Buona stampa. Anche se è cronaca, ma mi piace la
sottolineatura di come, anche sul fronte della sicurezza degli istituti
scolastici, Renzi abbia promesso molto e realizzato nulla. Dopo di che,
intendiamoci, non è che sia sua la responsabilità di quanto accaduto a Ostuni.
Mi piacerebbe proprio sapere chi ha gestito la ristrutturazione, vorrei che
venissero analizzati l’appalto e la modalità con cui èstata scelta l’impresa che lo ha vinto… Insomma, mi
piacerebbe che saltasse fuori un colpevole e che rispondesse del suo operato,
se inadeguato. Non è possibile che in questo Paese crollino tratti di
autostrada o soffitti di scuole appena realizzati e la colpa non sia di
nessuno. E il Presidente del Consiglio la piantasse di twittare e si desse da
fare per cambiare sul serio le cose.
Cronaca. E navigando qua e là ne troverete in abbondanza. In realtà,
magari sbaglio, leggere questi resoconti importa poco. Il problema non è sapere
cosa ha detto quel valletto o quella servetta. Il problema è capire cosa ha in
testa il tizio decrepito e fino a che punto vorrà anteporre, per l’ennesima
volta, agli interessi degli italiani i suoi. E a nulla servono gli editoriali
come quello di Pierluigi Battista sul Corriere di oggi (http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_25/la-corda-si-sta-spezzando-battista_6190dc12-0d4b-11e3-a0ce-befba0269146.shtml).
Stampa così e così. Perché sostanzialmente inutile,
destinata a restare lettera morta. C’è forse qualcuno pronto a illudersi che le
parole di Battista riescano a incrinare la smisurata considerazione di sé e
delle proprie faccende personali di cui Berlusconi ha dato prova nei
vent’anni di presenza sulla scena politica italiana?
E poi, francamente, mi sarei aspettato che, a questo punto, quello
che si ritiene il più autorevole quotidiano italiano si schierasse con maggiore
coraggio, con maggiore fermezza e, magari, con la voce forte e chiara del suo
Direttore. Mi dispiace e mi stupisce (non tanto, per la verità) che De Bortoli
abbia ritenuto di non farsi sentire.
Stampa così e così. Dice cose in parte condivisibili,
ma traspare sempre quella nota faziosa e astiosa che, sbaglierò, non dovrebbe
trovarsi nei commenti di un quotidiano indipendente.
Se devo proprio confidarvi la mia preferenza, oggi mi piace pagina
11 del Sole 24 Ore, che ospita un pezzo di Roberto D’Alimonte molto chiaro sui collegamenti
tra quadro politico e decisioni in materia di legge elettorale e altri articoli
che aiutano a riflettere, non forniscono opinioni da sposare senza riserve.
Purtroppo nessuno di questi, al momento, è disponibile nella versione on line.
Buona stampa.
Vi toccherà comperare l'edizione cartacea, il che, lo dico senza
incertezze, non sarebbe poi una cattiva idea. Nell’abitudine a leggere
gratuitamente i quotidiani si annida un serio pericolo per la qualità della
stampa. Un pericolo tanto più grave in un paese come il nostro, dove esiste un
serio problema di concentrazione del mercato dell'informazione. Un problema che, chissà perché?,
negli ultimi vent’anni si è aggravato.
Adesso vi propongo un brano musicale per darvi un po’ di
sollievo. E’ un piccolo estratto da un album di cui abbiamo già parlato, Shadows and Light di Joni Mitchell. Il
pezzo che vi propongo è l’assolo di Pat Metheny. La qualità video
è molto modesta, ma quella musicale è eccellente.
Quello di oggi sarà un post piuttosto lungo e quasi
interamente debitore ad articoli del Sole 24 Ore, non soltanto quello odierno.
Il primo pezzo è di Donato Masciandaro e si occupa di
questioni economiche, quelle che, negli ultimi tempi, ho trascurato per
dedicarmi alla politica italiana. L’articolo mette in luce come, a distanza di
sei anni dai primi segni della crisi finanziaria, permangano molti degli
elementi che l’hanno causata e come vi sia una sorta di alleanza tacita tra
alcuni governi e le banche, ossia le istituzioni che hanno ideato e creato i
meccanismi perversi all’origine del disastro apertosi ufficialmente con il
fallimento di Bear Stearns all’inizio del 2008 e quello di Lehman Brothers a settembre. Questo il link al pezzo di
Masciandaro: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-05-19/stipendio-banchieri-liquidita-imprese-141031.shtml?uuid=AbyTRFxH&fromSearch.
Buona stampa. Non è soltanto il Regno Unito ad aver mancato
e a mancare di coraggio nel predisporre misure in grado di impedire il
ripetersi dei comportamenti che hanno portato al tracollo iniziato con i mutui subprime nel 2007. La stessa riluttanza
si trova negli Stati Uniti e altrove.
