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mercoledì 16 marzo 2016

Diritti dimenticati

Oggi non vi ruberò molto tempo.
Inizio con un breve cenno alle due vicende parallele, ma differenti, relative alla scelta del candidato sindaco di Roma per il centrodestra e di Milano per i 5 Stelle. Quello che sta accadendo rafforza i dubbi, di cui ho già scritto domenica, sul valore attribuito all’opinione popolare dai vertici di entrambi questi raggruppamenti. I meccanismi individuati per selezionare i candidati non potrebbero essere più diversi; il risultato finale, però, non cambia, nel senso che quanto avrebbero voluto i cittadini viene ignorato. 

venerdì 25 settembre 2015

Quanta Italia c'è in un'auto Volkswagen?

Lo scandalo della Volkswagen, secondo la maggior parte dei commentatori, mette in crisi il sistema industriale della Germania perché ne indebolisce le fondamenta e le relazioni politiche e sociali che lo hanno governato dal 1945 e, a livello internazionale, pone in discussione la leadership tedesca in Europa. Il tutto accompagnato, quasi certamente, da un calo delle vendite dei produttori di auto tedeschi e, conseguentemente, un rallentamento dell’economia del Paese che si tradurrà a sua volta in un indebolimento della già fragile crescita europea, fortemente dipendente dai successi commerciali della maggiore potenza continentale.

giovedì 30 luglio 2015

Asimmetrie 2

Non ho certo esaurito il tema delle asimmetrie con il post di ieri. La realtà italiana offre esempi così numerosi e così diversi, a livello nazionale e locale, da rendere pressoché impossibile un'adeguata trattazione in un paio di pagine.

sabato 8 dicembre 2012

Il peggio ritorna


Prometto: di politica scrivo poche righe. Ieri avevo deciso di dedicarmi alle opinioni della stampa internazionale e ho trascurato il Buongiorno di Gramellini, che non si concentrava solo sul ritorno (ma, a proposito, quando se n’era andato?) di Berlusconi: http://www.lastampa.it/2012/12/07/cultura/opinioni/buongiorno/quelli-che-non-si-sottraggono-Oums5Xt5CKORmsVoPJ5lAN/pagina.html.
Buona stampa. L’immagine di D’Alema che scherza con Bossi è davvero, come dire?, piuttosto desolante: due vecchi malconci, tra i massimi artefici delle disastrose condizioni in cui versa l’Italia, che non sanno impiegare il tempo altrimenti che con ridicole pantomime. Oddio, forse sono stupido io: se torna il peggio, D’Alema e Bossi è naturale che siano allegri, loro ne sono una parte fondamentale. E a loro interessa, come a gran parte dei nostri politici di ogni schieramento, soltanto restare lì e fare ancora nuovi danni, ovviamente insieme all’altro vecchio, il tizio decrepito, il più deleterio di tutti. Basta così.
Sophisticated Lady è senz’altro uno dei brani più famosi di Duke Ellington (composto insieme a Irving Mills e successivamente arricchito dal testo di Mitchell Parish), divenuto uno standard tra i più eseguiti, interpretato da innumerevoli musicisti, tutti affascinati dal tema e pronti a reinterpretarlo secondo la propria sensibilità.
Come di consueto, partiamo da una versione di Ellington e della sua orchestra, anche se molto più vicina a noi rispetto all’anno di nascita del pezzo (1932). Una versione probabilmente dei primi anni 70, con Harry Carney al sassofono.


Passiamo a una grande voce femminile, Billie Holiday, una straordinaria interpretazione con alcuni passaggi un po’ ruvidi, caratteristici di questa cantante meravigliosa.


Un altro grande del passato è il pianista Art Tatum, del quale ho trovato un filmato in cui sono riunite due versioni di anni diversi, entrambe, mi pare, pervase dalla freschezza e dall’allegria che erano un tratto particolare di questo eccellente solista.


Sempre un pianista, ma assai più vicino a noi nel tempo: Chick Corea, in un concerto dal vivo a Umbria Jazz 2002, interpreta il brano in maniera più libera, com’è ovvio da parte di uno dei protagonisti del rinnovamento del jazz negli anni tra il 60 e 70, quello in cui la tecnologia degli strumenti e, soprattutto, la ricerca della libertà attraverso l’improvvisazione hanno introdotto importanti cambiamenti, in qualche caso forse persino troppo radicali.


