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mercoledì 25 luglio 2012

Non ditemi che sono noioso...


Sono sicuro che lo saprete già, ma non posso privarmi del piacere di contribuire, nel mio piccolissimo, a diffondere la notizia: quel tale che si sbrodolava addosso felice di essere chiamato Celeste, ormai fattosi di un grigio decisamente scuro, dovrà trascorrere qualche ora ospite della Procura della Repubblica di Milano, che lo indaga formalmente dal 14 giugno scorso. Ecco il comunicato della Procura così come riprodotto dal Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-25/avviso-garanzia-formigoni-accusato-102426.shtml?grafici.
Non aggiungo altro, se non che potrete trovare sui siti di tutti i quotidiani italiani approfondimenti adeguati. Io, per ora, evito di fare commenti. Ho già fornito più volte prova che ammiro senza riserve Formigoni (si fa molto per dire, molto ovviamente). Che la giustizia faccia il suo corso.
Peccato che, nel nostro malandato paese, magistratura e avvocatura abbiano fatto l’impossibile per rendere il sistema vergognosamente lento. Leggetevi un po’ la storia del Governatore dell’Illinois Blagojevich. Questo è il link alla pagina della versione americana di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Rod_Blagojevich. Per vostro comodo, riporto la parte relativa al processo subito dal medesimo Governatore. Nel volgere di poco più di due anni Blagojevich è stato condannato e sta scontando la pena. Speriamo che, per i tempi del giudizio, il Tribunale di Milano prenda lezione dal Tribunale Federale che ha spedito Blagojevich in carcere. Scommetto qualsiasi somma che, prima di arrivare al verdetto definitivo su Formigoni, passeranno ben più del doppio dei due anni e sette mesi impiegati nell’Illinois.

Federal trial

Blagojevich was indicted by a federal grand jury in April 2009.[83] Most of the charges related to attempts to sell the Senate seat vacated by then-President-elect Barack Obama.[84] On August 17, 2010, he was convicted on one of the 24 federal charges, a charge of lying to the FBI, and the jury was hung on 23 other counts.[82] The defense did not call a single witness, claiming that prosecutors did not prove their case. Because the jury could not agree on the remaining charges, a mistrial was ordered for those counts. Within fifteen minutes after the mistrial was declared, the prosecution team announced that they would definitely pursue a retrial on the twenty-three mistrial counts. A post-verdict court date was set for August 23, 2010.
Federal prosecutors reduced the number of counts for Blagojevich's retrial,[85] and on June 27, 2011, he was found guilty of 17 of the 20 charges, not guilty on one, and no verdict was rendered by the jury on two counts.[86] He was found guilty on all charges pertaining to the senate seat, as well as extortion relating to state funds being directed towards a children's hospital and race track. However, he was acquitted on a charge pertaining to the tollway extortion and avoided a guilty verdict (by split decision) on attempting to extort Rahm Emanuel.[87][88] On Wednesday, December 7, 2011, Blagojevich was sentenced to 14 years in federal prison.[89] He reported to prison on March 15, 2012 at Federal Correctional Institution, Englewood in Littleton, Colorado.[90] There is no parole in the Federal Prison System, however under federal rules, Blagojevich will serve at least 85%, or 12 years of his sentence after which time he may be eligible for early release (in 2024) based on good behavior.
Un testo interessante, non c'è che dire. Istruttivo sotto molti punti di vista. Il sistema giudiziario americano non sarà certamente perfetto (anzi, non lo è senz'altro considerando l'elevato numero di errori giudiziari anche in casi cui è seguita la pena di morte), però mi sembra più produttivo del nostro.
Passando ad altro argomento, non dubito di far cosa gradita nel fornire la possibilità di aggiornarvi sul caso dei maestri del bon ton finanziario e non solo: Salvatore Ligresti e i suoi tre deliziosi pargoletti. Anche di loro ho già detto altrove quanto poco li apprezzi, quindi mi limito a indicarvi il link al pezzo che oggi il Sole 24 Ore ha dedicato alle ultime novità del caso (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-07-25/giallo-lettera-ligrestimediobanca-064306.shtml?uuid=AbWRQRDG&fromSearch).
Buona stampa.

