Zaia ha sostenuto che per l’Italia sarebbe meglio essere commissariata dalla cosiddetta Troika (UE, BCE e FMI). Temo non esista altra strada per porre in atto le misure di cui il Paese ha drammaticamente bisogno. Solo un’entità esterna, fornita di poteri straordinari, potrebbe far eliminare i privilegi che politici e burocrati pubblici, legati da una complicità sordida, si sono attribuiti e per arginare il flusso di denaro pubblico che viene sperperato ad ogni livello, dal vertice dello Stato alla più minuscola amministrazione locale.
Se volete numeri aggiornati, il Professor Roberto Perotti continua a sfornarne nel suo prezioso studio, pubblicato a puntate dal sito LaVoce.info (http://www.lavoce.info/quei-dirigenti-ministeriali-cosi-numerosi-e-iperpagati/).
Buona stampa. Dalla pagina che vi ho segnalato, potete ripercorrere tutte le tappe di questa che, per chi la legge, si può soltanto definire una via crucis.
E con questo, davvero, sulla politica chiudo.
Vi suggerisco, però, un’altra lettura, con un giorno di ritardo rispetto al tema che apre questa bella intervista rilasciata da Enzo Bianchi al settimanale L’Espresso: http://www.monasterodibose.it/images/stories/priore/articoli_riviste/13_12_22_articolo_espresso.PDF.
Buona stampa. Anche se, lasciatemelo dire, mi sembra paradossale che il settimanale non abbia reso disponibile on line il testo, che fortunatamente è pubblicato in rete dal sito del Monastero di Bose. Enzo Bianchi è un grande italiano, un uomo di straordinaria intelligenza e di straordinaria cultura, doti che gli consentono di illuminare persino il percorso di chi non ha il dono della fede.
Anche in questa intervista sa dire parole rare e preziose.
Chiudiamo con la musica, alla quale, forse, dedicherò ancora più spazio in futuro, così da mantenere vivo il rapporto con voi tre non più con i miei commenti politici (scusate la presunzione) o con i miei suggerimenti per letture giornalistiche.
E procediamo con l’ascolto di un brano in diverse versioni. Si tratta di un classico del jazz, It Never Entered my Mind, a buon diritto uno standard di prima grandezza, tanto da essere interpretato da una vasto schiera di artisti. La prima esecuzione, nell’ambito del musical per il quale fu scritto, avvenne nel 1940 (http://en.wikipedia.org/wiki/It_Never_Entered_My_Mind). Il testo lo potete trovare qui: http://www.stlyrics.com/songs/e/ellafitzgerald1351/itneverenteredmymind862036.html. E proprio dalla versione del 1956 di Ella Fitzgerald prendiamo avvio.


Passiamo poi a due maestri del sassofono tenore: Ben Webster e Coleman Hawkins, affiancati da altri grandi come Oscar Peterson e Ray Brown. La registrazione risale al 1957.


Per la terza versione ci affidiamo a un’altra grandissima voce femminile, quella di Sarah Vaughan, da un album registrato nel 1958.


E per oggi ci fermiamo qui, ma nei prossimi giorni vi proporrò altre versioni.