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mercoledì 26 settembre 2012

Chissà perché non ci sono?


Avevo detto che del caso della Regione Lazio non avrei più parlato, ma dal Corriere on line apprendo una notizia che, purtroppo, non si può trascurare: http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/12_settembre_26/fiorito-vitalizio-2111984253178.shtml.
Buona stampa. Anche se si tratta di cronaca e persino un po’ spiccia. Commento: credo sia arrivato il tempo di proporre leggi d’iniziativa popolare che facciano piazza pulita di quelle norme e di quei regolamenti degli enti locali o del Parlamento con i quali a gente come Fiorito, dopo che ha sperperato denaro dei cittadini quando avrebbe dovuto servirli, viene consentito di continuare a vivere alle nostre spalle. E queste leggi non dovranno fare la fine delle altre manifestazioni di volontà popolare che questa ignobile classe politica ha tranquillamente ignorato se non, addirittura, stravolto.
Passiamo oltre, almeno in parte.
Aggiornamento sull’intervista alla Santanchè di cui vi avevo parlato lunedì. Non è ancora disponibile on line e, a questo punto, ho seri dubbi che lo sarà in futuro. Mi lascia perplesso questo fatto, molto perplesso. Non capisco perché certi articoli non trovino mai la strada dell’archivio del Corriere su internet. A una persona sospettosa potrebbe anche venire il dubbio che non siano pubblicati deliberatamente, così da evitare che possano essere letti da chi non ha comperato il quotidiano e che ne resti traccia più durevole di quella su carta. E io, non è una novità, sono una persona sospettosa e lo sono tanto più quando la mancata pubblicazione si riferisce ad articoli di cui, forse, al Corriere un po’ si vergognano.
A tale riguardo, avevo mandato una mail a Fabrizio Roncone, direi abbastanza garbata, ma non ho avuto risposta.
Ecco il testo (non mi pare di essere stato scortese, magari pungente sì, ma non polemico né offensivo):
Buonasera Dottor Roncone, la leggo regolarmente e in generale apprezzo la buona marcatura dell'intervistato e l'ironia. Oggi, però, come già lo scorso 11 Maggio in occasione di una sua precedente intervista a Daniela Santanchè, sono rimasto sconcertato dal suo atteggiamento, assai diverso dal consueto. Capisco che contraddire Santanchè sia piuttosto pericoloso, ma da lei, caro Roncone, ci si aspetta un po' di virile coraggio...
Cordiali saluti
Roberto Frigo
La mancata pubblicazione on line, per esempio, si verifica con un articolo di Francesco Verderami pubblicato oggi, sempre sul Corriere, di cui vi volevo parlare. Non potendo farvelo leggere, mi sembra scorretto non soltanto darne un giudizio, ma anche fare qualche riflessione sul contenuto. Questo fatto m’irrita parecchio, perché avevo ragionato sul pezzo di Verderami e su altri che parlavano del medesimo argomento e m’intrigava metterli a confronto.
Pazienza. Spero di poterci tornare sopra nei prossimi giorni, il tema è di quelli che non perdono attualità.
Finiamo con un po’ di musica.
Vi ho già proposto molti mesi fa un brano di Keith Jarrett, ma il pianista americano, che è uno dei miei musicisti preferiti, merita che vi suggerisca molti ascolti e, in realtà, è anche difficile scegliere un pezzo, tant’è voluminosa la sua produzione. Stavo quasi per farmi aiutare da una moneta…
Ho pensato a un suo album piuttosto recente, registrato con un altro leggendario strumentista jazz, il bassista Charlie Haden, che ha alle sue spalle collaborazioni con quasi tutti i maggiori jazzisti degli ultimi decenni (ha partecipato, per esempio, alla registrazione di Free Jazz, il difficile, ma fondamentale album di Ornette Coleman, vera pietra miliare nella storia di questa musica incredibilmente varia e ricca). Bene, nel 2007 Jarrett e Haden hanno registrato un album intitolato Jasmine. Ecco il brano che apre il CD, For all we know, di una bellezza struggente, lungo quasi dieci minuti, ma vi conviene trovare il tempo per ascoltarlo tutto. Le dita di Keith Jarrett... quanta emozione e quanta meraviglia sanno regalarci ogni volta.


mercoledì 11 luglio 2012

Chissà perché non si fidano di noi?


Ugo Magri è notista politico de La Stampa: mi sembra che sappia fondere insieme, con quel tocco di umorismo assente nei due colleghi, il modo di lavorare di Verderami e Franco, le due firme politiche di maggior peso del Corriere della Sera.
Oggi si occupa anche lui, sia pure in maniera ellittica, del presunto ritorno in campo di Berlusconi e dei timori che agitano i partiti italiani di fronte alla possibilità che l’Europa ci chieda impegni scritti a non allontanarci dalla linea tracciata dal Governo Monti (http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/461959/).
Buona stampa.
Difficile dare torto a chi, in Europa, pretende che il nostro paese si vincoli a perseguire (magari anche con più decisione) il risanamento economico e le riforme intraprese dai “Tecnici”. Noi, del valore della parola dei nostri politici, se sappiamo qualcosa, vero?
A proposito, la dieta per i partiti che fine avrà fatto? Schifani e Fini e i loro solenni proclami sono rimasti la solita aria fritta, o sbaglio? Io, di quella gente, non mi fido neppure se firmano. Fanno bene, negli altri paesi europei, a guardarci con diffidenza, specie se tornano in campo certi funamboli delle promesse destinate ad abbindolare gli elettori e a restare tali. O se arriva quel nuovo che, purtroppo, non sembra affatto un miglioramento, al contrario.