domenica 19 febbraio 2012

Pagliuzze e travi


Ieri l’editoriale del Corriere della Sera, a firma di Sergio Romano, si è occupato del caso Wulff (http://www.corriere.it/editoriali/12_febbraio_18/l-immagine-del-potere-sergio-romano_ed578ea2-59f7-11e1-bf04-228ddd739b1f.shtml).
Mala stampa.
E’ un pessimo articolo, che ha l’aria di proseguire, approfondendolo, nel solco aperto dal pavido fondo di De Bortoli di domenica scorsa. L’ultima cosa che un quotidiano serio può fare di fronte alle dimissioni del Presidente tedesco è trarne motivo per chiedere alla Germania un bagno di umiltà e per dimenticare la distanza, per ora incolmabile, tra il sistema e la classe politici tedeschi e quelli italiani.
Il fatto che ci sia del marcio anche altrove non è e non può essere un buon motivo per dimenticare quanto ne abbiamo dalle nostre parti e quanto poco si faccia per estirparlo.
Sergio Romano, ricorda, ad esempio, il caso del governatore dell’Illinois Blagojevich per sostenere, non a torto, che anche i politici americani sono corrotti. Bene. Perché non ricordarsi anche che oggi Blagojevich è stato condannato a 14 (QUATTORDICI) anni di prigione e che ne dovrà scontare almeno 12 (DODICI)?
E ancora: Sergio Romano ci spiega che il caso del Presidente della Banca Nazionale Svizzera è sorprendente perché non ci si sarebbe aspettato qualcosa di simile nella Confederazione elvetica e sostiene che la reputazione di una nazione finisce per farci ritenere che essa sia immune dalla corruzione o dalla disinvoltura morale dei suoi esponenti pubblici. Una tesi che mi sembra piuttosto traballante. E’ vero che la tradizione di un paese influenza la moralità della sua classe dirigente e che i controlli servono a impedire che qualcuno cada in tentazione, tuttavia le malerbe crescono sia in un campo di mais sia in un campo di frumento…
No, il caso Wulff deve far riflettere su altro, non sulla presunta mancanza di autorità morale che da esso deriverebbe alla Germania.
Io ho criticato spesso la Signora Merkel e vi ho segnalato decine di articoli in cui si metteva duramente in discussione il suo agire di fronte alla crisi del debito e, in particolare, sul caso della Grecia. Il fatto che il Presidente della Repubblica Federale sia corrotto attenua certamente la credibilità morale della Germania, ma non va trascurato che il caso, oltre a confermare che neppure i tedeschi sono perfetti, ci fa vedere soprattutto come un paese sostanzialmente sano ha tutti gli anticorpi necessari per liberarsi della malattia. E che chi commette errori, se non lo fa autonomamente, viene risolutamente costretto ad abbandonare i propri incarichi.
La Merkel sbaglia perché non considera le conseguenze economiche e sociali delle sue posizioni troppo rigide e l’Europa deve cercare di dissuaderla sul terreno delle valutazioni economiche e sociali, non facendole pesare la disinvoltura di Wulff.
No, il caso Wulff deve far riflettere su altro, magari sul modo in cui vengono affrontate situazioni simili nel nostro paese.
Christian Wulff si è dimesso non già dopo una condanna definitiva, ma quando la magistratura, dopo un’indagine scaturita dalle inchieste del quotidiano Bild, ha chiesto al Parlamento tedesco di privarlo dell’immunità garantita dalla sua carica. Oggetto dell’indagine sono i rapporti poco trasparenti intrattenuti da Wulff con alcuni imprenditori quand’era Governatore della Bassa Sassonia e le telefonate a Bild affinché abbandonassero il caso.
Da noi, purtroppo, solo un’esigua minoranza di persone in situazioni simili ha sentito il dovere di lasciare il proprio incarico.
Come ho scritto venerdì, nel nostro Parlamento siedono persone condannate e inquisite per colpe ben più gravi.
Più o meno nelle stesse ore in cui Wulff si dimetteva, il Presidente della Corte dei Conti illustrava le dimensioni gravissime della corruzione nel nostro paese e sottolineava l’assoluta necessità di introdurre norme che consentano di combatterla, così come ci ha chiesto, da tempo e inutilmente, anche l’Unione Europea.
Anziché guardare la pagliuzza tedesca, Sergio Romano dovrebbe preoccuparsi delle nostre travi. Questo, credo, ci aspettiamo da un editorialista del principale quotidiano italiano.