Detto in poche parole, sono passati sei anni senza che si
creassero meccanismi capaci di ridurre la propensione all’azzardo delle
istituzioni finanziarie, siano esse banche o altro, e che si eliminassero i
legami che possono consentire il contagio a livello di sistema. E su questo
stato di cose s’innesta uno straordinario moltiplicatore di rischio: la
liquidità che viene immessa dalle banche centrali (da quelle di Usa, Regno
Unito e Giappone in primo luogo, ma anche dalla BCE). Un’enorme massa di denaro
che gli istituti di emissione forniscono al sistema bancario internazionale con
l’intento di favorire o accelerare la ripresa dell’economia, e che viene, al
contrario, indirizzata a investimenti in strumenti che garantiscano i
rendimenti più elevati, per natura associati a rischi elevati.
Con il che si verifica il paradosso che paesi come la
Grecia, dalla quale l’altro ieri gli investitori fuggivano accettando pesanti
perdite pur di chiudere ogni partita, oggi sono diventati i più appetibili.
Quegli stessi operatori che hanno contribuito a mettere in ginocchio l’economia
greca speculando contro di essa appena un anno fa, oggi corrono a comperare
titoli di stato e azioni ellenici.
La speculazione è un male necessario, un elemento
ineliminabile delle economie di mercato, capace spesso di attenuarne alcuni
difetti. Il problema è che, negli ultimi decenni, ha assunto dimensioni
assolutamente esagerate e che ha saputo irretire la politica in maniera da
evitare qualsiasi forma di regolamentazione. Le bolle speculative si
susseguono, non contrastate, anzi favorite dai governi e dalle banche centrali.
I banchieri e i gestori delle istituzioni finanziarie ne approfittano,
intascano stipendi fuori misura e scaricano sulla collettività il prezzo dei loro
errori. E, già, perché alla fine il conto lo paghiamo sempre noi.
Cronaca. Senza voto, ma preziosa. Che in anni come quelli
attuali possa esistere qualcuno che, per quanto ricco, decide di mettere in
piedi un sistema del genere per organizzare feste, francamente, lascia
piuttosto… piuttosto infastiditi. E questo vale anche se, come sostengono
l’interessato e il suo collegio di difesa, non si trattava dei baccanali
descritti da qualcuno, ma di cene eleganti. E mi sembra che il fastidio possa
soltanto essere aggravato dal fatto che il protagonista di queste vicende
occupava allora una delle più alte cariche della nostra povera Repubblica.
Io
continuo a pensare che quanto più importante è la posizione di un individuo,
tanto maggiore deve essere il suo senso di responsabilità e la sua
preoccupazione di fornire in ogni circostanza un buon esempio. Direi che il
tizio decrepito, sotto questo profilo, non ha mai brillato. E i nostri geniali
giornalisti non trovano di meglio da fare che andare a sentire cosa pensa,
riguardo al “processo Ruby”, la figlia maggiore del tizio decrepito. Posso
sbagliare, ma credo che difficilmente i giornalisti tedeschi o americani si
sarebbero preoccupati di chiederle la sua opinione. Ad ogni modo, la figlia
difende il padre, anche se io, al posto suo, mi preoccuperei per la dimensione
di certi flussi di denaro. Ne avrà anche tanti, ma insomma…
Buona stampa. Anche chi, come me, è sostanzialmente estraneo
alle vicende religiose, non può che nutrire ammirazione e fiducia per il modo
in cui opera il Papa.
Voglio riprendere alcune delle parole di Monsignor Bruno Forte: Le scelte di sobrietà nello stile di vita ne sono un altro. In un mondo
segnato da una profonda crisi etica, prima ancora che
economico-finanziaria, mentre si riscopre l'urgenza della sobrietà nelle
scelte personali e della solidarietà in quelle relazionali, il
messaggio che arriva dal Papa venuto dalla fine del mondo risulta più
che mai attuale e necessario.
Prima di chiudere, faccio un po’ di pubblicità: questa sera Report si
occupa delle fondazioni politiche (e del loro finanziamento), argomento a me assai caro, come forse
ricorderete. Ecco, dal sito del Corriere, un’anticipazione sul contenuto della
puntata:
Come potrei, dopo avervi annoiato così a lungo, chiudere
senza offrirvi un ascolto musicale? Scelgo un musicista americano che ho citato solo indirettamente parlando di Joni Mitchell. Si tratta di Pat
Metheny, un chitarrista molto popolare che si è mosso con successo in territori
in cui si fondono generi diversi.
Vi propongo un’esecuzione dal vivo di uno dei suoi brani più
famosi Are You Going With Me?