Per iniziare, oggi vi propongo la
lettura di un articolo non più fresco di giornata: è apparso su Il Sole 24 Ore
mercoledì scorso. L’autore, Marco Moussanet, analizza le conseguenze che
Lufthansa, proprietaria di Germanwings, potrebbe subire per il disastro aereo
dell’Airbus caduto sul Massiccio dei Tre Vescovadi. Al di là delle dimensioni
dei risarcimenti che vengono prospettati (capaci di suscitare preoccupazione
anche in un’azienda solida quanto la compagnia tedesca), mi ha colpito la
ricostruzione di quanto accaduto ad alcuni vettori interessati da tragedie analoghe. Potete leggere il pezzo qui: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-04-01/lufthansa-rischia-risarcimenti-senza-limiti-080643.shtml?uuid=ABdVUiID&fromSearch.
Buona stampa. Non credo pensino lo stesso i dirigenti della
compagnia tedesca, impegnati a fare gli scongiuri.
Sono abbonato da molti anni al servizio Breaking News della CNN, grazie al quale ricevo e-mail contenenti
notizie che la rete americana giudica particolarmente rilevanti. Questo vuol
dire che, in moltissimi casi, si tratta di eventi importanti per gli Stati
Uniti e scarsamente significativi per gli altri cittadini del mondo. A parte il
fatto che mi permette di conoscere i risultati di NBA e Major League, i fatti “grossi” arrivano, e anche in fretta.
Insomma, è un canale che mi va bene conservare.
Buona stampa. Difficile pensare che con un simile consenso
tra i cittadini del principale alleato, il Primo Ministro israeliano si farà
problemi a continuare o incrementare l’uso della forza per chiudere i conti con
Hamas. Ammesso che a Netanyahu interessi qualcosa delle opinioni degli
americani piuttosto che dei russi, dei cinesi piuttosto che dei turchi. Di
quelle di noi europei, ovviamente, si cura ancor meno e ha ben ragione per
farlo, visto che l’Europa è, sul piano della politica internazionale, un
nanetto del tutto privo di autorevolezza e di rilevanza.
Per il Primo Ministro di Israele conta soltanto la sicurezza
di Israele, intesa alla sua maniera, naturalmente. Così come, dall’altra parte,
conta soltanto la distruzione di Israele. In realtà, forse, anzi, di certo, i
due concetti sono diversi, ma io non ho certo la stazza per navigare in questo
mare.
Non credo che si potrà mai arrivare a una composizione. Vuoi
per la fermezza con cui le due parti in campo fanno prosperare l’odio
reciproco. Vuoi per l’opportunismo con cui molti paesi cercano di trarre vantaggio
dal conflitto. Vuoi per la presenza, da una parte come dall’altra, di una
componente di fanatismo religioso e di integralismo che esaspera, anziché attenuare,
le spinte a questa inesauribile e inesorabile ostilità.
Io penso alle vittime innocenti, così tante, da tanti anni e
da tutte e due le parti. E non riesco a essere ottimista.
Terence Blanchard è un trombettista e compositore nato a New
Orleans (http://en.wikipedia.org/wiki/Terence_Blanchard).
Nel 2007 ha pubblicato un album che a me piace moltissimo, intitolato A Tale of God's Will (A Requiem for Katrina).
Come dice il titolo, si tratta di musiche ispirate alla tragedia dell’uragano
che devastò gran parte degli stati meridionali degli U.S.A., in particolare la
Louisiana. Niente di allegro, però neppure niente angosciante. Non musica
facile facile, ma questo è quello che piace a me (insieme a tanto altro!)… Il brano si intotola Levees.
Buona stampa. Non ho da aggiungere che una domanda: siamo
sicuri che sia una classe dirigente di valore quella di un partito in cui
nessuno parla per timore di cadere in disgrazia presso il padrone?
Ognuno risponda come vuole, sempre che ci sia più di una
risposta…
Uscendo dai confini italiani, e guardando a un tema
tutt’altro che rassicurante, vi segnalo un articolo del Financial Times nel
quale si da conto della divergenza (uso un eufemismo) tra Obama e Netanyahu riguardo
al pericolo costituito dal programma nucleare iraniano:
Buona stampa. Mi sembra una notizia degna di attenzione
perché potrebbe preludere a un’azione israeliana contro l’Iran non concordata
con gli Stati Uniti. Nei mesi scorsi erano apparse ricostruzioni molto precise
del modo in cui Israele intenderebbe annientare qualsiasi capacità iraniana di
creare armi nucleari. La storia ci ha insegnato che i governi israeliani, anche
quelli più attenti alle opinioni americane, antepongono sempre la sicurezza del
proprio paese a qualsiasi altra considerazione. Ho il sospetto che l’azione di
Israele contro l’Iran ci sarà e che ci sarà piuttosto presto. Potrebbe
addirittura anticipare il voto presidenziale degli USA. Quanto alle
conseguenze, meglio non pensarci. Dico un'ovvietà: il Medio Oriente mi sembra assai meno stabile di quindici anni fa. E le frange estremiste islamiche si vanno irrobustendo anche in paesi nei quali, per molto tempo, si erano affermati regimi laici. Non credo di dovermi dilungare su questi aspetti, capite senz'altro meglio di me.