Poi andiamo alla versione di Charlie Haden, che al brano di Ellington ha addirittura dedicato uno dei suoi album più recenti (2010). E’ una versione la cui classicità è solo apparente, il temperamento innovativo di Haden è sempre presente.


L’ultima versione è senz’altro la più particolare, frutto dell’incontro tra due personaggi diversissimi per età ed esperienze. Toots Thielemans (http://en.wikipedia.org/wiki/Toots_Thielemans) e Jaco Pastorius (http://en.wikipedia.org/wiki/Jaco_Pastorius). Non esprimo il mio parere, vi lascio ascoltare.


martedì 6 novembre 2012

Economia giapponese e splendido jazz


Continuiamo a tenerci lontani dalla politica italiana. Prima o poi toccherà tornarci sopra, ma per adesso proviamo a guardare altrove e a riflettere su questioni non maleodoranti come quelle locali.
Sul Sole 24 Ore di oggi, Luigi Zingales propone un’interessante riflessione sulla situazione economica giapponese, partendo da una battuta paradossale che circola tra gli economisti. Ecco il link dell’articolo: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-06/tokyo-sembra-atene-063652.shtml?uuid=AbR71Q0G.
Buona stampa.
Le considerazioni di Zingales sono piuttosto convincenti e le ragioni del pessimismo riguardo alle prospettive giapponesi, a mio avviso, vengono anche dal settore manifatturiero oltre che dal debito e dal deficit statale. Sono di questi giorni le notizie relative alla profonda crisi in cui versano aziende come Sharp, Olympus, Sony e Panasonic, ossia aziende che per anni hanno costituito la punta di diamante della potenza industriale del Sol Levante.
In qualche caso, quello di Sharp in particolare, si mette addirittura in dubbio la possibilità che l’azienda possa sopravvivere alla situazione di dissesto in cui si trova. I principali quotidiani finanziari si occupano da tempo delle difficoltà di molte industrie giapponesi. Vi indico un paio di articoli su Sharp dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-09-27/sharp-alza-forbice-10mila-102423.shtml?uuid=AbYKoQkG&fromSearch e http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-11-02/lhitech-tokyo-apple-samsung-073007.shtml?uuid=AbtgOIzG&fromSearch.
Gli altri potete tranquillamente cercarli voi, se volete.
Torniamo al pezzo di Zingales e teniamo bene a mente il monito conclusivo, perché la questione ci riguarda (anche se l’Italia non viene mai citata). Ci riguarda molto e molto ha a che fare con i nostri impegni in materia di finanza pubblica. Non lo dico a me stesso e ai miei tre lettori, mi piacerebbe che sentissero quelli che aspirano a governare il Paese…
E veniamo alla musica. Dopo quella dedicata al capolavoro dei Procol Harum, oggi vi offro un’altra selezione di esecuzioni differenti del medesimo pezzo.
Il brano che ho scelto per oggi è, forse, persino più importante di A Whiter Shade of Pale (ammesso che simili confronti abbiano senso, e non credo ne abbiano) e, comunque, è un altro immenso capolavoro: In a sentimental mood, scritto da Duke Ellington nel 1935 e interpretato da tanti maestri.
Cominciamo da una versione del compositore, però più recente, scelta perché Ellington non si esibisce con la propria orchestra, come di consueto, ma in veste di strumentista insieme a John Coltrane, uno dei massimi sassofonisti della storia del jazz. Ho detto anche troppo, lascio spazio a questi grandissimi musicisti. Il disco da cui è tratta l’esecuzione risale al 1962.


Passiamo a un altro eccezionale talento, il chitarrista francese Django Reinhart, considerato da molti il vero “inventore” della chitarra nel jazz. La sua versione risale al 1937.


Diamo nuovamente spazio al Duca, perché ascoltiamo la versione cantata da Ella Fitzgerald e tratta da un album doppio inciso insieme a Ellington e alla sua orchestra nel 1957.


La quarta versione è quella di un grande trombettista tormentato, Chet Baker, tratta dall’album Chet on Poetry del 1989, realizzato in Italia con musicisti italiani.


Finiamo con un altro immenso maestro, un uomo cui il destino ha riservato una vita difficile e troppo breve, ma che ha saputo raggiungere vette di bellezza straordianaria: Michel Petrucciani. Qui in un’esecuzione dal vivo con Gary Peacock al basso e Roy Haynes alla batteria. La registrazione è stata effettuata a Karlsruhe 1988. E' la versione più lunga che vi propongo, ma ascoltatela fino in fondo, non ve ne pentirete.